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quinta-feira, 23 de outubro de 2014

La missione di Maria negli ultimi tempi

 

nell'Academia

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La missione di Maria negli ultimi tempi
“Negli ultimi giorni del mondo Dio dona a Maria una missione particolare. Attraverso la Vergine Santissima cominciò la salvezza e attraverso la Sua intercessione terminerà. Prima del Secondo Avvento di Cristo Maria splenderà di grazia, di potenza e di misericordia. Come un vivo Vangelo della Gloria, Lei percorrerà la faccia della terra sul Carro splendente. Solo dal Suo Volto e dal grande Presagio che Lei offrirà ai cuori e ai cieli, milioni si convertiranno. Da Lei personalmente saranno convertiti nella fede cristiana i musulmani, gli hindù e tanti altri Suoi figli sulla terra. Nella Sua potenza solenne la Vergine Santissima sarà incoronata negli ultimi tempi come Signora e Regina dei cuori...”
Maria di Agreda, XVII sec., Spagna
Perché Dio manda la Madonna nel mondo?
Dio della Santissima Trinità alla fine dei tempi manda la Madonna nel mondo. Lo confermano più di duemila Rivelazioni di Maria nel XX secolo, pubblicamente provate dai miracoli straordinari, con la promessa di moltiplicare incessantemente il numero delle Sue apparizioni.
Si rivelano i titoli nuovi della Vergine Santissima, così svelando la Sua vera immagine e la missione negli ultimi giorni. La professione dei nuovi titoli trasfigura la chiesa e le anime a Lei affidate, fa la divisione tra i figli della Luce e la discendenza del serpente antico.
Uno dei Suoi nomi è il Precursore misterioso. Nel Vangelo c'era il precursore, Giovanni Battista, che preparava la novella del Signore. Esiste anche il mistero di Maria. Lei viene mandata in anticipo. Fu mandata nel Nuovo Testamento, dove preparava l'Avvento del Signore. E oggi ci viene mandata ancora in anticipo, alla vigilia dell'epoca dello Spirito Santo. Lei è il precursore dell'epoca dello Spirito Santo, il precursore misterioso.
I giorni della vita terrestre di Gesù sono soltanto l'inizio del Vangelo. Cristo, partorito dalla Madonna, era l'inizio del Vangelo, quello che in termini giudeo-messianistici significava “salvezza”. Ma il Vangelo continua. E il secondo testamento importantissimo – “Ecco, Madre Immacolata, Tuo figlio!” – Il Salvatore affida all'adozione di Maria passionale tutto il genere di Adamo.
Il Cuore immacolato di Maria
I nuovi inauditi nomi trasfigurativi dell'Immacolata testimoniano l'importanza della Sua missione apocalittica. Maria è la luce della salvezza per tutti. Guardando il Suo Immacolato Cuore, lo Specchio della Gloria della Santissima Trinità, l'umanità recupera le virtù perse, si rinnova ad immagine della sua Madre Celeste, si trasfigura e si purifica. Il Cuore Immacolato è la Tenda in cui celebra il Signore, la Sorgente Vitale , il Vangelo Bianco, la Croce trasfigurata, e la Città Reale colma di grazia.
Lei è la Regina dei cuori. La trasfigurazione comincia dall'interno dell'uomo. Maria rompe il patto con il diavolo, rimuove l'ipnosi del peccato e le anime comunicano con Lei. Guardando il Cuore dell'Immacolata ci rinnoviamo dall'interno ed acquisiamo la Luce immacolata in noi stessi – la nascita eterna da lassù: vinciamo così il peccato e il diavolo.
Maria è la Concezione Immacolata e l'Arca
L'Arca della salvezza è una notizia importante degli ultimi tempi. Come una nuova Arca, Maria preventirà molte calamità e proteggerà tutti coloro che saranno devoti e fedeli a Lei.
Ciò non si può dimenticare. In migliaia delle Sue Rivelazioni la Vergine Santissima parla degli ultimi giorni e dei castighi purificativi. La salvezza nei giorni delle calamità viene spiegata da Lei come il rientro nella Sua Arca come il Suo Seno. Il Suo Cuore Immaculato, il Suo Seno e il testamento della verginità devono essere sempre davanti al nostro occhio interno. Lei è la Vergine Eterna , Colei che glorifica la verginità e concepisce immacolatamente, mettendo così la verginità come fondamento della vita futura.
Lourdes. La Madonna dice: “Io sono la Concezione Immacolata ”. San Massimillano Kolbe lo spiega non come “concepita immacolatamente”, ma come la Concezione , come l'Inizio, cioè la Madre che concepisce da lassù dallo Spirito Santo. Colei che ha partorito il Figlio di Dio come Maria Genitrice di Dio per mezzo della Concenzione Immacolata partorisce oggi il Cristo dallo Spirito Santo nell'umanità, che è la continuazione del Vangelo. Come il Vangelo era la continuazione dell'Antico Testamento e fu rivelato da Isaìa (“Questa vergine partorirà in grembo”), così anche il libro profetico del Vangelo, l'Apocalisse di S.Giovanni è la continuazione: “ La Donna è incinta e grida per le doglie e il travaglio del parto ”, cioè la Madonna profetizza sul motivo per cui è mandata in questo mondo: continuare e terminare gli atti di Cristo. Cristo è venuto non solo per compiere una volta l'atto eroico di redenzione nei limiti della dottrina giuridica di Anselmo d'Aosta (XI secolo). Cristo è venuto per manifestare la pienezza della Sapienza Divina e i misteri supremi dell'unzione attraverso il Golgota, per preparare il Regno di Cristo internamente e misteriosamente nei suoi discepoli. E poi preparare anche l'umanità cristiana del futuro, la Teociviltà. Di essere Madre di questa umanità, cioè Colei che partorisce immacolatamente dal Suo Seno-Arca, sua Architettrice e Costruttrice è destinato alla Vergine Santissima. È preferibile chamarLa come profezia dei Suoi nomi venturi la Vergine Eterna , Sofia la Trisapienza Divina , Sofia di Fuoco e la Donna Vestita di Sole, insieme con gli altri Suoi nomi.
