quarta-feira, 1 de julho de 2015

La ruptura con la Tradición. Martin Mosebach.

La ruptura con la Tradición. Martin Mosebach.

Republico una entrada del 2010 sobre un texto de Martin Mosebach
1.- La ruptura con la Tradición. Martin Mosebach.
La reforma de la Misa hecha por Pablo VI después del Concilio Vaticano Segundo representa un evento único en la historia de la Iglesia. Nunca antes había la Iglesia prohibido un rito antiguo, nunca antes había ella, como lo declaró el Cardenal Ratzinger, colocado un “rito fabricado” en el lugar de uno tradicional. El rito establecido en la Iglesia Occidental antes de 1968 no es en ninguna medida “Tridentino”, lo que significa, una creación del Concilio de Trento, como mucho lo han definido erróneamente, sino que puede en su esencia ser trazado hasta Gregorio Magno. El rito del Papa y de la Ciudad de Roma fue declarado obligatorio para la Iglesia Universal cuando, en el inicio de la Reforma, elementos heréticos comenzaron a infiltrarse en muchos ritos parroquiales. El concilio de Trento, de todas formas,hizo de este rito el sujeto de intensas investigaciones. En conformidad, reconoció que este rito no contenía elementos sin importancia o presindibles: todo en el estaba minuciosamente entretejido y conectado intrínsecamente.
La liturgia era un organismo viviente del cual sus partes no podían ser removidas o sustituidas como bloques constructivos, sin dañar el todo. Este organismo no era otra cosa que un ícono de la Encarnación. Así como en todas las otras religiones antiguas, el ritual Cristiano también tenía la tarea de hacer presente a la deidad, la vieja Misa envolvía la presencia del Dios Encarnado quien, en el Sacramento, de nuevo se hacía carne, nacía, moría y resucitaba de entre los muertos. Conforme a las más antiguas fuentes teológicas, que sobreviven inquebrantadas en la Ortodoxia, no era la Ultima Cena del Jueves Santo,, sino primeramente el sacrificio en la Cruz el cual estaba presente en la Misa.
Recientemente después de su fallecimiento, la ideología de la secularización ha penetrado a la iglesia en varios disfraces. Conceptos como el pecado, la culpa, el sacrificio y la salvación, han venido a asemejarse al residuo de una religión vestida barbáricamente que causa solo vergüenza en una sociedad sofisticada, el Sacramento Tradicional fue reinterpretado como una conmemorativa fracción del pan por la comunidad, que nos trae la paz. Ha existido una irresoluta contradicción en la iglesia desde entonces: La doctrina Papal promulga incesantemente el punto de vista tradicional del Sacramento de la Eucaristía, mientras que la práctica, que siempre tiene más peso que las enseñanzas, se ha apartado menos o más de la enseñanza de siglos atrás y creado una mentalidad enteramente nueva entre los fieles.
Si el Magisterio Papal es vago en su deber a la Historia de la Iglesia como un todo, por su constante falla de aplicar su doctrina como práctica de la Iglesia Universal, los resultados destructivos de esta contradicción pronto se mostrará.

L’obiettivo finale è sempre Roma (di Roberto de Mattei)


