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  • segunda-feira, 21 de julho de 2014

    Uso dell'invocazione del nome di Gesù


    Uso dell'invocazione del nome

     

    sperienze Formative – Preghiera – Del nome di Gesù

    I Momento

    Entra ora in questa via. Prestale una pacata attenzione perciò non avere fretta e non leggere in modo affrettato

    Tieni presente che se questa esperienza sarà vissuta in modo autentico non ti accompagnerà nella camera buia dell’individualismo devozionale ma:

    ti aprirà allo sguardo d’amore di Dio sul creato e sull’uomo

    ti proietterà al servizio del progetto di Dio sull’uomo e sul mondo

    Abbi cura di questa strada

    II Momento

    Puoi fare l’invocazione del Nome in più modi

    Gradualmente troverai la formula più consona alla tua preghiera personale.

    Tieni presente che il fulcro di essa dovrà, in ogni caso essere, la parola “Gesù”

    Il nome Gesù sarà bene sia inserito in una invocazione più o meno sviluppata, del tipo

    • Gesù abbi pietà
    • Gesù abbi pietà di un peccatore
    • Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di un peccatore

    Quest’ultima è la frase più comune nell’oriente Cristiano

    Ma puoi anche usare semplicemente la forma più breve e più semplice

    “ GESU’ ”

    Il sacro nome, più e più volte ripetuto, è la preghiera

    Puoi pregare pronunziando le parole o pensando silenziosamente l’invocazione, in un primo tempo pregala con voce moderatamente udibile, poi passa alla forma mentale, questa ti accompagnerà verso la contemplazione

    III Momento

    Puoi fare l’invocazione del Nome in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento, stabilisci però anche un tempo ed un luogo per una regolare invocazione del Nome.

    Questa è una condizione necessaria per i principianti.

    Per una regolare invocazione cerca un posto solitario e tranquillo

    Per la posizione tieni presente che la migliore è quella che produce una maggiore quiete fisica e concentrazione interiore

    Certamente può essere di aiuto una posizione che esprima umiltà, invocazione, adorazione

    Prima di iniziare l’invocazione mettiti in pace con te stesso.

    Domanda l’ispirazione e la guida allo Spirito Santo

    Ad esempio:

    • Vieni Spirito Santo
    • Illumina il mio cuore
    • Donami un raggio della tua luce
    • Sei tu la luce del mio cuore
    • Donami un cuore docile
    • Donami la tua gioia

    O simili

    A questo punto comincia, con adorazione, rispetto ed amore

    Dì il Nome, l’invocazione, piano, dolcemente, quietamente

    Pensa soltanto a Gesù


    Assolutamente non cercare sensazioni o emozioni

    Raccogli quietamente i tuoi pensieri, le tue sensazioni, la tua volontà, ricomponi te stesso in Lui.

    Evita le tensioni

    Un’invocazione deve essere separata dall’altra da qualche secondo di pausa silenziosa

    Protrai l’invocazione quanto puoi o desideri

    Se ti senti stanco interrompi

    Quanto ti senti disposto ricominciala

    A suo tempo, non avere fretta, non volere stabilirlo tu, sentirai il nome di Gesù salire alle tue labbra spontaneamente, e rimanere, quasi costantemente, presente alla mente in modo silente e pacato

    Stai attento, lo ripeto, al desiderio di “provare” qualcosa. Rifuggilo.

    IV Momento

    Se perciò trascorriamo del tempo nella invocazione del Nome e non “proviamo” qualcosa non facciamone un problema. Non pensiamo di avere sprecato del tempo perché questa preghiera apparentemente sterile è certamente gradita a Dio in quanto è priva di ogni ricerca egoistica di “sensazioni”.

    Anche se ti sembrerà che questa preghiera ti lascia freddo, arido, ti prego di perseverare.

    Questo esercizio, indubbiamente gratuito, guidato dall’amore, questa calma perseverante nel Nome non potrà non rafforzare la tua vita di credente.

    Inoltre, la preghiera del Nome normalmente non lascia in uno stato di aridità ma gradualmente porta alla gioia serena ed alla luce.

    Dice il Cantico dei Cantici: “Il tuo nome è come unguento sparso… trascinami correremo dietro a Te”

    Un uomo umile sa di essere peccatore; riconosciuto ciò, non guarda la propria miseria, ma la misericordia di Dio. Così la frantumazione del cuore diventa umile gioia.


    Il peccato non è negato ma è inghiottito nella misericordia e tra costrizione e rendimento di grazia c’è allora una compenetrazione profonda.

    E l’uomo diviene: pace, gioia, benevolenza, mitezza.

    INVOCAZIONE DEL NOME COME VIA SPIRITUALE

     

    sperienze Formative – Preghiera – Del nome di Gesù

    I Momento


    - L’invocazione del Nome di Gesù può essere:

    • un semplice episodio del nostro cammino spirituale
    • una via spirituale tra le altre
    • la via spirituale che scegliamo in modo predominante

    Per essere più espliciti, l’invocazione del Nome può essere per te che leggi:

    • un atto transitorio
    • una preghiera che ti aiuta per un certo tempo e che poi lasci per altre forme
    • un metodo che usi abitualmente non escludendo gli altri
    • il metodo sul quale organizzi tutta la tua vita di preghiera.

