http://4.bp.blogspot.com/_14vrv7ni7HM/TLYyK0PS85I/AAAAAAAABU8/h4xBT0R8kQU/s1600/20101013225550_D0064009.jpg

quinta-feira, 7 de agosto de 2025

Manuel, il bambino che parlava con Gesù Eucarestia

PROFUMO DI SANTITA'

Manuel, il bambino che parlava con Gesù Eucarestia

Nasce in Paradiso a soli 9 anni. Nella sua breve esistenza Manuel ci insegna ad amare Gesù sino al sangue. Vive la malattia con gioia e gratitudine che gli sgorgano dal cuore e offre i suoi infiniti patimenti per la salvezza delle anime e del mondo. Ma sopra ad ogni cosa, Manuel ci porta il miracolo vivente di Gesù Eucarestia.Manuel copertina

Anche se nella sua giovanissima vita non avesse parlato a tu per tu con Gesù, la storia di Manuel resterebbe senza alcun dubbio un prodigio meraviglioso. Un bambino che a soli quattro anni affronta la malattia come fosse un’inesauribile storia d’Amore con il suo Gesù. Un piccoletto che offre il suo dolore innocente sino al sangue per «convertire più anime possibili». Un fanciullo che a 9 anni nasce al Cielo in festa, così sicuro del Paradiso tanto da non vedere più i confini tra Cielo e terra. Ecco, entrare nella storia di questo mistero basterebbe a sciogliere anche i cuori più induriti, «quelli che – dice Manuel - non conoscono il Tuo amore». E però quel bambino di Calatafimi, in quel paesello di 6 mila anime disperso fra le colline sicule dell'agro segestano, quel piccolo bambino, con il suo Gesù, ci parlava per davvero.

Certo, servirebbe narrare degli oltre 30 cicli di chemioterapia, del trapianto, delle operazioni e trasfusioni di sangue, delle metastasi diffuse, degli inenarrabili dolori sofferti nel dolce corpicino, ma neppure i racconti più dettagliati basterebbero per comprendere la Via Crucis che Manuel ha percorso per cinque anni, da quella mattina del 2005 in cui il piccolo si sveglia con un forte dolore alla gamba destra e una fastidiosa febbriciattola che gli toglie l’appetito. La diagnosi arriverà una manciata di giorni più tardi presso l’ospedale pediatrico di Palermo, dove Manuel viene trasportato d’urgenza per un tracollo repentino delle condizioni di salute: i referti medici parlano di “un’infiltrazione massiva di neuroblastoma di IV stadio che ha intaccato le creste iliache del bacino”. In una parola: tumore. A soli 4 anni. Eppure, leggendo le pagine del diario che mamma Enza ha ricomposto con le lettere del figlioletto e i racconti dei suoi testimoni, non si può che faticosamente arrendersi a quella che per il bambino restava una “semplice” evidenza: la battaglia di Manuel è stata gioiosa e gloriosa. In quella battaglia contro il male, combattuta con una fortezza dell’Altro mondo, in quella battaglia in cui è caduto e andato a morire, davvero Manuel ha vinto tra le potenti braccia di Dio Padre.

C’è un reale imbarazzo nel dover selezionare alcuni stralci dell’esistenza di Manuelessendo la sua vita uno sterminato campo di spiritualità incarnata, in cui si possono raccogliere i fiori più preziosi. Una spiritualità così profonda sin nella sua più tenera età. Come racconta suor Prisca, in servizio presso l’ospedale di Palermo, dove il bambino viene subito sottoposto all’operazione di asportazione del tumore e ai primi cicli di chemioterapia: «Era piccolissimo, ma prima di fare la terapia veniva sempre in cappella e incontrandomi mi diceva: "Suor Prisca, portami in sacrestia, perché voglio vedere Gesù in Croce!". Poi teneramente lo prendevo in braccio e gli mettevo la testolina vicino al tabernacolo. Era felicissimo perché voleva essere il più caro amico di Gesù. E poi recitavamo insieme il Santo Rosario e con emozione lo ascoltavo ripetere le litanie a memoria». Il racconto della sorella francescana del Vangelo, che appartiene alle prime tappe di Manuel sulla via della Croce, è rivelatore di quello che accadrà al frugoletto nei tempi a venire: attraverso la recita assidua del Santo Rosario, la Madre Celeste lo condurrà per mano da Suo figlio. La ricezione di Gesù Eucarestia diventerà l’unico vero centro della sua esistenza, sino ad arrivare - negli ultimi tempi di vita terrena - a nutrirsi del solo corpo di Cristo.