L’obiettivo finale è sempre Roma

isis-prossima-fermata-roma(di Roberto de Mattei) La prima decapitazione islamica sul suolo europeo dai tempi della battaglia di Vienna (1683) è avvenuta, il 26 giugno 2015, mentre il “campione” dell’Occidente, Barack Obama, celebrava trionfalmente la legalizzazione dei “matrimoni” omosessuali imposta dalla Corte suprema degli Stati Uniti in tutti gli Stati dell’Unione.
Esattamente vent’anni prima, il 21 giugno 1995, venne ufficialmente inaugurata la moschea islamica di Roma, la più grande d’Europa, presentata come centro di dialogo ecumenico e di pace religiosa. L’unica voce di protesta che si levò in Italia fu quella del Centro Culturale Lepanto, che promosse un rosario di riparazione presso la chiesa di San Luigi Gonzaga, adiacente alla moschea, e in un comunicato definì la costruzione del centro islamico nel cuore della Città Eterna come «un atto simbolico di gravità inaudita. Roma è il centro della Fede cattolica: l’Islam nega alle radici le verità fondamentali della nostra fede e si propone di impiantare sui resti di quella che fu la Civiltà cristiana occidentale il suo dominio universale».
In quella stessa epoca, tra il 1992 e il 1995, si svolgeva la guerra etnica e religiosa di Bosnia, la prima guerra mediatica dell’epoca moderna, ma anche la più travisata dai media. La versione politicamente corretta del conflitto offriva l’immagine di un governo prevalentemente musulmano, ma di fatto multiculturale, assediato da nazionalisti radicali, croati e serbi, decisi ad annientare i musulmani in Bosnia.
La verità ignorata era che la Bosnia fu il primo fronte della Jihad globale di al-Qa’ida, il primo evento internazionale da cui l’Islam trasse un enorme beneficio. John R. Schindler, un analista americano che trascorse quasi un decennio nell’area balcanica, ha svolto di quella guerra una penetrante analisi (Unholy Terror: Bosnia, Al-Qa’ida, and the Rise of Global Jihad, Zenith Press, St Paul, Minnesota 2007), che coincide in molti punti con quella dello studioso di geopolitica Alexandre Del Valle (Guerres contre l’Europe, Edition des Syrtes, Paris 2000).
Fu negli anni Novanta, in Bosnia, che al-Qa’ida, divenne la multinazionale del jihad, sotto la guida di Osama Bin Laden e dei suoi mujaheddin. L’Arabia Saudita, che aveva pagato con trentacinque milioni di dollari la costruzione della moschea di Roma, ne spese centinaia per finanziare i combattenti della guerriglia islamica, incoraggiando i giovani musulmani di tutto il mondo a intraprendere la guerra santa in Europa. Il primo atto della Bosnia indipendente, che restava un paese a maggioranza cristiana, fu l’adesione all’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), che raccoglie 57 Paesi di religione musulmana, uniti dal fine di propagare lasharī’a nel mondo.
Fin da allora appariva chiaro come l’Islam si muoveva secondo due linee strategiche. La linea “dolce” puntava sulla islamizzazione della società attraverso la rete delle moschee, che costituiscono un centro di propaganda politica e religiosa, ma anche di reclutamento militare, come quella di Milano, in viale Jenner, che fungeva da base operativa per far giungere uomini, denaro e armi in Bosnia. Espressione di questa strategia di espansione «gramsciana» sono i Fratelli Musulmani, fondati da Hasan al-Banna nel 1928, un movimento, come ricorda Magdi Allam, che «promuove l’islamizzazione della società a partire dal basso, tramite il controllo delle moschee, dei centri culturali islamici, delle scuole coraniche, di enti caritatevoli e di istituti finanziari» (Kamikaze made in Europe, Mondadori, Milano 2005, p. 22).
A questa linea strategica “dolce”, si affianca, ma non si contrappone, quella “leninista”, dell’islamismo radicale, che vuole giungere all’egemonia mondiale attraverso gli strumenti della guerra e del terrorismo. Questa linea dura ha visto negli ultimi anni il passaggio da al-Qa’idaall’Isis, uno Stato islamico che si estende dalle periferie di Aleppo, in Siria, a quelle di Baghdad, in Iraq, e ha come mèta dichiarata la ricostituzione di quel califfato universale che, come ha spiegato fin dagli anni Novanta la principale studiosa dell’Islam, Bat Ye’Or, non è il sogno dei fondamentalisti, ma l’obiettivo di ogni vero musulmano.
Le diverse linee strategiche dell’Islam convergono oggi in un medesimo progetto globale di conquista. Nell’atto di fondazione del califfato jihadista, la predica dalla moschea di Mosul, del 4 luglio 2014, Abu Bakr al Baghdadi, ha chiamato tutti i musulmani a unirsi a lui: se lo faranno, ha promesso, l’Islam arriverà fino a Roma e dominerà l’orbe terracqueo. Nei video diffusi dall’Isis appare la bandiera nera del califfato che sventola sul Vaticano, il Colosseo in fiamme e un mare di sangue che lo sommerge. Infine, l’annuncio del califfato libico, «siamo a sud di Roma», mentre Abu Muhammed al Adnani, portavoce dello Stato islamico dell’Iraq e della Grande Siria, annuncia: «Conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne».
Lo stesso obiettivo è annunciato da oltre dieci anni dal principale esponente dei Fratelli Musulmani, l’imam Yusuf al Qaradawi che in una fatwa promulgata il 27 febbraio 2005, ha dichiarato che «alla fine, l’Islam governerà e sarà il padrone di tutto il mondo. Uno dei segni della vittoria sarà che Roma verrà conquistata, l’Europa verrà occupata, i cristiani saranno sconfitti e i musulmani aumenteranno e diventeranno una forza che controllerà tutto il continente europeo».
Yusuf Qaradawi che, dopo aver guidato la “primavera araba” egiziana, è stato condannato a morte in contumacia dalla Corte d’Assise del Cairo il 16 giugno di quest’anno, è il presidente delEuropean Council for Fatwa and Research, con sede a Dublino, punto di riferimento teologico delle organizzazioni islamiche legate ai Fratelli musulmani. Le sue idee diffuse attraverso il canale satellitare Al Jazeera, influenzano larga parte dell’Islam contemporaneo. Per i Fratelli Musulmani, come per l’Isis, l’obiettivo finale non è Parigi o New York, ma la città di Roma, centro dell’unica religione che, fin dalla sua nascita, l’Islam vuole annientare. Il vero nemico non sono gli Stati Uniti o lo Stato di Israele, che non esistevano quando l’Islam arrivò alle porte di Vienna, nel 1683, ma la Chiesa cattolica e la Civiltà cristiana, di cui la religione di Maometto rappresenta una diabolica parodia.
Oggi però, da Roma, non risuonano le parole con cui san Pio V e il Beato Innocenzo XI incitarono alla Guerra Santa e arrestarono la marcia conquistatrice dell’Islam a Lepanto e a Vienna. E se Papa Francesco condivide le parole del Primo Ministro Inglese David Cameron secondo cui gli attentati del 26 giugno non sono nel nome dell’Islam, perché l’Islam è una religione di pace, la battaglia, sul piano umano, può dirsi perduta.
La risposta dell’Occidente alle proclamazioni e ai gesti di guerra dell’Islam sembra essere riassunta dall’hashtag LoveWins, con cui la lobby omosessualista inonda twitter e facebook. L’inversione di valori che questo messaggio esprime è destinata a capovolgersi nel contrario di ciò che afferma: non la vittoria, ma la schiavitù, come destino di un mondo che rinnega la sua fede e capovolge i princìpi dell’ordine naturale.
Eppure nulla è irreversibile nella storia. Un altro hahstag meriterebbe di diffondersi come una silenziosa, ma travolgente parola d’ordine sui social network: in hoc Signo vinces, l’insegna che era impressa sulla bandiera di Costantino a Saxa Rubra e che contiene la storia dei secoli futuri, quando gli uomini corrispondono alla Grazia divina. L’aiuto del Cielo non manca mai quando ci sono uomini di buona volontà che combattono affinché la Croce di Cristo vinca e regni nelle anime e nella società intera. Ci sono ancora questi uomini in Occidente? (Roberto de Mattei)
http://www.corrispondenzaromana.it/lobiettivo-finale-e-sempre-roma/

