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domingo, 31 de maio de 2020

don Divo Barsotti, Seconda meditazione Lo Spirito Santo è spirito di verità

Seconda meditazione
Lo Spirito Santo è spirito di verità
 ...è lo Spirito che ci introduce nella realtà ultima. Dio è la verità sussistente: lo Spirito Santo ci introduce in un rapporto reale, concreto, con un Dio personale, in tal modo che noi abbiamo la percezione della realtà di Dio, viviamo nel sentimento di Dio e la realtà divina si impone sempre di più al nostro spirito, in tal modo che Dio diviene l'unica realtà nella quale viviamo.
 ...

Lo Spirito Santo è spirito di speranza

Poi abbiamo detto che lo Spirito Santo alimenta e sostiene la nostra speranza.  ... Invece mediante la presenza dello Spirito in noi, il desiderio naturale che ha l'uomo di Dio, diviene speranza certa di poterlo conseguire. E questa speranza, in dipendenza dello Spirito Santo, è l'anima stessa della nostra preghiera. La preghiera cristiana è l'esercizio di una speranza viva, alimentata e sorretta dallo Spirito Santo.,
Lo Spirito Santo è spirito d'amore
Poi abbiamo detto che lo Spirito Santo ci fa vivere anche la legge dell'amore. E abbiamo detto il perché di tutto questo anzi: ci siamo domandati che cos'era l'amore e ci siamo detti che non possiamo dare una definizione dell'amore se non mantenendo fermo quello che ci dice la rivelazione, cioè che Dio è amore, che Dio è carità. Se allora vogliamo sapere che cos'è l'amore, vediamo chi è Dio, che cosa di Dio ci dice attraverso la rivelazione.

 .... nell'unità del Cristo, noi viviamo il mistero cristiano in un rapporto con Lui, che si compie in un mistero di alleanza, un'alleanza nuziale, la sposa e lo sposo. Questo è il termine ultimo della vita cristiana: lo sposo è il Figlio di Dio e la sposa è ciascuna persona creata. Così che il Cantico dei Cantici, che prima di tutto dice il rapporto del Cristo con la Chiesa e della Chiesa col Cristo, diviene anche il canto nuziale che descrive la vita interiore di ogni anima che viva in un rapporto di amore con Lui.

Lo Spirito Santo ci unisce a Dio e con gli uomini

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 In Dio il rapporto è triplice: Padre Figlio e Spirito Santo. Abbiamo detto anche che se lo Spirito Santo realizza in noi un mistero di amore, questo mistero di amore non realizza soltanto la nostra unità in Cristo, un solo Cristo, non realizza soltanto il rapporto della sposa con lo sposo, l'anima e il Cristo, ma realizza anche, in Cristo, il rapporto con tutti i fratelli.  ...
 il nostro rapporto col Cristo è possibile in quanto lo Spirito Santo entra in rapporto con noi e noi entriamo in un rapporto di docilità dallo Spirito. Se dunque viviamo un rapporto con la terza persona della Santissima Trinità, la Santissima Trinità vive un rapporto con noi e attraverso questo rapporto diveniamo un solo Cristo perché è evidente, che le persone divine sono inseparabili. Non possiamo avere un rapporto col Figlio e non averlo col Padre; non possiamo avere un rapporto con lo Spirito Santo e non averlo col Figlio e col Padre. Ne viene di qui che in Cristo Gesù noi viviamo un rapporto col Padre ed è in questo rapporto che l'uomo vive la realizzazione suprema della sua vocazione divina. Dio si comunica al mondo, si comunica a ciascuno di noi nello Spirito Santo e, per il Figlio, il mondo e ciascuno di noi sale al Padre.

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La nostra unione col Verbo di Dio che si è fatto uomo ...

Com'è possibile il nostro rapporto con le persone della Trinità?

 ... E evidente che il rapporto che abbiamo col Cristo è reso possibile in quanto Egli si è fatto uomo ed è nella natura umana che prima di tutto noi lo raggiungiamo, come dice san Giovanni nella Prima Lettera: "Quello che era dal principio noi vi annunziamo". Che cosa? "Quello che i nostri occhi hanno veduto, quello che i nostri orecchi hanno ascoltato, quello che le nostre mani hanno toccato: il Verbo della vita, questo noi vi annunciamo". Tutto questo implica un'esperienza umana. Certo che il rapporto termina in una persona divina, ma è reso possibile dalla natura umana assunta. In questo essere una sola cosa col Cristo Signore, noi viviamo ora quello che vive la persona stessa del Verbo.

Che cos'è ogni persona divina nella Santissima Trinità? È puro rapporto. Una definizione di ogni persona divina nella Trinità si esprime così nella teologia: "Relatio subsistens", relazione sussistente. È rapporto sussistente, non è altro; ogni persona divina, in sé e per sé, è tutta relazione all'altra persona: il Padre, per quello che è, è soltanto Padre; è Dio come il Figlio che si identifica al Padre ma in quanto si distingue dal Figlio è soltanto Padre. Il Figlio in quanto è Dio si identifica al Padre, è uno col Padre, ma in quanto è Figlio è soltanto relazione col Padre.

