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terça-feira, 24 de novembro de 2015

Il primo esorcismo di Don Giuseppe Tomaselli



Dagli scritti dell'esorcista Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Si chiama esorcismo l'assieme delle preghiere e dei riti adoperati dalla Chiesa Cattolica per cacciare i demoni; colui che può liberare gli ossessi, chiamasi Esorcista.

Tutti i Sacerdoti sono Esorcisti; nessuno però può liberamente fare gli esorcismi, se non riceve la facoltà dal proprio Vescovo per ogni singolo caso.

Chi scrive queste pagine, molte volte ha dovuto esorcizzare e crede bene riportare qualche episodio interessante. 

Esorcismo.

La prima volta esorcizzai una bambina di nove anni, figlia di un ciabattino, la quale frequentava la terza elementare.

Era buona e pia; tuttavia Lucifero la prese di mira. Tre demoni furono mandati nel corpo di essa; la tormentavano orribilmente; alle volte erano presenti tutti e tre, alle volte due oppure uno; momentaneamente la lasciavano e presto ritornavano, sino a quattro o cinque volte al giorno.
La bambina era in casa; giocava o accudiva a qualche faccenda; d'un tratto abbassava le palpebre per qualche istante e poi riapriva gli occhi: il demonio in quel momento le entrava in corpo. La bambina mi espose in seguito ciò che accadeva in lei: si faceva all'improvviso un po' di penombra attorno ad essa, tutto spariva e, pur avendo gli occhi aperti, non vedeva nessuno dei presenti; in mezzo alla penombra appariva in forma umana il demonio, il quale le parlava, la batteva sino a lasciare le lividure sul corpo.

In tale stato, quando io ero presente, facevo gli esorcismi. Riferisco qualche scena e qualche colloquio.

Entrato in casa dell'ossessa, il demonio per bocca della bambina disse: Via di qua, Pretaccio Cattolico! Perché vieni a disturbarmi?. . . - Presi l'aspersorio con l'acqua Benedetta. Inferocì il demonio: Via queste cosacce!. . . Pretaccio Cattolico, te la farò pagare!. . . - In nome di Dio, ti comando di rispondere! – Chi sei tu che comandi a me? - Sono un povero uomo; ma come Ministro di Dio ti comando e tu devi ubbidire. - Sull'istante l'ossessa si sedette e rimase con le braccia conserte. Io parlavo in latino ed il demonio arrabbiato mi disse: Non voglio parlare in latino, linguaccia di voi Pretacci Cattolicacci! - Tuttavia lo tempestai di domande in lingua latina: Qual è il tuo nome? - Il mio nome? ... Non t'importa saperlo e perciò non te lo dico. - Sei solo in questa bambina? - Per il momento sono solo, ma se vuoi chiamo i compagni. - No, resta solo! - Prima di essere qui, dove ti trovavi? - Andavo in giro per le vie! - Cosa fai lungo le vie? - Cerco di far fare peccati alla gente - E tu cosa ne guadagni? - Che guadagno?... Trascino all'inferno anime con me! - Siete molti nell'inferno? - Eh! ... Sapessi, sapessi quanti siamo!... Dunque, vuoi sapere chi sono? Io sono il demonio della disonestà! - E dimmi: Vanno molti all'inferno per l'impurità? - Tutti quelli che sono là dentro, vi si trovano per questo peccato ed anche gli altri ci verranno per lo stesso peccato. - Passavano di lì alcuni giovanotti i quali pronunziavano parolacce disoneste; il demonio disse: Ecco, passano i miei aiutanti. - Ora basta con le chiacchiere! Tu devi lasciare la creatura! - No, non me ne vado. Del resto che male faccio alla bambina? - Devi subito partire! - Satana, Satana ... vieni in mio aiuto!. .. - In quell'istante arrivarono altri tre demoni; la bambina, finito l'esorcismo, me lo assicurò. Avevo il Santissimo Sacramento, nascosto sotto il pastrano; la ossessa mi disse: Tu nella borsetta tieni Satana! - e stese la mano verso il mio petto. Le diedi una botta sulla mano e ridendo mi rispose: Tu batti la bambina; a me puoi far niente. -

