sábado, 30 de setembro de 2017

Il fuoco irritante della mistica (Divo Barsotti)


Il fuoco irritante della mistica (Divo Barsotti)
di Paolo Giuntella
Maestro di fede per intere generazioni, don Divo Barsotti ha espresso una visione spirituale rigidamente cristocentrica. Per questo motivo, l’impegno sociale e anche il rinnovamento della Chiesa voluto dal Concilio sono, nelle sue pagine, questioni secondarie.
Appartiene, con don Mazzolari, don Milani, Carlo Carretto, don Tonino Bello, padre David Turoldo, alla pattuglia dei « campioni d’incassi »: gli autori cristiani più letti in Italia. I suoi libri, non solo venivano acquistati ma prestati, passati di mano in mano, tra affezionati lettori, nei gruppi parrocchiali e di preghiera, nei conventi. Ma sarebbe un errore considerare questi « libri dell’anima » come esclusiva delle librerie cattoliche, insomma come una lettura di sacrestia. Don Divo Barsotti, come don Primo, don Lorenzo, fratel Carlo, don Tonino, padre David, e pochi altri, ha sempre avuto lettori anche fuori dal tempio, oltre i recinti confessionali. Tuttavia non è stato un « testimone sociale », né un profeta dell’impegno politico per la trasformazione della terra, ma un mistico, un grande mistico e, proprio per questo, amato anche da persone che avevano passioni e preoccupazioni molto diverse, se non addirittura contrastanti.
Il cristianesimo di don Divo Barsotti era – ma dovremmo dire è perché continuerà a fermentare nei suoi libri e a vivere nella sua associazione, la Comunità dei Figli di Dio, che dalla Toscana si è dilatata a livello internazionale – rigidamente cristocentrico. Il cuore della vita cristiana è l’annuncio del Cristo, del Cristo Risorto. E per questo – almeno nei suoi libri, nelle sue meditazioni, nella sua predicazione, perché io non l’ho conosciuto personalmente – poteva diventare persino polemico nei confronti di una fede troppo riversata sulla sua dimensione politica, sociale, pubblica.
Come per tutti i grandi mistici, la tensione, lo scopo della vita, la speranza sono tutti concentrati verso una sola direzione: «Essere una cosa sola con Gesù. Che Gesù sia veramente la forza della nostra vita, la gioia unica della nostra esistenza, l’unica nostra speranza, l’unico nostro amore. Tutto deve avere termine in lui, perché anche la nostra vocazione è una sola, quella di divenire una cosa sola con lui. Non c’è altra vocazione del cristianesimo che questa, ed è la vocazione più alta che noi possiamo ricevere».
Se il centro dell’esperienza cristiana è il Cristo risorto, l’eucarestia cuore della presenza eterna ma già qui e ora per i credenti, l’impegno sociale e politico, la stessa riforma o rinnovamento della Chiesa – e dunque anche il Concilio Vaticano II – diventavano secondari. Semmai sono la conseguenza di un cuore nuovo.
Don Divo Barsotti è stato ed è una lettura irritante, scandalizzante. Scuoteva negli anni ’70, ma ancora scuote nel nuovo secolo, le certezze, le abitudini, i luoghi comuni di molti cattolici progressisti ma anche dei cattolici integralisti o conservatori. Proprio per questo la sua lettura diventa fertile, riequilibrante, liberante. Racchiuderlo in qualsiasi schema o schieramento è impossibile. Cercatore ostinato di Dio e dell’intimità divina, era un poeta contemplativo di Dio.
È stato uno scrittore cristiano fluviale e prolifico (ha scritto 150 libri di cui tutti hanno letto almeno qualche pagina), maestro spirituale di diverse generazioni di preti e monache, ma anche di laici cristiani. Ai suoi libri si tornava e si torna proprio quando uno ha fatto il pieno della letteratura cristiana impegnata, della teologia politica, della militanza, e vuole fare una pausa, tornare a meditare sulle fondamenta.
È capitato a me nella metà degli anni ’70, e ricapita spesso quando uno ha bisogno di tirare il fiato, ha la nausea dell’immersione nella sola terra. Non per abbandonare. Al contrario: per ritrovare l’Assoluto, dunque le motivazioni più vere e profonde dell’impegno. Contemplazione e Azione, Preghiera e Azione. E forse il titolo di uno dei suoi « mitici » diari, il primo, La fuga immobile, fuga non per sfuggire le proprie responsabilità, ma fuga del mondo senza tuttavia fuggire dal mondo, esprime proprio questa dinamica spirituale: recuperare il centro di tutto, la Sorgente, ricentrare il cristianesimo. Porre o rimettere al centro Dio. Cristo. La vocazione del cristiano, sposato, celibe, consacrato, non è cambiare il mondo, ma contemplare e pregare l’unica Signoria.
La passione della sua vita – lo dico da semplice lettore attratto attraverso i suoi scritti – fu la spiritualità orientale e russa, la frequentazione spirituale di san Sergio, san Serafino, Silvano del Monte Athos; il recupero in Occidente della dimensione contemplativa, del cristianesimo della icona e della Signoria del Padre, del Cristo, dello Spirito. Dalla centralità del Cristo al mistero della Trinità.
Questo primato della Fonte, non impedisce l’azione, ma non è possibile azione, presenza, lievito, senza il cuore, il centro, l’essere, dunque il Cristo parola di Dio, l’ingresso nell’intimità di Dio. «Il tuo amore deve abbracciare tutto: tutto l’universo, tutta la creazione deve esultare in te nella pienezza della vita divina. L’estasi non strappa alla terra, ma eleva con te la terra, nella luce di Dio – la trasfigura in Dio. Il cristianesimo però ha sempre rinnegato un ascetismo manicheo che vede nella rinunzia e nel rinnegamento il suo fine. Il cristiano non può rinunziare a nulla, tutto è suo – e tutto egli deve portare con sé, elevare con sé fino a Dio nell’amore. Unica legge del cristiano è l’amore – un amore che vince ogni egoismo umano, naturale, istintivo, fino a dar tutto, anche la vita».
Credo che proprio questo cercassero in lui amici personali, e uomini molto diversi, come Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti. Cercavano il consiglio, la direzione spirituale, il confronto, la fertilità di questo richiamo in alcune stagioni particolarmente non conformista, controcorrente.
«Don Divo è stato un uomo che ha dedicato tutta la vita a far conoscere agli uomini la bellezza della Verità contemplata nella fede. Passionale e forte, dolce e paterno, solitario e uomo di fede incrollabile, monaco e predicatore al tempo stesso, insofferente alle mode e capace con una parola di illuminare un’intera esistenza…», ha scritto don Serafino Tognetti, il suo successore alla guida della Comunità dei Figli di Dio.
Teologo, predicatore, poeta, ha vissuto dal suo eremo di San Sergio, nella scelta della contemplazione, nel cuore del suo secolo. Amico di Hans Urs von Balthasar, del cardinale Elia Dalla Costa, di Giuseppe Lazzati e Marcello Candia. Ma anche di uno dei massimi poeti italiani del ’900, Mario Luzi, e di Carlo Bo. La sua sensibilità, la sua scrittura poetica, non hanno confini di disciplina di ambito letterario. Ne sono impregnati tutti i libri, e in particolare proprio i tanti commenti biblici. Il testamento di don Divo Barsotti – per tutti, ma in particolare proprio per chi lo ha conosciuto solo attraverso le pagine scritte –, il suo passaggio di testimone ai giovani del nuovo millennio, è racchiuso nelle ultime parole della sua ultima intervista: «Non serve a Dio l’orgoglioso che crede di poter fare senza di Lui, non serve a Dio la persona che si piega solo verso di sé, non serve a Dio l’uomo che ha il potere umano e la ricchezza dei soldi, della fama. Servono gli umili, gli uomini che sul piano umano sembra che abbiano fallito e invece sono quelli che vincono il mondo».
Paolo Giuntella