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E che rapporto in particolare con Dio Padre?
È questo lo specifico della Comunità. Noi non escludiamo minimamente né il nostro rapporto nuziale col Cristo né la carità fraterna che ci unisce fra noi, ma sia la carità fraterna che l'unione nuziale col Cristo sono in ordine al vivere questa adozione filiale. Che vuol dire vivere l'adozione filiale? Per capire che cosa voglia dire per noi vivere l'amore stesso del Figlio unigenito per il Padre, noi dobbiamo capire che cosa è questo rapporto del Figlio al Padre e del Padre col Figlio.
Il Padre, s'è detto prima, è pura relazione di amore; puro dono di Sé a colui che è il Figlio. Il dono di Dio suppone noi stessi come condizione, perché si dona a noi. Invece, nei riguardi del Figlio non è così; il Figlio è nel fatto che il Padre lo genera, nel fatto che il Padre si travasa, si versa, si dà: è nel dono stesso del Padre che il Figlio è costituito. Nulla precede nel Figlio al dono del Padre. Dio si dona totalmente e si realizza totalmente come Padre nella generazione del Verbo, ma appunto la generazione del Verbo suppone il dono totale che Dio fa di Se stesso. Se Egli è Padre nei miei confronti, per me vivere l'amore del Padre vuol dire ricevere tutto Dio: sono uno col Figlio nell'unità della natura umana assunta dal Figlio unigenito. lo debbo vivere costantemente questa apertura totale, onde Dio in Ogni istante eternamente si dona a me: in ogni istante debbo ricevere Dio nella sua infinità.
Vedete come siamo piccini? Spesso chiediamo a Dio soltanto il paradiso ma così lo offendiamo! Quando chiediamo qualche cosa, quando chiediamo la salute o la ricchezza oppure altro, noi facciamo un'offesa al Signore, un'offesa grossa. Noi dobbiamo in ogni istante accogliere l'infinito, nulla di meno. Dio si dona tutto; siamo noi che misuriamo il dono di Dio col nostro desiderio, soprattutto con la nostra mancanza di fede. Il Padre è Padre e perciò stesso Egli si dona tutto a me: non è Padre che in quanto totalmente si dona, perché Egli realizza Se stesso in quanto io sono uno col Figlio suo, che in quanto Egli si dona a me.
Che cosa dice il Vangelo a proposito di questo rapporto del Padre cogli uomini e degli uomini col Padre? Notatelo bene, il Quarto Vangelo non dice che noi amiamo il Padre, ma dice una parola che per me è forse la più alta del Vangelo: "Ipse Pater amat vos", "Il Padre stesso vi ama". Ma come fa ad amarmi se non può donarsi che al Figlio ed ha un solo Figlio? Vuol dire che, in Cristo, ciascuno di noi è quell'unico figlio e deve ricevere tutto il Padre.
La nostra fede è misura al dono di Dio
Ne consegue che, in atto primo, non c'è limite alla nostra santità. Siamo noi che mettiamo una misura all'amore infinito del Padre, perché la nostra fede non è adeguata al dono divino. Ma Dio si dona tutto a noi. Tutta la vita è come l'eternità, è l'atto di generazione del Figlio dal Padre. Perché il Padre non lo genera quasi che il suo fosse tale da poter continuare nel tempo, e possa ricevere una sua perfezione domani. Egli lo ha generato e lo genera continuamente: non nel senso che questo atto sia un atto continuo; è un atto eterno ma che dura.
La generazione dunque del Figlio dal Padre, ha la dimensione stessa dell'eternità; ma siccome noi viviamo nel tempo, dobbiamo far sì che, per quanto ci è possibile, ogni istante del nostro tempo, ogni momento della nostra vita non sia che questo atto onde l'anima si apre ad accogliere l'abisso infinito di Dio.
Che cosa è l'uomo in sé e per sé? E nulla: egli "ha" e non "è", si diceva prima.
Non si può dire mai che l'uomo "è"; di Dio soltanto si può dire che "è". Noi "abbiamo"; l'essere stesso lo abbiamo, perché c'è stato dato da Dio stesso. Allora che cosa siamo? Nulla, un nulla che si apre ad accogliere Dio. Viviamo per accogliere l'infinito. Tutti i maestri di spirito dicono che l'umiltà è la condizione per accogliere l'infinito; ma non saremo mai abbastanza umili, perché dovremmo essere il nulla. Fintanto che non abbiamo realizzato il nostro nulla radicale, come possiamo essere proporzionati al dono divino che è il tutto infinito? Soltanto il nulla è proporzionato al tutto come dice San Giovanni della Croce: "nada, Todo". Tu devi essere nada, un abisso che si apre ad accogliere Dio, che è Todo.
Ecco che cosa significa vivere l'amore in dipendenza dallo Spirito Santo. L'amore in te, nei riguardi di Dio, non può essere mai primo, è sempre secondo; cioè tu prima devi essere amato e poi amerai. Per questo la prima cosa che devi fare è di volere essere amato. E anche più bello, perché in fondo possiamo amare così poco e invece siamo amati infinitamente! Ciascuno di noi è in Cristo e siamo una sola cosa con Lui, un solo corpo, un essere solo. Noi dobbiamo realizzare il nulla radicale della creatura per poterci aprire, in una fede assoluta, ad accogliere Dio. Egli poi a noi si comunica totalmente cioè infinitamente, perché Dio è indivisibile, è semplice: non può dividersi, non può darsi per parte poiché Egli è infinito. L'unica proporzione che vi è fra questo tutto e la creatura è che la creatura realizzi, nell'umiltà, il proprio nulla.
Ci riusciamo? No ma dobbiamo, per quanto ci è possibile, cercare di tendere a questo. Non ci riusciamo anche perché siamo peccatori. Il peccato dovrebbe essere una esigenza di maggiore umiltà, perché ci siamo opposti alla volontà divina; invece proprio il peccato rende impossibile l'umiltà vera, perché il primo effetto del peccato è quello di crederci qualche cosa, di avere una certa autosufficienza, di credere di poter fare qualche cosa senza Dio.
Guardiamo a Maria per imparare a vivere nello Spirito
Chi ha potuto vivere fino in fondo l'umiltà è la Madre di Dio, è la Vergine. Nel mio libretto la "Lotta con l'Angelo", a proposito della Madonna, parlo del turbamento della Vergine quando le viene recato dall'angelo l'annunzio. Da che cosa nasce questo turbamento? Ella non poteva turbarsi né provare sgomento per la presenza del soprannaturale, viveva totalmente in Dio. Lo sgomento di Maria, questo senso di timore che prova, nasce dal fatto che si sente chiamata per nome. Ella emerge come dà un abisso, non si era mai conosciuta, non aveva conosciuto che Dio.
Se i santi arrivano a vivere una dimenticanza totale di se stessi da non ricordarsi nemmeno di essere, lo dice di se stessa santa Teresa di Gesù, figuriamoci la Madonna! La Madonna vive in un tale oblio di se stessa da non sapere più nulla di sé: Dio solo! C'è un angelo mandato da Dio e la chiama per nome: essa allora emerge come dall'abisso del nulla.
E questa la vera umiltà, umiltà che implica il sentimento del proprio nulla. Invece molto spesso chi pensa di essere umile, è soltanto orgoglioso. Le espressioni come: "Sento di essere una grande peccatrice, di essere colpevole di tutti peccati del mondo", sono manifestazioni di un orgoglio segreto. Perché pretendi di essere la più grande peccatrice? Accontentati di essere nulla, perché anche essere una grande peccatrice vuol dire essere comunque grande in qualcosa. Dobbiamo saperci dimenticare; la dimenticanza di sé è molto più che dirsi colpevole di tutto. Dimenticati e basta: tu devi sparire! Il nulla soltanto accoglie Dio. Se tu sei grande come peccatrice, come fai ad entrare in Dio? Sei troppo grande perché Dio possa essere qualche cosa per te; sappi dimenticarti! Anche nell'umiltà siamo orgogliosi. L'umiltà è la condizione dell'amore, perché l'abisso che è proporzionato all'amore di Dio è il nulla. "Nada, Todo".
Come deve essere il nostro amore per Dio
"Ipse Pater amat vos". Prima di tutto l'amore di Dio; all'amore di Dio risponde poi l'amore dell'anima. Che cos'è l'amore dell'anima? Per capire questo, dobbiamo ritornare al fatto che il Padre non può aver rapporto con noi né noi con il Padre se non in quanto siamo un unico figlio in Cristo. Come dice uno dei più grandi teologi del secolo passato, noi siamo figli nel Figlio, siamo un solo figlio nel Figlio Unigenito. Allora come possiamo amare il Padre?
Dobbiamo renderci conto di cosa sia l'amore del Figlio nei riguardi del Padre. Il Padre possiede se stesso solo nel Figlio, non possiede altro; il Figlio totalmente al Padre si dona e nel Figlio perciò il Padre trova ogni sua compiacenza. Il Padre si conosce soltanto nel Figlio, il Padre si possiede solo nel Figlio. Il Padre ha la sua gloria, la sua beatitudine, ha tutto nel Figlio.
Che cosa allora riceve Dio da te, che non sia la sua beatitudine, la sua lode? Se riceve altro, allora tu non ami Dio; noi amiamo Dio nella misura che diveniamo la sua lode. Tutta la spiritualità della Compagnia di Gesù si esprime nelle parole di sant'Ignazio: "Ad maiorem Dei gloriam". Ma sant'Ignazio guarda sempre e soltanto le opere, e le opere non glorificano Dio; chi glorifica Dio è il Figlio Unigenito! La nostra spiritualità non guarda le opere, guarda il divenire noi la lode divina, come sé Dio non avesse altri che me, come se in me Egli possedesse Se stesso. Se io gli manco, è come se mancasse Se stesso a Dio, perché se al Padre manca il Figlio Egli non vive più, non è.
Questa è stata la mia esperienza: non che io la viva, ma è stata la mia esperienza più profonda, direi, fin da quando non ero ancora sacerdote. In una mia poesia scritta nel 1937, "La voce dell'abisso", dico che Dio vuol trovare in noi il suo cielo come se, mancandogli io, a Lui venisse a mancare di essere. Perché come il Padre non è che nel Figlio, così Dio vuoi essere in me quasi come se io portassi a Lui l'essere suo, come se per me Egli vivesse: infatti senza il Figlio, non sarebbe il Padre.
Tutto questo vuol dire che ciascuno di noi devi sentire la responsabilità di essere tutto per il Padre. Nessun affetto, nessun pensiero, ma una purezza assoluta di ogni nostro pensiero ed affetto, perché Dio deve trovare tutto se stesso in ciascuno di noi.
Essere immagine di Dio
Questo implica la realizzazione di quella che è la vocazione dell'uomo fin dalle origini: essere come l'immagine di Dio. Siamo stati creati secondo l'immagine; ora perché uno specchio rifletta bene il vostro volto, la vostra immagine, bisogna che lo specchio sia limpido e puro. Ciascuno di noi è questo specchio dinanzi al volto di Dio. Guai se lo specchio riflette qualche altra cosa! Devi essere totalmente puro da ogni immagine, da ogni pensiero, da ogni affetto per poter riflettere Dio. Purezza assoluta nella divina presenza; allora Dio si rispecchia in te.
Amare Dio vuol dire questo. Ecco perché Cassiano dice che secondo tutti i Padri del deserto la "puritas cordis" si identifica all'agape, cioè che la purezza del cuore si identifica all'amore, perché l'amore è Dio che si riflette in te. Nella misura che nella tua purezza ti poni davanti al volto del Padre, l'essere tuo non è più che il suo riflesso, la sua immagine: Egli si contempla in te. L'amore è rispondere a questa esigenza, essere tutto per Lui, quasi che in me Egli trovasse ogni cosa.
Si deve fare in modo che il Padre sia, ma non può essere il Padre se io non sono figlio; il Padre è per me nella misura che io sono figlio. Debbo essere il Figlio unigenito, perché Egli sia il Padre in senso assoluto; se no, io sottraggo qualche cosa a Dio, è come se Dio non fosse più Dio.
Certo, Dio è anche se io non sono il figlio, perché c'è il Figlio Unigenito; ma la mia vocazione è di essere uno col Figlio ed è per questo che io non posso volere una santità che sia minore di quella di Dio. Ecco perché le parole più grandi del Vangelo ci dicono che cosa il Signore esige da noi: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli"; ed è il motto della Comunità: "Ut sitis fìlii Patris vostri", "perché siate figli del Padre vostro". Allora noi dobbiamo essere figli nel Figlio!




