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quinta-feira, 3 de setembro de 2015

LA RISCOPERTA DI ROMANO AMERIO .Iota Unum : Estudos Sobre as Transformações da Igreja no Século XX .CAPITULOS DE TODA LA OBRA IOTA UNUM .Iota Unum a sudy of changese Catholic church in the XX Century. Iota unum: étude des variations de l'Église catholique au XXe siècle


LA RISCOPERTA DI
ROMANO AMERIO 

Pubblichiamo un articolo di S. Ecc. Mons. Mario Oliveri,
Vescovo di Albenga-Imperia

apparso sul n° di giugno 2009 di

Studi Cattolici
Mensile di studi e attualità


via Stradivari, 7, 20131 Milano
L'articolo in formato pdf

La riscoperta di Romano Amerio


Nel 1985, l’Editore Ricciardi pubblicava un corposo e accurato studio di Romano Amerio, dal titolo Iota Unum - Studio delle variazioni della Chiesa Cattolica nel secolo XX. Ora, due altre Case editrici hanno annunciato la riedizione di quel libro di 656 pagine [Fede e Cultura -Verona e Lindau -Torino],
e la cosa è vista in diversi ambienti come di notevole significato e interesse. Anche L’OsservatoreRomano, che a quello studio, al suo primo apparire, non aveva dato attenzione, adesso ha mostrato interesse. Anzi, il giornale della Santa Sede aveva già riportato significativa informazione circa un Convegno di studio riguardante la personalità e l’opera letteraria, filosofica e teologica del pensatore di Lugano.
Nel 1985, l’Editore Ricciardi pubblicava un corposo e accurato studio di Romano Amerio, dal titolo Iota Unum - Studio delle variazioni della Chiesa Cattolica nel secolo XX. Ora, due altre Case editrici hanno annunciato la riedizione di quel libro di 656 pagine [Fede e Cultura -Verona e Lindau -Torino], e la cosa è vista in diversi ambienti come di notevole significato e interesse. Anche L’OsservatoreRomano, che a quello studio, al suo primo apparire, non aveva dato attenzione, adesso ha mostrato interesse. Anzi, il giornale della Santa Sede aveva già riportato significativa informazione circa un Convegno di studio riguardante la personalità e l’opera letteraria, filosofica e teologica del pensatore di Lugano.
Un’opera silenziata
Al primo apparire dello studio di Romano Amerio non fu certamente soltanto L’Osservatore Romano a fare silenzio su l’opera che era stata concepita per far riflettere, per far pensare, per richiamare al rigore di ragionamento dell’intelletto umano. L’opera da moltissimi ambienti di cultura (soprattutto di cultura religiosa, di cultura teologica) era stata ignorata, condannata proprio al silenzio. Da altri ambienti, invece, ahimè, era stata pregiudizialmente bollata come scritto anti-conciliare, tipico esempio di un rifiuto del pensiero nuovo, dell’era nuova, della nuova pentecoste, della nuova primavera dello spirito; frutto di una mens che si meraviglia che da un nuovo incessante pensare nasca necessariamente una nuova azione, un nuovo modo di azione, e dunque di impostare tutta la missione della Chiesa: se la Chiesa ha di sé stessa una nuova concezione - e questo era in quel tempo il modo di ragionare dominante di molta letteratura che si presentava come cattolica -, se dal Concilio è nata una nuova ecclesiologia, perché non accogliere una nuova pastorale, nuovi metodi di azione all’interno di tale nuova Chiesa, perché non accettare che un pensiero che sempre si rinnova, che sempre si autocrea, generi un continuo cambiamento nell’azione, un progresso indefinito, verso qualcosa che resta sempre necessariamente indefinito?

Non si meravigli il lettore della descrizione dell’ambiente che prevaleva dentro la Chiesa quando l’opera di Amerio fu pubblicata. Non poteva sicuramente dare buona attenzione al pensiero di Amerio chi era ormai convinto che il Concilio Vaticano Il rappresentasse una vera discontinuità con quello che la Chiesa aveva per secoli, nel passato, insegnato, operato, vissuto. Diffusissima era la mentalità secondo la quale il Vaticano II fu davvero una rivoluzione, una svolta (cambiamento di direzione), un mutamento radicale o sostanziale (benché non si adoperasse quest’ultimo termine, poiché sostanza era un concetto appartenente a una filosofia superata, superata dal pensiero filosofico moderno ... ).
Per molti, moltissimi, il mettere a silenzio, il rifiutare il pensiero di Amerio era naturale, era anzi un dovere: nessuno poteva permettersi di ingenerare dubbi di qualsiasi natura sul Vaticano II, se non – tutt’al più - per dire che esso era stato ancora troppo prudente, e che quindi era necessario andare oltre, poiché sempre si deve andare oltre.
Ragionamento sempre lineare
Se qualcuno ritenesse eccessivo questo discorso, avrebbe senz’altro la possibilità di tentare di mostrare il perché la pensa in tal modo. Così, quelli che ritenevano, allora, eccessivo il ragionamento di Romano Amerio (in verità sempre lineare, sempre ben articolato, di immediata comprensione) avrebbero potuto instaurare un dialogo (che peraltro propugnavano come la vera formula di ogni progresso nel pensiero e nell’azione e nel trovare la concordia), avrebbero potuto tentare di dimostrare perché la filosofia che sottostava a tutte le pagine di quel libro non era più accettabile, benché fosse stata la filosofia comune all’interno della Chiesa, per secoli, superando cambiamenti storici (sempre accidentali), epoche molto travagliate nella vita della Chiesa e nella vita del mondo. Non lo fecero: tacquero o rifiutarono in blocco, senza dire le ragioni del rifiuto.

Perché ora, qui e là, sembra esservi a riguardo del pensatore di Lugano una qualche attenzione, un atteggiamento un poco mutato?
Forse perché, almeno in certi ambienti ecclesiali (non però sicuramente in tutti) ci si sta accorgendo, e quasi si sta costatando, che senza continuità di pensiero, e quindi nell’azione; che senza continuità nella conoscenza e nell’adesione alla verità conosciuta, non è possibile fare un discorso serio su alcuna cosa, non è possibile dire una parola che valga la pena di ascoltare, di credere, di trasmettere, di farne la base per l’umano comportamento, per l’umano vivere?
Continuità della Tradizione
Si sta forse prendendo atto che là dove il Concilio Vaticano II è stato interpretato come discontinuità con il passato, come rottura, come rivoluzione, come cambiamento sostanziale, come svolta radicale, e dove è stato applicato e vissuto come tale, è nata davvero un’altra chiesa, ma che non è la Chiesa vera di Gesù Cristo; è nata un’altra fede, ma che non è la vera fede nella divina Rivelazione; è nata un’altra liturgia, ma che non è più la Liturgia divina, ma che non è più la Liturgia tutta intessuta di Trascendenza, di Adorazione, di Mistero, di Grazia che discende dall’Alto per rendere davvero nuovo l’uomo, per renderlo capace di adorare in Spirito e Verità; si è andata diffondendo una morale della situazione, una morale che non è ancorata se non al proprio modo di pensare e di volere, una morale relativistica, a misura del pensiero non più sicuro di nulla, perché non più aderente all’essere, al vero, al bene.

