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quarta-feira, 27 de dezembro de 2017

Articoli di Don Divo Barsotti

A name to remember (eng) – M° Aurelio Porfiri

From Aurelio Porfiri, Canticum Novum. Hong Kong: Chorabooks Life is not easy. We say this so often that it becomes a platitude. Sometimes we hate to be alive because we cannot face the many problems and situations happening to us. But there are also things that makes us love our life. One thing for sure,…

L’applauso in Chiesa (ita) – Padre Serafino Tognetti

Da: Serafino Tognetti (2016), La via. Meditazioni per una vita cristiana. Hong Kong: Chorabooks Ultimamente è in voga l’uso di applaudire in chiesa, soprattutto in occasioni di matrimoni, ordinazioni sacerdotali, professioni religiose, o anche di funerali. Si applaude colui che ha vissuto qualcosa di importante: lo sposo, il professo, il defunto, il nuovo sacerdote o…

È terribile, questo peso! (ita) – Don Divo Barsotti

Quello che distingue l’uomo, essenzialmente, nei confronti di tutte le creature, che veramente lo dimostra diverso, è la razionalità, certo, ma in quanto la razionalità è legata a una libertà, è a servizio di una creazione. L’uomo si crea. Quello che fa l’uomo è questa novità, è questa originalità dell’essere suo, è questa imprevedibilità del…

terça-feira, 26 de dezembro de 2017

gesu' misericordia divina , DON DIVO BARSOTTI

DOV’È IL NOSTRO CRISTIANESIMO?
 
"La fede ci insegna che il Dio che sta vicino a te, che ti sostiene, che ti illumina, che ti porta per mano, è Colui che ha creato il cielo e la terra. Tutto consiste nella fede, ma la nostra fede è povera. C’è il pericolo che noi, anche se crediamo in Dio, lo adattiamo alla nostra pochezza. Non noi ci proporzioniamo a Lui che è l’Infinito, che è l’Onnipotente, ma proporzioniamo Dio a noi stessi, ai nostri sentimenti, alle nostre piccole speranze, ai nostri piccoli propositi. La prima lettura che abbiamo ascoltato ci ha detto che colui che sta vicino a noi, che ci conosce, che ci ha scelto, è il creatore del cielo e della terra. Hai mai considerato quanto è grande l’universo? Hai mai cercato di avere una certa visione della sconfinata vastità della creazione? Con tutti i suoi problemi, le leggi che la governano, gli innumerevoli esseri viventi che la abitano? Stamani mi sono domandato se tutta la cristianità non abbia mancato gravissimamente di fede. Ieri c’era un docente dell’università di Bologna al ritiro, me l’ha presentato Lamberto (Coppini, ndr): mi ha detto che ha visitato la Mongolia, il Tibet, è stato quattro volte in Cina, ha visitato tutta l’India. Mi diceva che il cristianesimo non ha nemmeno scalfito questa moltitudine immensa di popoli. Pensate che sono 800 milioni in India e 1 miliardo e 200 milioni in Cina. Che cos’è il cristianesimo?
È evidente che l’Europa è ormai finita: se questi popoli si svegliano l’Europa diventa un’appendice qualunque rispetto al continente asiatico. E la Chiesa dov’è? Il peccato per me grave – mio, ma anche vostro, dei vescovi e di tutti i cristiani – è quello di non aver avuto quella fede intrepida che ebbe Paolo e che ebbero i primi missionari del vangelo che trasformarono un’intera civiltà, l’impero romano e anche la civiltà greca, che hanno fatto l’Europa cristiana. Dov’è oggi questa forza, questa fede? Noi si cerca di mantenere che l’Europa rimanga cristiana: è tutto qui? L’impeto apostolico della Chiesa consiste solo nel trattenere la fede in chi non la vuole più, in chi l’ha ripudiata? II Signore ci dice che se una città non ci accoglie, dobbiamo scuotere la polvere dai nostri calzari e andarcene in un’altra città. Perché non andiamo in Asia? Che cosa ci facciamo in Europa? Ha abbandonato il Signore: viva allora nella sua dannazione. Che l’Europa finisca: che senso ha che noi sciupiamo tutte le nostre energie per un popolo che non vuole sapere più nulla di Dio? Facciamo davvero quello che il Signore ci ha chiesto? Abbiamo veramente fede nell’onnipotenza della sua grazia? Crediamo realmente che Dio si è fatto uomo per salvare tutti noi? Crediamo davvero che questo uomo e Dio risorto, che vive in mezzo alla Chiesa, è la vita del mondo? leggere...