don Divo Barsotti, Ascendere a Dio per opera dello Spirito Santo


Omelia
La meta da raggiungere è sempre oltre
Ogni ideale umano si può raggiungere, ma Dio non si può raggiungere. La speranza ci porta sempre in un cammino continuo perché Dio rimane al di là. Fintanto che tu sei in cammino, fintanto che un'ansia divina ti spinge, tu rispondi allo Spirito.
 Chi si ferma, chi si contenta di sé non risponde allo Spirito; e quante sono lo anime pie che sono soddisfatte di sé e credono di aver raggiunto qualche cosa, perché dicono il rosario la sera, perché fanno la loro opera buona, ma non vivono la vera vita spirituale che è cammino!
Invece quando vedete dei giovani che non sono contenti di nulla, abbiate fiducia: non esser contenti di nulla vuol dire che vogliono Dio. Non lo sanno, lo dice la Lettera ai Romani dove sta scritto che non sappiamo nemmeno noi che cosa chiedere: ma essi, rispondono a questa vocazione intima dell'uomo, perché Dio ci ha fatti per sé e l'uomo non può esser contento fintanto che in Dio non riposi. Ma Dio non è una formula, non è mai un concetto mentale: Dio non è un ideale che può essere raggiunto. Dobbiamo mantenere viva in noi quest'ansia, dobbiamo vivere questo sforzo. È necessario vivere questo continuo superamento di se stessi per procedere oltre, per entrare nel puro silenzio.
Che il Signore ci doni la grazia di vivere quest'ansia, questo bisogno di un trascendimento infinito! Sola nella misura che noi siamo fedeli a questa spinta divina noi viviamo ha speranza che ci porta in Dio.

Siamo figli di Dio nel Figlio per mezzo dello Spirito

La vita del cristiano, dice San Paolo nella lettera ai Romani, è la libertà; siamo infatti figli di Dio. La legge è propria degli schiavi ma noi siamo figli e il figlio non obbedisce, ma ama perché lo Spirito Santo vive in lui; 

è in forza dello Spirito che noi viviamo la vita di Dio. È in forza di questo Spirito che noi, ora, abbiamo fatto subentrare a una conoscenza puramente sensibile, ad una conoscenza puramente razionale, la fede. Dobbiamo trascendere i desideri solamente terreni come ad esempio la volontà d'instaurare un ordine sociale, che pur dobbiamo volere perché anche noi mangiamo e anche noi siamo cittadini di una città; dobbiamo però trascendere questo piano per vivere la docilità all'azione dello Spirito. 

La libertà dell'amore è lasciarsi portare dallo Spirito. Ed ecco allora la vita cristiana, che è dipendenza e docilità allo Spirito che è in noi, principio di una vita nuova. Non più semplicemente uomini, non più soltanto cittadini di una città ma figli di Dio e perciò partecipi della sua stessa vita perché figlio, è colui che riceve la vita e la natura dal padre. E allora, se Dio è Padre, non lo è in quanto semplice creatore perché se lo fosse per tale ragione, sarebbe padre anche dei gatti; infatti egli ha creato i gatti ma non per questo è loro padre. Per essere Padre, Dio deve comunicare se stesso, deve comunicare la sua natura e la sua vita. Ci ha comunicato la sua natura perché ci ha dato il suo Spirito; ci fa vivere la sua vita, perché mediante lo Spirito noi viviamo le virtù teologali e nelle virtù teologali abbiamo la stessa conoscenza che Dio ha di sé e lo stesso amore che Egli è.

Noi amiamo con l'amore stesso di Dio. La festa della Pentecoste, miei cari fratelli, è la festa per la quale noi viviamo adesso, in questo momento, la redenzione compiuta dal Cristo. Certo che tutto dipende dalla morte e risurrezione di Gesù, ma fintanto che Gesù non manda il suo Spirito, noi non lo possediamo. La redenzione che il Cristo ha meritato con la sua morte e resurrezione viene comunicata agli uomini quando Gesù manda il suo Spirito, perché mandandolo ci fa vivere la sua medesima vita.

Può vivere, questo tavolo, della mia vita? No, perché non fa parte del mio corpo; solo il mio corpo vive dell'anima mia, che ne è il principio vitale. Così anche noi vivremo la vita del Cristo quando lo Spirito del Cristo ci avrà uniti in sé come unico corpo. E perché lo Spirito del Cristo viva in noi come spirito che ci anima, bisogna che il Signore ci doni il suo Spirito

Ecco perché nostro Signore prima di ascendere al cielo dice agli Apostoli che necessario per loro che lui se ne vada, perché se non se ne andrà non potrà mandare lo Spirito, ma quando se ne sarà andato, manderò il suo Spirito. Ecco la nostra condizione immensamente superiore nei confronti degli stessi apostoli:

fintanto che gli apostoli hanno vissuto con Gesù, durante la sua vita mortale, vivevano una vita e Gesù un'altra vita. Potevano volersi bene come io voglio bene a voi, ma io non sono voi e voi non siete me. Così gli apostoli non erano Gesù e Gesù non era gli apostoli. Ma quando Gesù manda il suo Spirito, tutti gli apostoli divengono membra del suo Corpo perché vivono la sua medesima vita. Tutti coloro che posseggono un unico Spirito divengono un unico corpo vivente, divengono il Corpo del Cristo.

La festa di Pentecoste

Di qui la festa della Pentecoste, miei cari fratelli, che porta a compimento il mistero pasquale. Senza la Pentecoste Dio poteva aver meritato la salvezza degli uomini, ma gli uomini non vivevano ancora questa salvezza. Per vivere questa salvezza hanno bisogno che lo Spirito del Cristo sia loro infuso. Ecco perché, pur essendo la morte e resurrezione di Gesù il principio e il fondamento della salvezza e della redenzione del mondo, il mondo non può esser salvato concretamente che in quanto lo Spirito Santo discende sopra ciascuno di noi. 

La celebrazione della Pentecoste è estremamente importante, perché tutti noi dobbiamo ricevere lo Spirito ed è in forza di quanto lo Spirito vive in noi, che il Cristo vive in noi e noi siamo una sola cosa con Lui, per vivere la stessa vita divina.

In questo giorno, dobbiamo implorare lo Spirito Santo che discenda su ciascuno di noi perché si rinnovi, come dice il salmista, tutta quanta la terra: "Effondi il tuo Spirito sopra la terra, sopra di noi e si rinnovi il volto di tutta la terra" dice la Chiesa. 

Proprio per questa effusione, proprio per questo dono dello Spirito, tutta la creazione deve rinnovarsi. E questo, non avviene come quando la natura si rinnova dall'inverno alla primavera. O come si rinnova la vita di una nazione quando viene liberata, per esempio, dalla schiavitù o dal dominio di un'altra nazione e riacquista così la sua libertà. 