La Madonna ora profetizza sui tempi che verranno. Prima di tutto, uno dei segreti della Sua profezia è il fatto che la Sua Parola diventa sempre Carne. Dopodiché a Lei, come all'Architetta del Verbo, è dato di realizzare il piano della Teociviltà. 
Il mistero della nuova nascita spirituale
Maria è la Madre di una nuova vita eterna in Cristo, vita senza peccato che si dà attraverso l'obbedienza al Signore e la discesa dello Spirito Santo. Maria nell'ipostasi della Madre di una nuova vita luminosa in Cristo cancella la vita peccaminosa ed annuncia ai saliti nell'Arca della Nuova Alleanza le nuove prospettive, le nuove possibilità, la nuova Luce e la vita eterna. Lei è la Madre della nuova vita in Cristo. La Madre della nuova nascita spirituale. Senza nascere da lassù non si diventa cristiani. La Santissima Vergine Maria cerca di farci veramente simili a Cristo, di insegnarci la vita senza peccato, di darci una nuova composizione non macchiata dal peccato e di donarci la vita dei figli del Signore nell'obbedienza a Dio, la vita eterna. Guardando il Cuore dell'Immacolata ci rinnoviamo dall'interno ed acquisiamo la Luce immacolata in noi stessi – la nascita eterna da lassù: vinciamo così il peccato e il diavolo.
La Madonna partorisce Cristo dallo Spirito Santo nell'umanità di Cristo
È Colei che portò Cristo in questo mondo nel Nuovo Testamento, oggi partorisce Cristo nella nuova umanità, nella nuova creazione. Nel testamento del Signore dalla Croce: l'umanità viene affidata alla Madonna (“Ecco è il Tuo figlio!”). Lei è la Madre di tutta l'umanità di Cristo, e come madre deve partorire Cristo in noi, oppure partorire noi per Cristo e in Cristo. È la Madre , la Nuova Eva (ancora Tertuliano La vide nel II secolo così) che partorisce la nuova umanità. Da Dio-uomo Cristo Lei partorisce la Dio-umanità. Figlio di Dio è venuto per manifestare l'epoca dello Spirito Santo che è la vita di Cristo e la Sua impressione nella creazione. La traduzione più mistica e spirituale della parola “Cristo” è “Unto”. La Vergine Santissima desidera da Lui, Re degli Unti, generare una nuova spirituale umanità di sole che imitando e seguendo Lui sarà iniziata ai grandi misteri di Dio. Sarà una umanità dei cristi. Ci sono già stati i campioni unici delle Spose di Cristo: Parde Pio, Catherine Doherty, Santa Teresina e gli altri.
L'errore fatale dei giudei, degradati in una sinagoga di satana, come la determinò il Signore nel secondo capitolo dell'Apocalisse, consiste nel fatto che loro hanno chiuso l'Antico Testamento per sempre. Ma Dio dice: “creo tutto nuovo...” Da qui proviene l'errore di molti cristiani: stanno sigillando il Vangelo, mentre l'Apocalisse di Giovanni rivela il mistero dei tempi futuri. La domanda viene imposta così: se ha futuro la fede esterna? Non ha futuro se viene compresa dalle posizioni della veccha sinagoga morente e degradante. Però può averlo se sente la voce di Colui che manda al mondo la Messaggera del Testamento e non lo lascia mai con i suoi messaggeri e lampade.
Maria, Donna Vestita di Sole
Donna Vestita di Sole è l'ipostasi più potente della Madre di Dio, il fuoco della Pentacoste Solare, la grande discesa dello Spirito Santo. È la Vergine apocalittica, vestita di potenza regale con la missione a Lei affidata negli ultimi tempi dal Padre Celeste.
Per la prima volta la rivelazione della Donna Vestita di Sole apparve nel 1531 a Guadelupe. La Donna Vestita di Sole è unica a chi è dato vincere il drago rosso. “ Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine. Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto ”.
“Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi” (Ap., 11:19, 12:1-3)
L'Apparizione di Maria nell'ipostasi della Donna Vestita di Sole significa gli ultimi tempi – Armageddon, dove la Vergine Santissima e l'Arcangelo Michele con i suoi angeli combatteranno il drago rosso e i suoi demoni e vinceranno loro. (Ap., 12:7-9).
Giovanni, veggente di Dio, vede santuario che si è aperto sul cielo. Il Cielo diventa Santuario di Dio popolato dagli angeli e dai Troni della Trinità. Il Santuario diventa Cielo aperto. Il nome ipostatico della Donna Vestita di Sole ha due significati:
•  Il grande segno degli ultimi tempi;
•  la Sua Rivelazione in tutto il mondo.
Perché Dio vuole glorificazione della Madre di Dio?
