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sexta-feira, 5 de janeiro de 2018

Cos'è infatti la fede? Per Barsotti è una «virtù trasformante che realmente rinnova l'uomo, lo trasforma nell'intimo, lo divinizza»

a nascita di don Divo Barsotti 
CONVEGNO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI DON DIVO BARSOTTI 
(At 4,13-21; Sal 117; Mc 16,9-15) 



OMELIA



La liturgia della Parola di questo sabato fra l'ottava di Pasqua evidenzia un significativo passaggio nell'atteggiamento degli apostoli: dall'incredulità (apistia), dalla durezza di cuore (sclerocardia), alla franchezza della testimonianza (parresia) offerta da Pietro e Giovanni di fronte al sinedrio: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20).

Ma che cosa determina questo passaggio? Come avviene? Il vangelo di Marco fa riferimento a diverse apparizioni del Risorto ai discepoli, sottolineando che gli apostoli non credettero alla testimonianza di Maria di Magdala né a quella dei due discepoli «in cammino verso la campagna» (Mc 16,12), fino a quando il Risorto stesso non si manifestò a loro rimproverandoli apertamente per l'incredulità e la durezza di cuore. Nelle meditazioni sulle apparizioni del Risorto don Barsotti sottolinea che negli apostoli era venuta a mancare la fede e si chiede: «Come Dio fa risorgere la fede? Le apparizioni di Gesù risorto ' prosegue don Divo ' sono state il mezzo perché rinascesse la fede nel cuore degli apostoli. I loro occhi lo vedono e gli occhi dell'animo si aprono alla fede»[1].

Con la resurrezione di Cristo, «un evento dentro la storia che, tuttavia, infrange l'ambito della storia e va aldilà di essa»[2], come ci ricorda Benedetto XVI, irrompe nel mondo un'altra realtà, che richiede anche agli apostoli una nuova sequela Christi, uno sguardo più profondo che consenta loro di riconoscere la realtà manifestata dal Risorto e di entrarvi: «vi entrano per la fede ' scrive don Divo ' che ora in loro risorge e diviene perfetta, vi entrano per una speranza che ora si fa viva, entrano in lui per l'amore»[3].

La fede è adesione a una presenza viva, è un rapporto di amore che apre alla visione. Il vangelo di Marco sottolinea che gli apostoli vengono investiti di una missione ben precisa: essi «subentrano al Cristo: è quello che insegna l'apparizione. La buona novella per mezzo loro ora deve raggiungere il mondo»[4], è ancora don Divo che scrive così. In coloro che sono inviati deve farsi presente Colui che invia. Ma ciò richiede una trasformazione, un'assimilazione che è opera della fede stessa. Cos'è infatti la fede? Per Barsotti è una «virtù trasformante che realmente rinnova l'uomo, lo trasforma nell'intimo, lo divinizza»[5], lo assimila alla Verità vivente e personale cui aderisce. È innanzitutto un dono che riceviamo con il Battesimo, «che ci da gli occhi per vedere Dio»[6]. «Credere ' scrive ancora don Barsotti ' sarà per l'uomo aprirsi all'amore; accogliere la rivelazione è accogliere l'amore, e l'uomo non può accogliere l'amore senza trasformarsi e divenire lui stesso amore»[7].

Nel testo degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato risulta evidente la mutazione avvenuta: l'effusione dello Spirito a Pentecoste ha trasformato uomini increduli e impauriti in testimoni intrepidi del risorto. Si coglie nel brano un aspetto evidente: «la forza del potere è sgominata dalla semplicità e dalla libertà della loro parola' è la prima volta nella storia ' osserva Barsotti ' che il potere degli uomini si trova ad essere travolto dalla libertà dello Spirito»[8]. Ma chi ha dato a quegli uomini una tale forza, una tale franchezza? La potenza dello Spirito, a cui gli apostoli si rendono totalmente obbedienti, li rende liberi di fronte al potere umano. «La povertà e l'umiltà dello strumento ' osserva ancora don Divo ' non ostacola la potenza di Dio... La dynamis che opera attraverso gli apostoli travolge tutti gli ostacoli che si oppongono al suo agire. È questa la manifestazione della presenza dello Spirito nel cuore dell'uomo. Così nasce e cresce la Chiesa: gli ostacoli e le difficoltà che dovrebbero impedire la missione di coloro che lo Spirito Santo si è scelto, divengono piuttosto l'occasione per cui sempre più si manifesta attraverso di loro la libertà irriducibile dell'azione divina»[9].

È questo un messaggio consolante che vale anche per il presente. La fede viva di chi ama, di chi è stato generato da Dio nel Battesimo è «la vittoria che vince il mondo» (1Gv 5,4).

«La fede ' ha scritto papa Francesco ' nasce nell'incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c'è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro» (Lumen Fidei, 4). Essa genera quegli evangelizzatori aperti al dono dello Spirito, di cui oggi c'è bisogno: «Lo Spirito Santo ' ci insegna ancora Papa Francesco ' infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche contro corrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l'annuncio, alla fine, è privo di anima. Gesù vuole evangelizzatori che annunciano la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio» (Evangelii Gaudium, 259).

Di questa franchezza, di questa vita trasfigurata, don Divo ci ha offerto una testimonianza eloquente. Ne siamo grati al Signore.



Giuseppe card. Betori