Ma il rinnovamento di tutta la creazione, per l'effusione dello Spirito Santo, deve essere tale da ottenere una vita che trascende quella puramente biologica, per entrare in comunione con la divina Trinità per tutti i secoli eterni, per vivere la vita stessa del cielo.
Questa è la vita che noi dobbiamo implorare da Dio! Ed è una vita che non esclude, intendiamoci bene, anche l'eventuale liberazione dall'oppressore o la vita biologica stessa. 
Ma queste realtà sono infinitamente trascese dal dono dello Spirito che ci fa già partecipi della vita stessa di Dio. Per questo la Chiesa, nel Prefazio, canta che in forza di questo dono esulta tutta la terra; davvero tutta la terra ora vive la gioia pura del possesso di un Dio che non le sarà mai più tolto. Anche noi dobbiamo implorare che lo Spirito Santo discenda su di noi e ci rinnovi e ci faccia figli di Dio e ci faccia vivere la vita di Dio in una fede più viva, in una speranza più certa, in un amore più puro.

sábado, 30 de maio de 2020

don Divo Barsotti, Prima meditazione Ascendere a Dio per opera dello Spirito Santo

13 maggio
Prima meditazione

Ascendere a Dio per opera dello Spirito Santo

Dio per definizione è trascendenza infinita, ma nessuna creatura, nemmeno gli angeli, ha la possibilità di superare una distanza infinita.  ... Ed è proprio mediante lo Spirito Santo che noi possiamo essere sollevati fino a Dio, che possiamo salire fino a Lui in un cammino che lo raggiunge.  ... La santità è superiore alle nostre forze, superiore alle forze degli angeli, superiore a qualsiasi possibilità creata, perché la santità è la vita stessa di Dio ed è Dio solo che può darcela.

  • Umanamente parlando, la tentazione più grande della vita spirituale, quella che la paralizza, che impedisce all'anima di proseguire, è lo scoraggiamento. In seguito, ci sarà anche la tristezza. 
  • La forza invece che solleva, torno a ripetere, è la speranza che, solo Dio, può accendere nel cuore dell'uomo.
  •  E Dio accende la speranza nel cuore dell'uomo proprio attraverso l'azione dello Spirito in noi.


La speranza che lo Spirito Santo deve accendere in noi suppone il desiderio: ecco la prima cosa che dobbiamo affermare a proposito della speranza cristiana. Dio ci ha fatto per sé e l'uomo è essenzialmente desiderio di Dio. Lo dice San Tommaso d'Aquino, che parla di un desiderio naturale. È proprio della natura dell'uomo il desiderio di Dio perché l'uomo, elevato all'ordine soprannaturale, non ha altro fine che Dio, non ha la possibilità di raggiungere altro fine che Lui. 

L'uomo non può riposare che nel possesso di Dio, che però è inaccessibile. Come si può allora raggiungerlo? Avendoci fatto desiderio di Dio, Dio ci avrebbe condannati all'inferno, perché come potremmo conseguire questo premio? Infatti se Dio non trasforma il desiderio nella speranza, il desiderio di Dio diventa per noi dannazione.

Ma Dio ha trasformato il nostro desiderio in una speranza viva. La speranza suppone il fine dell'uomo e il fine dell'uomo è il raggiungimento di Dio. 
La nostra intelligenza vuole la verità, la nostra volontà vuole il bene, il nostro essere vuole la vita: e Dio è la vita, è la sapienza, è il bene, è la felicità suprema. 
L'uomo non può contentarsi di qualche cosa di meno di Dio. E d'altra parte l'uomo, da solo, non potrebbe raggiungerlo. 
Lo Spirito Santo che vive in noi dà alla nostra anima il potere di compiere questo cammino, di tendere a Lui e raggiungerlo realmente.

Il cammino della perfezione: la preghiera

Come lo Spirito Santo suscita in noi la speranza? Per camminare bisogna che in noi ci sia il potere di muoverci verso l'oggetto desiderato. Il desiderio si trasforma nella speranza nella misura che lo Spirito Santo dà a noi il potere di raggiungere quello che desideriamo. Ora quali sono le ali dell'anima per volare verso Dio? 

C'è un libro di mistica nella tradizione cristiana molto importante, "Il Cammino di Perfezione" di Santa Teresa di Gesù, un libro fondamentale della formazione carmelitana, fatto per le anime mistiche. Ma anche al Carmelo non crediate che siano tutti dei mistici perché, all'esperienza mistica, Dio chiama chi vuole. Questo libro è fatto per la formazione ed è una ascensione verso Dio. Ora, cos'è questo cammino di perfezione, questa ascensione verso Dio? Il Cammino di Perfezione di Santa Teresa è un trattato sulla preghiera. 

Quali sono infatti, le ali che ci portano verso Dio? È la preghiera; non c'è nessuna altra cosa che ci sollevi. Il nostro cammino, se è fatto da noi, è soltanto un cammino in discesa: lo spogliamento, l'umiltà.
Il cammino invece di ascensione verso Dio, dal momento che ascendere vuol dire volare, è la preghiera. Se Dio non ci porta noi rimaniamo a terra ma Dio ci porta attraverso la preghiera.

È la preghiera che ci solleva; è la preghiera che ci innalza e la preghiera è opera dello Spirito Santo, dice proprio san Paolo nella Lettera ai Romani. Ieri noi leggemmo un testo del discorso di Gesù dopo la Cena per dimostrare come lo Spirito Santo ci fa conoscere Dio e facendoci conoscere Dio ci fa vivere la vita divina.

Noi oggi dobbiamo vedere come la stessa nostra preghiera è opera dello Spirito Santo e pertanto come è in dipendenza dall'azione dello Spirito Santo che viviamo questa assunzione a Dio, questo essere sollevati fino a Lui, questo superamento dell'infinita distanza che separa noi, povere creature, dal Dio tutto santo. È san Paolo nella Lettera ai Romani che lo afferma: "Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza, perché non sappiamo quello che sia conveniente domandare. Ma lo Spirito Santo intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, perché Egli intercede secondo i disegni di Dio".
Si è detto ieri sera che lo Spirito Santo è in noi causa quasi formale di tutta la nostra vita spirituale: è come il principio vitale da cui dipendono tutte le nostre attività soprannaturali. Le nostre potenze rimangono nostre, perciò tutto ciò che facciamo, anche di soprannaturale, ci appartiene, ma è anche dello Spirito Santo. È dello Spirito Santo come principio primo; è nostra, perché lo Spirito Santo agisce attraverso le nostre potenze. Attraverso la nostra intelligenza, lo Spirito Santo ci fa conoscere Dio mediante la fede e mediante il desiderio e la speranza, ci conduce a Dio.

 .... 

Non si può desiderare quello che già abbiamo, si desidera quello che non abbiamo e che d'altra parte ci è necessario. Ora, se Dio ci ha creato per Lui, se Dio ha voluto che in Lui solo trovassimo la vita, è evidente che solo in Lui troveremo la gioia, la felicità, la pace. È evidente che l'amore non può non desiderare Dio. Ma in questo desiderio di Dio non viviamo l'amore puro, l'amore che nasce dall'agape, ma l'amore che nasce dall'eros. È l'amore proprio della creatura che, non trovando in sé né vita né felicità né saggezza né pace, vuole possedere in Dio la pace, la gioia, la vita, quella eterna. E per questo aspira a Lui, tende a Lui: per questo vuol possedere Dio, perché nel possesso di Dio troverà la vita e la felicità. 

La speranza è già l'amore, ma un amore di concupiscenza, quell'amore per il quale vogliamo possedere Dio come nostra ricchezza, come nostra vita.

Avere come unico desiderio quello di Dio

Perché la speranza cresca, deve crescere in noi il desiderio. Come fare per crescere ancora nella speranza? Bisogna che ci liberiamo da tutti i desideri che disperdono le forze dell'anima.  

Ora nella misura che ci liberiamo dai desideri avviene che tutta la nostra vita non diviene più che desiderio di Dio, non diviene più che bisogno irrefrenabile di questa volontà immensa, di questa vita eterna, di questa gioia senza fine. Che cosa fa allora lo Spirito Santo in noi? Concentra tutte le nostre potenze, perché tutte le potenze brucino nel desiderio di Dio. Come può fare lo Spirito Santo tutto questo?
Attraverso la fede. 

Ma fede, speranza e carità sono sempre unite: non c'è speranza senza la fede, la fede d'altra parte non vive in noi che in forza di una speranza che cresce, e d'altra parte fede e speranza troveranno il loro compimento proprio nell'amore puro.

La speranza suppone la fede: è nella misura che tu lo vedi che tutte le tue potenze sono attratte da questa bellezza; è nella misura che tu lo conosci come vita eterna che tutta la tua vita tende a Dio e non si disperde più, perché senti che è tutta perdita l'attaccarsi alle cose presenti. Tutto questo non è un distacco, è il raccogliersi delle proprie potenze nella ricerca unica di Dio, nel desiderio unico di Dio. La liberazione dai desideri è possibile in forza dell'unico desiderio, che è il desiderio dì Dio.
 ...