Se i timidi segnali di interesse e di considerazione nei confronti di un pensatore che fu mosso da amore per la verità e dunque da amore per la Chiesa, la quale non ha innanzitutto da compiere alcunché se non trasmettere la Verità della divina Rivelazione (e tutto quello che essa comporta), come è stata recepita e vissuta nel corso dei secoli dalla Chiesa di Gesù Cristo, guidata dallo Spirito Santo, ha rilevato con assoluta onestà le variazioni della Chiesa cattolica del secolo XX, ne ha mostrato l’incongrucnza con la Traditio Ecclesiae, con quanto cioè nei secoli era stato dalla Chiesa creduto, insegnato, trasmesso con un linguaggio che non può dire nova (cose nuove, verità nuove), ma tutt’al più nove (in modo nuovo); se tali segnali di interesse e considerazione sono segni reali e dovessero ancor crescere diffusamente, si potrebbe sperare che i tempi del disorientamento in molta Filosofia e in altrettanta Teologia stiano per essere superati per lasciare spazio a un pensiero corrispondente alle essenze, alla realtà delle cose, alla sostanza delle cose, sostanza che non muta, che non può mutare, neppure quando mutano gli accidenti, le forme esterne, le espressioni contingenti, che non costituiscono il quid est di una cosa.

È tuttavia assai dura a morire la mentalità secondo la quale il Concilio Vaticano II sia stato quasi una rifondazione della Chiesa nei tempi moderni, e che con esso la Chiesa abbia fatto pace con il mondo, si sia rappacificata con la modernità, con la filosofia diventata quasi esclusiva negli ultimi secoli, secondo la quale tutto è sempre in fieri, tutto si evolve, tutto dipende dal pensiero creativo dell’uomo, tutto è in suo totale potere.
Non solo interpretazioni
Un’altra idea, molto diffusa, continua a essere sostenuta: quella secondo la quale ci sarebbero state senza dubbio delle variazioni di rilievo, negative, dopo il Concilio Vaticano Il, ma esse sarebbero esclusivamente dovute a erronee interpretazioni del Vaticano II, il quale dovrebbe considerarsi tutto perfetto in sé stesso e che non conterrebbe nei suoi testi nulla, assolutamente nulla, che possa dar adito a cattive interpretazioni.
Questo modo di pensare non tiene conto che i cattivi interpreti, postconciliari, del Concilio, hanno - non pochi - lavorato dentro il Concilio, i cui testi mostrano in diversi punti l’influsso deinovatores: in diversi testi sta qualche radice che favorisce la cattiva interpretazione.
Peraltro coloro che si appellano al cosiddetto «spirito del Concilio» per superarne la lettera, per giustificare l’ermeneutica della discontinuità radicale, sarebbero così poco intelligenti e avveduti da creare il loro ragionamento partendo dal nulla, dall’inesistente? O partendo da documenti - quelli del Concilio - che con nessuna delle loro espressioni potrebbero far pensare a novità rispetto al Magistero della Chiesa nei secoli, negli ultimi secoli, nell’ultimo Pontificato prima del Vaticano Il?

Nei documenti conciliari non vi sarebbe proprio traccia di quella mentalità che esisteva chiaramente all’interno del Concilio e che il cardinal Joseph Ratzinger descrive nel suo libro-autobiografia (La mia vita) in questi termini: «Sempre più cresceva l’impressione che nella Chiesa non ci fosse nulla di stabile, che tutto può essere oggetto di revisione. Sempre più il Concilio pareva assomigliare a un grosso parlamento ecclesiale che poteva cambiare tutto e rivoluzionare ogni cosa a modo proprio ... Le discussioni conciliari venivano sempre più presentate secondo lo schema partitico tipico del parlamentarismo moderno» (pp. 97-98). «Alla fine “credere” significava qualcosa come “ritenere”, avere un’opinione soggetta a continue revisioni» (p. 90).
Dal fenomeno al fondamento
A questo punto, sono contento di poter riprodurre per i lettori della prestigiosa rivista Studi cattolici quanto scrivevo, nel 2005, a modo di prefazione al libro Romano Amerio. Della verità e dell’amore (Marco Editore), di Enrico Maria Radaelli, con Introduzione del prof. Antonio Livi: 
«La persona e l’opera intellettuale di Romano Amerio inducono a riflessione; toccano l’essenza della Filosofia e dunque della Teologia. La vera intelligenza della fede non può aversi se non all’interno di un pensiero che ha come suo oggetto la verità, e altresì la certezza della possibilità di raggiungere la verità e di conoscere la verità, di raggiungerla con corretto ragionamento razionale o di accoglierla dall’alto, dopo aver compreso che tale verità va accolta e che essa mai è contro l’intelligenza. 
«Non è infatti contro l’intelligenza aderire a una verità superiore all’umana intelligenza, superiore all’umano procedere delI’intelligenza, ma illuminante le reali profondità dell’essere, e che eleva la conoscenza dell’uomo sino a raggiungere la Verità di Dio, della sua divina Parola, del suo Verbo. 
«Romano Amerio fu mirabilmente convinto che fede e intelligenza debbono necessariamente incontrarsi, non possono mai essere in contraddizione e in vero contrasto. Egli capì in maniera davvero chiara che non si fa Teologia senza la vera Filosofia, e che questa non perde nulla della propria natura che le viene da Dio, quando si lascia illuminare dalla Verità di Dio, dalla Verità rivelata. 
«Tutto il filosofare di Romano Amerio è guidato da fondamentali certezze, senza le quali non è più possibile intendersi, trasmettere la conoscenza di ciò che è, non di ciò che appare. Ecco perché filosofare è sempre un “passare dal fenomeno al fondamento”, come giustamente rileva Antonio Livi; è un passare dall’apparenza delle cose alla sostanza od essenza delle cose; è sempre un superamento degli accidenti per giungere alla sostanza; è sempre un superare ciò che muta, che si presenta in mutevoli modi e forme, per cogliere l’immutabilità dell’essere, dunque dell’essenza. delle cose. È dall’immutabilità dell'essenza delle cose che dipende l’immutabilità della conoscenza, dunque della verità, delle cose. 
«Abbiamo perciò il primato dell’essere, abbiamo il primato della verità, abbiamo il primato della conoscenza, abbiamo il primato dell’intelligenza sulla volontà e sull’azione (“nihil volitum quin precognitum”). L’“ageresequitur esse”, l’agere deve conformarsi all’esse, deve conformarsi alla verità. 
«Da quanto detto, si comprende perché Romano Amerio, da filosofo e da credente, da cristiano, da cattolico, non ha potuto distogliere il suo sguardo da certi modi di fare teologia, da certi modi di fare magistero all’interno della Chiesa; non ha potuto - poiché allora avrebbe tradito la verità e il bene - disinteressarsi della vita della Chiesa, che non è più concepibile nella sua vera essenza se non deriva dalla Verità e se non tende alla Verità, alla perfetta trasmissione e conoscenza della Verità di Dio. 
«Egli fu tra i più convinti che non sono possibili mutamenti sostanziali nella conoscenza della verità e tanto meno nella trasmissione della Verità rivelata; non sono perciò possibili rivoluzioni e mutamenti sostanziali nella verità e nella vita della Chiesa. Ciò che muta è accidentale, mai sostanziale; mutano gli accidenti, non le essenze.
«I suoi scritti, il suo amore alla verità e alla Chiesa, furono da molti non accolti bene, giudicati male, non compresi. Essi meritano una migliore, più spassionata, più vera conoscenza. Il suo severo giudizio sulle nuove impostazioni teologiche, e talora anche su certe posizioni magisteriali degli ultimi decenni della vita della Chiesa, partiva da convinzioni di ragione c di fede che tenevano conto sia del retto filosofare sia della totale Traditio Ecclesiae, che è la vera garanzia circa la conoscenza della Verità rivelata. 
«Egli ebbe anche lucida conoscenza delle condizioni dentro le quali il magistero della Chiesa diventa sicura garanzia della Verità rivelata. Quelle condizioni debbono verificarsi tutte, perché l’intelligenza possa comprendere che deve piegarsi alla Verità, che è tanto più alta e vincolante quanto più essa è superiore all’umana intelligenza».


