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domingo, 2 de outubro de 2011

Cent'anni fa, il giuramento antimodernista di S. Pio X : Pio X lo impose, col motu proprio Summorum Antistitum, ai vescovi e sacerdoti e ai docenti di materie cattoliche (come giusto: se uno intende insegnare una dottrina diversa, almeno non lo faccia spacciandola per cattolica: elementare tutela del marchio...). Rimase in vigore per un cinquantennio e scomparve nel 1966 per decreto del solito Paolo VI: l'avevan magari convinto che non fosse più necessario...



Ce lo ricorda Una Fides: il giuramento antimodernista compie cent'anni. 
Riproponiamo quel giuramento anche perché offre, per contrasto, una precisa individuazione e definizione degli errori modernisti: una delle caratteristiche di quella 'cloaca di tutte le eresie' è infatti la sua indeterminatezza, ambiguità, pseudoarmonia di contraddizioni, che la rende viepiù seducente e pericolosa perché infarcita di apparenti omaggi all'ortodossia.
Leggendo il giuramento abbiamo l'impressione che, se fosse imposto di nuovo e prestato con retta coscienza e non per mero opportunismo, i membri della Chiesa ufficiale si ridurrebbero ad un decimo di quella attuale.

Enrico


Io N. fermamente accetto e credo in tutte e in ciascuna delle verità definite, affermate e dichiarate dal magistero infallibile della Chiesa, soprattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli errori del tempo presente.

Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e può anche essere dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cioè nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti.

Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell'origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo.

Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo rivelato, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che è stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi successori attraverso i secoli.

Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la fantasiosa eresia dell'evoluzione dei dogmi da un significato all'altro, diverso da quello che prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si è andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito.

Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco sentimento religioso che emerge dall'oscurità del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell'intelletto a una verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato.

Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni dell'enciclica Pascendi e del decreto Lamentabili, particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi.

Riprovo altresì l'errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa può essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione cristiana.

Disapprovo pure e respingo l'opinione di chi pensa che l'uomo cristiano più istruito si riveste della doppia personalità del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito difendere tesi che contraddicono alla fede del credente o fissare delle premesse dalle quali si conclude che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non siano positivamente negati.

Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l'analogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema.

Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che l'insegnamento di discipline storico-teologiche o chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere da ogni idea preconcetta sia sull'origine soprannaturale della tradizione cattolica sia dell'aiuto promesso da Dio per la perenne salvaguardia delle singole verità rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su basi scientifiche, estromettendo ogni autorità religiosa e con la stessa autonomia critica ammessa per l'esame di qualsiasi altro documento profano.

Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo cui nella sacra tradizione non c'è niente di divino o peggio ancora lo ammettono ma in senso panteistico, riducendolo ad un evento puro e semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli uomini con il proprio impegno, l'abilità e l'ingegno prolungano nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo e dagli apostoli.

Mantengo pertanto e fino all'ultimo respiro manterrò la fede dei padri nel carisma certo della verità, che è stato, è e sempre sarà nella successione dell'episcopato agli apostoli (1), non perché si assuma quel che sembra migliore e più consono alla cultura propria e particolare di ogni epoca, ma perché la verità assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli non sia mai creduta in modo diverso né in altro modo intesa (2).

Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e sinceramente e di custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene né nell'insegnamento né in nessun genere di discorsi o di scritti. Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.


1 IRENEO, Adversus haereses, 4, 26, 2: PG 7, 1053.
2 TERTULLIANO, De praescriptione haereticorum, 28: PL 2, 40.
visto em:messainlatino.it

Le serment anti-moderniste : Sacrorum antistitum ! Le 1er septembre 1910, il y juste un siècle, paraissait le motu proprio Sacrorum antistitum du pape saint Pie X sur les mesures pratiques contre le modernisme. Le 8 août de la même année était publié le décret Quam singulari sur l’âge de la première communion, suivi le 25 août de la lettre Notre charge apostolique condamnant les erreurs du Sillon. Un triple centenaire donc. « Les modernistes sont les pires ennemis de l’Église, et le modernisme l’égout collecteur de toutes les hérésies. » (S. Pie X, Motu proprio Praestantia, 1907). Le 1er septembre 1910, il y juste un siècle, paraissait le motu proprio Sacrorum antistitum du pape saint Pie X sur les mesures pratiques contre le modernisme. Le 8 août de la même année était publié le décret Quam singulari sur l’âge de la première communion, suivi le 25 août de la lettre Notre charge apostolique condamnant les erreurs du Sillon. Un triple centenaire donc. Sacrorum antistitum reprenait les points principaux de l’encyclique Pascendi en s’opposant notamment à l’immanentisme et aux idées religieuses de Spinoza. Il fut durement critiqué par les libéraux jusqu’à sa suppression par Paul VI à l’époque du concile Vatican II. La crise moderniste commence en fait au milieu du XIXe siècle, alors que le Syllabus et l’essai de Darwin ont reconfiguré l’ensemble de l’intelligentsia européenne. Elle se prolonge jusqu’au milieu du XXe siècle et affecte durablement cinq pays d’Europe occidentale : l’Allemagne, l’Angleterre, la Belgique, la France et l’Italie tandis que le Canada francophone connaît à cet égard un sort spécifique. N’oublions pas que la lutte contre le modernisme a été le grand combat du XXe siècle. Dans Le Paysan de la Garonne, Jacques Maritain, peu suspect d’intégrisme, écrivit pourtant que le modernisme du temps de saint Pie X fut un simple rhume des foins au regard des dévastations de l’après-Concile… Corollaire politique de cette condamnation pontificale, la Lettre sur le Sillon soulignait que la véritable civilisation ne peut exister sans la vraie religion. Son actualité est frappante alors que la France entre de plus en plus dans la barbarie. Voici le texte du serment anti-moderniste contenu dans le Motu proprio Sacrorum antistitum, promulgué le 1er septembre 1910 par le pape Saint Pie X, que devait prononcer tout clerc lors de son ordination ou encore avant d’accéder à une chaire d’enseignement ou à un office ecclésiastique, et qu’il serait indispensable de rétablir aujourd’hui.


Le serment anti-moderniste : Sacrorum antistitum ! Le 1er septembre 1910, il y juste un siècle, paraissait le motu proprio Sacrorum antistitum du pape saint Pie X sur les mesures pratiques contre le modernisme. Le 8 août de la même année était publié le décret Quam singulari sur l’âge de la première communion, suivi le 25 août de la lettre Notre charge apostolique condamnant les erreurs du Sillon. Un triple centenaire donc.

 

   « Les modernistes sont  les pires ennemis de l’Église,
et le modernisme  l’égout collecteur de toutes les hérésies. »
(S. Pie X, Motu proprio Praestantia, 1907).

   Le 1er septembre 1910, il y juste un siècle, paraissait le motu proprio Sacrorum antistitum du pape saint Pie X sur les mesures pratiques contre le modernisme. Le 8 août de la même année était publié le décret Quam singulari sur l’âge de la première communion, suivi le 25 août de la lettre Notre charge apostolique condamnant les erreurs du Sillon. Un triple centenaire donc. 
   Sacrorum antistitum reprenait les points principaux de l’encyclique Pascendi en s’opposant notamment à l’immanentisme et aux idées religieuses de Spinoza. Il fut durement critiqué par les libéraux jusqu’à sa suppression par Paul VI à l’époque du concile Vatican II. La crise moderniste commence en fait au milieu du XIXe siècle, alors que le Syllabus et l’essai de Darwin ont reconfiguré l’ensemble de l’intelligentsia européenne. Elle se prolonge jusqu’au milieu du XXe siècle et affecte durablement cinq pays d’Europe occidentale : l’Allemagne, l’Angleterre, la Belgique, la France et l’Italie tandis que le Canada francophone connaît à cet égard un sort spécifique.
  N’oublions pas que la lutte contre le modernisme a été le grand combat du XXe siècle. Dans Le Paysan de la Garonne, Jacques Maritain, peu suspect d’intégrisme, écrivit pourtant que le modernisme du temps de saint Pie X fut un simple rhume des foins au regard des dévastations de l’après-Concile… Corollaire politique de cette condamnation pontificale, la Lettre sur le Sillon soulignait que la véritable civilisation ne peut exister sans la vraie religion. Son actualité est frappante alors que la France entre de plus en plus dans la barbarie.
Voici le texte du serment anti-moderniste contenu dans le Motu proprio Sacrorum antistitum, promulgué le 1er septembre 1910 par le pape Saint Pie X, que devait prononcer tout clerc lors de son ordination ou encore avant d’accéder à une chaire d’enseignement ou à un office ecclésiastique, et qu’il serait indispensable de rétablir aujourd’hui.