Ma nella misura che Dio, sempre più si fa presente all'anima, noi sentiamo che tutte queste cose, in quanto sono alternativa a Dio, non donano qualche cosa alla nostra vita, ma piuttosto ci distraggono. 
Bisogna che tutte le cose che noi possiamo desiderare, divengano soltanto un mezzo all'acquisizione di Dio, non siano più alternativa a Dio. Una sposa deve amare il marito, una madre deve amare i figli: ma devono farlo non come alternativa a Dio. Si deve amare il marito in Dio e per Dio e così i figli perché il vero amore è tale solo se vissuto in Dio. Se voi non amate i vostri figli in Dio, voi non amate nemmeno i vostri figli. Come si può amare un figlio se non si ama in Dio? Come può pretendere una madre di amarlo senza volere la sua salvezza eterna? Non si può amare Dio e i nostri figli; si ama Dio nei figli e i figli in Dio. Si ama il marito in Dio e Dio nel marito; non c'è alternativa! Ricordatevi che l'alternativa è idolatria, perché la creatura non si assomma a Dio, perché Dio è l'unico.

 ...

Ci vuole lo Spirito Santo per amare Dio

 ...

Ci vuole lo Spirito Santo che, mediante il desiderio di Dio, libera l'anima da ogni attaccamento perché essa si volga a Dio in un amore che non è ancora amore puro ma comunque è già quell'amore per il quale tutti i desideri si raccolgono in Dio e fanno sì che l'anima a Lui tenda in un cammino sempre più pieno, sempre più forte, sempre più vivo.

 Questo cammino, si esprime nella preghiera. Noi possiamo soltanto ricevere Dio e il modo per riceverlo è aprirsi sempre di più in una preghiera di speranza, alla quale Dio ha promesso di donarsi. La preghiera è efficace, perché Dio risponde alla preghiera donandosi nella misura della verità del desiderio che viene messo nella preghiera, nella misura della verità della speranza. La vita della speranza dell'anima, è la preghiera che attende: se speri, è perché tu sai benissimo che da te non puoi fare e attendi che un Altro provveda a quello che tu non puoi realizzare.

L'attendere, come insegna la speranza, è pregare come se si avesse già ricevuto, dice san Giovanni nella sua Prima Lettera, perché tu sei talmente sicuro dell'amore divino, che basta che tu apra il tuo cuore perché Dio lo ricolmi di Sé. L'anima umana è capacità di Dio, e se si apre a Dio nella speranza, immediatamente è colmata dal dono di Dio. Via via che Dio si dona, colma il vuoto che ogni essere umano è, ma nello stesso tempo anche lo dilata perché possa accoglierlo sempre di più.

La vera preghiera chiede a Dio… Dio

All'inizio della nostra vita spirituale ci accontentiamo di andare in paradiso, ma forse non sappiamo nemmeno che cosa sia il paradiso. Via via che lo conosciamo e via via che Dio risponde alla nostra preghiera, noi gustiamo sempre più la sua dolcezza ineffabile, noi siamo sempre più affamati di questa bontà immensa e l'anima nostra si dilata in un desiderio sempre più vivo, in una speranza sempre più certa; cresce la vita spirituale attraverso le virtù teologali, tanto che non ne puoi conoscere la fine, perché la vita cristiana è il raggiungimento di Dio che è infinito.
Questa è la grandezza della vita cristiana: noi possiamo crescere sempre e la vita dell'anima può essere una giovinezza perenne. 

Nella vita cristiana noi possiamo essere sempre giovani spiritualmente, perché non c'è fine nel crescere in noi della speranza. Sollevato dallo Spirito di Dio, si può procedere sempre in questo cammino e in effetti si procede nella misura che cresce in noi, col desiderio di Dio che noi conosciamo ogni giorno di più, anche una speranza viva, certa che a Lui conduce, che a Lui solleva.
Questa speranza si manifesta, dicevo, nella preghiera. La preghiera vera non è la preghiera che consiste nel chiedere ma quella che risponde a questo desiderio essenziale della natura umana, che è di conseguire il bene infinito che, solo, risponde all'esigenza dell'uomo. Infatti l'uomo è l'unica creatura fatta capace di Lui: "Tu ci hai fatto per te ed è inquieto il nostro cuore fintanto che in te non riposa" dice sant'Agostino. 

Di qui ne viene, che noi dobbiamo pregare non per chiedere le cose ma per chiedere Lui. La vita non è più che mezzo al conseguimento di Dio. Evidentemente via via che cresce in te la speranza e il desiderio unico di Dio, viene meno in te il desiderio delle altre cose.
Vi ricordate quello che dice Gesù nel Vangelo di san Luca? Usa l'esempio del re che, volendo combattere contro un altro re, prima considera di quanti armati ha bisogno per vincere l'esercito che gli viene incontro. E questo perché se si accorge che non ce la fa, manda un ambasciatore di pace piuttosto che combattere. E che cosa dice 

Gesù al termine di questo discorso? Dice che chiunque non rinunzierà a tutto ciò che possiede, non potrà essere suo discepolo. Sono parole paradossali; sembra che Gesù voglia insegnarci che i mezzi più proporzionati al fine del raggiungimento di Dio sono tanto più efficaci quanto più sono poveri.
 Cioè tu sali tanto più, quanto più vai all'indietro; tutto quello che porti con te diviene zavorra. 
Per poter salire, bisogna che si sia liberi da tutto, che si sia una piuma perché il vento possa portarci. La povertà è condizione al volo, ma anche la castità e l'obbedienza
Perché lo Spirito ti porti su in alto, devi liberarti da ogni legame a te stesso, da ogni legame alle cose
Ecco perché noi amiamo tanto e riconosciamo in san Francesco di Assisi la perfezione della vita cristiana: per questa povertà, per questo bisogno di sottrarsi a tutto, ad ogni legame, per essere disponibili solo al bisogno di Dio.

Il mio peso è l'amore

Ma dovete andare piano, perché la povertà assoluta non è possibile fintanto che viviamo nella condizione terrestre. Fintanto che non c'è la speranza che cresce in voi, è naturale che il nostro cuore si appoggi alle cose, non perché le cose debbano essere un'alternativa a Dio ma perché ne abbiamo bisogno

Infatti se ci manca la salute, Dio stesso non ci dice più nulla: cominciamo ad essere sgomenti, sempre preoccupati di noi. Invece di pregare di più, preghiamo di meno, perdiamo anche la fiducia in Dio. Siamo così poveri, così piccini che abbiamo bisogno di appoggiarci a delle stampelle; se ci mancano, siamo subito turbati. 

Perciò camminiamo con misura in questo cammino di liberazione così importante. Il liberarci in modo troppo repentino di tutto i nostri attaccamenti, può divenire una condizione di turbamento, di sgomento, al punto da non rende più piena la vita spirituale e forse, anzi, potrebbe allontanare da Dio.

Ma se cresce in noi il desiderio di Dio, allora che cosa ce ne facciamo di due macchine, della televisione o del giornale: che cosa ce ne facciamo di essere deputato al parlamento, di avere un buono stipendio? La vita di Dio ti riempie in tal modo, che Egli può sostituire ogni cosa. E al termine della vita, Dio sostituirà tutto, perché tutto ci mancherà ma in Dio tutto possederemo.
Liberata da tutto, l'anima non diviene che una fiamma che s'innalza verso l'alto, come dice sant'Agostino nelle "Confessioni": "Il mio peso è l'amore"! E l'amore dell'uomo porta l'uomo a Dio in una fiamma viva, in una ascensione unica, totale, dell'essere. Vivere questo, miei cari! Questa è la vita; questo noi vivremo non in forza di un nostro sforzo, che è inutile, vano. Se la vita cristiana vi dicesse di fare delle grandi prodezze voi dovreste mettervi a farle: ma 

se vi dice di raggiungere Dio, vi trovate nella impossibilità assoluta di poterlo raggiungere e allora che cosa fare? Lo dicevo ieri sera, lo ripeto stamani: l'unica cosa che ci è chiesta è abbandonarci allo Spirito. Vi ho detto che dobbiamo liberarci dai nostri desideri futili: ma questa liberazione nasce dal fatto, anche qui, che assecondando docilmente lo Spirito, noi sempre più siamo ravvivati da questo desiderio unico di Dio.