Comunità dei figli di Dio fondata da don DIVO BARSOTTI il quale ha messo al centro della propria VITA e del proprio CUORE la frase “CERCO DIO SOLO”.

La Comunità dei Figli di Dio E’ una famiglia religiosa che vuol dare la possibilità di essere figli della Chiesa e di compiere la sua stessa missione: l’unità, fra tutti gli uomini non escludendo nessuno, ma accettando tutte le anime di buona volontà senza fare difficoltà di condizione di età e stato di vita. La Comunità non vuole creare una “ELITE” in seno alla Chiesa, ma vuole far vivere veramente nella Chiesa la sua cattolicità, l’unità profonda del suo spirito. (dal VADEMECUM). La Comunità si propone di essere uno strumento offerto a tutte le anime di buona volontà che vogliono rispondere alla vocazione universale alla SANTITA’, intende richiamare i suoi membri a una coscienza più viva, a una realizzazione più piena del mistero dell’adozione filiale, in un loro rapporto di adorazione e di lode al PADRE, in unione più intima con CRISTO, nella docilità allo SPIRITO SANTO. Vuole realizzare questo suo fine vivendo con piena coscienza ed umiltà il primato delle virtù teologali nella vita di ogni giorno, in ogni stato, in ogni condizione di vita, in ogni età. Impegna i suoi membri alla preghiera principalmente con le quattro preghiere obbligatorie, la Liturgia delle Ore e l’ascolto della Parola di DIO. Promuove lo spirito comunitario con un incontro settimanale in piccoli gruppi; con l’Adunanza e un Ritiro mensile e con gli esercizi annuali. L’adunanza ha carattere anche di studio e di aggiornamento teologico. La sua struttura: ha i superiori maggiori nel Padre Generale e nei due Assistenti Generali che dirigono la Comunità sparsa in tutta Italia e nel Mondo. I Superiori maggiori sono coordinati dagli Assistenti di Famiglia i quali assistono e dirigono i Gruppi zonali. La Comunità s’ispira alla spiritualità monastica Orientale, specialmente dei primi secoli della Chiesa. Il nostro cammino di Fede è cominciato quasi due anni fa e precisamente il 14-15-16 marzo 2014 in occasione delle Solenni Quaranta ore nella Parrocchia di San Giacomo Maggiore in Lugo, predicate da padre Serafino Tognetti della Comunità dei figli di Dio fondata da don DIVO BARSOTTI il quale ha messo al centro della propria VITA e del proprio CUORE la frase “CERCO DIO SOLO”. In questi ventiquattro mesi abbiamo seguito un percorso ben preciso entrando in aspirantato, un periodo e un cammino di formazione in cui siamo state seguite settimanalmente da laici consacrati con l’incarico di educarci, di formarci; e farci conoscere la Comunità. Abbiamo approfondito la Parola di Dio nella lettura della Bibbia, abbiamo iniziato a conoscere la spiritualità della Comunità attraverso lo Statuto e i testi del Padre Don Divo: ne ha pubblicati oltre 150! Cercare DIO SOLO non è facile, ma il Padre ha sempre insegnato che Dio non lo dobbiamo cercare solo nelle preghiere quotidiane, ma nelle persone e nei fatti della vita di ogni giorno, anche quelli meno piacevoli. Le otto aspiranti di Massa Lombarda si sono poi consacrate nella Comunità in momenti diversi: Maria P., Patrizia V. e Cristina G. il 3 Ottobre 2015 a Crocetta di Medicina; Patrizia F., Tiziana G., Vita di L., Marinella B. e Angela L. Domenica 7 Febbraio 2016 a Bologna. Sono stati momenti molto emozionanti, dove ognuna di noi è stata singolarmente davanti a padre Serafino e padre Silverio. Pronunciare la frase “CERCO DIO SOLO” non è affatto facile. Questo cammino ci ha portate a conoscere meglio che cos’è la FEDE che ogni persona ha dentro di sé; la Fede è la pietra miliare del nostro rapporto con Dio, la FEDE sono gli occhi, l’organo che DIO ci ha dato per entrare in rapporto con Lui vivendo nel mondo. E come dice il Padre “la FEDE è come lampada che brilla in un luogo oscuro. Una piccola Luce è accesa nell’intimo del cuore finché non spunti nei nostri cuori la stella del mattino. La stella del mattino è CRISTO che vive nel cristiano e annuncia l’imminenza del giorno.” (dalla Meditazione sulla seconda lettera di Pietro). Alcune testimonianze Anche se conoscevo la CFD da diversi anni, alla fine è sempre LUI a scegliere il momento per la chiamata: non bisogna mai avere fretta. Ringrazio il Signore perché attraverso la preghiera ha saputo infondermi sicurezza nei momenti difficili, lo ringrazio anche per avermi fatto incontrare le persone che mi hanno seguito nel cammino di formazione. Ripensando a quella