Regolamento di vita Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey


Regolamento di vita

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Utile anche ai semplici fedeli che vogliano santificarsi nel mondo, questa regola è più specialmente necessaria ai membri di comunità e ai sacerdoti che vivono nel ministero.

Giova non solo alla santificazione nostra ma anche alla santificazione del prossimo.

559. 1° Utilità per la santificazione nostra.

Per santificarsi è necessario utilizzare bene il tempo, rendere soprannaturali le proprie azioni e seguire un certo programma di perfezione.

Ora una regola di vita, ben concertata col direttore, ci procura questo triplice vantaggio.

A ) Ci fa utilizzar meglio il tempo.

Confrontiamo infatti la vita d'una persona che segue una regola di vita e quella d'un’altra che non ne ha.

a ) Senza si spreca fatalmente molto tempo:

1) nascono infatti allora esitazioni su ciò che sia meglio fare; s'impiega tempo a deliberare, a pesare il pro ed il contro, e poiché per molte cose non si trova ragion decisiva, si può rimanere incerti; onde, prendendo la natura il sopravvento, si è esposti a lasciarsi trascinare dalla curiosità, dal piacere o dalla vanità.

2) Si trasanda pure facilmente un certo numero di doveri: non essendosi previsto né determinato il momento e il luogo favorevole di adempiere cotesti doveri, se ne omettono alcuni perché non si trova più il tempo di farli.

3) Tali negligenze rendono incostanti: uno fa ora un vigoroso sforzo per ripigliarsi e ora si abbandona alla naturale indolenza, appunto perché non si ha una regola fissa per correggere l'incostanza della natura.

560. b ) Invece con un ben determinato regolamento si risparmia molto tempo:

1) Non più esitazioni: si sa esattamente ciò che si deve fare e quando; se non si riesce a fissar l'orario in modo matematico, almeno si sono posti dei punti fermi e fissati, dei principii sugli esercizi di pietà, sul lavoro, sulle ricreazioni, ecc

2) Non più l'imprevisto o almeno poca cosa: perché, anche per le circostanze straordinarie che possono capitare, si è già determinato quali esercizi si possono abbreviare, e come vi si può supplire con altre pratiche; in ogni caso, cessando l'imprevisto, si ritorna immediatamente alla regola.