    La scelte di una forma o di un’altra dipende da tendenze personali, situazioni particolari, possibilità.

    In ogni modo va tenuto presente che queste sono semplicemente delle prime nozioni per un primo contatto con il Nome.

    - Non si giunge alla preghiera del Nome di Gesù né per curiosità né per un “capriccio spirituale”.

    Dobbiamo attendere di essere chiamati o condotti da Dio.

    Dobbiamo avvicinarci al Nome di Gesù sotto la guida dello Spirito Santo, solo così l’invocazione del Nome sarà un frutto dello Spirito.

    - Non esistono segni infallibili che ci assicurino che siamo chiamati alla preghiera del Nome; ma alcuni indizi che dobbiamo esaminare possono incoraggiarci ad intraprenderla.

    · Se ci sentiamo attratti verso l’invocazione del Nome

    · Se essa produce in noi una crescita di amore e di pace

    · Se l’uso di altre preghiere diviene difficoltoso

    Possiamo ritenere che nella nostra vita si sta aprendo la via del Nome.

    - Naturalmente il percorrere questa via non ci autorizza a disprezzare le altre forme di preghiera. E neanche affermare che essa sia la migliore forma di preghiera.

    La migliore preghiera per ognuno è quella alla quale lo Spirito Santo lo giuda, qualunque sia la sua forma.

    II Momento

    - Indubbiamente l’invocazione del Nome di Gesù semplifica ed unifica la nostra vita spirituale.

    Perché il Nome di Gesù facilmente ricompone tutto in sé, possiede infatti una forza che unifica ed integra i soventi numerosi “io” della personalità “il mio nome è legione perchè noi siamo molti” (Marco 5,9) e perché la conduce alla unificazione nel Nome “unifica il mio cuore nel timore del tuo nome” (Salmo 86,11).

    - La via del Nome non è una scorciatoia nella vita spirituale, implica invece una costante vigilanza sopra noi stessi.

    A questo riguardo due possono essere gli atteggiamenti possibili:

    · custodire mente, memoria, volontà per proferire il Nome con più raccoglimento ed amore.

    · dire il Nome per essere consapevoli e con un cuore assorto nell’amore.

    Il Nome, ricordalo, è in sé un mezzo di purificazione, un filtro attraverso il quale pensieri, parole, azioni possono essere liberati da scorie ed impurità.

    Riempi perciò il tuo cuore con il Nome, con il pensiero di Gesù. Conservalo come un tesoro prezioso. Difendilo da tutto ciò che crea confusione.

    Ricorda…è necessario un morire a se stessi, tendere con l’aiuto della grazia, a divenire dimenticanza di sé così che il Nome possa crescere in te.

    “Egli deve crescere, ma io debbo diminuire” (Giovanni 3,30)

    III Momento

    - L’invocazione del Nome va vista in relazione alle altre forme di preghiera, sempre nella prospettiva della preghiera individuale.

    - Sono importanti la preghiera contemplativa, la “preghiera di unione ed altre”. Lasciare le altre ed usare soltanto la “Preghiera del Nome”? usarle tutte?

    La risposta va lasciata a Dio.

    In generale la via del Nome è larga e libera ed in molti casi è perfettamente compatibile con momenti di ascolto della Parola e con intervalli di completo silenzio interiore.

    - Ricordiamo sempre che la migliore forma di preghiera è quella verso la quale siamo mossi dallo Spirito Santo.

    Perciò l’accompagnamento di un “fratello Spirituale” esperto può essere molto utile al principiante.

    È una realtà che va riscoperta. Non è una novità nella vita della Chiesa cristiana.

    In ogni caso ricorda:

    “Quando lo Spirito di verità è giunto, egli vi guiderà entro tutto il vero” (GV 16/13).
    http://dimensionesperanza.it/la-preghiera/del-nome-di-gesu.html

    domingo, 20 de julho de 2014

    “ Tutti coloro che hanno un potere in Iraq e nel mondo intervengano per salvare i cristiani di Mosul, depredati e scacciati dalla città ”.

    Patriarcato Caldeo : " Salvate i cristiani di Mosul ". In Vaticano invece ...
    L'intera comunità cristiana di Mosul, la seconda città dell'Iraq caduta il mese scorso nelle mani dei jihadisti dello Stato islamico, è stata costretta a fuggire nelle ultime ore, dopo che i miliziani avevano intimato loro di convertirsi all'Islam o di pagare la Jiziya, il prezzo della 'protezione' alle minoranze religiose previsto dall'antica legge islamica.
    Lo riferiscono testimoni nelle aree della provincia di Ninive e nella regione autonoma curda dove migliaia di profughi stanno arrivando. ( ANSA )

    Aggiornamento : "Alla fine, questa mattina l’Isil ha annunciato attraverso i megafoni delle moschee che i cristiani devono lasciare la città, oppure pagare la jizya ( ossia la tassa di ‘protezione’, ndr ) oppure diventare musulmani.
    Quando i cristiani hanno iniziato ad uscire di casa, gli elementi dell’Isil li hanno fermati e derubati di ogni cosa, soldi, oggetti preziosi e anche le automobili, costringendoli a lasciare la città a piedi".
    Foto © Copyright ANSA

    19 luglio – Tutti coloro che hanno un potere in Iraq e nel mondo intervengano per salvare i cristiani di Mosul, depredati e scacciati dalla città ”.
    E’ l’appello lanciato da Shlemon Warduni, vice patriarca della Chiesa caldea in Iraq, in risposta alle misure che lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil), che il 9 giugno ha preso il controllo di Mosul, sta adottando nei confronti della comunità cristiana locale.
    Nei confronti di questa minoranza, è stato diffuso oggi un nuovo ordine di lasciare la città.