† Mario Oliveri
Vescovo di Albenga-Imperia


Iota Unum: O Resultado Paradoxal do Concílio e o Sínodo Romano – Capítulo III do Tomo I da Obra Iota Unum. Estudos Sobre as Transformações da Igreja no Século XX.



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A apresentação da obra de Romano feita pelo Bispo de Imperia, Dom Mario Oliveri, pode ser lida aqui.

O Resultado Paradoxal do Concílio e o Sínodo Romano – Capítulo III do Tomo I da Obra Iota Unum. Estudos Sobre as Transformações da Igreja no Século XX.

Por Romano Amerio
Tradução: Carlos Eduardo Maculan
O resultado paradoxal do Concílio Vaticano II a respeito de sua preparação se manifesta na comparação entre os documentos finais e os documentos iniciais (propedêuticos), e também nos três eixos principais: I – o fracasso das previsões feitas pelo Papa (João XXIII) e por quem preparou o Concílio; II – a inutilidade efetiva do Sínodo Romano sugerido por João XXIII como antecipação do Concílio e; III – a anulação, quase imediata, da Encíclica Veterum Sapientiae, que prefigurava a fisionomia cultural da Igreja Conciliar.

O Papa João, que havia idealizado o Concílio como um grande ato de renovação e de adequação funcional da Igreja, acreditava que também o havia preparado como tal, e aspirava poder concluí-lo em poucos meses, quiçá como o I Concílio de Latrão com o Papa Calixto II em 1123, quando trezentos bispos o concluíram em dezenove dias, ou como o II Concílio de Latrão com o Papa Inocêncio II em 1139, com mil bispos que o concluíram em dezessete dias.

No entanto, o Vaticano II se abriu em 11 de outubro de 1962 e se encerrou em 8 de dezembro de 1965, durando três anos de modo descontínuo. O fracasso das previsões tiveram origem em haver-se abortado um Concílio que havia sido preparado e na elaboração posterior de um Concílio distinto do primeiro, que gerou a si mesmo. (Nota do tradutor: o autor faz referência aos rumos que tomou o Vaticano II. Um é o Concílio que se idealizou pelo Sínodo Romano, outro é o Concílio que “gerou a si próprio”).

O Sínodo Romano convocado por João XXIII

O Sínodo Romano foi concebido e convocado por João XXIII como um ato solene e prévio à grande Assembléia Conciliar, o qual deveria ser a prefiguração e a realização antecipada do Concílio.

Assim declarou textualmente o Pontífice na Alocução ao Clero e aos Fiéis de Roma de 29 de junho de 1960. A todos o Papa revelou a importância do Sínodo e ainda mais anunciou que além da Diocese de Roma, o Sínodo se estendia a toda Igreja no Mundo. A importância do Sínodo foi comparável aos Sínodos Provinciais celebrados por São Carlos Borromeo antes do Concílio de Trento.

Renovava-se o antigo princípio que quer modelar toda a orbe católica sob o patronato da Igreja Romana. Na mente do Papa o Sínodo Romano estava destinado a ter um grandioso efeito exemplar que se depreendia do feito de que o Papa ordenou a tradução de todos os seus textos para todas as línguas principais do mundo. Os textos do Sínodo promulgados em 25, 26 e 27 de janeiro de 1960 manifestam um completo retorno às essências da Igreja.

O Sínodo decretava: I – restauração da vida religiosa; II – a disciplina do clero se estabelece no modelo tradicional, amadurecido no Concílio de Trento e fundado em princípios sempre professados e sempre praticados. O primeiro princípio é da peculiaridade da pessoa consagrada e habilitada sobrenaturalmente para exercer as operações de Cristo e, por conseguinte, separada dos leigos sem confusão alguma. O segundo princípio era a educação ascética e a vida sacrificada, que caracteriza o clero, embora os leigos possam levar uma vida ascese.

Deste modo o Sínodo prescrevia aos clérigos todo um estilo de conduta retamente diferenciado das maneiras seculares. Tal estilo exige I - o hábito eclesiástico (batina e hábitos regulares), II- a sobriedade nos alimentos, a abstinência de espetáculos públicos e a negação das coisas profanas. Reafirmava-se, igualmente, a originalidade da formação cultural do clero e se desenhava o sistema sancionado de forma soleníssima pelo Papa João XXIII no ano seguinte ao Sínodo através da Encíclica Veterum Sapentiae. O Papa ordenou, inclusive, que se reeditasse o Catecismo do Concílio de Trento, porém a ordem foi desobedecida. Somente em 1981, e por iniciativa totalmente privada, se publicou na Itália sua tradução, conforme consta do L’Osservatore Romano de 5 de julho de 1982.






CAPITULOS DE TODA LA OBRA IOTA UNUM

TOMO 1

Cap I La crisis
Cap II Resumen histórico Las crisis de la Iglesia
Cap III La preparación del Concilio
Cap IV El desarrollo del Concilio
Cap V El postconcilio
TOMO 2

IOTA UNUM

Cap VI La Iglesia postconciliar Pablo VI
Cap VII La crisis del sacerdocio
Cap VIII La Iglesia y la juventud
Cap IX La Iglesia y la mujer
Cap X Somatolatría y penitencia
TOMO 3

iota unum

Cap XI Movimientos religiosos y sociales
Cap XII La escuela
Cap XIII La catequesis
Cap XIV Las órdenes religiosas
Cap XV El pirronismo
Cap XVI El diálogo
Cap XVII El movilismo
Cap XVIII La virtud de la Fe
Cap XIX La virtud de la Esperanza
Cap XX La virtud de la Caridad
Cap XXI La ley natural
Cap XXII El divorcio
Cap XXIII La sodomía
Cap XXIV El aborto
Cap XXV El suicidio
Cap XXVI La pena de muerte
TOMO 5
Cap XXVII La guerra
Cap XXVIII La moral de situación
Cap XXIX Globalidad y gradualidad
Cap XXX La autonomía de los valores
Cap XXXI Trabajo, técnica, y contemplación
Cap XXXII Civilización y cristianismo secundario
Cap XXXIII La democracia en la Iglesia
Cap XXXIV Teología y filosofía en el postconcilio
Cap XXXV El ecumenismo
Cap XXXVI Los sacramentos El bautismo
Cap XXXVII La Eucaristía
Cap XXXVIII La reforma litúrgica
Cap XXXIX El sacramento del matrimonio
Cap XL Teodicea
Cap XLI Escatología
Epílogo
Indice onomástico


