http://4.bp.blogspot.com/_14vrv7ni7HM/TLYyK0PS85I/AAAAAAAABU8/h4xBT0R8kQU/s1600/20101013225550_D0064009.jpg

terça-feira, 25 de fevereiro de 2020

Il demonio e le tentazioni

Domani 26 febbraio (prima domenica di Quaresima - Anno "B") rifletteremo sul Vangelo
 delle tentazioni. Le meditazioni che propongo di seguito (di don Divo Barsotti)  su Gesù
tentato da Satana sono testi attualissimi anche per noi oggi...

Ritiro 13 marzo 1984 - Biella


Omelia del sabato sera
Il Vangelo di oggi è l'essenza stessa del cristianesimo: il Vangelo di Gesù è la "buona novella", è l'annunzio della misericordia che si effonde sull'universo, ed è una misericordia infinita. Dio è quello che è, non muta, ed Egli perciò è per tutti, sempre, misericordia senza limiti. Dov'è dunque il limite di questa misericordia? Logicamente nel sentimento che noi abbiamo del bisogno del perdono di Dio: tanto riceviamo da Dio quanto crediamo di ricevere, e nulla di più. E noi speriamo di ricevere solo nella misura che ci sentiamo mancanti. La condizione migliore dell'uomo è quindi quella di colui che si sente più peccatore e nel sentimento del proprio peccato si apre con maggiore fiducia a questa misericordia di Dio.
Due sono dunque le condizioni per entrare in questo rapporto con Dio: il sentimento del peccato nostro; il riconoscimento della misericordia sua.
Ecco perché tutto il popolo orientale, soprattutto il monachesimo, sintetizza tutta la vita spirituale in quella che si chiama la "preghiera di Gesù": "Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore". Sono i due abissi che si richiamano, come dice il salmo: "L'abisso chiama l'abisso", cioè l'abisso della nostra povertà chiama l'abisso della misericordia di Dio. Vi è una corrispondenza fra l'uomo e Dio, ma la corrispondenza fra l'uomo e Dio è misericordia, nasce precisamente dal vuoto che deve essere riempito dal Tutto divino; e Dio si fa presente a un'anima non secondo quello che Lui è, ma secondo quello che l'anima sente di sé e sente di Dio. Bisogna sentirci peccatori; senza il sentimento del nostro peccato noi siamo esclusi dalla redenzione, perché la nostra salvezza deve essere una redenzione. E redimere che cosa vuol dire? In latino vuol dire "ricomprare". Noi siamo di Dio, ma il mondo ha delle ipoteche sopra di noi. Se noi abbiamo sentimenti di vanità, di amor proprio, di orgoglio, di sensualità, è segno che il mondo ha preso possesso di noi. È quello che diceva Clemente Alessandrino nel II secolo: "Le passioni dell'uomo sono le stigmate del diavolo", voleva dire che esse sono come il segno di un'appartenenza al maligno.
Ora se in noi vi sono questi sentimenti, essi ci dicono che cosa noi siamo nei confronti di Dio. E dobbiamo sentirlo, e dobbiamo viverlo, proprio perché il sentimento del nostro peccato è la prima condizione per entrare in rapporto col Signore, perché Egli è il Redentore, è Colui che ci "ricompra". Eravamo di Dio, ma ora ci siamo staccati da Lui, almeno in parte, e apparteniamo a questo mondo; bisogna perciò che Dio ci strappi al potere che ha questo mondo su di noi, al potere che ha il maligno su di noi.
La redenzione che il Signore deve compiere oggi nell'umanità è la redenzione che esige proprio una misericordia infinita; perché esige che l'umanità si renda conto di come è schiava del maligno. Ci sono i nostri peccati personali coscienti, ma c'è una schiavitù incosciente in tutti noi. Si legge il giornale, si vede la televisione; vi rendete conto che attraverso tutti questi mezzi, ma anche al mercato, anche al lavoro, sempre il mondo mette una certa ipoteca su di noi? Noi siamo schiavi delle nostre abitudini, schiavi dei nostri piaceri, schiavi della nostra volontà, schiavi soprattutto del rispetto umano, della moda, del tempo... non c'è più libertà per l'uomo. Cinquant'anni fa l'uomo era più uomo di oggi. Si parla di progresso: altro che progresso è una involuzione paurosa! Guardate che oggi la società, lo Stato, tendono sempre più a limitare la libertà spirituale dell'uomo. Tu non hai la possibilità di disporre della tua vita, nemmeno da pensionato! Il mondo ti prende e non ti lascia più respiro: devi pensare come pensa il mondo, devi assoggettarti ai modi di sentire, ai modi di vivere che sono propri del mondo. Riesce a una famiglia fare a meno della televisione? riesce a vivere senza il giornale? E tutto questo che cosa implica? Voi credete che questi siano mezzi per una nostra promozione? È il contrario che è vero: è il mondo che attraverso tutti questi mezzi ti rende suo schiavo, ti fa sua pedina, ti muove dove vuole, secondo quello che vuole. Sono poche le anime che acquistano libertà, ma l'unico modo per essere liberi è il cristianesimo, la vita cristiana vissuta, perché è il Cristo che ci libera, è il Cristo che ci redime, cioè che ci ricompra dal mondo che ha preso possesso di noi.
Vi ricordate le parole di Gesù a coloro che gli dicono: "Che cosa pensi Maestro, dobbiamo dare il tributo a Cesare o no?". Che cosa risponde Gesù? "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Ma è una risposta sibillina, una risposta che sembra non dire nulla; o non dice nulla o c'è una verità profonda che noi dobbiamo scoprire. Infatti tutto appartiene a Dio; che cosa può sottrarsi al potere di Dio? Solo quello che appartiene al male.