 

   « Les modernistes sont  les pires ennemis de l’Église,
et le modernisme  l’égout collecteur de toutes les hérésies. »
(S. Pie X, Motu proprio Praestantia, 1907).

   Le 1er septembre 1910, il y juste un siècle, paraissait le motu proprio Sacrorum antistitum du pape saint Pie X sur les mesures pratiques contre le modernisme. Le 8 août de la même année était publié le décret Quam singulari sur l’âge de la première communion, suivi le 25 août de la lettre Notre charge apostolique condamnant les erreurs du Sillon. Un triple centenaire donc. 
   Sacrorum antistitum reprenait les points principaux de l’encyclique Pascendi en s’opposant notamment à l’immanentisme et aux idées religieuses de Spinoza. Il fut durement critiqué par les libéraux jusqu’à sa suppression par Paul VI à l’époque du concile Vatican II. La crise moderniste commence en fait au milieu du XIXe siècle, alors que le Syllabus et l’essai de Darwin ont reconfiguré l’ensemble de l’intelligentsia européenne. Elle se prolonge jusqu’au milieu du XXe siècle et affecte durablement cinq pays d’Europe occidentale : l’Allemagne, l’Angleterre, la Belgique, la France et l’Italie tandis que le Canada francophone connaît à cet égard un sort spécifique.
  N’oublions pas que la lutte contre le modernisme a été le grand combat du XXe siècle. Dans Le Paysan de la Garonne, Jacques Maritain, peu suspect d’intégrisme, écrivit pourtant que le modernisme du temps de saint Pie X fut un simple rhume des foins au regard des dévastations de l’après-Concile… Corollaire politique de cette condamnation pontificale, la Lettre sur le Sillon soulignait que la véritable civilisation ne peut exister sans la vraie religion. Son actualité est frappante alors que la France entre de plus en plus dans la barbarie.
Voici le texte du serment anti-moderniste contenu dans le Motu proprio Sacrorum antistitum, promulgué le 1er septembre 1910 par le pape Saint Pie X, que devait prononcer tout clerc lors de son ordination ou encore avant d’accéder à une chaire d’enseignement ou à un office ecclésiastique, et qu’il serait indispensable de rétablir aujourd’hui.
 
Lire pour un développement plus complet du sujet :

LE SERMENT ANTIMODERNISTE DE SAINT PIE X

par Zacharias
OU LE VENIN SPÉCULATIF DE L’HÉRÉSIE MODERNE
FACE A LA DOCTRINE SACRÉE DE L’ÉGLISE

domingo, 4 de setembro de 2011

San Pio X : El nombre de Pío X se vincula generalmente y con toda razón, al movimiento que purgó a la Iglesia de ese "resumen de todas las herejías", al que alguno tuvo la ocurrencia de llamar "Modernismo". Un decreto del Santo Oficio fechado en 1907, condenó a ciertos escritores y ciertas ideas; muy pronto le siguió la carta encíclica "Pascendi dominici gregis", en la que se indicaban peligrosas tendencias de alcance imprevisible, se señalaban y condenaban las manifestaciones del modernismo en todos los campos.

 


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Pope St. Pius X


Reseña: Nació en la aldea de Riese, situada en la región véneta, el año 1835. Primero ejerció santamente como presbítero, más tarde fue obispo de Mantua y luego patriarca de Venecia. El año 1903 fue elegido papa. Adoptó como lema de su pontificado: «Instaurare omnia in Christo», consigna por la que trabajó intensamente con sencillez de espíritu, pobreza y fortaleza, dando así un nuevo incremento a la vida de la Iglesia. Tuvo que luchar también contra los errores doctrinales que en ella se filtraban. Murió el día 20 de agosto del año 1914.

"Era uno de esos hombres elegidos, de los que hay pocos, con una personalidad irresistible. Todos tenían que sentirse conmovidos por su absoluta sencillez y su bondad angelical. Sin embargo, era algo más lo que le hacía entrar en todos los corazones; ese "algo" se puede definir mejor al observar que todo aquél que fue admitido a su presencia salió con la profunda convicción de haber estado frente a un santo. Y, entre más se sabe sobre él, mayor fuerza adquiere esta convicción".
-Baron von Pastor, historiador, sobre el Papa Pío X:

Nuestro Papa nació en 1835 con el nombre de Giuseppe (José) Sarto, hijo de un humilde cartero, en la ciudad de Riese, en el Veneto. Fue el segundo de diez hijos de la pobre familia. Asistió a la escuela elemental de Riese y, gracias a las instancias del cura párroco, pasó a la escuela superior de Castelfranco, a una distancia de ocho kilómetros, que el chico recorría a pié dos veces al día. Más tarde, en virtud de una beca que se obtuvo para él, pudo asistir al seminario de Padua. Por dispensa especial, se le ordenó sacerdote a la edad de veintitrés años y, desde aquel momento, se entregó completamente al ministerio pastoral; al cabo de dieciséis años, ascendió a canónigo en Treviso, donde prosiguió con mayor ahínco su dura y generosa tarea sacerdotal.

En 1884, fue consagrado obispo de Mántua, diócesis que se hallaba en bajas condiciones morales, debido a su clero negligente hasta el extremo de haber provocado un cisma en dos poblaciones. Fue tan limpio y brillante el triunfo que obtuvo el obispo en el desempeño de aquel cargo plagado de dificultades que, en 1892, el Papa León XIII consagró a Mons. Sarto como cardenal sacerdote de San Bernardo de los Baños y, casi inmediatamente, lo elevó a la sede metropolitana de Venecia, que comprende el título honorífico de patriarca. Ahí se transformó en un verdadero apóstol para toda la región del Veneto y puso de manifiesto el valor de su sencillez y su rectitud, en una sede que se ufanaba de su magnificencia y de su pompa.

A la muerte de León XIII, en 1903, era creencia general que habría de sucederle en la cátedra de San Pedro el cardenal Rampolla del Tíndaro; las tres primeras votaciones del cónclave indicaron que la opinión general estaba en lo cierto; pero entonces, el cardenal Puzyna, arzobispo de Cracovia, comunicó a la asamblea de electores que el emperador Francisco José de Austria imponía el veto formal contra la elección de Rampolla. El anuncio causó una profunda conmoción; los cardenales protestaron con energía por la intervención del emperador y las cosas llegaron al punto de efervescencia, cuando Rampolla, con mucha dignidad, retiró su candidatura. (Actualmente se afirma que Rampolla no habría sido elegido de ningún modo).

Al cabo de otras cuatro votaciones, resultó elegido el cardenal Giuseppe Sarto. Así llegó a la cátedra de Pedro un hombre de humilde cuna, sin relevantes dotes intelectuales, sin experiencia en las diplomacias eclesiásticas, pero con un corazón tan grande que no le cabía en el pecho, y tan bueno que parecía irradiar gracias: "un hombre de Dios que conocía los infortunios del mundo y las penurias de la existencia y, en la grandeza de su corazón, solo quería arreglarlo todo y consolar a todos".

