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domingo, 6 de maio de 2018

PAROLE DEL MISTICO FONDATORE PADRE GINO BURRESI

Un pensiero per ogni giorno del mese Un Tu che sta alla porta e bussa: e se gli apriamo restiamo sorpresi e confusi ... Questo amore a Lui è nato così come un fiore che all'alba i raggi scoprono ancora umido ravvolto nel suo pudore e con dolce violenza schiudono piano fino a distendere i suoi petali. E l'astro sale il suo calore cresce. Il fiore immerso nella festa di luce Gli si dona e il Sole ormai tutto lo possiede.

Una claustrale

SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DI FATIMA 00010 SAN VITTORINO - ROMA


GINO BURRESI, nato a Gambassi (Firenze) il 6 luglio 1932 da Angelo e da Blandina Artemisi.
10 dicembre 1947, entra nella congregazione degli Oblati di M.V.;
19 marzo 1951, a Ivrea (Torino), vestizione religiosa;
22 marzo 1953, a Gambassi, professione temporanea;
17 aprile 1956, a Gambassi, professione perpetua;
8 dicembre 1960, inizio delle Opere di San Vittorino;
18 febbraio 1962, inizio della «Cripta» a San Vittorino;
17 settembre 1971, inizio della costruzione del santuario;
1970, fondazione del seminario internazionale N.S. di Fatima;
13 maggio 1978, fondazione delle Suore Oblate di M.V. di Fatima;
21 maggio 1978, Fratel Gino è ordinato diacono;
13 maggio 1979, consacrazione del santuario di N.S. di Fatima;
Visto se ne permette la stampa Roma. 24 maggio 1982

AROLE ALLE ANIME CONSACRATE
1. Consacrazione secondo Battesimo
è proprio vero: tutto si ha dal cielo. Ve lo ripeto: tutto si ha dal cielo. Tutta la terra sarebbe morta senza il cielo e senza il suo bel sole. I fiori, le piante, gli animali sarebbero morti senza il sole che brilla nel cielo.
Il cuore è sbocciato prima nell'acqua del santo battesi-mo, nel battesimo ha aperto i suoi petali al vero sole che è Gesù. Là attinge i raggi di luce eterna, prende i suoi colori e a tutti fa sentire il suo celeste profumo. Profumo che indica che quest'anima gli appartiene.
Questo fatto così meraviglioso, il nostro battesimo, sembra a noi tanto lontano, ma è sempre presente. Ogni giorno, tutte le volte che ci si sente in contatto con Dio, si vi-ve il proprio battesimo.
Oggi Dio chiama l'anima vostra ad un altro fatto mera-viglioso. Quindi oggi nuovamente il fiore della vostra anima viene chiamato ad aprirsi a lui nella consacrazione totale, che vuol dire gettare dalla finestra la vecchia donna del pro-prio io e così riempire veramente l'anima di Dio. Questa è la vostra professione.

2. Alla sequela di Cristo povero casto e obbediente
Che cosa significa essere spose di Cristo?
Dovete sposare Cristo povero, casto, obbediente.
Volete farvi suore o essere bambole vestite da suora? Povertà. Vivere distaccate da tutto e povere. Ci deve bastare il puro necessario. No alle ricercatezze.
Certe suore vestite da bambola. Il mondo convertirà loro, non loro il mondo.
Se saremo poveri saremo casti e obbedienti. I tre voti sono legati l'uno all'altro. Se ne cade uno cadono tutti, ma il fondamento è la povertà.
Castità. Non ho mai visto i santi piovere dal cielo. I santi si fanno sulla terra.
Il peccato originale ci lascia le inclinazioni al male. Non fidarsi di se stesse, ma aver paura.
Non crediate che si possa andare in qualunque luogo per salvare le anime. Si deve arrivare dove si può arrivare, il resto lo fa il Signore.
è la santità che converte, non le chiacchiere. Se non sia-mo santi non si dà Dio agli altri. è la santità che attira la mi-sericordia.
Il nostro corpo non appartiene più a noi. Il padrone del nostro corpo e della nostra anima è il Signore.
Se siamo puri, Dio lo vediamo in tutte le cose. Quando non siamo puri Dio non lo si vede mai.
Il 13 luglio 1917 la Madonna a Fatima fece vedere l'in-ferno: la maggior parte dei peccati che mandano all'inferno le anime sono i peccati impuri.
Ma bisogna capirlo bene: dal momento in cui io pro-nuncio quei voti, non sono più padrone di me stesso. Dio di-venta totalmente padrone di me stesso, in tutto, nell'anima, nel corpo, nella volontà, in tutto. Ed è proprio questo che ti fa felice e beato. Ma guai a te se non avessi capito e facessi il contrario!

