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quarta-feira, 3 de setembro de 2014

Biografia su San Pio X

  versione testuale
Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo.





Gianpaolo Romanato
Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo
edizioni Lindau, Torino 2014, pp. 579.
 
Chi era Pio X ?
Il buon parroco mite ed ingenuo dipinto dagli agiografi?
L’arcigno conservatore nemico di ogni riforma creato dai tradizionalisti lefebvriani?
Il cieco martellatore della cultura proposto dagli storici filomodernisti?
O piuttosto l’audace riformatore che chiuse la stagione del temporalismo e proiettò il cattolicesimo verso la modernità?
 
A cent’anni dalla morte, la valutazione di questo pontefice – che regnò proprio all’esordio del XX secolo (1903-1914) e si spense pochi giorni dopo l’inizio della Grande Guerra – rimane incerta, problematica, passibile di opposte interpretazioni.
Gli 11 anni del suo regno sono all’origine, e non solo cronologicamente, della Chiesa novecentesca. Ne era consapevole Pio XII, la cui carriera ecclesiastica era iniziata sotto l’ala protettrice del predecessore, che impose la riapertura del processo di canonizzazione – avviato nel 1923 e fermato dopo che era emersa la questione del modernismo – e lo proclamò beato (1951) e santo nel 1954.
 
Ma la canonizzazione non gli rese un buon servizio.
La percezione di Pio X, imposto alla venerazione universale, fu deviata dal terreno scosceso della storia a quello più facile dell’agiografia, dell’esaltazione acritica, della frantumazione aneddotica.
Tranne pochi lavori meritevoli di essere salvati, le numerose biografie di questo papa apparse negli anni della sua glorificazione ecclesiastica gli hanno più nuociuto che giovato, veicolandone un’immagine ripetitiva, artificiosa, falsamente buonista. Questo creò un primo inciampo interpretativo che ancora condiziona gli studiosi.
 
Poi arrivò il Concilio Vaticano II.
Le riforme conciliari ovviamente andarono oltre Pio X. Ma la cultura postconciliare lo interpretò spesso come un capovolgimento, quasi un azzeramento, della linea precedente.
Si è determinato così uno stacco fra il prima e il dopo (stigmatizzato da Benedetto XVI nel celebre discorso alla Curia del 22 dicembre 2005) che ha creato attorno al papa trevigiano un’ombra oscura di negatività.
Per chi interpretava il Concilio come l’assemblea «costituente che elimina la costituzione vecchia e ne crea una nuova» (uso le parole di Benedetto) era inevitabile vedere nel vecchio quasi solo scarti da gettare. Con la conseguenza che Pio X, che di quegli scarti era stato uno dei maggiori costruttori, finì anch’egli per essere scartato, scivolando rapidamente dietro le quinte del proscenio ecclesiastico.
L’ombra calata su di lui si è poi addensata a causa di un altro equivoco.
La corrente tradizionalista guidata da monsignor Marcel Lefebvre si è impadronita della sua memoria e ha rigettato alcune riforme del Concilio facendosi scudo del suo nome.
Quando il vescovo francese fondò l’istituzione destinata a raccogliere i gruppi cattolici disorientati dai cambiamenti conciliari e dalla rottura con la tradizione insita nella nuova liturgia, nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso, non trovò di meglio che associarla al nome del pontefice da poco santificato. Nel 1970 fondò infatti in Svizzera la Fraternità sacerdotale San Pio X. Quattro anni dopo Lefebvre fu sospesoa divinis e nel 1988, quando decise la consacrazione di 4 nuovi vescovi nonostante il divieto vaticano, fu scomunicato.
 
Con ciò l’incolpevole Pio X divenne quasi il garante del rifiuto del Vaticano II e di una ribellione alla Chiesa tramutatasi in scisma. Il fraintendimento di questo pontefice – che secondo Roger Aubert era stato il maggior riformatore della vita interna della Chiesa dopo il Concilio di Trento e aveva posto sempre l’obbedienza all’autorità a fondamento della disciplina ecclesiastica – non poteva essere maggiore.
Contemporaneamente, negli anni postconciliari, fiorì tutta una sovrabbondante corrente storiografica che elevò la condanna del modernismo, pronunciata da papa Sarto nel 1907 con l’enciclica Pascendi, quasi ad unico paradigma interpretativo del suo pontificato, visto perciò esclusivamente come momento di repressione, di chiusura al nuovo, di rottura con il mondo moderno.
 
E così il povero Pio X, prima vittima di una letteratura agiografica dal fiato corto, poi fatto paravento dei tradizionalisti, quindi presentato quasi esclusivamente come il fustigatore dei modernisti, fu rapidamente derubricato da pontefice ideale a ingombrante fardello quasi da nascondere.
Ma questo fraintendimento non poteva durare a lungo. La storiografia, infatti, ha continuato, et pour cause, a confrontarsi con la sua figura, i suoi tempi, il suo governo. Atti di convegni (6 negli ultimi 25 anni), studi, edizioni di fonti e di documenti hanno allargato il campo di indagine estendendolo tanto agli anni precedenti l’ascesa al papato, all’origine veneta, alle radici locali del suo stile pastorale (dalla Rivoluzione francese ad oggi, su 14 pontefici, ben quattro – Gregorio XVI, Pio X, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I – sono usciti dal Veneto) quanto al contesto interno e internazionale, civile ed ecclesiastico, del suo operato.
Gli anni di Pio X sono apparsi così in una luce diversa da quella che era stata veicolata dalle facili scorciatoie agiografiche o dalla storiografia filomodernista: anni difficili, conflittuali, di rinnovamento, di risanamento morale, di ripresa di identità della Chiesa dopo la fine del potere temporale e l’unificazione italiana.
Anni di incisive riforme ma anche di dure opposizioni. Gli studi compiuti non hanno potuto non rilevare, infatti, sia il fortissimo impatto del suo riformismo sia le resistenze altrettanto forti che incontrò. Il suo impatto con la Roma ecclesiastica fu molto più traumatico di quanto non abbiano lasciato credere gli agiografi.
In un’Europa ancora dominata dalle antiche case regnanti (gli Asburgo, i Romanoff, i Savoia, gli Hohenzollern, gli Hannover), l’elezione a papa di un uomo del popolo, che proveniva da una lontana periferia fu una novità molto più sconvolgente di quanto immaginiamo.
 
Da questa revisione storiografica e culturale è emersa un po’ alla volta la cifra vera del suo pontificato: la riforma della Chiesa.
Riforma delle strutture interne, dei meccanismi direttivi centrali, dell’organizzazione giuridica, del rapporto con i poteri civili, del personale dirigente.
Ma anche delle forme liturgiche, della partecipazione dei fedeli, della vita religiosa del popolo. E ancora: riforma morale, dei costumi del clero, dell’impostazione dei seminari, del ruolo dei vescovi.
 
Un progetto riformatore così incisivo non poteva non incontrare obiezioni, resistenze, rifiuti, sabotaggi.
Da ciò ebbe origine lo scontro con la Curia, o con alcuni prelati di Curia, che il papa aggirò appoggiandosi soprattutto alla sua segreteria privata, la ben nota «segreteriola», e modificando la funzione della Segreteria di Stato, trasformata da attore semi-autonomo della politica vaticana, quale era stata con Rampolla, al tempo di Leone XIII, a ?«segreteria generale» del papato, sotto lo stretto controllo del pontefice, con funzioni piu religioso-pastorali che politico-diplomatiche. Anche da questo punto di vista la figura di Pio X è molto più attuale di quanto non si creda.
 
(Gianpaolo Romanato, AVVENIRE, 13 maggio 2014)

Catequese de Sua Santidade Bento XVI sobre São Pio X.



