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quinta-feira, 3 de outubro de 2019

don Divo Barsotti, se viviamo nella dimensione spirituale, l'anima trascende se stessa e raggiunge Dio. Questa è la vita di una pura fede, che non si appoggia che su Dio.

Spiegazione di Don Divo Barsotti del pensiero tratto dai suoi diari: "Tu puoi dormire tranquillo se riposi nelle mani di Dio"

Alla domanda se ciò fosse possibile anche nelle prove più dure il grande mistico contemporaneo rispose:
<<Si. Bisogna pensare che l'uomo vive in una triplice dimensione: fisica, psicologica e spirituale. La dimensione di una vita puramente fisica ci fa schiavi della natura e di tutte le sue esigenze: freddo, caldo, malattie,istinti, morte. La dimensione psicologica ci fa soggetti agli alti e bassi dei sentimenti e delle impressioni. Non siamo mai totalmente liberi. Ma, se viviamo nella dimensione spirituale, l'anima trascende se stessa e raggiunge Dio. Questa è la vita di una pura fede, che non si appoggia che su Dio. È la vita di una speranza infallibile, che non cerca altro appoggio che Lui. È la vita di una carità senza limiti, che non si arrende di fronte al male. In questa dimensione, nessuna prova può turbare l'anima e toglierle l'intima pace. Può essere una pace "nera" come la chiamano i mistici, perché sul piano fisico e psicologico l'anima può sentire l'abbandono e la prova, ma essa non si arrende. Vive una pace che trascende ogni pena.>>

REALTÀ E MISTERO. Dai diari di Don Divo Barsotti


Se la realtà non fosse il mistero, il Cristianesimo sarebbe la più grande menzogna. Per questo soccombere alla tentazione di voler riconoscere nelle strutture del mondo d'oggi la città futura, di voler riconoscere nella efficienza storica e visibile il compimento delle promesse di Dio, è il peccato più grave, la più grande violenza alla verità.
Come ieri i giudei non accolsero il Cristo perché volevano che la gloria di Dio divenisse una realtà di <<questo mondo>>, così per la stessa ragione i cristiani di oggi lo rigetteranno, apostateranno da Lui e, non potendo dargli la morte, non potendo eliminarlo, essi stessi da se si escluderanno alla vita, alla realtà, perché si escluderanno al mistero.
Don Divo Barsotti

don Divo barsotti, LA VERA CONTEMPLAZIONE

LA VERA CONTEMPLAZIONE SPIEGATA IN BREVE DA UN GRANDE MISTICO CONTEMPORANEO: UNIONE SENZA DIFFERENZA

"Unione senza differenza". Ho capito stasera perché non potevo trovar quiete finché l 'esperienza di Dio è l' esperienza di Uno cui tutta l'anima aspira e dal quale si sente posseduta.
Non puoi andare da Lui come Egli fosse lontano, non puoi sentirti posseduto come tu fossi un "altro ". La verità dell'esperienza non può essere che l'esperienza dell'Unita'. La creatura non è il Creatore, ma l'uomo non realizza di essere creatura che in quanto viene meno nella Presenza dell'Unico. Finché tu lo cerchi, Egli non può farsi presente; finché tu lo desideri, finché tu lo conosci e lo ami, Egli non è. È come se tu volessi associarlo a te. L'uomo veramente non può vivere che la sua morte.
Non sei tu che ami e non sei tu che sei amato: Dio solo ama e non ama che Se'. In te Egli ama il Suo Figlio ed è il Figlio che in te ama il Padre.
Divo Barsotti 1 ottobre 1974

Don Divo Barsotti: Il Sacramento del momento presente.


IL SACRAMENTO DEL MOMENTO PRESENTE

Don Divo, Dal libro “La via del ritorno” (capitolo “la Parola di Dio)

“Nulla è più indifferente all'uomo: la pioggia che cade è il dono che il Signore ti fa, il sole sorge oggi per te, per te fino dall' eternità Egli ha preparato la fragile bellezza del fiore che cogli. Oh! era giusto quello che faceva andare in estasi S. Maria Maddalena de' Pazzi quando aspirando il profumo di un fiore esclamava: «Fino dall' eternità il Signore ha pensato a quest'ora, quando io avrei ricevuto questo fiore dalle sue mani per aspirarne il profumo».

