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domingo, 25 de fevereiro de 2018

DON DIVO BARSOTTI, Il nostro rapporto con Dio


La vita monastica non è nulla di più della vita cristiana, perché non v’è nulla di più grande della vita cristiana, vissuta alla perfezione:essa è essenzialmente un rapporto, un rapporto di amore. Ma in questo rapporto l’iniziativa è di Dio, noi non potremmo parlare a lui se non rispondendo ad una parola che egli per primo ci ha rivolto; la parola che egli ci dice è così normativa della nostra risposta. Uno dei più grandi rinnovamenti della spiritualità contemporanea è stato proprio questo: il riconoscimento che non vi è prima l’ascesi e poi la mistica, ma che prima viene la mistica e poi l’ascesi. Se è Dio che ha l’iniziativa, l’anima fin dall’inizio è passiva riguardo alla grazia, può essere che sia più o meno cosciente di questa passività, ma la passività dell’anima nei confronti di Dio antecede qualsiasi suo movimento verso Dio stesso. Del resto è la dottrina tradizionale della Chiesa: il non riconoscerlo sarebbe eresia. Già lo definiva il Concilio di Orange: non solo l’atto di fede suppone un dono di grazia, ma il Concilio definiva che anche il pius credulitatis affectus «il pio desiderio di credere è opera di Dio» e cioè anche il desiderio di credere implica l’azione segreta della grazia. È sempre Dio che agisce: noi non facciamo che assecondare l’atto divino, noi non facciamo che cooperare alla grazia; pertanto la grazia precede l’azione dell’uomo, precede qualsiasi movimento della nostra anima, e tanto più l’anima è santa, quanto più è docile a questa azione potente dell’amore divino. Il crescere dell’anima nella santità non implica un agire di più; implica al contrario un patire di più l’azione divina; implica un abbandono sempre più pieno. Così risponde la Vergine alla parola dell’Angelo: Ecce ancilla... fiat mihi... Quel fiat è passivo. La Madonna non fa, lascia che Dio faccia tutto in lei. E questa è la cooperazione dell’uomo a Dio: impedire il meno possibile che l’onnipotenza di Dio si dispieghi nell’anima stessa, perché noi abbiamo questo potere di mettere in iscacco la stessa onnipotenza divina.
Dio per primo, non solo in quanto deve essere lui «primo servito e amato«, ma primo anche perché egli stesso è il primo ad agire. Il nostro agire è in dipendenza dal suo.
Se la vita cristiana è essenzialmente un rapporto, dobbiamo sempre più renderci conto che in questo rapporto prima di tutto dobbiamo ascoltare. Non vi è nulla di più sapiente nella Regola di San Benedetto che la prima parola con la quale si inizia: «ascolta». Che cosa dobbiamo fare? Accogliere Dio che viene. Sarà poi Dio a far tutto nella misura in cui tu l’avrai accolto. LEGGERE....