3) Non più incostanza, perché il regolamento ci sollecita a far sempre ciò che è prescritto ogni giorno e nelle principali ore del giorno.

Si formano così buone abitudini che danno stabile ordine alla nostra vita e ne assicurano la perseveranza; i nostri giorni diventano giorni pieni, pieni di opere buone e di meriti.

561. B ) La regola ci aiuta a rendere soprannaturali tutte le nostre azioni.

a) Infatti vengono tutte fatte per obbedienza; onde questa virtù aggiunge lo speciale suo merito al merito proprio di ogni atto virtuoso.

In questo senso vale il detto che vivere secondo la regola è vivere per Dio, perché è fare costantemente la santa sua volontà.

Vi è pure in questa fedeltà alla regola un innegabile valore educativo: in cambio del capriccio e del disordine, che tendono a prevalere in una vita mal regolata, prendono il sopravvento la volontà e il dovere e quindi l'ordine e l'assestamento: la volontà è assoggettata a Dio e le facoltà inferiori si piegano ad obbedire alla volontà: è un progressivo ritorno allo stato di giustizia originale.

b ) è facile allora avere, in tutte le azioni, intenzioni soprannaturali: il solo fatto di vincere i propri gusti e i propri capricci mette già ordine nella vita e dirige le azioni a Dio; inoltre un buon regolamento di vita prescrive un momento di raccoglimento prima di ogni principale azione e ci suggerisce le migliori intenzioni soprannaturali per ben compierla; ognuna quindi viene esplicitamente santificata e diventa atto d’amor di Dio.

Chi potrà dire il numero di meriti così accumulati ogni giorno!

562. C ) La regola traccia un programma di perfezione.

a ) Ed è veramente un programma quello che abbiamo descritto e il seguirlo è un progredire verso la perfezione: è la via della conformità alla volontà di Dio tanto lodata dai Santi.

b ) E poi non vi è compita regola di vita che non indichi le principali virtù da praticare secondo la condizione del penitente e il suo stato spirituale.

Occorrerà certo di dover talora modificare questo piccolo programma per i nuovi bisogni che potranno nascere; ma è cosa che si farà d'accordo col direttore, inserendola poi nel regolamento di vita perché serva di guida.

563. 2° La santificazione del prossimo, com'è chiaro, non potrà che guadagnarci.

Per santificare gli altri, bisogna unire la preghiera all’azione, utilizzare bene il tempo consacrato all'apostolato e dar buon esempio.

Or questo fa per l’appunto chi è fedele al regolamento.

A ) Trova in una vita ben regolata il modo pratico di conciliare la preghiera con l’azione.

Persuaso che anima dell'apostolato è la vita interiore, si fissa nel regolamento un certo numero di ore per la meditazione, per la santa messa, per il ringraziamento e per tutti gli esercizi necessari allo spirituale alimento dell'anima [...].

Il che non toglie che consacri un notevole tempo all'apostolato; sa infatti disporre bene di tutti gli istanti ( n. 560 ), e ne trova quindi per far tutto con ordine e metodo; ha le ore stabilite per le diverse opere parrocchiali, per le confessioni, per l'amministrazione dei sacramenti; i fedeli ne sono avvertiti, e, purché si dia loro il tempo veramente necessario, sono anche essi contenti di sapere a qual preciso momento possono trovare il sacerdote.

564. B ) Rimangono pure edificati degli esempi di puntualità e di regolarità che dà il sacerdote: non possono fare a meno di pensare e di dire che è l'uomo del dovere, costantemente fedele ai regolamenti fissati dall’autorità ecclesiastica.

Quindi quando poi lo sentono proclamare dal pulpito o dal confessionale l'obbligo d'obbedire alle leggi di Dio e della Chiesa, ci si sentono stimolati dal suo esempio più ancora che dalle sue parole, e osservano più fedelmente i divini comandamenti.

