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12 maggio 2013
Gesù
Poiché il Padre chiama tutti nella vita con lui, Io voglio
parlare di questo mistero della persona umana nella sua vita con Dio.
Il
Padre ha dato ad ogni persona un intelletto per conoscere quella vita e la
volontà di sceglierla. L’intelletto
può sapere che Dio ha creato il mondo ed ogni persona può godere di una vita con
Dio come suo Creatore. Ma
questa vita è molto limitata, rispetto alla vita piena con Dio che può iniziare
con la fede, credendo tutto ciò che Dio ha rivelato. Questo
è il percorso più profondo e più sicuro, il grande invito divino a vivere con
Dio mediante la fede.
Maria
In questi giorni, noi apriremo per voi nuove prospettive, anche
se tuttora invisibili. Questi
insegnamenti contengono un invito a vivere con noi, a dimorare nel nostro amore
per voi ed a godere di una vita che la vostra natura non può conoscere o
possedere.
Io parlo molto delicatamente e con le più semplici delle parole,
ma i misteri saranno estesi e profondi, chiamanti voi alla vita che io gioisco
con la Trinità tramite Gesù.
13 maggio 2013
Gesù
Nel grande mistero di Dio vi sono contenuti molti, molti altri
misteri. Come
le persone intravedono questi misteri, si rendono conto che c’è molto che non
comprendono in merito alla vita dell’uomo con Dio. Tuttavia
essi sono obbedienti, sapendo che hanno bisogno della parola di Dio e delle sue
leggi per guidarli in questa complessità. Quanto
più una persona si avvicina a Dio (come i santi), maggiore è la sua conoscenza
dei misteri di Dio e maggiore la sua obbedienza ad ogni parola di Dio.
Il
cuore del santo è tenuto stretto nella mano di Dio, perché i santi si rendono
conto di quanto poco comprendono la loro vita con Dio.
Tuttavia, se altri vanno in una direzione diversa, se si
allontanano da Dio, essi non vedono la grandezza dei misteri e non hanno paura
di infrangere le sue leggi o di rigettare le sue parole. Essi
crescono in una sicurezza di sé che li porta a prendere decisioni insensate ed a
respingere la sapienza del Padre.
Alcune persone vivono come figli del Padre.
Altre non vedono alcuna
necessità di un Padre celeste.
Maria
Tanta saggezza sarà contenuta in queste parole. Esse
saranno pronunciate in modo chiaro e facilmente comprensibile, in grado di
essere comprese da tutti. Esse
inviteranno tutti una volta di più a diventare figli del Padre celeste.
Spiegherò
il loro significato e come devono essere ricevute. Che regalo! Che
invito! Invito
il mondo intero, attraverso queste parole, ad essere figli del
Padre.
14 maggio 2013
Gesù
Giungo a rivelare i grandi segreti dell’era di Maria e la volontà
del Padre celeste di esaltare il suo Cuore Immacolato. L’era
di Maria non è solo un modo di dire, ma una profonda realtà del Regno di Dio,
un’inaugurazione di un nuovo momento nella storia del Padre con l’umanità.
Questo
momento è stato deliberatamente ritardato fino a quest’ora in cui l’umanità
precipita verso l’autodistruzione e solo la mano del Padre può salvare la
terra.
Il segreto, il mistero, è che il nuovo fuoco divino sarà gettato
sulla terra attraverso il Cuore Immacolato di Maria. Questo
fuoco sarà più potente, più ampio e più facilmente accessibile rispetto a
qualsiasi precedente fuoco divino. Tutti
saranno invitati a ricevere, cattolici e non, perché anche i poteri distruttivi
di Satana si estendono a tutti. Nulla
verrà trattenuto nel tentativo del Padre di recuperare e salvare
l’umanità.
Maria
Questi misteri sono i doni più profondi trapiantati nel mio Cuore
dallo Spirito Santo e riservati fino a questo momento. Il
fuoco può essere ricevuto da tutti, ma il fuoco rimarrà solo in quei cuori che
accettano la sua azione purificatrice. Quando
ciò sarà stato completato, saranno rilasciate le grandi grazie che spiegherò in
seguito. È
sufficiente sapere che il Padre celeste è pronto a riversare fuoco nuovo che può
salvare tutti.
15 maggio 2013
Gesù
Gli incendi bruciano ovunque. Fuochi di lussuria distruggono le
famiglie. Fuochi di
violenza distruggono i paesi. Fuochi di avidità distruggono le
economie. Fuochi di
ambizione collocano le persone sbagliate in alte cariche. Dove si andrà a finire? I fuochi bruciano e
bruciano e nulla li riporta indietro. Consumano quello che una volta
era impensabile. Il più sacro
dei terreni, il matrimonio stesso, è minacciato. Il
fondamento più solido, l’economia americana, cresce più debole perché nessuno fa
fronte a questi incendi. Essi bruciano
e bruciano. Non ci può essere
un nuovo incendio? Un fuoco purificatore che cade
dal cielo? Un fuoco che
indebolisce e supera questi incendi distruttivi? I
fuochi della concupiscenza, della violenza, dell’avidità e dell’ambizione
bruciano nei cuori delle persone. Non possono i fuochi
celesti purificare i loro cuori? Questo è il loro scopo e
il motivo per cui Io li manderò.
Maria
Esistono questi fuochi celesti per ogni necessità del genere
umano. I fuochi
variano in poteri e finalità. Ci
sono fuochi per ogni cuore, per ogni momento e per ogni situazione. Il
mio Cuore Immacolato contiene tutti questi incendi così necessari per l’uomo
moderno. Io liberamente e
generosamente li distribuisco a tutti coloro che chiedono. Parlo
così chiaramente in modo che ogni persona cerchi per qualunque incendio di cui
abbia bisogno. Ricordate. Questi sono gli incendi di Dio ed
essi purificano.
16 maggio 2013
Gesù
Tutto è contenuto in questo fuoco divino. Nulla manca. Quando il
fuoco tocca il cuore umano inizia una nuova fiammata. Questo nuovo fuoco purifica. Rimuove
tutto ciò che è egoista e forma la persona dentro l’immagine del Padre.
Nuova
vita, piena di ricche speranze che rendono la persona gioiosa e pronta a dire:
“Posso essere un figlio di Dio”. Niente è
impossibile quando questo fuoco brucia vivacemente. Eppure, molto è ancora carente. Alla
ricezione di questo fuoco le persone vedono chiaramente che il loro amore per
Dio è limitato ed essi lo servono poco. Eppure,
nessuna tristezza li riempie, solo cercano di raggiungere il momento della piena
unione divina. Tale è la
natura di questo fuoco.
Maria
Questo è il mio fuoco, il fuoco che ho ricevuto fin dal primo
momento della mia Immacolata Concezione, il più puro fuoco divino che sia mai
stato dato ad ogni creatura. Questo è il
fuoco che vorrei riversare sui miei figli. Conosco i suoi
poteri, perché li ho sperimentati tutti. So
che questo fuoco continuerà, se solo la persona accetta la sua
presenza.
Miei figli, imparate riguardo al mio fuoco. Imparate
del fuoco che abita nel profondo del mio Cuore, il più ricco e più puro degli
incendi che può rinnovare il volto della terra. Che altro si può
dire?
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terça-feira, 28 de maio de 2013
MARIA: Imparate del fuoco che abita nel profondo del mio Cuore, il più ricco e più puro degli incendi che può rinnovare il volto della terra.