3. Consacrazione e santità
Tutto ciò che abbiamo è dono di Dio ... e questi doni dobbiamo riportarglieli tutti!
Ma per rimettere in funzione tutti questi doni di Dio, ce n'è un altro: il cuore! il cuore di ognuno di noi, che dovreb-be essere un tabernacolo vivente di Dio, perchè è da lì - dal cuore - che parte la corrente che fa muovere le braccia, le mani, i piedi, tutto, perchè tutto parte da lì. Se questo cuore sarà veramente ripieno di Dio, state pur certi che allora si faranno anche le opere di Dio. Senza Dio, tutte chiacchiere ... tutto fumo!
Non bisogna crucciarsi e riempire il cuore di amara ri-stezza: «Mi farò santo? Sono incapace ... ».
Ciò che Dio vuole è di farmi santo, ma a modo suo, non a modo mio. Mi vuole santo ad asciugare bene il piatto, a rispondere bene al telefono ...
Il Santo non guarda tanto agli altri, ma a se stesso e si confronta con Dio. Per lui le più piccole cose sono tanti atti di amore e a causa di ciò non ha tempo da perdere. La santi-tà è di quelli che fanno come le piccole goccie d'acqua, tanti atti d'amore piccoli, belli. Ci sono tanti Santi che passano sulla terra e non si sente mai dire che abbiano fatto miracoli.
Facciamoci santi con le cose piccole perchè le grandi non ci vengono richieste: le grnadi lasciamole fare a quelli che sono stati scelti e destinati al Signore.
Facciamoci santi eseguendo bene le cose piccole, perchè a noi Dio quelle grandi non le chiede: saperci perdonare con amore, saperci capire con amore, camminare insieme con amore.
E poi far bene tutto, anche raccogliere un fiorellino per metterlo sull'altare. Quel fiore raccoglilo bene, vedici anche lì una cn.:atura di Dio e mettilo lì bene sull'altare.

4. Consacrazione, ottimismo e gioia
Questo è importante, non aver paura di niente. Anche questo ci vuole, non dobbiamo aver paura di niente, neppu-re delle difficoltà che si incontreranno.
Quando io sono convinto che la Madonna sta accanto a me, che il cuore mio è tutto di Gesù Cristo e Gesù Cristo è tutto per me, può avvenire quel che vuole, ma nori esiste problema, non esiste problema, quindi avviene tutto ciò che Dio vuole, siamo disposti a fare la volontà di Dio, il resto non interessa. Le cose di questo mondo, o i difetti e quelli consorella, o i difetti di queste altre, i pensieri di quell'altro guardarle e poi continuare a camminare.
Certo, dobbiamo avere la vita bella, tutta - come pos ;o dire - uno strumento adatto di Gesù Cristo e della Ma donna, perchè in fondo sono loro che hanno da portare ~. compimento l'opera che Dio mi ha affidata, e questo basta. questo basta!
Ma se invece si guarda alle difficoltà, i nervosismi di quella o di quell'altra e ci si ferma a queste cose piccole, non si fa niente e si conclude ben poco. E forse serve anche a scoraggiarvi: Ah dove sono entrata! Che cosa ho fatto! Tut-ta questa roba non è necessaria.
Ecco, guardare sempre avanti, camminare unite alla lu-ce del sole: questo sole è il Cuore di Cristo, ma c'è anche il Cuore della Madonna. Non c'è dà preoccuparsi di nulla. Del resto, anche fino a questo momento ce l'ha fatto vedere. Non c'è da preoccuparsi di niente.
Dio vede, Dio provvede. Di una cosa sola c'è da preoc-cuparsi: di essere veramente strumenti nelle mani sue.