Domenica porto e porterò sempre con me non solo la mia consacrazione ma anche il ricordo del mio Battesimo. Pace e bene a tutti voi. ( Marinella B. ) GRAZIE Signore perché dopo tanti anni di corteggiamento, mi hai regalato ancora un dono: la CFD. GRAZIE perché hai accettato la mia consacrazione. GRAZIE perché mandi davanti a me un Angelo a custodirmi. GRAZIE. (Tiziana). Il cammino di aspirantato mi ha dato la possibilità di conoscere la figura e la spiritualità del padre d. Divo Barsotti e la Comunità dei figli di Dio. In questo periodo è maturata in me la consapevolezza che tutto viene da Lui e a Lui deve ritornare, di quanto sia necessario cercare Dio solo per assaporare la felicità. La mia vita è nelle sue mani e con la certezza che Lui è sempre al mio fianco desidero affidarmi a Lui ogni giorno con il desiderio di compiere la sua volontà. Dio Padre Misericordioso e Maria Santissima mi sostengano e mi guidino ogni giorno per vivere pienamente la mia consacrazione a Lui. (Patrizia F.) Mi è stato chiesto di scrivere due parole riguardo la mia esperienza e ingresso nella Comunità dei figli di Dio. Di questi due anni mi sento di dire che sto vivendo un’emozione dietro l’altra. È il Signore che mi ha chiamata, non sono stata io, è Dio che ha scelto me grazie a padre Serafino Tognetti, uomo di grande carisma ora mio padre spirituale. La Comunità è stata fondata da don Divo Barsotti, uomo di grande spessore e fede, grazie ai suoi libri ci fa capire cosa vuol dire amare veramente Dio e la sua amata Chiesa. È una continua emozione il pregare con la consapevolezza che Dio ascolta e ha bussato nel mio cuore portandomi a diventare monaco nel mondo. Infatti chi si consacra nella Comunità diventa monaco ma nel mondo. Sono onorata di far parte di questa grande famiglia. Termino con una frase di don Divo: “La vita cristiana non è raggiungere Dio ma il nostro  “La mia consacrazione l’ho vissuta molto tranquilla e serena. Sentivo una grande pace dentro di me; di carattere sono molto ansiosa e quindi potete capire come potevo sentirmi in quei momenti….invece avvertivo una grande serenità e pace. Solo nel momento della formula di Consacrazione, prima della comunione, mi sembrava che le parole scritte sparissero dal Manuale…ma la pace no! . L’avverto ancora adesso. Vorrei ringraziare per la loro pazienza, dolcezza e preghiere Gino, Paola, Davide, Lucia. ( Maria P.) Ci sono quattro verbi che San Paolo sottolinea sull’azione della “Parola di Dio” insegnare- convincere- correggereformare ( 2 Tm 3,16). Nel giorno della mia consacrazione, ripensando al percorso di aspirantato e agli incaricati del nostro gruppo di aspiranti, mi sono tornati in mente questi quattro verbi perché esprimono molto bene il servizio che ci hanno donato in questo anno e mezzo. Nella formula della Consacrazione ho promesso di “ donarmi e consacrarmi totalmente e per sempre a lode del Verbo incarnato”. Questo è quello che mi hanno trasmesso Gino e Paola. Mi hanno insegnato che ciò che conta è cercare Dio solo. Mi hanno convinto non solo con le parole ma soprattutto con l’esempio, il loro donarsi con amore gratuito e disinteressato. Mi hanno corretto con dolcezza e fermezza, chiedendomi nell’obbedienza un atto di fede. “ Non preoccuparti, fidati, ci pensa Dio!”. Questa frase l’ho sentita più volte da Gino e con stupore e meraviglia devo dire che più volte ho sperimentato, pur con un certo sacrificio, tanta serenità nel seguire questa esortazione. Nel nascondimento, umiltà e mitezza, Gino, insieme alla dolcezza, semplicità e sensibilità di Paola, mi ha formato smussando spigoli, frantumando certezze, aiutandomi a staccarmi sempre più da me. Tutto sarebbe stato inutile e faticoso se non ci fosse stato Gesù con noi, tutto il resto viene di conseguenza. Grazie Gino! Grazie Paola!( Patrizia V.) E’ stato un giorno di grazia per me, ero molto emozionata, in questi due anni di cammino nella comunità, ho trovato persone che; con cuore grande mi hanno insegnato ancora di più ad amare, pregando la persona più importante che è GESU’. ( Angela L.) Dice Don Divo sulla Consacrazione:” VI SIETE DONATI A LUI, ED EGLI VI HA PRESO, SIETE SUOI PER SEMPRE”. Questo è quello che ho sentito nel momento della Consacrazione, è un momento molto forte e intenso, è stato il grande passo verso Dio in un cammino spirituale, per me bellissimo, che con grande gioia condivido con altri in una crescente unione fraterna. ( Cristina G.)