Conversão: um terremoto interior (1968) DON DIVO BARSOTTI


Conversão: um terremoto interior (1968) DON DIVO BARSOTTI
A Quaresma chama-nos à penitência. Foi com a penitência que o ministério de Jesus começou.

Mas o que é exactamente a penitência? Apenas o arrependimento do que possamos ter feito de errado seria muito pouco para caracterizar o que a Igreja quer dizer com este termo e o que o Senhor quer dizer. O termo "penitência" é uma tradução muito imperfeita de um termo grego que é usado pelos evangelistas precisamente para descrever o conteúdo da primeira pregação de Jesus quando ele começa seu ministério.

O termo grego é metánoia e você já pode entender o que isso pode significar. Nous é a mente, é o espírito, é a psique, é a alma e meta significa precisamente uma inversão, uma inversão do nosso ser interior.

Por isso você entende que quando pensamos que penitência só significa arrependimento pelos pecados, é muito pouco. Quando pensamos na penitência como o complexo de ações afligentes, mortificando nossa natureza, também dizemos algo, mas quase nada, porque quando pensamos em ações afligentes, em geral pensamos naquelas ações afligentes que não tocam em nada, o espírito, mas tocam o corpo.

É por isso que um dos últimos decretos sobre a reforma da penitência quaresmal parecia quase eliminar o que até agora parecia ser o conteúdo específico próprio da Quaresma. O que poderia parecer o verdadeiro conteúdo da Quaresma tinha sido eliminado, não pela Igreja, mas pelo facto de os cristãos já não acreditarem nela, nada fez nesse sentido. Mas talvez os cristãos, ao não se submeterem mais a essas provas, deram o sinal de terem compreendido mais a penitência verdadeiramente cristã, se nada mais deram a impressão de terem compreendido que essas penitências valiam pouco e que não era sequer apropriado dar-lhes importância.

Qual é então a verdadeira penitência a que o Senhor e a Igreja nos chamam no tempo da Quaresma? Esta penitência chama-nos, entretanto, de volta à consciência da nossa oposição radical a Deus. Se a conversão é imposta, o sinal é que não estamos virando as costas para o Senhor, mas estamos virando as costas para Ele.

Podemos dizer isto? Sim, nós podemos dizer isso! No fundo do nosso espírito permanecemos numa certa oposição a Deus enquanto não formos santos. Só o santo vive, mesmo no seu primeiro acto, mesmo no seu acto mais interior, esta perfeita adesão a Deus, esta perfeita transparência de estar na luz divina. Nós no nosso íntimo somos opacos à luz, no nosso íntimo, sem talvez nem nos apercebermos disso no mínimo, experimentamos uma certa oposição a Ele. E do que deriva esta oposição?

Parece-me tão claro o que diz Santo Agostinho, parece tão evangélico e tão bíblico: "Dois amores fizeram as duas cidades: o amor de Deus até o desprezo de si mesmo, o amor de si mesmo até o desprezo de Deus". A verdadeira conversão é uma conversão que implica precisamente o amor. O amor é a virada do ser, é a ordem do ser: ser amor em que é ordenado. E isso significa que não se pode dividir o ser do amor; praticamente falando, há uma identificação entre o ser e o amor, mas o conteúdo desse amor vem do ordenar-se a si mesmo. Um é ordenado de uma forma ou ordenado de outra. Se você não ama a Deus, não é por isso que você não ama: você se ama a si mesmo. Se amas a Deus, não é por isso que não o és; pelo contrário, realizas-te precisamente como Deus te quis, como seu filho e sua criatura.