Sì, l'uomo, qualunque cosa faccia, dovunque egli viva, si trova davanti al volto di Dio. Sta a lui scoprirlo e ascoltare attraverso ogni cosa la parola di Dio. Egli è qui, Egli si rivolge a me, mi dice il suo amore, mi manifesta la sua volontà, mi annuncia le sue promesse, si rivolge a me per donarmi il suo amore.
Non soltanto ogni cosa ci parla di Dio, dice Dio, ma attraverso ogni cosa è Lui stesso che parla. Non soltanto la creazione ha come un riflesso della bellezza divina. Ogni cosa è veramente lo strumento di un'azione personale di Dio verso di te, il mezzo onde Egli si comunica personalmente
.

Dio ha un volto ed è Padre. Si rivolge a te per comandarti, ti invita a sé, ti guida, ti minaccia, ti dice il suo amore. Tu sei davanti a Dio, come nel cielo. Ora tu lo vedi attraverso dei segni, domani faccia a faccia, ma Lui solo in definitiva è davanti a te, non le cose, non gli uomini. Gli uomini, le cose, tutto è occasione onde l'anima viva questo rapporto, e la vita di fatto tutta si raccoglie e si riassume e tutto termina in questa comunione dell'anima con Lui. Non un Dio che è l'immenso, l'infinito, di cui poteva parlare Leopardi, ma un Dio che è Padre, un Dio che ha un nome e un volto; che è una persona, e si rivela al tuo cuore e vuole stringere un patto con te: si chiama Gesù. Non una pura rivelazione di bellezza. Sì, la creazione rivela anche la bellezza di Dio. Più ancora Egli ti parla attraverso la creazione medesima e stringe con te un'alleanza, sicché, anche attraverso la visione dell' alba, il rompere del vento e l'odore della terra è veramente una comunione personale con Dio quella cui il Signore ti chiama.
Quando si dispiega davanti a te la meraviglia delle cose, quando ascolti il passare del vento, odi il rotolare del tuono, vedi il balenare dei fulmini, ne intravedi la veste.

E Dio stringe con te un' alleanza, vive questa sua alleanza con te; un' alleanza che si esprime precisamente ora in una minaccia, ora in un invito carezzevole, ora in un dono di tenerezza, ora in un castigo; ma è Dio, sempre Dio, Dio solo che vive con l'uomo. In ogni istante Dio esce dalla sua solitudine per venire incontro a te e in ogni istante lo incontri; tutta la vita non è che questo rinnovarsi di un incontro con Lui.

Tu sei chiamato a un appuntamento sempre nuovo: te lo dona in chiesa, al mercato, su in cima ai monti e sulla spiaggia del mare; te lo dona in mezzo agli uomini, nella tua solitudine: in ogni luogo è sempre Lui che ti chiama ed è Lui ugualmente che attende.

O il sacramento del momento presente! Che ogni momento sia per te il momento di un incontro divino, sia per te il momento che realizza una tua comunione con Dio.

Dio ti parla. È certo che questa parola non è ancora il silenzio di una vita mistica pura, di una vita cristiana perfetta. Allora la parola di Dio è il silenzio. Tu avrai oltrepassato le cose e il tempo e te medesimo e in Lui sempre sarai come sommerso. Tu non vivrai più allora nell'economia del segno, ma nella verità oltre ogni segno. Dio ti parlerà «05 ad 05» (lI ep.) 12) come dice S. Giovanni, e tu vivrai nel silenzio. Segno è la parola dell'uomo e segno è il profumo del fiore e la bellezza del cielo, ma allora Dio non ti parlerà attraverso dei segni e tu affonderai nella tenebra, affonderai in un silenzio puro, incontaminato, Immenso.
Allora sarà così: ma oggi l'anima deve imparare ad ascoltare Dio attraverso le cose, a vedere Dio attraverso ogni segno! Ogni cosa lo nasconde ma anche lo rivela. Devi ascoltarlo attraverso gli avvenimenti della vita, attraverso ogni creatura dell'universo. La creazione e la storia sono il mezzo più ordinario di una comunione con Dio, perché più universale. È vero che la comunione con Dio si realizza nel modo più intimo e perfetto nel sacramento eucaristico, ma più universale è questa comunione che l'uomo può vivere con Dio attraverso tutte le cose, attraverso gli avvenimenti tutti della giornata! È una comunione continua, ininterrotta, quella che vivi, una comunione universale ed è propria di ogni uomo, dovunque egli viva.”