E’ infatti la Mamma Celeste che dai primissimi giorni di malattia entra nei racconti del bambino in modo insistente. Dapprima perché – dice Manuel – le Ave Maria lo fanno «stare meglio»: chiede spesso di recitarle specialmente nei momenti di dolore perché «lo fanno passare» o in quelli di paura perché «donano la forza e la pace». Ma più passa il tempo, più i racconti di quella Madre speciale prendono corpo, si fanno vividi, quasi palpabili. Come in quel pomeriggio di settembre. Manuel è esausto nel corpo per le interminabili terapie e affranto nell’animo per non poter raggiungere gli amici all’apertura dell’anno scolastico, il piccolo chiede allora alla Madonnina una consolazione speciale. Un tripudio di fuochi d’artificio imprevisti si accenderà nel cuore della notte, sotto gli occhi increduli di mamma Enza che fissa il cielo sbigottita dalla finestra dell’ospedale: solo qualche ora prima aveva teneramente compatito quel figlio così sicuro che annunciav«Questa notte ci saranno i fuochi. La Madonnina mi farà questo favore, ne ho bisogno!»Sono incalcolabili le volte in cui il bambino, ricorrendo alla Sua santa protezione, viene esaudito sopra ogni aspettativa ed è altrettanto incalcolabile l’amore che Manuel nutre per la Regina del Cielo. Ancora: il 13 ottobre 2007, sarà proprio Lei ad aiutare il figliolo ad incontrare per la prima volta il suo grande Amico Gesù. E’ il giorno della Prima Comunione: Manuel ha solo 6 anni, ma date le allarmanti condizioni di salute ed il suo inestimabile desiderio di ricevere il Corpo di Cristo, il piccolo ottiene dal vescovo il permesso di anticipare il Sacramento dell'Eucarestia che riceverà dal cappellano, padre Mario, presso la piccola chiesa del nosocomio. La giornata tanto attesa però non promette bene, al risveglio il bambino è visitato da pesanti dolori alla gamba tanto da non potersi alzare dal letto, teme perciò di non riuscire a recarsi in cappella. Verso mezzogiorno e contro ogni previsione il male sparisce. Manuel lo spiega così: «La Madonna ha detto: “Non può Manuel prendere Gesù zoppicando”. E così ha fatto la magia e mi ha fatto guarire. Grazie, Madonnina del mio cuore!».