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Iota Unum
Chapter I: The Crisis
  1. Methodological and linguistic definitions.
  2. Denial of the crisis.
  3. The error of secondary Christianity.
  4. The crisis as failure to adapt.
  5. Adapting the Church's contradiction of the world.
  6. Further denial of the crisis.
  7. The Pope recognizes the loss of direction.
  8. Pseudo-positivity of the crisis. False philosophy of religion.
  9. Further admissions of a crisis.
  10. Positive interpretation of the crisis. False philosophy of religion.
  11. Further false philosophy of religion.
Chapter II: Historical Sketch: The Crises Of The Church
  1. The crises of the Church: Jerusalem (50 A.D.).
  2. The Nicene crisis (325 A.D.).
  3. The deviations of the Middle Ages.
  4. The crisis of the Lutheran secession. The breadth of the Christian ideal.
  5. Further breadth of the Christian ideal. Its limits.
  6. The denial of the Catholic principle in Lutheran doctrine.
  7. Luther's heresy, continued. The bull Exsurge Domine.
  8. The principle of independence and abuses in die Church.
  9. Why casuistry did not create a crisis in the Church.
  10. The revolution in France.
  11. The principle of independence. The Auctorem Fidei.
  12. The crisis of the Church during the French Revolution.
  13. The Syllabus of Pius IX.
  14. The spirit of the age. Alexander Manzoni.
  15. The modernist crisis. The second Syllabus.
  16. The pre-conciliar crisis and the third Syllabus.
  17. Humani Generis (1950).


CHAPTER III: The Preparation of The Council
  1. The Second Vatican Council. Its preparation.
  2. Paradoxical outcome of the Council.
  3. Paradoxical outcome of the Council, continued. The Roman Synod.
  4. Paradoxical outcome of the Council, continued. Veterum Sapientia.
  5. The aims of the First Vatican Council.
  6. The aims of Vatican II. Pastorality.
  7. Expectations concerning the Council.
  8. Cardinal Montini’s forecasts. His minimalism.
  9. Catastrophal predictions.
CHAPTER IV: The Course of The Council
  1. The opening address. Antagonism with the world. Freedom of the Church.
  2. The opening speech. Ambiguities of text and meaning.
  3. The opening speech. A new attitude towards error.
  4. Rejection of the council preparations. The breaking of the council rules.
  5. The breaking of the Council’s legal framework, continued.
  6. Consequences of breaking the legal framework. Whether there was a conspiracy.
  7. Papal action at Vatican II. The Notapraevia.
  8. Further papal action at Vatican II. Interventions on mariological doctrine. On missions. On the moral law of marriage.
  9. Synthesis of the council in the closing speech of the fourth session. Comparison with St. Pius X. Church and world.
CHAPTER V: The Post-Conciliar Period

  1. Leaving the Council behind. The spirit of the Council.
  2. Leaving the Council behind. Ambiguous character of the conciliar texts.
  3. Novel hermeneutic of the Council. Semantic change. The word “dialogue.”
  4. Novel hermeneutic of the Council, continued. “Circiterisms.” Use of the conjunction “but.” Deepening understanding.
  5. Features of the post-conciliar period. The universality of the change.
  6. The post-conciliar period, continued. The New Man. Gaudium et Spes 30. Depth of the change.
  7. Impossibility of radical change in the Church.
  8. The impossibility of radical newness, continued.
  9. The denigration of the historical Church.
  10. Critique of the denigration of the Church.
  11. False view of the early Church.

  12. CHAPTER VI: The Post-Conciliar Church, Paul VI
  1. Sanctity of the Church. An apologetical principle.
  2. The catholicity of the Church. Objection. The Church as a principle of division. Paul VI.
  3. The unity of the post-conciliar Church.
  4. The Church disunited in the hierarchy.
  5. The Church disunited over Humanae Vitae.
  6. The Church disunited concerning the encyclical, continued.
  7. The Dutch schism.
  8. The renunciation of authority. A confidence of Paul VI.
  9. An historic parallel. Paul VI and Pius DC
  10. Government and authority.
  11. The renunciation of authority, continued. The affair of the French catechism.
  12. Character of Paul VI. Self-portrait. Cardinal Gut.
  13. Yes and no in the post-conciliar Church.
  14. The renunciation of authority, continued. The reform of the Holy Office.
  15. Critique of the reform of the Holy Office.
  16. Change in the Roman Curia. Lack of precision.
  17. Change in the Roman Curia, continued. Cultural inadequacies.
  18. The Church’s renunciation in its relations with states.
  19. The revision of the concordat, continued.
  20. The Church of Paul VI. His speeches of September 1974.
  21. Paul VI’s unrealistic moments.
CHAPTER VII: The Crisis of the Priesthood
  1. The defection of priests.
  2. The canonical legitimation of priestly defections.
  3. Attempts to reform the Catholic priesthood.
  4. Critique of the critique of the Catholic priesthood. Don Mazzolari.
  5. Universal priesthood and ordained priesthood.
  6. Critique of the saying “a priest is a man like other men."
CHAPTER XV: Pyrrhonism
  1. Theological setting of the argument.
  2. Pyrrhonism in the Church. Cardinals Léger, Heenan, Alfrink and Suenens.
  3. The discounting of reason. Sullivan. Innovators’ rejection of certainty.
  4. The discounting of reason, continued. The Padua theologians. The Ariccia theologians. Manchesson.


Iota unum: étude des variations de l'Église catholique au XXe siècle


Front Cover

Contents


Interprétation positive de la crise Fausse théodicée
17


Encore de la fausse théodicée
18


La crise de lEglise Jérusalem année 50
21


Les égarements de lépoque antérieure au MoyenAge
22


La crise de la sécession luthérienne Ampleur idéale du christianisme
23


Encore une fois lampleur de vue du christianisme Ses limites
25


Négation du principe catholique dans la doctrine luthérienne
27


Encore lhérésie de Luther La bulle Exsurge Domine
28


Le principe dindépendance et les abus dans lEglise
29


Synthèse du Concile dans le discours de clôture
46


Le dépassement du Concile Lesprit du Concile
89


La théologie féministe 180
92


Les caractéristiques de laprèsconcile Luniversalité
96


Impossibilité de variation radicale suite
103


Fausse rétrospective sur lEglise des origines
110


Le schisme hollandais
124


Parallèle historique entre Paul VI et Pie IX
130


AA Apostolicam actuositatem Vatican II Décret
143


AAS Acta Apostolicœ Sedis
161


Elévation de la femme dans le catholicisme
188


Documents pontificaux sur la sexualité Le cardinal
194


Le sport comme stimulant la fraternité
200


La nouvelle discipline pénitentielle
207


La technique moderne La manipulation génétique 401
212


Nouvelle idée du travail Lencyclique Laborem
213


Renoncement à laction politique et sociale
214


Les chrétiens engagés suite
224


G S Gaudium et Spes Vatican II Constitution pas
248


Etat réel de lœcuménisme De lœcuménisme reli
260


Laltération des principes La stabilité
274


La variation de fond
276


Les vertus religieuses dans la réforme postconciliaire La chasteté La tempérance
278