Então qual é a conversão a que o Senhor nos chama, a verdadeira penitência? É este terremoto interior, esta agitação do ser, para que tudo em nós seja ordenado a Ele, e para ser ordenado a Ele é arrancado de um amor anterior, escapa, escapa de uma atração que até agora era imposta ao nosso espírito e nos tirou, pelo menos em parte, do próprio Deus.

Se não precisássemos desta conversão, já seríamos santos. Podemos dizer que somos santos? Não: isso significa que precisamos de nos converter. Se a santidade é a nossa ordenação total a Deus, significa que ainda não estamos totalmente ordenados, significa que precisamos de conversão. Mas de quê? Provavelmente, para todos nós, do amor a nós mesmos, como diz Santo Agostinho: "Dois amores fizeram as duas cidades: amor a si mesmo até o desprezo de Deus, amor a Deus até o desprezo de si mesmo".

Impõe-se, portanto, uma libertação do nosso egoísmo, impõe-se que saibamos verdadeiramente renunciar a nós mesmos. Auto-abnegação: isto é o que a conversão do coração implica.

Retiro de 4 de Março de 1968 em Viareggio

Conversione: un terremoto interiore (1968) DON DIVO BARSOTTI



La Quaresima ci richiama alla penitenza. È con la penitenza che si è iniziato il ministero di Gesù.

Ma che cos’è precisamente la penitenza? Soltanto il pentimento di quello che possiamo aver fatto di male sarebbe ben poco per caratterizzare invece quello che con questo termine intende la Chiesa e intende il Signore. Il termine “penitenza” è una traduzione molto imperfetta di un termine greco che viene usato dagli evangelisti proprio per dire il contenuto della prima predicazione di Gesù, quando inizia il suo ministero.

Il termine greco è
 metánoia e voi potete capire già che cosa può voler dire. Nous è la mente, è lo spirito, anzi la psiche, l’anima, e meta vuol dire proprio un capovolgimento, un rovesciamento del nostro essere interiore.

Di qui voi capite che quando noi pensiamo che penitenza voglia dire soltanto pentimento dei peccati è troppo poco. Quando pensiamo alla penitenza come al complesso di azioni afflittive, mortificanti per la nostra natura, ugualmente si dice qualcosa ma non si dice quasi nulla, perché, quando si pensa appunto ad azioni afflittive, in generale si pensa a quelle azioni afflittive che non toccano affatto il
nous, lo spirito, ma toccano il corpo.

Ecco perché uno dei decreti ultimi sulla riforma della penitenza quaresimale sembrava quasi eliminare quello che finora sembrava il contenuto specifico proprio della Quaresima. Quello che poteva sembrare il vero contenuto della Quaresima era stato eliminato non dalla Chiesa, ma dal fatto che i cristiani non ci credevano più, non facevano più nulla in questo senso. Ma forse i cristiani, non sottomettendosi più a quelle prove, davano segno d’aver capito di più la penitenza veramente cristiana, se non altro davano l’impressione di aver capito che quelle penitenze valevano poco e non era il caso nemmeno di dar loro importanza.

Qual è allora la vera penitenza a cui ci richiamano il Signore e la Chiesa nel tempo quaresimale? Questa penitenza ci richiama intanto a una coscienza di una nostra opposizione radicale con Dio. Se si impone una conversione, segno è che noi non siamo rivolti al Signore, ma gli voltiamo le spalle.

Possiamo noi dire questo? Sì, possiamo dirlo! Nel fondo del nostro spirito noi rimaniamo in una certa opposizione a Dio fintanto che non siamo dei santi. Solo il santo vive, anche nell’atto suo primo, anche nell’atto suo più interiore, questa perfetta adesione a Dio, questa perfetta trasparenza dell’essere alla luce divina. Noi nel nostro più intimo siamo opachi alla luce, nel nostro più intimo, senza esserne forse nemmeno consapevoli minimamente, noi viviamo una certa opposizione a Lui. E questa opposizione da che cosa deriva?