Il demonio procura di chiacchierare, per impedire di pregare. Essendo presenti diverse persone, disse: Parlatemi in qualunque lingua, domandatemi qualunque cosa ed io risponderò. - Un professore scrisse nascostamente un bigliettino in lingua greca; lo piegò per bene e lo nascose in un angolo. La ossessa si alzò, andò a suonare un piccolo campanello ch'era sul tavolo, e disse: Fatto già! - Nel biglietto stava scritto: Va' a suonare il campanello. -

Continuando la narrazione, io dissi al demonio: In nome di Gesù Nazareno, parti subito! - Intanto attaccai al petto della bambina un'immaginetta del Sacro Cuore. Il demonio divenne furibondo; si era in parecchi a tenere la bambina a freno. - Ve la farò pagare a tutti! ... Satana, Satana, manda ancora sette compagni in mio aiuto! -

Infatti altri sette demoni entrarono in quel corpo, come mi confermò la bambina appena liberata. Non potendo più il demonio resistere, esclamò: Me ne vado! Però lascerò la bambina piangente e non la farò più alzare da questa sedia. -

Sull'istante la bambina si sedette e diede in un pianto dirotto; momentaneamente i demoni la lasciarono. Le domandai: Perché piangi? - Ma, non lo so! - Fa' il segno della Croce! - Non posso sollevare il braccio. - Allora, alzati! - Non posso alzarmi! -

La bambina era rimasta come legata in tutto il corpo, impotente ad alzarsi dalla sedia; i demoni però erano usciti, poiché essa tra le lacrime pregava recitando il Padre Nostro.

Passato del tempo, la bambina cominciò a ridere ed a camminare con sveltezza; era ritornata l'ossessione.

- Sono ancora qui, disse il demonio, e non me ne vado ... Siamo in troppi e non riuscirai a cacciarci. -
A dire il vero sentivo un po' di stanchezza e ricorsi a diversi mezzi efficaci per riuscire nell'impresa. L'acqua benedetta è meravigliosa negli esorcismi. Versando quest'acqua sul corpo dell'ossessa, il demonio è tormentato fortemente.

- Pretaccio, smetti, smetti ... non tormentarmi più! - Se vuoi che smetta, lascia la bambina! - No; tu tormenti me ed io tormento essa! - Non cessai di aspergere con l'acqua santa, finché il demonio disse: Ebbene me ne vado; ma prima che essa muoia, sarò di ritorno!... Noi siamo stati mandati da Lucifero in questa casa e, siccome non riusciamo nel compito, egli ci tormenta. Satana maledice il momento in cui ci ha mandati qua e noi tremiamo a metter piede qua dentro ... Dimmi dove debbo andare me ne vado: Va' in alto mare; va' ad incorporare qualche pesce o qualche altra bestia! - Cosa me ne faccio di questi esseri?... Io cerco uomini! ... Perché non vai tu a riposare nel corpo delle bestie? - Ed allora, nel nome di Dio Onnipotente, vattene nell'inferno! - E me ne vado! - Però non uscire più dall'inferno! - Ah, in questo non posso ubbidirti! Lucifero mi tormenta ... son costretto ad uscire ed andare per il mondo! - Te lo comando! ... Ubbidisci! - Parto subito! -

La bambina abbassò un istante le palpebre, emise un leggero sospiro ... e restò libera.

Dunque, dissi alla piccina, come stai? - Oh, Padre, lei è qua?... - Ti accorgi adesso che sono qua? È tanto tempo che lotto e parlo con te! - Ma io non l'ho visto! - In questo frattempo cosa hai visto? - Son venuti attorno a me tanti demoni, che mi hanno battuta; ora se ne sono andati. - Tu che cosa facevi quando c'erano i demoni? - Pregavo, recitando l'Ave Maria nella mia mente. Ora sono serena, ma ho un po' di dolore nel corpo per le botte ricevute.


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli)

segunda-feira, 23 de novembro de 2015

The Feast of Christ the King

CHRIST THE KING TEXTURIZED
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~The Feast of Christ the King~
"That in the name of Jesus every knee should bow, of those
that are in Heaven,
on earth and under the earth:
And that every tongue should confess that
the Lord Jesus Christ
is in the glory of God the Father."