    Iraq: Jihadisti Isil segnano le porte dei cristiani a Mosul, “casa espropriata” e stop cibo ISIL_case_cristiani

    Qualche giorno fa, i miliziani dell’Isil hanno segnato tutte le case dei cristiani con la lettera araba ‘N’, che sta per ‘nasrani’, ossia ‘cristiano’ (plur. nasara), e con la scritta “Proprietà immobiliare dello Stato islamico”. ( * )
    Inoltre, i commercianti sono stati messi in guardia dal distribuire ai cristiani le razioni alimentari sovvenzionate dal governo e lo stesso è capitato ai distributori di energia elettrica.
    “L’Isil ha invitato ieri con una lettera ufficiale tutti i rappresentanti della comunità cristiana a partecipare a una riunione per organizzare la questione degli alloggi in città”, racconta Warduni ad Aki-Adnkronos International.
    “Tuttavia – prosegue – la lettera è arrivata tardi ad alcuni di loro, mentre altri hanno preferito non presentarsi per paura di quel che li aspettava e di conseguenza nessuno ha risposto a questo invito”.
    Alla fine, questa mattina l’Isil ha annunciato attraverso i megafoni delle moschee che i cristiani devono lasciare la città, oppure pagare la jizya (ossia la tassa di ‘protezione’, ndr) oppure diventare musulmani”, racconta Warduni.
    Quando i cristiani hanno iniziato ad uscire di casa, gli elementi dell’Isil li hanno fermati e derubati di ogni cosa, soldi, oggetti preziosi e anche le automobili, costringendoli a lasciare la città a piedi”, aggiunge.

    Vaticano ai musulmani: “felicitazioni ed i migliori auguri per il ramadan” ( ** )
    “Com’è possibile che accada una cosa del genere nel 2014?”, si chiede il vicario patriarcale.
    Dove siamo arrivati, dov’è l’Iraq, dove sono i diritti umani?”, prosegue Warduni, che chiede “all’Onu e alla comunità internazionale di intervenire per risolvere questa situazione inaccettabile e rispetto alla quale il governo iracheno è totalmente assente”.
    Il mondo intero deve sapere quel che accade oggi nel nostro Paese”, sottolinea il prelato, precisando che “in passato non abbiamo mai parlato in questo modo, ma non è più possibile tacere questa situazione”.
    Warduni lancia poi un “appello ai Paesi vicini, come Turchia, Qatar e Arabia Saudita, a intervenire per trovare una soluzione al problema dei cristiani” in Iraq. ( IMOLA OGGI )



    19 luglio – Sempre piu’ drammatica la situazione per i cristiani in Iraq. Il palazzo episcopale dei siro-cattolici di Mosul e’ stato bruciato dagli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (is) appena scaduto l’ultimatum lanciato dai miliziani dello Stato ai cittadini cristiani.
    Lo ha denunciato il Patriarca della Chiesa cattolica sira, Ignace Joseph III Younan.
    Il Patriarca ha incontrato stamani in Vaticano l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. ( NOSTRA NOTA Ambienti vaticani ci hanno fatto notare che il Patriarca siro cattolico non è stato - ancora - ricevuto in udienza dal Santo Padre ne' dal Segretario di Stato Vaticano - scriviamo questo il 20 luglio 2014 alle ore 9,00. Tutto è possibile nelle prossime ore ... ).
    Le notizie che riporta sono disastrose:”Il nostro arcivescovado a Mosul e’ stato bruciato totalmente: manoscritti ( di enorme valore storico N.d.R. ), biblioteca… e hanno gia’ minacciato che, se non si convertiranno all’islam, tutti i cristiani saranno ammazzati.
    E’ terribile!
    Questa e’ una vergogna per la comunita’ internazionale”, ha detto Younan a Radio Vaticana, invitando a ”sospendere tutti gli aiuti finanziari” agli estremisti. ( IMOLA OGGI )

    NOTE

    ( * ) Nun (ن), la lettera 14 dell'alfabeto arabo (l'equivalente della lettera N nel nostro alfabeto romano), è la prima lettera della parola Nasara (نصارى: Nazareni). E' il modo in cui i musulmani hanno chiamato i cristiani dall'inizio della loro invasione del mondo cristiano nel VII secolo.
    I terroristi musulmani mettono la lettera Nun (ن) sulle case dei cristiani di Mosul per procedere più speditamente alla confisca dei loro edifici e alla cacciata delle famiglie cristiane.