Ecco come un sacerdote, il quale osservi il regolamento di vita, santifica sé e gli altri; il che è vero anche per i laici che si consacrano all'apostolato.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

http://cordialiter.blogspot.pt/

Superior FSSPX: “Francisco nos considera verdaderamente como católicos”

fellay

El sábado 27 de junio, el diario francés conservador Présent publicó una entrevista al Superior General de la Fraternidad Sacerdotal de San Pío X (FSSPX / SSPX), Mons. Bernard Fellay, sobre la evolución sorprendentemente positiva para la sociedad bajo el pontificado de Francisco, y lo que espera para el futuro.
Con ocasión de la ceremonia de bendición de las campanas de la capilla de la escuela Saint-Michel de La Martinerie, en Châteauroux, Mons. Fellay ha puntualizado para Présent la situación de la Fraternidad San Pio X, de la cual es el Superior general.
En una entrevista a Fideliter en 2001, usted evocó “el movimiento de profunda simpatía para el clero joven hacia la Fraternidad”. Este movimiento ¿se ha amplificado, especialmente debido al motu proprio de 2007?
¡Sin ninguna duda! Este movimiento recibió un nuevo impulso con el motu proprio. También es importante insistir sobre el interés de Benedicto XVI hacia la liturgia de una manera general. Él verdaderamente quiso poner a disposición de los sacerdotes y los fieles toda la liturgia tradicional, no solamente la misa, lo cual no se ha realizado hasta hoy a causa de demasiadas oposiciones. Sin embargo, la juventud, precisamente porque esta liturgia es atemporal, se reconoce en ella. La Iglesia vive en la eternidad. También la liturgia, por eso ella siempre es joven. Cerca de Dios, ella no pertenece al tiempo. Por lo tanto no es sorprendente que el carácter bautismal haga resonar esta armonía, incluso en las almas que jamás la conocieron. La manera en que reaccionan los jóvenes sacerdotes que descubren esta liturgia es, por otra parte, emocionante: tienen la impresión que se les ha ocultado un tesoro.
La Fraternidad ha sido reconocida oficialmente como católica por el Estado Argentino con la ayuda del cardenal Bergoglio quien luego se convirtió en el papa Francisco. ¿Esto solo tiene una importancia administrativa o es más revelador?
Encontramos por principio un efecto jurídico, administrativo, sin tener una implicación sobre el estado de las relaciones generales de la Fraternidad con, digámoslo así para simplificar, la Iglesia oficial. Pero el segundo efecto es difícil de evaluar correctamente. No hay duda sobre el hecho que el papa Francisco, entonces cardenal Bergoglio, prometió ayudar a la Fraternidad a obtener el reconocimiento por el Estado argentino de nuestra sociedad como católica, y cumplió su promesa. Esto nos obliga a pensar que él nos considera verdaderamente como católicos. 
En el mismo orden de ideas, usted ha sido nombrado juez de primera instancia por el Vaticano para el proceso de un sacerdote de la Fraternidad. ¿No podemos ver allí un signo de benevolencia?
Esto no es nuevo sino que existe desde hace más de diez años. Se trata efectivamente de una señal de benevolencia y de sentido común. Esto es lo que se observa en la Iglesia romana a través de su historia: su realismo, capaz de sobrepasar los problemas canónicos, jurídicos, para encontrar soluciones a problemas reales. 
Usted evocó, en su Carta a los amigos y benefactores, los « mensajes contradictorios » provenientes de Roma. ¿Qué entiende usted por eso?
Pienso en la manera en la que una sociedad que estaba en vías de aproximación hacia la Tradición ha sido tratada o  maltratada: los Franciscanos de la Inmaculada. O a las maneras diversas en que nos trata una instancia romana con relación a otra: la Congregación para los religiosos, por ejemplo, nos considera todavía como cismáticos (declaró excomulgado, en 2011, a un sacerdote que se unió a nosotros), mientras que tal no es el caso de otras congregaciones o del Papa mismo, como hemos dicho. 
«Pesimista», «cerrado a los demás», «piensan que solo los fieles de la Fraternidad se salvan»: a veces ustedes han sido evocados así. ¿Qué responde usted? ¿Qué es para usted el espíritu misionero?
Yo no me reconozco en estas burlas. Una firmeza en la doctrina es, ciertamente, necesaria, pues la fe no se negocia. La fe ha sido toda dada por el Buen Dios y no tenemos el derecho de hacer una selección entre las verdades reveladas. Recordar estas exigencias actualmente sienta mal, como esto siempre ha sido más o menos el caso. La expresión “combate de la fe” forma parte de la historia de la Iglesia.  Forzosamente, el misionero deberá hacer resonar esta voz de la fe en el exterior, procurando fortificar a los que ya la tienen. No es posible dirigirse sólo a los fieles de la Fraternidad. La antorcha ilumina el mundo, la luz de la fe ilumina cálidamente. La fe debe ser llevada por la caridad: así es como veo al misionero.