Philippians 2:10-11
Christ Himself speaks of His Own kingly authority [see link for Bible Citations]: in His last discourse, speaking of the rewards and punishments that will be the eternal lot of the just and the damned; in His reply to the Roman magistrate, who asked Him publicly whether He were a king or not; after His resurrection, when giving to His Apostles the mission of teaching and Baptizing all nations, He took the opportunity to call Himself king, confirming the title publicly, and solemnly proclaimed that all power was given Him in Heaven and on earth. These words can only be taken to indicate the greatness of his power, the infinite extent of His kingdom. What wonder, then, that He Whom St. John calls the "prince of the kings of the earth" appears in the Apostle's vision of the future as He Who "hath on His garment and on His thigh written 'King of kings and Lord of lords!'." It is Christ Whom the Father "hath appointed heir of all things"; "for He must reign until at the end of the world He hath put all his enemies under the feet of God and the Father."

It was surely right, then, in view of the common teaching of the sacred books, that the Catholic Church, which is the kingdom of Christ on earth, destined to be spread among all men and all nations, should with every token of veneration salute her Author and Founder in her annual liturgy as King and Lord, and as King of Kings. And, in fact, she used these titles, giving expression with wonderful variety of language to one and the same concept, both in ancient psalmody and in the Sacramentaries.

Pope Pius XI, Encyclical Letter, QUAS PRIMAS, #11-12

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The Litany of Christ the KingThe Litany of Divine ProvidenceThe Litany in Honor of Jesus, King of All Nations
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Prefeito da Congregação para o Culto Divino e Disciplina dos Sacramentos: Nenhum Papa pode alterar a lei divina relativa à Comunhão.


Por LifeSiteNews | Tradução: Teresa Maria Freixinho – FratresInUnum.com: ROMA, 19 de novembro de 2015 – Logo após uma declaração do Papa Francisco que parece insinuar abertura para que cristãos não católicos recebam a Sagrada Comunhão, o cardeal que chefia o dicastério responsável pelos sacramentos disse que há pré-condições para a recepção da Sagrada Comunhão e quando essas condições não são atendidas e a situação é publicamente conhecida, os ministros do sacramento “não têm o direito de administrar a comunhão.”
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O Cardeal Robert Sarah, prefeito da Congregação para o Culto Divino e a Disciplina dos Sacramentos, acrescentou, falando dos sacerdotes: “Se eles o fizerem, o pecado deles será mais grave perante o Senhor. Inegavelmente, isso seria uma cumplicidade premeditada e uma profanação do Santíssimo Corpo e Sangue de Jesus.”
As declarações do Cardeal  Sarah poderão ser lidas no próximo artigo da revista católica francesa L’Homme Nouveau. O vaticanista Sandro Magister publicou antecipadamente um trecho.
“A Igreja inteira sempre ensinou de maneira constante que não se pode receber a Comunhão com o conhecimento de estar em pecado mortal, um princípio relembrado como definitivo por João Paulo II em sua encíclica ‘Ecclesia de Eucharistia,’ de 2003” disse o prefeito.  “Nem mesmo um papa pode ser dispensado dessa lei divina.”
Com a confusão crescente mesmo entre o clero a respeito da própria posição do Papa Francisco com relação à Comunhão para as pessoas em pecado grave, como, por exemplo, casais divorciados que se casaram novamente, pares homossexuais e outros casos semelhantes, as declarações do Cardeal Sarah chegam em um momento crítico.
Com relação à “comunhão para todos, sem discriminação,” o Cardeal Sarah diz que as pessoas em pecado grave que estão impenitentes (salvo em caso de ignorância total) “permaneceriam em estado de pecado mortal e cometeriam outro pecado grave se recebessem a comunhão.”
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Mesmo no caso mais difícil de uma esposa que tenha sofrido abuso e abandonado seu primeiro matrimônio e casado novamente sem nulidade [do primeiro], o Cardeal Sarah observa que não pode haver Comunhão, salvo se ela decidir viver sem relações sexuais com o seu novo parceiro.
Entretanto, as declarações mais fortes do cardeal são o seu lamento quanto à confusão a respeito da Sagrada Comunhão entre o clero.  “Sinto-me ferido em meu coração como bispo que testemunha tanta incompreensão da doutrina definitiva da Igreja por parte de meus irmãos sacerdotes,” ele disse.  “Não posso me permitir imaginar como causa de tanta confusão nada mais que a formação insuficiente dos meus confrades.”
Ao relembrar seu cargo como “responsável pela disciplina dos sacramentos em toda a Igreja Latina”, o Cardeal Sarah disse estar “obrigado em consciência” a esclarecer a doutrina da Igreja referente à sexualidade – a fonte de tanta confusão atual.
A Igreja, disse, “estigmatiza as deformações introduzidas no amor humano: homossexualidade, poligamia, chauvinismo, amor livre, divórcio, contracepção, etc.”
“De qualquer maneira, ela nunca condena pessoas. Mas ela não as deixa em seu pecado. Como seu Mestre, ela tem a coragem e a caridade de dizer-lhes: vá e não peques mais.”
“A Igreja não somente  acolhe com misericórdia, respeito e delicadeza. Ela convida com firmeza à conversão.Como seu fiel, promovo a misericórdia para os pecadores – que somos todos nós – mas também a firmeza para com os pecados incompatíveis com o amor de Deus que é professado com a comunhão sacramental.”