Pauvreté et obéissance
280


Nouveau concept de lobéissance religieuse
281


Enseignement de Rosmini sur lobéissance religieuse
283


Obéissance et vie communautaire
284


Implantation théologique de ce discours
287


Le Pyrrhonisme dans lEglise Cardinal Leger Car dinal Heenan Cardinal Alfrink Cardinal Suenens
289


Informations catholiques internationales
291


Encore la dépréciation de la raison suite Les théologiens de Padoue Les théologiens de Ariccia Marchasson
293


Dialogue et discussionisme dans lEglise post concilaire Le dialogue sur Ecclesiam suam
296


Philosophie du dialogue
298


Impropriété du dialogue
300


Les finalités du dialogue Paul VI Le Secrétariat pour les noncroyants
301


Le dialogue estil toujours un enrichissement?
303


Le mobilisme dans la philosophie moderne
307


Critique du mobilisme Hugues Foscolo Kolbenheyer
308


Le mobilisme dans lEglise
309


Le mobilisme et le monde de la fuite Saint Augustin
310


Le mobilisme dans la théologie des novateurs
311


Le mobilisme dans leschatologie
314


Le christianisme secondaire Confusion entre religion et civilisation
414


Critique du christianisme secondaire Erreur théolo gique Erreur eudémonologique
416


Eglise et civilisation à lépoque postconciliaire
418


Catholicisme et jésuitisme
419


Le mythe du Grand Inquisiteur
420


Les principes de 1789 et lEglise
422


Variation de doctrine sur la démocratie Passage de lespace au genre
423


Examen du système démocratique La souveraineté populaire La compétence
425


Examen de la démocratie Sophisme de la synecdoque
426


Examen de la démocratie Une majorité dynamique Les partis
427


Eglise et démocratie
428


Influence de lopinion publique sur la vie de lEglise
429


Nouvelle fonction de lopinion publique dans lEglise
430


Les conférences épiscopales Les Synodes
432


Les Synodes et le SaintSiège
434


de 1981
435


gieux à lœcuménisme humanitaire
474


Changement dans la théologie des sacrements
478


La pratique du baptême au cours des siècles
479


Tendance des novateurs à subjectiviser le baptême
480


Baptême in fide parentum du seul fait de la foi des parents
482


LEucharistie dans le dogme catholique
483


Théologie de lEucharistie
484


Théologie novatrice de lEucharistie
485


La disparition de ladoration
486


Culte eucharitisque extraliturgique
487


La dégradation du sacré
488


LEucharistie sacrement vénérable et redoutable dans lhistoire de lEglise
490


Sacerdoce et synaxe eucharistique
492


Analyse de larticle 7
494


La dégradation du sacerdoce dans lEucharistie Le cardinal Poletti
495


Prépondérance de la synaxe sur le sacrement
497


RI Relazioni internazionali
500


Latinité et adaptation au peuple dans la liturgie
501


Les mérites du latin dans lEglise Son universalité
503


Immuabilité relative Caractère délite de la langue latine
505


Le nouveau texte officiel liturgique Changement de syntaxe
506


Le nouveau texte officiel liturgique Changement du vocabulaire Courant pélagien
508


Le nouveau texte officiel liturgique Amphibologies domagtiques
510


Déconfiture générale du latin
511


Critique des principes de la réforme liturgique Les moyens dexpression de lhomme
514


vérité conçue
575


Discrédit du dogme et indifférentisme Les Etudes
581


Perte de lunité de gouvernement Déromanisation
588


Crise de lEglise et crise du monde moderne Paral
594


Obscurcissement de leschatologie Lœcuméné huma
603


Les faits de loubli dans lEglise contemporaine
609


Index des sujets traités
621


Index des noms cités
633


Table des matières

quarta-feira, 2 de setembro de 2015

"Sínodo Del Adulterio" Para Aprobar La Praxis Del 2° Matrimonio Tras Repudiar A La Esposa Legítima



martes, 1 de septiembre de 2015|

San Teodoro se enfrentó
al emperador y al patriarca


Ya hubo un sínodo donde alguien quiso «suavizar» el adulterio: un santo monje boicoteó la operación.

En la historia de la Iglesia los errores y supuestas situaciones nuevas suelen tener precedentes muy antiguos.

Roberto de Mattei / Corrispondenza Romana - 30 de agosto de 2015

Con el nombre de "Sínodo del adulterio" se conoce en la historia de la Iglesia una asamblea de obispos que, en el siglo IX, quiso aprobar la praxis del segundo matrimonio tras repudiar a la esposa legítima. San Teodoro el Estudita (759-826) fue quien se opuso con más determinación, siendo por ello perseguido, encarcelado y exiliado tres veces.

Un caso de comunión de divorciados

Todo comenzó en enero del año 795 cuando el emperador romano de Oriente (basileus) Constantino VI (771-797) hizo encerrar a su esposa María de Armenia en un monasterio e inició una unión ilícita con Teodota, dama de honor de su madre Irene. Unos meses más tarde el emperador hizo proclamar "augusta" a Teodota, pero al no conseguir convencer al patriarca Tarasio (730-806) para que celebrase el nuevo matrimonio, encontró por fin un ministro complaciente en el sacerdote José, higúmeno del monasterio de Katara, en la isla de Ítaca, que bendijo oficialmente esa unión adúltera.


San Teodoro el Estudita, junto con su abad San Platón, plantaron cara a cara a Constantino VI y a los patriarcas complacientes con su unión adúltera.

San Teodoro, nacido en Constantinopla en 759, era entonces un monje del monasterio de Sacudión en Bitinia, del que era abad su tío Platón, venerado también él como santo. Teodoro recuerda que el injusto divorcio produjo una honda conmoción en todo el pueblo cristiano: concussus est mundus (Epist. II, n. 181, in PG, 99, coll. 1559-1560 CD) y junto a San Platón protestó enérgicamente en nombre de la indisolubilidad del vínculo.

El emperador debía ser considerado un adúltero -escribió- y por consiguiente el sacerdote José debía ser considerado gravemente culpable por haber bendecido a los adúlteros y haberles permitido recibir la Eucaristía. "Consagrando el adulterio" el sacerdote José contravenía la enseñanza de Cristo y violaba la ley divina (Epist. I, 32, PG 99, coll. 1015/1061 C). 

Según Teodoro había que condenar también al patriarca Tarasio el cual, aunque no había aprobado la nueva unión, se había mostrado tolerante al no excomulgar al emperador y no castigar al ecónomo José.

La Iglesia oriental
y la indisolubilidad del matrimonio

Esta actitud era típica de un sector de la Iglesia oriental que proclamaba la indisolubilidad del matrimonio, pero que en la praxis demostraba una cierta sumisión frente al poder imperial, confundiendo así al pueblo y suscitando la protesta de los católicos más fervientes. 

Basándose en la autoridad de San Basilio, Teodoro reivindicó la facultad concedida a los súbditos de denunciar los errores del propio superior (Epist. I, n. 5, PG, 99, coll. 923-924, 925-926 D) y los monjes de Sacudión rompieron la comunión con el patriarca por su complicidad en el divorcio del emperador. 

Estalló así la conocida “cuestión moiqueiana” (de moiqueia= adulterio) que enfrentó a Teodoro no sólo con el gobierno imperial, sino también con los propios patriarcas de Constantinopla. 