Il salario del cristiano
PORTUGUÊS, ESPAÑOL, DEUTSCH, FRANÇAIS, ENGLISH, ITALIANO,JAPONESE, BIELORUSSO, HINDI, PILIPINO
La sofferenza fa parte della vita; ma per il cristiano, chiamato a seguire la stessa via di Cristo, essa diventa un valore aggiunto. Tanto più quando si presenta sotto forma di persecuzione, a causa dello spirito del mondo che non tollera la testimonianza cristiana. È questa in sintesi la riflessione del Papa durante la messa celebrata nella cappella della Domus Sanctae Marthae martedì mattina, 28 maggio. Commentando il vangelo del giorno (Marco 10, 28-31), il Pontefice ha ripreso la riflessione sul dialogo di Gesù con il giovane ricco che gli chiedeva come ottenere la vita eterna. Ha ricordato infatti che Pietro aveva ascoltato gli ammonimenti di Gesù a proposito delle ricchezze, che rendono "tanto difficile entrare nel regno di Dio".
Dopo le parole del Signore, Pietro gli domanda: "Va bene, ma noi? Noi abbiamo lasciato tutto per te. Quale sarà il salario? Come sarà il premio?". La risposta di Gesù forse "è un po' ironica: ma sì, anche te e tutti voi che avete lasciato casa, fratelli, sorelle, madre, figlio, campi, avrete cento più di questo"; ma li avverte che dovranno affrontare " la persecuzione", descritta come il salario, o meglio "il pagamento del discepolo".A chi lo segue Gesù assicura l'appartenenza alla "famiglia dei cristiani" e ricorda che "siamo tutti fratelli". Ma avverte pure che ci "saranno le persecuzioni, le difficoltà", tornando sullo stesso tema: "Chi segue me, deve fare la stessa strada che ho fatto io". Una via, ha spiegato il Papa, che porta ad abbassarsi e che "finisce sulla croce. Ci saranno sempre le difficoltà che vengono dal mondo e le persecuzioni, perché lui ha fatto questa strada per primo. Quando un cristiano non ha difficoltà nella vita e tutto va bene, tutto è bello, qualcosa non va". C'è da pensare che abbia ceduto alla tentazione di seguire lo spirito del mondo piuttosto che Gesù.
Seguire il Signore, ha ripetuto il vescovo di Roma, significa farlo sino in fondo. La sequela di Cristo non può rimanere solo un'espressione culturale. Tanto meno può essere un modo per acquistare più potere. In proposito il Pontefice ha osservato che "la storia della Chiesa è piena di questo, cominciando da alcuni imperatori; poi tanti governanti, tante persone. E anche alcuni - non voglio dire tanti, ma alcuni - preti, alcuni vescovi. Non sono tanti, ma alcuni pensano che seguire Gesù è fare carriera". Un concetto questo, ha detto Papa Francesco, che nella letteratura di qualche decennio fa si poteva ritrovare nelle biografie dei santi, dove era usuale leggere che "da bambino aveva voglia di fare la carriera ecclesiastica. Si diceva così, era un modo di dire. Ma tanti cristiani, tentati dallo spirito del mondo - ha aggiunto il Pontefice - pensano che seguire Gesù" sia una cosa buona perché "così si può fare carriera, si può andare avanti". Tuttavia, "quello non è lo spirito"; è piuttosto l'atteggiamento di Pietro, che domanda: "E noi, che carriera facciamo?". La risposta di Gesù è invece: "Sì, ti darò tutto, con la persecuzione".
Non è possibile - ha commentato il vescovo di Roma - "togliere la croce dalla strada di Gesù, c'è sempre". Certamente il cristiano non deve farsi del male. "Non è quello" ha specificato in proposito, aggiungendo: "Il cristiano segue Gesù per amore e quando si segue Gesù con amore, l'invidia del diavolo fa tante cose. Lo spirito del mondo non tollera questo, non tollera la testimonianza. Pensate a madre Teresa", considerata come una figura positiva che "ha fatto tante belle cose per gli altri. Lo spirito del mondo mai dice che la beata Teresa tutti i giorni, tante ore, era in adorazione; mai. Riduce l'attività cristiana al fare bene sociale. Come se l'esistenza cristiana fosse una vernice, una patina di cristianesimo. Ma l'annuncio di Gesù non è una patina", penetra nelle ossa, va dritto "al cuore; va dentro e ci cambia. E questo lo spirito del mondo non lo tollera; non lo tollera e per questo vengono le persecuzioni".
Da qui l'invito a pensare alla risposta di Gesù: Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli, sorelle o madri o padri o figli o campi "per causa mia o per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto, in case, fratelli, ma insieme a persecuzioni. Non dimentichiamolo". Seguire Gesù con amore passo dopo passo: questa è la sequela di Cristo, ha concluso il Santo Padre. Ma lo spirito del mondo continuerà a non tollerarlo e farà soffrire i cristiani. Si tratta, però, di una sofferenza come quella sopportata da Gesù: "Chiediamo questa grazia: seguire Gesù nella strada che lui ci ha fatto vedere, che lui ci ha insegnato. Questo è bello: lui mai ci lascia soli, mai. Sempre è con noi".
Con il Papa hanno concelebrato, tra gli altri, gli arcivescovi Rino Fisichella e José Octavio Ruiz Arenas, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Con loro, tra i presenti, erano i collaboratori nel dicastero, maestranze della centrale termoelettrica e del laboratorio di falegnameria del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
segunda-feira, 27 de maio de 2013
PAPA FRANCISCO: La cultura del benessere che ci fa poco coraggiosi, ci fa pigri, ci fa anche egoisti
Il tempo di Dio
PORTUGUÊS, ESPAÑOL, DEUTSCH, FRANÇAIS, ENGLISH, ITALIANO,JAPONESE, BIELORUSSO, HINDI, PILIPINO Il fascino del provvisorio, la sensazione di essere padroni del tempo, e la cultura del benessere a tutti i costi spesso impediscono all'uomo di oggi di seguire da vicino Gesù. "Ci sembrano due ricchezze" ma in realtà non ci fanno "andare avanti", ha detto Papa Francesco commentando, lunedì mattina 27 maggio, il racconto del vangelo di Marco (10, 17-27) proclamato durante la messa celebrata nella cappella della Domus Sanctae Marthae. L'evangelista narra dell'uomo ricco che si avvicina a Gesù per chiedergli come raggiungere la vita eterna. "Questo - ha spiegato il Pontefice - era un uomo buono: va a trovare Gesù e si getta in ginocchio davanti a lui; un uomo che aveva pietà nel suo cuore; un uomo religioso; un giusto. Ma va da Gesù perché sente qualcosa dentro; sente la voglia di andare più avanti, di seguire Gesù più da vicino: era proprio lo Spirito Santo che lo spingeva".
L'uomo assicura Gesù di seguire i comandamenti. E gli domanda come andare avanti. Ma alla richiesta di Gesù, "che lo ama", di vendere tutti i suoi beni prima di seguirlo, "quest'uomo buono, uomo giusto - un uomo spinto dallo Spirito Santo per andare più avanti, più vicino a Gesù - si scoraggia: a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato. E Gesù volgendo lo sguardo attorno disse a suoi discepoli: quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio" ha ricordato il Santo Padre. Dunque "le ricchezze - ha spiegato - sono un impedimento, qualcosa che non rende facile il cammino verso il regno di Dio. Ognuno di noi ha le sue ricchezze, ma si tratta spesso di ricchezze che impediscono di andare vicino a Gesù" e che a volte portano persino "tristezza".