Cardenal Sarah: el Papa no puede cambiar la ley divina sobre la Comunión


El Cardenal Robert Sarah, la autoridad en sacramentos en el Vaticano, criticó la profanación de la Santa Eucaristía que proponen algunos purpurados en el Vaticano. Su acción se debe a la reciente sugerencia del papa Francisco de que los no católicos pueden recibir la Comunión si deciden que eso es lo que quieren hacer. El papa manifestó a los presentes en la Iglesia Evangélica Luterana de Roma el domingo pasado que la pregunta de si un no católico podía o no recibir la Comunión en la Iglesia Católica la debe responder la misma persona.
El Cardenal Sarah, quien se desempeña como prefecto de la Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos, manifestó un fuerte desacuerdo, señalando que existen leyes divinas que prohíben la administración de la Comunión a los no católicos o a bautizados que viven en pecado mortal (es decir: adulterio), de modo que si tal persona solicitara a la Iglesia Católica recibir la Comunión, el clero “no tiene ningún derecho de administrársela”.leer...

Cardinal Sarah: The pope cannot change divine law on Communion

Written by  David Martin

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Robert Cardinal SarahRobert Cardinal Sarah
The Vatican chief of the sacraments Cardinal Robert Sarah has spoken out against the profanation of the Holy Eucharist being proposed by some of the ruling fathers in the Vatican. His action comes on the heels of Pope Francis' recent suggestion that non-Catholics can receive Communion if they decide this is what they want to do. The pope told the congregation at the Lutheran Evangelical Church of Rome last Sunday that the question of whether or not a non-Catholic can receive Communion in the Catholic Church is one that "must be responded to on one’s own." 

Cardinal Sarah, who is prefect for the Congregation of Divine Worship and the Discipline of the Sacraments, sharply disagrees, pointing out that there are divine laws forbidding the administration of Communion to non-Catholics or to baptized members living in mortal sin (i.e. adultery), so that should such a person petition the Catholic Church to receive Communion, the clergy "have no right to give him Communion." 

Sarah also gives this warning concerning priests who would dare to administer Communion to non-Catholics: "If they do so, their sin will be more grave before the Lord. It would be unequivocally a premeditated complicity and profanation of the Most Holy Body and Blood of Jesus." read...

domingo, 22 de novembro de 2015

Tutte i messaggi che la Madre dell'Eucaristia ha portato attraverso la veggente Marisa Rossi. Il Vescovo Claudio Gatti chiamava i messaggi "le lettere di Dio"

    Eucharist Miracle Eucharist MiraclesEucharist Miracle Eucharist Miracles Marian Apparitions of Our Lady Jesus Apparition Italy Rome seers seer Marisa Rossi   Eucharist Miracle Eucharist Miracles Marian Apparitions of Our Lady Jesus Apparition Italy Rome seers seer Marisa Rossi 
    Lettere di Dio
    Questa sezione del sito raccoglie tutte i messaggi che la Madre dell'Eucaristia ha portato attraverso la veggente Marisa Rossi. Il Vescovo Claudio Gatti chiamava i messaggi "le lettere di Dio", poiché la Madonna amava definirsi "la postina di Dio", infatti è Dio la fonte, l'autore delle lettere portate dalla Madonna per tutta l'umanità. Le lettere di Dio sono state portate non solo dalla Madonna, ma anche da Gesù, da Dio Spirito Santo, da San Giuseppe e, in alcune occasioni, da Dio Padre stesso, i quali si sono manifestati a Marisa durante l'apparizione.
    Durante le apparizioni non si è vista, né si è sentita la Madonna, ma attraverso la voce di Marisa abbiamo sentito ciò che la Madonna ha comunicato. Le lettere di Dio sono state fedelmente trascritte dal registratore, preferendo apportare soltanto le correzioni d'obbligo per togliere le ripetizioni che sono dovute al linguaggio parlato e non scritto. La semplicità delle parole corrisponde in pieno, secondo noi, al desiderio di rendere i concetti perfettamente comprensibili a tutti, più volte ribaditi, fra l'altro, per sottolineare questo o quel problema da tenere a cuore.