Città di Tua, 1929: “Dio dà un messaggio in cui vuole che la Vergine Santissima sia glorificata”. Vuole che l'umanità prima guardi su Lei come a una Chiave per convertirsi a Lui. Il quindicesimo mistero del Rosario, l'Incoronazione della Vergine Santissima è la Sua glorificazione dalle tre persone della Trinità: come Figlia del Padre, come Madre del Figlio e come Sposa dello Spirito Santo. Lei è incoronata dalle tre Persone. E poi, viene incoronata dall'umanità. La Nostra Madre Celeste deve essere riconosciuta. La glorificazione della Madre Celeste deve includere anche la continuazione del Rosario tradizionale. Maria è glorificata dalla Trinità ma non è glorificata ancora dall'umanità in quanto Dio è misteriosamente presente nel Suo Cuore Immacolato come nel Tabernacolo, nella Tenda. Ecco perché è importante glorificare la Madonna , non cessare di guardare con il nostro cuore a Lei e, avendosi convertiti, professare se stessi figli Suoi.
Il messaggio del Nuovo Testamento è il fatto che dallo Spirito Santo e dalla Vergine Eterna innocentemente e misteriosamente nacque Cristo il Salvatore. Ma prima bisognava che la Vergine venisse al mondo. Se non ci fosse Vergine, non ci fosse un'eletta, Egli non potrebbe mai nascere. Ecco perché Lei si preparava in nascosto dal mondo. Era preparata dal Padre Celeste come la Sposa per lo Spirito e la Madre per il Figlio. Il Nuovo Testamento era preparato per mezzo di Maria. Lei è la Madre di tutta l'umanità. Dio vuole che l'umanità ritorni nel Suo Seno divinizzata. Per questa intenzione ci viene mandata la Santissima Madre.
I tesori mistici della chiesa
Maria comincia il rinnovamento del mondo rinnovando la chiesa che è il cuore del mondo. Così come il cuore è il centro spirituale dell'uomo, la chiesa è il cuore del corpo mistico di Adamo. Il rinnovamento della chiesa comincia dal sacerdozio. La chiesa è il cuore dell'umanità e il sacerdozio è il cuore della Chiesa, il suo altare. Così come la Terra è al centro di tutte le galattiche e tutti gli universi, la chiesa è al centro della terra. E prima che da Maria nasca l'umanità, da Lei deve nascere la chiesa. Ecco da dove proviene il fenomeno della chiesa di essere nata dalla Madre di Dio.
Quando la chiesa è il corpo mistico di Cristo, secondo l'antica definizione dei padri della Chiesa; era Colei che Gli diede il corpo fisico la genitrice anche del corpo mistico. È il dogma della teologia liturgica ed è il dogma romano-cattolica della “Madre della Chiesa” (Mater Ecclesiae). Bisogna continuare a considerare questo dogma, ma non nei limiti della scolastica razionale, mettendo ovunque solo le Sue statue, bensì riuscire a capirLa come la Madre-Chiesa che partorisce immacolatamente Cristo, la Madre del sacerdozio di Melchisedek.
Sino ad ora Lei è un Tabernacolo, uno spazio dove abita il Signore; Terra Santa, Monte di Sinai, Città di Gerusalemme – nomi legati alla Vergine Santissima come all'Abitazione dello Spirito Santo. Il Signore si consola quando scende nel Santissimo Seno di Lei, ritrovando gioia, pace e rasserenamento.
L'Apostolato nuovo o l'Annuncio del segreto di Maria
È una predica della missione di Maria, del compimento del Suo mistero. “ Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti” (Apoc., 10:7). La rivelazione del segreto di Dio è il punto cruciale, il momento centrale dell'Apocalisse. Alla fine dei tempi si scoprirà un mistero straordinario, predetto ai profeti e rimandato nel suo compimento storico. Questo mistero sarà uguale al mistero dell'incarnazione del Salvatore. In esso si troverà il senso e il tesoro del messaggio di Cristo.
La Sapienza di Dio insegna della grande missione salutare ed corredentiva di Maria, concessa a Lei dalla Santissima Trinità negli ultimi giorni; di Maria come la Giudice misericordiosa del mondo. È necessario un ravvedimento delle pagine della storia cristiana, un rinnovamento dei dogmi, un nuovo sguardo sul sacerdozio, sulla fede, sulla missione dell'Immacolata, sul senso della vita spirituale nel mondo. La chiesa insieme alla Vergine Santissima rinnovata e trasfigurata, rinasce e si trasfigura.
Dio ha voluto di parlare tra la bocca della Madre di Salvezza di tutti. Dio ha munito la Suprema Messaggera con i diritti, titoli e virtù donati al Suo Figlio Divino. Dio ha dato a Maria i diritti illimitati. Dal Figlio a Lei è affidato il giudizio. A chi guarda, costui è invocato e beato. Chi invoca, costui è felice e salvato. Chi ha rifiutato Lei, ha rifiutato la salvezza, ha scelto il destino che nella Sacra Scrittura è chiamato “buio pesto e sofferenza infinita”.
«Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re» (Apoc. 10:11). Perché fu detto a Giovanni apostolo della necessità di un nuovo messaggio alla fine dei tempi? La salvezza per mezzo di Cristo attraverso Maria, la Madre dell'Arca. Quando la decadenza raggiungerà il punto estremo, le iniquità moltiplicheranno e raffredderà l'amore nei cuori per l'umanità, verrà data l'ultima speranza di salvezza: verrà mandata giù Maria. La contemplano gli angeli e la Santissima Trinità. A Lei dovremo guadare e sperare noi.
Questo messaggio, essendo termine della gioia evangelica spirituale, manifesterà una nuova, ultima pagina nella storia cristiana dell'ordine passato e l'inizio del nuovo millennio dell'epoca cristiana, la vittoria della Madonna sopra il diavolo e l'intronamento dei santi.
La Madonna di Ostra Brama