Ed è proprio con l’Eucarestia che iniziano gli assidui colloqui con Gesù. Ogni qual volta il bambino riceve il Corpo di Cristo cade in profonda contemplazione: se in chiesa si sdraia sul tappeto ai piedi dell’altare, se costretto a letto dalle terapie o dai dolori si copre tutto col lenzuolo, sino in viso. Quando riemerge, il fanciullo riferisce con massimo riserbo alla mamma o ai due padri spirituali – padre Ignazio Vazzana e il carmelitano fra Giuseppe - i suoi colloqui con Gesù, che negli ultimi tempi si fanno sempre più assidui e raggiungono livelli impressionanti. Difficili da decifrare e perfino da credere possibili in un bambino così piccolo. Eppure sono accaduti. Come il dopo-Comunione di una mattina di agosto: Manuel ha appena ricevuto l’Ostia consacrata da Piero, il ministro dell’Eucarestia. Dopo il ringraziamento, dice alla mamma: «Gesù nella Comunione mi ha detto una frase bellissima: “Il tuo cuore non è tuo, ma il mio ed io vivo in te». Poi aggiunge: «Non ho capito bene queste parole, me le puoi spiegare?». La mamma non sa cosa rispondere, con la testa che viene bombardata da mille interrogativi. Che cosa sta succedendo a suo figlio? In quell’istante non le riesce che di recitare l’illuminante frase di san Paolo: «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal. 2,20). Il bisogno di stare con Gesù si fa totalizzante tanto da spingere Manuel a supplicare il vescovo di Trapani così: «Vescovo. Desidero tanto avere Gesù Eucarestia a casa mia! Così posso adorarlo quando voglio! Non ti preoccupare, il posto dove fare il tabernacolo c’è!». Nonostante l’insistenza, la richiesta non potrà essere esaudita, ma Manuel troverà consolazione nell’ «immensa felicità di poter servire la Messa» nella cappella della Curia, vestito con la tunica della prima Comunione. Qualche tempo più tardi la supplica al vescovo si trasformerà in un'accorata disposizione: «Vescovo, per favore, puoi dire ai tuoi sacerdoti di abituare tutti ad almeno cinque minuti di silenzio per poter parlare e ascoltare Gesù nel proprio cuore? Pensa all’ultima persona che fa la Comunione, non ha nemmeno il tempo di dire “Ciao” a Gesù!»Il perché lo spiegherà in un'altra lettera che il piccoletto sentirà l’urgenza di scrivere a tutti, amici e non, con la sapienza di un teologo e l’autorità di un uomo di Dio: «Gesù è presente nell’Eucarestia. Lui si fa vedere e sentire nella santa Comunione. Non ci credete? Provate a concentrarvi, senza distrarvi. Chiudete gli occhi, pregate e parlate perché Gesù vi ascolterà e parlerà al vostro cuore. Non aprite subito gli occhi perché questa comunicazione si interrompe e non torna mai più! Imparate a stare in silenzio e qualcosa di meraviglioso succederà! Una BOMBA DI GRAZIA!».

Cardinali, vescovi, sacerdoti, consacrate o semplici laici, chiunque sia innamorato di Gesù e sente parlare di Manuel desidera conoscerlo e trascorrere un po’ di tempo in sua compagnia. La casa e l’ospedale diventano un via-vai di amici e interi conventi alzano al Cielo suppliche e lodi per questo piccolo gigante della fede. Senza dubbio uno degli aspetti che più sconvolge e converte chi gli sta intorno, è il modo in cui Manuel vive la sofferenza: è un fiore sbocciato ai piedi della Croce per adorare e abbracciare Gesù. Una Croce in cui Manuel vede con inenarrabile chiarezza la sua missione«Mamma davvero esistono persone che non amano Gesù? Dobbiamo portare a Lui più anime possibili». Amore, sacrificio e offerta di sé sono realtà inscindibili per Manuel, come spiegherà candidamente un giorno alla sua mamma: «Per amare Gesù devi pregare molto, lavorare bene, studiare e fare sacrifici per offrirli a Gesù». Sacrifici? Chiederà spiegazione la madre. «Per esempio - replica il bambino - non vuoi mangiare pasta con le zucchine e tu la mangi lo stesso e lo offri per amore di Gesù»Ecco cosa racconta don Ignazio che, dall’età di 7 anni sino alla fine, lo ha seguito come padre spirituale: «Manuel mi diceva sempre che Gesù gli aveva donato la sofferenza e che aveva bisogno di essa perché insieme dovevano salvare il mondo (dal momento che Gesù lo aveva proclamato GUERRIERO DELLA LUCE). Manuel ha sempre lottato come un vero guerriero, ad imitazione di Cristo, fino al dono di tutta la sua vita per la salvezza e la conversione di tutti. Ricordo ancora in maniera viva la grande capacità di sopportazione della sofferenza che aveva, solo per amore di Gesù. Diverse volte mi chiamava la mamma dicendomi di convincere Manuel a prendere almeno la Tachipirina per alleviare i dolori grandi che aveva. Lui mi rispondeva che voleva aspettare ancora un po’ di tempo prima di prenderla perché Gesù aveva di bisogno della sua sofferenza in quel giorno per salvare le anime. Verso la fine, quando dopo la scintigrafia, i medici si accorgono di due masse tumorali in testa, Manuel ci rivela un dono grande che Gesù gli aveva fatto. Manuel in quei giorni aveva forti dolori di testa e non sapeva cosa avesse realmente. Dopo una Comunione scoppia in pianto e confida alla mamma e poi a me ciò che Gesù gli aveva detto. Noi gli abbiamo chiesto cosa avesse, dato che piangeva, e lui ci disse che Gesù gli aveva fatto un regalo speciale ed essendo felice piangeva per questo: Gesù gli aveva donato due spine della sua corona e queste le aveva ora sul suo capo. Io sono rimasto scioccato nel sentire ciò, perché questo è umanamente inspiegabile. C’è stata una coincidenza perfetta dei fatti: due masse tumorali in testa e le due spine della corona di Gesù che le erano state donate sul capo».