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat

sábado, 21 de novembro de 2015

Causas y funestas consecuencias de las malas confesiones (Callar pecados por vergüenza) –– Por el Pbro. Luis José Chiavarino





Discípulo. — Dígame, Padre, ¿cuál es la causa principal de las malas confesiones?
Maestro. — Pueden ser varias, pero la más principal es siempre el miedo, es decir, aquella maldita vergüenza, engendro del diablo, que a muchos cierra la boca para que callen ciertos pecados o para que no manifiesten el número verdadero. ¿Sabes cómo se conduce el demonio cuando quiere inducir a alguno a pecar? Se le acerca y con mil tramoyas le sugiere que peque. “Ea, abalánzate a aquel pecado... ¿Tan gran mal piensas que es? Dios es bueno... No te castigará... Ya te confesarás luego, te perdonará, y... asunto concluido”. Una y otra vez; hoy, mañana y pasado, no ceja en su porfía, hasta que acaba por triunfar, es decir, por arrancar el consentimiento y arrastrar al pecado y tal vez a la repetición de los pecados. En cambio, cuando el pobrecito pecador, agobiado por el remordimiento, resuelve ir a confesarse, muda su táctica: se le acerca de nuevo y le dice: “¿Cómo te atreverás a manifestar tal pecado?... Se asombrará el confesor... te reñirá... lo llevará a mal... quizás te niegue la absolución... Ea. No temas, más tarde te confesarás... hay tiempo... siempre es hora...”

D. — ¿Es esa la táctica del demonio?
M. — Esa es ciertamente. El mismo lo declaró a San Antonino, Arzobispo de Florencia.

Un día vio este Santo al demonio junto al confesonario y le increpó diciendo:
— ¿Qué haces ahí, bestia feroz?
Respondióle: —Estoy esperando para hacer una restitución.
— ¿Qué restitución?, dime, embustero.
—Vengo a restituir el miedo y la vergüenza que he robado a los pecadores en el acto de hacerles cometer los pecados.


D. —Creo haber leído que también Don Bosco vio al demonio en parecidas circunstancias.
M. —Justamente. —Oye cómo sucedió.

Una tarde estaba el santo sacerdote confesando en el coro de la Iglesia de San Francisco de Sales, de Turín. Eran muchos los jóvenes que se habían reunido, esperando turno para confesarse.
Confesáronse diez, veinte, llega finalmente uno que, después de confesar parte de sus pecados, para.
— ¡Adelante!, dícele Don Bosco, que por luz divina, leía la conciencia de su hijo espiritual. — ¡Adelante!... ¿Y el otro?...
—No tengo más. Padre. No tengo más.
—No temas, hijo, continuó el santo. El confesor no te ha de reñir, ni castigar, él siempre perdona, lo perdona todo en nombre de Dios. ¡Animo!. ¡Confiésate bien!
—No tengo otros pecados, ninguno más...
—Pero ¿por qué, hijo mío, quieres hacer una confesión sacrílega dar que reír al demonio y hacer llorar a Jesús?
—Os lo aseguro, Padre, no tengo nada más.
Entonces Don Bosco, que comprendía, el peligro en que se hallaba aquel pobre joven, inspirado de lo alto, corta de repente la inútil porfía y le dice: —Bueno, mira quién está aquí detrás, a la espalda... El muchacho se vuelve en seguida, exhala un grito de terror y arrojándose al cuello de Don Bosco, exclama:
—Sí, Padre, tengo aún otro pecado... y confiesa el pecado que no osaba confesar.
Los compañeros que estaban en la Iglesia y que oyeron el grito, apenas salieron le rodearon, queriendo saber el porqué de aquel grito. El, sonriente, aunque todavía asustado, les dice:
—Lo vais a saber. —Tenía un pecado que no me atrevía a declarar... Don Bosco lo leyó en mi conciencia... vi al demonio en figura de un gran mono con ojos de fuego, con largas uñas, preparado para atraparme.