Queridos irmãos e irmãs!
Giuseppe Melchiorre Sarto, São Pio X
Giuseppe Melchiorre Sarto, São Pio X
Hoje gostaria de me concentrar na figura do meu predecessor São Pio X, cuja memória litúrgica comemora-se no próximo sábado [ndr: no calendário tradicional comemora-se em 3 de setembro], destacando algumas características que podem ser úteis aos pastores e os fiéis do nosso tempo.
Giuseppe Sarto, assim se chamava, nasceu em Riese (Treviso), em 1835, de uma família de camponeses e, depois de estudar no Seminário de Pádua, foi ordenado sacerdote aos 23 anos. No começo, foi vice-pároco em Tombolo, depois pároco em Salzano, posteriormente cônego da catedral de Treviso, com o cargo de chanceler episcopal e diretor espiritual do Seminário diocesano. Naqueles anos de rica e generosa experiência pastoral, o futuro Pontífice mostrou aquele amor a Cristo e à Igreja, aquela humildade e simplicidade e aquela grande caridade para com os mais necessitados, que foram características de toda a sua vida. Em 1884, foi nomeado bispo de Mântua e, em 1893, Patriarca de Veneza. Em 04 de agosto de 1903 foi eleito Papa, ministério que aceitou com hesitação, porque não se considerava digno de um dever tão alto.
O pontificado de S. Pio X deixou uma marca indelével na história da Igreja e foi caracterizado por um notável esforço de reforma, resumido no lema Instaurare omnia in Christo, “renovar todas as coisas em Cristo”.
Suas intervenções, de fato, envolviam os diversos âmbitos eclesiais. Desde o início,  dedicou-se à reorganização da Cúria Romana; em seguida, deu início aos trabalhos de redação do Código de Direito Canônico, promulgado pelo seu sucessor, Bento XV. Promoveu, posteriormente, a revisão dos estudos e do “processo” de formação dos futuros sacerdotes, fundando também vários seminários regionais, equipados com boas bibliotecas e professores preparados.
Outra área importante foi a de formação doutrinal do Povo de Deus.  Ainda nos anos em que era pároco tinha redigido um catecismo e durante o episcopado em Mântua trabalhou a fim de que se alcançasse um catecismo único, se não universal, ao menos italiano.
Como autêntico pastor, havia compreendido que a situação da época, até pelo fenômeno da emigração, tornava necessária um catecismo ao qual todos os fiéis pudessem se referir, independentemente do local e das circunstâncias de vida. Como Pontífice, preparou um texto da doutrina cristã para a diocese de Roma que se difundiu por toda a Itália e mundo. Este Catecismo chamado “de Pio X” foi, para muitos, um guia seguro no aprendizado das verdades da fé em linguagem simples, clara e precisa, e pela eficácia expositiva.
Dedicou considerável atenção à reforma da liturgia, especialmente da música sacra, para conduzir os fiéis a uma vida de oração mais profunda e a participação mais plena nos sacramentos.
No Motu Proprio Tra le sollecitudini (1903, primeiro ano de seu pontificado), afirma que o verdadeiro espírito cristão tem a sua primeira e indispensável fonte na participação ativa nos santos mistérios e na oração pública e solene da Igreja (cf. ASS 36 [ 1903], 531). Por isso, recomendou a aproximação freqüentemente dos sacramentos, favorecendo a freqüência diária, bem preparada, à Sagrada Comunhão e antecipando oportunamente a primeira Comunhão das crianças em torno dos sete anos de idade, “quando a criança começa a raciocinar” (cfr. S. Congr. de Sacramentis, Decretum Quam singulari : AAS 2[1910], 582).
Fiel à missão de confirmar os irmãos na fé, São Pio X, diante de algumas tendências que se manifestaram no âmbito teológico no final do século XIX e início do século XX, intervém decisivamente condenando o “Modernismo”, para defender os fiéis de concepções errôneas e promover um aprofundamento científico da Revelação em consonância com a Tradição da Igreja. Em 07 de maio de 1909, com a Carta Apostólica Vinea electa, fundou o Pontifício Instituto Bíblico. Os últimos meses de sua vida foram marcados pelo fulgor da guerra. O apelo aos católicos do mundo, lançado em 02 de agosto de 1914 para expressar “a amarga dor” da hora presente, era o grito de sofrimento do pai que vê os filhos se enfileirarem uns contra os outros. Morreu pouco tempo depois, em 20 de agosto, e sua fama de santidade começou a se espalhar rapidamente entre o povo cristão.
Queridos irmãos e irmãs, São Pio X nos ensina a todos que na base da nossa atividade apostólica, nos vários campos em que atuamos, deve sempre haver uma íntima união pessoal com Cristo, a cultivar e crescer dia após dia. Este é o núcleo de todo o seu ensinamento, todo o seu empenho pastoral. Somente se estivermos apaixonados pelo Senhor seremos capazes de levar os homens a Deus e abrir a eles o Seu amor misericordioso, e, assim, abrir o mundo à misericórdia de Deus.
Saudação em língua portuguesa:
A minha saudação a todos os peregrínos víndos do Brasil, de Portugal e demais países lusófonos, com uma bênção particular pára os alúnos do Seminário do Verbo Divino, de Tortoséndo: na vossa formação, empenhái-vos em seguír o exemplo dos grándes pastores como São Pio X, sendo sempre humildes e fiéis servidores da Verdade. Que Deus vos abençóe!

S.PIO X, a eleição de um santo . Foi há 111 anos a sua coroação. A atitude pessoal de São Pio X para com os modernistas.

Giuseppe Sarto, a eleição de um santo  

Leia antes o primeiro e segundo posts da série.

As razões por trás da eleição

São Pio X, rogai por nós!A eleição de um cardeal ao Sumo Pontificado é sempre o resultado de muitas considerações, políticas e espirituais. Se Sarto foi eleito, é porque havia um amplo acordo quanto a seu nome. Não que uma grande maioria de cardeais compartilhavam a mesma visão sobre ele, mas, antes, havia um acúmulo das várias razões que eles individualmente tinham para querê-lo como Papa. Gianpaolo Romanato assim resumiu estes motivos:
O Patriarca de Veneza parecia ser a pessoa mais satisfatória. Seus traços biográficos representavam uma espécie de garantia. Ele era um homem do povo, muito humilde, e não da nobreza; havia nascido não nos Estados Papais, mas no Reino da Lombardia-Venécia; ele nunca servira como diplomata pontifício; era um homem discretamente culto, mas não um intelectual; passara toda a sua carreira na cura das almas; era de conhecimento geral que, se necessário, ele sabia mandar e fazer-se obedecido. Além do mais, era conhecido por sua profunda piedade; totalmente distante dos lobbies romanos e desprovido de interesses pessoais. Por último, mas não menos importante, ele tinha exatamente a idade certa (68) para dar a todos as necessárias garantias de discernimento e prudência”. [Romanato, “Pio X: profile storico”, in Sulle orme di Pio X, p. 13.]  LER...


Há 111 anos, a coroação de São Pio X.

Em todos os detalhes, o ritual de uma cerimônia hoje simplificada em missa de entronização.
piox3Por Les temps | Tradução: Fratres in Unum.com – 10 de agosto de 1903: « […] O Papa, acompanhado dos cardeais, do pessoal da Corte Pontifícia, dos Guardas Nobres e dos Guardas Suíços, apareceu às 8:30 no pórtico da Basílica. Diante da Porta Santa, Pio X, revestido das vestes pontificais, usando a mitra, está sentado no trono. Os cardeais assentam-se em bancos especiais. Rampolla, Cardeal Arcipreste da Basílica, acompanhado do capítulo e do clero, profere em latim o discurso de costume ao novo Papa. Pio X, em seguida, admite o capítulo e o clero para beijar os múleos. Enquanto isso, o coro da Capela Sistina canta o Tu es Petrus. O Papa, então, é elevado na sede gestatória, rodeado pelos flabelos e precedido pelos dignitários e cardeais. Ele ingressa às 9:30 na Basílica pela porta central. É acolhido pela aclamação da multidão enquanto que da loja da bênção soam as trombetas de prata. A Guarda Palatina presta as honras. O Papa dá sua bênção e faz sinal com a mão para que se fizesse silêncio e parassem as aclamações. Diante do altar do Santíssimo Sacramento, o Papa desce de sede gestatória. Ele permanece alguns minutos em adoração diante do Santíssimo Sacramento, exposto de forma solene. Todos os cardeais ajoelhados formam como que uma coroa em torno dele. A cena é magnífica. ler…


A atitude pessoal de São Pio X para com os modernistas.