E però, nonostante grandi dolori e sofferenze, gli amici quasi mai lo sentono lamentarsi, a tutti ripete che sta bene e - anche nelle peggiori condizioni - trova sempre un motivo per ringraziare. Il bambino emana gioia, speranza, lode e amore per la vita, combatte con il sorriso. Eppure è sulla Croce. Arrivano gli ultimi giorni, l’agonia. I valori dell’emoglobina scendono ai minimi storici. I medici sospendono anche le trasfusioni: è il segnale della capitolazione totale. Ciò nonostante il cuore del guerriero riesce a battere ancora per quattro giorni, con meraviglia dei medici. La mamma capisce subito: “Manuel, hai fatto un altro patto con Gesù vero?”. Il piccolo fa cenno di sì: evidentemente sta offrendo le sue ultime gocce di vita per qualcuno di cui nessuno conoscerà mai il nome. Alla madre avrà disposto ogni dettaglio: in quel giorno indosserà la tunica della Prima Comunione e al posto del cuscino la sua testa dovrà poggiare sulla Bibbia al passo di Geremia (17,14) dove sta scritto: «Guariscimi, Signore, e io sarò guarito; salvami e io sarò salvato, poiché tu sei il mio vanto». Le dice anche che ella non piangerà, anzi che nessuno dovrà perdersi in pianti e schiamazzi, ma che tutti insieme dovranno raccogliersi in preghiera, sicché i suoi funerali potranno rispecchiare la grande festa che lui vivrà nei Cieli. Quei Cieli che in terra sono più aperti di quanto non si possa immaginare. Il 20 luglio 2010 Manuel nasce in Paradiso.