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Divo Barsotti ha speso interamente se stesso non solo nel suo rapporto, personalissimo e intenso, con Gesù Cristo, ma anche nel farsi maestro di vita spirituale come autore di innumerevoli pubblicazioni - più di centocinquanta

2 n. 35 7 Ottobre 2012 primo piano LaVita IL RICORDO DI UN NOSTRO MAESTRO L’uomo davanti a Dio ella feconda e ramificata esperienza spirituale del Novecento, quella di Divo Barsotti, Fondatore della Comunità dei figli di Dio, è di sicuro una di quelle che, per ricchezza e profondità, richiederà ancora un capillare e perfino appassionato lavoro prima di essere pienamente portata alla luce e fatta sentire come un dono unico di Dio al tormentato e difficile secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle. A questo si aggiunge anche la santità di vita e di missione di un sacerdote e monaco che, nella sua lunga esistenza, non ha mai cessato di testimoniare quell’adesione radicale e profonda al mistero di Cristo in un’epoca storica che, di fatto, sembra essere diretta in una direzione opposta con quella “crisi della fede” denunciata, con accorato e forse inascoltato dolore, da Benedetto XVI. Non vi è dubbio, infatti, che Divo Barsotti ha speso interamente se stesso non solo nel suo rapporto, personalissimo e intenso, con Gesù Cristo, ma anche nel farsi maestro di vita spirituale come autore di innumerevoli pubblicazioni - più di centocinquanta - che, frequentate una per una, rivelano una originalità di prospettiva in cui la sapienza, sì la sapienza della Traditio, non solo spirituale ma anche teologica, si salda, efficacemente, all’ascolto del dramma spirituale del nostro tempo e della nostra convulsa antropologia moderna e postmoderna. E come se non bastasse, Barsotti - forse sull’esempio dei grandi scrittori degli anni ‘30, come Gide e il cattolico Julien Green - non ha esitato a pubblicare in vita i suoi Diari che, a parte il loro contenuto, non esitiamo a definire come un vero capolavoro letterario, per bellezza di stile e per profondità di discesa, autentica e perfino sofferta, nel più segreto silenzio dell’ anima umana e religiosa. Perché pubblicare i diari Certo, alla pubblicazione dei suoi Diari molti critici di Barsotti hanno sollevato la questione: che senso ha pubblicare dei diari che sono un fatto assolutamente privato? Jeremy Driscoll osb, nella puntuale e lucida prefazione al libro di Stefano Albertazzi, crediamo, ha risposto una volta per tutte a questa obiezione richiamandosi alle Confessioni di Agostino e scrive: «Il genere letterario delle Confessioni è una preghiera interamente indirizzata a Dio. […] Agostino non si rivolge al lettore. […] Le Confessioni sono così appassionanti perché rivelano un uomo intensamente in preghiera alla presenza di Dio» (p. 11). Di fatto, non si potrebbe capire nulla dei Diari di Divo Barsotti se non accettassimo questa chiave di lettura che è la più profonda e la più vera. Ed è in questa prospettiva che Sull’orlo di un duplice abisso di Stefano Albertazzi ci appare come un contributo decisivo per intendere, spiritualmente e culturalmente, oseremmo dire, l’intero itinerario di quest’uomo di Dio che è stato ed è don Divo Barsotti. Figlio della Chiesa e, per certi aspetti, figlio anche del tormentato cammino spirituale del nostro tempo. Un testimone del Vangelo e un’insostituibile guida per tutti noi che viviamo questa stagione del mondo segnata, come afferma Marcel Gauchet, dall’«uscita dalla religione». N La visione di un figlio spirituale È in questa prospettiva che sembra avere proprio ragione l’impostazione di lettura critica che Stefano Albertazzi - figlio spirituale di Barsotti - ha individuato nel senso che il Fondatore della Comunità dei Figli di Dio ha camminato e vegliato sempre su un “duplice abisso” l’abisso dell’uomo e l’abisso di Dio. Barsotti, in effetti, percorrendo il dramma del Novecento, si è sempre sentito solidale con un’umanità che corre verso la propria rovina, mentre sente di essere lui - anche con la sua povertà e sofferenza - a dover trattenere gli uomini del suo tempo dal baratro in cui stanno per precipitare. Anche Merton, negli anni della maturità, affermava riguardo ai non credenti: «Non possiamo ignorare i terribili errori che hanno commesso nei tentativi di costruire un mondo migliore senza amore, senza Cristo, senza Dio». Si direbbe, quindi, che Thomas Merton e Divo Barsotti, diventati assai critici nei confronti degli sviluppi della cultura occidentale, abbiano sentito il desiderio di guardare oltre quella cultura alla ricerca di nuove fonti di umanità e di spiritualità perché la creatura umana, come ha scritto proprio Barsotti, «non è alternativa a Dio, ma è davanti a Dio» (D. Barsotti, L’acqua e la pietra, Morcelliana, Brescia 1978, p. 56). Allo stesso tempo, c’è anche l’abisso di Dio. Nel pensiero e soprattutto nell’esperienza di Barsotti questo abisso è prima di tutto una dimensione della vita trinitaria nella quale l’uomo viene introdotto in forza del mistero dell’incarnazione di Cristo: «il Figlio eternamente ritorna nell’abisso del Padre che lo ha generato e l’uomo, partecipando per grazia a questo atto eterno del Figlio, viene anch’egli assorbito perdendosi nell’immensità e nel silenzio della presenza del Padre» (p. 181). Un espressione, in effetti, che ricorre spesso nei Diari di Divo Barsotti è quella di «perdersi in Dio», ma aggiunge: «Perdersi non vuol dire per l’uomo cancellare, distruggere il suo stato di creatura - vuol dire al contrario realizzare il “mistero” della creazione come atto libero di Dio» (p. 185). Per Divo Barsotti, dunque, si vola verso gli abissi e si va verso Dio, come l’aquila vola in direzione del sole, per cui «secondo gli antichi è questa la vita dell’anima che crede» (p. 187). Al di là di tutto, resta, comunque, quella