Na festa de São Pio X, pedimos a intercessão de tão insígne Pontífice para que imitemos o seu exemplo de caridade e zelo.
Desde sua primeira encíclica, Pio X urgia por caridade mesmo para com “aqueles que se nos opõem e perseguem, vistos, talvez, como piores do que realmente são”. Esta caridade não era um sinal de fraqueza, mas estava fundamentada na esperança: “a esperança”, escreveu o Papa, “de que a chama da caridade Cristã, paciente e afável, dissipará as trevas de suas almas e trará a luz e a paz de Deus”.
Pio X também tinha sua esperança – de ver os adversários da Igreja emendando seus caminhos e renunciando seus erros – no que diz respeito aos modernistas.
Os testemunhos que citaremos o provarão de maneira incontestável. Mas Pio X fez mais: discretamente  deu assistência financeira a alguns deles ou lhes arranjou outros ofícios; em outros casos, mostrou-se prudente antes de condená-los. Era esta generosidade, nada excepcional, incompatível com sua determinação na luta contra o modernismo? Como pode o mesmo homem que impõe sanções, depõe clérigos, excomunga, simultaneamente mostrar-se caridoso e contido? Durante o processo de beatificação, o Promotor da Fé apresentou uma série de objeções; uma delas era: “Sejamos francos: a questão, a única questão que, a meu ver, parece se levantar neste grande inquérito, é saber se Pio X, em sua luta contra o modernismo, ultrapassou as fronteiras da prudência e da justiça, particularmente em seus últimos anos…” [Novae Animadversiones, citado em Conduite de s. Pie X, p. 14] A isso, o Postulador da Causa respondeu com um volumoso dossiê de mais de 300 páginas no qual mostrava que Pio X era “firme em seus princípios, correto em suas intenções e paciente e afável com aqueles com quem lidava, mesmo se tivesse razões justas para expressar sua angústia por causa deles”. [Ibid., p. 20]ler...

HOJE É FESTA DE S.PIO X QUE FOI CANONIZADO HÁ 60 ANOS PELO VENERÁVEL PIO XII

Há 60 anos, o Santo Papa Sarto era canonizado.

Em 29 de maio de 1954, Giuseppe Sarto, o Papa Pio X, era canonizado.
A fama de santidade de Pio X remontava há muito tempo. Mesmo quando ainda vivo, atribuía-se a ele o dom da cura. Aqui mencionamos apenas três casos da época de seu pontificado. Certo dia, uma freira belga, que sofria de tuberculose, foi admitida a uma audiência pública com o Papa. Quando saiu, percebeu que estava completamente curada e não teve recaída. Em outra ocasião, após uma audiência pública, um alemão, cego de nascimento, ganhou sua visão após Pio X colocar as mãos em seus olhos e exortá-lo a confiar em Deus. De modo similar, uma criança cega foi imediatamente curada após o Papa pôr a mão em sua cabeça e dizer à mãe: “Reze ao Senhor e tenha fé”.
São Pio X.
São Pio X.
Tão logo o corpo de Pio X foi colocado no túmulo, começaram as peregrinações. Em breve chegaram relatos de favores e graças miraculosamente recebidas, atribuídas à sua intercessão. Em fevereiro de 1923, todos os cardeais residentes em Roma — a única vez na história — assinaram um requerimento para o início de sua causa de beatificação. Um postulador foi designado: Dom Benedetto Pierami, Procurador Geral dos Beneditinos de Vallambroso. Em São Pedro, poucos meses depois, em 28 de junho de 1923, Pio XI inaugurou um monumento em honra a Pio X. Uma estátua de mármore o mostra de braços estendidos e olhos voltados para o céu. Na base do monumento, oito painéis de bronze representando os mais proeminentes aspectos e acontecimentos de seu pontificado: 1. O Pontífice da Eucaristia; 2. O defensor da fé; 3. O apoiador da França Católica; 4. O Patrono das Artes; 5. O Guardião dos Estudos Bíblicos; 6. O reorganizador do Direito Canônico; 7. O Reformador da Música Sacra; 8. O Pai dos Órfãos e dos Abandonados.
O processo de beatificação
Os processos diocesanos (ou “processos ordinários”) começaram. Eles se deram na diocese de origem de Pio X e nas dioceses onde ele havia atuado em diferentes funções. Os quatro “processos ordinários” foram organizados sob a autoridade de cada um dos bispos responsáveis: em Treviso, 1923-1926; em Mântua, 1924-1927; em Veneza, 1924-1930; e em Roma, 1923-1931. Estes processos começaram menos de dez anos após a morte do Papa e, portanto, foi possível questionar pessoas que o conheceram: algumas de suas irmãs, alguns amigos de infância e juventude, alguns eclesiásticos que o conheceram em diferentes responsabilidades sacerdotais e episcopais, e também alguns prelados e cardeais do Vaticano. Ao todo, 205 testemunhas de sua vida foram interrogadas e suas declarações, sob juramento, foram examinadas. A cada testemunha foram feitas as mesmas perguntas (63 questões ao todo).
As declarações examinadas dos processos ordinários (mais de 10 mil páginas manuscritas) foram publicadas em forma de grandes sínteses — summarium — na Positio super introductione causae (Relatório sobre a introdução da causa). Esta Positio, que finalmente foi editada e produzida em 1941, tem 1130 páginas. Ela foi examinada pela Congregação dos Ritos, que publicou o Decreto para a Introdução da Causa em 1943 — significando que a causa de beatificação e canonização fora julgada oficialmente digna de ser apreciada pela Santa Sé.
Agora os novos processos, chamados apostólicos, seriam repetidos nos mesmos lugares dos “processos ordinários”. Eles duraram de 1943 a 1946. Oitenta e nove testemunhas foram chamadas, cada uma tendo de responder a oitenta e uma perguntas. Embora algumas das testemunhas do processo ordinários já não estavam mais vivas, havia novas testemunhas disponíveis para dar seu depoimento. No total, nessas duas séries de processos, cerca de 240 testemunhas foram interrogadas e deram declarações sobre a vida e virtudes de Pio X. Uma nova Positio foi redigida, composta de excertos das duas fases do processo, chamando-se Positio super virtutibus. Publicada em 1949, continha 897 páginas. As “objeções” (animadversiones) lançadas pelo Promotor da Fé — chamado de advogado do diabo – resultou, em 1950, em uma Nova Positio super virtutibus e em uma Novissima positio super virtutibus (82 e 17 páginas).
Enquanto isso, um exame canônico dos restos mortais foi realizado. Os restos mortais de Pio X foram retirados de seu túmulo em 19 de maio de 1944 e trazidos para a Basílica Vaticana. O esquife principal foi colocado na Capela do Santo Crucifixo e foi aberto na presença dos prelados membros do Tribunal do Processo Apostólico. O propósito do exame era ter certeza de que os restos mortais no túmulo eram os da pessoa candidata à beatificação. Por longa tradição, todavia, a cerimônia também servia para verificar se o corpo poderia estar incorrupto. Esta não corrupção não é uma prova adicional de santidade, mas é um milagre que pode confirmar a fama de santidade que, de toda forma, já havia sido estabelecida. Foi o caso dos restos mortais de Pio X. Uma testemunha presente na exumação e exame descreve o estado de incorruptibilidade descoberto em 19 de maio de 1944:
A exumação.
A exumação.
Abrindo o caixão, encontraram o corpo intacto, vestido com as insígnias papais tal como foram enterrado 30 anos antes. Sob a firme pele que cobria a face, o contorno do crânio era claramente reconhecível. As cavidades dos olhos pareciam escuras, mas não vazias; estavam cobertas pelas pálpebras muito enrugadas e afundadas. O cabelo era branco e cobria o topo da cabeça completamente. A cruz peitoral e o anel pastoral brilhavam reluzentes. Em seu último testamento, Pio X pediu especialmente que seu corpo não fosse tocado e que o tradicional embalsamento não fosse realizado. Apesar disso, seu corpo estava excelentemente preservado. Nenhuma parte do esqueleto estava descoberta, nenhum osso exposto. Enquanto o corpo estava rígido, os braços, cotovelos e ombros estavam totalmente  flexíveis. As mãos eram belas e magras, e as unhas nos dedos estavam perfeitamente preservadas.
Terminada o exame canônico, os restos mortais de Pio X permaneceram na capela do Santo Crucifixo, aberta à veneração dos fiéis, até a manhã de 3 de julho. Depois, foram levadas para outra capela na Basílica Vaticana, a Capela da Apresentação, a primeira à esquerda quando se ingressa na Basílica, onde estão até hoje, abaixo do altar.
O processo de beatificação continuou. Alguns consultores da Congregação dos Ritos consideraram que os testemunhos sobre a batalha de Pio X contra o modernismo eram muito numerosos e controversos: eles lançaram detalhadas objeções a esse respeito e solicitaram um estudo suplementar com pesquisa documental. Este trabalho foi realizado pelo Relator Geral, Antonelli, um franciscano, que produziu sua Disquisitio circa quasdam obiectiones modus agendi Servi Dei respicientes in modernismi debellatione una cum summario additionali ex officio compilato, 1950. Esta longa compilação de documentos e comentários (303 páginas) conseguiu o apoio da Congregação e do Papa Pio XII.
Beato e Santo
Em 3 de setembro de 1950 [ndr: dia em que, no calendário tradicional, celebra-se a festa de São Pio X], o decreto foi assinado reconhecendo que Pio X praticou heroicamente as virtudes teologais da fé, esperança e caridade e as virtudes cardeais da prudência, justiça, fortaleza e temperança. Restava apenas para a beatificação o reconhecimento canônico de dois milagres realizados pela intercessão do Papa. Entre centenas de curas registradas pelo Postulador da Causa que não podiam ser atribuídas à medicina, duas foram selecionadas para reconhecimento canônico.
Missa de canonização de São Pio X.
Missa de canonização de São Pio X.
Uma foi a da freira francesa, Marie-Françoise Deperras, que sofria de um câncer no fêmur esquerdo, e que foi curada de maneira espetacular após a imposição de uma relíquia de Pio X e duas novenas ao Soberano Pontífice. A segunda, de uma outra religiosa, italiana, que sofria com um tumor maligno no abdome. A cura se deu em fevereiro de 1938 após a imposição da relíquia de Pio X e quando seu convento fez uma novena pedido sua intercessão. Após o estudo científico de ambos os casos, conduzido por peritos médicos da Congregação dos Ritos, as curas foram declaradas instantâneas, perfeitas e definitivas. Uma vez que foram decorrentes do recurso à intercessão de Pio X, elas foram declaradas de ordem sobrenatural e, em 11 de fevereiro de 1951, foram reconhecidas por decreto como autênticos milagres. Em 3 de junho de 1951, Pio XII pôde proceder com a solene cerimônia de beatificação de seu predecessor.
Finalmente, em 29 de maio de 1954, após o exame de um novo milagre, Pio XII realizou a canonização de Pio X. Em seu discurso, o Papa afirmou:
“A santidade, inspiradora e guia de Pio X em todos os seus empreendimentos, brilhou ainda mais fulgurante em suas ações quotidianas. A meta que almejava, unir e restaurar todas as coisas em Cristo, é algo que ele fez se tornar realidade em si mesmo antes de levá-la aos outros”.
Saint Pius X, Restorer of the Church – Yves Chiron, Angelus Press, 2002, pp. 303-305. Tradução: Fratres in Unum.com.