Es un episodio poco conocido desvelado hace algunos años por el profesor Dante Gemmiti en una cuidadosa reconstrucción histórica basada en las fuentes griegas y latinas (Teodoro Studita e la questione moicheiana, LER, Marigliano 1993), que confirma como en el primer milenio la disciplina eclesiástica de la Iglesia de Oriente aún respetaba el principio de indisolubilidad del matrimonio.

El emperador persigue a quienes le acusan

En septiembre de 796 Platón y Teodoro fueron detenidos con algunos monjes de Sacudión, encarcelados y después exiliados a Tesalónica, adonde llegaron el 25 de marzo de 797. Sin embargo, en Constantinopla el pueblo consideraba a Constantino un pecador que seguía dando público escándalo y, siguiendo el ejemplo de Platón y Teodoro, la oposición aumentaba a medida que pasaban los días. 

El exilio duró poco porque el joven Constantino, víctima de un complot de palacio, fue mandado cegar por su madre, quien asumió las riendas del imperio. Irene hizo volver a los exiliados, que se trasladaron al monasterio urbano de Studion junto a la gran parte de la comunidad de los monjes de Sacudión. Teodoro y Platón se reconciliaron con el patriarca Tarasio que, tras la llegada de Irene al poder, había condenado públicamente a Costantino y al sacerdote José por el divorcio imperial. 

También el reinado de Irene fue breve. El 31 de octubre de 802 uno de sus ministros, Nicéforo, tras una revuelta palaciega, se proclamó emperador. Cuando al poco tiempo Tarasio murió, el nuevo basileus hizo elegir como patriarca de Constantinopla a un alto funcionario imperial, también él llamado Nicéforo (758-828). 

Nuevo enfrentamiento

A mediados de 806 Nicéforo convocó y presidió un sínodo durante el cual reintegró a sus funciones al higúmeno José, que había sido destituido por Tarasio. Teodoro, que se había convertido mientras tanto en cabeza de la comunidad monástica de Studion tras el retiro de Platón a una vida eremítica, protestó enérgicamente contra la rehabilitación del sacerdote José y cuando éste retomó su ministerio sacerdotal rompió la comunión con el nuevo patriarca.

La reacción no tardó en llegar. El monasterio de Studion fue ocupado militarmente; Platón, Teodoro y el hermano José, arzobispo de Tesalónica, fueron arrestados, condenados y exiliados. 

El "sínodo del adulterio":
tolerancia vs ley de Dios

En el año 808 el emperador convocó otro sínodo que se reunió en enero de 809 y que Teodoro definió, en una carta al monje Arsenio fechada ese mismo año, como "moechosynodus", el "Sínodo del adulterio" (Epist. I, n. 38, PG 99, coll. 1041-1042 c). El Sínodo de los obispos reconoció la legitimidad del segundo matrimonio de Constantino, confirmó la rehabilitación del higúmeno José y anatematizó a Teodoro, Platón y el hermano José, que fue destituido de su cargo de arzobispo de Tesalónica.

Para justificar el divorcio del emperador, el Sínodo utilizó el principio de la "economía de los santos" (tolerancia en la praxis). Pero para Teodoro ningún motivo justificaba la transgresión de una ley divina e invocando las enseñanzas de San Basilio, de San Gregorio Nacianceno y de San Juan Crisóstomo, declaró privada de fundamento en las Escrituras la disciplina de la "economía de los santos", según la cual en algunas circunstancias se podía tolerar un mal menor, como en este caso el matrimonio adúltero del emperador.

La polémica de los iconoclastas
[enemigos de las imágenes]

El emperador Nicéforo murió unos años después, el 25 de julio de 811, en la guerra contra los búlgaros y ascendió al trono otro funcionario imperial, Miguel I. El nuevo basileus hizo volver del exilio a Teodoro, que se convirtió en su consejero de mayor confianza. 

Pero la paz duró poco. En el verano de 813 los búlgaros infligieron una durísima derrota a Miguel I cerca de Adrianópolis y el ejército proclamó emperador al jefe de los soldados de lathema de Anatolia, León V el Armenio (775-820). Cuando León destituyó al patriarca Nicéforo e hizo condenar el culto de las imágenes, Teodoro asumió el mando de la resistencia contra los iconoclastas. De hecho, Teodoro se distinguió en la historia de la Iglesia no sólo como oponente al "Sínodo del adulterio", sino también como uno de los grandes defensores de las imágenes sagradas durante la segunda fase de la iconoclastia. 

Así, el Domingo de Ramos de 815 tuvo lugar una procesión de mil monjes del Studion que dentro de su monasterio, pero a la vista de todos, portaban iconos sagrados mientras entonaban solemnes cantos de aclamación en su honor. La procesión de los monjes del Studion desencadenó la reacción de la policía. Entre el 815 y el 821 Teodoro fue flagelado, encarcelado y exiliado en distintos lugares de Asia Menor. Al final volvió a Constantinopla, pero no al monasterio, estableciéndose con sus monjes en la otra parte del Bósforo, en las islas Príncipe, donde murió el 11 de noviembre de 826.

San Teodoro, como San Juan Bautista

El "non licet" (Mt 14, 3-11) que San Juan Bautista lanzó al tetrarca Herodes por su adulterio ha resonado varias veces en la historia de la Iglesia. San Teodoro el Estudita, un simple religioso que se atrevió a desafiar al poder imperial y a las jerarquías eclesiásticas de su tiempo es considerado uno de los protectores celestiales de quien todavía hoy, frente a las amenazas de cambio en la praxis católica sobre el matrimonio, tiene el valor de repetir un inflexible non licet.


Emperadores bizantinos
citados en el artículo:

Constantino VI (780-797)
·María de Armenia
·Teodota
Irene (797-802)
Nicéforo (802-811)
Miguel I (811-813)
León V (813-820) 

Patriarcas de Constantinopla
citados en el artículo:

Tarasio (784-806)
Nicéforo I (806-815)

Abades de Studion
citados en el artículo:

San Platón (734-813)
San Teodoro (759-826)

Rito Bracarense em Fátima


Rito Bracarense - TV Fátima por gravypaunchy

Beautiful Ars Celebrandi Traditional liturgy workshop in Poland - report and pictures, with declarations by Bp. Schneider


On 19 August 2015, at the “Ars Celebrandi” workshop of traditional liturgy [see announcement here], bishop Athanasius Schneider from Kazakhstan celebrated Pontifical Mass and Vespers, and gave a lecture on the proper renewal of the liturgy and due adoration of the Blessed Sacrament. He also answered questions from the participants of the workshops and signed his latest book Corpus Christi.

In his lecture, entitled “The Renewal of the Liturgy and the Perennial Sense of the Church”, which abounded in quotations from the New Testament, the writings of the Church Fathers and the Second Vatican Council’s Constitution on the Liturgy Sacrosanctum Concilium, His Excellency pointed out that the essential feature of the sacred liturgy is the adoration of God.