5. Consacrazione, programma completo
Anima consacrata, se chiedi quale deve essere il tuo ci-bo, ecco, il tuo cibo sarà la volonta del Padre.
Se vai in cerca di luce, ecco, la tua luce è la tua fede. Se hai bisogno di un'arma per difendere la tua fede e il tuo cibo, la tua arma è la croce.
Se senti il desiderio di essere ricca, ricca della vera ric-chezza, la tua ricchezza sarà la grazia. Quando tu cesserai di pregare cesserai di sentire Dio dentro di te e nella tua vita.
Se ti vuoi adornare di perle preziose, esse saranno le tue lagrime. Chi sa piangere, chi sa soffrire, chi sa portare la sua Croce dietro a Gesù e con Gesù, possiede le vere perle che nessuno gli potrà mai rapire.
Se desideri essere grande, la tua grandezza - è Gesù stesso che te lo dice - sarà la tua umiltà.
Se desideri le ali per volare, le tue ali saranno il dolore e l'amore, saper soffrire e sapere amare attraverso il dolore. Se vai in cerca di un campo di lavoro, te ne indico subi-to uno, il mondo. Il mondo è tuo, anima consacrata, perchè tu vi porti la fede, la luce, la gioia, la santità.
Se ti piace cantare e dire a tutti la tua gioia, la tua musi-ca sarà una sola: Fiat voluntas tua! Sia fatta la tua volontà! Questo è il canto e la musica di tutti i santi giorni.
Se vuoi avere un viatico nutriente, una buona provvista per il viaggio di questa vita che ti sostenga nel cammino e non ti faccia svenire lungo la via, hai l'Eucarestia e la pre-ghiera.
Se vuoi gettarti nelle braccia e abbandonarti sul cuore di una Madre, ecco, lo sai, hai la Madonna. Aggrappati be-ne alla Madonna e riuscirai a fare, e far bene, tutto questo Gesù benedetto ci dice: «Voi siete la luce del mondo.

6. I tre poli della santità
Per la santità ci vogliono tre poli: Chiesa, Eucarestia, Madonna.
Non c'è santità se non si segue la Chiesa, e la Chiesa ge-rarchica. L'infallibilità ce l'ha lei, la Chiesa e il Papa. Eucarestia. Questo grande atto d'amore che ci fa il Si-gnore non possiamo fare a meno di riceverlo.
La Madre, Maria Santissima.
Così vi dovete far sante, e cominciare oggi.
Bisogna imparare a mettersi tutti i giorni davanti ad un Crocifisso e chiedersi nell'intimo dell'anima: «Che cosa hai tu fatto per me? Ed io che cosa faccio per Te?».
Se non ci distacchiamo dalle cose più piccole, come ci distaccheremo da quelle più grandi?
Il cammino non è difficile, ma neanche facile: sarà faci-le solo se noi predichiamo Cristo e Cristo crocifisso.
E lo devo predicare con la mia vita.
Come faccio ad ascoltare un predicatore che non si è di-staccato dalle più piccole cianfrusaglie?
Stiamo attente che sotto quel velo ci sia sempre un cer-vello consacrato al Signore, sotto quel vestito sempre una persona consacrata al Signore, non una bambola. In con-vento non sappiamo che cosa farne dei sopramobili.