Parola della Chiesa (dal libro di beato Iohann “Arca sui monti”)

Il 24 marzo 2003,
la Madonna Santissima:
"Fino a quando le pecore sulla terra si battono trovandosi chiusi nella stalla, il Pastore soffre. Le chiese sono invitati alla penitenza allorchè celebrino davanti il cielo chiuso, non conoscano Dio né Sua volontà, non possano trasmetterLo agli uomini."
Mi brigo dei destini del mondo
Per Me non esiste né ortodossia, né catolicismo. Mi brigo dei destini del mondo. L’occhio istituzionale finisce il suo tempo di vivere, come una lettera che è contraria allo spirito, lettera cancellata, scorsa. Risvegliatevi, pastori! La realtà del Regno che diventi la vostra realtà. Chiedete per far aprirvi l’udito e lavarvi gli occhi. Andate ad imparare dai veggenti. Venite nell’obbedienza dei profeti. State con la mano protesa davanti alle porte delle scuole mistiche per essere allevati su Dio vero.
Cosa state facendo e di cosa pensate voi? Il mondo perisce. Sono dapertutto iniquità, dissoluzione, satanismo, magia, materialismo, peccato, guerre, mafia.
Ho bisogno delle lampade. Ho bisogno degli esperti in preghiera. Ho bisogno dei zelanti. Ho bisogno di chi piange. Ho bisogno dei strumenti e vasi colmi dello Spirito Santo.
Figli miei, se si radunerebbe insieme tutto ciò che sto dicendo in dieci angoli di terra, simultaneamente su venti troni della Rivelazione. A Debora in Italia meridionale, a Maria-Rosa in Giappone meridionale, al patriarca e profeta Iohann nella Russia centrale, in Africa e a Medjugorje... Dalla Mia Parola si potrebbe comporre i volumi immortali.
Dalla musica della Mia Parola si potrebbe comporre le eterne sinfonie e cantate. Dove è l’orecchio dell’umanità? E dove sono i sacerdoti invitati ad ascoltare Dio nel presente e a seguirLo?
Provate gioia trovandosi nelle Mie sfere
Vi invito a sollevarsi su tutto ciò che è terrestre e materiale, a sconfessare tutto il transitorio, a trascurare le cose che vi trascinano via dalla sublime vocazione, dalla vita eterna, dalla gioia infinita su Dio.
Provate gioia trovandosi nelle Mie sfere. Assaporate la beatitudine del Mio palazzo materno, del Mio Seno celeste che diletta l’orecchio delle schiere degli angeli e degli ordini immortali. O, ritrovate riposo!
Vi supplico, figli Miei, di trascurare il transitorio nel nome dell’eterno, di rifiuitare l’esterno per l’interno, di trascurare le cose istituzionali nella luce del vero della Chiesa.
Diavolo ha innalzato l’esercito intero degli nemici dei Miei Messaggi. Mi odiano i massoni allorché sono penetrati dentro e all’infuori della Chiesa. Mi perseguitano i farisei. La Mia parola inorridisce le forze del nemico, li scosta e semina panico tra di loro.
Dove, dove sono gli asceti dei troni della Rivelazione? Credete voi in Dio vivente?
Dunque, ascoltate ciò che dice Lui oggi e adesso.
Guardate, quanta luce! Che sole splende nell’ora della Mia Rivelazione a Renato Baron in Schio o a Debora in Italia meridionale! Il trono di Hiroshima è annaffiato dalla luce di Rivelazione. Padre Iohann è elevato fin ai cieli. Che cosa Dio potrebbe fare ancora per voi?
Ai sacerdoti
Figli miei, vi invito alla vera fede universale. Vi invito a denunciare il peccato ed iniziare una vita senza vizi, secondo i più perfetti esempi che vi vengono donati da lassù.
La cosa più cara che potete fare oggi è diventare dei preti meravigliosi di Maria. Per la Santissima Trinità loro sono il tesoro più caro.
Miei cari figli, vi invito a lasciare i mestieri del mondo, che passono e non danno quasi niente per la vostra vita eterna, a scegliere la professione più bella, più eterna e saggia sulla terra, che vi da abbondanti privilegi per millenni e milioni d'anni in avanti – la professione del sacerdote dello Spirito Santo, sacerdote di Maria.
Figli miei, Io vi invito a offrirvi in sacrificio per la salvezza del mondo, a fare i voti di verginità eterna. Io prometto che grazie a chiunque faccia voto di verginità e porti la croce posta su di lui, saranno salvate decine se non centinaia di anime.
Figli miei, vi invito a vestirvi con gli abiti della luce. Vi invito a cominciare una nuova vita da asceti. Che i sigilli di Maria risplendino sulla vostra fronte, sui vostri abiti.
Cercate i sacerdoti della luce
Annunciate l'era del Cuore Immacolato! L'era dell'Eucaristia celeste e universale! L'era della Chiesa trionfante! Rinnovate i vostri sigilli, abbiate sete della nuova essenza. Andate verso il mare nuovo della Luce Divina.
L'eucaristia alla Liturgia solenne di Padre Iohann«Io sono la vostra Madre Celeste», lo procmare e chiamo tutta l'umanità a convertirsi e ad ascoltare la Voce di Colei, che è il diletto del Padre, l'amore del Figlio e la dolcissima beatitudine dello Spirito Santo. Talamo immortale, Gioia infinita e Dimora dell'uomo sulla terra! Ritrovate la vostra dimora nel mio Seno. Ritrovate Dio vero nel Mio Cuore. Ritrovate dei padri neimiei sacerdoti. Ritrovate ciò che voi cercavate nella mia Chiesa.
Ritrovate doni e grazie senza fine nei miei scrigni. Venite a Me e riposatevi in Me.
La routine e il vuoto camminano con chi vive la fede istituzionale. Evitateli.
Cercate i sacerdoti della luce. Cercate le lampade della virginità. Aprite i cuori. Riempiteli di voi stessi e annunciate l'universo della Immacolata Concezione. Credete e il Signore vi rafforzerà. Credete che Io sono la Madre che vi genera cosII come Dio vi vuole vedere. Credete che voi avete le forze per vincere il peccato. Ve le dono. Venga la pace nell'umanità. La pace scenda dal mondo celeste. La pace e la nuova, perfetta e santa spiritualità universale.
Cercate la pace. Cercate la vittoria sul peccato.
Cercate la pace e la beatitudine. Cercate la pace della semina del giardino di Cristo nel dentro di voi. Cercate la pace nella consacrazione
nella Croce. Cercate la pace nella vittoria sul peccato. Cercate la pace assaporando la lettura della Divina parola e della preghiera perpetua, non abbandonando il Mio Cuore, il Mio dolcissimo Seno.
Madre della vita dell'umanità
Vi offro Me stessa in sacrificio. Rimango con voi. Lascio gli abitanti del cielo e vengo a voi, figli Miei. In cambio chiedo poco – il vostro sacrificio.
Lasciate passare ciò che è transitorio.
Andate verso la Mia luce. Predicate la vera dottrina su Dio, come Io la rivelo ai miei strumenti e a miei profeti. E che l'immortale giardino dei fiori di Cristo sia piantato in migliaia dei suoi discepoli.
Io vi invito, figli Miei! Risvegliatevi! Abbandonate il mondo! Abbandonate la lussuria! Abbandonate il passato satanico!
Rinnegate voi stessi nel vostro uomo vecchio! Abbiate il desiderio di vivere nella verità e nell'Eterno. Professatemi come la Madre della vita umana che sta con le mani pretese verso di voi.
Venite a Me!
Venite a Me!
Venite a Me!

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Beato Iohann

Beato Iohann

IL SEGRETO MISTICO DELLA CROCE 
(sulla base dei messaggi mariani)

 

Dal primo suo sospiro mortale sulla terra l’uomo porta la croce, piange, grida, sente dolore… Ma gli angeli invidiano noi che soffriamo, sentiamo dolore, ci ammaliamo e moriamo qui sulla terra… E poi risorgiamo a forza della croce e viviamo in eternità.


L’albero della vita, piantato da Dio, è il Talamo Divino dell’unione a Dio. Con la caduta dell’uomo diventò Croce, ecco perché la Croce viene data all’uomo per farlo divinizzarsi e diventare simile a Dio. La Croce è l’Albero della Vita per tutti i mondi e tutta la creazione. Dio creò il mondo tramite la Croce. La Croce è il Re che vivifica. In chi la Croce comincia a fiorire come l’Albero della Vita, costui si associa con la sfera di taumaturgia.