grande verità che Barsotti non ha cessato di comunicare e testimoniare – Dio rimane l’Amore - anche quando, come annota Stefano Albertazzi, «le parole dei suoi diari ci giungono da sopra e da sotto, dall’orlo dell’abisso e dalle sue profondità. Nel suo movimento di discesa e di salita Barsotti non fa che parlarci del suo personale rapporto con Cristo a cui riconduce tutta la sua complessa e travagliata esperienza umana, costringendo il lettore a confrontarsi con un essenzialità e una radicalità di fronte alla quale l’uomo contemporaneo si trova fortemente disorientato» (p. 13). Il rapporto con Cristo Ecco il punto nevralgico della ricostruzione critica di Stefano Albertazzi: il personale rapporto con Cristo che è stata la croce e la gioia dell’intera vita di Barsotti, della sua appassionata predicazione, del suo scrivere ininterrotto per portare agli uomini del nostro tempo il «profumo di Cristo». E dobbiamo anche aggiungere che Albertazzi, pur sentendo molto il rapporto con il suo Fondatore, conduce un’indagine veramente critica nel senso migliore del termine. Vuole capire lui stesso e illuminare gli altri eventuali lettori di quel complesso e ramificato itinerario spirituale di Barsotti, ma tenendosi saldamente ancorato alle questioni in gioco, alle domande sottese, alle piste aperte o anche semplicemente intraviste da quello sguardo acuto e, se così possiamo dire, “cristologico” che possedeva Divo Barsotti. Così, si tratta di uno studio articolato e anche attentamente sorvegliato da una prospettiva teologica e spirituale che nulla lascia al caso: dalla ricostruzione biografica alla formazione teologica e spirituale di Barsotti e fino alla sua originalissima spiritualità monastica così fortemente radicata nell’istituzione monastica vera e propria, ma anche aperta ai laici che possono trovarvi la ragione profonda di quella vocazione universale alla santità tanto raccomandata dal Vaticano II e dal Magistero di questi ultimi anni. E dunque, ha ragione Albertazzi nel concludere il suo studio relativo ai Diari di Barsotti: «Sono libri che non ci parlano solo dell’esperienza dell’uomo, ma che ci introducono alla conoscenza dell’uomo in quanStefano Albertazzi, “Sull’orlo di un duplice abisso. Teologia e spiritualità monastica nei diari di Divo Barsotti” San Paolo, Cinisello Balsamo 2009 In questo studio, attento e sicuro, l’autore ricostruisce il complesso e lineare itinerario interiore di Divo Barsotti nei suoi splendidi Diari che sono un autentico capolavoro della letteratura religiosa del nostro tempo di Carmelo Mezzasalma to tale, di ciò che l’uomo è e di ciò che è chiamato a essere alla luce dell’evento cristiano: ogni lettore non prevenuto può pertanto ritrovare in queste pagine una parte più o meno grande della propria vita, scoprendo in esse un meraviglioso itinerario pedagogico che può essergli di grande aiuto nel suo cammino di crescita umana e spirituale» (p. 424). Ogni sincero lettore dell’opera spirituale di Barsotti non fa nessuna fatica ad ammettere che tutto questo è vero, e anzi vorrebbe aggiungere quelle straordinarie espressioni della beata Elisabetta della Trinità nel suo ultimo biglietto, prima della morte, e rivolto alla sua priora e Madre: «Creda al suo portavoce e legga queste righe come inviate da Lui». Divo Barsotti, settimo di nove fratelli, nacque il 25 aprile 1914 a Palaia, paese rurale in provincia di Pisa, nel 1925, a undici anni, entrò nel seminario di San Miniato, dove venne ordinato sacerdote il 18 luglio 1937. Dopo l’ordinazione prestò servizio sia presso le parrocchie della diocesi come coadiutore dei parroci, sia in seminario come insegnante di lettere. Non riuscendo però a trovare una collocazione pienamente soddisfacente, e spinto anche da una vocazione interna che lo portava ad una dimensione missionariacontemplativa, chiese al vescovo di poter andare in missione e, ottenuto il permesso, si preparò a partire per l’India, come sacerdote secolare, appoggiato agli Auxiliares des missions del Belgio. Lo scoppio della seconda guerra mondiale, però, fece naufragare questo progetto. Negli anni della guerra don Divo si mise in contatto epistolare con Giorgio La Pira e cominciò a scrivere articoli di carattere religioso, alcuni dei quali pubblicati sull’Osservatore Romano. Al termine della guerra, per interessamento di Giorgio La Pira, don Divo si trasferì a Firenze. L’arcivescovo cardinale Elia Dalla Costa lo accolse e, dopo un primo servizio presso un Istituto di suore a Badia a Ripoli, lo nominò cappellano di un Istituto religioso femminile presso la Rettoria della Calza, a porta Romana in Firenze, dove rimarrà per otto anni. Nel 1947 iniziò la direzione spirituale di un gruppetto di donne che porterà alla nascita della “Comunità dei figli di Dio”. Al convento della Calza si fece conoscere per la sua predicazione, e diede alle stampe il suo primo libro, Cristianesimo russo (1948), che introdusse in Italia per la prima volta figure come san Sergio di Radonez, san Serafino di Sarov e Silvano del Monte Athos. Nel 1954, dopo una breve esperienza eremitica presso una delle casette rupestri di Monte Senario, si trasferì a Settignano, nella periferia di Firenze, in quella che diventerà la Casa-madre della Comunità dei figli di Dio: Casa San Sergio. Iniziò una vita comune di stampo monastico con alcuni giovani, in stretta comunione con il resto della Comunità che nel frattempo si va espandendo in altre città italiane: Viareggio, Venezia, Napoli, Palermo, Biella, Modena ed altre. Don Divo Barsotti ha insegnato teologia sacramentaria e teologia spirituale per oltre un trentennio presso la Facoltà teologica di Firenze e ha scritto moltissimo: 155 i suoi libri, diversi dei quali tradotti all’estero È morto nella sua Casa San Sergio a Settignano il 15 febbraio 2006, e lì è sepolto.