Uno de los primeros actos del nuevo Papa fue el de recurrir a la constitución "Commissum nobis", a fin de terminar, de una vez por todas, con cualquier supuesto derecho de cualquier poder civil para interferir en una elección papal, por el veto u otro procedimiento. Más adelante, dio un paso cauteloso pero definitivo hacia la reconciliación entre la Iglesia y el Estado, en Italia, al levantar prácticamente el "Non Expedit". Su manera de hacer frente a la muy crítica situación que no tardó en presentarse en Francia fue directa y tan efectiva como cualquiera de los medios diplomáticos en uso. En 1905, luego de numerosos incidentes, el gobierno francés denunció el concordato de 1801, decretó la separación de la Iglesia y el Estado y emprendió una campaña agresiva contra la Iglesia. El gobierno propuso crear una organización para que se preocupara de las propiedades eclesiásticas, bajo el nombre de "associations cultuelles", a la que muchos de los prominentes personajes católicos de Francia deseaban someterse por vías de ensayo; pero, tras una serie de consultas con los obispos franceses, el Papa Pío X emitió un par de declaraciones enérgicas y dignas, por las que condenaba la ley de separación y calificaba la "asociación" de anticanónica. A los que se quejaban de que había sacrificado todas las posesiones de la Iglesia en Francia, les respondió: "Aquellos se preocupaban demasiado por los bienes materiales y muy poco por los espirituales". La separación ofreció la ventaja de que, a partir de entonces, la Santa Sede pudo nombrar directamente a los obispos franceses, sin la nominación previa de los poderes civiles.

El obispo de Nevers, Mons.Gauthey dijo del Papa: "Pío X,  nos emancipó de la esclavitud al costo del sacrificio de nuestras propiedades. Que Dios le bendiga por siempre, por no haber titubeado en imponernos ese sacrificio". La severa actitud del Papa causó tantos trastornos y dificultades al gobierno francés que, veinte años más tarde, se avino a concertar un nuevo acuerdo, dentro de los cánones, para la administración de las propiedades de la Iglesia.
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Contra el Modernismo

El nombre de Pío X se vincula generalmente y con toda razón, al movimiento que purgó a la Iglesia de ese "resumen de todas las herejías", al que alguno tuvo la ocurrencia de llamar "Modernismo". Un decreto del Santo Oficio fechado en 1907, condenó a ciertos escritores y ciertas ideas; muy pronto le siguió la carta encíclica "Pascendi dominici gregis", en la que se indicaban peligrosas tendencias de alcance imprevisible, se señalaban y condenaban las manifestaciones del modernismo en todos los campos. Pero también se adoptaron medidas enérgicas y, a pesar de que hubo furiosas oposiciones, el modernismo en la Iglesia fue desenmascarado. Ya había conquistado bastante terreno entre los católicos y, sin embargo, no fueron pocos quienes opinaron que la condena del Papa había sido excesiva y obscurantista.

Cinco años después, en 1910, la encíclica del Papa sobre San Carlos Borromeo fue mal interpretada y se ofendieron los protestantes en Alemania. Pío X publicó la explicación oficial del párrafo mal interpretado en el Osservatore Romano y ahí mismo recomendó a los obispos alemanes que no hiciesen más comentarios ni publicidad en torno a la encíclica, en el púlpito o en la prensa.



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Renovarlo todo en Cristo: Eucaristía y Palabra

En su primera encíclica Pío X anunciaba que su meta primordial era la de "renovarlo todo en Cristo" y, sin duda que con ese propósito en mente, redactó y aprobó sus decretos sobre el sacramento de la Eucaristía. Por ellos, recomendaba y encomiaba la comunión diaria, si fuese posible; que los niños se acercaran a recibirla al llegar a la edad de la razón, y que se facilitara el suministro de la comunión a los enfermos.  (En la Edad Media y, posteriormente en la época del jansenismo, los fieles católicos comulgaban rarísima vez. La comunión diaria o muy frecuente se consideraba como algo extraordinario y aun indebido.)

También el Papa se preocupó por la Palabra, puesto que instaba a la diaria lectura de la Biblia, aunque en este caso las recomendaciones del Papa no fueron tan ampliamente aceptadas. Desde 1903, y con el objeto de aumentar el fervor en el culto divino, emitió motu proprio una serie de instrucciones sobre la música sacra, destinadas a terminar con los abusos al respecto y a restablecer el uso del canto llano en la Iglesia. Dio alientos a los trabajos de la comisión para la codificación de las leyes canónicas y fue él quien llevó a cabo la completa reorganización de los tribunales, oficinas y congregaciones de la Santa Sede. También estableció Pío X una comisión correctora y revisora del texto Vulgata de la Biblia (este trabajo les fue encomendado a los monjes benedictinos) y, en 1909, fundó el Instituto Bíblico para el estudio de las Escrituras y lo dejó a cargo de la Compañía de Jesús.
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A favor de los Pobres

Siempre consagró sus preocupaciones y actividades a los débiles y los oprimidos. Con inusitada energía, denunció los malos tratos a que eran sometidos los indígenas en las plantaciones de caucho del Perú. Creó y organizó una comisión de ayuda a los damnificados, tras el desastroso terremoto de Messina y, por cuenta propia, acogió a numerosos refugiados en el hospicio de Santa Marta, junto a San Pedro. Sus caridades, en todas las partes del mundo donde se necesitaban socorros, eran tan abundantes y frecuentes, que las gentes de Roma y de toda Italia se preguntaban de dónde saldría tanto dinero. La sencillez de sus hábitos personales y la santidad de su carácter se ponían de manifiesto en su costumbre de visitar cada domingo, alguno de los patios, rinconadas o plazuelas del Vaticano, para predicar, explicar y comentar el Evangelio de aquel día, a todo el que acudiera a escucharle. Era evidente que Pío X se sentía desconcertado y tal vez un poco escandalizado, ante la pompa y la magnificencia del ceremonial en la corte pontificia. Cuando era patriarca de Venecia, prescindió de una buena parte de la servidumbre y no toleró que nadie, fuera de sus hermanas, le preparase la comida; como Pontífice, eliminó la costumbre de conferir títulos de nobleza a sus familiares. "Por disposición de Dios, solía decir, mis hermanas son hermanas del Papa. Eso debe bastarles". En una ocasión, antes de cierta ceremonia, exclamó ante un viejo amigo suyo: "¡Mira cómo me han vestido!" y se echó a llorar. A otro de sus amigos, le confesó: "No cabe duda de que es una penitencia verse obligado a aceptar todas estas prácticas. ¡Me condujeron entre soldados, como a Jesús cuando le apresaron en Getsemaní!".

Estas anécdotas describen la grandeza de corazón y la sencillez de la bondad de Pío X. A un joven inglés, protestante convertido al catolicismo y que deseaba ser monje, pero sentía el escrúpulo de haber estudiado muy poco, le dijo el Papa: "Para alabar a Dios bien, no se necesita ser sabio". Un escritor de Mántua publicó un libro de carácter sensacionalista en el que lanzaba infames acusaciones contra Pío X; éste no quiso emprender ninguna acción legal, pero, en cuanto supo que el calumniador se hallaba en bancarrota, el Papa le envió ayuda: "Un hombre tan desdichado, comentó, necesita oraciones más que castigos".

Aún durante su vida, Dios utilizó al Papa Pío X como instrumento de sus milagros y, hasta en esos casos sobrenaturales, se puso de manifiesto su perfecta modestia y sencillez. Durante una audiencia pública, uno de los asistentes mostró su brazo paralizado al tiempo que decía: "¡Cúrame, Santo Padre!" El Papa se acercó sonriente, tocó el brazo tumefacto y dijo amablemente: "Si, sí". Y, el hombre quedó curado. En otra audiencia privada, una niña de once años que estaba paralítica, pidió lo mismo. "¡Quiera Dios concederte lo que deseas!", dijo el Pontífice. La niña se levantó y anduvo por sí misma. Una monja que sufría de una tuberculosis muy avanzada, le pidió la salud. "Sí", fue todo lo que repuso Pío X, mientras ponía las manos sobre la cabeza de la religiosa. Aquella tarde, el médico declaró que estaba completamente sana.

Primera Guerra Mundial

El 24 de junio de 1914, la Santa Sede firmó un concordato con Servia; cuatro días más tarde, el archiduque Francisco de Austria y su esposa fueron asesinados en Sarajevo; a la medianoche del 4 de agosto, Alemania, Francia, Austria, Rusia, Gran Bretaña, Servia y Bélgica estaban en guerra. Era el undécimo aniversario de la elección del Papa. Pío X no solo había vaticinado aquella guerra europea, como otros muchos, sino que profetizó que estallaría definitivamente para el verano de 1914. Aquel conflicto fue para el Papa un golpe fatal. "Esta será la última aflicción que me mande el Señor. Con gusto daría mi vida para salvar a mis pobres hijos de esta terrible calamidad". Pocos días más tarde sufrió una bronquitis; al día siguiente, 20 de agosto, murió. Fue, en verdad, víctima de la Guerra.