Una tentazione con l’albero del bene e del male?
La legge della Croce era patrimonio interno dell’Albero della Vita. Ma Adamo non riuscì ad apprezzarla. LA LEGGE DELLA CROCE POTEVA ESSERE COMPRESA SOLTANTO ATTRAVERSO STACCAMENTO DA DIO. Il Signore permise all’uomo di staccarsi verso l’albero della morte perché si riveli la Legge della Croce, attraverso l’incarnazione del Figlio di Dio, le Sue sofferenze e la morte, ad Adamo già rinnovato. La Croce si rivelò a lui come divinizzazione mondiale che porta al Certogo (Palazzo Nuziale) della Santissima Trinità.
La destinazione messianica dell’uomo
La destinazione messianica dell’uomo è passare senza timore attraverso pene e la propria croce, data da Dio, che è il talamo di salvezza e divinizzazione. In essa si consiste la vittoria sul diavolo, sulle malattie e sulla morte. Le anime vengono mandate in questo mondo per diventare consacrate alla Croce e allo strastnoe (passionale), e per conoscere l’amore di Dio, che non esiste nemmeno nelle sfere angeliche supreme. Perciò bisogna accettare la Croce.
Gli angeli della Croce
Gli angeli più buoni di tutti gli ordini angelici sono gli angeli della Croce. Sono un’ordine completamente nuovo che esisteva quando il mondo era creato. Con l’aiuto di questi angeli mirabili che fanno nascere la creazione, si effettua il trasferimento dall’ordine Divino in quello umano e dall’eternità nel tempo. Gli angeli della Croce sono uno degli ordini grandissimi che servono di più. Esistono gli ordini che comministrano a Dio, e questi invece servono all’uomo e sono i più buoni e misericordiosi di tutti gli ordini angelici. Fino dal primo suo alito terreno del mortale, l’uomo porta la croce, ecco perché al suo tempo l’Angelo della Croce viene mandato a coloro che la portano, devoti a Dio e unti alla Croce. Gli angeli della Croce vengono sempre dalle anime solitarie sul giaciglio della morte, quando la morte è legata con la scossa infernale.
Gli Angeli elevano l’anima alla croce
Dopo la Risurrezione del Salvatore gli angeli della croce venivano da coloro che viveva il Secondo Golgota, che erano consacrati al mistero di una sofferenza pesantissima. Tutti attorno soffrono, ma all’uomo è dato l’onore di soffrire in Dio. L’uomo stesso non è capace di sopportare una sopranaturale misura dei dolori, senza che fosse stato dato l’aiuto di questi angeli buonissimi.
Il medico primario dell’ospedale manda le infermiere e le suore più buone nelle corsie dove c’è più dolore e sofferenza. Gli ordini misericordiosi celesti, i buonissimi dei buoni, vengono mandati a chi soffre di più sulla terra. Questa è la distribuzione divina.
Gli angeli della croce venivano dai martiri, dai sofferenti per la fede di Cristo e li consolavano, accarezzavano e planavano sopra loro affinché non si svolgesse il passassero all’eternità. Li levavano dalla croce, dando riposo del sabato. Teneramente, in modo soave, gli angeli elevano l’anima sulla croce, le misurano il limite dei dolori, poi ungono con gli olii dell’unzione, perché il dolore diventi sopportabile e porti gioia dall’aver sofferto. È impossibile capire, come si può sentire gioia durante le sofferenze o anche richiamare le quelle più maggiori. Solo gli angeli della croce sono in grado di aiutarci a capirlo.
Il corpo della Croce
Gli angeli creano nell’uomo “un corpo spirituale della croce”, uno dei 12 corpi spirituali immortali, donati all’uomo per la vita nell’eternità. È un corpo particolare, quello della vocazione di soffrire che non è sensibile né al peccato, né alla morte. Dio creò l’uomo come la croce, e su questa croce è crocifisso per l’amore. La croce invece ci fa diventare capaci di sopportare il dolore, essere ultraresistente, attraverso questo si crea il corpo della Croce. Ai martiri veniva dato un corpo della croce assolutamente particolare. Il monsignore Serafim Romanov aveva il corpo della croce. A cinque chilometri dalla città di Perm, nel 1918, i comunisti volevano scelleratamente assassinarlo. Qualche sparo, ma le pallottole non davano alcun effetto: aveva forza la legge della Croce e le pallottole passavano di fianco.
Attraverso l’azione della croce, attraverso la crocifissione della nostra sostanza decrepita si svolge in noi la nascita dei corpi immortali.
La schiavitù alla croce
Il cielo richiama gli unti della Croce a diventare schiavi della croce e lodare il Signore, e la Croce bianca che scende dal Regno Divino e approvata per il terzo millennio loderà coloro che amano e donerà la corona bianca. Lo schiavo della croce fa il patto con la Croce, in modo che ci fosse l’Iddio stesso. Questo vuol dire che colui chi fa questo patto si impegna a sopportare silenziosamente e con gratitudine tutto ciò che la Trisapienza Divina della Croce gli manda, e la Croce, come risposta promette di essere proporzionata, sopportabile e di donare un rafforzo particolare. Lo schiavo della croce promette che la croce sia la sua maestra, la sua guida misurata dall’eternità, la sua messaggera e la sua regina, la ragione della sua esistenza che lo unisce con il cielo e i santi. Davanti alla croce deve accettare tutte le circostanze con ubbidienza, come il dovuto, senza protestare e ribellarsi, con gratitudine, qualunque cosa accada, anche se ciò fosse difficilissimo.
L’ubbidienza davanti alla croce manifesta la vera mansuetudine e la genuina povertà di spirito. Ma la mansuetudine sola non basta. Bisogna non soltanto con ubbidienza, ma con gioia e gratitudine accettare le circostanze, a volte pesantissime, che sono ammesse dalla Trisapienza Divina. 
http://www.ita.johnbereslavsky.com/ioan.htm

quarta-feira, 22 de outubro de 2014

Solemne Santa Misa Tridentina Pontifical : en el Santuario Nacional de Mátraverebély-Szentkút (Hungría), en San Pablo, Minnesota (EE.UU.), en Christchurch (Nueva Zelanda)

Confirmaciones tradicionales y Santa Misa Tridentina Pontifical de la fiesta de San Lucas Evangelista en Christchurch (Nueva Zelanda)

Anteayer, sábado 18 de octubre, fiesta de San Lucas Evangelista, S. E. Mons. Basil Meeking, obispo emérito de Christchurch, administró el sacramento de la Confirmación a cinco jóvenes, en el Rito Romano tradicional, en la Capilla de la Misa en Latín de la diócesis de Christchurch (Nueva Zelanda). Después de las confirmaciones, Mons. Basil Meeking ofició la Santa Misa Tridentina Pomtifical, y a continuación distribuyó certificados a aquellos a quienes había impartido el sacramento. Fotos: Dña. Felicity Markholm. Redentoristas Transalpinos.