Do Divo Barsotti, ALLA SCUOLA DELL’AMORE


Libro donato ai naviganti dalla Comunità dei figli di Dio



 Avvertenza

Queste meditazioni sono state dettate da don Divo Barsotti alle suore della Visitazione di Quinto al Mare (GE). Trascritte direttamente dal registratore, non sono state rivedute dall’Autore. Il lettore intuirà senza dubbio il calore appassionato con cui le meditazioni sono state pronunciate, anche se fatalmente la parola scritta non riesce e riprodurlo

 visitazione 2
1.

IL MISTERO DELLA VISITAZIONE


Una visita personale

 

È un mistero dolcissimo. È il mistero della carità di Maria che va da sua cugina Elisabetta, per assisterla negli ultimi mesi della sua gravidanza. Mistero della carità di Maria, che è un continuo venire ad ogni anima, per assistere ogni anima nel suo cammino verso Dio.

Come Nostro Signore, anche Maria Santissima nei suoi misteri vive una missione, che non termina se non con la fine del tempo. Non solo la grazia di quella carità che porta la Regina del cielo dalla cugina Elisabetta si fa presente oggi nella Chiesa per ogni anima, ma, di più, si fa presente la visita stessa della Vergine ad ogni anima.

Nella sua vita terrena la Vergine, come noi, era condizionata dal tempo e dallo spazio; non poteva nel medesimo tempo andare da Elisabetta e rimanere con Giuseppe o andare al Tempio di Gerusalemme, vivere cioè in molteplici luoghi, come molteplice invece poteva essere il desiderio dell’anima sua di soccorrere tutti coloro che potevano avere bisogno di lei. Così anche Gesù. Non appare nel Vangelo che nella sua vita mortale abbia voluto usare del dono di una bilocazione, ad esempio: anche lui se era a Betlemme non era a Nazaret, se era a Gerusalemme non era in Samaria. Condizionata come noi, Maria non poteva vivere che in un solo luogo, non poteva vivere che un solo atto di amore.

Non così dopo la sua glorificazione. Come il Cristo dopo la sua risurrezione gloriosa si fa presente ad ogni anima, si unisce a ciascuno di noi e vive in ognuno di noi “Dimorate in me ed io in voi”, dice Gesù, così la Vergine; ella è là dove ama, ella è dunque in un continuo visitare ciascuno di noi, nella sua carità. Non è soltanto una presenza di ricordo, non è soltanto una presenza spirituale come potrebbe essere la presenza, in noi, del nostro affetto e del nostro amore per tutti coloro che amiamo. Non è così, è una presenza reale; la Vergine non è più condizionata né dal tempo né dallo spazio. Ella vive soltanto la pienezza di un amore, che rende possibile alla sua natura di donna glorificata di vivere con ciascuno di coloro che ama, di vivere venendo a ciascuno che ama. Perché la visita di Maria Santissima, non più legata ai luoghi, ma legata alle anime, viene a ciascuna anima che particolarmente è disposta ad accoglierla. leggere...