"Nací pobre, he vivido en la pobreza y quiero morir pobre", dijo en su testamento. Demostró la verdad de aquellas palabras: su pobreza era tanta que hasta la prensa anticlerical quedó admirada.

Después del funeral en la basílica de San Pedro, Mons. Cascioli, escribió lo siguiente: "No tengo la menor duda de que este rincón de la cripta se convertirá, muy pronto, en un santuario, un centro de peregrinación . . . Dios glorificará ante el mundo a este Papa cuya triple corona fue la pobreza, la humildad y la bondad". Y así fue por cierto. El Pontificado de Pío X no fue tranquilo y el Papa mostró resolución en su política.  Hubo muchos que le criticaron, lo mismo dentro que fuera de la Iglesia. Pero, al morir, todas las voces fueron una; desde todas partes, desde todas las clases surgió un llamado para que se reconociera la santidad de Pío X, el que fuera Giuseppe Sarto, hijo del cartero.

En 1923, los cardenales de la curia decretaron que se había abierto su causa, firmada por veintiocho prelados. En 1954, el Papa Pío XII canonizó solemnemente a su predecesor ante una enorme multitud que llenaba la Plaza de San Pedro, en Roma. Aquel fue el primer Papa al que se canonizaba desde Pío V, en 1672.

Ver también:
Vaticano, Pío X: documentos>>>
La voz de la Iglesia resuena dulcemente>>>

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sábado, 3 de setembro de 2011