Présentations des Communautés et Instituts au rite traditionnel



Présentations des Communautés et Instituts publiées dans le numéro 6-7 du Baptistère – Avril – Mai 2004
(réactualisé en 2006)


Fraternité Saint Pierre

La Fraternité Sacerdotale Saint Pierre est une société cléricale de vie apostolique de droit pontifical. Cette communauté de prêtres catholiques, sans vœux religieux,
travaille à une double mission dans le monde :
- premièrement, la formation et la sanctification des prêtres dans le cadre de la liturgie traditionnelle du rite Romain ;
- deuxièmement, l’action pastorale de ces prêtres sur le terrain, au service de l’Église.

La Fraternité a été fondée le 18 juillet 1988 à l’Abbaye de Hauterive (Suisse) par une douzaine de prêtres et quelques séminaristes. Peu de temps après sa fondation et grâce à l’aide du Cardinal Ratzinger, elle a été accueillie par Mgr Joseph Stimpfle, évêque d’Augsbourg (Allemagne) à Wigratzbad, sanctuaire marial bavarois.

Elle dispose de deux séminaires : un en Allemagne (Wigratzbad) pour les séminaristes de langue française et pour ceux de langue allemande ; un autre aux USA (Denton) pour les séminaristes de langue anglaise.
Sa Maison Généralice est basée à Fribourg en Suisse. La Fraternité Saint Pierre compte environ 150 prêtres et 130 séminaristes.

Elle est présente au total dans une quinzaine de pays (États-unis, Canada, France, Allemagne…). En France, la Fraternité Saint Pierre est implantée dans 22 diocèses où les Évêques ont confié des apostolats. Elle compte environ 45 prêtres qui assurent du ministère non seulement auprès des Chapelles où est célébrée la Messe selon les livres liturgiques de 1962, mais aussi auprès de nombreuses écoles, de groupes de jeunes ou de scoutisme, de foyers, de catéchisme, de retraites spirituelles…

Extraits du site www.fssp.org




 Institut du Christ Roi

L'Institut du Christ Roi Souverain Prêtre est une Société de vie apostolique, vœux religieux. Il est érigé canoniquement de droit diocésain (diocèse de Mouila - Gabon initialement, diocèse de Florence – Italie aujourd’hui) depuis 1er septembre 1990.

Ses membres sont liés hiérarchiquement entre eux par l'engagement sacré tendre à la perfection sacerdotale menant une vie fraternelle et commune dans l'observance des Constitutions.
L'Institut du Christ Roi Souverain Prêtre a pour fin première la glorification Dieu par la sanctification des prêtres service de l'Église et des âmes, par formation doctrinale et spirituelle, vue de la mission qui leur est confiée le Christ dans Son Corps mystique.

Jouissant du droit rappelé par le Saint-Père dans le Motu Proprio du 2 juillet 1988, les livres liturgiques en usage dans l'Institut du Christ Roi Souverain Prêtre sont conformes à l'Édition Vaticane 1962. L’Institut du Christ-Roi compte environ 40 prêtres et 40 séminaristes.

Son Séminaire est situé à Gricigliano, non loin de Florence (Italie). L’Institut est présent dans 9 pays (France, États-unis principalement).
En France, 12 prêtres de l’Institut assurent les apostolats confiés par évêques. Ils sont sollicités également pour des aumôneries d’écoles (Lille (59), Le Pecq (78), Montpellier (34)), mais aussi des groupes de scoutisme de jeunes, de foyers, du catéchisme…

Extrait du site www.icrsp.com




Fraternité Saint Vincent Ferrier

La Fraternité est distincte et indépendante canoniquement de l'Ordre des Frères Prêcheurs, dont elle a reçu la communication des biens spirituels en 1988. Elle est en relation avec les autorités de l'Ordre pour examiner l'éventualité de son agrégation à la Famille dominicaine.
La Fraternité, dont les Constitutions ont reçu l'approbation définitive du Saint-Siège en 1995, comporte des Pères, des frères convers et des frères qui se préparent aux ordres sacrés (diaconat ou sacerdoce). Elle compte actuellement une maison d’une quinzaine de Frères (dont 6 prêtres).


Les religieux mènent une vie fraternelle, culminant dans la Sainte Messe, et partagée entre oraison, chant grégorien des Offices et travail manuel ou intellectuel. Plusieurs Pères approfondissent leur formation en passant des grades universitaires.
Ils sont attentifs à confronter la sagesse thomiste avec les débats de la modernité (liberté religieuse, bioéthique, philosophie des sciences...).

Selon la célèbre expression de saint Thomas d'Aquin, le coeur de leur existence est : « contemplari et contemplata aliis tradere » (Contempler et communiquer aux autres la vérité contemplée).
Leur apostolat rayonne sur trois axes :
- spiritualité : retraites sur le Rosaire, récollection, pèlerinage…
- Formation : revue de culture religieuse Sedes Sapientiae, publication d’ouvrages, session de formation, camps itinérants, « café-caté »…
- Famille : Préparation au mariage pour fiançés, accompagnements de foyers, camps pour garçons…


Extraits de www.chemere.org




Chanoines Réguliers de la Mère de Dieu

Fondés en 1969 sous le nom d’Opus Mariae, les Chanoines ont perpétué tradition canoniale. Attachés à la règle de Saint Augustin, les Chanoines se consacrent à l’apostolat la liturgie (Sainte Messe et Office Divin).
La Communauté est érigée en Abbaye de droit pontifical depuis 1997. Le Cardinal Augustin Mayer, ancien président de la Commission Pontificale Ecclesia Dei, avait donné la bénédiction Abbatiale à Mgr Wladimir à Rome.

Les Chanoines, pour la plupart, poursuivent des études supérieures en philosophe ou en théologie.
Depuis plusieurs années, les Chanoines assurent l’aumônerie de groupes de jeunes (Chapitres du Pèlerinage de Chartres, Camps de jeunes…) et de foyers (Sessions, retraites spirituelles…).




Chanoinesses Régulières de la Mère de Dieu

Les Chanoinesses font partie de la même famille canoniale, les deux Monastères sont sous l’autorité du même abbé.
La Communauté est contemplative apostolique vouée à la louange divine par la prière des Heures.

Érigée, en l’an 2000, en « Monastère de droit pontifical » par la Commission Ecclesia Dei, elle compte à ce jour une vingtaine de membres.

Les Chanoinesses sont eucharistiques mariales et secondent les Chanoines dans leurs apostolats : sessions familiales, pèlerinages, camps…




Institut de la Sainte Croix de Riaumont

Attaché aux règles traditionnelles de la vie religieuse et d'une liturgie plus que millénaire, l'ordre scout de la Sainte-Croix de Riaumont se présente donc comme un Institut Religieux. Les premiers statuts furent approuvés en 1971 par Dom Jean Roy (alors père-abbé de Fontgombault) et Mgr Rupp (évêque de Monaco, premier prieur général de branche masculine de la sainte Croix de Jérusalem). Le fondateur et premier Prieur de l’Institut fut le Père Revet.

En 1991 le Pape Jean Paul II et l'évêque d'Arras ont érigé canoniquement ce nouveau rameau d'oblats bénédictins ; et le Cardinal Mayer, président de la Commission Pontificale Ecclesia Dei est venu par deux fois de Rome dans le petit village de Riaumont pour y conférer les ordres aux jeunes
prêtres de l'Institut.