VIVO CON GLI ALTRI - di don Divo Barsotti – Tratto da “ La mia giornata con Cristo”




Nostro Signore non è vissuto mai in casa tranne che nei trent’anni della sua vita nascosta. Anche allora tuttavia aveva dei rapporti con l'esterno, se gli uomini poi lo riconobbero come il «figlio del fabbro» (Mt 13,55). Ma certo, dal momento che egli ha iniziato la vita pubblica non ha più conosciuto una casa: è vissuto sempre fuori, nelle strade, nelle piazze, lungo le vie, nei campi, nelle città. Non ha potuto mai più sottrarsi al rapporto col mondo, con gli uomini; e gli uomini sembravano aver ricevuto ogni diritto nella sua vita.
Anche se vi sono alcuni per i quali il rapporto con l’esterno è ridotto al minimo, si può comunque dire che la massima parte di noi vive costantemente un certo rapporto col mondo, con gli uomini, al di fuori della propria casa. Dobbiamo allora imparare come vivere questo rapporto con l’esterno, come vivere la novità dei continui rapporti con gli uomini e con le cose. leggere...

don Divo Barsotti "Ascolta o figlio" . La ricchezza del prologo della Regola di San Benedetto

Tema della Regola: La vita spirituale come rapporto con Dio e con gli altri

Tratto dal libro di don Divo Barsotti "Ascolta o figlio" - Ed. Fondazione Divo Barsotti

La ricchezza del prologo della Regola di San Benedetto

«Ascolta, o figlio, i precetti del Maestro e inchina l’orecchio del tuo cuore e accogli volentieri gli ammonimenti del tuo padre amoroso e con ogni potere li adempi; affinché tu ritorni per fatica di obbedienza a Colui dal quale ti eri allontanato per l’accidia della disobbedienza».
Le espressioni nel Prologo della Regola che vogliono definire la vita spirituale sono diverse, ma tutte hanno questo in comune: il senso di un rapporto. La vita spirituale è una scuola, e il rapporto è fra il discepolo e il maestro; è una famiglia, e il rapporto è del figlio col padre; è un combattimento, e il rapporto è del soldato che obbedisce al suo generale; è un lavoro, e allora il rapporto è dell’operaio con l’imprenditore, col suo padrone. Sempre comunque la vita spirituale è un rapporto. La vita spirituale è dunque essenzialmente un rapporto. Se ti chiudi in te stesso e rifiuti l’amore, non vale la virtù, la grandezza della virtù misura, anzi, il grado stesso della tua perversione, dice la tua lontananza da Dio.
Ecco perché San Benedetto prima di tutto insiste su questo insegnamento. Vivere vuol dire precisamente stabilire un rapporto con Dio, e approfondirlo ogni giorno, ogni giorno farlo più intimo e vivo.
Il rapporto dell’anima col Signore si farà più intimo attraverso il progresso della preghiera e l’esercizio dell’obbedienza. Ogni rapporto con le cose, con gli uomini che determina il nostro vivere umano, deve sfociare in un rapporto con Dio in tal modo che ogni nostro atto sia atto di obbedienza alla volontà paterna. Così mangiando o bevendo (come dice S. Paolo) l’uomo non deve sottrarsi al suo rapporto col Padre, ma deve vivere nell’umile obbedienza il suo rapporto con lui e far di tutta la vita l’adempimento di una sua volontà.leggere...