quarta-feira, 27 de maio de 2020

don Divo Barsotti, Il dono dello Spirito Santo e l'esercizio delle virtù teologali Ritiro - Napoli 12-14 maggio 1978


Voi mi dite che è molto difficile: ma proprio per questo dovete tendere alla santità e tutti voi vi siete impegnati a raggiungerla. Tutti noi dobbiamo tendere a questa trasformazione, a questa vita divina
E ci si tende abbandonandosi, con docilità, all'azione dello Spirito Santo che vive in noi. Quando abbiamo capito questo abbiamo la chiave per entrare. Tante volte voi non sapete come comportarvi: fate una lista di propositi, di tutte le cose che dovete fare. Ma il Signore vi risponde: non devi far nulla, devi lasciar fare a me. Ma non vi sembra che sia meglio così? Oltre tutto se si fanno le liste di tante cose che si debbono fare, poi si dimenticano: oppure, se ne facciamo una si manca all'altra; invece il Signore ti chiede soltanto di essere docile all'azione dello Spirito che vive in te

Il segreto della santità è questo; se lo vivremo raggiungeremo la santità. Se non si fa questo, anche se si fa digiuno a pane ed acqua tutti i giorni, non si raggiunge la santità
Anche se si prega tutti i giorni e la notte, dormendo soltanto mezz'ora, non si raggiunge la santità. Non sono le opere nostre che fanno la nostra santità, ma è Dio che ci fa santi, perché Lui solo è santo. La santità sta dunque in questa docilità all'azione di Dio che vive in noi; questo è il segreto.

Di qui l'importanza di capire quello che debbo dirvi in questi giorni in nome del Signore; e voi cercherete di far tesoro di quello che il Signore vi dirà per mezzo mio e pregherete anche perché io stesso ne faccia tesoro, perché impari anch'io a non resistere più alla grazia, ma mi abbandoni generosamente, senza riserve, senza condizione a questo vento che mi deve trascinar via. Com'è bello essere come una piuma portati via dal vento dello Spirito! E com'è bello divenire un legno, ci dice san Giovanni della Croce, per essere totalmente consumati da questo fuoco: la docilità, se è fuoco, ci farà bruciare e noi ci consumeremo; se è vento, ci solleverà, ci strapperà a tutti legami, ci porterà nel seno di Dio. Così noi viviamo la nostra docilità all'azione dello Spirito.

Prima meditazione

Cos'è l'uomo perché Dio se ne ricordi?
Tutta la vita del cristiano dipende dall'azione dello Spirito Santo. L'azione dello Spirito Santo suppone che Egli abiti in noi, ma l'abitazione di Dio nel cuore dell'uomo non è una abitazione statica. Egli non è in noi e non dimora in noi per essere adorato, ma per operare in noi, per essere in noi principio di operazione

Tutta la nostra vita si svolge in forza di questa presenza di Dio nel nostro cuore: la nostra esistenza si trasforma, diviene una vita deiforme, una vita che non è più rapporto soltanto con le cose esteriori, col tempo e col mondo di quaggiù, ma è invece rapporto col mondo divino, rapporto con Dio.

Che cosa vuol dire che la nostra vita abbia rapporto con Dio? Una cosa semplice e immensa: vuol dire che noi, proprio in forza di questo rapporto che abbiamo con uno che trascende il tempo e lo spazio, proprio in forza di questa attività che ci solleva oltre il mondo, oltre lo spazio, oltre il tempo, già viviamo in qualche modo sottratti ai condizionamenti della vita presente, della vita terrena, già viviamo in qualche misura la vita stessa di Dio.

Tutto questo è impossibile a capirsi da parte di chi non ha fede. Infatti oggi chi non è cristiano, attraverso le filosofie moderne, viene a insegnarci che l'uomo è tutto nella storia, per cui ogni uomo, ma anche ogni secolo, è digerito via via da un processo che non finisce mai. Non c'è salvezza per nessuna persona, nemmeno per i più grandi uomini, perché anche i più grandi uomini sono digeriti poi dal tempo e dalla storia. La storia procede e l'uomo, immanente totalmente nel mondo di quaggiù, viene completamente inghiottito da questo mondo e non ha possibilità di salvarsi. La salvezza dell'uomo è una cosa assurda per l'uomo moderno, perché implica che l'uomo sia al di sopra della storia, implica che l'uomo sia al di sopra dello spazio. Ora voi vi rendete conto che cosa è l'uomo nello spazio e nel tempo? Pensate che l'universo è una vastità sconfinata formata da miliardi di galassie e sapete che una galassia, come la Via Lattea, ha più di due milioni di sistemi solari. Che cosa è mai allora la terra? Ma anche cosa è mai il sistema solare? Non è che un pulviscolo. Non dico la terra, ma il sistema solare con tutti i pianeti e col sole stesso, è un chicco di pulviscolo nell'universo. Come fa l'uomo ad emergere da questo spazio? È assurdo!
Se in noi non vive lo Spirito Santo che ci dona la possibilità di trascendere questa immensità, il mondo ci distrugge. L'uomo non è più nulla; non è più nulla tutta l'umanità, è una cosa stupida tutta l'umanità. 
Che cosa è tutta l'avventura umana nel processo del tempo, dal momento che tale processo sono miliardi di anni, così come gli scienziati ci dicono attraverso le loro analisi? Che cos'è mai la vita dell'uomo? Ottanta anni, a volte cento. Che cos'è l'avventura umana? Quarantamila anni, che volete che siano? Nemmeno un soffio, nemmeno un respiro. Tutta l'avventura umana, tutta la storia umana è un nulla; e come dunque l'uomo si può salvare?

Nello Spirito santo viviamo già la vita stessa di Dio

Vi rendete conto che cosa sia la vita spirituale? Forse no. Eppure dire una Ave Maria è immensamente di più che andar nella luna, perché nell'Ave Maria io vado aldilà di tutta la creazione; altro che sulla luna! Nel fare un atto di fede, trascendiamo tutta la storia, non siamo più una parte della storia, non siamo più una parte di questo mondo. Se qualcuno si sente parte di questo mondo, finché farà parte di questo universo è inutile parlare di salvezza. Se l'universo ha in sé la capacità di inghiottirmi è finita; sono tutte storie il cristianesimo, sono tutte balle l'insegnamento della Chiesa. 

Ma Dio si è donato all'uomo, Dio vive in noi e il fatto che Dio viva in noi fa sì che in noi divenga Egli stesso principio di una nuova vita e questa nuova vita, di cui Egli è principio, è un'esistenza per la quale io non entro soltanto in rapporto con il mondo, con la storia che mi digerisce ma entro in rapporto con l'eternità che rimane, entro in rapporto con l'immensità che trascende ogni limite. Sono un nulla, meno di un pulviscolo; che cosa mai sono io? E tuttavia sono l'altro a cui l'infinito si rivolge; sono una persona che chiama l'infinito, nel suo rapporto con Dio.

Ecco la salvezza dell'uomo nel suo rapporto con Dio: l'uomo trascende questa prigione del mondo, questa prigione del tempo, trascende e sale. Tra milioni e milioni di anni io sono, perché come Dio vive l'eternità, così io vivo l'eternità perché Egli mi ama. Ma bisogna che Dio mi renda capace di fare questo atto. È una sciocchezza pensare che a noi sia possibile vivere un rapporto con Dio.

 Credete forse che sia possibile all'uomo vivere un rapporto con Dio se Dio non vive in Lui? Dobbiamo renderci conto che le nostre operazioni soprannaturali sono operazioni che non hanno proporzione con nessuna attività umana, con nessuna grandezza umana. Ma che cosa sono i presidenti della repubblica, che cosa sono i più grandi geni del mondo? Nullità, nel confronto di un bimbo che si rivolge a Dio dicendo: "Padre nostro che sei nei cieli". 
Perché nell'atto medesimo che entro in rapporto con Dio, io trascendo ogni grandezza creata; non solo la grandezza propria del mondo di quaggiù o della vita umana, ma tutta la grandezza della vastità dell'universo. Il mio atto tocca Dio, l'eterno, e trascende tutta la storia, tutta la creazione: sono più grande del sole! 