O verdadeiro rosto de São Pio X. Por Roberto de Mattei


 Corrispondenza Romana | Tradução: Fratres in Unum.com – Cem anos após sua morte, a figura de São Pio X ergue-se, triste e majestosa, no firmamento da Igreja. A tristeza que vela o olhar do Papa Sarto nas suas últimas fotografias não deixa entrever apenas as catastróficas conseqüências da Primeira Guerra Mundial, iniciada três semanas antes de sua morte. O que sua alma parece pressagiar é uma tragédia, de porte ainda maior, das guerras e revoluções do século XX: a apostasia das nações e dos próprios homens da Igreja, no século que se seguiria. 

O principal inimigo que São Pio X haveria de enfrentar tinha um nome, com o qual o mesmo Pontífice o designou: modernismo. A luta implacável ao modernismo caracterizou indelevelmente o seu pontificado e constituiu um elemento de fundo da sua santidade. “A lucidez e a firmeza com que Pio X conduziu a vitoriosa luta contra os erros do modernismo – afirmou Pio XII no discurso de canonização do Papa Sarto – atestam em que heroico grau a virtude da fé ardia em seu coração de santo (…)”. 
Ao modernismo, que se propunha “uma apostasia universal da fé e da disciplina da Igreja”, São Pio X opunha uma autêntica reforma, que tinha seu ponto principal na proteção e transmissão da verdade católica. A encíclicaPascendi (1907), com a qual ele fulminou os erros do modernismo, é o documento teológico e filosófico mais importante produzido pela Igreja no século XX. Mas São Pio X não se limitou a combater o mal nas ideias, como se este fosse dissociado da História. Ele queria golpear os portadores históricos dos erros aplicando censuras eclesiásticas, exercendo vigilância sobre os seminários e as universidades pontifícias, impondo a todos os sacerdotes o juramento antimodernista. 
Esta coerência entre a doutrina e a prática pontifícia suscitou violentos ataques, provenientes dos ambientes cripto-modernistas. Quando Pio XII promoveu sua beatificação (1951) e sua canonização (1954), o Papa Sarto foi definido pelos opositores como estranho aos fermentos renovadores de seu tempo, como o culpado por ter reprimido o modernismo com métodos brutais e policialescos. Pio XII confiou a Mons. Ferdinando Antonelli, futuro cardeal, a redação de uma Disquisitio histórica dedicada a desmontar as acusações contra seu predecessor com base em testemunhos e documentos. Mas essas acusações ressurgem hoje até mesmo na “celebração” que o “Osservatore Romano” dedicou a São Pio X, em 20 de agosto, aniversário de sua morte, através da pena de Carlo Fantappié.
Em sua recensão, no jornal da Santa Sé, do livro Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo (Pio X. Às origens do catolicismo contemporâneo – Lindau, Torino 2014), de autoria de Gianpaolo Romanato, o Prof. Fantappié, preocupado em tomar distância da “instrumentalização dos lefebvristas” – como ele escreveu, de modo infeliz, usando um termo desprovido de qualquer significado teológico –, chega a identificar-se com as posições dos historiadores modernistas. Ele atribui de fato a Pio X “um modo autocrático de conceber o governo da Igreja”, acompanhado “de uma atitude tendencialmente defensiva no confronto com o establishment e de desconfiança em relação aos próprios funcionários, de cuja lealdade e obediência não raro duvidava”. Ele “faz também compreender como foi possível que o Papa tenha se excedido em práticas dissimulatórias ou tido uma desconfiança e dureza particulares contra certos cardeais, bispos e clérigos. Valendo-se de recentes pesquisas sobre documentos do Vaticano, Romanato elimina definitivamente aquelas hipóteses apologéticas que procuravam debitar a responsabilidade pelas medidas policialescas aos estreitos colaboradores associados, em vez de diretamente ao Papa”. Trata-se das mesmíssimas críticas novamente propostas alguns anos atrás no artigo Pio X, flagelo dos modernistas, de Alberto Melloni, segundo o qual “as cartas nos permitem documentar o ano em que Pio X havia sido parte ativa e consciente da violência institucional implementada pelos antimodernistas” (“Corriere della Sera”, 23 de agosto de 2006). 
O problema básico não seria “do método com o qual o modernismo foi reprimido, mas da oportunidade e validade de sua condenação”. A visão de São Pio X estava “superada” pela História, porque ele não compreendia a evolução da teologia e da eclesiologia do século XX. Sua figura no fundo tem o papel dialético de uma antítese em relação à tese da “modernidade teológica”. Então Fantappié conclui que o papel de Pio X teria sido o de “transportar o catolicismo das estruturas e da mentalidade da Restauração para a modernidade institucional, jurídica e pastoral”. 
Para tentar sair dessa confusão, podemos recorrer a um outro livro, de Cristina Siccardi, publicado há pouco pelas edições São Paulo com o título São Pio X. Vita del Papa che ha ordinato e riformato la Chiesa (São Pio X. Vida do Papa que ordenou e reformou a Igreja) e com um precioso prefácio de Sua Eminência o Cardeal Raymond Burke, Prefeito do Supremo Tribunal da Signatura Apostólica. 
O cardeal recorda como, no final de sua primeira encíclica E supremi apostolatus, de 4 de outubro de 1903, São Pio X anunciava o programa de seu pontificado, que se defrontava no mundo com uma situação de confusão e de erros, e na Igreja, com a perda da fé da parte de muitos. A essa apostasia ele contrapunha a palavra de São Paulo: Instaurare omnia in Christo, reconduzir a Cristo todas as coisas. “Instaurare omnia in Christo – escreve o cardeal Burke –, é verdadeiramente a divisa do pontificado de São Pio X, todo voltado a recristianizar a sociedade agredida pelo relativismo liberal, que espezinhava os direitos de Deus em nome de uma ‘ciência’ desvinculada de todo tipo de liame com o Criador” (p. 9). 
É nessa perspectiva que se situa a obra reformadora de São Pio X, a qual é, antes de tudo, uma obra catequética, porque ele compreendeu que aos erros invasivos impunha contrapor um conhecimento sempre mais profundo da fé, difundida aos mais simples, a começar pelas crianças. Por volta do fim de 1912, seu desejo se realizou com a publicação do Catecismo que dele toma o nome, destinado originalmente à Diocese de Roma, mas depois difundido em todas as dioceses da Itália e do mundo. 