Hace algunas semanas, los seminarios de la Fraternidad recibieron la visita de enviados del Vaticano, el cardenal Brandmüller, Mons. Schneider. Estas visitas constituyen un lazo público con “la Iglesia oficial”. ¿No es esto vital?
El lazo con la Iglesia es vital. La manifestación de este lazo puede variar. Las fechas y los lugares de estas visitas han sido dejadas a mi elección, el Vaticano ha propuesto los nombres. Yo he elegido los seminarios, lo que me pareció, para los obispos, lo más elocuente y lo más representativo.
¿Cuáles fueron las reacciones « en vivo » de estos Obispos?
Ellos se mostraron muy satisfechos. “Ustedes son gente normal”, nos dijeron… ¡lo que muestra la reputación que nos han hecho!  Nos han felicitado por la calidad de nuestros seminaristas. Sin ninguna duda ellos concluyeron en este primer contacto cercano que nosotros somos una obra de la Iglesia. 
¿Tiene usted contactos con los obispos que los apoyan discretamente?
¡Por supuesto! Si vemos que los sacerdotes se acercan a nosotros hoy, si ellos tienen contactos con nosotros, podemos concluir fácilmente que en el nivel superior debe ser casi lo mismo… 
En la entrevista ya mencionada de 2001, usted declaró: “Si hay una oportunidad, una sola, de que los contactos con Roma puedan hacer regresar un poco más de Tradición en la Iglesia, pienso que debemos aprovechar la ocasión”. ¿Es esta todavía su línea?
Esta sigue siendo nuestra línea, incluso si no podemos decir que sea fácil, notablemente a causa de las disensiones abiertas en el seno del mismo Vaticano. Estas relaciones son delicadas, pero este punto de vista sigue siendo válido y confirmado en los hechos. Se trata de un trabajo discreto, en medio de oposiciones bastante fuertes. Algunos trabajan en un sentido, otros en sentido contrario. 
El papel de contrapeso de la Fraternidad en el mismo interior de la Iglesia ¿no es importante?
Este papel no es nuevo. Mons. Lefebvre lo comenzó y nosotros lo continuamos. Se constata la irritación de los modernistas ante las medidas tomadas por Benedicto XVI, lo vemos claramente.
¿Dónde está la Fraternidad hoy? ¿Cuáles son sus puntos fuertes, sus puntos débiles? ¿Cómo ve su futuro?
Yo veo su futuro serenamente. Es una obra depositada en el Sagrado Corazón y el Corazón inmaculado de María, todo es el ser fiel a su Voluntad. 
Esta Iglesia es la Iglesia de Nuestro Señor Jesucristo, que sigue siendo el jefe y que no permitirá su destrucción. 
¿Las debilidades de la Fraternidad? El riesgo de separación, que es grave. Vea por ejemplo la caricatura de la Tradición que se hace llamar la “Resistencia”: se trata de un espíritu no católico, cuasi sectario, lo que nosotros no queremos, un movimiento que permanece replegado en sí mismo, con gente que piensan que ellos son los únicos buenos, los únicos justos sobre la tierra: esto no es católico.
Se trata de un peligro objetivo, pero relativo. La gran parte de la Fraternidad está sana y no quiere zozobrar en estas ilusiones. Esto nos lleva a apoyarnos en los medios sobrenaturales. Lo que el Buen Dios quiera de nosotros, nos lo mostrará, Él hablará a través de las circunstancias. 
¿Los puntos fuertes? La fidelidad viviente, que trae frutos y muestra al mundo de hoy que la vida católica, con todas sus exigencias, es posible. Pero –otro punto débil- nosotros somos gente de este tiempo, pretender estar inmunes a toda influencia del mundo moderno es quimérico. Más precisamente, hay que evitar el peligro de una caricatura, de desear ver a la Iglesia, aquí abajo, sin arruga ni mancha: esto no es lo que Dios nos prometió en esta tierra. No es esto lo que significa “la Iglesia santa”, esto quiere decir que ella es capaz de santificar por los medios dados por Nuestro Señor: los sacramentos, la fe, la disciplina, la vida religiosa, la vida de oración.
¿Qué piensa usted de la proposición del cardenal Sarah de introducir el ofertorio tradicional en la nueva misa?
Esta idea no es nueva, hace ya unos diez años que circula en Roma. Estoy feliz que sea retomada. Algunos critican esta proposición diciendo que sería mezclar lo sagrado con lo profano. Al contrario, en una perspectiva de saneamiento de la Iglesia, pienso que esto constituiría un gran progreso, porque el ofertorio es un resumen de los principios católicos de la misa, del sacrificio expiatorio ofrecido a la Santísima Trinidad, dirigido hacia Dios en reparación de los pecados por el sacerdote, acompañado de sus fieles. Y esto llevaría gradualmente a los fieles hacia la misa tradicional que perdieron. 
¿Cómo desea concluir Monseñor?
Para mí, estamos en la víspera de acontecimientos graves sin poder definirlos bien. Yo llamo a la oración y quiero terminar con una mirada hacia el Buen Dios, lo que siempre nos permite conservar la esperanza. 