L'uomo vive in rapporto con l'immensità stessa di Dio. Siamo un nulla come creature, ma per la presenza di Dio in noi, diveniamo capaci di un rapporto con Lui e questo rapporto dona alla nostra vita la partecipazione medesima all'immensità e all'eternità di Dio. Tutto questo è possibile perché Dio si è donato a noi e vive in noi.

Credendo, sperando ed amando, vivo una vita divina

Capite allora l'importanza che ha l'inabitazione dello Spirito Santo nei nostri cuori. Come ho detto nell'omelia della Messa, così come l'anima è nel corpo, lo Spirito Santo è nell'anima. E ciò che l'anima è per il corpo, lo Spirito è per l'anima. Ora l'anima è la vita nel corpo, senza l'anima il corpo è morto. Infatti, che cosa è la nostra morte? È la separazione dal corpo di questo principio che è l'anima; il corpo cessa di vivere perché non c'è più il principio vitale che è l'anima, la quale ci fa vivere una vita umana. Questa vita è poco più della vita dell'animale, infatti anche noi essere umani siamo animali; animali con un'anima, ma sempre animali. L'anima ce l'hanno non solo gli animali ma anche le piante; sarà un'anima vegetale ma è un'anima, cioè un principio che dà la vita. L'anima nell'uomo è un po' diversa da quella dell'animale, ma poco più. Ma se Dio vive in te, la tua anima non vive soltanto come l'anima in un mammifero che ha anche la ragione. L'anima diviene capace di operazioni soprannaturali, diviene capace di operazioni che fanno sì che l'uomo trascenda nella sua vita il mondo presente, perché raggiunge Dio.

Le virtù teologali raggiungono Dio, toccano Dio, ti mettono in rapporto reale con la divinità e la divinità è trascendenza infinita, è trascendenza assoluta. Ed è per la presenza dello Spirito che noi viviamo questa vita di unione con Dio

Ma attenzione! Io non sono come una pisside che contiene le particole: Dio vive in me non in modo statico. Egli non rimane in me per essere adorato ma vive in me come principio vitale: come l'anima è nel corpo così lo Spirito è nell'anima mia, è un principio vitale che dà alla mia anima nuove capacità di vita. Per lo Spirito che vive in me, io credo, spero e amo: e credendo, sperando ed amando, vivo una vita divina

Vivo una vita mondana perché ho rapporto con questa mura, con la sedia in cui siedo. E' una vita mondana questa, perché se fossi morto non potrei sedermi, non potrei più avere un rapporto col mondo. Ora vivo una vita che ha rapporto col mondo, ma per il fatto che lo Spirito di Dio è principio vitale della mia anima, la mia anima nella sua attività vive ora un rapporto reale con l'eternità, un rapporto reale con l'immensità divina. Dove siamo ora? A Napoli? No, siamo nel seno di Dio! Ovunque tu sia, vivi già nel seno di Dio

Per uno che viva soltanto in questo mondo, essere qui significa stare a Napoli: ma io quando vado a Napoli, a Firenze o in qualunque altro posto, contemporaneamente vivo nel seno di Dio e perciò, ovunque io sia, sono sempre nel medesimo luogo! Ecco l'indifferenza dei santi! Essere qui o là ci deve toccare poco: non è vero però che ci tocca poco, perché questo fatto agisce direttamente sul nostro cuore. Però la nostra anima, proprio in forza dello Spirito che vive in lei, è già nell'immensità divina. Lo Spirito Santo, che vive in noi e che ci rende capaci di questa attività soprannaturale, che è l'esercizio delle virtù teologali, che cosa compie prima di tutto? Ci elargisce i suoi doni e così facendo le nostre attività divengono capaci di azioni soprannaturali, o meglio detto, l'anima nostra diviene capace di operare sul piano divino.
U.S.F.P.V.

terça-feira, 26 de maio de 2020

don Divo Barsotti, Il dono dello Spirito Santo e l'esercizio delle virtù teologali Ritiro - Napoli 12-14 maggio 1978

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Il dono dello Spirito Santo e l'esercizio delle virtù teologali

Ritiro - Napoli 12-14 maggio 1978


12 maggio
Omelia
Viviamo alla Presenza reale di Gesù Cristo
Con la santa Messa iniziamo il nostro ritiro fino a domenica. Vi chiedo di allontanare da voi in questi giorni ogni pensiero che possa distrarvi, sia della famiglia che del vostro lavoro. In questi giorni dovete essere tutte per Iddio, anche se avete dei doveri, perché il primo dovere è quello di vivere unicamente per Iddio.
Il Signore è vicino a noi, ed è imminente la sua venuta per tutti noi e fra poco noi vivremo nella sua presenza per sempre. Perciò abituiamoci fino da ora a vivere in questa presenza ed a esser contenti di Lui, dal momento che per Lui dovremo essere beati per tutta l'eternità.
 Egli è qui più presente di tutti gli altri, più vivo e reale della realtà di questo mondo e delle persone che ci sono vicine. Viviamo perciò nella realtà di questa presenza. Che la presenza di Dio s'imponga al nostro spirito, così che in questi giorni sentiamo davvero che la nostra vita è più piena di gioia, pur nel silenzio e nella solitudine alla quale vogliamo in qualche modo costringerci. 

Dio esiste ma noi non dobbiamo dirlo con le parole e crederlo con l'intelligenza: dobbiamo viverlo con tutto l'essere nostro. La fede non è semplice adesione dell'intelligenza a idee astratte, è una presa di coscienza e una percezione di tutto l'essere di una realtà viva. Il nostro mondo è Dio, questa dolcezza infinita, questa luce immensa, questo amore che ci pervade, che ci investe fin nel profondo, che ci riempie di sé: viviamo in questi giorni di Dio! Solo nella misura che cercheremo di vivere nella sua presenza, questi pochi giorni di raccoglimento e di preghiera saranno per noi una grazia grande, che può essere decisiva per la nostra vita e deve essere decisiva soprattutto per coloro che devono fare la consacrazione nella Comunità.
La consacrazione è un trasferimento di proprietà. Quando consacriamo il pane e il vino, il pane e il vino si trasformano e divengono il Corpo e il Sangue di Cristo. Nella consacrazione che noi dobbiamo fare avverrà altrettanto: ci strapperemo a noi stessi, ci daremo a Lui ed Egli prenderà possesso di noi trasformandoci in sé, in tal modo che in noi non viva più che il Signore.
Ora vogliamo accennare all'argomento di questo breve ritiro. Viviamo nell'imminenza della festa della Pentecoste; l'argomento sarà il primato delle virtù teologali. Dobbiamo vedere quale rapporto vi è fra il dono dello Spirito Santo che vive in noi e l'esercizio delle virtù teologali: fede speranza e carità.
Il dono dello Spirito Santo
Quando si parla dello Spirito Santo e della vita cristiana noi dobbiamo tener presente due cose: prima di tutto che è nel dono dello Spirito Santo che Dio Trinità, viene a noi e abita in noi; cioè non si dà a noi immediatamente il Padre e il Figlio, ma è nello Spirito Santo che Dio si dona. Lo Spirito Santo è inseparabile dal Padre e dal Figlio; pertanto nel dono che il Padre e il Figlio ci fanno dello Spirito Santo, anche il Padre e il Figlio vengono in noi e abitano in noi. 
Allora la prima cosa che dobbiamo tener presente è il dono ipostatico dello Spirito Santo. Prima di parlare dei doni dello Spirito Santo, dobbiamo parlare dello Spirito Santo in quanto dono. É molto più importante il dono dello Spirito Santo che non i suoi doni. Il dono dello Spirito Santo è Dio che si dona a noi, Dio che diviene nostro, Dio che vuol essere la nostra ricchezza e la nostra vita. Però lo Spirito Santo che si dona a noi, si dona per essere in noi principio quasi formale di vita della nostra anima. Dice sant'Agostino: "Quello che l'anima è per il corpo, lo Spirito Santo è per l'anima stessa".

 Come il corpo vive in forza dell'anima che la abita, così l'anima vive per lo Spirito Santo che le è stato donato. Però, la vita che lo Spirito Santo ci dona, non è la vita di Dio: la vita infatti è sempre la nostra medesima ma è ora una vita che, mediante questa presenza, viene tutta trasfigurata e trasformata. Essa diviene una vita deiforme, una vita divina; perché lo Spirito Santo è luce e ci illumina; lo Spirito Santo è fuoco e ci riscalda cioè investe le nostre potenze, le trasforma e le rende capaci di vita soprannaturale.