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Monaquismo e Mística - Padre Divo Barsotti



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A verdadeira oração é o silêncio. O silêncio é a prova do verdadeiro contato com Deus. Deus é fogo: como tu podes tocá-lo e não ser queimado, e não ser consumido? Ele te toca e sois incinerado. Tudo é silêncio: a tua vida é Ele, só Ele.”

"Séculos após séculos, existem grandes almas sobre as quais pesa verdadeiramente todo o pecado de uma geração, o fardo da miséria do mundo. São as almas mais santas".


"Em torno dos santos, surgem santos: 
basta um santo para comunicar a vida sobrenatural,
através da palavra, aos que lhe estão próximos.
Porque não somos capazes de fazer santos?"


“A vida espiritual exige o silêncio de Deus – devemos ser purificados de toda procura de nós mesmos, de consolação, de aprovação, porque o nosso amor, que cresce na humildade e na fidelidade desnuda, devemos dia a dias ser mais puro”.


 “Hoje, a humanidade se afastou de Deus, e do resto, mesmo aqueles que frequentam a Igreja não se dão conta da grandeza do ato litúrgico que assistem. Deus nos dá a salvação, não mediante o poder, mas o aniquilamento: o Mistério da Cruz. Por isso, não devemos esperar, no sentido humano, um triunfo da Igreja: são os poucos que são salvos os muitos e os salvam através da humildade de um trabalho desconhecido, que não tem esplendor humano”.


Ò meu Senhor, quero me assemelhar a ti, dai-me a alegria das pequenas coisas, dai-me a alegria de olhar-te e esquecer-me para sempre.

“São os santos que não somente mantém o mundo, mas o fazem viver”

"A máxima sabedoria na vida cristã é saber dormir nos braços de Deus".

"Nós vivemos na Ressurreição, com Cristo ressuscitamos e ascendemos ao céu. Não pertencemos mais a terra, ascendemos a glória de Deus. Todo o peso da terra não nos deve fazer esquecer que nós vivemos no seio do Pai. Somos filhos de Deus".


" Somente a santidade tem o direito de falar, porque somente o testemunho do santo é verídico".
Barsotti, Divo. Pensieri per ogni giorno. 28


DOCILIDADE AO ESPÍRITO SANTO
Docilidade ao Espírito: não impeçamos a sua obra.
Também as virtudes podem ser empecilho, busca-se fazer tanto bem para não fazer aquilo que o Senhor quer, que pode mesmo ser menos, mas nos custa mais porque importa nossa renuncia”
D. Divo, retiro a Settignano, 15 de julho de 1956



"Nenhuma criatura soube abandonar-se 
à ação do ESPÍRITO como a VIRGEM. (...)
N´ELA não vemos a criatura mas vemos a DEUS, 
DEUS que está nela, DEUS que vive nela, puro cristal!"
Divo Barsotti


"Deves viver na Missa a própria vida dos santos, a participação a vida divina no dom do Espírito, na tua união com Cristo, no louvor do Pai, a comunhão dos santos: a presença da Virgem, a multidão imensa dos anjos e dos santos".

“Toda a Igreja não é senão uma família de orantes que vivem sempre diante do trono de Deus para interceder por todos. Cada um, mais ou menos, participa deste dever, deste trabalho. Cada um, vivendo este empenho, responde ao desígnio de Deus, à vocação recebida.” 
Barsotti, Divo.


"Hoje, o cristianismo só tem uma possibilidade de sobreviver e é tornar Deus realmente presente. E Deus se torna realmente presente porque a Encarnação de Deus é verdadeira. Mas não pode se tornar presente senão na santidade dos que são transfigurados pela graça. É a transfiguração deles que revela a presença real de Deus. Precisamos de santos."

"Deus nos faz santos, amadurecendo-nos na humildade, 
porque o verdadeiro caminho da santidade é em descida, 
não em subida. 
O nosso caminho verdadeiro é o afundar sempre mais no sentimento da nossa impotência, da nossa miséria, porque só Deus é Santo.E nós seremos santos somente na medida em que Ele viver em nós” Divo Barsotti



"Essa é a verdadeira vida eucarística. A Comunhão não te promete a doçura do êxtase: Jesus se comunica ao homem para imprimir nele a sua Face divina, a fim de que ele se torne o verdadeiro “ícone” de Cristo, a verdadeira imagem de Jesus"

“Uma civilização humanística é uma civilização essencialmente cristã, porque o que o cristianismo realizou foi a redenção do homem, que se exprime em todo os seus valores: na sua realeza sobre a criação e num elemento de unidade também humana. Se a humanidade inteira cessa de ser cristã, o homem cessa de ser homem e a arte se decompõe; como há uma desintegração do homem, há uma desintegração da arte. Mas é do cristão que ressurgirá uma grande uma civilização humanística, e da civilização humanística uma grande arte e então a união com Deus. “


"Prefere-se viver o cristianismo como empenho moralístico. Assim se fala muito nas Igrejas, da máfia, da dívida do terceiro mundo, do armamento, do governo [...] mas quem fala de Cristo morto e Ressuscitado?"

“A vida espiritual exige o silêncio de Deus – devemos ser purificados de toda procura de nós mesmos, de consolação, de aprovação, porque o nosso amor, que cresce na humildade e na fidelidade desnuda, devemos dia a dias ser mais puros”. Divo Barsotti

"Deus nos faz santos, amadurecendo-nos na humildade, porque o verdadeiro caminho da santidade é em descida, não em subida. O nosso caminho verdadeiro é o afundar sempre mais no sentimento da nossa impotência, da nossa miséria, porque só Deus é Santo.E nós seremos santos somente na medida em que Ele viver em nós” Divo Barsotti

"Em torno dos santos, surgem santos: basta um santo para comunicar a vida sobrenatural, através da palavra, aos que lhe estão próximos." Divo Barsotti

“ A verdadeira oração é o silêncio. O silêncio é a prova do verdadeiro contato com Deus. Deus é fogo: como tu podes tocá-lo e não ser queimado, e não ser consumido? Ele te toca e sois incinerado. Tudo é silêncio: a tua vida é Ele, só Ele.”

"Basta uma só alma que viva diante de Deus para salvar o mundo" Divo Barsotti

"Essa é a verdadeira vida eucarística. A Comunhão não te promete a doçura do êxtase: Jesus se comunica ao homem para imprimir nele a sua Face divina, a fim de que ele se torne o verdadeiro “ícone” de Cristo, a verdadeira imagem de Jesus"

"A verdadeira imagem de Jesus é o santo: não esculpida ou pintada pela mão do homem, mas pelo Espírito Santo. " Divo Barsotti


Convidamos todos a conhecer a vida e espiritualidade do Pe. Divo Barsotti, através deste belo vídeo, que agora conta também com LEGENDAS EM PORTUGUÊS.


In 10 minuti una efficace presentazioni di don Divo Barsotti, l'uomo, il sacerdote, il mistico e della sua opera più preziosa: la Comunità dei Figli di Dio. 