"Tutti - ha esortato il Santo Padre - dobbiamo fare un esame di coscienza su quali sono le nostre ricchezze che ci impediscono di avvicinare Gesù nella strada della vita". Si tratta di ricchezze che derivano dalla nostra cultura. La prima ricchezza "è il benessere. La cultura del benessere che ci fa poco coraggiosi, ci fa pigri, ci fa anche egoisti". A volte "il benessere ci anestetizza", perché in fin dei conti "stiamo bene nel benessere". Anche di fronte alla scelta di avere un figlio, ci si lascia spesso condizionare dal benessere. Il Papa ha immaginato un dialogo tra una coppia di sposi: "No, no, più di un figlio, no! Perché non possiamo fare le vacanze, non possiamo andare qua, non possiamo comprare la casa; no! Va bene seguire il Signore, ma fino a un certo punto...". E ha commentato: "È questo che fa il benessere. Tutti sappiamo bene come fa il benessere. Ma questo ci getta giù, ci spoglia di quel coraggio, di quel coraggio forte per andare vicino a Gesù". Eppure "questa è la prima ricchezza della nostra cultura d'oggi. La cultura del benessere".
Oltre a questa, il Pontefice ne ha indicata un'altra, che "ci impedisce di andare vicino a Gesù: è il fascino del provvisorio. Noi siamo innamorati del provvisorio", mentre le proposte di Gesù sono definitive. Il provvisorio ci piace "perché abbiamo paura del tempo di Dio", che è un tempo definitivo.
E come spesso accade, il Papa ha proposto un ricordo della sua esperienza personale: "Ho sentito di uno che voleva diventare prete, ma per dieci anni, non di più". E lo stesso accade per tante coppie che si sposano pensando: "finché dura l'amore e poi vediamo". È questo "il fascino del provvisorio" la seconda "ricchezza" che affascina gli uomini di oggi; e li spinge, in particolare, a "diventare padroni del tempo: facciamo piccolo il tempo al momento".
Benessere e provvisorietà sono appunto le due ricchezze che nella società contemporanea "ci impediscono di andare avanti". Di contro, il pensiero del Pontefice è andato ai "tanti uomini e donne che hanno lasciato la loro terra per andare come missionari, per tutta la vita"; e ai "tanti uomini e donne che hanno lasciato la loro casa per fare un matrimonio e per tutta la vita sono arrivati fino alla fine". Questo - ha affermato - "è seguire Gesù da vicino, è il definitivo". Mentre "il provvisorio non è seguire Gesù; il provvisorio è territorio nostro", nel quale noi "siamo padroni".
Da qui l'esortazione del Pontefice: "Davanti all'invito di Gesù, davanti a queste due ricchezze culturali, pensiamo ai discepoli", che "erano sconcertati. Anche noi possiamo essere sconcertati per questo discorso di Gesù; e quando Gesù ha spiegato qualcosa, erano ancora più stupiti". Allora - è stato l'invito conclusivo - "chiediamo al Signore che ci dia il coraggio di andare avanti, spogliandoci di questa cultura del benessere con la speranza", la quale è "la fine del cammino dove lui ci aspetta, nel tempo; non con la piccola speranza del momento, che non funziona più".
Con Papa Francesco hanno concelebrato, tra gli altri, il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, e l'arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. Tra i presenti, collaboratori del dicastero della pastorale della salute, dipendenti della direzione Servizi economici del Governatorato e un gruppo di volontari del dispensario pediatrico Santa Marta in Vaticano.
(©L'Osservatore Romano 27-28 maggio 2013)
domingo, 26 de maio de 2013
Texto completo de la alocución del Papa en italiano, antes del rezo mariano del Ángelus.
PORTUGUÊS, ESPAÑOL, DEUTSCH, FRANÇAIS, ENGLISH, ITALIANO,JAPONESE, BIELORUSSO, HINDI, PILIPINO
Queridos hermanos y hermanas! ¡Buenos días!
Esta mañana hice mi primera visita a una parroquia de la diócesis de Roma. Doy gracias al Señor y les pido que oren por mi servicio pastoral a esta Iglesia de Roma, que tiene la misión de presidir en la caridad universal.
Hoy es Domingo de la Santísima Trinidad. La luz del tiempo pascual y de Pentecostés renueva cada año en nosotros la alegría y el asombro de la fe: reconocemos que Dios no es algo vago, nuestro Dios no es un Dios spray, es concreto, no es abstracto, sino que tiene una nombre: "Dios es amor". No es un amor sentimental, emocional, sino el amor del Padre, que es la fuente de toda la vida, el amor del Hijo que muere en la cruz y resucita, el amor del Espíritu, que renueva al hombre y al mundo.
Y pensar que Dios es amor, nos hace bien, porque nos enseña a amar, a entregarnos a los demás como Jesús mismo se dio por nosotros y camina con nosotros. Y Jesús camina con nosotros en el camino de la vida.La Santísima Trinidad no es el producto de razonamientos humanos, es el rostro con el que Dios se ha revelado a sí mismo, no desde lo alto de un trono, sino caminando con la humanidad. Es Jesús quien nos ha revelado al Padre y quien nos ha prometido el Espíritu Santo. Dios ha caminado con su pueblo en la historia del pueblo de Israel y Jesús caminó siempre con nosotros y nos prometió el Espíritu Santo, que es fuego, que nos enseña todo lo que no sabemos, que nos guía en nuestro interior, que nos da buenas ideas y buenas inspiraciones.
Hoy alabamos a Dios, no por un misterio particular, sino por Sí mismo, "por su inmensa gloria", como dice el himno litúrgico. Lo alabamos y le damos las gracias porque Él es Amor, y porque nos llama a entrar en el abrazo de su comunión, que es la vida eterna.
Encomendemos nuestra alabanza a las manos de la Virgen María. Ella, la más humilde de las criaturas, gracias a Cristo ya ha alcanzado la meta de la peregrinación en la tierra: ya está en la gloria de la Trinidad. Por esto María, nuestra Madre, la Virgen, resplandece por nosotros como signo seguro de esperanza. Es la madre de la esperanza, en nuestro camino, en nuestra vida es la madre de la esperanza, es la madre la que nos consuela también, la madre de la consolación y la madre que nos acompaña en el viaje. Ahora recemos a la Virgen todos juntos, nuestra madre, que nos acompaña en el camino.
Palabras del Papa tras la oración mariana del Ángelus
Queridos hermanos y hermanas,
Ayer en Palermo, fue proclamado Beato el sacerdote Giuseppe Puglisi, sacerdote y mártir, asesinado por la mafia en 1993. Don Puglisi, fue un sacerdote ejemplar, dedicado especialmente a la pastoral juvenil. Educando a los chicos según el Evangelio los salvaba de la mafia, y por eso ésta intentó vencerlo asesinándolo. Pero en realidad, es él que ha vencido, con Cristo Resucitado.