7. Alla sequela di Cristo povero
Il mio cuore deve essere distaccato da tutte le cose di questo mondo.
Non devo fare come fanno il maggior numero dei seco-lari e degli uomini di questo mondo, i quali aspettano che li separi o li distacchi da tutto la morte. Come religioso ho un voto che mi aiuta a separarmene prima che la morte arrivi, il voto della santa povertà.
Il mio voto ha un fondamento e una base: sulla capan-na di Betlemme, sul «Beati i poveri nello spirito perchè di lo-ro è il Regno dei cieli», sul «Beati i puri di cuore perchè ve-dranno Dio».
Il cuore del religioso deve essere distaccato da tutto. Non accettare mai niente senza il permesso del superiore. Voglio essere povero ed amare la povertà, perchè chi è povero è puro, e chi è puro va in cielo per vedere Dio. Ogni volta che si manca alla virtù del voto e al voto si commette un sacrilegio.

8. Povertà vera ricchezza
Che strano! Nella notte santa del Natale, appena il Fi-glio di Dio apre i suoi occhi a questo povero mondo, gli an-geli dànno la grande notizia agli umili pastori.
Si potrebbe dire che l'annuncio è stato dato alla pover-tà, non alla ricchezza. I ricchi sono stati lasciati indisturbati nei loro palazzi. Essi non avrebbero portato nulla alla grotta di Betlemme, anzi si sarebbero sentiti offesi ad essere invita-ti in quel luogo e anche una ragnatela li avrebbe umiliati. Questi il mondo li chiama ricchi, per il cielo invece essi sono veramente i più poveri.
Ecco, la povertà è sempre ricchezza. La povertà dei pa-stori donò tutto ciò che essi avevano alla sacra Famiglia. è il cuore distaccato dalle vanità del mondo e che si ac-contenta di poco che sa dividere il suo pane con tutti. Que-sto cuore non chiude mai la porta in faccia a nessuno ed è sempre pronto a far sorridere col suo poco un altro cuore.
Il cuore del ricco non ride mai, è sempre preoccupato in vita e in morte. In vita è preoccupato perchè sempre preso dal suo paradiso terrestre che non gli dà pace, e in morte perchè deve lasciarlo.
Devo ringraziare continuamente il Bambino Gesù che mi ha chiamato alla vita religiosa. Il mondo disprezza la vita religiosa perchè vita povera, contrassegnata dalla povertà, quindi vita sciupata e inutile. Invece, ecco, la professione re-ligiosa mi ha fatto ricco, tanto ricco che posso essere di aiu-to e di aiuto e di conforto a tutti.
Amerò sempre la povertà per essere veramente ricco.

9. Simili agli uccelli dell'aria, ai gigli del campo
Il discorso del Papa ai religiosi: «Conto molto su di voi». C'è il fatto meraviglioso della professione religiosa: l'anima, con un atto, si consacra anima e corpo a Dio. è con questa professione che ognuno di noi può raffigurare veramente Gesù sulla terra. La figura di Gesù dobbiamo ve-derla in questa anima casta, povera, ubbidiente. Siamo si-mili agli uccelli dell'aria, ai gigli dei campi, che non si preoc-cupano di ciò che vestono o mangiano. La più grande cata-strofe è il denaro, causa di guerre e violenza. Le persone gonfie di denaro l'hanno sempre sputato fuori. Quello inve-ce ti dice: Beati i poveri in spirito perchè di essi è il Regno dei Cieli. (Mt 5,3): per te è il Regno dei Cieli! Con questo voto, l'uomo non è attaccato alle cose, le dona. L'uomo po-vero nello spirito è staccato da tutto e se deve donare, lo fa con generosità, perchè tutte queste cose materiali non gli di-cono niente. è beato e perciò è per Lui il Regno dei Cieli e possederà anche la terra. Per gli altri è il regno di satana.
Più mi allontano da Cristo e più perdo la via. Oggi il cuore dell'uomo è un continuo affannarsi perchè vuole co-struirsi un paradiso qui su questa terra, e più lo cerca più lo perde perchè ha perduto Cristo; mentre, se vogliamo un mondo migliore sia dentro di noi come fuori di noi, lo avre-mo soltanto se quest'uomo ritrova veramente Cristo.