A gigantesca obra reformadora e restauradora de São Pio X desenvolveu-se na incompreensão dos próprios meios eclesiásticos. “São Pio X – escreve Cristina Siccardi – não procurou o consenso da Cúria romana, dos sacerdotes, dos bispos, dos cardeais, dos fieis, e sobretudo não procurou o consenso do mundo, mas sempre e somente o consenso de Deus, ainda que em detrimento da própria imagem pública, e, assim agindo, fez sem dúvida muitos inimigos em vida e ainda mais após a morte” (p. 25). 
Hoje podemos dizer que os seus piores inimigos não são aqueles que o atacam frontalmente, mas os que procuram desvirtuar o significado de sua obra, fazendo dele um precursor das reformas conciliares e pós-conciliares. O quotidiano “La Tribuna de Treviso” informa que, por ocasião do centenário da morte de São Pio X, a diocese de Treviso “abriu as portas aos divorciados e aos casais de fato”, convidando-os, em cinco igrejas – entre elas a de Riese, cidade natal do Papa Giuseppe Sarto –, a rezar pelo bom êxito do Sínodo de outubro sobre a família, cuja linha o cardeal Kasper ditou em seu relatório ao Consistório de 20 de fevereiro. Fazer de São Pio X o precursor do cardeal Kasper é uma ofensa em relação à qual a desdenhosa definição melloniana de “flagelo dos modernistas” se torna um elogio.

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terça-feira, 2 de setembro de 2014

A SANTA MISSA COLOCA A IGREJA E TODOS OS FIÉIS EM CONDIÇÕES DE HONRAR PERFEITAMENTE DEUS


Fonte: Dominus Est
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Santa Missa de Sempre
O Senhor fez tudo para si mesmo (Prov. XVI, 4); Ele criou tudo para sua glória (Is. XLIII, 7). Outrossim o fim de todos os seres é glorificar seu autor; a criação inteira deve Lhe oferecer um alegre concerto de adoração e de louvor. Tudo o que há no céu, sobre a terra e nos infernos, deve dobrar os joelhos diante do Mestre de todas as coisas e louvá-Lo segundo a multidão de sua grandeza (Salmo CL, 2). Mas como isso é possível? Sua majestade é ilimitada. “O Senhor é grande e infinitamente digno de louvor; sua grandeza é sem medida” (Salmo CXLIV, 3), canta o Salmista. As obras de seu poder, de sua sabedoria, de seu amor, no reino da natureza, da graça e da glória, são incomensuráveis[1]. Igualmente, “qualquer que seja os louvores que rendestes ao Senhor, Ele é maior que todo louvor” (Eccl. XLIII, 32-33). Na verdade, “todas suas obras louvam o Senhor, e seus santos o bendizem” (Salmo CXLIV, 10). Mas como a homenagem de criaturas finitas poderia um dia se elevar à altura de seu nome infinito? Os mares agitados e os outeiros dos montes, o murmúrio dos riachos e o silêncio dos vales, as colheitas que curvam suas espigas como ondas e as pradarias esmaltadas de flores, as aves com cantos variados e os leões que rugem, todos unem suas vozes para formar a maravilhosa harmonia que sobe à glória do Criador, de uma extremidade à outra do mundo.
Atiremo-nos para além da terra; “os céus cantam a glória de Deus” (Salmo XVIII, 2). O azul do firmamento, os raios brilhantes do sol, as nuvens que aceleram sua corrida, o precipitação do trovão, a beleza da aurora e do crepúsculo, o raio que sulca a nuvem, a luz suave e misteriosa do exército das estrelas nos anunciam a grandeza inefável, a majestade adorável de Deus. Além disso, acima dos astros, na morada dos bem-aventurados ecoa incessantemente cânticos de louvor, e se faz ouvir em honra da Trindade santa um hino sem fim. Os santos no céu tremem com um tremor respeitoso, eles se prostram e adoram diante do trono do Pai eterno, eles Lhe oferecem honra e glória por toda a eternidade (Apoc. IV, 10, 11). Estes anjos, estes espíritos sublimes e de uma beleza que desafia qualquer descrição, as estrelas da manhã e as primícias da criação, os príncipes do céu, diante dos quais toda magnificência terrestre se esvai como um vapor que os raios do sol dissipam: os anjos cobrem seu rosto com suas asas diante da majestade de Deus; apanhados pelo temor e tremendo, eles cantam infinitamente: Santo, santo, santo! A Virgem Maria, enfim, a Mãe de Deus, a rainha gloriosa dos anjos e de todas as virtudes, transfigurada pelo esplendor dos dons celestes, deixa jorrar de seu coração puríssimo e em um arrebatamento eterno o Magnificat, em honra da potência, da santidade, da misericórdia de Deus; sua vida inteira não foi outra coisa senão a adoração mais humilde, a mais respeitosa de seu Deus.
Contudo, quaisquer que sejam a grandeza e o poder do hino eterno de louvor e de adoração cantado por todas as criaturas no céu e sobre a terra, o que ele é comparado à majestade e à magnificência Daquele que sozinho é infinitamente grande? “Senhor, dizia o bem-aventurado Henri Suzo, quando os querubins, os serafins e toda a multidão dos espíritos celestes Vos louvam com o seu melhor possível, o que eles podem fazer em comparação com vossa dignidade imensa, que nenhum louvor pode atingir? Aquele que pensa vos louvar como o Senhor o merece, se assemelha ao insensato, que persegue o vento e quer agarrar a sombra”[2].
Como poderemos ser dignos de glorificar Deus de um modo conforme à sua majestade? Ah! Agradeçamos ao Senhor: pelo sacrifício da Missa Ele nos forneceu o meio de prestar a Deus um culto de adoração infinitamente perfeito e igual à sua grandeza. Sim, uma única missa obtém de Deus mais glória que todas as homenagens de todos os habitantes do céu e da terra durante a eternidade.
Por que o sacrifício eucarístico contém um culto infinitamente perfeito à glória de Deus? Por sua natureza, o sacrifício é um ato de adoração; trata-se do reconhecimento efetivo e solene do soberano domínio de Deus sobre todas as criaturas. Quanto mais o sacrifício é perfeito, maior é a honra que Deus retira dele. A Santa Missa, sendo um sacrifício de valor infinito, contém, então, um ato de adoração infinitamente digno de Deus. Sobre o altar, não é um homem somente que oferece, não é uma simples criatura que é oferecida: é o Homem-Deus que se auto oferece a seu Pai celeste em um holocausto de adoração e de louvor; é uma pessoa divina, o Filho de Deus, eterno, infinito, onipotente, perfeitamente igual ao Pai e ao Espírito Santo; é Jesus Cristo, o primogênito de todas as criaturas, o chefe de toda a criação. A majestade e a soberania de Deus, por um lado; a pequenez e a dependência das criaturas, por outro, poderiam ser reconhecidas e expressas com mais energia senão pelo aniquilamento, a humilhação, a imolação, em uma palavra, pela humanidade santa e gloriosa do Filho de Deus, escondido sob as espécies do Sacramento?ler...