Dal dono dello Spirito Santo dipendono i doni dello Spirito Santo; è mediante i doni che la nostra attività e tutta la nostra vita diviene soprannaturale e noi agiamo in tal modo che, per usare il linguaggio di san Paolo, si può dire che non siamo più noi che viviamo, ma è Cristo che vive in noi. 

È per questi doni dello Spirito Santo che tutta la nostra attività, intellettuale, conoscitiva ma anche dell'amore e della volontà, si trasforma e noi viviamo quelle virtù che ci mettono in rapporto diretto con Dio: la fede, la speranza e la carità. Senza questo dono noi non saremmo capaci di esercitare le virtù teologali. L'uomo, se Dio non vive in lui, non avrà mai la capacità di superare l'infinita distanza che lo separa da Dio; nessun atto dell'uomo potrebbe mai raggiungere Dio. Può raggiungere Dio, "può salire a Dio", dice Gesù nel IV vangelo, "soltanto chi da Dio è disceso". Ora, lo Spirito Santo che Dio effonde nei nostri cuori, solleva la nostra anima e dona, alle nostre potenze, la capacità di compiere degli atti per i quali noi possiamo trascendere l'abisso del creato e raggiungere Colui che è trascendenza infinita, Dio stesso.

virtù teologali ci aprono al rapporto con Dio

La fede, la speranza e la carità sono le virtù mediante le quali noi non abbiamo più soltanto rapporto col mondo e con gli uomini, ma con Dio. Per avere un rapporto con gli uomini e col mondo non abbiamo bisogno di fede, di speranza e di carità. Infatti, basta avere gli orecchi per ascoltare, gli occhi per vedere, le mani per toccare ed entriamo in rapporto col mondo di quaggiù.

 Ma entrare in rapporto con Dio non si può senza la fede, la speranza e l'amore. E tali virtù sono il frutto di questa azione dello Spirito Santo che trasfigura, che trasforma le nostre potenze, perché possano raggiungere Dio. Noi abbiamo un rapporto col mondo perché vediamo, ascoltiamo, tocchiamo; 

la fede, secondo l'insegnamento dei Padri ed anche della teologia, ci dà come degli occhi nuovi per i quali noi intravediamo la realtà divina; la fede è poi, per noi, anche un nuovo modo di ascoltare. Attraverso tutte le cose, noi ascoltiamo la parola di Dio. 

Ed è proprio attraverso lo Spirito Santo che otteniamo questo organo nuovo che è la carità mediante la quale, come insegnano san Bernardo e san Giovanni della Croce, noi tocchiamo Dio: lo abbracciamo, lo baciamo e siamo da Lui baciati, viviamo l'unione più intima e profonda con Dio stesso. Certo non è un tocco sostanziale, non è un'esperienza sensibile: ma è certamente qualcosa di analogo all'esperienza sensibile. Proprio per questo san Bernardo può dire: "Mi baci col bacio della sua bocca" e vede in questa preghiera l'ansia dell'anima che vuole raggiungere l'unione con Dio.

L'unione con Dio si realizza nello Spirito, ma è analoga all'unione sensibile. Ecco perché il "Cantico dei Cantici" nella tradizione cattolica è considerato come il libro dell'esperienza mistica: per uno che non conosce la Parola di Dio, sembra che parli solo dell'amore umano; è un libro addirittura crudo nelle sue espressioni. La traduzione molto spesso cerca di velare certi concetti, perché è molto diretto nelle sue espressioni, come potevano esserlo i popoli primitivi nel dire le cose. Potrebbe dare anche fastidio leggerlo nella sua esatta traduzione letteraria. 

Ma è divenuto il libro dell'esperienza mistica perché sul piano spirituale l'uomo, mediante la fede, la speranza e la carità, vive un rapporto reale con Dio che è simile al rapporto che noi abbiamo con le cose: vediamo le cose, ascoltiamo le persone, le tocchiamo, le abbracciamo, le baciamo, siamo uniti all'altra persona

Altrettanto avviene mediante l'azione dello Spirito nella nostra vita di unione con Dio. Tutto questo si compie per il dono dello Spirito Santo e si compie attraverso le virtù teologali della fede, della speranza e della carità.
Noi dobbiamo vedere in questi giorni come, attraverso queste virtù, viviamo la vita spirituale sotto l'azione dello Spirito Santo. Ma ripeto, sotto l'azione dello Spirito Santo: perché una vita spirituale in senso umano, la vive anche chi non ha fede mentre la vita spirituale in quanto dipendente dall'azione dello Spirito Santo, è propria soltanto del cristiano che ha ricevuto il dono dello Spirito e mediante questo dono, vive in unione con Dio.

Nello Spirito santo siamo uniti a Cristo

Noi dobbiamo vedere in questi giorni la presenza dello Spirito Santo in noi che, mediante i suoi doni, trasforma la nostra attività in tal modo che le nostre potenze sono capaci di atti soprannaturali nell'esercizio delle virtù soprannaturali, con le quali noi entriamo in rapporto reale con Dio; 

ma questo rapporto reale con Dio è un rapporto col Cristo, perché Dio si dona a noi in Cristo Gesù. Nel rapporto col Cristo, noi lo vediamo, ascoltiamo la sua parola e ci uniamo a Lui nell'unione più intima. Nella vita spirituale termine ultimo è il matrimonio spirituale, l'unione col Cristo.
Nella tradizione della spiritualità italiana esiste un libro, il più bel libro di san Lorenzo Giustiniani, nel quale l'autore parla del casto connubio dell'anima col Verbo.

Tutta la vita cristiana termina in questa unione mirabile di noi con Cristo Gesù, così da essere con Lui un solo corpo, così da vivere in Lui una sola vita, pur rimanendo persone distinte. Egli è lo sposo e l'anima nostra è la sposa che a Lui si dona. Questo mistero non potremo certamente svilupparlo oggi perché è un argomento di una grande profondità; ma capite, se non altro, su che cosa vorremmo meditare.
È semplicissimo: in che cosa consiste la salita? Non è una cosa difficile, non dobbiamo far nulla. Non dobbiamo far nulla! Dobbiamo soltanto accogliere in noi lo Spirito divino e abbandonarci alla sua azione. Null'altro. Non dobbiamo far altro che abbandonarci all'azione di Dio il quale vive in noi. Tutto il segreto della santità sta in questa docilità all'azione dello Spirito che vive nei nostri cuori. E allora, tutta la nostra vita sarà vita di fede, tutta la nostra vita sarà vita di speranza, tutta la nostra vita sarà vita di amore. Nella fede, nella speranza e nell'amore noi vivremo l'unione più intima col Cristo e ci trasformeremo nel Cristo.

segunda-feira, 25 de maio de 2020

El enfrentamiento entre Occidente y China en la asamblea de la OMS

 português (brasileiro)



La 73a. Asamblea General de la Organización Mundial de la Salud -el máximo órgano de las Naciones Unidas, responsable de la protección de la salud de los ciudadanos de los Estados miembros- celebrada hace unos días en Ginebra en forma de videoconferencia entre los Ministros de Salud de los países miembros, en plena pandemia del Covid-19, constituyó un verdadero y propiamente dicho enfrentamiento en materia de política internacional. De hecho, es cada vez más apremiante la necesidad de abrir una investigación internacional sobre los perfiles de responsabilidad política internacional respecto al régimen comunista del dictador Xi Jinping que gobierna a China con puño de hierro.
Las fundamentadas acusaciones de la administración Trump, que desde hace meses detecta graves violacionespor parte del gobierno de Pequín, de los protocolos internacionales en caso de crisis sanitarias epidémicas y pandémicas, habían sido desestimadas en un primer momento con superficialidad o cínico oportunismo por varias esferas diplomáticas entre las cuales desafortunadamente, también la italiana, como temerarias maniobras de una nueva «guerra fría» entre las dos potencias económicas nacionales más grandes del planeta. Estas maniobras ahora dejan en evidencia los lados más dramáticos de la informal y agresiva política exterior adoptada por el gobierno de Beijing para conquistar los roles de hegemonía dentro de las organizaciones políticas internacionales. Una estrategia que se ha manifestado en toda su evidencia en el caso del papel asumido por la OMS en la primera fase de la gestión de primera línea de la guerra contra el Coronavirus. LEGGERE...