Don Divo Barsotti

IL CAMMINO DI PURIFICAZIONE Don Divo Barsotti (da un'intervista del 1992)


IL CAMMINO DI PURIFICAZIONE
Don Divo Barsotti (da un'intervista del 1992)
La prima sfida della fede sono le prove di Dio. Lei scrive: «Dio non perché ci ama, ci perseguita e ci tortura, ma perché amandoci ci vuole simili a sé». È questo il senso delle prove?
Di fatto non si può pensare che Dio ci ama, se egli ci sottopone a prove e difficoltà nella vita. Ma, nel suo disegno, sono queste che ci permettono di crescere nella virtù e nella santità. Esse implicano il superamento di noi stessi e una purificazione dolorosa. Dio non vuole la nostra purificazione come tale, ma non la esclude per il nostro bene, perché noi ci liberiamo da tutti i tentacoli che ci legano al nostro amor proprio, alla nostra vanità, alla nostra sensibilità malata. Perciò, egli non ci tortura perché ci ama, ma poiché ci ama, ci purifica da tutto ciò che da lui ci allontana, perché diventiamo sempre più capaci di accogliere il suo dono di amore.
E aggiunge: «Non crediamo che Dio possa dispensarci dalla nostra purificazione totale». Ma come affrontarla?
Dio, dunque, non ci dispensa dalla nostra purificazione totale. Egli non può tollerare alcuna imperfezione volontaria in noi. Di qui la necessità di una purificazione totale per tutti i santi. Per quelli che non l'hanno compiuta sulla terra, essa avviene nel purgatorio dopo la morte. Invece, il grado di carità che abbiamo raggiunto quaggiù, rimane per sempre. La differenza tra un santo e l'altro sta appunto nel diverso grado di carità da essi raggiunto. Lei mi chiede poi come affrontare la purificazione. In un primo tempo sei tu che, conoscendo il tuo peccato, devi sforzarti di liberartene. La grazia di Dio ti soccorre, anche se ti sembra di essere solo a lottare contro te stesso. Per questo la purificazione è faticosa e anche penosa. Dio stesso poi ci purifica come un fuoco che ci brucia. La purificazione tanto più è perfetta, quanto più è passiva. È Dio che purifica totalmente l'uomo.
«L'amore di Dio è un amore che non può chiudere gli occhi». Per questo Santa Teresa di Avila diceva che Dio ha pochi amici?
Precisamente. La purificazione è penosa e faticosa, e anche se a te sembra opera tua, è Dio che la compie in te. Egli non può sottrarti a questa azione di purificazione, che ti sconvolge e ti consuma, per toglierti dalla palude del tuo egoismo.
«Dio non lascia impunito il nostro peccato, non può tollerare che noi rimaniamo nella nostra mediocrità». Le prove, dunque, sono un segno di predilezione da parte di Dio?
Certo, perché egli ci vuole simili a sé. Il nostro fine è quello di diventare per grazia quello che Dio è per natura. Perciò Dio vuol farci simili a sé nella santità, affinché la nostra vita sia un riflesso della sua santità.

Don Divo Barsotti (Fondatore della Comunità dei Figli di Dio) , L'INVOCAZIONE AL NOME DI GESU'