Don. Divo Barsotti , GESU' CRISTO

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Conferenza tenuta da Don. Divo Barsotti alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 23 ottobre 1989
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Parlare di Gesù Cristo vuol dire fare della trascendenza del cristianesimo su ogni religione umana. Vuol dire parlare del compimento di ogni aspirazione e di ogni disegno divino. Pertanto già il Concilio Ecumenico Vaticano II diceva che tutte le religioni sono una "preparatio evangelica" perchè tutta la storia del mondo non è altro che la gestazione del Cristo. Non ha altro contenuto la storia che questa gestazione: da tutti i sogni, tutte le tribolazioni, tutte le difficoltà dell'umanità deve sorgere lentamente, emergere la figura di Cristo Gesù. E' tutta la terra che deve dare in lui il suo frutto ed è proprio nel dare il suo frutto che avrà fine l'economia presente.
Così come il Padre Celeste genera il Figlio e nella generazione del figlio esaurisce la sua fecondità infinita, così la storia del mondo si esaurisce e trova fine quando da tutta la Creazione emergerà il frutto di tutta la terra: Gesù Cristo.
Allora parlare del Cristo vorrebbe dire parlare di tutta la vita dell'universo, vuol dire capire il senso di tutta la storia, vuol dire conoscere quello che veramente è il cuore del mondo ed è più vasto del mondo. Cominciamo dunque.
Si è parlato di una "preparatio evangelica": dobbiamo dire che il Cristianesimo è la religione che tutte le trascende ed è l'unica vera, perché dobbiamo iniziare con quello che è il dogma cristiano. Le altre religioni non possono concepire un rapporto diretto con Dio senza perdere il vero concetto di Dio. Se Dio è trascendenza infinita potrà mai una creatura entrare in rapporto con Lui? Se Dio è rapporto con la creatura allora questa non è più creatura, dev'essere una forma di Dio: è quello in cui cade l'islamismo.
Oppure è quello che insegna l'induismo: siamo tutti onde di un medesimo mare, non c'è più differenza qualitativa fra la creatura e il Creatore perché non esiste la creatura. Esiste soltanto Dio che si manifesta nella molteplicità delle forme.
Ma in questo concetto Dio non esiste più. Se io ho una nozione di Dio, devo pensare che fra la creatura e il Creatore l'abisso è infinito e invalicabile. Dio vive una solitudine infinita ed eterna. Dio è unico e la sua unicità lo pone a una distanza infinita da ogni creatura. Non vi è una distanza minore fra una pietra e Dio di quella che vi è fra un angelo e Dio, perché la distanza è infinita. leggere...

Divo Barsotti. Il mistero della Presenza Reale di Gesù nell'Eucarestia

Divo Barsotti. Il mistero della Presenza Reale di Gesù nell'Eucarestia



Adunanza e Ritiro Firenze 9-6-1985

La festa del Corpo del Signore soprattutto celebra un aspetto, ed è per me il fondamentale del mistero Eucaristico. È vero che non possiamo separare i tre aspetti propri di questo mistero, ma dobbiamo anche riconoscere che uno fra questi è il fondamento degli altri, e questo aspetto è il mistero della Presenza reale. È proprio questo mistero che è il fondamento degli altri due aspetti, cioè del Sacrificio e della Comunione. Nel Sacrificio perché questa Presenza non sarebbe vera, reale, se non facesse presente Gesù in un atto dell'essere suo. E l'atto in cui si fa presente Gesù, non può essere altro che l'atto nel quale Egli eternamente rimane, e questo è l'atto della sua morte, perché non succede nulla all'atto nel quale l'uomo esce del tempo. Dopo che il tempo è finito, non c'è successione; in quell'atto anche l'umanità di Gesù eternamente rimane. È l'atto nel quale Egli vien meno alla vita passibile e nel quale la divinità, ecco, finalmente irrompe nella natura umana e la glorifica, morte e resurrezione sono uno stesso evento, non si possono separare. Il venir meno alla vita passibile, coincide perfettamente in Cristo, a questa irruzione della divinità nella natura umana che viene glorificata. leggere...

Don Divo Barsotti. L'azione dello Spirito Santo nella nostra vita

(5 luglio 1956)