Mi sembra così chiaro quello che dice sant’Agostino, mi sembra così evangelico e così biblico: «Due amori fecero le due città: l’amore di Dio fino al disprezzo di sé, l’amore di sé fino al disprezzo di Dio». La vera conversione è una conversione che implica precisamente l’amore. L’amore è il rivolgersi dell’essere, è l’ordinarsi dell’essere: l’essere ama in quanto si ordina. E dunque questo vuol dire che di per sé non si può dividere l’essere dall’amore; praticamente c’è un’identificazione fra essere e amore, però il contenuto di questo amore deriva dall’ordinarsi. Ci si ordina in un modo o ci si ordina in un altro. Se tu non ami Dio, non per questo non ami: ami te stesso. Se tu ami Dio, non per questo tu non sei, anzi realizzi te stesso precisamente come Dio ti ha voluto, come suo figlio e sua creatura.

Qual è la conversione dunque a cui ci chiama il Signore, la vera penitenza? È questo
 terremoto interiore, questo rivolgimento dell’essere onde tutto in noi si ordina a Lui, e per ordinarsi a Lui si strappa a un precedente amore, sfugge, si sottrae a un’attrazione che s’imponeva finora al nostro spirito e ci sottraeva, almeno in parte, a Dio stesso.

Se noi non avessimo bisogno di questa conversione, noi saremmo già santi. Possiamo dire di essere santi? No: vuol dire che abbiamo bisogno di convertirci. Se la santità è il nostro ordinarci totale a Dio, vuol dire che ancora non siamo totalmente ordinati, vuol dire che abbiamo bisogno di conversione. Ma da che cosa? Probabilmente, per noi tutti, dall’amore di noi stessi, come dice sant’Agostino: «Due amori fecero le due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, l’amore di Dio fino al disprezzo di sé».

Si impone dunque una liberazione dai nostri egoismi, si impone dunque che noi sappiamo veramente rinunciare a noi stessi. L’abnegazione di sé: ecco quello che implica la conversione del cuore.


Ritiro del 4 marzo 1968 a Viareggio

quinta-feira, 20 de fevereiro de 2020

HOJE É A FESTA dos Santos Francisco e Jacinta Marto. FAZ HOJE 100 ANOS QUE SANTA JACINTA MARTO MORREU

  


 inglês alemão francês espanhol italiano neerlandês polaco russo


 A imagem pode conter: 2 pessoas, pessoas em pé

Festa litúrgica dos Santos Francisco e Jacinta Marto, no dia em que se assinalam os 100 anos da morte de Santa Jacinta.

Concedei-nos Pai Santo, por intercessão dos Santos Francisco e Jacinta Marto, a graça de não ofendermos mais a Nosso Senhor, como a Virgem Maria lhes pediu, e de um dia participarmos na glória eterna. Ámen.


A imagem pode conter: 1 pessoa, texto que diz ""Esta criança é, para nós, um desafio tremendo. Sinto-me inquieto na minha mediocridade, na minha mesquinhez e covardia, no meu comodismo, perante a heroicidade desta criança.""
 (Da homilia, de D. Alberto Cosme do Amaral, no dia 20 de Fevereiro de 1986, no 66.º aniversário da morte de Santa Jacinta Marto.)


“De tal maneira Deus amou os homens deste século, que lhes deu esta maravilha, este milagre vivo que é a Jacinta, tão identificada com Jesus, no seu amor a Deus e no seu amor aos homens. Nós os homens de hoje, os cristãos de hoje, temos necessidade desta loucura divina, bem patente na vida da Jacinta: a loucura do amor até dar a vida. Perante as mortificações desta criança, mortificações procuradas, desejadas, quem há aí que se atreva ainda a pensar em masoquismo ou maniqueísmo, quando se fala de ascese, de mortificação corporal voluntária? Só poderão pensar assim os que nada entendem da Cruz de Cristo ou se tornaram Seus inimigos, como diria S. Paulo (Cfr. Fil. 3,18).”
(Da homilia, de D. Alberto Cosme do Amaral, no dia 20 de Fevereiro de 1987, aniversário da morte de Santa Jacinta Marto.)
A imagem pode conter: 1 pessoa, closeupUMA GRANDE CHAGA ABERTA DO LADO DO CORAÇÃO

