quarta-feira, 19 de janeiro de 2022

Madre Eugenia Elisabetta Ravasio , Dio è mio Padre!

 



Dio è mio Padre! 1

Otto giorni dopo aver fatto la professione suor Eugenia viene mandata alla casa madre di Lione. Ha l’incarico di fare le pulizie nel settore del convento ove risiedono le superiore generali, di accendere le varie stufe nelle loro stanze e di dare una mano nel guardaroba.

Trova un ambiente di divisioni profonde, con la superiora generale in lotta con la superiora locale e con tutto un intrigo di partitismi e di nazionalismi che hanno spaccato la comunità in tanti piccoli gruppi.

Come suo stile, si trincera in un continuo silenzio cercando di amare e di servire tutte senza schierarsi da nessuna parte, con l’unico risultato che si attira le rappresaglie di tutti i versanti.

Gli insulti più frequenti e gratuiti le vengono scagliati perché è italiana, perché è straniera. Queste assurdità generano nel suo spirito un’amarezza profonda, un senso di vuoto e di smarrimento: ha lasciato casa, lavoro, patria per entrare in una famiglia più grande, unita nell’amore e nella luce dello spirito e ha trovato un mondo senza amore, incrinato da mille fratture di umanità.

La assale il dubbio di aver sbagliato tutto, di aver fatto fallimento su tutta la linea.

«Dio è mio Padre»

Con l’animo amareggiato sino all’agonia si rifugia nel Padre, come Gesù nel Getsemani, e durante la Messa comunitaria sente sgorgare dal suo intimo le tre invocazioni:

«Padre Divino, dolce speranza delle anime nostre,

sii conosciuto, onorato e amato da tutti gli uomini!»

«Padre Divino, bontà infinita che s’effonde su tutti i popoli,

sii conosciuto, onorato e amato da tutti gli uomini!»

«Padre Divino, rugiada benefica dell’umanità,

sii conosciuto, onorato e amato da tutti gli uomini!»

Ha ormai una pace e una forza nuove. Finalmente capisce perché Gesù, nella preghiera del giovedì santo, chiede al Padre che «siano uno»: l’amore, l’unità, la pace scaturiscono dal Cuore del Padre e l’uomo mai potrà realizzare queste divine realtà se non le attingerà direttamente da questa fonte.

La stessa sera suor Eugenia scrive la splendida preghiera «Dio è mio Padre»:

«Padre mio che sei nei cieli, com’è dolce e soave il sapere che Tu sei mio Padre e che io sono figlio Tuo!

E soprattutto quando più cupo è il cielo, dell’anima mia e più pesante è la mia croce, che sento il bisogno di ripeterTi:

Padre, credo nel Tuo amore per me!

Si, credo che Tu mi sei Padre ogni momento della vita e che io sono figlio Tuo!

Credo, che mi ami con amore infinito! Credo che vegli giorno e notte su di me e neppure un capello cade dalla mia testa senza il Tuo permesso!

Credo che, infinitamente Sapiente, sai meglio di me ciò che mi è utile. Credo che, infinitamente Potente, puoi trarre il bene anche dal male!

Credo che, infinitamente Buono, fai servir tutto a vantaggio di quelli che Ti amano: ed anche sotto le mani che percuotono io bacio la Tua mano che guarisce! Credo… ma aumenta in me la fede, la speranza e la carità!

Insegnami a vedere sempre il Tuo amore come guida in ogni evento della mia vita. Insegnami ad abbandonarmi a Te a guisa di un bimbo nelle braccia della mamma.

Padre, Tu sai tutto, Tu vedi tutto, Tu mi conosci meglio di quanto io mi conosca: Tu puoi tutto e Tu mi ami!

Padre mio, poiché Tu vuoi che ricorriamo sempre a Te, eccomi con fiducia a chiedere , con Gesù e Maria………

Dio è mio Padre!

 

 Queste preghiere, approvate nel 1935 da mons. Girard, Vicario apostolico del Cairo e nel 1936 dal cardinale Verdier, Arcivescovo di Parigi, sono state tradotte in decine di lingue e diffuse in ogni parte del mondo. A molte anime hanno donato la pace e una fiducia nuova in Dio, in diversi casi sono state confermate dall’intervento straordinario del Padre. E questo non deve suscitare meraviglia, dal momento che Gesù ci ha assicurato che tutto quello che chiederemo al Padre in nome suo, lo otterremo.

Messaggio di Dio Padre a Madre Eugenia Elisabetta Ravasio

Dio Padre
 

Il Messaggio del Padre
1° fascicolo

1° Luglio 1932
Festa del prezioso Sangue
di Nostro Signore Gesù Cristo

 

Ecco finalmente il giorno per sempre benedetto della promessa del Padre celeste!
Oggi terminano i lunghi giorni della preparazione e mi sento vicina, vicinissima alla venuta del Padre mio e del Padre di tutti gli uomini.
Alcuni minuti di preghiera e, poi, delle gioie tutte spirituali! Sono stata preda da una sete di vederLo e di sentirLo!
Il mio cuore bruciante d’amore si apriva con una confidenza talmente grande da farmi constatare che allora non ero stata così fiduciosa con nessuno.
Il pensiero del Padre mio mi gettava come in una follia di allegrezza.
Finalmente dei canti cominciamo a farsi udire. Degli angeli vengono e mi annunciano questo felice arrivo! I loro canti erano così belli che mi sono proposta di scriverli appena possibile.
Questa armonia cessò un istante ed ecco il corteo degli eletti, dei cherubini e dei serafini, con Dio nostro Creatore e Padre nostro.
Prostrata, la faccia a terra, inabissata nel mio nulla, ho recitato il Magnificat. Subito dopo il Padre mi dice di sedermi con Lui per scrivere ciò che ha deciso di dire agli uomini.

Tutta la Sua corte, che L’aveva accompagnato, è scomparsa. Solo il Padre è rimasto con me e prima di sedersi mi dice: “Te l’ho già detto e te lo dico ancora: non posso più donare un’altra volta il mio Figlio diletto, per provare il mio amore per gli uomini! Ora è per amarli e perché essi conoscano questo amore che Io vengo tra loro, prendendo la loro somiglianza, e la loro povertà.

Guarda, Io depongo la mia corona e tutta la mia gloria, per prendere l’atteggiamento di un uomo comune!”