Tutto l'Antico Testamento parla dell'era messianica come di un'era che sarebbe venuta nell'effusione dello Spirito su ogni carne, ma per rendersi conto dell'importanza del dono dello Spirito nella vita cristiana basta vedere la Lettera ai Romani e il IV Vangelo che hanno un solo fine: presentare una dottrina dello Spirito Santo.
Nei primi sette capitoli della Lettera ai Romani S. Paolo, dopo aver detto che tanto i giudei quanto i pagani hanno bisogno del Sangue di Cristo, dimostra quali nemici ha vinto Cristo morendo sulla croce: la morte, il peccato, la legge. Ma come si manifesta questa vittoria? Nel dono dello Spirito.
Oggi l'uomo, nel possesso dello Spirito, vive nella libertà dei figli di Dio. La legge del cristiano è lo Spirito Santo che vive nel cuore dell'uomo; non c'è una legge che costringa dall'esterno, soltanto lo Spirito che vive dentro di te e al quale devi abbandonarti è la tua vita e la tua legge.
Sant'Ireneo dice che il Verbo e lo Spirito sono le due mani con cui l'uomo fu plasmato all'inizio e con cui viene plasmato oggi secondo l'immagine di Dio. L'uomo, vivendo come figlio di Dio, supera la morte; l'immortalità è propria di Dio, è il dono della vita divina; e l'immortalità che comporta la resurrezione della carne, è legata al dono dello Spirito. Dio, vivendo nei nostri cuori, cancella il peccato e dà la vita divina.leggere...

don Divo Barsotti ,CON MARIA APPARE IL MONDO NUOVO

   Diario
Intervento di don Divo Barsotti al Convegno di Firenze organizzato per celebrare il XX anniversario delle apparizioni di Medjugorje
          Molte sono le apparizioni nella storia della Chiesa. Più che il loro messaggio, è il fatto stesso dell'apparizione che esige una nostra riflessione.
          Non sembra che aggiungano nulla a quanto già noi conosciamo per fede: è come se d'improvviso si facesse visibile un mondo sempre presente, ma che abitualmente rimane nascosto, come se gli occhi dell'uomo acquistino un nuovo potere visivo e non abbiano più soltanto la capacità di vedere solo questo mondo e quanto vi avviene.
          Ma che cosa di fatto possono significare le apparizioni per la Chiesa, e in modo particolare per coloro che hanno avuto la facoltà di vedere ciò che noi non vediamo?
          Mi sembra che sia fondamentale che noi, dalle apparizioni, abbiamo certezza di un mondo di luce, di un mondo che è presente ma rimane invisibile e non appare che per una volontà del tutto gratuita, ma che rimane un privilegio e un dono. leggere...

DON DIVO BARSOTTI: COME L'HO CONOSCIUTO



È stato detto che il mondo in cui viviamo è un mondo privo di vita spirituale, Lui era un vero maestro di vita soprannaturale. Lo è stato sempre, anche nei momenti difficili, nel periodo delle novità del ‘68 quando si proponeva una ecclesiologia sociale e la trasformazione della
  società attraverso la giustizia. Lui ha sempre sostenuto che il vero e unico salvatore dell'uomo è Cristo e che la salvezza della società avviene attraverso l'inserimento dell'uomo in Cristo. Con la sua fede cristallina e chiara ha fatto tanto del bene, ha salvato tanti preti che facevamo riferimento a Lui e a Giorgio La Pira. In quei tempi ha restituito il coraggio di parlare del primato di Dio, della dimensione religiosa della fede, dell'assoluta necessità della preghiera. I mistici erano i suoi grandi maestri e la somma esperienza umana era l'esperienza di Dio. "I cristiani di domani o saranno dei mistici o non saranno cristiani"  scriveva Rahner –, e il nostro ne era profondamente convinto. Non aveva fatto studi accademici ma aveva una cultura straordinaria e riconosciuta anche da persone dal palato fine. Ricordo, a questo proposito, il Padre Alonso Schökel SJ, docente del P. Istituto Biblico, che rientrato dai suoi esercizi annuali mi raccontò di averli fatti sul libro di Barsotti "La Rivelazione dell'Amore" e che lo aveva trovato straordinario tanto da consigliare l'Editrice AdP di curarne una nuova edizione, cosa che poi avvenne. Se posso osare, penso che la sua specializzazione fosse l'esperienza di Dio. I suoi punti di riferimento erano chiari: la Bibbia, i Padri e la liturgia.leggere...