Pienso en tantos dolores de hombres y mujeres, incluso de niños que son explotados por las mafias, que los explotan, haciendo que ellos hagan el trabajo que les convierte en esclavos de la prostitución, con tantas presiones sociales. Detrás de esta explotación, detrás de esta esclavitud hay mafias. Pero recemos al Señor para que convierta los corazones de estas personas, que no pueden hacer esto. No pueden hacer de nuestro hermanos, esclavos. Debemos orar al Señor. Recemos para que estos mafiosos y estas mafiosas se conviertan a Dios y alabemos a Dios por el luminoso testimonio de don Puglisi, y hagamos tesoro de su ejemplo.
Saludo con afecto todos los peregrinos presentes, a las familias, a los grupos parroquiales que han venido de Italia, España, Francia y de tantos otros países. Saludo particularmente a la Asociación Nacional San Pablo de los Oradores y de los Círculos Juveniles, que nació hace 50 años al servicio de los jóvenes. Queridos amigos, San Felipe Neri, que hoy recordamos, y el beato Giuseppe Puglisi apoyen sus esfuerzos. Saludo al grupo de católicos chinos aquí presentes, que se han reunido en Roma para rezar por la Iglesia en China, invocando la intercesión de María Auxiliadora.
Dirijo un saludo a todos los que promueven el "Día del Alivio", a favor de los enfermos que viven en la recta final de su camino terreno; así como la Asociación italiana de Esclerosis Múltiple. ¡Gracias por su compromiso! Saludo a la Asociación Nacional del Arma de Caballería, y a los fieles de Fiumicello, cerca de Padua.
¡Buen domingo a todos y buen almuerzo!
Papa Francisco visitou paróquia da periferia de Roma no Domingo da Santíssima Trindade
PORTUGUÊS, ESPAÑOL, DEUTSCH, FRANÇAIS, ENGLISH, ITALIANO,JAPONESE, BIELORUSSO, HINDI, PILIPINO
Neste domingo, 26, o Papa Francisco enquanto bispo de Roma, realizou a sua primeira visita a uma comunidade da sua diocese: a paróquia dedicada aos Santos Isabel e Zacarias, em Prima Porta, na zona norte de Roma. O bairro tem cerca de 15 mil habitantes e não possui muitas áreas de socialização. Assim, nos últimos anos, a paróquia foi-se tornando uma referência, e o oratório, um ponto de encontro para crianças e jovens.
O Papa Francisco teve uma recepção calorosa: um longo aplauso dos fiéis, sinos em festa e os cânticos do coro da paróquia. Depois de saudar doentes em cadeiras de rodas e famílias dos recém-batizados, o Papa celebrou a missa ao ar livre e administrou a primeira comunhão a 16 crianças.
Dirigindo-se aos fiéis, antes do início da missa, o Santo Padre agradeceu o acolhimento, neste dia da Festa da Santíssima Trindade, e disse que “para entender melhor a realidade, é preciso vê-la do lado de fora, ou seja, da periferia”. O Cardeal-vigário de Roma, Agostino Vallini, e o bispo auxiliar para a zona norte, Dom Guerino di Tora, concelebraram a Eucaristia com o Papap Francisco.
Na homilia, o Papa Francisco teve uma conversa com as crianças, fazendo-lhes perguntas e convidando-as a responder. Ele começou pelo Evangelho, que neste domingo narra a visita de Maria a Isabel, e explicou a Trindade segundo o cristianismo.
“Maria foi depressa porque tinha vontade de ajudar. Ela não foi lá para se gabar, para dizer “eu sou a mãe de Deus”; ela foi para ajudar Isabel, como nossas mães, que correm quando precisamos delas. Isto dá segurança, a certeza de termos uma mãe ao nosso lado. Nossa Senhora que corre sempre faz-nos entender Deus”.
Em seguida, Papa Francisco perguntou às crianças quem são Deus, Jesus e o Espírito Santo, para explicar a Trindade. “O Pai cria – resumiu – Jesus salva-nos, o Espírito Santo ama-nos. Esta é a vida cristã: falar com o Pai, com o Filho e com o Espírito Santo.
Prosseguindo, em tom divertido, Papa Francisco fez uma pergunta que definiu ‘difícil’: “O que Jesus faz ao caminhar connosco?. Primeiro, ajuda-nos – respondeu. Jesus orienta-nos, ensina-nos a seguir, nos dá a força para caminhar, sustenta-nos nas dificuldades e até nas tarefas do colégio... Mas como? Na comunhão dá-nos força, vem ao nosso encontro. O que é a comunhão? É pão, mas não é pão, é o corpo de Jesus, que vem ao nosso coração. Vamos pensar nisso e pedir a Maria – concluiu – que nos ensine bem como é Deus, como é o Pai, como é o Filho e o Espírito Santo”.
Depois da missa, o Santo Padre esteve com as crianças da Primeira Comunhão, que o circundaram, e dedicou-lhes alguns minutos de carinho e conversa. (RS)
sábado, 25 de maio de 2013
DON BOSCO E O SACRIFÍCIO DA SANTA MISSA
Istruzione sulla s. Messa
Presso
tutti i popoli, che la storia ricorda, troviamo il sacrifizio non solo interno e
del cuore, come per esempio la rassegnazione e la preghiera, ma anche l'esterno,
il quale solo, propriamente parlando, appellasi sacrifizio. Il sacrifizio
fu in ogni tempo considerato come parte essenziale del divin culto. Sotto il
nome di sacrifizio strettamente e propriamente parlando s'intende una offerta
esterna di un oggetto materiale fatta a Dio, quale supremo ed infinito padrone,
da un ministro pubblico e a ciò deputato (il sacerdote) a fine, coll'immutazione
{96 [104]} od anche colla totale distruzione di quest'oggetto materiale, di
attestare e riconoscere solennemente il supremo dominio di Dio sopra tutte le
cose[4]. In questo senso gli ebrei offrivano, secondo la prescrizione di Mosè,
vari sacrifizi, i quali oltre i particolari loro fini figuravano ancora l'unico
sacrifizio del cristianesimo e ricordavano la necessità della penitenza senza
aver la forza di operare la conversione dei cuori, e la remissione dei peccati.
Al contrario il sacrifizio del cristianesimo opera per propria virtù nelle anime
il pentimento, il perdono dei peccati {97 [105]} e la santificazione degli
uomini: ed è perciò il compimento d'ogni sacrifizio, è la fonte più feconda
delle celesti benedizioni, è il mezzo più potente per condurre le anime
all'eterna felicità. Questo sacrifizio d'infinito valore offrivalo Gesù Cristo
Dio-Uomo morendo sulla croce a fine di riconciliare la caduta umanità colla
santità e colla giustizia del suo Eterno Padre, e per farci ritornare figliuoli
di Dio ed eredi del paradiso. Al compimento di questo sacrifizio in croce
dovevano, secondo le profezie, cessare tutti i sacrifizi giudaici, e questo
sacrifizio della croce si doveva in perpetuo rinnovare e rappresentare in una
maniera incruenta, cioè non sanguinata, affinchè tutti i fedeli, col partecipare
a questo sacrifizio, partecipassero di continuo ai meriti di Gesù Cristo,
porgessero a Dio il debito tributo di adorazione, di ringraziamento e di
preghiera, ed entrassero in intima comunicazione col loro divin Redentore.