    ( ** ) “Verso un’autentica fraternità fra cristiani e musulmani” ( Sic !!! ) è il titolo del Messaggio che il Pontificia Consiglio per il Dialogo Interreligioso rivolge ai fedeli dell’Islam per la fine del Ramadan, (Id al-Fitr 1435 H./2014 A.D).
    Il Documento è a firma del Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Dicastero, e del Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, MCCJ, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.
    Ricordando che nel 2013, primo anno del suo ministero petrino, il Santo Padre Francesco aveva personalmente firmato il Messaggio in occasione dell”Id-al Firt, il Cardinale Tauran cita anche l’Angelus dell’11 agosto 2013, nel quale il Papa aveva salutato i musulmani come “nostri fratelli” ( Sic !!! )
    “Tutti noi riconosciamo – si legge nel testo – la pregnanza di queste parole.
    Infatti, cristiani e musulmani sono fratelli e sorelle dell’unica famiglia umana, creata dall’unico Dio”.
    " Intanto i poveri Cristiani dell' Iraq ( e della Siria) dopo 20 secoli di storia sono quasi del tutto estinti: uccisi, derubati, affamati, umiliati, torturati, insomma sterminati nel silenzio assordante del mondo mediatico ".
    A.C.

    sábado, 19 de julho de 2014

    Karl Rahner presentava il Vaticano II come l’inizio di una nuova epoca nella storia della Chiesa

    Il Conciliatore

    scheda_immagine_id218Riportiamo un articolo di Roberto de Mattei uscito su “Il Foglio”del 12 luglio 2014 con il titolo
    Il Concilio Vaticano II è stato un Concilio “tradito”? E da chi? La domanda è pertinente, all’indomani della pubblicazione dell’Instrumentum Laboris, il documento vaticano che avvia la discussione del prossimo Sinodo sulla famiglia. I testi citati dall‘Instrumentum Laboris sono infatti solo conciliari e postconciliari, come se sul tema, oggi cruciale, della famiglia, ci sia stata una radicale svolta del Magistero della Chiesa dopo gli anni Sessanta. leggi tutto

    LA SANTA MESSA di Don Vincenzo Cuomo . «La comunión en la mano no tiene nada que ver con la Iglesia primitiva, es de origen calvinista» .Cardeal Ranjith: Comunhão deve ser recebida de joelhos




  • Lectio Magistralis di S. Em. R. il Cardinale Mauro...


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  • Fr U.M. Lang on Cardinal Giuseppe Siri: The Splend...


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  • PADRE PIO- O FILME COMPLETO


  • Desacralización y secularización


  • Desacralización y secularización : La gran crisis ...


  • Rito Bracarense em Fátima



  • http://www.lovingit.co.uk/images/2008-10_communion-kneeling.jpg

    Athanasius Schneider, experto en Patrística y obispo auxiliar en Kazajistán, explicó en una emisora de Radio María cómo se comulgaba entonces.


    In Religión en Libertad

    Athanasius Schneider tiene 50 años, es ucraniano y desde 2006 ha ejercido como obispo auxiliar en dos diócesis de Kazajistán, una ex república soviética con un 26% de población cristiana, mayoritariamente ortodoxa pero con una pujante comunidad católica.

    Recientemente, monseñor Schneider, que es experto en Patrística e Iglesia primitiva, explicó en la emisora de Radio María en el sur del Tirol las diferencias entre la forma de comulgar en la Iglesia primitiva y la actual práctica de la comunión en la mano.

    Según afirmó, esta costumbre es "completamente nueva" tras el Concilio Vaticano II y no hunde sus raíces en los tiempos de los primeros cristianos, como se ha sostenido con frecuencia.

    En la Iglesia primitiva había que purificar las manos antes y después del rito, y la mano estaba cubierta con un corporal, de donde se tomaba la forma directamente con la lengua: "Era más una comunión en la boca que en la mano", afirmó Schneider. De hecho, tras sumir la Sagrada Hostia el fiel debía recoger de la mano con la lengua cualquier mínima partícula consagrada. Un diácono supervisaba esta operación.

    Jamás se tocaba con los dedos: "El gesto de la comunión en la mano tal como lo conocemos hoy era completamente desconocido" entre los primeros cristianos.

    Origen calvinista
    Aun así, se abandonó aquel rito por la administración directa del sacerdote en la boca, un cambio que tuvo lugar "instintiva y pacíficamente" en toda la Iglesia. A partir del siglo V, en Oriente, y en Occidente un poco después. El Papa San Gregorio Magno en el siglo VII ya lo hacía así, y los sínodos franceses y españoles de los siglos VIII y IX sancionaban a quien tocase la Sagrada Forma.

    Según monseñor Schneider, la práctica que hoy conocemos de la comunión en la mano nació en el siglo XVII entre los calvinistas, que no creían en la presencia real de Jesucristo en la eucaristía. "Ni Lutero", que sí creía en ella aunque no en la transustanciación, "lo habría hecho", dijo el obispo kazajo: "De hecho, hasta hace relativamente poco los luteranos comulgaban de rodillas y en la boca, y todavía hoy algunos lo hacen así en los países escandinavos".

    http://jesus-logos.blogspot.com/

    LA SANTA MESSA di Don Vincenzo Cuomo

    LA SANTA MESSA
    di Don Vincenzo Cuomo - Casa Mariana Editrice
    Mi accingo a spiegare ai fedeli il mistero della Santa Messa.
    Immaginate che, terminata la Santa Messa, un fedele venga avvicinato da un musulmano che gli chiede: «Che cosa è questa Santa Messa?».
    Quanti cattolici sarebbero in grado di dare delle spiegazioni sufficienti?
    Dobbiamo prendere atto che tanta gente che va a Messa non è cosciente del mistero che vi è na­scosto.
    Perciò avviene che sono molti quelli che vi assistono (come ad uno spettacolo...) pochi quelli che vi partecipano attivamente.
    Dico una ... impertinenza! Probabilmente an­che qualche sacro Ministro celebra la Santa Messa senza approfondire il Mistero di cui lui stesso è protagonista. Questo potrebbe spiegare il fatto che qualche Messa dura ... un quarto d'ora!