Matrimonio e verginità - Don Divo Barsotti





Dobbiamo sempre procurare di entrare nel mistero che celebriamo con tutta la nostra vita. Che cos'è questo mistero che ci ha attratto a sé, ci ha fatti suoi ed esige ora il dono di tutta la nostra vita? Non è l'esercizio delle virtù, non è la legge, ma un rapporto di amore.
Dio si è fatto uomo e, dopo la sua risurrezione egli non ha più lasciato la terra.
Vivere, per noi vuol dire vivere un rapporto con lui. Il Dio tutto santo, il Dio inaccessibile, si è fatto nostro compagno di via. Per noi si tratta di vivere questa consapevolezza che tutta la realtà umana e mondana, tutta si riassume nella presenza segreta, ma reale del figlio di Dio, che si è fatto uno di noi, per fare che noi siamo una cosa sola con lui. leggere...

Padre Serafino Tognetti - Tratti della spiritualità di don Divo Barsotti

Don Divo Barsotti, Ecco la Vita Cristiana

domingo, 24 de dezembro de 2017

don Divo Basotti, La Realtà

Meditazione di don Divo Barsotti del 25 Dicembre 1990 - Natale del Signore

Il Natale oggi per noi. Don Divo Barsotti

 24-12-1983 - Ritiro di Natale

Prima Meditazione
Vigilia di Natale - L'incontro con Dio implica una novità assoluta per l'uomo, ed è sempre un morire e un risorgere
Siamo giunti dunque al Natale. Prima dei Vespri noi dobbiamo vivere l'ultima attesa di questo grande mistero. L'imminenza della celebrazione esige in noi un aprirsi di tutta l'anima nel desiderio e nell'attesa, così come fu nel desiderio e nell'attesa che il popolo di Israele si preparò negli ultimi secoli alla venuta del Cristo. Dobbiamo domandarci quale può essere questa attesa e di che cosa può essere questo desiderio per noi, che viviamo oggi l'imminenza della celebrazione natalizia.
Evidentemente, se pensiamo alla nascita di Gesù, non c'è da attendere quello che già è avvenuto. Se pensiamo alla fine del mondo presente per la seconda venuta del Cristo, per la manifestazione della gloria, dobbiamo dire che non siamo ancora preparati a questa venuta, oggi come oggi, dovremmo temerla., perché per la massima parte degli uomini la manifestazione del Cristo si risolverebbe in una grande catastrofe, in una dannazione quasi universale. Infatti gli uomini non sono più aperti ad accogliere la grazia; non conoscono più il Signore; in gran parte lo hanno rifiutato e quelli che non lo hanno rifiutato non lo conoscono più.
Dio ci dona di celebrare il Natale non come attesa dell'ultima manifestazione del Cristo e nemmeno come semplice ricordo di un avvenimento passato, ma ci dà la grazia di vivere questo Natale per un nostro in contro con Lui, incontro nuovo che non determina nulla nel Figlio di Dio, ma determina una vera nascita, un vero rinnovamento per noi.leggere...

