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domingo, 25 de fevereiro de 2018

Anche ai papi don Barsotti rivolse delle critiche

Anche ai papi don Barsotti rivolse delle critiche, che per lui erano un atto di giustizia "voluto dal Signore".

Nel 1971 fu chiamato in Vaticano a predicare gli esercizi spirituali d'inizio Quaresima al papa Paolo VI e alla curia romana. Nelle prediche toccò il tema del potere di Pietro e disse – come poi ricordò nei suoi diari – che "la Chiesa ha un potere coercitivo perché Dio glielo ha affidato, e allora deve usarlo. In quegli anni infatti nella Chiesa dilagava l'anarchia e nelle Chiese del Nord Europa ci si faceva beffe del Santo Padre".

Per "potere coercitivo" Barsotti intendeva l'affermazione della verità e la condanna dell'errore, esattamente ciò che il Concilio Vaticano II e gran parte della gerarchia cattolica dopo di esso avevano rinunciato a fare, come egli disse e scrisse più volte: una rinuncia "che praticamente negava l'essenza stessa della Chiesa".

Di Giovanni Paolo II Barsotti era convinto ammiratore, per lo stesso motivo per il quale l'intelligencija cattolica lo svalutava: "Ciò che maggiormente ci ha fatto capire che Cristo è presente in questo papa è l'esercizio di un magistero che, più dell'ultimo Concilio, ha confermato la verità e ha condannato l'errore". Un papa "che ha sempre insegnato l'esclusività della fede cristiana: solo Cristo salva".

Ma anche a papa Wojtyla "colonna della Chiesa" Barsotti non ha taciuto le sue critiche, ad esempio sull'incontro interreligioso di Assisi del 1986. In esso, scrisse, "le intenzioni del papa erano chiarissime". Non però le deduzioni di tanti uomini di Chiesa, i quali "affermano che l'evento di Assisi è il primo passo di un cammino che dovrebbe realizzare l'unità nella pace di ogni fede dogmatica".

In due lettere, Barsotti scrisse a Giovanni Paolo II che il suo magistero di papa era "più importante o almeno altrettanto importante del magistero dell'ultimo Concilio", il quale "aveva messo solo delle virgole al discorso continuo della tradizione", e quindi "non si capisce perché si citi quasi esclusivamente questo Concilio ultimo".

Barsotti godeva di silenzioso rispetto anche tra i cattolici progressisti, ma non perché ne assecondasse le aspettative. Tutt'altro. Nella vicenda della Chiesa italiana e mondiale egli rappresentava la resistenza alla deriva dopoconciliare, in nome dei "fondamentali" della fede cristiana. Tra gli uomini di Chiesa di grado elevato ne vedeva pochi altrettanto decisi a "mettere l'accento sull'essenziale, sulla novità di Cristo, che è la cosa di cui oggi la Chiesa ha più bisogno". Nel 1990 ne indicò due, Joseph Ratzinger e Giacomo Biffi. Che divennero in seguito i suoi due "papabili" preferiti. LEGGERE....