    LA SANTA MESSA MISTERO DELLA PRESENZA DI GESÙ TRA GLI UOMINI
    La parola Mistero non vuol dire qualcosa di fantasioso, di astratto, frutto di finzione della mente ma praticamente inconsistente, nulla di concreto e reale! Questo è un tragico errore!
    Mistero è un fatto, una realtà sia spirituale sia materiale la cui natura sfugge alla capacità della mente umana.
    Altro è sapere che una cosa c'è, altro è com­prendere la natura della cosa. Il non comprendere dipende dal mistero in se stesso e dai nostri limiti.
    Chi può mettere in dubbio i nostri limiti sia sul piano fisico sia sul piano spirituale?
    Abbiamo la... vista, ma non vediamo i micro­bi, non possiamo fissare il sole perché la sua luce è superiore alla nostra capacità visiva... così vi sono delle realtà spirituali di cui possiamo conoscere la esistenza ma non la natura. Questo vale in modo particolare per le realtà che sono al di sopra o al di fuori della natura che noi conosciamo. Tale è il Mistero della Unità e Trinità di Dio e tutte le altre verità della Fede che noi crediamo perché Dio stesso le ha rivelate.
    I fenomeni che riguardano gli Angeli - buoni o cattivi - e la loro natura si chiamano preternaturali, cioè al di fuori o al di là della natura; si chiamano soprannaturali quelli che riguardano Dio stesso e che solo Dio può realizzare.
    La Messa entra nel novero dei fenomeni so­prannaturali.
    Con la Santa Messa Gesù ha voluto assicurare la sua presenza tra gli uomini sino alla fine del mondo. Diciamo, perciò, che la Santa Messa è Mi­stero di presenza.
    In tal modo si realizza nel tempo e nello spa­zio il desiderio di Dio di entrare e rimanere in co­munione di amore con la creatura umana e realizza anche la comunione della creatura umana con Dio. È una iniziativa presa da Gesù stesso alla fine della sua vita tra noi quando aveva 33 anni e in prossimità della sua Passione e Morte. Questo de­siderio Gesù lo ha espresso chiaramente: «Io non vi lascerò orfani... », «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo». Questo avviene per mezzo del Sacrificio Eucaristico che noi chiamiamo anche «la Santa Messa», Sacrificio del Nuovo Testamen­to o della Nuova Alleanza.
    Esso ha avuto inizio nell'ultima Cena in modo incruento (cioè senza effusione esterna di sangue), si è consumato sul Calvario prolungandosi sempre come unico e perfetto Sacrificio nella celebrazione della Santa Messa.
    Il Sacrificio eucaristico realizza la Nuova Al­leanza prefigurata dal Sacrificio dell'Antica Al­leanza-Nuovo Testamento-Vecchio Testamento.
    Spieghiamo il significato della parola Testa­mento.
    La parola Alleanza rende meglio il significato di Testamento. Nella nostra lingua «Testamento» vuol significare un atto giuridico unilaterale col quale chi possiede qualcosa la lascia in eredità ad una persona fisica o morale. Invece nel linguaggio biblico la parola Testamento va presa nel significa­to di «alleanza», di un patto stipulato tra due perso­ne con clausole su cui s'accordano ambedue.
    Nel Vecchio Testamento (V.T.) il patto di al­leanza era stipulato e ratificato nel contesto di un'azione sacrificale, di un sacrificio; quindi un atto religioso. leggere...

    Mass offered in the usus antiquior at the Monastère Sainte Marie de Lagarde


    I came across the following images of Mass offered in the usus antiquior at the Monastère Sainte Marie de Lagarde which is located a few kilometers outside the French city of Agen.

    The monastery of Sainte Marie de Lagarde was founded by eight Benedictine monks from the Abbey of Sainte-Madeleine du Barroux in 2002 with the assistance of Dom Gérard Calvet.

    LA MESSE : PRÉSENCE DU SACRIFICE DE LA CROIX. St. Leonard of Port Maurice: The Hidden Treasue of the Holy Mass. EL INFINITO VALOR DE LA SANTA MISA R. Garrigou-Lagrange.IL SANTO SACRIFICIO DELLA SANTA MESSA P. Mateo Crawley

    LA MESSE : PRÉSENCE DU SACRIFICE DE LA CROIX 





  • LA MESSE : PRÉSENCE DU SACRIFICE DE LA CROIX par C...
  • St. Leonard of Port Maurice: The Hidden Treasue of theHoly Mass
  • Parte medular de la encíclica MEDIATOR DEI de S.S....
  • EL INFINITO VALOR DE LA SANTA MISA R. Garrigou-Lagrange
  • Sobre el Sacrificio de la Misa y su Rito 