BENTO XVI: Esta atracção por Deus, que o próprio Deus colocou no homem, é a alma da oração



PAPA BENTO XVI
AUDIÊNCIA GERAL
Praça de São Pedro
Quarta-feira, 11 de Maio de 2011

O homem em oração (2)
Queridos irmãos e irmãs,
Hoje gostaria de continuar a meditar sobre o modo como a oração e o sentido religioso fazem parte do homem, ao longo de toda a sua história.
Vivemos numa época em que são evidentes os sinais do secularismo. Deus parece ter desaparecido do horizonte de várias pessoas ou ter-se tornado uma realidade diante da qual o homem permanece indiferente. Mas, vemos ao mesmo tempo muitos sinais que nos indicam um despertar do sentido religioso, uma redescoberta da importância de Deus para a vida do homem, uma exigência de espiritualidade, de superar uma visão puramente horizontal, material da vida humana. Olhando para a história recente, malogrou a previsão de quem, desde a época do Iluminismo, preanunciava o desaparecimento das religiões e exaltava uma razão absoluta, separada da fé, uma razão que teria esmagado as trevas dos dogmatismos religiosos e dissolvido o «mundo do sagrado», restituindo ao homem a sua liberdade, a sua dignidade e a sua autonomia de Deus. A experiência do século passado, com as duas trágicas guerras mundiais, pôs em crise aquele progresso que a razão autónoma, o homem sem Deus parecia poder garantir.
Catecismo da Igreja Católica afirma: «Pela criação, Deus chama todos os seres do nada à existência... Mesmo depois de, pelo pecado, ter perdido a semelhança com Deus, o homem continua a ser à imagem do seu Criador. Conserva o desejo d’Aquele que o chama à existência. Todas as religiões testemunham esta busca essencial do homem» (n. 2566). Poderíamos dizer — como demonstrei na última catequese — que não houve qualquer grande civilização, desde os tempos mais longínquos até aos nossos dias, que não tenha sido religiosa.
O homem é religioso por sua natureza, é homo religiosus como é homo sapiens homo faber: «O desejo de Deus — afirma ainda o Catecismo — está inscrito no coração do homem, porque o homem foi criado por Deus e para Deus» (n. 27). A imagem do Criador está impressa no seu ser, e ele sente a necessidade de encontrar uma luz para dar uma resposta às interrogações que dizem respeito ao sentido profundo da realidade; resposta que ele não pode encontrar em si mesmo, no progresso, na ciência empírica. O homo religiosus não emerge só dos mundos antigos, mas atravessa toda a história da humanidade. A este propósito, o rico terreno da experiência humana viu surgir diversificadas formas de religiosidade, na tentativa de responder ao desejo de plenitude e de felicidade, à necessidade de salvação, à busca de sentido. O homem «digital», como o das cavernas, procura na experiência religiosa os caminhos para superar a sua finitude e para assegurar a sua precária aventura terrena. De resto, a vida sem um horizonte transcendente não teria um sentido completo, e a felicidade, para a qual todos nós tendemos, está projectada espontaneamente para o futuro, para um amanhã que ainda se deve realizar. O Concílio Vaticano II, na Declaração Nostra aetatesublinhou-o sinteticamente: «Os homens esperam das diversas religiões uma resposta aos mais árduos problemas da condição humana que, hoje como outrora, continuam a perturbar profundamente os seus corações: o que é o homem [— quem sou eu? —], qual o sentido e o fim da nossa vida, o que é o bem e o que é o pecado, qual é a origem e a finalidade do sofrimento, qual é o caminho para se obter a verdadeira felicidade, o que é a morte, o julgamento e a recompensa que se lhe hão-de seguir, e qual é, finalmente, aquele derradeiro e inefável mistério que envolve a nossa existência: donde partimos e para onde vamos?» (n. 1). O homem sabe que não pode responder sozinho à sua necessidade fundamental de compreender. Por mais que se tenha iludido e que ainda se iluda que é auto-suficiente, contudo ele faz a experiência de que não é suficiente a si mesmo. Tem necessidade de se abrir ao outro, a algo ou a alguém que possa doar-lhe quanto lhe falta, deve sair de si mesmo rumo Àquele que é capaz de satisfazer a amplidão e a profundidade do seu desejo.
O homem tem em si uma sede de infinito, uma saudade de eternidade, uma busca de beleza, um desejo de amor, uma necessidade de luz e de verdade, que o impelem rumo ao Absoluto; o homem tem em si o desejo de Deus. E o homem sabe, de qualquer modo, que pode dirigir-se a Deus, sabe que lhe pode rezar. S. Tomás de Aquino, um dos maiores teólogos da história, define a oração «expressão do desejo que o homem tem de Deus». Esta atracção por Deus, que o próprio Deus colocou no homem, é a alma da oração, que depois se reveste de muitas formas e modalidades, segundo a história, o tempo, o momento, a graça e até o pecado de cada orante. Com efeito, a história do homem conheceu várias formas de oração, porque ele desenvolveu diversas modalidades de abertura ao Outro e ao Além, a tal ponto que podemos reconhecer a oração como uma experiência presente em cada religião e cultura.
Com efeito, estimados irmãos e irmãs, como vimos na quarta-feira passada, a oração não está ligada a um contexto particular, mas encontra-se inscrita no coração de cada pessoa e de cada civilização. Naturalmente, quando falamos da oração como experiência do homem enquanto tal, do homo orans, é necessário ter presente que ela é uma atitude interior, e não só uma série de práticas e fórmulas, um modo de ser diante de Deus, e não só o cumprir gestos de culto ou o pronunciar palavras. A oração tem o seu centro e afunda as suas raízes no mais profundo da pessoa; por isso não é facilmente decifrável e, pelo mesmo motivo, pode estar sujeita a mal-entendidos e a mistificações. Também neste sentido podemos entender a expressão: rezar é difícil. Com efeito, a oração é o lugar por excelência da gratuidade, da tensão para o Invisível, o Inesperado e o Inefável. Por isso, a experiência da oração é para todos um desafio, uma «graça» a invocar, um dom d’Aquele ao qual nos dirigimos.
Na oração, em cada época a história, o homem considera-se a si mesmo e a sua situação diante de Deus, a partir de Deus e em vista de Deus, e experimenta que é criatura carente de ajuda, incapaz de alcançar sozinho o cumprimento da própria existência e da própria esperança. O filósofo Ludwig Wittgenstein recordava que «rezar significa sentir que o sentido do mundo está fora do mundo». Na dinâmica desta relação com quem dá sentido à existência, com Deus, a oração tem uma das suas expressões típicas no gesto de se pôr de joelhos. É um gesto que contém em si uma ambivalência radical: com efeito, posso ser obrigado a pôr-me de joelhos — condição de indigência e de escravidão — mas posso também inclinar-me espontaneamente, declarando o meu limite e, portanto, o facto de que tenho necessidade de Outro. A Ele declaro que sou frágil, necessitado, «pecador». Na experiência da oração, a criatura humana exprime toda a consciência de si, tudo o que consegue captar da própria existência e, ao mesmo tempo, dirige-se inteiramente para o Ser diante do qual se encontra, orienta a própria alma para aquele Mistério do qual espera o cumprimento dos desejos mais profundos e a ajuda para superar a indigência da própria vida. Neste olhar para o Outro, neste dirigir-se «para além» está a essência da oração, como experiência de uma realidade que supera o sensível e o contingente.
Todavia, só no Deus que se revela encontra pleno cumprimento a busca do homem. A oração, que é a abertura e elevação do coração a Deus, torna-se assim relação pessoal com Ele. E mesmo que o homem se esqueça do seu Criador, o Deus vivo e verdadeiro não cessa de chamar primeiro o homem ao misterioso encontro da oração. Como afirma o Catecismo:«Na oração, é sempre o amor do Deus fiel a dar o primeiro passo; o passo do homem é sempre uma resposta. À medida que Deus se revela e revela o homem a si mesmo, a oração surge como um apelo recíproco, um drama de aliança. Através das palavras e dos actos, este drama compromete o coração e manifesta-se ao longo de toda a história da salvação» (n. 2567).
Caros irmãos e irmãs, aprendamos a deter-nos em maior medida diante de Deus, de Deus que se revelou em Jesus Cristo, aprendamos a reconhecer no silêncio, no íntimo de nós mesmos, a sua voz que nos chama e nos reconduz à profundidade da nossa existência, à fonte da vida, à nascente da salvação, para nos fazer ir além do limite da nossa vida e abrir-nos à medida de Deus, à relação com Ele, que é Amor infinito. Obrigado!