10. Vivere distaccati da tutto
Come praticare la povertà? Ci vogliono principalmente le seguenti cose:
1. Chiedere le dovute licenze.
2. Accontentarsi di quello che la Provvidenza ci passa quanto al vitto e al vestito: anzi, per esercizio di virtù, ama-re le cose più povere.
3. Evitare la superfluità, le comodità e gli agi della vita che oggi, più che in altri tempi, tentano di penetrare anche dentro le sacre mura.
4. Amare il lavoro e il risparmio evitando ogni sorta di sciupio e badando anche alle piccole cose.
5. Vivere distaccati da tutto.
6. Confidare in Dio per il futuro.
Ricordatevi di trattare bene la povera gente. Ti dà sem-pre di che vivere. Sono i più benedetti da Dio. 1 ricchi fanno il colpo e poi scompaiono: «L'idea e l'ammirazione dei ric-chi è fatta tutta con l'elemosina dei poveri», è questa un tar-ga che metterei vicino al Sacro Cuore.

11. Alla sequela di Cristo casto
La castità ci toglie dall'avere una nostra famiglia e ci di-stacca da essa in modo da essere più liberi. Ecco poi il fatto meraviglioso per cui Gesù dice: Non chiamate nessuno pa-dre sulla terra, perchè Uno solo è il Padre vostro: quello del Cielo. (Mt 23,9). Ma guardate che per questo voto diventia-mo padri di tutti. «Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste» (Mt 5,36) ed i tre voti ci rendono tali. Come fate a non vedere che i santi secolari, avendo l'amore di Dio, avrebbero potuto fare a meno dei consigli evangeli-ci: invece avendo naura di venire meno a questo amore di di Dio, avrebbero potuto fare a meno dei consigli evangeli-ci: invece avendo paura di venire a meno di questo amore di Dio, ecco che fondano Istituti ed essi stessi fanno la Profes-sione religiosa. Più di una volta si è detto essere unica la no-stra preoccupazione come il nostro scopo: amare Dio ed amare il prossimo. Più osserveremo questa Professione, più otterremo in abbondanza. Se Lui ha fatto così bello questo fiorellino, perchè ci dobbiamo preoccupare accanitamente delle cose del mondo? Non sono forse più di un uccello o un giglio dei campi? Più voi li osserverete e più la vostra porta del cuore e quindi della vostra anima, sarà un tempio di Dio, un tabernacolo vivo. E non sarete preoccupati di nien-te, perchè la Provvidenza sfama i buoni servi.
La castità è quest'acqua limpida, chiara, che ha quella pendenza che libera da attaccamenti naturali anche da que-sta famiglia che doveva partire da me, per essere il Padre di tutti.
Se uno non si distacca dalle cose più semplici vuol dire che le considera più di Cristo e Cristo lo deve scegliere in tutto.

12. Santi di corpo e di spirito
Se ognuno di noi pensasse a questa realtà: «Sono un tempio di Dio», come potrebbe sciupare il suo corpo in tan-te miserie?
Dio domani preparerà la gloria anche per il nostro cor-po. Vai ad Ars e trovi il cuore (del santo Curato) incorrotto, e le mani con cui ha assolto incorrotte.
Quando si piglia l'acqua santa e la terra santa, e tu ba-gni e razzoli, fa sempre fango.
lo vado in Palestina, dove c'è tutto un campo di sabbia e piglio acqua santa di chiesa, terra santa e acqua santa, e li metto lì, e poi ci metto i sandali, voglio vedere se non vengo fuori tutto infangato.
E allora tenete la pila dell'acqua santa a posto e la terra tenetela al posto suo, che il fango santo io non l'ho mai visto.