L'INVOCAZIONE AL NOME DI GESU'
"L'invocazione al nome di Gesù non è certo un metodo di sicura efficacia per la vita contemplativa. La contemplazione è dono «soprannaturale» nel senso preciso che ha questo termine in S. Teresa. Dipende cioè da un dono gratuito di Dio. Ma l'invocazione al Nome è il metodo che più efficacemente dispone l'anima ad accogliere il dono. Concentra tutta la vita dell’anima nell’attesa del Cristo e l'anima che invoca non ha altro motivo di speranza che la
propria miseria riconosciuta e sentita. Questa essa espone dinanzi al suo Dio per implorare la sua venuta. La grazia cesserebbe di essere grazia se l'anima credesse di avere un qualche diritto al farsi presente di Cristo nel suo intimo centro, ma essa tuttavia non può
dubitare che l'infinita Misericordia voglia colmare l'abisso di umiltà e di miseria che l'anima medesima le ha aperto dinanzi.
Viviamo la formula di questa preghiera!
È uno dei mezzi che la Tradizione ci mette nelle mani e ci consiglia per giungere alla santità. E alla santità noi ci siamo impegnati.
Ringraziamo Dio che ci dà questo mezzo semplice, chiaro, umile, ma efficace. Non dico che sia facile: facile è quello che non costa e non ha efficacia - l'efficacia di un mezzo non si misura certo dalla fatica che ne esige l'uso, ma non è però senza quella fatica. Dio ha voluto che il frutto di un nostro lavoro dipenda anche dalla fatica che questo
lavoro ci chiede. Questo è sempre vero. Se è vero nella vita naturale, umana - perché anche nella vita naturale ed umana è soltanto dal lavoro, dall'impegno, da un'applicazione faticosa
e che costa, che deriva un frutto efficace e duraturo per la nostra vita quaggiù - è vero anche nella vita soprannaturale. È vero che nella vita soprannaturale noi dipendiamo dalla grazia di Dio, ma la grazia di Dio non ci dispensa dalla nostra cooperazione, anzi la provoca e la esige. Dio, come si è detto, non lavora senza di noi, ma attraverso di noi. L'efficacia della grazia si manifesta nella capacità che ci dona d'impegnarci. Così nell'impegno effettivo delle nostre potenze tese a realizzare questa continua preghiera, questa continua attesa del Cristo, si farà evidente per noi la grazia di Dio."
" L'invocazione a Gesù opera lo spogliamento, elimina i pensieri, e riduce tutta la vita interiore all'unità. L'esercizio dell’ascesi cristiana è semplificato: l' invocazione continua è sufficiente a purificare il cuore dell'uomo dal quale procedono, secondo la parola stessa del Salvatore, tutti i peccati come scorre da cattiva sorgente acqua putrida e infetta. [...] Così l'invocazione del nome di Gesù purifica l'anima in un processo di unificazione interiore, scioglie l'anima da ogni legame e la svuota di ogni imagine, di ogni pensiero, precisamente in quanto fa presente nell'anima il Cristo. La purificazione dell'anima non precede questa presenza. Ma in questa presenza che via via sembra sempre più come radicarsi nell'intimo e riempire ogni vuoto interiore, lo spirito umano acquista fermezza, stabilità, purezza, luminosità. La presenza del Cristo lentamente trasforma l'intimo dell'uomo, lo purifica e illumina insieme. Fa dell’anima il vero tempio di Dio."
Don Divo Barsotti - dal libro "Meditazione sulla preghiera a Gesu' "

La Pazienza di Don Divo Barsotti


Don Divo Barsotti e il Concilio Vaticano II


Don Divo Barsotti e il Concilio Vaticano II

Il servo di Dio don Divo Barsotti (1914-2006) studiò attentamente il Concilio Vaticano II, i suoi documenti, e ne rimase turbato — pur non mettendone mai in discussione la legittimità –, come scrisse nei suoi diari.

Tratto da “MEDITAZIONE SULLA PREGHIERA A GESÙ” di Don DIVO BARSOTTI



Se la nostra consacrazione dipende da una vocazione divina, conviene che noi meditiamo profondamente e lungamente che cosa importi questa vocazione.
Si potrebbe certo meditare sull'amore infinito di Dio che ci ama, che chiama ognuno per nome, che assiste ciascuno di noi e ci accompagna in ogni istante del nostro cammino. Si potrebbe certo pensare alla iniziativa di Dio in questo cammino di santificazione, in questo cammino di perfezione che deve esser per tutti la vita cristiana - e avremmo tanto da meditare! Voglio piuttosto meditare su un'altra verità che tante volte ci rimane nascosta, ed è precisamente il fatto che la vocazione ci mette in rapporto con Dio: non siamo più noi i padroni della nostra vita, non siamo più così liberi da dover determinare il nostro cammino.
Certo, la vocazione divina lascia a noi la decisione di una risposta, ma, sia che noi facciamo una via, sia che ne facciamo un'altra, il nostro cammino ora non è più che una risposta o un rifiuto a Dio. Noi siamo in rapporto con Dio, la nostra vita è essenzialmente questo rapporto; dal momento che il nostro cammino è determinato da una parola che ci è stata rivolta, il nostro cammino ora non può essere più che questo: o una risposta a Dio che ci chiama o un rifiuto a Lui che ci invita.
E questa verità ci insegna quale responsabilità pesa su di noi. Se a noi soli fosse lasciato di scegliere la via, il cammino, la mèta, non ci sentiremmo tanto colpevoli se poi non giungessimo là dove i nostri desideri ci farebbero tendere. Nessuno infatti si sente colpevole verso di sé, si può dire: - Pazienza! Volevo arrivar sulla cima e non son giunto altro che a metà del cammino. - Noi potremmo anche rimpiangere di non aver potuto realizzare quanto speravamo, ma non per questo Ci sentiremmo colpevoli. Siamo colpevoli invece quando dobbiamo rispondere a un Altro, il quale ha ogni diritto su noi, del nostro cammino.
Dobbiamo renderci conto che una vocazione divina che noi abbiamo ricevuto, ci fa precisamente responsabili di fronte al Signore di tutta la nostra vita.