  • IL SANTO SACRIFICIO DELLA SANTA MESSA P. Mateo Crawley

    La tradition orientale, la divine liturgie, par le Père Petar Ljubas

                  
     
    Ceci est mon témoignage personnel concernant la Tradition Orientale dans laquelle je suis entré, dans laquelle je suis né depuis 15 ans en tant que religieux assomptionniste[1] . 
    Cet article porte le titre de « la Tradition Orientale ». Mais qu’est-ce que cela comprend ? La frontière de cette tradition n’est pas tout à fait claire. Que veut-on dire par « Tradition Orientale » ?
    En gros, on peut dire qu’il s’agit de la Tradition Byzantine. Il s’agit des pays où cette tradition a été vécue pendant des siècles – depuis presque les origines du christianisme
    La divine liturgie

    L’Esprit Saint dans la tradition orientale

    Ce qu’il faut souligner, c’est le rôle très important de l’Esprit Saint dans la Tradition Orientale. En ne connaissant que la Tradition Latine, jusqu’à mon arrivée dans la Tradition Orientale, le rôle de l’Esprit Saint ne me paraissait pas très évident. Je dirais même que j’oubliais facilement son rôle dans la Sainte Trinité et son agir dans le monde, et cela sans m’en rendre compte. C’est seulement en rentrant dans la Tradition Orientale que j’ai découvert l’Esprit Saint et son rôle très important, son influence. On peut peut-être se demander pourquoi dans la Tradition Latine son rôle reste un peu dans l’ombre ? D’où cela provient-il ? Pourquoi a-t-on facilement oublié son action dans le monde et dans l’Église ?

    Dans la Tradition Orientale, la Divine Liturgie, la prière des heures et d’autres prières commencent toujours par la prière à l’Esprit Saint. Voici cette prière :
    « Roi céleste, Consolateur, Esprit de vérité, partout présent et remplissant l’univers, trésor de grâce et donateur de vie, viens et demeure en nous, purifie-nous de tout péché, et sauve nos âmes, ô Dieu de bonté. »
    La nourriture de notre vie spirituelle est la prière : personnelle et communautaire. Et le fondement de la prière est la liturgie, la Divine Liturgie, comme on dit en Orient. Ceci veut dire que la vie spirituelle ne peut se développer qu’à partir de la Divine Liturgie, suivie de la prière personnelle et communautaire, et cela va transformer notre vie quotidienne et lui donner un nouveau sens.
    Ceci veut dire que la Divine Liturgie doit être au centre de notre attention, de notre vie. Elle doit devenir la nourriture de notre esprit, de l’esprit qui nous inspire, qui nous garde dans la vie. Elle doit être au centre de nos relations et de nos rapports, et nous guider dans tout ce que nous vivons.
    On voit beaucoup de gens de la Tradition Latine qui disent en rentrant dans une église de rite oriental : pourquoi toutes ces images ? Pourquoi ces liturgies qui ne finissent pas ? Pourquoi y-a-t-il ce mur entre le prêtre et les fidèles ? Notre liturgie latine est plus simple et proche des gens. Certainement, il y aura encore beaucoup d’autres remarques. Peut-être que vous vous êtes aussi posé les mêmes questions. Mais pourquoi, dans les pays de la Tradition Latine, parler de la Tradition Orientale ? Est-ce que cela nous concerne ?
    Tout cela témoigne qu’on reste toujours à l’extérieur. ¬¬Il est toujours difficile de faire ce passage de l’extérieur vers l’intérieur. L’intérieur reste un inconnu. Comme notre propre intérieur nous reste inconnu. Et souvent nous avons peur d’y entrer, n’est-ce pas? Pourquoi cela? Pourquoi ce sentiment ? Pourquoi cette crainte ?

    Ma découverte de la tradition orientale

    Si je dis tout cela c’est que c’était aussi ma vision des choses avant de venir en Bulgarie, avant de m’ouvrir à cette autre spiritualité. Et je vois maintenant combien elle m’a ouvert les yeux, combien elle a ouvert un grand horizon devant moi. En découvrant cette spiritualité orientale, que je continue à découvrir, je peux dire que j’ai compris ce que veut dire « respirer avec les deux poumons » dont nous parlait le pape Jean-Paul II. En rentrant dans cette Tradition je n’ai pas trahi la mienne, mais au contraire, j’ai approfondi la Tradition dans laquelle je vivais jusqu’à présent.
    Ce qui compte en premier, c'est d'avoir un esprit bien disposé, de s'ouvrir sans préjugés ni comparaisons, et de se laisser prendre par elle. Lorsqu'on se laisse prendre par quelque chose on oublie le temps, on ne regarde plus sa montre. Et lorsqu'on est devant Dieu, lorsqu'on est pris par l'Esprit Saint, la notion du temps est en retrait. Il est intéressant de remarquer que dans l'Orient on dit de la liturgie qu'elle est Divine: la Divine Liturgie.
    Cela voudrait dire, peut-être, que le principal acteur dans la liturgie est Dieu, Lui-même. C'est Lui qui fait tout pour nous à travers son Fils et son Esprit Saint.
    Dans les Eglises orientales il y a une iconostase. Vous avez déjà vu peut-être cela dans une église orientale ou bien dans un film. Cette iconostase crée une séparation. Séparation, entre quoi et quoi, entre qui et qui?
    L'iconostase est-elle vraiment une séparation? Peut-être que cela dépend du regard que l'on porte sur elle.