Questo eccelso sacrifizio dal quale tanto bene deriva ai fedeli, ed eccita
sentimenti di fede, {98 [106]} speranza e carità, umiltà, pentimento,
obbedienza, divozione a Gesù Cristo, è la s. Messa dei cattolici, siccome fu dai
profeti predetta, e realmente da Gesù Cristo instituita. Che la Messa sia un
vero sacrifizio lo definì il Concilio di Trento con queste parole: « Se
alcuno dirà non venir nella Messa offerto al Signore un vero e proprio
sacrifizio, oppure questo sacrifizio in nient'altro consistere, che nella
partecipazione di Cristo, sia scomunicato. » (Sess. XXII, can. I).
Fra le
profezie sulla s. Messa più rilevante avvi quella del profeta Malachia; Iddio
per bocca di questo profeta parlando agli ebrei, loro dice: « Io più non ho
in voi compiacenza alcuna, e non riceverò più dalle vostre mani alcun
sacrifizio. Imperocchè dall'oriente fino all'occidente il mio nome è grande fra
i popoli, e in tutti i luoghi viene offerto al mio nome un sacrifizio mondo.
Imperocchè il mio nome sarà glorioso fra i popoli, dice il Signore degli
eserciti. » (Malach. I, 11). Inoltre per bocca del profeta Davide l'Eterno
Padre dice di Gesù Cristo (Salm. 109): Tu sei sacerdote in eterno {99
[107]} secondo l'ordine di Melchisedecco il quale offrì al Signore pane e
vino (Gen. XIV, 18).
La
Chiesa cattolica sulla scorta dei santi Padri ha sempre applicate ambedue queste
profezie alla Messa. Fra i ss. Padri che parlano di questo sacrifizio s. Ireneo,
il quale fiorì nel secondo secolo della Chiesa, dice: Cristo prese ciò che in
virtù di sua creazione era pane, rese grazie e disse: questo è il mio Corpo, e
similmente il Calice.... lo riconobbe suo Sangue, e instituì perciò il novello
sacrifizio della novella alleanza, che la Chiesa ricevette dagli apostoli, e in
tutto il mondo offre a Dio: del qual sacrifizio Malachia predisse: Dall'oriente
ecc.
È
chiaro pertanto che nelle addotte profezie il Signore annunziò:
1°
L'abolizione del sacrifizio dell'antica legge, anzi l'abolizione della legge
medesima. Ciò dimostrasi sovratutto da quelle parole di Malachia: Io più non
ho in voi compiacenza alcuna, e non riceverò dalle vostre mani alcun
sacrifizio.
2°
L'istituzione di un novello sacrifizio. Malachia infatti parla di un sacrifizio
{100 [108]} che allora non esisteva ancora, perciò non di un sacrifizio
puramente interno di ringraziamento, di lode o di buone opere che allora già
esisteva, e che gli antichi patriarchi sempre offrirono fin dal principio del
mondo. Inoltre il profeta oppone questo sacrifizio ai sacrifizi dei sacerdoti
ebrei, esterni e reali: ciò vuol dire, che sarebbe anche questo un sacrifizio
esterno e reale. Finalmente lo chiama mondo, tale cioè che non resterebbe
macchiato dall'indegnità dell'offerente, la qual cosa non può essere dei
sacrifizi puramente spirituali, i quali più o meno partecipano dei difetti
dell'umana debolezza.
3°
Annunzia un sacrifizio, che nel merito intrinseco e nell'eccellenza avrebbe di
gran lunga superati i sacrifizi giudaici e pagani. Lo chiama mondo ancora per
opposizione a quelli de' giudei e del gentilesimo, i quali od erano impuri,
ovvero non possedevano alcuna virtù interna di comunicare agli uomini la grazia
e l'interna santità.
4°
Questo novello sacrifizio doveva {101 [109]} avere una somiglianza col
sacrifizio di Melchisedecco, il quale offri pane e vino (Gen. XIV). Dunque anche
questo doveva avere l'aspetto di pane e di vino. In questo senso il Messia, che
lo avrebbe instituito e offerto, sarebbe sacerdote secondo l'ordine di
Melchisedecco, e non secondo l'ordine di Aronne (il quale doveva offrire carne e
sangue di animali) col quale nome avrebbe dovuto essere chiamato, se il profeta
con questo sacrifizio avesse voluto solamente parlare del sacrifizio sanguinoso
della croce.
5°
Questo sacrifizio inoltre non sarebbe offerto in un luogo solo, come i sacrifizi
giudaici si offrivano nel solo tempio di Gerusalemme, nè una sola volta, come il
sacrifizio della Croce, ma su tutta la superfìcie della terra, dall'oriente
all'occidente, e sino alla fine del mondo. Per questo motivo il Messia autore
del medesimo, che pel primo l'offrì, non vien semplicemente chiamato
sacerdote, ma sacerdote in eterno, perchè per mezzo de' suoi
ministri offrir doveva ogni giorno all'Eterno {102 [110]} Padre il sacrifizio
incruento della propria carne e del proprio sangue.
Siccome
dunque il sacrifizio predetto tanti anni prima da Malachia non può essere il
sacrifizio incruento della croce, nè un sacrifizio interno di lode o di buone
opere, e meno ancora un sacrifizio dei giudei e dei gentili, bisogna di
necessità intendere il sacrifizio instituito dal divin Salvatore nell'ultima
cena, il quale non cessò mai da quel tempo di essere offerto in ogni parte del
mondo dai sacerdoti della sua Chiesa. Un breve sguardo a quanto Egli operò in
quella cena, e a ciò che si opera nella Chiesa Cattolica, finirà di convincerci
di questa verità.
La
vigilia di sua passione, mentre gli apostoli mangiavano, così l'Evangelista s.
Matteo, Gesù prese del pane, lo benedisse, lo ruppe e lo distribuì ai suoi
discepoli dicendo: prendete e mangiate, questo è il mio Corpo. Poscia prese il
calice, rese grazie, lo diede ai suoi discepoli, dicendo: bevetene tutti,
imperciocchè questo è il mio Sangue, Sangue del novello testamento, il {103
[111]} quale sarà sparso per molti in remissione dei peccati. Con s.
Matteo si accordano pienamente gli altri Evangelisti, e la narrazione di s.
Paolo. E poichè qui si trovano tutti i requisiti di un vero sacrifizio, non si
può mettere in dubbio, che Gesù Cristo non abbia offerto nell'ultima cena un
vero e reale sacrifizio. Noi vi troviamo 1° la benedizione, la preghiera di lode
e di ringraziamento a Dio datore di ogni bene; 2° la immolazion della vittima:
cioè nella conversione separata in virtù delle parole di Cristo, del pane nel
Corpo e del vino nel Sangue, vi troviamo se non reale, una mistica separazione
del sangue dal corpo, e con ciò uno stato di vittima; 3° la partecipazione al
sacrifizio, che era pure una delle condizioni dell'olocausto pacifico. Poichè
ebbe Cristo offerto nell'ultima cena questo sacrifizio puro ed immacolato,
predetto dai profeti, egli lo instituì e ordinò a tutti i luoghi, popoli e
tempi, come un monumento di sua passione e morte da conservarsi per sempre nella
sua Chiesa: e perciò aggiunse: Fate ciò in memoria {104 [112]} di
me. Con le quali parole diede agli Apostoli ed ai loro legittimi successori,
i vescovi e gli altri sacerdoti, non solamente la potestà, ma il comando di fare
ciò che aveva fatto egli stesso.