Se fossimo stati noi a scegliere il Signore, certo, se poi non avessimo raggiunto la perfezione potremmo averne un certo dolore, ma ci potrebbe anche sollecitare la vanità di esser stati così bravi almeno da sceglierla, ci potremmo sentire, se non altro, contenti per il fatto che avremmo saputo scegliere la parte migliore anche se poi non avessimo potuto realizzare un nostro ideale di perfezione - ci darebbe una nobiltà il fatto stesso di averlo scelto noi. Ma se è Dio che ci sceglie, l'aver assunto un impegno di perfezione evangelica non è certo per noi motivo di vanità e di orgoglio, è motivo piuttosto di grave responsabilità per ciascuno di noi rispondere a Dio.
Sentire questo non è di poco conto per alcuno di noi: dobbiamo rispondere a Dio della nostra vita, di ogni nostro atto. È Dio che ci chiede in ogni istante una risposta al suo amore, e tutto quanto facciamo dev’essere un dono che offriamo al Signore. Non è un dono libero, un dono puramente gratuito - è una risposta d'amore all'Amore infinito. Non si può, se abbiamo ricevuto una vocazione che ci impegna alla santità, vivere con superficialità; non si può rimandare a domani l'impegno di una santificazione che oggi ci stringe, non possiamo sottrarci a una responsabilità pesante per ciascuno di noi.
La santità non è, non diventa un privilegio, né è tanto meno una presunzione - è un obbligo stretto per ciascuno. Chi non tende veramente alla perfezione una volta che sia consacrato al Signore, fallisce nella sua vita, e si rende colpevole verso l'Amore che l'ha scelto.
Rispondere a Dio: ecco che cosa vuol dire aver ricevuto una vocazione divina: vuol dire che noi in ogni istante dobbiamo rispondere a Dio dell'uso che noi facciamo di noi stessi, del nostro cuore, della nostra volontà, della nostra intelligenza, delle nostre forze, del nostro tempo - di tutto dobbiamo rispondere.
Troppo poco noi lo sentiamo; lo crediamo ma non lo realizziamo giorno per giorno, minuto per minuto; veramente non sentiamo il pungolo che ci spinge nel cammino che deve portarci alla santità. Si vive così tranquilli: una vita mediocre che sembra realizzare già molto quando noi aggiungiamo alle preghiere abituali un’altra preghiera, quando cerchiamo di esercitare un po’la pazienza, quando procuriamo di mantenerci fedeli a qualche esercizio particolare di virtù.
Ci sembra di far molto? È a Dio che dobbiamo rispondere, a un Amore infinito: tutto quello che noi possiamo fare sarà sempre poco se noi sentiremo davvero che la nostra vita dev’essere una risposta personale a un Amore infinito che ci ha voluti per Sé.
Da quale spirito interiore si sentivano portati i santi incontro a Dio! Nulla li arrestava nel loro cammino: né la stanchezza, né la malattia, non la debolezza del corpo, o la fragilità dello spirito; la loro anima era agitata come da un uragano, da un vento tempestoso che li spingeva violentemente incontro al Signore. Noi, invece, quanto facilmente ci contentiamo di quel che facciamo, come siamo facilmente soddisfatti di quel poco che a fatica doniamo! Voi mi dite: - Non siamo interamente soddisfatti e contenti, veramente ci sentiamo sempre in debito. - Vi sentite magari in debito verso il Signore, ma non perché non avete raggiunto la santità: vi sentite in debito semplicemente perché avete compiuto qualche mancanza, o perché avete detto male l'Ufficio o perché avreste voluto far meglio un certo esercizio di pietà o perché avreste voluto essere più pazienti in una certa congiuntura. È poco quello che voi pretendete da voi stessi, mentre da voi dovreste pretendere tutto.