Festa do Preciosíssimo Sangue de Nosso Senhor Jesus Cristo de Santo Afonso Maria de Ligório

 


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I DE JULHO.
Festa do preciosíssimo Sangue de Nosso Senhor Jesus Cristo.

Redemisti nos Deo in sanguine tuo… et fecisti nos Deo nostro regnum—«Remiste-nos para Deus com o teu sangue… e fizeste-nos para nosso Deus reino» (Apoc. 5, 9).
SumárioO Senhor podia obter-nos a salvação sem sofrer; pois que uma só lagrima, uma só oração teria sido bastante para salvar uma infinidade de mundos. A fim de nos patentear, porém, o seu amor, quis derramar o seu Sangue até à ultima gota, no meio das mais atrozes dores. Como é que os homens respondem a um tão grande amor?… Mostremo-nos ao menos nós gratos para com esse Coração amabilíssimo, e para reparar as ofensas que lhe tenhamos feito habituemo-nos a oferecer muitas vezes ao Eterno Pai este preço da nossa Redenção.
I. Considera o imenso amor que o Filho de Deus nos mostrou, remindo-nos ao preço de seu divino Sangue. Podia salvar-nos sem sofrer; pois que uma só lagrima, um só suspiro, até uma só oração, sendo de valor infinito, teria sido o suficiente para salvar o mundo e até mil mundos. Mas o que bastava para a Redenção, diz São João Crisóstomo, não bastava para patentear o amor que Deus nos tinha; tanto mais que ele quis fazer-se ao mesmo tempo o nosso guia e o nosso mestre: Remiste-nos para Deus com o teu sangue.
Para nos ensinar pelo seu exemplo a obediência às ordens do Pai, também a custo de sacrifícios, Jesus começou a derramar o seu precioso sangue, quando tinha oito dias apenas, sob o cutelo da circuncisão.—Além disso, para nos ensinar a domarmos as nossas paixões rebeldes, e ao mesmo tempo a nos conformarmos em tudo com a vontade divina, mesmo com sacrifício da vida, continuou a derramá-lo no horto das oliveiras, numa agonia mortal e com tamanha abundância que corria sobre a terra: Factus est sudor eius sicut guttai sanguinis decurrentis in terram  — «Veio-lhe um suor, como de gotas de sangue que corria sobre a terra».—Para reparar a delicadeza com que tratamos o nosso corpo, e mais ainda as nossas satisfações indignas, os nossos pensamentos de soberba e luxúria, Jesus Cristo quis derramar seu sangue no pretório de Pilatos sob os golpes de uma cruel flagelação e de uma bárbara coroação de espinhos.
Finalmente, depois de haver tinto com o seu sangue o caminho do Calvário, para nos ensinar que o caminho do céu é o dos sofrimentos; depois de o haver derramado ainda copiosissimamente pelas mãos e pés, deixando-se crucificar a fim de reparar o abuso da nossa liberdade; vendo por um lado que o coração humano é a raiz viciada de todos os males, e por outro, que no seu coração restavam ainda poucas gotas de seu precioso sangue, quis derrama-las também, permitindo que o seu lado sacrossanto fosse aberto por uma lançada: Unus militum lancea tatus eius aperuit — «Um dos soldados abriu-lhe o lado com uma lança».
Ainda não satisfeito com, tudo isso, quis o Senhor, mesmo depois da sua morte e até à consumação dos séculos, preparar-nos com o seu Sangue um banho para as nossas almas no sacramento da Penitência, e no da Eucaristia dar-no-lo como bebida para refazer as nossas forças. — Ó invenções admiráveis do amor de um Deus para com os homens! Mas de que modo respondemos nós a tão grande amor?
II. Para mostrares a tua gratidão para com Jesus, e também para desagravá-lo de tantas ofensas que recebe, nutre uma devoção particular pelo seu precioso Sangue. Quando meditares na Paixão do Senhor, chega-te em espírito a ele e pede-lhe que te tinja com o seu Sangue divino. No tribunal da penitência, imagina ver na pessoa do Confessor a pessoa mesma do Redentor, que, dando-te a absolvição, derrama esse sangue sobre a tua alma, e na recepção da comunhão ou na celebração da missa, afigura-te que chegas teus lábios ao lado sagrado de Jesus. Habitua-te sobretudo a oferecer frequentes vezes ao Padre Eterno o Sangue preciosíssimo de Jesus Cristo, em desconto de teus pecados, pelas necessidades da santa Igreja, pela conversão dos pecadores e em sufrágio das almas do purgatório.
+ Ó Sangue preciosíssimo de vida eterna, preço e resgate do mundo inteiro, bebida e banho salutar das nossas almas, que continuamente defendeis a causa dos homens, junto do trono da suprema misericórdia, eu vos adoro profundamente e quereria, quanto me é possível, compensar-vos das injurias e dos ultrajes que recebeis constantemente dos homens e principalmente daqueles que levam a audácia até de proferir blasfêmias contra vós. E quem não bendirá este Sangue de um valor infinito? Quem se não sentirá inflamar de amor por Jesus que o derramou? Que seria de mim, se não fosse resgatado por este Sangue divino? Quem o tirou das veias do meu Senhor até à ultima gota? Ah, que foi sem duvida o amor. Ó amor imenso, que nos destes um bálsamo tão salutar! Ó bálsamo inestimável, brotado da fonte de um amor infinito, fazei que todos os corações e todas as línguas vos louvem, glorifiquem e agradeçam agora e sempre e por toda a eternidade.
«E Vós, ó Padre Eterno, que estabelecestes o vosso Filho Unigênito como Redentor do mundo, e quisestes ser aplacado pelo seu sangue, concedei-nos propicio que, durante a minha vida terrestre, eu venere solenemente este preço da nossa salvação, e seja por ele livrado de todo o mal da vida presente, de tal modo que eu mereça gozar no céu o seu fruto perpetuo.» 2 Fazei-o pelo amor do mesmo Jesus Cristo e de Maria Santíssima.
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Fonte: Meditações para Todos os Dias do Ano, de Santo Afonso Maria de Ligório, Tomo II, p. 351.