L’Institut a pour fin générale
1. de promouvoir la gloire de Dieu et la sanctification de ses membres par la pratique de trois voeux publics de pauvreté, de chasteté et d'obéissance, selon l'esprit de la règle de saint Benoît. Elle veut offrir à tous ses membres, qui sont oblats de l'ordre de saint Benoît, les moyens de servir de plus près, jusqu'à la croix et la résurrection, le Christ qui s'est dit: « la Route, la Vérité et la Vie ».
2. Son but lointain est d'agir sur le monde actuel pour y diffuser l'esprit de l'Évangile et spécialement une charité vraiment efficace entre ses membres et envers les autres, le culte sans compromission de la vérité, le sens de l'honneur, de la justice et de la beauté, le service de tous, avec une préférence pour les plus petits et les plus pauvres, dans la joie scoute et la paix bénédictine.
3. Elle a pour fin spéciale l'éducation de la jeunesse dans ce même esprit, et, en premier lieu de la jeunesse handicapée par les déficiences graves de la société et des familles (enfants privés du milieu familial normal, délinquants, handicapés, persécutés, etc...).

Extraits de www.riaumont.net




Abbaye Sainte Madeleine du Barroux (84)

Voulant préserver les traditions bénédictines ainsi que la liturgie, Dom Gérard Calvet a quitté son Monastère de Tournay (région de Lourdes) pour fonder un prieuré bénédictin à Bédoin. Très vite rejoint par d’autres moines, la communauté se déplace au Barroux en 1978. Après les Sacres, le Monastère est érigé en Abbaye par le Saint Siège.

Récemment le Cardinal Médina-Estevez est venu conférer la bénédiction Abbatiale à Dom Louis-Marie Geyer d’Orth, élu Père Abbé après la renonciation de Dom Gérard Calvet.




Abbaye Notre-Dame de Fontgombault (36)

Fondée en 1948 par Solesmes, reprenant les vestiges d’une ancienne abbaye vidée par la Révolution, l’Abbaye compte parmi les plus dynamiques de la Congrégation de Solesmes. En 30 ans en sont issues 4 fondations.

Après avoir renoncé au rite traditionnel pendant quelques années, elle est revenue au Missel de 1962 (avec quelques aménagements) dans les années 1980.
Cependant pour quelques célébrations, les moines utilisent l’Ordo de 1969.




Abbaye Notre-Dame de Randol (63)

Fondée par Fongombault en 1971, de conception architecturale moderne l’Abbaye est sortie de terre en plein milieu du Massif Central.




 Abbaye Notre-Dame de Triors  

Fondée 1984 par Fontgombault.




Monastère Notre-Dame de Gaussan


Dernière fondation en France de Fontgombault, le Monastère de Gaussan a été fondé en 1994 dans le diocèse de Carcassonne.




 Monastère Notre-Dame de la Garde

Après plusieurs années de recherche et de nombreuses difficultés, l’Abbaye Sainte Madeleine de Barroux a pu fonder dans le diocèse d’Agen un Monastère en 2002, elle y a envoyé 8 moines.




 Abbaye Notre-Dame de Fidélité de Jouques




Abbaye Notre-Dame de Miséricorde


Fondée par l’Abbaye Notre-Dame Fidélité de Jouques en 1991 et érigée 2002 en Abbaye par le Saint Siège.



 Abbaye Notre-Dame de l’Annonciation


Fondée en 1987, le Couvent a approuvé par le Saint Siège et érigé Abbaye en 1989.




 Monastère des Religieuses Victimes du Sacré-Coeur

Fondé en 1838 par Julie-Adèle de Gérin-Ricard, devenue Prieure sous le nom de Mère Marie Victime de Jésus crucifié, l’Institut a pour fin particulière de s’unir au Divin Sauveur dans son état de victime et de l’imiter dans la religion et la charité incomparables qu’Il a montrées en s’immolant en sacrifice pour la Gloire de Dieu et le salut des âmes.
Réparation, Salut des âmes, Consolation du Coeur de Jésus, Sanctification du sacerdoce. De toutes les pensées qui inspirent les vierges victimes, la principale est la consolation du Cœur de Jésus.
La Communauté est vouée à l’adoration perpétuelle du Très Saint Sacrement. « Una cum Christo hostia, Cor unum », c’est la devise. Les Soeurs font voeux de Pauvreté, Chasteté, Obéissance et Clôture.
C’est par amour que Jésus S’est sacrifié, c’est par amour qu’il faut Le suivre dans son Sacrifice, et le trésor de cet amour est renfermé dans son Coeur. C’est ce que les Soeurs marquent par le titre de Victimes du Sacré-Coeur qui indique que leur vocation est toute fondée sur l’Amour.
La Communauté est unique ; Famille très unie, elle est composée d’une vingtaine de Religieuses, dont plusieurs Novices.




Institut des Dominicaines du Saint-Esprit


Fondé par l’abbé Victor-Alain Berto (1900-1968), prêtre du diocèse de Vannes, l’Institut a été érigé canoniquement en mars 1943 sous l’appellation Fraternité Notre-Dame de Joie du tiers ordre de Saint Dominique.
Le seul voeux émis par les Soeurs est voeux de virginité sacrée. Elles mènent cette vie virginale conformément aux trois exigences de l’Ordre de Saint Dominique : la vie commune avec l’observance régulière, la récitation solennelle de l’Office Divin et l’étude assidue de la vérité divine. Quant l’activité extérieure, elle est en harmonie avec la tradition dominicaine et se
ramène à la communication de la Vérité.
La docile fidélité à l’Église romaine est la substance même de cet Institut et de ses Œuvres.
Actuellement l’Institut dirige établissements scolaires en France (Pontcallec, Nantes, Épinal, Draguignan et Saint-Cloud) et compte 98 membres.
La maison-mère est en Bretagne, au nord de Lorient.

terça-feira, 1 de setembro de 2015

Gregorian Chant for the Mass of the Assumption - Monastic Choir of the Abbey of Notre- Dame de Fontgombault. The Introit, Alleluia, and Holy Communion sung Propers, and Kyrie IX are part of a High Mass of the Assumption. Chanted by the Monastic Choir of the Abbey Notre-Dame de Fontgombault,

Sainte-Marie de la Garde.




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La prière

Ecoutez nos chants
3 h 20 : parcourant les couloirs du monastère, le frère réglementaire réveille les moines, au son d’une cloche, pour l’office des Matines.
Prenant à la lettre la sentence du psalmiste : “Au cœur de la nuit, je me levais pour chanter votre louange” (Ps. 118), les moines quittent leur cellule et se rassemblent dans l’église à l’heure où tout sommeille encore. Ils consacrent ainsi à Dieu la première heure de leur journée, alternant chant des psaumes et lectures durant une heure, parfois deux, les dimanches et fêtes.
Du lever du jour au crépuscule, sept autres offices, Laudes (6 h), Prime (7 h 45), Tierce (9 h 30), Sexte (12 h), None (14 h), Vêpres (17 h 30) et Complies (19 h 45) vont ponctuer la journée du moine : “Sept fois le jour, j’ai chanté vos louanges” (Ps. 118).
Pourquoi sept ? Parce que ce chiffre, dans l’Ancien Testament, symbolise la perfection, la continuité du temps, ombre de l’éternité. Au moment où le monde extérieur s’agite comme une ruche bourdonnante, le moine se tient immobile devant Dieu, au nom de l’Église, intercédant pour ses frères dans le monde.