MENSAGENS DE JESUS Á IRMÃ JOSEFA MENENDEZ

"Apelo ao Amor" (Diário da Irmã Josefa Menendez).
MENSAGENS DE JESUS Á IRMÃ JOSEFA MENENDEZ
30 novembro 1922
"Escreve para as almas: Meu Coração é todo Amor e este Amor abraça todas as almas..."
"Meu Amor vai tão longe que, do nada, minhas almas podem retirar grandes tesouros. Quando, desde a manhã, unindo-se a Mim, Me oferecem todo seu dia... que tesouros não acumulam em um dia!"
Descobrir-lhe-ei cada vez mais Meu Amor... É inesgotável!... E é tão fácil à alma que ama deixar-se guiar pelo Amor!"
20 outubro 1922
"Sim, o mundo está cheio de perigos... Quantas pobres almas, arrastadas para o mal, precisam constantemente de socorro visível ou invisível..."
5 dezembro 1922
Sim, sou Aquele JESUS que ama as almas com ternura... Eis o Coração que não cessa de chamá-las, de preservá-las, de cuidar delas!... Eis o Coração abrasado no desejo de ser amado pelas almas..."
6 agosto 1922
"Darei a conhecer que a medida do Meu Amor e de Minha Misericórdia para com as almas caídas não tem limites. Desejo perdoar. Repouso perdoando. Estou sempre esperando com amor que as almas venham a Mim! Não desanimem! Venham!... Atirem-se nos Meus braços! Não tenham medo! Sou seu Pai!"
2 dezembro 1922
"Quando uma alma arde em desejo de amar nada lhe é difícil; mas, se cai na frieza e perde o entusiasmo, tudo se lhe torna penoso e duro!... Venha então a Meu Coração e crie coragem!... Ofereça-Me esse desalento!... Una-o ao ardor que Me consome e fique tranquila, pois seu dia será de valor incomparável para as almas! Meu Coração conhece todas as misérias humanas e tem delas imensa compaixão. Não desejo somente, porém, que as almas se unam a Mim de um modo geral: quero que essa união seja constante e íntima, como é a união daqueles que se amam e vivem perto um do outro; porque, se não falam constantemente, ao menos olham-se e têm mútuas atenções e delicadezas que são fruto do amor. Quando a alma está em paz e consolação, é sem dúvida fácil pensar em Mim. Mas se a desolação e a obterá de Meu Coração as mais ternas delicadezas. Repetirei ainda às almas quantas as ama Meu Coração!... Pois quero que Me conheçam a fundo, a fim de Me darem a conhecer àquelas que Meu Amor lhes confie."
5 dezembro 1922
"Escreve ainda para elas: Meu Coração não é somente um abismo de Amor, é também um abismo de Misericórdia! E, conhecendo todas as misérias humanas, que se encontram mesmo nas Minhas almas mais amadas. Eu quis que as ações delas, por mais pequenas que sejam, possam revestir-se, por Meu intermédio, de valor infinito para o bem das que precisam de socorro e para salvação dos pecadores. Nem todos podem pregar e evangelizar ao longe os povos selvagens, mas todas, sim todas, podem tornar conhecido e amado o Meu Coração... Todas podem ajudar-se mutuamente para aumentar o número dos eleitos, impedindo e perda eterna de muitas almas... E isso, por efeito de Meu Amor e de Minha Misericórdia. Direi às Minhas almas que Meu Coração vai mais longe ainda: não somente Se serve de sua vida ordinária e de suas mínimas ações, mas quer utilizar também, pelo bem das almas, suas misérias, suas fraquezas, até suas próprias quedas. Sim, o Amor transforma e diviniza tudo, e a Misericórdia tudo perdoa!
Irmã Josefa Menendez

quarta-feira, 6 de agosto de 2025

Ángel de la Guarda o Custodio; tienes uno tuyo. Cómo hablarle y oírle. C...

L'ascesi Cristiana alla scuola di Padre Pio. Testimonianza del compianto...

Sono divorato dall’amore di Dio e dall’amore per il prossimo.

Sono divorato dall’amore di Dio e dall’amore per il prossimo.

Il «Santo» è colui che ama. Ciò che trasforma un uomo in un «Santo» è l’amore. Non però l’amore umano. Non l’amore terreno. Non l’amore carnale. Non l’amore naturale. No, nessuno di questi amori può mai trasformare un uomo in un «Santo».

Se pensiamo a san Pietro e a san Paolo Apostoli, ad esempio, se pensiamo a santa Maria Maddalena e a san Giovanni evangelista, se pensiamo a san Francesco d’Assisi e a santa Chiara, comprendiamo subito che essi sono stati trasformati in «Santi» unicamente dall’amore divino: 

È stato soltanto l’amore divino, infatti, che ha fatto di san Pietro e san Paolo due «martiri» intrepidi, che ha fatto di santa Maria Maddalena e di san Giovanni Evangelista due Santi «prediletti» da Gesù, che ha fatto di san Francesco e di santa Chiara d’Assisi due Santi «serafici».

Santi, tutti i Santi, sono i capolavori dell’amore divino, ossia dell’amore a Dio e al prossimo, spinto fino alle vette ardenti dell’eroicità dell’amore che vuole immolarsi e consumarsi in totalità e pienezza, senza misura, a imitazione di Gesù crocifisso che ha immolato interamente Se stesso, lasciandosi dissanguare per amore del Padre e per amore di ogni uomo.

L’espressione di Padre Pio – «sono divorato dali ‘amore di Dio e dall’amore del prossimo» – rivela, appunto, la dinamica dell’amore divino che «divora» e consuma un uomo trasformandolo in un «Santo», ossia in un «roveto ardente» di amore che brucia sempre più senza consumarsi mai (cf. Es 3,2). 