Divo Barsotti And The Presence



Aurelio Porfiri

Tuscany is a region of Italy, famous in the Anglo-Saxon world for its beautiful landscapes and cities. We just have to think about Florence or Siena. But Tuscany is also a land of deep Catholic faith, a faith that has generated countless men and women that will be a model for future generations of Catholics. We think of Saint Andrea Corsini, Blessed Angelico, Saint Margherita, Blessed Celestina Donati, Saint Filippo Neri and I can go on and on for pages. In the 20th century too we have exceptional figures coming from Tuscan Catholicism as Giorgio La Pira, Lorenzo Milani, Domenico Bartolucci and many others. But one of the prominent Catholic personalities is for sure Divo Barsotti. Divo Barsotti was a great mystic, a man of huge culture, a prolific writer with dozens of books published and countless pages of meditations and spiritual exercises still to be printed. He was a poet too.
Divo Barsotti was born in 1914 in Palaia, a little village near Pisa.  He became a priest in 1937, after rediscovering Catholicism thanks to his meeting with Russian spirituality. He was a quite unorthodox priest, always trying to find his right place and to discover what was the plan of God for his life. So his first assignments in parishes and for some pastoral work did not suit his yearning for something else, that something else that he will probably start to see around 1947 when he starts to counsel spiritually a group of women, the first nucleus of his Community of God’s Sons and Daughters. In 1954 he resided in Settignano, considered the mother house of this new religious congregation. After failures, disappointments and false starts, the Community started to flourish and is now present in Italy and in few other countries around the world.read...

Life Divo Barsotti

Divo Barsotti


Divo Barsotti (Palaia 1914 – Florence 2006) was a priest (of the diocese of San Miniato), writer, poet, founder (he founded a community of monastic character), spiritual father, but above all a mystic, a seeker of God, a man of faith and of prayer. Ordained a priest in 1937, he lived the wartime years at home by order of the Bishop, who could not find the right collocation for him in the diocese. During those years, Fr Barsotti had thought of going off as a missionary to India or Japan, with the desire to bring the Gospel to those peoples, but in a peculiar way: by living as a hermit, as poor among the poor, as a witness of the divine life in Christ, on the strength of the Sacraments and prayer alone. This plan was never fulfilled. read...

¿Quién es don Divo Barsotti?

 https://comunitafiglididio.it/index.php/es/

Primero que todo (1956)

La comunidad no es sólo compromiso de escuchar prédicas o de decir ciertas oraciones. Es compromiso de caridad fraterna, antes de ser compromiso de recitar algunas oraciones. Porque en el fondo nuestra unión con Dios no se realiza con la recitación de algunas oraciones, sino en la caridad.
Reunión del 6 de enero de 1956 en Florencia

«Una esposa que te ame, / mi Hijo, darte quería, / que por tu valor merezca...» (inicio del tercer Romance de san Juan de la Cruz). Si el Padre quiere donar una esposa al Hijo, el Hijo será el Esposo que se dona a la esposa y ella deberá donarse al Esposo.

Video de 2013. En 10 minutos una presentación eficaz por Don Divo Barsotti, el hombre, el sacerdote, el místico y su obra más preciada: la Comunidad de los Hijos de Dios.

Who is don Divo Barsotti?

If we are to live by the law of love, a law which makes nothing foreign to us, it is imperative to bring the life of the whole universe into one’s our own life. Nothing more, nothing less. I cannot accept simply being the “person I am.” I cannot and I will not. 
The whole universe must live and find a voice in me. The whole universe becomes one in me, so far as I am in Christ.
Gathering on October 1st, 1961 held in Florence

 

Dear friends,
what we have to meditate today is the promise the whole liturgy gives us of a new forgiveness that will renew all of life, and in our case will renew our Com-munity. The Community needs rejuvenating.

Video of 2013. In 10 minutes an effective presentation by Don Divo Barsotti, the man, the priest, the mystic and his most precious legacy: the Community of the Sons of God.

San Francisco Oración Viviente - Divo Barsotti - Scribd

San Francisco Oración Viviente - Divo Barsotti - Scribd

https://www.scribd.com/document/.../San-Francisco-Oracion-Viviente-Divo-Barsotti
San Francisco Oración Viviente - Divo Barsotti by libros7catolicos in Types > School Work, san francisco oración viviente, and divo barsotti. ... Dieu comme Pere

sexta-feira, 29 de setembro de 2017

Cardinal Caffarra son amitié avec Don Divo Barsotti, théologien et mystique

Cardinal Caffarra, un témoin de l’espérance

Rédigé par Thibaud Collin le  dans Religion
Cardinal Caffarra, un témoin de l’espérance
« Il a servi l’Évangile avec joie et a aimé l’Église intensément » a dit de lui le pape François. Le cardinal Carlo Caffarra, archevêque émérite de Bologne, nous a quitté ce mercredi 6 septembre à l’âge de 79 ans. Les voies du Seigneur sont impénétrables. Alors que nombreux sont assaillis par des doutes, notamment dans le champ de la pastorale conjugale et familiale, ce docteur au jugement d’une grande acuité disparaît. Mais ses nombreux écrits restent. Ainsi que les souvenirs de ceux qui l’ont connu et pour lesquels il n’a jamais été avare ni de temps, ni de conseils avisés. Ainsi il demeure un exemple et un guide éclairant ceux qui restent et, soyons-en certains, intercédant pour eux. Thibaud Collin, qui a connu le cardinal Caffarra retrace ici l'itinéraire d'une vie au service de Dieu, l'Église et la famille.
Ordonné prêtre en 1961, docteur en droit canon de l’université Grégorienne (Rome) avec une thèse sur la finalité du mariage, il se spécialise en théologie morale et enseigne dans différents séminaires et devient professeur de morale fondamentale à la faculté de théologie de Milan et d’éthique médicale à la faculté de médecine du Sacré-Cœur à Rome (Il a publié en 1981 un remarquable compendium de la morale chrétienne : Viventi in Christo, réédité en 2006, Edizioni Cantagalli, Siena). En 1974, le bienheureux Paul VI le nomme membre de la Commission théologique internationale. En 1980, il est expert au synode sur le mariage et la famille dont sortira l’exhortation apostolique Familiaris consortio. Saint Jean-Paul II le charge en janvier 1981 de fonder et de présider l’Institut pontifical d’études pour le mariage et la famille auquel le pape polonais donne son nom. En 1995, il est nommé évêque de Ferrare puis archevêque de Bologne fin 2003. Benoit XVI le crée cardinal en 2006. Depuis 2015, il était archevêque émérite et vivait très simplement dans un petit appartement jouxtant le séminaire de Bologne.   