D. —Don Bosco era un santo. ¡Qué dicha confesarse con un santo! ¿No es verdad, Padre?
M. —Todos los confesores representan a Jesucristo; Jesucristo siempre es Santo, tolo lo sabe, todo lo ve, se compadece de todo, todo lo perdona.
D. —Sin embargo, el demonio se ocupa en engañar y traicionar en la confesión.
M. —Siempre, ciertamente.

Como el lobo que apresa a las ovejas por la garganta, para que no puedan balar, y se las lleva y las devora, así procede el demonio con ciertas almas; les apresa por la garganta para que no confiesen los pecados, y así las arrastra miserablemente al infierno.

D. — ¡Ah bribón, sinvergüenza! ¿Y habría quien engañado una vez, se presente de nuevo al juego de este astuto impostor?
M. —Muchos, muchísimos. ¡Ay de aquél que empieza a entrar por este camino! Y, generalmente, por este camino van los que se dan al pecado impuro. Casi nunca hay dificultades en confesar los pecados contra la fe, las blasfemias, las profanaciones de los días festivos, las desobediencias, venganzas y hasta los pecados de hurto; pero si se han de confesar pecados impuros, o si se tienen que manifestar ciertas circunstancias que los acompañaron, o si es grande el número de ellos, entonces suele acometer una maldita vergüenza que cierra sacrílegamente la boca. Y, puesto que las confesiones sacrílegas, ordinariamente nunca van solas, después de una se hace otra, continuando así por años y años, juntándose por lo común, a esos sacrilegios las comuniones sacrílegas. Y no es raro el caso de aquellos que, habiendo comenzado a callar sus pecados graves desde la primera confesión, llegan a viejos sin haberse confesado bien nunca, ni reparado tamaño desorden de su alma.

Es increíble, exclama el P. Da Bérgamo, es increíble cuan propensa sea la juventud a esta pasión del miedo o rubor, y de ahí la facilidad con que los jóvenes siguen callando los pecados, por no sufrir la pena de confesarlos.

San Leonardo atestigua haber tenido a sus pies penitentes que habían estado varias veces en el trance de la muerte sin haber vencido, ni siquiera entonces, el rubor que les cerraba la boca para confesar ciertos pecados.

San Alfonso recomienda que se hable frecuentemente con fervor en la predicación y en los catecismos de esta mala vergüenza de callar los pecados, y persuadir al pueblo de la ruina que acarrean a sus almas las malas confesiones porque esta plaga de las malas confesiones reina en todas partes, especialmente en los pueblos pequeños. Y, puesto que a la gente suelen impresionar los ejemplos, recomienda que se cuenten muchos ejemplos de personas que solían condenados por callar pecados en la confesión.

D. —Cuénteme pues algunos Padre.
M. —Con mucho gusto.

Se cuenta de una niña que a los 7 años había tenido la desgracia de cometer un pecado de impureza. Por vergüenza no se atrevió a confesarlo nunca. Cayó gravemente enferma, llama al confesor, se confiesa, recibe el Santo Viático y la Extremaunción y muere. Todos, su madre, sus hermanas y sus amigas lamentaron su muerte, pero se consolaban creyéndola salva y santa, cuando a los tres días de enterrada, mientras iba el sacerdote a celebrar la Santa Misa por su alma, siente que le tiran de la casulla para detenerle y una voz triste y lastimera le dice: —“Padre, no vaya a celebrar por mí porque estoy condenada; condenada por los pecados que callé en mis confesiones desde los siete años”.

Otra muchacha de trece años, comulgó por Pascua con todas sus compañeras; mas he aquí que apenas recibe la Santa Hostia, le viene como un sobresalto, se estremece y cae derribada al suelo. La gente acude espantada y la llevan a una casa vecina. Al acabarse la función, el Párroco se apresura para verla en la cama donde se revolvía, perdido el conocimiento; la llama por su nombre y le dice: “Buen ánimo. Encomiéndate a Jesús, al mismo Jesús que has recibido en la Comunión”.A estas palabras ella abre los ojos del todo y llena de horror exclama: “¿A Jesús, a Jesús?... ¡Ah, no! He recibido a Jesús en pecado, he cometido sacrilegio por los pecados que callé en la confesión”. Y continuando revolviéndose, poco después expiró entre la conmoción y el espanto de todos.

