sábado, 26 de dezembro de 2020

San Gerardo Maiella - santo del popolo

 

Gerardo Maiella - santo del popolo
G. D'Addezio
 

 




Gerardo Maiella - santo del popolo
G. D'Addezio
 

PENSIERI

Chi ama un amico rilegge con piacere le lettere ricevute, per riviverne i momenti di intimità già gustati.
Possano queste "perle" tratte dagli scritti di san Gerardo, impreziosire la vita spirituale di quanti amano questo grande santo.
Egli si farà sentire nuovamente accanto a coloro che sono nella prova o nella gioia, con quella tenerezza e dolcezza che lo caratterizzavano nei suoi rapporti con quanti lo avvicinavano.
N.B. I brani delle lettere di Gerardo e dei suoi pensieri sono trascritti nel gergo genuino in cui il Santo si è espresso nel linguaggio tipico del Settecento.
I Pensieri, che seguono sono stati estratti dal libro: "Le lettere di S. Gerardo Maiellà", a cura di Domenico Capone e Sabatino Majorano, Valsele Tipografica, Materdomini (AV) 1980.
Le sigle usate: L = Lettere R = Regolamento D = Desideri S = Sentimenti P = Propositi E = Esame nel mio nascosto interno Re = Ricordi Fr = Frammenti

O Tu Divino Amore, sii sempre presente nel cuore di questa tua diletta e cara sposa (lettera n. 1, pag. 243).

Vado domandando l'aiuto della reverenda madre... acciocché veramente faccia la volontà del mio e comune Padre (lett. n. 1, pag. 244).

O eccesso di carità, o stupendo prodigio, o amore di vero pastore in ricercare con tante industrie le smarrite pecorelle! Io per me altro non posso dire che, della carità usata verso di rie, sia renditore il sangue di Gesù Cristo, unito con li dolori di Maria (lett. n. 1, pag. 244).

Allegramente, su dunque, e non temete! Statevi forte e con coraggio alle battaglie, per vincere poi più valoroso trionfo al nostro regno del cielo (lett. n. 2, pag. 246).

Non ci prendiamo spavento bensì di quello che il maligno spirito semina nei nostri cuori, perché quello è l'officio suo. E l'officio nostro è di non darli vinto nelle opere sue (lett. n. 2, pag. 246)

L'unica ragione, che mi tocca al vivo del cuore, è che tutte voi spose mi ricordate e rappresentate la Madre divina. Io in tale condizione vi stimo (lett. n. 5, pag. 252).

Stia allegramente e di buon animo, perché non sono cose queste da darci pena, ma piuttosto allegrezza. Quando si tratta di volontà di Dio ceda ogni cosa (lett. n. 6, pag. 254).

Io non mi sono ancora potuto far capace come un'anima spirituale, consacrata al suo Dio, possa mai trovare amarezza su questa terra col non piacergli in tutto, sempre, la bella volontà di Dio, essendo questa l'unica sostanza dell'anime nostre (lett. n. 6, pag. 254).

Gran cosa è la volontà di Dio! O tesoro nascosto ed imprezzabile! Ah sì, ben ti comprendo! 7z sei che vali, quanto l'istesso mio caro Dio. E chi può comprenderti se non il mio caro Dio? (lett. n. 6, pag. 255).

Viva il nostro caro Dio. Dio vi guardi! Il nostro caro amoroso Gesù sia sempre con voi, e Mamma Maria Santissima vi conservi sempre nell'essere amoroso del nostro caro Dio. Amen (lett. n. 10, pag. 262).

Evviva quella santa fede dimostratavi, che m'insegna così alto mistero! Fede ci vuole ad amare Dio; che chi manca di fede, manca a Dio... La fede mi è vita e la vita mi è fede (lett. n. 10, pag. 263).

Via su, animo grande in amare Dio e fatevi santa grande! (lett. n. 11, pag. 264).

Dio lo sa come vi amo in Dio: io vorrei vedere serafina piena d'amore di Dio, acciò la vostra vista infocasse tutte cedeste vostre figlie (lett. n. 15, pag. 271).