Para S. Pío X el modernismo era la síntesis de todas las herejías

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Entre las obras escritas por el Profesor Plinio Corrêa de Oliveira cabe destacar especialmente “En Defensa de la Acción Católica” (1943) y  “Nobleza y Elites tradicionales análogas“. Estas publicaciones constituyen un resumen de una vida: el primero es un grito en defensa de la Iglesia y, el segundo, en defensa de la Civilización Cristiana.
Los errores denunciados por Plinio Corrêa de Oliveira en su obra “En Defensa de la Acción Católica” provenían de dos corrientes distintas pero entrecruzadas: una corriente de activismo socio-político izquierdista que, nacida como componente del “catolicismo social“, dio vida al “catolicismo democrático“ del cual salió el “cato-comunismo“(o cristianos para el socialismo); y una corriente filosófico-teológica que, conocida como “catolicismo liberal“, dio origen al “modernismo“ del cual salió la llamada “nouvelle théologie“.
Mirando a mi alrededor estoy obligado a admitir que la corriente modernista está destruida, sus fuerzas estan por ahora agotadas. Debemos esperar el tiempo en que, por medio de un trabajo silencioso y secreto, habremos conseguido transbordar a la causa de la libertad una más amplia parte de los fieles“. Así se lamentaba el jesuita inglés George Tyrrel (1861-1909) después de la condenación de la herejía modernista. [1]
El Modernismo
Para S. Pío X el modernismo era la síntesis de todas las herejías
Incubado en ambientes intelectuales de “vanguardia” bajo formas variadas y no siempre de acuerdo entre ellas, hacia fines del siglo XIX, el Modernismo quería producir profundas reformas en la doctrina y en la estructura de la Iglesia, con el pretexto de adaptarla al “espíritu de los tiempos“. Según Alfred Loisy (1857-1940), principal exponente de la corriente, “los modernistas forman un grupo bastante definido de hombres de pensamiento, unidos por el común deseo de adaptar el catolicismo a las necesidades intelectuales, morales y sociales de nuestros días“. [2] Especificando la magnitud de esta adaptación, afirmaba que el objetivo era “cambiar la Iglesia, su constitución, su doctrina y sus ritos“[3] La adaptación querida por los modernistas no era de hecho ni superficial ni saludable. Esta habría alcanzado los mismos fundamentos de la Iglesia, comportando en la práctica su destrucción: “¡El viejo edificio eclesiástico deberá derrumbarse!”, proclamaba Loisy.[4] La misión de los modernistas, según Tyrell, era de “golpear y golpear la vieja carcasa de la Iglesia Romana“.[5] Por esto, en el acto de condenarla, San Pío X definió esta corriente como “la síntesis de todas las herejías“, especificando además: “si alguien se hubiera propuesto reunir en uno el jugo y como la esencia de cuantos errores existieron contra la fe, nunca podría obtenerlo más perfectamente de lo que han hecho los modernistas [Los modernistas] han aplicado la segur, no a las ramas, ni tampoco a débiles retoños, sino a la raíz misma; esto es, a la fe y a sus fibras más profundas“.[6]
En Italia el movimiento modernista formó un grupo restringido entre intelectuales y sacerdotes como Tomás Gallarati Scotti, Stefano Jacini, Alessandro Casati, Antonio Fogazzaro, Giovanni Selva, Salvatore Minocchi, Giovanni Semeria e Giovanni Genocchi. Mayor interés tienen Ernesto Buonaiuti (1881-1946), primero profesor de Historia de la Iglesia en el Seminario del Apollinare y después de 1915 en la Universidad de la Sapienza de Roma, y Romolo Murri (1870-1944), uno de los principales animadores de la Democracia Cristiana.
A diferencia de tantas herejías del pasado, el Modernismo no combatía a la Iglesia desde el exterior, sino que trabajaba desde el interior, alcanzando a influir hasta en ambientes altamente situados. Es siempre San Pío X quien denuncia que: “los autores del error ya no deben buscarse entre los enemigos declarados, sino que, es lo que da una suma pena y temor, se esconden en el mismo seno de la Iglesia
Una “francmasonería católica”
En el corazón de la corriente modernista, confiriéndole su dinamismo y coordinando sus manifestaciones, había una verdadera secta semi-secreta. El mismo Papa Sarto destacaba que “los modernistas son tanto más perniciosos cuanto menos aparecen”, cuanto más obran “en secreto“.
Le idea de una secta secreta que tramaba desde dentro la destrucción de la Iglesia podrá ciertamente hacer que se levante más de una ceja, casi como se tratase de un mediocre enredo policialesco. Sin embargo, eran los propios modernistas que se jactaban de ello. “Debemos hacer una francmasonería católica“, proponía Antonio Fogazzaro por boca de uno de los personajes de la novela Il Santo,”¿Masonería Católica?¡Sí, Masonería de las Catacumbas!” [7]
El “catolicismo democrático”
Pero los miembros de esta “francmasonería católica“ no eran los únicos que querían reformar la Iglesia. Paralelamente y en conjunto con ellos actuaban también los exponentes de la corriente llamada católico-democrática.
A mediados del siglo XIX, como respuesta a las injusticias causadas por la revolución industrial, había surgido el así llamado “catolicismo social“ que, además, se había dejado influenciar en algunos de sus ambientes por las doctrinas y las posturas de matriz socialista. Del deseo, en si laudable pero demasiado vago y romántico, de ayudar a los pobres se pasó en algunos casos a la profesión de las ideas igualitarias. De la denuncia, a menudo justificada, de la explotación de los obreros por parte de patrones no raramente se pasó al rechazo del sistema liberal capitalista y a una visión de la sociedad de tipo marxista. Este desvío a la izquierda dio origen, hacia fines del siglo XIX, a la corriente conocida como catolicismo democrático.
Desde 1867 existía en Italia la Sociedad de la Juventud Católica Italiana, dirigida por Giovanni Acquaderni. En Junio de 1874 tuvo lugar en Venecia un congreso católico que terminó creando un movimiento a nivel nacional. Esto se concretó un año después en el congreso de Florencia, del cual brotó la Obra de los Congresos y de los Comités Católicos en Italia. La presidencia fue confiada inicialmente al mismo Acquaderni.
Algún tiempo después, sin embargo, comenzaron a manifestarse los primeros roces. Los jóvenes líderes en ascensión dentro de la Obra representaban una orientación bastante diversa, afín con las nuevas ideas. Algunos sectores de la Obra comenzaron a manifestar una fuerte infiltración modernista y católico-democrática. En 1891, los sectores más radicales influenciados por Romolo Murri fundaron los “grupos democráticos“ ubicados tan a la izquierda como para querer abandonar la etiqueta “democrática“ sustituyéndola con la de “socialista“. [8] La corriente murriana brotó en el 19° Congreso nacional de la Obra realizado en Bolonia en 1903 y la vieja guardia salió derrotada.
Roma condena, los modernistas se esconden
Profundamente descontento por el éxito del congreso y, de modo general, por la forma que habían tomado algunos sectores de la Obra, en Diciembre de 1903 San Pío X publicó el motu proprio Fin dalla prima, en el cual delineaba una “normativa fundamental para la acción social de los católicos“, en contraste neto con las ideas católico-democráticas. Frente a la posición obstinada de estos sectores de la Obra, ahora reforzado por la corriente murriana, al año siguiente se separaron oficialmente de la asociación, dejando abierta solamente la Sesión guiada por el conde Medolago-Albani. [9]
Los “cristianos democráticos“ respondieron de modo insolente convocando un congreso en Bolonia, donde fue fundada la Liga Democrática Nacional, de inspiración socialista. Para aclarar de una vez por todas la situación, San Pío X publicó entonces la encíclica Il fermo proposito, en la cual condenaba la corriente cristiano democrática. Don Murri fue primero suspendido a divinis y, después, excomulgado. Abandonando la sotana, se casó en 1912.
La audacia de los modernistas provocó una respuesta análoga del Pontífice. Después de repetidas e inútiles advertencias “recordemos particularmente la encíclica Pieni l”animo (1906) y la Alocución consistorial del 17 de Abril de 1907- San Pío X fue obligado a condenar el Modernismo con el decreto Lamentabile sane exitu (Julio de 1907) y la encíclica Pascendi Dominici gregis (Septiembre de 1907), en la cual lo define como “síntesis de todas las herejías“. En el texto latino original, la acusación suena aún más fuerte: “omnium haeresum collectaneum“.
Condenados de este modo, ¿los modernistas se someterían? De ningún modo. Habituados a trabajar en la semi-clandestinidad, se enmascararon aún más. “Os aconsejo que no os liguéis con un vínculo sensible“, aconsejaba Fogazzaro. “Podéis navegar seguros bajo el agua como los peces cautos, pero pensad que el ojo agudo del Sumo Pescador o vice-Pescador os puede descubrir fácilmente y cogeros con un golpe de arpón. Ahora yo no aconsejaré nunca a los peces más finos, más sabrosos, más buscados, de congregarse. Uds. pueden comprender qué puede suceder cuando uno es cogido y sacado fuera. Y, uds. lo saben bien, el gran Pescador de Galilea ponía los pescaditos en su vivero, pero el gran Pescador de Roma los fríe“.[10]
Pero el “ojo agudo del Sumo Pescador“ vigilaba. En el motu proprio Sacrorum Antistitum (1910), S. Pío X denunciaba que los modernistas se estaban reagrupando en una “liga clandestina“ (clandestinum foedus), advirtiendo además que ellos “no han abandonado su designio de perturbar la paz de la Iglesia“ [11]
Resurge el neo-modernismo
En los años sucesivos, de las tenebrosas sinuosidades de esta liga clandestina, la chusma modernista llevó adelante el “trabajo silencioso y secreto“ propuesto por George Tyrell, estableciendo así los fundamentos de lo que Pío XII después llamará Nouvelle Théologie, sucesivamente condenada en varios documentos, especialmente en la encíclica Humani generis. (1950) [12]
Esta es la fuente contaminada de la mayor parte de los errores teológicos contemporáneos.
Obligados a una especie de vida clandestina“, explica Albert Besnard, O.P., “los modernistas continuaron a obrar de modo secreto, inspirando sucesivamente a la mayor parte de las contestaciones religiosas que hoy vemos en la Iglesia“. [13] Don Germano Pattaro, del Seminario Patriarcal de Venecia, precisa igualmente que: “el cambio de perspectiva se operó dolorosa y trágicamente con el modernismo que fue retomado y repropuesto en la Nouvelle Théologie“.[14]
En el ínterin, sin embargo, intervino un factor que podría haber cambiado substancialmente la situación. Además de la facundia de sus mentores, lo que había llevado a la ruina a la secta modernista fue su escasa influencia sobre la opinión pública. El modernismo permaneció como un fenómeno de élites intelectuales y, al comienzo, hasta los nuevos teólogos padecieron con esta situación. Les faltaba un movimiento de masas que permitiese la difusión masiva de las nuevas ideas. La ocasión se presentó a fines de los años “20.
La Acción Católica
En los años “20 el Papa Pío XI emprendió la reorganización de los laicos, dando vida a la moderna Acción Católica, siguiendo un esquema que fue reproducido después en todo el mundo. En la intención del Sumo Pontífice, la AC debería constituir un vasto movimiento apto para coordinar el empeño apostólico de los seglares, bajo la guía de la Jerarquía. [15] De ahí la definición: participación de los laicos en el apostolado jerárquico de la Iglesia.
Desgraciadamente, casi desde el comienzo existió dentro de la nueva asociación una conspicua presencia de la corriente católico-democrática y de la neo-modernista. Inspirados en pensadores como Jacques Maritain (1882-1972) y Emanuel Mounier (1904-1950), así como de teólogos como Marie-Dominique Cheng (1895-1989) y Henri de Lubac (1896-1991), núcleos de activistas se introdujeron en algunos sectores de la Acción Católica, sirviéndose de ella para la difusión de sus errores y empujándola en una dirección opuesta a la querida por el Pontífice.
Los años “30, como dice el historiador Adrien Dansette, “señalaron un decisivo cambio de dirección en el catolicismo“.[16] Fue su principal protagonista la Acción Católica, por medio de sus sectores más dinámicos que, según el caso, eran los que más sufrían esta infiltración. El cambio de dirección se realizó de dos modos.
Primeramente, las antiguas asociaciones católicas, fieles a la orientación de San Pío X, fueron absorbidas y por lo tanto neutralizadas, utilizando métodos más bien ambiguos. Refiriéndose, por ejemplo, al modo por el cual la AC fue introducida en Estados Unidos, el padre Andrew Geeley, un protagonista del hecho, revela que “fueron fundadas nuevas asociaciones, las antiguas fueron infiltradas y reorganizadas“.[17]
Por otra parte, muchos de los militantes sufrieron un proceso que podríamos llamar de trasbordo ideológico, llevando a desmantelar su mentalidad tradicional sustituyéndola por las nuevas ideas e induciendo a los más radicales a asumir posiciones francamente revolucionarias.
El desvío izquierdizante dentro de la AC no fue uniforme en todos sus sectores, ni se manifestó de modo igualmente virulento en todos los países. Es innegable, por ejemplo, que el liderazgo de Luigi Gedda, apoyado por Pío XII, frenó esta infiltración en sectores de la AC italiana. [18]
Pero desgraciadamente no fue así en todas partes. En Francia, posiblemente la principal fábrica de las nuevas ideas, el desvío fue tan grave que indujo a sectores enteros de la AC a adherir al socialismo y aún al comunismo. [19] Cuando, a comienzos de los años “70, fue fundado en Francia Cristianos por el Socialismo, cinco grupos de AC adhirieron a ellos en bloque.
El caso de la Acción Católica brasileña constituye en la especie un ejemplo paradigmático. El desvío era visible sobre todo en la JUC (Juventud Universitaria Católica). Inspirándose en Maritain, Mounier, Teihlhard de Chardin y otros pensadores, en su mayoría franceses, la JUC “tomó una tonalidad siempre más socialista“, como lo explica Luiz Alberto Gómez de Souza. [20] En 1959 la JUC saludó con entusiasmo la revolución comunista de Fidel Castro. De la JUC nació la Acção Popular (Acción Popular), que en 1962 de define como “socialista“ y en 1972 se transforma en la Acção Popular Marxista-Leninista, terminando por ser incorporada al Partido Comunista. Algunos militantes de la AC llegaron a participar de la lucha armada en los años de plomo.
De la izquierda de la Acción Católica nace la teología de la liberación
En el campo teológico, el hundimiento no fue menos llamativo. Para dar un ejemplo, la famosa teología de la liberación nació en este ambiente de la Acción Católica latinoamericana. Gustavo Gutiérrez, considerado el “padre fundador“ de la corriente, era capellán de la UNEC (Unión Nacional de los Estudiantes Católicos), el equivalente peruano de la JUC. El “obispo rojo”, D. Helder Cámara, era entonces el capellán de la AC. El P. Ronaldo Muñoz, mentor de los Cristianos para el Socialismo, era líder de la JUC chilena. Fray Betto, actualmente miembro del gobierno Lula, era presidente de la JEC (Juventud Estudiantil Católica). El elenco podría continuar casi ad infinitum. Es necesario notar que la primera editora de los libros de la teología de la liberación fue MIEC-JECI (Movimiento Internacional Estudiantil Católico “ Juventud Estudiantil Católica Internacional), emanación de la AC.
El teólogo de la liberación Pablo Richard afirma claramente que: “la JUC de los años 1960 vivía ya la efervescencia del cristianismo revolucionario“ que habría dado vida a esta corriente. [21] Más explícito, Luiz Alberto Gómez de Souza explica que “fue en Brasil, y más concretamente en la Acción Católica, que comenzaron a tomar forma las instituciones que luego darían origen a la teología de la liberación“. [22]
Recapitulando el proceso, el historiador Samuel Silva Gotay afirma que la teología de la liberación “salió de la radicalización de las doctrinas y de la práctica del catolicismo social del paso del catolicismo social al cristianismo revolucionario“.[23]
La infiltración denunciada por Plinio Corrêa de Oliveira en el ahora lejano 1943 había desgraciadamente alcanzado su objetivo.
(Artículo traducido de la revista: Tradizione, Famiglia, Proprietà, Mayo 2003, Año 9 N° 2, Roma)
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[1] Citado en E. Riviére, “Modernismo”, Dictionnaire de Théologie Catholique, Vol. CC, col. 2042.    
[2] Alfred Loisy, Simples Réflexions sur le Decret du Saint Office Lamentabili Sane Exitu, et sur l”Encyclique Pascendi Dominici Gregis, p. 13, in Arthur Vermeersch, “Modernism”, Catholic Encyclopedi, Caxton Publishing, Londres, 1911, Vol. X, pág. 416.
[3] In Vicente Maumus, Les Modernistas, Beauchesne, París, 1909, pág. 9.
[4] Carta al P. Marcel Hébert, in Alec Vidler, The Modernist Movement in Roman Church. Its origins and outcome, Gordon Press, New York, 1976, pág. 78.
[5] Carta del 28 de Noviembre de 1907, ibid., pág. 78.
[6] S. Pío X, Pascendi Dominici Gregis, Septiembre de 1907.
[7] Antonio Fogazzaro, Il Santo, Milán, sin Editor, 1907, págs. 44, 48
[8] Luidi Civardi, Compendio di storia dell”Azzione Católica italian, Coletti, Roma, 1956, pág. 54
[9] Para una historia de la Obra, ver Ernesto Vechesi, Il movimento católico in Italia, Società Editrice La Voce, Florencia, 1923.
[10] A. Fogazzaro, Il Santo, pág. 44.
[11] Acta Apostolicae Sedis, 9 de Septiembre de 1910, núm. 17.
[12] Cfr. La encíclica Mystici Corporis Christi (1943) y Mediator Dei (1947) además de las alocuciones a los Padres Jesuitas del 17 de Septiembre de 1946 y a los Padres Dominicanos del 22 de Septiembre.
[13] Albert Besnard, O.P., “Modernismo”, in Les Religions. Les dictionnaries du savoir moderne, de Jean Chevalier., Centre d”Etude et de Promotion de la Lecture, París, 1972, pág. 306.
[14] Germano Pattaro, Curso de Teología del ecumenismo, Brescia, 1985, pág. 344.
[15] Giacomo de Antonellis, Storia dell”Azione Católica,Rizzoli, 1987, págs. 153 y ss.
[16] Adrien Dansette, Destin du catholicisme français 1926-1956, Flammarion, Paris, 1957, pág. 5.
[17] Andrew Geeley, The Catholic Experience, Doubleday & Company, New York, 1967, pág. 257.
[18] Luigi Gedda, 18 de Abril, Memoria inédita del artífice de la derrota del Frente Popular, Mondadori, Milán, 1998.
[19] Cfr. Georges Suffert, Les Catholique el la Gauche, Maspero, París, 1960; Jean-François Kesler, De la gauche dissidente au nouveau Parti Socialista. Les minorités qui ont rénové le P.S., Bibliotéque Historique Privat, Toulouse 1909; A. Latreille, J.R. Palanque, E. Deraruelle, R. Rémond, Histoire du Catholicisme en France, Spes, París, 1962, Vol. III.
[20] Luis Alberto Gómez de Souza, A JUC. Os estudantes católicos e a política, Petrópolis, Editora Vozes, 1984, p. 156.
[21] Ibid., pág., 10.
[22] Ibid., pág. 9.
[23] Samuel Silva Gotay, “Origem e desenvolvimento do pensamento cristão revolucionário a partir da radicalização da doctrina social cristà nas décadas de 1960 e 1970”, in CEHILA, História da teologia na América Latina, Edi+oeses Paulinas, São Paulo, 1981, pág. 139.