Un proche collaborateur de Jean-Paul II

Avec le cardinal Caffarra s’éteint l’un des plus proches collaborateurs de saint Jean-Paul II ; un de ceux qui a le mieux compris sa philosophie de la personne et l’approfondissement théologique que le saint pape a apporté à la doctrine chrétienne sur la sexualité, le mariage et la famille (Voir son Etica generale della sessualità, Arès, Milano, 1992. Ce livre est lisible ainsi que la plupart de ses articles, conférences et homélies sur le site www.caffarra.it) Développement providentiel et prophétique au vu des bourrasques que notre monde affronte, celles-ci représentant autant de défis que l’Eglise doit relever : l’altération du sens du mariage, la fragmentation des familles, les procréations artificielles et, de là, le transhumanisme, la revendication homosexuelle etc. Proche de Don Giussani, le fondateur de Communion et libération, il partageait son souci d’aller au cœur des débats traversant la culture et la société civile de son temps. Il puisait dans sa grande connaissance de saint Thomas d’Aquin, les outils métaphysiques et moraux pour exercer son discernement sur des questions souvent concrètes et pastorales. Il a ainsi écrit des textes décisifs sur le lien entre conscience et vérité, sur la place du Magistère dans la formation de la conscience morale ou encore sur la juste acception du concept de gradualité dans l’accompagnement pastoral. Lecteur assidu du cardinal Newman mais aussi de Kierkegaard, il avait l’art dans ses écrits et ses conférence (1) de poser clairement le problème et de déployer son argumentation de manière à amener l’intelligence de son auditoire à goûter existentiellement la vérité, à la faire sienne afin qu’elle détermine les choix de vie.

Dimension apocalyptique du combat actuel

Il était aussi profondément marqué par son amitié avec Don Divo Barsotti, théologien et mystique (sur ce prêtre, voir ici). Il vivait avec gravité les débats actuels sur la juste interprétation du chapitre 8 d’Amoris laetitia, d’autant que son cœur paternel de pasteur ressentait intensément le caractère destructeur du péché dans la vie de la personne humaine. Il avait une vive conscience que le combat actuel sur le sens de la sexualité humaine et sur l’indissolubilité du mariage avait une dimension apocalyptique. Il déclarait le 16 février 2008 à l’occasion d’une visite dans le pays de Padre Pio, saint pour lequel il avait une grande vénération :
« Quand j’ai commencé cette œuvre (la direction de l’Institut Jean-Paul II) que m’a confiée le Serviteur de Dieu Jean Paul II, j’ai écrit à Sœur Lucia de Fatima par l’intermédiaire de son évêque (on ne peut pas l’approcher de façon directe). Je ne m’attendais pas à obtenir une réponse de sa part puisque je ne lui demandais que des prières. Cependant, en l’espace de quelques jours, j’ai reçu une très longue lettre de sa main. Elle est maintenant dans les archives de l’Institut. On peut trouver écrit dedans : « La bataille finale entre le Seigneur et le royaume de Satan portera sur le mariage et la famille ». Elle ajoute également : « N’ayez pas peur : tous ceux qui travaillent à la sainteté du mariage et de la famille seront toujours combattus et l’on s’opposera à eux de toutes les façons possibles, parce que ce sont des points décisifs ». Enfin, elle conclut : « Toutefois, Notre Dame lui a déjà écrasé la tête » 
Ces mots prennent un relief saisissant lorsqu’on se souvient que c’est un 13 mai, jour des apparitions de la Vierge à Fatima, que saint Jean-Paul II a failli être assassiné, jour où il venait de fonder l’Académie pontificale pour la vie. Pendant sa convalescence, le pape avait témoigné qu’il offrait ses souffrances pour la famille.   

Fidèle au pape

On peut dire qu’il a pleinement vécu cette gigantesque bataille, au côté et à la suite de saint Jean-Paul II, en ayant toujours le souci d’obéir au pape quel qu’il soit. Il déclarait quand on essayait de l’opposer au pape François qu’il préférait qu’on dise de lui qu’il avait un amant plutôt que de l’accuser d’une telle attitude ! Ce qui ne l’a pas empêché, inspiré par la charité du pasteur attentif à son troupeau, de demander instamment au Saint-Père des éclaircissements sur certains points controversés de l’exhortation apostolique sur le mariage et la famille. Contrairement à ce que certains ont affirmé, le cardinal Caffarra avait entrepris cette démarche avec courage et humilité, pour honorer sa mission de cardinal, collaborateur du pape, et non pas par esprit de division et rigorisme doctrinal.
Jusqu’au bout il a témoigné de son espérance, même s’il souffrait beaucoup de certaines situations ecclésiales actuelles. A un prêtre qui était venu le rencontrer quelques jours avant sa mort, il répondit en larmes : «Le Seigneur n'abandonnera pas son Eglise. Les Apôtres étaient douze et le Seigneur recommencera avec quelques-uns. Imaginez la souffrance de Saint Athanase, qui a été laissé seul pour défendre la vérité par amour du Christ, de l'Eglise et des hommes. Nous devons avoir la foi, l'espoir et le courage».
Oui, n’en doutons pas le cardinal Caffarra est encore plus grand mort que vivant.

Note :
1°) Par exemple, dans L’amore insidiato, recueil d’articles sur des sujets aussi divers que « Le père et la question de l’origine », « La famille, vérité et histoire », « Le sacrement devient drame : la crise dans le mariage », « Le fils, don ou droit ? », « Famille, bioéthique et politique », « Mariage et bien commun », L’euthanasie néonatale : proposition de réflexion éthique » etc. Edizioni Cantagalli, Siena, 2008