Mi dite che mi contenti della volontà di Dio. Sissignore, levami questa e poi vedi che ci resta in me, sì (lett. n. 16, pag. 273).

Per Dio ci si deve mettere il sangue e la propria vita, perché è causa di Dio (lett. n. 18, pag. 277).

La correzione si incomincia con la dolcezza. Con questa vi resta una certa tranquillità, che fa conoscere il suo errore (lett. n. 18, pag. 278).

Conformiamoci alla divina volontà... poiché il centro del vero amore di Dio consiste ad essere in tutto data a Dio e sempre in tutto conformata al suo divino volere e colà fermarsi per tutta l'eternità (lett. n. 21, pag. 282).

Amate Dio di cuore e fatevi santa; e non importa che patite. Via sù, patite per Dio, ché le vostre pene vi saranno qui in terra un secondo paradiso (lett. n. 22, pag. 283).

Tutti siamo tentati sulla vocazione; e Dio è quello che manda le tentazioni per vedere la nostra fedeltà. Perciò statevi allegramente ed offritevi sempre a Dio senza riserva, ché Lui vi aiuterà (lett. n. 23, pag. 284).

Sorella mia, chi potrà darvi pace, se non Dio? Quando mai il mondo ha saziato il cuore umano, ancorché di principessa, di regina o d'imperatrice! (lett. n. 23 pag. 284).

Bella cosa è essere sposa di Gesù Cristo. In Lui si trova ogni felicità, ogni bene. A che servono le brevi apparenze del mondo con quella celestiale ed eterna beatitudine, che si gode in cielo da chi è sposata con Gesù Cristo? (lett. n. 23, pag. 285).

Considerate la brevità del mondo e la lunghezza dell'eternità; e riflettete che ogni cosa finisce (lett. n. 23, pag. 285).

...e mi credo che le mie pene sono eterne, ma non me ne curerei che fossero: basta che amassi Dio e in tutto dessi gusto a Dio (lett. n. 24, pag. 287).

(Io dico): questa è la volontà del mio celeste Redentore, di star inchíodato su d'est'amara croce. Chino il capo e dico: questa è la volontà del mio caro Dio. Io l'accetto, e ne godo di far quanto Lui comanda e dispone. La mia volontà sta tutta rimessa in mano dei miei superiori: facciano che vogliono di me, ché io son contento (lett. n. 31, pag. 298).

Non vi meravigliate del mio scrivere che vi fò così affezionato, perché vi ho tre motivi: il primo è perché siete sposa di Gesù Cristo e da tale io vi stimo e venero; lo secondo è perché siete figlia di Teresa mia cara e per tal stima, che io ne ho, metterei lo sangue e la vita, per difendere sempre e innalzare la gloria del mio caro Dio; lo terzo è perché siamo fratello e sorella nel mio Signore, perciò giustamente ci dobbiamo sempre puramente amare in Dio (lett. n. 32, pag. 299).

Benedetta sia, per tutta (eternità, la bontà divina, che m'ha usato tante misericordie e fattomi tante grazie, poco da me conosciute, che nel giorno del nostro SS. Redentore io già feci la santa professione e con tale mi consacrai a Dio (lett. n. 9, pag. 260).

Ora più che mai sta con allegrezza, perché sei sposa novella del mio Signore! Ahi mille volte beata! se col riflettere notte e giorno la tua grande sorte, ti confondi e metti in esecuzione li perfetti costumi che il vostro gran stato ricerca (lett. n. 34, pag. 304).

Aprite gli occhi e venerate ogni mattina questa divina bontà, che ti fa tante grazie. Via su, fatevi santa grande, giacché, per divina pietà, vi ritrovate in tal santa occasione (lett. n. 34, pag. 304).

Lo Spirito Santo sia quello che vi faccia conoscere quanto più dovreste patire per amore di chi tanto patì per amor nostro (lett. n. 41, pag. 315).

Abiate pazienza nelle vostre tribolazioni, ché tutto ciò permette il Signore per vostro bene. Dio vuole che ti salvi l'anima e ti ravvedi (lett. n. 41, pag. 315).