Don Divo Barsotti , VIVERE IL MISTERO DEL NATALE

VIVERE IL MISTERO DEL NATALE
L’Incarnazione è una cosa che ci riguarda e ci riguarda personalmente, più di qualsiasi altra cosa. Certo il mistero della Trinità è grandissimo, ma può interessarci solo attraverso il mistero dell’Incarnazione, perché senza il mistero dell’Incarnazione Dio rimane trascendenza infinita.
Non importa nemmeno che io sappia che egli è Padre, Figlio e Spirito Santo, perché non mi
interessa più. Vive in una eterna solitudine, nella sua trascendenza infinita, in un silenzio che non è
morte, perché è vita infinita, ma è una vita che per me è e rimarrà sconosciuta. Dio si fa presente per me quando si fa uomo, quando lega questa sua vita divina a una natura umana, fragile come la
mia, passibile come la mia, limitata come la mia.
(…) Miei cari fratelli, la prima cosa dunque che dobbiamo vivere in questo Natale è questa comunione che si è stabilita fra l’uomo e Dio. Anche noi, come Gesù, viviamo una condizione umana di povertà e di debolezza, ma tutto questo non ci impedisce più di credere e anche di sapere che nella nostra povertà e umiltà Dio vive con noi. (…)
Non c’é più questo abisso che separa la creatura dal creatore, che separa Dio dall’uomo.Viviamo una comunione di amore. È questo che noi dobbiamo vivere nel Natale: Dio è tanto buono che vuole aver bisogno di noi. Non siamo noi soltanto che abbiamo bisogno
di lui, non siamo noi soltanto che aspettiamo questo dono immenso di amore da parte di Dio; è Dio che aspetta tutto da te. Maria gli dette la natura umana, Giuseppe la sua protezione, la sua
difesa: un povero bimbo appena nato, con una fanciulla per madre che non poteva avere più di 16-17 anni, sola, lontana dal suo paese, bisognosa certamente di difesa. Dio chiede a noi una difesa, una protezione; chiede di poter nascere da te, di poter vivere di te.
(…) Chi è Gesù per te? Il Natale te lo dice: non è un amico, perché è ancora troppo piccolo per essere un amico; non è nemmeno uno sposo, perché non ci si sposa con uno che è appena nato;
è il tuo figlio. Il Natale ti chiama a vivere questo rapporto, il rapporto soprattutto della madre con il figlio, il rapporto di Maria con Gesù. Devi vivere questo. Questo figlio che nasce, vuole da te tutta
la tua tenerezza; non ti permette di dividere il tuo amore con altri. Egli pretende tutto, vuole tutto.
Apre le sue piccole braccia perché vuole che tu lo porti sulle tue braccia; esige da te il dono di tutto il tuo amore, perché anch’egli tutto si dona a te.
Questo vuol dire vivere il Natale. Il presepio sarà una bella cosa, può essere una bella cosa tutto quello che volete, ma più importante di tutto sarà sempre il vivere questo rapporto di amore.
Tu devi essere la Vergine che accoglie il bambino, tu devi essere Giuseppe che lo protegge, tu devi essere tutti coloro che hanno avuto un rapporto con il Cristo in quell’evento della sua nascita. Non
vi sembra meraviglioso tutto questo?
Può darsi che anche a voi avvenga, come a S. Giovanni
della Croce o come alla Beata Cristina Ebner, di portarlo fisicamente sulle braccia. Cristina prese il bambino Gesù dal presepio e lo portò al refettorio cantando: ed ecco che il bambino divenne vivo
nelle sue braccia. Come si verificò anche a Greccio per san Francesco: Francesco, vestito da diacono, prende il bambino e il bambino diventa vivo nelle sue mani. Perché non dovrebbe esser così? Ma anche se Gesù non volesse fare il miracolo di farsi sentire vivo, dovreste ugualmente dire con san Giovanni della Croce: «Signore Iddio, se di amore devo morire, questo è il momento». Sì, perché Dio non ci può dare di più, quando ci ha dato se stesso, divenendo la nostra ricchezza vera, la nostra gioia più pura, tutto il nostro amore.
Don Divo Barsotti (Ritiro del 20 dicembre 1992 a Firenze)

Cantos gregorianos para Navidad y Epifania.(Adeste Fideles) at Westminster Abbey. As mais bonitas canções de Natal. The 50 Most Beautiful Christmas Songs.


  

sábado, 23 de dezembro de 2017

Mary Coredemptrix In Sacred Scripture Rev. Stefano Maria Manelli, F.F.I

 


Why You Need to Love Our Lady Even More by Father Stefano M. Manelli, F.F.I.

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This article aims at casting light on the beauty and high value of devotion to the Madonna, enkindling affection in readers' hearts for our dear heavenly Mother. Father Stefano Manelli endeavors to achieve this by showing what our models, the Saints, have taught by word and example.