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Motu proprio di San Pio X Praestantia Scripturae Sacrae...

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Nel quale si ribadisce la condanna del modernismo, 
si menzionano le pene e si commina la scomunica per i trasgressori


Encomiata l'eccellenza delle Sacre Scritture e raccomandatone lo studio, il Nostro Predecessore Leone XIII, di immortale memoria, nell'Enciclica "Providentissimus Deus", pubblicata il 18 Novembre 1893, dettò leggi per il retto ordinamento degli Studi Biblici; e dopo di aver rivendicati i Libri Sacri dagli errori e dalle calunnie dei Razionalisti, li difese altresì dai placiti di una falsa scienza, che si decanta come critica sublimiore: i quali placiti, evidentemente, altro non sono, secondo le sapienti parole del Pontefice, che "commenta Rationalismi e philologia et finitimis disciplinis detorta". 
Per ovviare poi al crescente pericolo della diffusione di idee inconsiderate ed erronee, lo stesso Nostro Predecessore colle Lettere Apostoliche "Vigilantiae studiique memores", del 30 Ottobre 1902, istituiva la Pontificia Commissione Biblica, composta di alcuni Cardinali cospicui per dottrina e per senno; alla quale Commissione venivano aggiunti come Consultori vari Ecclesiastici, scelti fra i dotti in materia teologica e biblica, e diversi per nazionalità, nonché per preferenze di metodi e di pareri nel campo degli studi esegetici. 
Nel far ciò, il Pontefice mirava ad un vantaggio, altamente utile agli studi e particolarmente consentaneo all'indole dei tempi, vale a dire a far sì che in seno alla Commissione fossero presentate, ponderate e discusse sentenze di ogni sorta; e che, prima di addivenire ad una ferma decisione, i Cardinali, secondo le norme prescritte nelle citate Lettere Apostoliche, dovessero prendere in accurato esame gli argomenti favorevoli e contrari alle varie questioni, e niente omettessero di quanto potesse giovare alla perfetta conoscenza del vero stato dei problemi biblici portati in di scussione. Soltanto dopo siffatto procedimento, dovessero le prese decisioni sottoporsi al Sommo Pontefice per la relativa approvazione, ed essere poi pubblicate. Premessi lunghi esami e deliberazioni profondamente mature, la Pontificia Commissione Biblica ha felicemente emanate alcune decisioni oltremodo utili per il vero incremento e per sicura regola degli studi biblici. 
Pur tuttavia Noi vediamo che alcuni, troppo proclivi ad opinioni e metodi infetti di malsane novità, e troppo teneri per una malintesa libertà, che è vera ed intemperante licenza, pericolosissima in materia dottrinale e feconda di mali assai gravi contro la purezza della fede, non hanno fatto, né fanno alle menzionate decisioni, malgrado l'approvazione ad esse data dal Pontefice, quella ossequiente accoglienza che si dovrebbe. 