Otro joven también se confesó mal, por miedo y vergüenza de confesar ciertos pecados, y apenas recibió la Hostia Santa, abre la boca y echa a gritar: “Ay, ¡qué ascua de fuego, ay, que me quemo!”— El sacerdote, se inclina, mira, ve que la Hostia se había cambiado, efectivamente, en ardiente ascua de fuego. La extrajo en seguida y se salvó aquel joven; mas todos los presentes comprendieron que Jesús no acaricia a los sacrílegos.

Más terrible es el hecho siguiente que, además demuestra cuán triste cosa sean ciertos escándalos tanto para quienes los dan, como para quienes los reciben, particularmente en la juventud.

Lo refiere Ausonio Franco en sus escritos:
Zarpaba del puerto de Génova un buque para Marsella. Entre los pasajeros, iba una noble señora, la cual pronto notó la presencia de una señorita vestida de luto, de aspecto triste, que se sentaba en el extremo de un banco del puente superior de la nave; de vez en cuando alzaba los ojos llorosos hacia la playa, exhalando profundos suspiros, y luego, tapándose la cara con las manos, prorrumpía en amargos sollozos. Con la mayor afabilidad aquella señora, acercándosele despacio y con muy delicados y gentiles modos, después de no pocas fatigas, le arrancó la siguiente confesión:
Pertenezco a una distinguida familia de Génova; vivía feliz en compañía de mis papas y una hermana de veinte años, dos años menos que yo. Cierto día enfermó de tan terrible enfermedad, que en breve la redujo al trance de la muerte.
Urgentemente se llamó al Sacerdote, se confesó, recibió el Viático y la Extremaunción y antes de morir, aprovechando un momento en que estaba sola a su cabecera, me toma de la mano y apretándome fuertemente, con voz apagada, me dice:
— ¡Me muero, hermana! Me siento morir y que estoy condenada al infierno. ¿Recuerdas, Luisita, ciertas palabras que me dijiste, hace años, en tal ocasión? Pues bien, jamás las he olvidado. . . Esas palabras me fueron ocasión de pecados... Me confesé, mas aquellos pecados los callé siempre... he recibido el viático sacrílegamente. Me siento morir y que voy al infierno... ¡pero por tu culpa!
Me arodillé a sus pies, le pedí perdón y ella, tomándome la mano muy fuertemente, ¡Sí, te perdono, me dice, te perdono, más por tu culpa voy al infierno! Y expiró.
Ayer la llevaron al cementerio, y esta mañana, me escapé de casa, me embarqué en esta nave, no sé a dónde iré; sin duda acabaré mal. Considere mi desventura.
En este momento el estampido de un cañón anuncia que la nave está junto al puerto. Todos los pasajeros andan atareados en busca de sus valijas. En tal confusión la señora pierde de vista a aquella infeliz. Pregunta a todos, la busca por el barco, en el puerto, en la playa, por todas partes, pero inútilmente; desgraciadamente tiene que persuadirse de que, loca del dolor, se arrojó al mar.

M. — ¿Qué nos enseñan estos ejemplos?
D. —Le aseguro que son terribles y capaces de demostrar cuan gran mal sean las malas confesiones.
M. —No debe parecerte, pues, extraño que se insista tanto sobre la sinceridad en las confesiones. Yo, que desde mis primeros años de sacerdocio, por la gracia de Dios, tuve la dicha de dedicarme a catequizar y predicar, tanto a jóvenes como adultos, y continúo al presente en la misma tarea consoladora y fructuosísima, no he dejado nunca mi costumbre de hablar frecuentemente acerca de la necesidad de confesarse con sinceridad, y nunca me he arrepentido de ello.
¡Oh, cuántos jóvenes y adultos he confortado, corregido, salvado en los ejercicios espirituales, en las misiones y hasta en las simples conferencias y discursos con esta sal que debiera condimentar toda predicación!
D. —Muy bien dice, Padre: en efecto, ninguna predicación se escucha tan a gusto como la que versa sobre la confesión.