Se pensiamo alla vita di Padre Pio, infatti, noi possiamo renderei conto che le cose stanno appunto così. Fin da bambino, a cinque anni di età, egli si animava ad amare Gesù cercando già di imitarlo nel colpirsi con le catene, nel dormire per terra, volendo condividere le Sue pene per i peccatori. E nella vita religiosa di Cappuccino, e nel suo apostolato sacerdotale, per cinquant’anni di sanguinante stimmatizzazione, egli ha realmente ed eroicamente offerto se stesso all’immolazione quotidiana nel ministero di Confessore per rigenerare le anime degli uomini da salvare e portare in Paradiso.

Questo è l’amore divino del «Santo». Non un amore divino misurato o mediocre, ma un amore «divorante», senza misura. Non un amore divino di acqua e di zucchero – come il nostro! – ma un amore divino tutto di «sangue».

FONTE: PADRE STEFANO M. MANELLI; “Il pensiero di Padre Pio”, ed. 2004, pp. 7-8
Print Friendly, PDF & Email

Ti affido un tesoro: sappi tesoreggiare. Vuotiamo il Purgatorio

Ti affido un tesoro: sappi tesoreggiare. Vuotiamo il Purgatorio.

Padre Pio nutriva un interesse vivo e un affetto speciale per le anime purganti. Molti fatti particolari lo attestano e lo confermano via via lungo gli anni della sua lunga vita.

Più importante di ogni altra fu certamente la sua offerta di «vittima» per la liberazione delle anime purganti da quel luogo di pena. L’offerta di «vittima» significò una catena di sofferenze spasmodiche che non hanno riscontro fra le sofferenze comuni agli uomini. Un altro segno della sua carità ardente verso le anime purganti era la preghiera, a cominciare da quella più importante della Santa Messa, nella quale sperimentò più volte il potere del Sacrificio di Cristo ne) liberare le anime dal Purgatorio.

Avvenne, una mattina, che un Frate Cappuccino raccomandò a Padre Pio di ricordare, durante la Santa Messa, il papà che era morto trent’anni prima. Padre Pio gli rispose che preferiva applicare la Messa del giorno seguente in suffragio dell’anima dci suo papà. 11giorno successivo, subito dopo la Santa Messa, Padre Pio disse al Frate: «Oggi tuo papà è entrato in Paradiso!». Il Frate, commosso, gli disse: «Padre Pio, sono trascorsi trent’anni di Purgatorio! ». E Padre Pio: «Fratello mio, davanti a Dio tutto si paga!».

Salendo e scendendo le scale del Convento, Padre Pio si fermava ogni volta sul pianerottolo dove, attaccata alla parete, c’era una cassettina con dei dischetti di legno, sui quali era scritto un numero, corrispondente a diverse intenzioni di preghiera per le anime purganti. Padre Pio prendeva ogni volta un dischetto e recitava piamente una preghiera per le anime purganti, secondo l’intenzione particolare espressa dal numero del dischetto (ad esempio: per le anime più abbandonate, per le anime più sofferenti, per le anime dei Sacerdoti e dei Consacrati, ecc.).

Ma la preghiera che più di tutte Padre Pio adoperava e raccomandava in suffragio delle anime purganti era certamente la preghiera del Rosario. Chi non potrebbe avere, infatti, una corona del Rosario fra le mani c recitarla in suffragio delle anime del Purgatorio? Padre Pio considerava il Rosario come un gioiello da tesoreggiare particolarmente per liberare le anime dal Purgatorio. Per questo, una volta, donando una corona del Rosario ad un’anima, disse: «Ti affido un tesoro: sappi tesoreggiare. Vuotiamo il Purgatorio ». La preoccupazione e l’ansia di Padre Pio per liberare le anime dal Purgatorio erano legate al la verità delle terribili sofferenze che le anime patiscono in questo luogo pagando i debiti dci loro peccati.

Fonte: PADRE STEFANO M. MANELLI, “Il pensiero di Padre Pio”, ed. 2004, pp. 139-140