    Sur cette iconostase il y a des visages. Mais le visage peut-il faire une séparation? Bien sûr, lorsque nous n’aimons pas quelqu’un nous supportons difficilement son visage. Regarder un visage dépend de ce que l’on cherche, de ce que l’on voit derrière lui. A première vue ces visages d’iconostase ont des visages humains. Mais il y a plus. Ce sont des visages humains illuminés par le divin. Ils ne bloquent pas notre regard, n’attirent pas l’attention sur eux-mêmes, mais prolongent notre regard. A travers eux nous devinons une vie du ciel, une vie avec Dieu. Ce sont donc des visages humains qui nous rapprochent de la vie de Dieu.
    Il y a aussi une porte au centre de l'iconostase. Cette porte est le lieu de communication. Si elle est fermée, elle coupe la communication ; si elle est ouverte, elle permet un échange, on peut passer à travers, rejoindre l'autre côté.
    Cette porte par laquelle seul le prêtre passe s’appelle, dans la Tradition Orientale, la « porte royale » et représente le lieu de communication entre le ciel et la terre. D'un côté de l'iconostase est le ciel et de l'autre la terre. Peut-être cela voudrait dire d'une part que la communication entre les deux existe parce qu'il y a une porte, un passage, mais d'autre part cela voudrait dire, qu'on ne peut pas avoir la mainmise sur l'Autre ni exercer sa domination sur Lui. L'Autre, c'est-à-dire Dieu, nous échappe. Il est près de nous, on peut communiquer avec Lui, mais en même temps Il est à distance de nous, Il nous échappe, Il nous dépasse.
    Il me semble que c'est autour de cette question que se situe la compréhension de la liturgie orientale. Dieu est grand, et si je pe
    ux dire, « incompréhensiblement » grand. Alors, quelle est la conséquence de cette situation pour l'homme?
    Si l'homme accepte l'incompréhensibilité de Dieu, cela suppose qu'il reconnaît sa petitesse, qu'il n'est pas tout-puissant, qu'il dépend d'un Autre, qu'il est pécheur. Mais l'homme d'aujourd'hui peut-il reconnaître sa petitesse ? Peut-il accepter qu'il soit pécheur? Ne se sent-il pas très grand et très puissant? Sa raison ne veut-elle pas tout dominer, tout expliquer? Même Dieu est explicable.
    Il me semble que le cœur de la liturgie orientale se situe justement là. Elle nous découvre la grandeur de Dieu et l'état pécheur de l'homme. Dieu seul, en s'abaissant, peut nous sauver. C'est pourquoi pendant cette liturgie on se sent dans la proximité de Dieu, près de Sa Sainteté ; on est dans la Divine Liturgie.

    Liturgie de la Parole de Dieu

    Maintenant, on peut entrer dans la liturgie même. Elle a la même structure que la liturgie latine. Mais peut-être avec certains accents plus forts.
    La première partie est considérée comme la liturgie des catéchumènes. Ici l'accent est mis sur la Parole de Dieu. Elle ressemble dans sa structure à la liturgie des fidèles qui forme la seconde partie. Avec la Parole de Dieu se déroule le même processus qu'avec le Pain et le Vin de la liturgie des fidèles. Les fidèles vont communier au Corps et au Sang du Christ, les catéchumènes communient à la Parole du Dieu.
    La Parole de Dieu (Evangéliaire) va être portée par le prêtre dans la Petite Entrée. (il faut dire aussi que l'Evangéliaire reste toujours sur l'autel; il ne le quitte jamais, comme le Corps du Christ dans le tabernacle). Devant cette Parole de Dieu, au prêtre qui dit : « Sagesse. Debout », l'assistance répond : « Venez, adorons, prosternons-nous devant le Christ; Fils de Dieu, admirable dans les saints, sauve-nous qui Te chantons : Alléluia! »

    Pour se préparer à entendre la Parole de Dieu l'assistance chante le Trisagion, c'est-à-dire la Sainteté de Dieu en disant: « Dieu Saint, Saint Fort, Saint Immortel, prends pitié de nous ». Après cela, avec l'écoute de l'Evangile, les catéchumènes vont communier à la Parole de Dieu. Dieu se donne dans la Parole. Jésus Christ, dans l'Evangile de Jean, ne dit pas seulement : « Celui qui mange ma chair et boit mon sang a la vie éternelle… » (Jn 6,34) mais aussi : « Celui qui écoute ma parole et croit en Celui qui m'a envoyé, a la vie éternelle… » (Jn 5,24).

    Dans notre église de Plovdiv, il y a toujours quelques fidèles qui viennent devant le prêtre qui lit l’Evangile, ils ont la tête courbée pendant la lecture. A la fin, lorsque le prêtre a terminé la lecture, ils baisent l’Evangéliaire. Cela représente aussi cette communion à la Parole de Dieu. Ce qui veut dire que l’écoute de la Parole de Dieu est une sorte de communion.