Mgr Brouwet, évêque de Tarbes et Lourdes, a procédé à l’ordination sacerdotale de 6 nouveaux prêtres de la Fraternité sacerdotale Saint-Pierre à Lindenberg-en-Allgäu, belle église néo-baroque située à quelques kilomètres du Séminaire international de Wigratzbad, dans le Sud de la Bavière, en Allemagne.



Monition de l'évêque aux futurs prêtres.
Monition de l’évêque aux futurs prêtres.
Litanie des saints & prostration des ordinants.
Litanie des saints & prostration des ordinants.
Litanie des saints - invocations de l'évêque sur les ordinants.
Litanie des saints – invocations de l’évêque sur les ordinants.
Réception de la chasuble.
Réception de la chasuble.
Le nouveau prêtre remet son chrémeau à sa mère. Celle-ci le fera placer dans son cercueil, attestant qu'elle a donné un prêtre à l'Eglise de Jésus-Christ.
Le nouveau prêtre remet son chrémeau à sa mère. Celle-ci le fera placer dans son cercueil, attestant qu’elle a donné un prêtre à l’Eglise de Jésus-Christ.
Elévation du Corps du Seigneur.
Elévation du Corps du Seigneur.
Au baiser de paix.
Au baiser de paix.
Ecce Agnus Dei ecce qui tollit peccata mundi.
Ecce Agnus Dei ecce qui tollit peccata mundi.
Chant du répons final : Jam non dicam vos servos, sed amicos meos - Je ne vous appelle plus serviteur mais mes ami.
Chant du répons final : Jam non dicam vos servos, sed amicos meos – Je ne vous appelle plus serviteur mais mes ami.
Après la messe, autour de Mgr Brouwet évêque de Tarbes et de Lourdes.
Après la messe, autour de Mgr Brouwet évêque de Tarbes et de Lourdes.
Tu es sacerdos in æternum secundum ordinem Melchisedech

 

Ordinations sacerdotales à Lindenberg (Bavière) pour la FSSP

Ce samedi 27 juin 2015, Mgr Brouwet, évêque de Tarbes et Lourdes, a procédé à l’ordination sacerdotale de 6 nouveaux prêtres de la Fraternité sacerdotale Saint-Pierre, MM. les Abbés :
* Joseph de Castelbajac (France),
* Louis Le Morvan (France),
* Jean de León y Gómez (République dominicaine),
* Xavier Proust (France),
* Côme Rabany (France)
* Elvis Ruiz Silva (Colombie).
Ces ordinations eurent lieu à Lindenberg-en-Allgäu, belle église néo-baroque située à quelques kilomètres du Séminaire international de Wigratzbad, dans le Sud de la Bavière, en Allemagne.