Pertanto la Messa della Chiesa Cattolica è l'adempimento di questo divin
comando, ed è una continua ripetizione, e rinnovazione di quel sacrifizio
instituito da Gesù Cristo nella vigilia di sua passione. La cosa è chiara per
chiunque voglia paragonare l'uno coll'altro sacrifizio. Imperocchè come in
quello Gesù Cristo 1° ringraziò Iddio, 2° cangiò il pane ed il vino colla sua
onnipotente parola, 3° diede in cibo e bevanda ai suoi discepoli la propria
carne e sangue; così nella s. Messa sono contenute queste tre parti essenziali,
1a l'offerta col ringraziamento, l'Offertorio ed il Sanctus,
2a la transostanziazione, 3a la comunione. L'introito
della Messa fino al Vangelo, e le preghiere che accompagnano questa prima parte
non sono punto essenziali al sacrifizio, ma furono stabilite fino dai primitivi
tempi della Chiesa per innalzare sempre {105 [113]} più la maestà di questo
sublime mistero, e rendere a noi più sensibile il pregio infinito di
quest'azione.
Dalle
cose fin qui dette risulta ancor chiaro, che la Messa è essenzialmente lo stesso
sacrifizio che Gesù Cristo offrì sulla Croce, e in ciò solo si differenzia, che
quello fu cruento cioè sanguinoso, questo è incruento, cioè senza spargimento di
sangue. Tanto nell'uno quanto nell'altro vi ha la medesima vittima, il medesimo
offerente Gesù Cristo. In croce Gesù Cristo offrì sè medesimo al suo celeste
Padre in remissione dei nostri peccati; nella s. Messa offre parimenti se stesso
per noi per mezzo del sacerdote. Onde questi non pronunzia già le miracolose
parole della consacrazione in persona propria, ma a nome di Gesù Cristo; non
dice: questo è il Corpo di Cristo, ma questo è il mio Corpo. Perciò Gesù
Cristo è vero sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedecco. Egli è che
quotidianamente per mano de' sacerdoti offre sui nostri altari il sacrosanto
sacrifizio della sua carne e del suo sangue sotto {106 [114]} le specie di pane
e di vino. A questo proposito dice s. Tommaso d'Aquino: Non potendo alcuno in
veruna circostanza rappresentare la persona di un altro senza averne prima
ottenuta l'autorità, Gesù Cristo autorizzò alcuni, i soli apostoli e loro
successori, i sacerdoti, per essere i veri ministri di questo sacrifizio
eucaristico. Imperocchè a loro soli ha detto: fate questo in memoria di
me.
È
chiaro altresì che la dottrina della transostanziazione del pane e del vino nel
Corpo e Sangue di Gesù Cristo, e la credenza nella presenza reale e permanente
di lui sono i fondamenti del dogma della s. Messa. Questa dottrina e la fede
nella presenza reale ricavasi apertamente dalle parole di Cristo agli apostoli,
e dal costante sentimento della Chiesa, la quale cominciando dagli immediati
discepoli del Salvatore ha sempre creduto così. Questo pensiero deve essere per
ogni anima cristiana feconda sorgente di profondissima divozione. Imperciocchè
dopo diciannove secoli si trova Gesù nella SS. Eucaristia {107 [115]} presente
non già per simbolica ricordanza, ma in persona, vivo, e in tutta la pienezza di
sua grazia, del suo amore. Egli vi si trova Dio e Uomo in istato di vittima,
quale avvocato, pregando l'Eterno suo Padre che guardi benigno il suo popolo
pentito. Egli vi si trova per ottenere misericordia e perdono dei peccati,
specialmente a quelli, che a lui di cuore si rivolgono.
Il
grande valore e l'eccellenza della s. Messa si può da ognuno scorgere di
leggieri. Se Gesù Cristo è la vittima e l'offerente supremo, certamente la s.
Messa riesce gratissima a Dio. Se per mezzo di altri sacrifizi gli dimostriamo
già il nostro rispetto, adorazione e riconoscenza, perchè lo riconosciamo
supremo Padrone e Datore di ogni bene, la s. Messa qual sacrifizio del suo
dilettissimo Figliuolo riesce indubitatamente un sacrifizio di infinito
gradimento l'atto più grande di religione, l'adorazione più rispettosa, un
contracambio infinito. Perocchè noi offriamo al celeste Padre in adorazione e
riconoscenza il suo Figliuolo in qualità di vittima, e accompagniamo {108 [116]}
quest'infinita offerta con sentimenti personali di ossequio e di gratitudine. E
quindi si comprende eziandio che la s. Messa deve essere un sacrifizio
espiatorio pei vivi e pei defunti. Gesù Cristo in vero offri se medesimo in
croce pei nostri peccati, e questa offerta viene rinnovata nella s. Messa. In
verità per quel che è del peccato veniale, s. Tommaso scrive così: l'essenza
di questo sacramento è l'amore, il quale non solo naturalmente si eccita, ma
anche si esterna per mezzo di questo sacramento; pel qual atto di amore i
peccati veniali restano perdonati. Riguardo poi ai mortali, la virtù del s.
Sacrifizio è solo indiretta in quanto che muove Iddio a concedere le grazie del
pentimento a coloro pei quali viene offerto. Inoltre essendo il valore e
l'efficacia della Messa infinita in virtù dei meriti di Gesù Cristo, questo
sacrifizio rende la migliore soddisfazione che possa immaginarsi alla divina
giustizia per i peccati nostri e pei peccati di coloro, che sono già nell'altra
vita. Perciò nella s. Messa si prega il Signore che in vista del sacrifizio di
Gesù Cristo egli {109 [117]} voglia perdonare ai vivi e ai defunti la pena
dovuta per li peccati. Onde consegue che la s. Messa sia anche un sacrifizio
eminentemente espiatorio.
In
tutte le circostanze della nostra vita interna ed esterna, fauste ed infauste,
noi sempre possiam metterci in relazione colla s. Messa, a fine d'impetrare, pei
meriti di Gesù Cristo, grazia, consolazione e conforto nei patimenti, felicità
per noi e per altri ecc. Tutto quello che chiederete al Padre in nome mio, vi
sarà concesso, dice Cristo medesimo. Questi sono i grandi effetti che
derivano direttamente dalla s. Messa, i quali scaturiscono unicamente dalla
virtù di Gesù Cristo, nè perdono nè guadagnano dall'indegnità o dalla santità
del sacerdote.
Queste
osservazioni sulla s. Messa devono animare potentemente ogni fedele ad
assistervi non solo nei giorni festivi, ma ancora nei dì feriali, per quanto lo
permettono i doveri del suo stato.
Giova
poi il sapere, che le varie cerimonie e preghiere di cui si compone la s. Messa,
quanto alla sostanza, sono antiche {110 [118]} quanto il cristianesimo, come ce
lo dimostra la storia ecclesiastica; cosichè le preghiere e le cerimonie che si
usano oggidì nella s. Messa sostanzialmente sono le stesse, che si usavano nei
tempi apostolici. Queste preghiere e cerimonie si possono distinguere in tre
parti. Le une formano come l'apparecchio della Messa e sono:
1°
L'introito, il quale esprime una lode al Signore, e consiste in un
versicolo tratto dai salmi, o da alcun altro libro della s.
Scrittura.
2° Il
Kirie, con cui confessiamo la nostra reità e preghiamo Iddio ad usarci
misericordia.