Per la qual cosa troviamo necessario di dichiarare e di decretare, 
come con questo Nostro atto dichiariamo ed espressamente decretiamo, 
che tutti sono tenuti in coscienza a sottomettersi alle decisioni passate e future 
della Pontificia Commissione Biblica, 
non altrimenti che ai Decreti dottrinali delle Sacre Congregazioni approvati dal Pontefice; 
e che coloro, i quali verbalmente od in iscritto contraddicono a tali decisioni, 
non vanno esenti dalla nota di disobbedienza e di temerità, 
né, per conseguenza, sono immuni da colpa grave: 
ciò indipendentemente dallo scandalo che arrecano, 
e dalle responsabilità che possano incorrere a Dio 
per altre temerità ed errori che sogliono accompagnare simili opposizioni. 

Inoltre, nell'intento di reprimere la crescente audacia di non pochi modernisti, i quali con ogni sorta di sofismi e di male arti si studiano di togliere forza ed efficacia non solo al decreto "Lamentabili sane exitu", emanato per Nostro ordine dalla S. Congregazione del Sant'Uffizio il 3 Luglio 1907, ma anche alla Nostra Enciclica "Pascendi Dominici gregis" del dì 8 settembre di questo stesso anno, 


Noi rinnoviamo e confermiamo, 
in virtù della Nostra Apostolica autorità, 
tanto quel Decreto della Sacra Suprema Congregazione, 
quanto l'anzidetta Enciclica, 
aggiungendo la pena della scomunica 
a danno di coloro che contraddicano a questi documenti, 
e decretoriamente dichiarando che chiunque ardirà sostenere, 
il che Dio non permetta, 
alcuna delle proposizioni, opinioni e dottrine riprovate 
nell'uno o nell'altro dei documenti suddetti, 
sarà soggetto ipso facto alla censura del Capo Docentes della 
Costituzione "Apostolicae Sedis", 
che è la prima delle scomuniche latae sententiae riservate simpliciter al Romano Pontefice. 
Questa scomunica poi è indipendente dalle pene, nelle quali quanti mancheranno in ordine ai surriferiti documenti possono incorrere come propagatori e difensori di eresie, allorquando le proposizioni, opinioni o dottrine da essi propugnate siano eretiche; il che agli avversari dei due citati documenti accade in non pochi casi, e principalmente allorché difendono gli errori del Modernismo, sintesi di tutte le eresie. 
Presi questi provvedimenti, Noi torniamo a raccomandare caldamente agli Ordinari diocesani ed ai Superiori degli Istituti Religiosi di vegliare con ogni diligenza sugli insegnanti, specialmente dei Seminari; e quando li vedano infetti di errori modernisti e di malsane novità, ovvero meno sottomessi alle prescrizioni della Santa Sede, in qualsiasi modo pubblicate, li allontanino affatto dall'insegnamento. Per egual modo, escludano dalle sacre Ordinazioni quei giovani, i quali lascino il più piccolo dubbio di correr dietro a dottrine condannate o a dannose novità. Nell'istesso tempo li esortiamo ad invigilare sempre e con ogni premura i libri e le altre pubblicazioni, già troppo numerose, che presentino idee e tendenze simili a quelle condannate nell'Enciclica e nel Decreto; libri e pubblicazioni di tal fatta eliminino dalle librerie cattoliche e molto più dalle mani della gioventù studiosa e del Clero. 
Adempiendo con zelo questo ufficio, essi promoveranno altresì la vera e solida cultura intellettuale, che deve essere precipuo oggetto della Pastorale sollecitudine. 
In forza dell'autorità Nostra, Noi vogliamo e comandiamo che tutte queste disposizioni restino fisse ed abbiano efficacia, non ostante qualunque cosa in contrario.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 18 Novembre 1907, anno V del Nostro Pontificato.
“L’Anticristo cercherà di abolire e abolirà realmente il Santo Sacrificio dell’Altare, in punizione dei peccati degli uomini” (Sant’ Alfonso M. de Liguori)
 
http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.com/2011/06/motu-proprio-di-san-pio-x-praestantia.html

HOJE É A FESTA DE S. PIO X

 

Foi Papa desde 4 de Agosto de 1903 até 20 de Agosto de 1914.Chamava-se José Melchior Sarto e nasceu em Riese, norte de Itália, em Junho de 1835. Aluno do seminário de Pádua, recebeu a ordenação sacerdotal em 1858.
Foi coadjutor e depois pároco em 1867 subiu a arcipreste e em 1875 a cónego de Treviso e director espiritual de seminário; em 1879 era vigário-geral da diocese.
Em 1884 aceitou, por obediência, o bispado de Mântua, tendo já em 1880 recusado o de Treviso.
Em 1893 foi elevado ao cardinalato e três dias mais tarde transferido para Veneza.
Foi eleito papa por 55 votos no máximo possível de 60.
O programa do seu pontificado sintetizou-o assim restaurar todas as coisas em Cristo, querendo significar que a principal actividade do novo Papa se dirigiria para a vida interna da Igreja.
Foi grande reformador, talvez o maior desde há três séculos. Em 1903 legislou sobre música sacra; em 1904 nomeou a comissão reformadora do Direito Canónico; em 1905 promulgou o decreto sobre a comunhão frequente e em 1910 sobre a comunhão das crianças ;
em 1907 actualizou o processo matrimonial com o decreto Ve témere, ano em que tomou várias providências de natureza pastoral sobre a instrução religiosa dos fiéis e os estudos nos seminários.
Criou, em 1909, o Instituto Bíblico, anexo à Universidade Gregoriana.
Em 1908 reorganizou as Congregações Romanas e em 1911, entre outras providências litúrgicas, ordenou a reforma do Breviário.

De mais ampla repercussão foi a luta em defesa da ortodoxia.
Em 1907 o Decreto Lamentabili, em forma de proposições, condenou os erros bíblicos e dogmáticos extraídos dos livros modernistas.
Dois meses mais tarde, a encíclica Pascendi fez a condenação explícita do modernismo dogmático.
Em 1910 condenou também o sillonismo, tipo de modernismo de carácter social, movimento bem intencionado, mas propenso a misturar o sobrenatural com o temporal.

No domínio das questões político-religiosas, deu soluções que naturalmente não ultrapassaram a mentalidade do seu tempo, como sucedeu a respeito da França, de Portugal (1911), e da Itália a propósito da questão romana.
Foi canonizado a 29 de Maio de 1954.

Eis as conclusões a que nos leva uma biografia sobre ele escrita, publicada há cerca de 40 anos

1º — Pio X não era só atraente para quantos viviam na sua intimidade; ainda agora o é para os que lêem a sua vida. Encanta-nos aquele equilíbrio são, aquela superioridade universal, aquele optimismo alegre, aquela santidade em que a firmeza, a humildade e a caridade se fusionam numa admirável harmonia.

2° — Pio X é modelo de santidade extremamente moderna. A nossa época sabe discernir melhor o que, na santidade, é essencial do que é simplesmente acessório. Sabe que a santidade não consiste nos carismas, mas na entrega total de si mesmo a Deus, no decorrer das ocupações mais comuns A simplicidade é o que mais agrada aos nossos contemporâneos.
Ora, é essa uma das características de Pio X.
Nele, nada de êxtases, como em Santa Teresa de Ávila; nada de rigorosas macerações, como as dum Santo Cura d’Ars ;
silêncio completo acerca da sua vida interior. Vemos, sim, que ele era de um fervor angelical ; mas não nos assinalam o indício de fenómenos préter-naturais...

O que nele é admirável, é o espírito sobrenatural; não são tanto as acções heróicas, como o ardor do amor para com Deus que fez dele um santo.
Neste particular, S. Pio X é imitável; o amor está ao alcance de todos.

3º — Naturalmente, é exemplo especial para o clero. Facto talvez único na história da Igreja: Pio X foi modelar em todos os graus do clero: ele foi seminarista, foi coadjutor numa freguesia, foi pároco, arcipreste, cónego, director de seminário, Bispo, Patriarca, Cardeal, Papa.
Pois em todos estes cargos, praticou a virtude em grau heróico.

4º — Moderno, Pio X não o é somente pela forma da sua santidade; é-o também pela sua acção no domínio intelectual. Será erro pensar que a nossa época nos faz recordar um pouco o ano de 1900? Então, Pio X, condenou o modernismo; no campo social, opôs-se terminantemente ao “silion”.
E o remédio apontado, a garantia infalível de salvação, ontem como hoje, consiste na luz que do alto do Vaticano irradia por todo o mundo.