    L’offrande du Pain et du Vin

    La deuxième partie de la liturgie commence, après une prière de préparation, avec ce qu'on appelle la Grande Entrée. C'est le moment où le prêtre porte le pain et le vin à travers l'assemblée et les présente à l'évêque qui les pose sur la sainte Table. Dans cette « montée » vers le Sanctuaire il y a les offrandes de tout le peuple. Le Pain et le Vin, offerts au nom de tout le peuple, signes du Corps et du Sang du Christ, présentent la montée de Celui-ci au Golgotha. C'est là qu'on évoque les paroles du Bon Larron : « Souviens-toi de moi Seigneur quand tu entreras dans Ton Royaume ». A travers ces dons tous les fidèles s'offrent « en offrandes vivantes, saintes et agréables à Dieu » (Rm. 12,1).
    Il faut dire que dans la Tradition Orientale, l’autel présente le tombeau du Christ. Lorsque le prêtre dépose les dons, il les couvre avec une petite nappe qui présente le suaire (linceul). On y dépose le Christ, et avec l’action de l’Esprit Saint, lorsque le prêtre, pendant le Credo, va prendre en main ce suaire et le lever en l’air, il présente la descente de l’Esprit Saint qui donne la vie à ces dons.
    Maintenant, tout est prêt pour l'anaphore (c’est un mot grec qui veut dire: offrande, présentation vers le haut). C'est la prière centrale de la Divine Liturgie, prière de « remerciement » (en grec, « eucharistia »).

    Elle est faite en trois parties. La première partie est une prière de remerciement pour la création s'adressant au Père (elle correspond, si l'on peut dire, à la préface dans la liturgie latine). La deuxième partie est un mémorial reconnaissant (« anamnèse ») de l'œuvre libératrice du Fils (elle correspond aux paroles de consécration). Et troisième partie une invocation (« épiclèse ») pour la descente de l'Esprit Saint. Tous ces remerciements font que la Divine Liturgie est une eucharistie: un merci adressé à la Sainte Trinité. (A ce propos, vous allez remarquer que pendant toute la liturgie les prières se terminent par une louange à la Sainte Trinité.
    Chaque fois qu’un membre de la Sainte Trinité est nommé, il y a derrière lui, ou avec lui l'action des deux autres). Il faut souligner aussi l'importance de l'Esprit Saint dans la liturgie orientale. C'est dans l'épiclèse que se termine la consécration. C'est l'Esprit Saint qui rend effectives les paroles du Christ: ceci est Mon Corps, ceci est Mon Sang. Comme dit la catéchèse orthodoxe intitulée « Dieu est Vivant » :
    « Il faut que ce même Esprit qui rendit la Parole présente dans le sein de Marie le jour de l'Annonciation et dans le sein de l'Eglise le jour de la Pentecôte la rende présente dans le sein de l'Assemblée eucharistique aujourd'hui. C'est par cette présence du Verbe que cette assemblée devient Corps du Christ, Eglise. » (page 325).
    Ensuite vient la Fraction du Pain qui imite le geste du Christ. Cette fraction est précédée par le Notre Père qui dit l'unité de tous autour du même Père. Et avant de rompre le pain, le prêtre dit : Aux saints les choses saintes. C'est la communion: l'aboutissement, l'accomplissement et la raison d'être de toute la célébration. La catéchèse orthodoxe Dieu est Vivant dit à ce propos:
    « Le Dieu fait chair va diviniser leur chair; le Feu immatériel de la divinité – qui, jadis, enflammait le Buisson ardent et qui était descendu sous l'aspect de langues de feu sur l'assemblée des Apôtres – le Feu qui tout à l'heure s'était emparé du Pain et du Vin, va maintenant s'étendre et enflammer les communiants, leurs corps et leurs cœurs, et tous ensemble ils vont chanter : Nous avons vu la vraie Lumière, nous avons reçu l'Esprit céleste, nous avons trouvé la foi véritable; adorons l’indivisible Trinité, car c’est Elle qui nous a sauvés. » (page 329-330)
    Suivent, après la communion, quelques prières de remerciement pour cette transformation opérée dans les fidèles:
    « Que nos lèvres soient remplies de Ta louange, Seigneur, pour que nous chantions Ta gloire, car Tu nous as jugés dignes de participer à Tes saints, divins, immaculés et vivifiants mystères; confirme-nous dans Ta sainteté pour que, tout le jour, nous méditions Ta vérité: Alléluia, Alléluia, Alléluia. »
    Comme on peut le constater, toute la liturgie est débordante du Mystère de Dieu, de la Sainte Trinité et de son action. Elle nous déborde de tous les côtés, nous dépasse. Alors que faut-il faire? Il suffit de se laisser prendre par elle.

    Et pour terminer, on peut dire que la Tradition Latine met l’accent sur l’humanité du Christ, et la Tradition Orientale sur sa divinité. Est-ce que à cause de cela que l’on a fait la division ? Peut-on rester fidèle à un Christ déchiré ? Et dans ces conditions peut-on s’appeler encore « chrétiens » ?
    Petar LJUBAS
    Augustin de l’Assomption
    Plovdiv (Bulgarie)
    [1] Le Père Petar Ljubas est assomptionniste, de la communauté de Plovdiv (Bulgarie). Il est depuis 15 ans au service de l’Eglise catholique de rite byzantin.
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