The Madonna merits devotion as our Queen

St. Therese of the Child Jesus called the Madonna "Queen Of My Heart." We, too, should have devotion to the Madonna because She is our Queen and because it is a duty of subjects to love, honor, and praise their Queen.
The Madonna has a share in the royalty of God, the royalty of Jesus. She became Mother of the supreme King. One rightly calls Her Jesus' Queen-Mother, and in Heaven She now takes Her place in glory at Her Son's right hand: "The queen stood on Thy right hand in gilded clothing" (Psalm 44:10).
Her status as God's Mother and Her Immaculate Conception truly make the Madonna Queen of the universe and Empress of paradise. She is the only creature who can say to God, "Thou art My Son" (Psalm 2:7). She can say to all heaven and earth, "The Lord possessed Me [envisioned Me, planned Me] in the beginning of His ways, before He made anything from the beginning. I was set up[conceived in His designs] from eternity, and of old before the earth was made. The depths were not as yet, and I was already conceived: neither had the fountains of waters as yet sprung out. The mountains with their huge bulk had not as yet been established: before the hills I was brought forth [forechosen]." (Proverbs 8:22-25) St. Bernardine of Siena explains: Mary was "preordained in God's mind before all creation" in order that She "might beget God as man" (Serm. 15, c. 4). Thus the world was created for the Immaculate Queen as foreseen in God's mind; and She, in the fullness of time, was created for God. READ...

PADRE STEFANO MARIA MANELLI , APÓSTOLO DA MISSA GREGORIANA





Mary Coredemptrix In Sacred Scripture Rev. Stefano Maria Manelli, F.F.I

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Fr. Manelli is Founder and Minister General of the Franciscan Friars of the Immaculate. He is well known in Italy as a distinguished preacher and writer. His biblical Mariology has recently appeared in English under the title: “All Generations Shall Call Me Blessed.” Introduction Every truth of our faith has its origin in divine Revelation, whose two primary sources are Sacred Scripture and Tradition. Both sources are guaranteed by the Magisterium of the Church whose duty it is to guard the deposit of faith and “confirm” believers in their faith according to the word of Jesus (cf. Lk 22:32). Thus, the truth of the “maternal Mediation” of Mary, to use the happy phrase of Pope John Paul II,1 has its origin in Sacred Scripture, and is then developed in Tradition, sustained and guaranteed by the living Magisterium of the Church, nourished by the “lex orandi, lex credendi” of the Liturgy, and by the sensus fidelium ever present in the holy people of God.2 READ...

Um mês com Maria
Padre Stefano Maria Manelli
Mês de maio, mês de Maria, afetuosíssima Mãe dos fiéis católicos. Assim como o mês de outubro, maio é um mês dedicado a Santíssima Virgem; tendo como centro as orações dedicadas a Ela, em especial o Santo Rosário, que nos faz meditar os Mistérios de nossa Redenção.
As meditações são do livro “Um mês com Maria”, do padre Stefano Maria Manelli, um franciscano da Imaculada, nascido em 1933 e filho de filhos espirituais de Padre Pio, do qual o menino recebeu a primeira comunhão.
Uma meditação para cada dia, baseadas em escritos e histórias de santos, com pequenos votos ao final de cada uma.
Os dias ficam mais leves de serem vividos quando entregamos tudo a Ela, pois Ela entrega tudo a Cristo, como São Luís Maria Grignon de Montfort escreveu em seu Tratado de Devoção: Maria, conhecendo Seu Filho, sabe como melhor entregar nossos pedidos e agradecimentos a Cristo.


"I am a Catholic Priest" by Fr. Stefano Manelli F.I.

Marian-Franciscan Charism 



source

"I am a Catholic Priest"

“I am a Catholic priest.” With this statement, we have in just a few words the “ID card” of St. Maximilian Kolbe, a Polish Franciscan priest martyred at Auschwitz August 14, 1941, seventy years ago. When the fierce Lagerführer Karl Fritzsch, in reprisal for the escape...