Santa Jacinta Marto, que tinha contraído uma pleurisia purulenta, foi operada no dia 10 de Fevereiro de 1920. Teve imenso que sofrer, porque não pode ser completamente anestesiada, devido à extrema fraqueza em que se encontrava. Recebeu somente anestesia local. Do lado esquerdo foram-lhe extraídas duas costelas. A chaga era tão larga que caberia nela uma mão. Sofreu dores atrozes, sobre tudo quando a ferida era tratada. Mas ninguém a ouvia queixar-se. Suportava tudo com a resignação dos santos e, mais do que nunca, dizia a Jesus: “Agora podes converter muitos pecadores, porque sofro muito!” 
“Nossa Senhora veio-nos ver e diz que vem buscar o Francisco muito breve para o Céu. E a mim perguntou-me se queria ainda converter mais pecadores. Disse-Lhe que sim. Disse-me que ia para um hospital, que lá sofreria muito; que sofresse pela conversão dos pecadores, em reparação dos pecados contra o Imaculado Coração de Maria e por amor de Jesus. Perguntei se tu ias comigo. Disse que não. Isto é o que me custa mais. Disse que ia minha mãe levar-me e, depois, fico lá sozinha!”

(Santa Jacinta Marto à serva de Deus Irmã Lúcia)



A imagem pode conter: 3 pessoas, criança, texto e closeup



Há 100 anos, no dia 12 de Fevereiro de 1920, a Madre Maria da Purificação Godinho enviava uma carta ao Venerável Padre Manuel Nunes Formigão, dando a notícia da operação de Santa Jacinta Marto.

Louvado seja o Santíssimo Sacramento
J.M.J.

Sr Padre,

“Participo a V. Rev.ª que a menina já fez a operação na terça-feira, dia 10 de Fevereiro. Por enquanto está bem; os médicos dizem que ela que precisa agora de bom tratamento porque está muito magrinha; eles dizem que se admiraram como ela resistiu à operação. Não lhe falta nada porque eu tenho lá ido. Termino pedindo a V. Rev.ª que abençoe sua humilde serva, (a) Irmã Maria da Purificação Godinho.

P.S. Peço a V. Rev.ª a fineza de mandar dizer aos pais da menina que não venham para Lisboa sem eu mandar dizer para virem.”



A imagem pode conter: 1 pessoa, sentado e interiores
Há 100 anos, no dia 10 de Fevereiro de 1920, Santa Jacinta Marto era operada nesta cama nº 60, do Hospital de D. Estefânia, em Lisboa.

A imagem pode conter: 1 pessoa, em pé e ar livre, texto que diz "Ao iniciar ano do centenário da sua morte, inspira-te em Santa Jacinta Marto, e faz um propósito de conversão."
A imagem pode conter: 1 pessoa, em pé e ar livre
Santa Jacinta Marto trazia sempre consigo uma estampa do Sagrado Coração de Jesus. De noite durante a doença metia-a debaixo da almofada e beijava-a com frequência: “Beijo-o no coração, que é do que mais gosto. Quem me dera também um Coração de Maria! Gosto de ter os dois juntos.

A imagem pode conter: 1 pessoa, texto que diz ""Ai que Senhora tão bonita!" Santa Jacinta Marto"A imagem pode conter: 1 pessoa, em pé e ar livreA imagem pode conter: 1 pessoa, criança, texto que diz "Os cânticos que Santa Jacinta mais gostava de cantar: Salve Nobre Padroeira, Virgem Pura, Anjos, cantai comigo."A imagem pode conter: 1 pessoa, a sorrir
SANTA JACINTA MARTO E O SOLDADO

“Certa vez, veio-lhe um soldado que chorava como uma criança.Tinha recebido ordem de partir para a guerra e deixava a sua mulher na cama, doente, e três filhinhos. Ele pedia ou a cura da mulher ou a revogação da ordem. A Jacinta convidou-o a rezar com ela o Terço. Depois disse-lhe:

– Não chore. Nossa Senhora é tão boa! Com certeza faz-Ihe a graça que Ihe pede.

E não esqueceu mais o seu soldado. No fim do Terço rezava sempre uma Ave-Maria pelo soldado. Passados alguns meses,apareceu com sua esposa e seus três filhinhos para agradecer a Nossa Senhora as duas graças recebidas. Por causa duma febre que Ihe tinha dado na véspera de partir, tinha sido livre do serviço militar e sua esposa, dizia ele, tinha sido curada por milagre de Nossa Senhora.”