terça-feira, 21 de outubro de 2014

BENEDICTO XVI: pidamos pues al Señor que ilumine nuestra mente y nuestro corazón para que la relación con él en la oración sea cada vez más intensa, afectuosa y constante. Digámosle una vez más: «Señor, enséñanos a orar»




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BENEDICTO XVI
AUDIENCIA GENERAL
Plaza de San Pedro
Miércoles 4 de mayo de 2011

El hombre en oración
Queridos hermanos y hermanas:
Hoy quiero comenzar una nueva serie de catequesis. Después de las catequesis sobre los Padres de la Iglesia, sobre los grandes teólogos de la Edad Media, y sobre las grandes mujeres, ahora quiero elegir un un tema que nos interesa mucho a todos: es el tema de la oración, de modo específico de la cristiana, es decir, la oración que Jesús nos enseñó y que la Iglesia sigue enseñándonos. De hecho, es en Jesús en quien el hombre se hace capaz de unirse a Dios con la profundidad y la intimidad de la relación de paternidad y de filiación. Por eso, juntamente con los primeros discípulos, nos dirigimos con humilde confianza al Maestro y le pedimos: «Señor, enséñanos a orar» (Lc 11, 1).
En las próximas catequesis, acudiendo a las fuentes de la Sagrada Escritura, la gran tradición de los Padres de la Iglesia, de los maestros de espiritualidad y de la liturgia, queremos aprender a vivir aún más intensamente nuestra relación con el Señor, casi una «escuela de oración». En efecto, sabemos bien que la oración no se debe dar por descontada: hace falta aprender a orar, casi adquiriendo siempre de nuevo este arte; incluso quienes van muy adelantados en la vida espiritual sienten siempre la necesidad de entrar en la escuela de Jesús para aprender a orar con autenticidad. La primera lección nos la da el Señor con su ejemplo. Los Evangelios nos describen a Jesús en diálogo íntimo y constante con el Padre: es una comunión profunda de aquel que vino al mundo no para hacer su voluntad, sino la del Padre que lo envió para la salvación del hombre.
En esta primera catequesis, como introducción, quiero proponer algunos ejemplos de oración presentes en las antiguas culturas, para poner de relieve cómo, prácticamente siempre y por doquier, se han dirigido a Dios.
Comienzo por el antiguo Egipto, como ejemplo. Allí un hombre ciego, pidiendo a la divinidad que le restituyera la vista, atestigua algo universalmente humano, como es la pura y sencilla oración de petición hecha por quien se encuentra en medio del sufrimiento, y este hombre reza: «Mi corazón desea verte... Tú que me has hecho ver las tinieblas, crea la luz para mí. Que yo te vea. Inclina hacia mí tu rostro amado» (A. Barucq – F. Daumas, Hymnes et prières de l’Egypte ancienne, París 1980, trad. it. en Preghiere dell’umanità, Brescia 1993,p. 30). «Que yo te vea»: aquí está el núcleo de la oración.
En las religiones de Mesopotamia dominaba un sentido de culpa arcano y paralizador, pero no carecía de esperanza de rescate y liberación por parte de Dios. Así podemos apreciar esta súplica de un creyente de aquellos antiguos cultos, que dice así: «Oh Dios, que eres indulgente incluso en la culpa más grave, absuelve mi pecado... Mira, Señor, a tu siervo agotado, y sopla tu aliento sobre él: perdónalo sin dilación. Aligera tu castigo severo. Haz que yo, liberado de los lazos, vuelva a respirar; rompe mi cadena, líbrame de las ataduras» (M.-J. Seux, Hymnes et prières aux Dieux de Babylone et d’Assyrie, París 1976, trad. it. enPreghiere dell’umanità, op. cit., p. 37). Estas expresiones demuestran que el hombre, en su búsqueda de Dios, ha intuido, aunque sea confusamente, por una parte su culpa y, por otra, aspectos de misericordia y de bondad divina.
En el seno de la religión pagana de la antigua Grecia se produce una evolución muy significativa: las oraciones, aunque siguen invocando la ayuda divina para obtener el favor celestial en todas las circunstancias de la vida diaria y para conseguir beneficios materiales, se orientan progresivamente hacia peticiones más desinteresadas, que permiten al hombre creyente profundizar su relación con Dios y ser mejor. Por ejemplo, el gran filósofo Platón refiere una oración de su maestro, Sócrates, considerado con razón uno de los fundadores del pensamiento occidental. Sócrates rezaba así: «Haz que yo sea bello por dentro; que yo considere rico a quien es sabio y que sólo posea el dinero que puede tomar y llevar el sabio. No pido más» (Opere I. Fedro 279c, trad. it. P. Pucci, Bari 1966). Quisiera ser sobre todo bello por dentro y sabio, y no rico de dinero.