segunda-feira, 1 de setembro de 2014

Centenário de falecimento do Papa São Pio X : O glorioso Pontífice da Sagrada Eucaristia, do Catecismo, do Direito canônico e do Canto gregoriano, que combateu destemidamente a heresia modernista


 
Significação essencial de um grande pontificado
A vida de São Pio X foi uma preparação providencial para assumir a Cátedra de São Pedro. Vigário de Riese, cônego em Treviso, bispo de Mântua, Patriarca de Veneza, na Itália, conheceu ele o ministério das almas nos seus vários níveis e aspectos. Assim, adquiriu uma visão de conjunto sumamente adequada para quem exerceria a direção suprema de todos os Pastores e de todos os rebanhos.
 Plinio Corrêa de Oliveira
Catolicismo, nº 47 — novembro de 1954
Padre, José Sarto, recém ordenado sacerdote, 1858 
De há muito se faz sentir no público brasileiro a necessidade de uma apresentação da figura de São Pio X em todos os seus aspectos, e numa perspectiva de conjunto que ponha em evidência a mútua conexão, a devida hierarquia de natureza e fins, e a harmoniosa unidade que entre esses aspectos existe.
Até certo ponto, na retina mental do povo, há "vários" Pio X. Alguns vêm nele tão somente o taumaturgo com as cãs nimbadas por uma auréola de santidade, a distribuir bênçãos milagrosas nas nobres galerias do Vaticano. Outros, ancião cheio de doçura, absorto inteiramente no aprimoramento da instrução catequética e da piedade eucarística das crianças. Os artistas consideram nele exclusivamente o restaurador da música sacra. Certas pessoas piedosas tanto se impressionam com sua vida interior que o imaginam como uma alma unicamente contemplativa, tanto mais que, fora da Itália, seu apostolado pessoal intenso perdeu-se algum tanto na memória das massas. As pessoas mais particularmente chamadas para a luta tendem por vezes a não considerar em Pio X senão o Anjo de espada de fogo, que infligiu ao modernismo a maior derrota que este até hoje sofreu, e opôs um dique vitorioso à arremetida anticlerical na França.
Ora, a maior glória de São Pio X não está em ter sido o Anjo da Guarda da humanidade de seu tempo ou o taumaturgo admirável do Vaticano, ou o Papa da Eucaristia, etc., mas em ter sido tudo isto a um tempo, de modo eminente, realizando em sua pessoa e em sua obra uma variedade de aspectos desconcertante por sua riqueza e contudo sumamente harmoniosa. A consideração detida deste ponto dá-nos o conhecimento exato de quem foi Pio X, e abre vistas para uma noção equilibrada e altamente proveitosa do que seja a santidade, e a própria missão da Igreja.

As grandes linhas biográficas
Bispo de Mântua, 1885 
O futuro Pio X nasceu em de junho de 1835, de pais muito pobres, João Batista Sarto e Margarida Sanson, num lugarejo insignificante denominado Riese, antiga Marca de Treviso (Itália). No dia imediato, foi batizado com o nome de José. Crismado aos 10 anos, foi admitido à Sagrada Comunhão aos 12. Em 1850, entrou no seminário de Pádua, onde foi recebendo sucessivamente as Ordens menores e maiores até 1858, ano em que recebeu o Presbiterato. Nomeado logo depois capelão de Tombolo e em 1867 pároco de Salzano, foi promovido a cônego de Treviso em 1875, acumulando estas funções com as de chanceler da diocese e diretor espiritual do seminário. Em 1884, aos 49 anos pois, foi eleito bispo de Mântua, e nessa sede recebeu em 1893 o cardinalato como prêmio de seus altos méritos. No mesmo ano, viu-se elevado a Patriarca de Veneza. Em 1903, o Conclave reunido para a escolha do sucessor de Leão XIII o elegeu para o Sumo Pontificado. José Sarto tomou então o nome de Pio X. Tinha 68 anos e governou a Igreja até sua morte, ocorrida aos 79 anos, em 20 de agosto de 1914.
Como se vê, foi uma carreira brilhante, que levou José Sarto, por todos os degraus intermediários, da pobre vivenda de Riese aos esplendores do Vaticano.
Esta carreira lhe deu ocasião de exercer o múnus sacerdotal nas mais variadas situações, vendo os problemas de apostolado em todas as perspectivas, tomando contato com eles em todos os níveis da cura de almas, desde coadjutor de aldeia a Pontífice Romano, e passando por funções delicadas, não só como a de chanceler de bispado, mas ainda como a de diretor espiritual de seminário, delicada dentre as mais delicadas.
É, como se vê, uma incomparável preparação para o Papado.
Chegada do novo Patriarca de Veneza em 24/11/1894. Embaixo seu chapéu vardinalício. 