(Memórias da Irmã Lúcia I)

A imagem pode conter: 2 pessoas, texto
A imagem pode conter: 2 pessoas, pessoas em pé, criança e ar livre

PARTIDA DE SANTA JACINTA PARA LISBOA

“Chegou, por fim, o dia de partir para Lisboa. A despedida cortava o coração. Permaneceu muito tempo abraçada ao meu pescoço e dizia, chorando:
‘Nunca mais nos tornamos a ver! Reza muito por mim, até que eu vá para o Céu. Depois, lá, eu peço muito por ti. Não digas nunca o segredo a ninguém, ainda que te matem. Ama muito a Jesus e o Imaculado Coração de Maria e faz muitos sacrifícios pelos pecadores.’
De Lisboa, mandou-me ainda dizer que Nossa Senhora já lá a tinha ido ver; que Ihe tinha dito a hora e dia em que morria; e recomendava-me que fosse muito boa.”

(Memórias da Irmã Lúcia I)

A imagem pode conter: céu, árvore e ar livre
Fachada do antigo orfanato de Nossa Senhora dos Milagres, na rua da Estrela, em Lisboa, hoje mosteiro do Imaculado Coração de Maria (Irmãs Clarissas do Desagravo), onde esteve Santa Jacinta Marto, desde o dia 21 de Janeiro a 2 de Fevereiro de 1920.

A Virgem Bendita tinha-lhe profetizado, meses antes, que havia de morrer sozinha. Raiou o dia 20 de Fevereiro de 1920, marcado por Deus para transplantar dos canteiros da terra para o jardim do Céu a mimosa florinha de Fátima. Pelas 22h30, há 100 anos, Santa Jacinta Marto, obra-prima da graça, uma das mais belas e puras almas que passaram por este mundo, expirou, tranquilamente, sozinha como Nossa Senhora lhe tinha predito. Aquela chama viva de amor apagou-se, discretamente, oculta aos olhos dos homens. A Virgem Santíssima veio, como prometera, levá-la para o Céu. O coro das virgens contava uma nova companheira e os anjos mais uma irmã.A imagem pode conter: 1 pessoa, chapéu e closeup, texto que diz "VALDEMAR OPORTET ILLUM REGNARE "Nós estávamos a arder, naquela luz que é Deus e não nos queimávamos""A imagem pode conter: 1 pessoa, texto



A imagem pode conter: 1 pessoa, flor, ar livre e textoA imagem pode conter: 3 pessoas, céu e ar livre A imagem pode conter: 4 pessoas
A imagem pode conter: 1 pessoa, texto que diz "Saibamos olhar para o pequeno São Francisco Marto, o grande apaixonado e consolador de Jesus escondido na Eucaristia e aprendamos com ele a adorar Nosso Senhor, no Santíssimo Sacramento do Altar. São Francisco Marto, rogai por nós."

A imagem pode conter: 2 pessoas, pessoas em péA imagem pode conter: 1 pessoa, texto que diz ""Gosto mais de rezar sozinho para pensar e para consolar Nosso Senhor que está tão triste."" 

A imagem pode conter: 1 pessoa
A imagem pode conter: 1 pessoa, em pé

Hoje Festa dos Santos Francisco e Jacinta Marto e Centenário da morte de Santa Jacinta Marto

Neste dia em que celebramos a festa litúrgica dos Santos Francisco e Jacinta Marto, e os 100 anos da partida de Santa Jacinta para o Céu fica também, lamentavelmente, marcado pela aprovação da lei assassina da eutanásia no parlamento. Peçamos a Nossa Senhora do Rosário de Fátima por este Portugal que já se esqueceu que têm Maria Santíssima como sua Rainha e Padroeira. Triste Portugal, onde a Vida Humana, sobretudo a dos mais frágeis e desprotegidos, já não é mais inviolável.
Hoje, mais do que nunca, é caso para dizer: Nossa Senhora do Rosário de Fátima, salvai-nos e convertei Portugal!

Deus de infinita bondade, que amais a inocência e exaltais os humildes, concedei, pela intercessão da Imaculada Mãe do vosso Filho, que, à imitação dos Santos Francisco e Jacinta Marto, Vos sirvamos na simplicidade de coração, para podermos entrar no reino dos Céus. Por Nosso Senhor Jesus Cristo, vosso Filho, que é Deus convosco na unidade do Espírito Santo.





Today is the Feast of Saints Francisco and Jacinta Marto. Today is the Centenary of the death of St. Jacinta Marto

inglês alemão francês espanhol italiano neerlandês polaco russo Hoje é Festa dos Santos Francisco e Jacinta Marto. Hoje Centenário da morte de Santa Jacinta Marto