En esas excelsas obras maestras de la literatura de todos los tiempos que son las tragedias griegas, todavía hoy, después de veinticinco siglos, leídas, meditadas y representadas, se encuentran oraciones que expresan el deseo de conocer a Dios y de adorar su majestad. Una de ellas reza así: «Oh Zeus, soporte de la tierra y que sobre la tierra tienes tu asiento, ser inescrutable, quienquiera que tú seas —ya necesidad de la naturaleza o mente de los hombres—, a ti dirijo mis súplicas. Pues conduces todo lo mortal conforme a la justicia por caminos silenciosos» (Eurípides, Las Troyanas, 884-886, trad. it. G. Mancini, en Preghiere dell’umanitàop. cit., p. 54). Dios permanece un poco oculto, y aún así el hombre conoce a este Dios desconocido y reza a aquel que guía los caminos de la tierra.
También entre los romanos, que constituyeron el gran imperio en el que nació y se difundió en gran parte el cristianismo de los orígenes, la oración, aun asociada a una concepción utilitarista y fundamentalmente vinculada a la petición de protección divina sobre la vida de la comunidad civil, se abre a veces a invocaciones admirables por el fervor de la piedad personal, que se transforma en alabanza y acción de gracias. Lo atestigua un autor del África romana del siglo ii después de Cristo, Apuleyo. En sus escritos manifiesta la insatisfacción de los contemporáneos respecto a la religión tradicional y el deseo de una relación más auténtica con Dios. En su obra maestra, titulada Las metamorfosis, un creyente se dirige a una divinidad femenina con estas palabras: «Tú sí eres santa; tú eres en todo tiempo salvadora de la especie humana; tú, en tu generosidad, prestas siempre ayuda a los mortales; tú ofreces a los miserables en dificultades el dulce afecto que puede tener una madre. Ni día ni noche ni instante alguno, por breve que sea, pasa sin que tú lo colmes de tus beneficios» (Apuleyo de Madaura, Metamorfosis IX, 25, trad. it. C. Annaratone, en Preghiere dell’umanitàop. cit., p. 79).
En ese mismo tiempo, el emperador Marco Aurelio —que también era filósofo pensador de la condición humana— afirma la necesidad de rezar para entablar una cooperación provechosa entre acción divina y acción humana. En su obra Recuerdos escribe: «¿Quién te ha dicho que los dioses no nos ayudan incluso en lo que depende de nosotros? Comienza, por tanto, a rezarles y verás» (Dictionnaire de spiritualitè XII/2, col. 2213). Este consejo del emperador filósofo fue puesto en práctica efectivamente por innumerables generaciones de hombres antes de Cristo, demostrando así que la vida humana sin la oración, que abre nuestra existencia al misterio de Dios, queda privada de sentido y de referencia. De hecho, en toda oración se expresa siempre la verdad de la criatura humana, que por una parte experimenta debilidad e indigencia, y por eso pide ayuda al cielo, y por otra está dotada de una dignidad extraordinaria, porque, preparándose a acoger la Revelación divina, se descubre capaz de entrar en comunión con Dios.
Queridos amigos, en estos ejemplos de oraciones de las diversas épocas y civilizaciones se constata la conciencia que tiene el ser humano de su condición de criatura y de su dependencia de Otro superior a él y fuente de todo bien. El hombre de todos los tiempos reza porque no puede menos de preguntarse cuál es el sentido de su existencia, que permanece oscuro y desalentador si no se pone en relación con el misterio de Dios y de su designio sobre el mundo. La vida humana es un entrelazamiento de bien y mal, de sufrimiento inmerecido y de alegría y belleza, que de modo espontáneo e irresistible nos impulsa a pedir a Dios aquella luz y aquella fuerza interiores que nos socorran en la tierra y abran una esperanza que vaya más allá de los confines de la muerte. Las religiones paganas son una invocación que desde la tierra espera una palabra del cielo. Uno de los últimos grandes filósofos paganos, que vivió ya en plena época cristiana, Proclo de Constantinopla, da voz a esta espera, diciendo: «Inconoscible, nadie te contiene. Todo lo que pensamos te pertenece. De ti vienen nuestros males y nuestros bienes. De ti dependen todos nuestros anhelos, oh Inefable, a quien nuestras almas sienten presente, elevando a ti un himno de silencio» (Hymni, ed. E. Vogt, Wiesbaden 1957, en Preghiere dell’umanitàop. cit., p. 61).
En los ejemplos de oración de las diversas culturas, que hemos considerado, podemos ver un testimonio de la dimensión religiosa y del deseo de Dios inscrito en el corazón de todo hombre, que tienen su cumplimiento y expresión plena en el Antiguo y en el Nuevo Testamento. La Revelación, en efecto, purifica y lleva a su plenitud el originario anhelo del hombre a Dios, ofreciéndole, en la oración, la posibilidad de una relación más profunda con el Padre celestial.
Al inicio de nuestro camino «en la escuela de la oración», pidamos pues al Señor que ilumine nuestra mente y nuestro corazón para que la relación con él en la oración sea cada vez más intensa, afectuosa y constante. Digámosle una vez más: «Señor, enséñanos a orar» (Lc 11, 1).