O sentido profundo de uma vida
Confrontando-se na obra do Padre Dal Gal, as atividades do santo em cada uma destas etapas, nota-se que são substancialmente as mesmas da etapa anterior, transpostas apenas para campo mais vasto. Dir-se-ia uma mesma melodia executada com força e harmonia crescentes, até cobrir com seus acordes toda a superfície da Terra. As notas desta melodia espiritual — isto é, os mais altos conceitos sobre a Igreja, a ação da Providência no governo das almas e na direção dos acontecimentos terrenos, a santidade sacerdotal, a difusão do bem e a repressão do mal como aspectos do grande prélio da Igreja militante — em essência não são muitas. Seu valor vem da incomparável beleza de cada uma, da harmonia que reina entre todas. A verdadeira música não se faz com muitos sons de mero efeito, mas com o desenvolvimento de melodias simples, harmônicas, belas.
Poderíamos talvez enunciar assim as linhas mestras que nos foi dado notar na obra fecunda do grande Papa:
—Por sua própria razão de ser, o sacerdote ou o bispo, quer na sua vida pessoal, quer no exercício do seu ministério, deve estar intimamente unido a Nosso Senhor Jesus Cristo e ocupado em Lhe fazer a vontade irrestritamente, incondicionalmente, sem pusilanimidade nem meios termos. Portanto, oração, meditação, mortificação, antes de tudo. Mutatis mutandis, o mesmo se deve dizer dos religiosos, e dos apóstolos que nas fileiras do laicato auxiliam a Sagrada Hierarquia. De onde deve merecer lugar primordial tudo quanto se refere ao afervoramento da piedade, quer entre os fiéis, quer entre religiosos e sacerdotes.
—A Sagrada Eucaristia e Nossa Senhora sendo respectivamente fonte e canal das graças necessárias para tal, é da mais alta importância incentivar e desenvolver a devoção que Lhes têm os fiéis. O culto público da Igreja, celebrado com gravidade e decoro é meio indispensável e muito eficaz para a santificação das almas. Convém pois interessar nele os fiéis, para o que é muito importante o incentivo da boa música sacra, e a eliminação das músicas profanas, teatrais, indecorosas, que infelizmente haviam invadido o santuário.
—A formação piedosa não pode deixar de se basear sobre uma instrução religiosa séria, embora proporcionada ao grau de cultura de cada fiel. Todas as formas de alta instrução religiosa — estudos de filosofia escolástica, investigações históricas e bíblicas profundas, etc. — são de se aplaudir e desenvolver. Mas devem pressupor o conhecimento exato do catecismo, sem o que todo o edifício cultural católico carece de base. Ademais, sem o conhecimento do catecismo, todo o apostolado e toda a apologética são vãos. Como propagar uma verdade que não se conhece? E como atacar o erro, quando se ignora a verdade? De onde ampla, amplíssima divulgação catequética para crianças e também para adultos.
—Com a piedade, a instrução religiosa e a mortificação reinando em seus muros, com membros inteiramente dóceis ao Papa — docilidade que é a pedra de toque de toda formação verdadeira — as falanges católicas, trilhando sempre as vias da perfeição que são as vias da Providência, podem contar com o apoio de Deus. E por isto devem atirar-se animosamente — cada qual segundo sua vocação — às fainas do apostolado. Por entre borrascas, abismos e aparentes desastres talvez, Deus as conduzirá à vitória.
—Este apostolado há de ser inteligente e heroico. Inteligente, há de supor em seus planos um conhecimento minucioso da época e do lugar em que atua, um emprego refletido e ágil dos métodos de ação adequados às circunstâncias, grande envergadura e até certo arrojo no formar os desígnios, muita prudência nos meios, penetração religiosa profunda em todos os setores e classes da sociedade. Heroica, há de acarretar a renúncia a todas as vantagens pessoais, e implicará no destemor em face de todas as inimizades e de todos os riscos.
—A esmola é um dos graves deveres dos católicos.
— O zelo do apóstolo não pode estar alheio à esfera da política, para proteger os direitos da Igreja. Assim, sempre que haja questões de ordem religiosa ou moral a tratar na política, os católicos ali devem estar, unidos e disciplinados.
— Para que a atividade da Igreja seja livre de tropeços interiores, cumpre que suas leis, sabiamente proporcionadas às necessidades dos tempos, sejam conhecidas, amadas e obedecidas por todos.
— A ação pessoal do apóstolo sobre as pessoas com quem tem contato é do maior proveito. Em São Pio X sua eficácia atingiu frequentemente as raias do milagroso. Tal eficácia, aliás, não resulta de se velar a verdadeira doutrina, nem das concessões impossíveis, mas da atração da verdade, do bem e da graça.
— O combate ao erro e ao mal não compendia em si toda a atividade da Igreja, como a clínica e a cirurgia não são os únicos cuidados que devemos a nosso corpo. Melhor é evitar as doenças por uma vida metódica e sã. Mas quando a doença apesar de tudo se manifesta, cumpre enfrentá-la por todos os modos. Assim, melhor é prevenir o aparecimento do erro e do mal, pregando a verdade, aproximando as almas dos sacramentos, fazendo-as amar a virtude e a mortificação, do que reprimir os desatinos em que por nosso triste descuido possam cair. Mas se o erro e o mal se mostrarem persistentes é preciso agir contra eles. São Pio X deu todos os exemplos da admirável bondade e da energia com que neste combate se deve lutar.
É interessante analisar a continuidade da obra grandiosa de São Pio X em cada cargo que ocupou, à luz destes princípios em que se enfeixam — pelo menos de modo geral — os seus meios para a realização de seu lema admirável: Instaurare omnia in Christo (Restaurar todas as coisas em Cristo).

Importância que São Pio X deu ao catecismo
Audiência no Pátio de São Dâmasco, 1903 
O Pontífice no pavilhão de Pio IV 
Este ponto merece no Brasil relevo especial, pois precisamos de catecismo em todos os graus. Muito tem sido feito, mas muito ainda há que fazer para o desenvolvimento catequético primário. Não menos importante talvez é o desenvolvimento do ensino da Religião no curso secundário. Mas isto não basta. Precisamos trabalhar por que se dissipe o triste preconceito de que o catecismo é apenas para crianças. Nenhum católico de nível cultural universitário pode sentir-se em dia com sua consciência, se não tiver uma formação catequética correspondente.
José Sarto foi o aluno mais vivo e esforçado do curso de catecismo que seguiu em sua Paróquia natal. Com a vivacidade que conservou até os últimos dias, seguia as explicações do pároco, ao qual dava respostas por vezes surpreendentes. "Darei uma maçã a quem me diga onde está Deus", disse certa vez o zeloso sacerdote. E o pequeno José lhe respondeu ato contínuo: "Pois eu lhe darei duas maçãs se me disser onde Deus não está". Nasceu nos bancos do catecismo seu ardente interesse pela doutrina sagrada, elemento essencial de toda vocação sacerdotal séria.
Concluídos seus estudos de seminário, seu espírito estava definitivamente aberto para a importância do ensino da Religião. Assim, como pároco de Salzano, lecionava pessoalmente o catecismo ao povo, convidando para ele os paroquianos, e explicando-lhes todos os males que decorrem da ignorância religiosa. "Conjuro-vos a que venhais ao catecismo", dizia. E acrescentava:"antes faltar às Vésperas, do que faltar ao catecismo".
Seu ensino era sério, fundo, meticuloso, mas muito interessante. Explicava a doutrina "com muita vitalidade e grande calor". Inaugurou o método de dialogar o catecismo com um jovem sacerdote da Paróquia vizinha, o que atraia para suas aulas pessoas de toda a redondeza.
Como Cônego em Treviso, sobrecarregado de afazeres na chancelaria da cúria diocesana, e responsável pela direção espiritual de mais de 200 seminaristas, ainda achava meio de ensinar catecismo aos alunos do colégio episcopal.
À testa da diocese de Mântua, uma de suas maiores preocupações foi o ensino do catecismo. Era tema frequente de suas exortações ao clero ou aos fiéis. Estendeu-se particularmente sobre o modo e ocasião de ministrar a doutrina católica em sua Pastoral de 1885, ordenando que em todas as Paróquias se instituísse a Escola da Doutrina Cristã, mandando outrossim que o pároco ensinasse o catecismo ao povo nos domingos e dias de preceito, e diariamente para as crianças na quaresma e advento. E, acompanhando estas judiciosas medidas de ação positiva com algumas severas penas, segundo seu sábio costume, proibia que os confessores dessem absolvição às pessoas que impedissem seus filhos, ou criados, de comparecer às aulas de instrução religiosa sem justa causa.
A fim de estimular os párocos neste apostolado, comparecia ora nesta, ora naquela Paróquia, inesperadamente, certificando-se sobre se a aula estava sendo dada, e assistindo-a para se inteirar da capacidade do sacerdote.
Não haviam transcorrido dois meses de sua trasladação para Veneza, e já o novo Patriarca dirigia a seus diocesanos uma Pastoral em que falava largamente do catecismo e exclamava:"Acontece com frequência que pessoas instruídas nas ciências profanas ignoram totalmente ou conhecem mal as verdades da Fé, e conhecem menos o catecismo do que as crianças mais simples. Pense-se no bem das almas, que se tem em mira. O povo está sedento de verdade. Dê-se-lhe o necessário para a salvação de sua alma, e então, comovido e emocionado, chorará seus erros e se aproximará dos sacramentos divinos".
Reorganizou ele imediatamente as escolas de catecismo paroquiais, ordenou aos párocos uma explicação mais assídua e sistemática da doutrina católica, promoveu com todas as suas forças a formação de melhores catequistas, e introduziu o ensino da Religião nas escolas municipais. Como em Mântua, aparecia ora numa igreja ora noutra, para observar como se ministravam as lições.
Como Papa, São Pio X deu ao orbe católico um exemplo magnífico, ensinando durante oito anos, pessoalmente, o catecismo ao povo romano no pátio de São Dâmaso, onde até hoje se assinala o ponto em que falava. Pode-se imaginar quão eficiente foi o incentivo deste exemplo, para dar impulso aos esforços catequéticos no mundo inteiro. Mas São Pio X não se contentou com isto. Na EncíclicaAcerbo Nimis, de 15 de abril de 1905, mostrou em palavras pungentes o estado de ignorância religiosa em que se encontravam tantos fiéis: “É difícil descrever quanto são densas as trevas que envolveram inúmeros homens que se supõem cristãos e nesta crença vivem tranquilos. Neles não há o menor pensamento para Deus. Os mistérios da Encarnação do Verbo de Deus e da Redenção do gênero humano realizada por Jesus Cristo são coisas desconhecidas para eles. Nada sabem sobre o Sacrifício da Missa, nem os sacramentos pelos quais se adquire e conserva a graça de Deus, e não avaliam quanta malícia existe no pecado mortal. Por isto não se esforçam por evitá-lo nem deplorá-lo, e só se inteiram de algo quando estão chegando ao fim de sua vida”.
Depois de mostrar que a instrução religiosa é meio indispensável para o pleno aproveitamento dos frutos do Batismo, dispõe medidas para o incremento do ensino religioso em todo o orbe católico. Estas medidas, fruto de uma longa experiência, são em sua substância as mesmas já postas em vigor em Mântua e Veneza. O Santo Pontífice determinou nesse documento que também nas Universidades se estabelecessem "Escolas de Religião destinadas a promover o ensino das verdades da Fé e a formação da vida cristã". O efeito desta Encíclica foi mundial. A preparação de catequistas leigos para suprir as deficiências do clero se desenvolveu imensamente, os congressos catequéticos, os concursos, os prêmios se multiplicaram. Os estudos sobre metodologia catequética floresceram. Foi uma aurora em toda a Igreja.
O ensino do catecismo, São Pio X não o concebia como coisa inerte, fria, puramente informativa. Desejava ele que fosse feito de maneira a acender o amor pela nossa santa Fé, e o zelo pela Lei de Deus. O seu empenho neste particular melhor se compreende estudando o modo de pregar de São Pio X.