3° Il
Gloria, nel quale ci solleviamo col pensiero alla gloria celeste e alla
patria dei santi. Per altro nei tempi di tristezza e nelle messe pei defunti il
Gloria si tralascia, come anche nelle messe feriali e votive, perchè in
queste Messe dobbiamo solo pensare alle nostre infermità, a piangere i nostri
peccati, o a suffragare le anime dei nostri trapassati.
4° Le
Collette, ossia Orazioni, nelle {111 [119]} quali il sacerdote a nome della
Chiesa prega pel popolo presente, acciocchè per la bontà di Dio e per
l'intercessione dei santi, dei quali si fa memoria, sia fatto degno di
partecipare ai santi misteri.
5°
L'Epistola ed il Vangelo sono letti dal sacerdote ad istruzione del popolo, al
quale vengono spiegati nelle Messe parochiali nei giorni festivi.
6°
L'Offertorio in cui il sacerdote dopo avere recitate alcune parole di lode a
Dio, fa a Dio in nome suo e del popolo la offerta del pane e del
vino.
7° Il
Prefazio, il quale è un invito che il sacerdote fa al popolo perchè sollevi la
mente e il cuore a Dio per prepararsi al grande miracolo che sta per compiersi
nella consacrazione del pane e del vino.
Le
altre formano come il corpo della Messa e sono quelle comprese nel Canone, il
quale sostanzialmente si può dire ordinato dagli stessi Apostoli. Ora nel Canone
si distinguono le seguenti parti principali:
1° Il
sacerdote prega per tutta la Chiesa, {112 [120]} pel sommo Pontefice, pel
vescovo e per tutti i fedeli in comune.
2° Fa
il Memento, ossia la commemorazione dei vivi, pregando solo nel segreto della
sua mente per quelle persone in particolare di cui esso intende fare una
menzione speciale.
3° Fa
la commemorazione di Maria SS., degli Apostoli, e dei Martiri principali dei
primi tempi, invocando il loro patrocinio.
4°
Messe le mani sopra l'ostia ed il calice lo offre a Dio, pregando che questi
elementi vengano transostanziati nel corpo e nel sangue di Gesù
Cristo.
5° Fa
la consacrazione del pane, proferendo le parole: Questo è il mio corpo, e
adorata col genuflettere l'Ostia consacrata, la alza perchè sia veduta ed
adorata dal popolo. Quindi consacra il vino proferendo le parole: Questo è il
calice del sangue mio, della nuova ed eterna alleanza; mistero di fede, il quale
sarà versato per voi e per molti nella remissione dei peccati: e adorato che
ha col genuflettere il Sangue del {113 [121]} nostro Divin Redentore, alza il
Calice perchè sia veduto e adorato dagli astanti.
6°
Prega l'Eterno Padre che si degni di accettare questo sacrifìcio, in sacrificio
di lode, di ringraziamento e di propiziazione.
7°
Prega per tutti i fedeli defunti, facendo nel segreto della sua mente menzione
di alcuni in particolare.
8° Fa
ancora la commemorazione di altri santi martiri.
9°
Recita il Pater noster.
10.
Spezza l'Ostia consacrata in due parti, e da una di queste spicca una particella
che mette nel calice.
11.
Invoca tre volte l'Agnello di Dio, cioè Gesù Cristo ad avere pietà di noi,
quindi recita tre belle orazioni per apparecchiarsi alla ss.
Comunione.
12.
Dette tre volte: Signore non sono degno che veniate sotto il mio tetto: cioè,
che voi entriate nel mio cuore, ma dite soltanto una parola, e l'anima mia sarà
salva, si comunica con ricevere il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, e poi
distribuisce la Comunione ai fedeli. Quando per altro vi {114 [122]} sono molti
da comunicare, per non troppo trattenere in chiesa gli altri, si aspetta a dare
la Comunione al termine della Messa. 13. Raccolti i fragmenti della SS.
Eucaristia, che sono sul lino detto Corporale, li mette nel calice, e infondendo
nel calice un po' di vino, lo consuma. Quindi si purifica le dita con vino ed
acqua che infonde nel calice, e li consuma.
Finito
il Canone, viene la conclusione della Messa, nella quale il sacerdote 1° recita
una o più preghiere per ringraziare Iddio di aver partecipato al Corpo e Sangue
di G. C. 2° dà la Benedizione al popolo. 3° legge il principio del Vangelo di s.
Giovanni, o qualche altro squarcio dei ss. Evangeli.
Papa Francisco: quem se aproxima da Igreja deve encontrar portas abertas e não fiscais da fé
PORTUGUÊS, ESPAÑOL, DEUTSCH, FRANÇAIS, ENGLISH, ITALIANO,JAPONESE, BIELORUSSO, HINDI, PILIPINO
Na missa desta manhã na Capela da Casa de Santa Marta o Papa Francisco reflectiu na sua homilia, através do Evangelho do dia, sobre a abertura e disponibilidade que devemos ter enquanto crentes, em particular os sacerdotes, enquanto facilitadores da fé. No Evangelho Cristo chama a atenção dos discípulos para o facto de estes estarem a afastar as crianças que as pessoas levavam para o Senhor as abençoar. Jesus tocava em todos, a todos recebia e abraçava. E o Santo Padre até contou uma pequena história:
“Recordo que uma vez, saindo da cidade de Salta, no dia da Festa do Padroeiro, estava uma senhora que pedia a um padre uma bênção. Este disse-lhe que ela já tinha estado na missa e, então, explicou-lhe toda a teologia da bênção existente na missa. Ela respondeu: Ah muito obrigado. O padre foi-se embora e ela dirigiu-se logo a outro padre para lhe pedir uma bênção, pois, ela tinha outra necessidade a de ser tocada pelo Senhor. Esta é a fé que encontramos sempre e esta fé é suscitada pelo Espírito Santo. Nós devemos facilitá-la, fazê-la crescer, ajudá-la a crescer.”
O Papa citou depois o episódio do cego de Jericó que gritava por Jesus. E as pessoas não queriam que ele gritasse pois ia contra o as normas, as regras, enfim o protocolo. E recordou que quantas vezes quando numa paróquia as pessoas são acolhidas friamente , mesmo por leigos, em muitos casos quase tecnicamente, sem que suscite a quem acolhe uma reacção de alegria perante um irmão na fé que ali se apresenta para celebrar um baptismo, um matrimónio ou fazer uma inscrição na catequese. Apropriamo-nos um pouco do Senhor e os outros que sigam as nossas regras… O Santo Padre a terminar deu um outros exemplo:
“ Pensai numa mãe-solteira que vai à Igreja, à paróquia e diz ao secretário: Quero baptizar o meu menino. E quem a acolhe diz-lhe: Não tu não podes porque não estás casada. Atentemos que esta rapariga que teve a coragem de continuar com uma gravidez o que é que encontra? Uma porta fechada. Isto não é zelo! Afasta as pessoas do Senhor! Não abre as portas! E assim quando nós seguimos este caminho e esta atitude, não estamos o bem às pessoas, ao Povo de Deus. Jesus instituiu 7 sacramentos e nós com esta atitude instituímos o oitavo: o sacramento da alfândega pastoral.”
Pope: Open the door to faith
(Vatican Radio) Those who approach the Church should find the doors open and not find people who want to control the faith. This is what the Pope said this morning during Mass in the Casa Santa Marta.