5° — Pio X foi moderno pelo seu espírito empreendedor e de reforma. Digam o que disserem os seus adversários, o Santo Pontífice não foi, de forma alguma, inimigo do progresso. Muito pelo contrário: foi um reformador, no verdadeiro sentido da palavra, e em todos os campos da Igreja:
no Direito Canónico, em várias secções importantes da vida litúrgica
canto religioso,
breviário, etc.)
e sacramental (comunhão das crianças, comunhão frequente, comunhão aos doentes.
Mas, como guarda fiel do “Depósito da Fé”, sentia-se igualmente ligado à Tradição autêntica do cristianismo.
Mais : quase todas as suas reformas constituíram um regresso à Tradição ; por vezes, às origens da Igreja
(por ex., a comunhão às crianças e a comunhão quotidiana).
Pio X procedeu em tudo com toda a perfeição que as circunstâncias lhe permitiam.
Procedeu como homem genial e como santo. Ficará, certamente, como um dos maiores Papas da Igreja.
http://cristo-rei-vergada.blogspot.com/2009/08/21-de-agosto-s-pio-x.html

A atitude pessoal de São Pio X para com os modernistas.


 

Na festa de São Pio X, pedimos a intercessão de tão insígne Pontífice para que imitemos o seu exemplo de caridade e zelo.
Desde sua primeira encíclica, Pio X urgia por caridade mesmo para com “aqueles que se nos opõe e persegue, vistos, talvez, como piores do que realmente são”. Esta caridade não era um sinal de fraqueza, mas estava fundamentada na esperança: “a esperança”, escreveu o Papa, “de que a chama da caridade Cristã, paciente e afável, dissipará as trevas de suas almas e trará a luz e a paz de Deus”.
Pio X também tinha sua esperança – de ver os adversários da Igreja emendando seus caminhos e renunciando seus erros – no que diz respeito aos modernistas.
Os testemunhos que citaremos o provarão de maneira incontestável. Mas Pio X fez mais: discretamente  deu assistência financeira a alguns deles ou lhes arranjou outros ofícios; em outros casos, mostrou-se prudente antes de condená-los. Era esta generosidade, nada excepcional, incompatível com sua determinação na luta contra o modernismo? Como pode o mesmo homem que impõe sanções, depõe clérigos, excomunga, simultaneamente mostrar-se caridoso e contido? Durante o processo de beatificação, o Promotor da Fé apresentou uma série de objeções; uma delas era: “Sejamos francos: a questão, a única questão que, a meu ver, parece se levantar neste grande inquérito, é saber se Pio X, em sua luta contra o modernismo, ultrapassou as fronteiras da prudência e da justiça, particularmente em seus últimos anos…” [Novae Animadversiones, citado em Conduite de s. Pie X, p. 14] A isso, o Postulador da Causa respondeu com um volumoso dossiê de mais de 300 páginas no qual mostrava que Pio X era “firme em seus princípios, correto em suas intenções e paciente e afável com aqueles com quem lidava, mesmo se tivesse razões justas para expressar sua angústia por causa deles”. [Ibid., p. 20]
Voltamo-nos a esta questão da atitude pessoal de Pio X para com os modernistas e citaremos vários casos. Os contemporâneos de Pio X talvez desconhecessem esses gestos de caridade e justiça da parte do Pontífice. No dia seguinte à morte do Papa, Mons. Mignot, que era próximo dos modernistas, repreendeu o falecido nos seguintes termos: “Pio X era um santo, com um desinteresse raro para um italiano, mas suas idéias absolutas paralisavam seu coração… Ele esmagou muitas almas, a quem um pouco de ternura teria mantido no caminho correto”. [Carta de Mons. Mignot a Hügel, 9 de setembro de 1914, citado por Poulat, Histoire, dogma et critique, p. 480] Os historiadores do modernismo não mencionam os gestos de caridade ou justiça de Pio X, ou o fazem apenas de passagem. O número e a consistência destes atos mostram, todavia, que não foram resultados de decisões excepcionais de sua parte, mas manifestavam uma disposição intelectual e uma atitude espiritual. Na luta contra o fenômeno do modernismo, todos os métodos eram usados, e sem piedade, pois Pio X considerava que a fé dos fiéis estava em perigo e que o futuro da Igreja estava em jogo; por outro lado, quando se tratava da sorte dos modernistas, Pio X, sabendo-o, fazia grande esforço para ser o mais justo, prudente e caridoso possível.
Um exame das relações de Pio X com Loisy, o mais famoso dos modernistas, dá-nos uma boa idéia de seus profundos sentimentos. Como já vimos, quando Loisy manifestou sua disposição de se submeter, Pio X exigia, insistia que o exegeta francês devesse fazer uma completa e sincera submissão “com seu coração”. Loisy, que persistiu em seus erros após a Pascendi, acabou excomungado. Viveu em retiro em Ceffonds, Haute-Marne, e logo seria eleito para o Collège de France. No entanto, Pio X não o via como um filho perdido da Igreja. Em 1908, recebendo o novo bispo de Châlons, Dom Sevin, Pio X recomendou-lhe Loisy (a quem ele havia excomungado há pouco tempo). As palavras do Papa foram relatadas pelo próprio Loisy: “O senhor será o bispo do Pe. Loisy. Se tiver a oportunidade, trate-o com gentileza; e se ele der um passo em sua direção, dê dois na direção dele”. [Loisy, Mémoires, vol. III, p. 27. Pe. Lagrange dá outra versão destas palavras, versão que ouviu da boca de Dom Sevin; quando o bispo de Châlons perguntara ao Papa que atitude deveria adotar com relação a Loisy se este demonstrasse arrependimento, o Papa respondeu: Recebei-o de braços abertos. Digo ao senhor que ele, meu filho, irá voltar” (Lagrange, M. Loisy et le modernisme, p. 138)]
Outro caso é o do Pe. Murri. Como veremos, a Liga Nacional Democrática que fundara foi condenada pelo Papa. Ele tinha conhecidos laços com modernistas. Em abril de 1907, no despertar de uma série de artigos nos quais Murri amargamente criticava a política do Vaticano na França, Pio X enviou uma carta ao bispo da diocese deste líder democrático, instruindo-o a informar a este último que estava suspenso a divinis. Quando, alguns meses depois, a Encíclica Pascendi estava prestes a ser publicada, havia uma certa expectativa de que Murri fosse imediatamente excomungado, dado que estava absolutamente claro que o turbulento líder democrata cristão se oporia à Encíclica. O problema foi colocado a Pio X, que preferiu ser paciente. Em 25 de agosto de 1907, escreveu à Congregação do Santo Ofício: “Se tudo estiver em ordem com o celebret do Pe. Romolo Murri, ele não pode, sem grave injustiça, ser proibido de rezar Missa, na medida em que não realizou qualquer ato condenado pela Encíclica”. [Citado por Dal-Gal, Pie X, p. 404] Murri, contudo, persistiu publicamente em suas posições e foi, ao fim, excomungado em 1909. Posteriormente, ele experimentou graves dificuldades financeiras; Pio X soube disso e pagou-lhe uma pensão mensal.[Depoimento do Cardeal Merry del Val, Summarium, p. 195]
[…]
Pio X tinha de levar muitas coisas em consideração: a salvaguarda da fé e do bem da Igreja, a necessidade e a legitimidade de estudos em matérias de religião, o bem pessoal e a boa fé das pessoas envolvidas, assim como as manobras, as ambições e o zelo das partes. Enquanto Papa, seu dever eram aqueles primeiros; como cristão, estava obrigado a seguir a caridade, prudência e justiça. [...] Pio X sentia como seu dever, enquanto guardião da fé, combater o modernismo, e fazê-lo usando os mais variados métodos e sem fraqueza, pois, como via, a própria existência da Igreja estava ameaçada. Ao mesmo tempo, sem fazer qualquer concessão ao erro, esforçava-se por ajudar os culpados ou suspeitos, e tomava grande cuidado em limitar os excessos dos anti-modernistas. Uma de suas máximas favoritas era: “devemos combater o erro sem ferir as pessoas envolvidas”.
Saint Pius X, Restorer of the Church – Yves Chiron, Angelus Press, 2002, pp. 236-237;241-242. Tradução: Fratres in Unum.com.