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La liturgia es como asomarse del cielo a la tierra (entrevista a Guido Marini, maestro de ceremonias del Papa)


Mons. Guido Marini, a quien Benedicto XVI nombró Maestro de las Celebraciones Litúrgicas pontifícias el 1 de enero de 2007, explica en esta entrevista la importancia de la liturgia, la necesidad de una adecuada formación litúrgica y el sentido de algunos cambios en las celebraciones del Papa.
Monseñor, ¿por qué es importante la liturgia?
En la liturgia se hace presente de modo sacramental el misterio de nuestra salvación. Aquel que ha resucitado de la muerte, el Viviente, renueva el sacrificio redentor en virtud de la potencia del Espíritu Santo. De esa manera, mediante el rito litúrgico, el hoy de nuestra vida y de nuestra historia comienza a ser habitado por la eternidad de Dios y por su amor que salva. La liturgia es como el asomarse del cielo sobre la tierra, de modo que la tierra, el mundo de los hombres, es tocado en cierta manera por el cielo, el mundo de Dios, que es Verdad y es Amor. leer...

Padre João Baptista Reus: "Nossa Senhora convida todo o Paraíso para participar da Santa Missa. Todos os anjos e Santos A seguem em maravilhoso cortejo até o altar. Todas as almas do Purgatório também são convidadas pela Virgem Maria e permanecem durante toda a Santa Missa aos pés do altar "


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Eis um breve relato de algumas visões do padre João Baptista Reus, com relação à maravilhosa realidade sobrenatural da Santa Missa. Falecido em odor de santidade, teve este sacerdote, a graça de ver o que acontece de sobrenatural durante a Santa Missa, a qual, por razão, costumava chamar de "A FESTA NO CÉU".
Ao tempo em que o demônio procura eclipsá-la, vamos adorar mais e mais a Jesus, em reparação a tantas blasfêmias que contra a Eucaristia se cometem. Eis o que era dado ver ao Padre Reus:
"Nossa Senhora convida todo o Paraíso para participar da Santa Missa. Todos os anjos e Santos A seguem em maravilhoso cortejo até o altar. Os Santos formam um semi-círculo ao redor do sacerdote celebrante e o acompanham até o altar. Lá chegando, os anjos se colocam atrás dos Santos.
Outra multidão de anjos cerca a igreja e cobre os fiéis, impedindo a aproximação dos demônios durante a Santa Missa, em honra á Majestade de Nosso Senhor Jesus Cristo.
A Virgem Santíssima está sempre junto do celebrante, do lado do altar onde é servida a água e o vinho, e onde são lavadas as mãos do sacerdote. É a própria Mãe de Jesus quem serve o celebrante e lava suas mãos. Entre Nossa Senhora e o celebrante, é convidado o Santo do dia.
Todas as almas do Purgatório também são convidadas pela Virgem Maria e permanecem durante toda a Santa Missa aos pés do altar, entre o celebrante e os fiéis. Conta o Padre Reus que ele via as almas do Purgatório em verdadeira festa e com grande esperança de libertação. Padre Reus via uma chuva caindo sobre o Purgatório durante toda a Santa Missa.
No momento sublime da Consagração, quando estas almas veem Nosso Senhor Jesus Cristo em Corpo, Sangue, Alma e Divindade, sentem um desejo incontrolável de sair daquelas chamas e se atirarem em Seus braços, mas não conseguem, por não estarem ainda purificadas.
Após a Consagração, acontece a libertação do Purgatório, das almas que já atingiram a purificação. Nossa Senhora estende a mão a cada uma delas e diz: "Minha filha, pode subir ".
Os anjos saúdam as almas libertadas do Purgatório, abraçando-as. É um momento de imensa alegria e beleza. Em seguida, estas almas, resplandecendo com a beleza indescritível, adornadas como noivas, como anjos, são introduzidas triunfalmente no Paraíso, por uma multidão de anjos, ao som de música e cantos celestiais.

- Na hora da morte, as Missas que houveres assistido serão a tua maior consolação.
- Toda Missa implora o teu perdão junto da justiça Divina.

- Em toda Missa podes diminuir a pena temporal devida aos teus pecados e diminuí-las mais ou menos consoante a teu fervor.
- Assistindo com devoção à Missa, prestas a maior das honra à Santa Humanidade de Jesus Cristo.
- Ele se compadece de muitas das tuas negligências e omissões.
- Perdoa-te os pecados veniais não confessados, dos quais porém te arrependestes.
- Diminui o império de Satanás sobre ti.
- Sufraga as almas do Purgatório da melhor maneira possível.
- Uma só Missa a que houveres assistido em vida, ser-te-á mais salutar que muitas a que outros assistirão por ti depois da tua morte, pois pela Missa participas da Paixão, Morte e Ressurreição de Cristo.
- A Missa preserva-te de muitos perigos e desgraças que te abateriam.
- Na Missa recebes a benção do sacerdote, a qual Nosso Senhor confirma no Céu. És abençoado em seus negócios e interesses pessoais.
- Toda Missa alcança-te um grau maior no Céu e diminui o teu Purgatório."

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