The day's Gospel tells us that Jesus rebukes the disciples who seek to remove children that people bring to the Lord to bless. "Jesus embraces them, kisses them, touches them, all of them. It tires Jesus and his disciples "want it to stop”. Jesus is indignant: "Jesus got angry, sometimes." And he says: "Let them come to me, do not hinder them. For the Kingdom of God belongs to such as these." "The faith of the People of God – observes the Pope - is a simple faith, a faith that is perhaps without much theology, but it has an inward theology that is not wrong, because the Spirit is behind it." The Pope mentions Vatican I and Vatican II, where it is said that "the holy people of God ... cannot err in matters of belief" (Lumen Gentium). And to explain this theological formulation he adds: "If you want to know who Mary is go to the theologian and he will tell you exactly who Mary is. But if you want to know how to love Mary go to the People of God who teach it better. " The people of God - continued the Pope - "are always asking for something closer to Jesus, they are sometimes a bit 'insistent in this. But it is the insistence of those who believe ":
"I remember once, coming out of the city of Salta, on the patronal feast, there was a humble lady who asked for a priest's blessing. The priest said, 'All right, but you were at the Mass' and explained the whole theology of blessing in the church. You did well: 'Ah, thank you father, yes father,' said the woman. When the priest had gone, the woman turned to another priest: 'Give me your blessing!'. All these words did not register with her, because she had another necessity: the need to be touched by the Lord. That is the faith that we always look for , this is the faith that brings the Holy Spirit. We must facilitate it, make it grow, help it grow. "
The Pope also mentioned the story of the blind man of Jericho, who was rebuked by the disciples because he cried to the Lord, "Jesus, Son of David, have mercy on me!"
"The Gospel says that they didn’t want him to shout, they wanted him not to shout but he wanted to shout more, why? Because he had faith in Jesus! The Holy Spirit had put faith in his heart. And they said, 'No, you cannot do this! You don’t shout to the Lord. Protocol does not allow it. And 'the second Person of the Trinity! Look what you do... 'as if they were saying that, right? ".
And think about the attitude of many Christians:
"Think of the good Christians, with good will, we think about the parish secretary, a secretary of the parish ... 'Good evening, good morning, the two of us - boyfriend and girlfriend - we want to get married'. And instead of saying, 'That's great!'. They say, 'Oh, well, have a seat. If you want the Mass, it costs a lot ... '. This, instead of receiving a good welcome- It is a good thing to get married! '- But instead they get this response:' Do you have the certificate of baptism, all right ... '. And they find a closed door. When this Christian and that Christian has the ability to open a door, thanking God for this fact of a new marriage ... We are many times controllers of faith, instead of becoming facilitators of the faith of the people. "
And 'there is always a temptation - said the Pope - "try and take possession of the Lord." And he tells another story:
"Think about a single mother who goes to church, in the parish and to the secretary she says: 'I want my child baptized'. And then this Christian, this Christian says: 'No, you cannot because you're not married!'. But look, this girl who had the courage to carry her pregnancy and not to return her son to the sender, what is it? A closed door! This is not zeal! It is far from the Lord! It does not open doors! And so when we are on this street, have this attitude, we do not do good to people, the people, the People of God, but Jesus instituted the seven sacraments with this attitude and we are establishing the eighth: the sacrament of pastoral customs! ".
"Jesus is indignant when he sees these things" - said the Pope - because those who suffer are "his faithful people, the people that he loves so much"
"We think today of Jesus, who always wants us all to be closer to Him, we think of the Holy People of God, a simple people, who want to get closer to Jesus and we think of so many Christians of goodwill who are wrong and that instead of opening a door they close the door of goodwill ... So we ask the Lord that all those who come to the Church find the doors open, find the doors open, open to meet this love of Jesus. We ask this grace. " Listen to Lydia O'Kane report
Text from page http://en.radiovaticana.va/news/2013/05/25/pope:_open_the_door_to_faith/en1-695466
of the Vatican Radio website
Don Pino Puglisi béatifié à Palerme, 20 ans après son assassinat par la mafia
L’évènement est d’importance pour l’Eglise sicilienne. Samedi 25 mai 2013, le père Giuseppe « Pino » Puglisi, assassiné par la mafia en 1993, sera béatifié au cours d’une messe présidée par le cardinal Salvatore de Giorgi, au stade Barbera de Palerme. Plus de 100 000 personnes sont attendues, parmi elles, 100 évêques, 700 prêtres et diacres, et 200 personnalités officielles.
20 ans après sa mort, le corps de Don Pino, transféré pour l'occasion du cimetière de Sant’Orsola, à la cathédrale de Palerme, a été découver ...»
Papst an Bischöfe: „Werdet keine Funktionäre!“
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„Die fehlende Wachsamkeit lässt, wie wir wissen, den Hirten lau werden; sie lässt ihn abgelenkt sein, vergesslich und sogar unduldsam werden; sie verführt ihn mit der Aussicht auf Karriere, sie schmeichelt dem Geld und den Kompromissen mit dem Geist der Welt; sie macht faul, lässt den Hirten zum Funktionär werden, zu einem Geistlichen, der mit sich selbst beschäftigt ist, mit der Organisation und den Strukturen, anstatt mit dem wahren Wohl des Volkes Gottes. Er läuft so Gefahr, wie der Apostel Petrus den Herrn zu verleugnen, auch wenn er formal in seinem Namen handelt und spricht; er verdunkelt die Heiligkeit der hierarchischen Mutter Kirche, macht sie weniger fruchtbar.“
Auf den Text des Evangeliums anspielend, in dem Jesus Petrus drei mal fragt, ob er ihn liebe, sagte der Papst, dass diese Lauheit und dieses Funktionärssein wie eine neue Verleugnung Jesu sei, auch wenn man in seinem Namen auftrete und handle. Der Kern des Amtes dagegen sei Hingabe an Jesu Auftrag und an die Gemeinde. Das sei der „Lackmustest“ für den Hirtendienst, so der Papst. Bischöfe seien nicht „Ausdruck einer Struktur oder einer organisatorischen Notwendigkeit“. Das zeige sich auch in der Ausübung der Autorität, die Brüderlich geschehen müsse.
„Hirte sein bedeutet aber auch,(…) fähig zu sein, die stille Geschichte dessen zu hören, der leidet und die Schritte derer zu stützen, die sich fürchten, sie zu machen; bereit, auf zurichten, zu ermutigen und neu Hoffnung zu schenken. Aus dem Teilen mit den Armen geht unser Glauben immer gestärkt hervor: Lassen wir also jede Form von Vermessenheit beiseite und knien wir vor denen nieder, die der Herr unserem Dienst anvertraut hat.“
In seiner Antwort auf die Grußworte des Vorsitzenden der Konferenz, Kardinal Angelo Bagnasco, wies Franziskus auf die Aufgaben der Bischöfe im Dialog mit den verschiedenen Institutionen aus Kultur, Politik und sozialem Leben hin. Er nannte ebenfalls die Aufgabe, die Zahl der Bistümer des Landes zu reduzieren, wofür die Bischofskonferenz eine Kommission eingerichtet habe. „Geht in Brüderlichkeit voran“, ermutigte er die Versammelten.
(rv 24.05.2013 ord)
Dieser Text stammt von der Webseite http://de.radiovaticana.va/news/2013/05/24/papst_an_bischöfe:_„werdet_keine_funktionäre!“/ted-695095
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