Il cristiano, che deve rispondere a un Amore infinito, può essere contento soltanto quando avrà donato tutto se stesso nella sua morte - solo la morte lo può contentare. Che cosa può fare l'uomo quando si sia donato così da non poter dare di più? Ma ognuno di noi può dare di più fintanto che la vita cristiana non consuma tutte le potenze del cuore e dell'anima così da esigere, da operare la morte.
Oh, i santi! L'amore li ha consumati! Pensate una S. Teresa del Bambino Gesù, una S. Gemma Galgani, pensate un S. Francesco d'Assisi, un S. Giovanni della Croce: lo possiamo dire con verità, è l'amore che li ha consumati, perché non ha lasciato loro riposo, li ha incalzati con violenza sempre crescente in questa via che doveva condurli al Signore; ed essi, portati da questa violenza, non sono mai stati soddisfatti si sé, ma anzi hanno sentito via via che più amavano Dio tanto più rimaneva loro da amare.
Oh, certo, noi non somigliamo a queste anime! Come povero è il nostro dono di amore, povera la nostra risposta!
« Non voi avete eletto me, ma io voi ». Aver ricevuto una vocazione divina vuol dire che Dio ci ha amato. Ma l'amore esige l'amore, e l'amore infinito di Dio non può esigere da te che un amore totale, onde tu più nulla possa sottrarre a Colui che ti ha chiamato, ti ha voluto per sempre. Più nulla! Non viver più una nostra vita, non conservare più niente di noi, non sentirci mai più sicuri - Dio vuole tutto e perciò non ti lascia più alcuna sicurezza, più alcun riposo, alcuna proprietà né esterna né interiore, né che sia ricchezza misurabile dalla stima degli uomini, dalla consapevolezza di una perfezione. Devi donarti a Dio così che più nulla ti rimanga.
Non è davvero facile rispondere a una vocazione divina. Ma almeno noi dovremmo esser consapevoli di averla ricevuta e vivere perciò in tal modo che per noi la consacrazione debba essere anche un impegno che consumi tutta la vita. Sarebbe veramente ingenuo pensare che si possa rispondere a una consacrazione religiosa soltanto facendo quanto la Comunità prescrive come obbligo; sarebbe ben povera la coscienza che noi avremmo di esser chiamati da Dio e di dover rispondere a una consacrazione religiosa, se noi pensassimo che questa consacrazione esigesse questo soltanto. Una consacrazione religiosa esige la santità. Voi potete esser dispensati dal dire l'Ufficio, da ogni obbligo, ma la consacrazione non vi potrà mai più dispensare dal tendere alla perfezione evangelica, da esigere da voi stessi la perfezione della carità. Neppure la Chiesa può darvi mai più una dispensa dal farvi santi, dall'esigere da voi stessi il dono supremo di tutta la vita, il dono totale di tutti voi stessi al Signore.
In che modo viver tutto questo? Il modo ve lo può suggerire la Comunità attraverso i mezzi e le indicazioni che vi dà, gli insegnamenti, la vita comune; ve lo possono suggerire le condizioni nelle quali voi venite a trovarvi, i bisogni delle anime che vivono vicino a voi. Dio si farà sempre chiaramente sentire a un'anima che vuol veramente seguirlo.
No, nessuno può dispensarvi mai più da questo dovere di tendere alla perfezione. La santità è il vero obbligo che vi impone la consacrazione.
Dovete essere santi: la vocazione v’impone precisamente questo dovere. Non si tratta di essere delle anime pie, delle anime ferventi; non si tratta di far dell’apostolato, di far tanto bene intorno a voi - potete apparentemente anche non farne affatto: quello che la consacrazione vi impone è la santità. Tu non sai se il Signore ti darà sempre la salute, le possibilità per far del bene in qualche organizzazione; tu saprai però una cosa, cioè, che in qualunque tua condizione, stato di salute, ambiente in cui vivrai, dovrai realizzare sempre il dono totale di te all'amore di Dio, dovrai sempre realizzare la tua santità. 

Gregorian Chant The Abbey Of Notre Damede Fontgombault