Uno è necessario: soffrire tutto con rassegnazione alla divina volontà, ché questo vi aiuterà per la vostra eterna salute. Mettetevi al sodo, ché questo vi aiuterà contro le tentazioni. Sperate con viva fede, ché tutto otterrete dal caro mio Dio (lett. n. 41, pag. 315).

Iddio riduce l'anima fra le miserie ed amarezze, per farla entrare in se stessa a conoscere che cosa vuol dire un Dio offeso. In questo caso non v'è cosa migliore se non piangere continuamente le colpe e pregare Iddio acciocché ci allunghi i giorni per aver tempo di piangere e patire per Lui (lett. n. 42, pag. 316).

Statevi di buon animo, confidate in Dio, ché Dio vi darà la forza per superare il tutto (lett. n. 42, pag. 316).

Allegramente, padre mio caro, che non è niente. Raccomandatemi a Dio, che mi faccia fare sempre la divina volontà (lett. n. 43, pag. 318).

Non c'è altro, se non amare Dio solo e niente più. Perciò vi prego vi spogliate di tutte le occasioni ed attacchi del mondo e v unite e stringete tutta in Dio (lett. n. 44, pag. 320).

Che bella cosa essere tutta di Dio! Lo sanno quelle benedette e beate anime che lo provano (lett. n. 44, pag. 320).

Che serve ad amare il mondo, se non per provare continuamente triboli ed amarezze? (lett. n. 44, pag. 320).

Quando vedete (nel vostro cuore) che vi vuole entrare qualche passione, o altra cosa che non è Dio, dite fra voi stessa: "Il mio cuore è preso, se l'ha pigliato Dio, il mio caro Dio. Onde non vi è luogo per altri che non sia mio Dio; perciò squagliate, sparite voi tutte che non siete il mio Dio, mio divino sposo" (lett. n. 44; pag. 320).

La sposa ha da essere gelosa dello sposo divino, perciò continuamente, in tutte le sue azioni, s'ha da guardare da ogni vana apparenza con somma attenzione. Ha da custodire il suo cuore, che deve chiamarsi tempio di Dio, casa di Dio, abitazione di Dio. Così si chiamano quei cuori consacrati al nostro caro Dio (lett. n. 44, pag. 320).

Amare assai Dio. Unito sempre a Dio. Far tutto per Dio. Amare tutto per Dio. Conformarmi sempre al santo suo volere. Patire assai per Dio (lett. n. 45, pag. 323).



Spigolature dal regolamento

Ho tutte le occasioni favorevoli a farmi santo, via sù dunque mi voglio fare santo. Oh quanto importa farmi santo!

La migliore orazione è stare come piace a Dio: essere franto al divino volere, cioè in continui impieghi per Dio. Questo vuole Dio da te.

Non metterti soggezione di te stesso e di tutto il mondo. Basta solo aver Dio presente nei detti impieghi e d'esser sempre in Dio.

Veramente quanto si fa e si fa per Dio solo, tutto è orazione.

Certi hanno l'impiego di fare questo e quello; ed io ho solo l'impiego di fare la volontà di Dio.

È pena infinita il patire e non patire per Dio; patire tutto e patirlo per Dio è niente.

Voglio operare in questo mondo come fossimo Dio e io.

Molti mi dicono che gabbo il mondo. Oh Dio, che gran meraviglia sarebbe questa, che io gabbassi il mondo? Meraviglia sarebbe se gabbassi Dio!



Riflessioni

Se mi perdo, perdo Dio: e che mi resta da perdere, perduto Dio?

Signore fa' che mi sia raccomandata particolarmente la vivezza della fede del SS. Sacramento dell'altare.



Propositi

Ahi! Che di me non me ne posso fidare, perché solo mi fido dell'infinita bontà e misericordia vostra, ché siete Dio infinito e nelle promesse non potete mancarmi.

Da oggi avanti voglio che siate in me... E certamente da voi, fonte infinita, il tutto spero. Amen.



Esame del mio nascosto interno

Io mi eleggo lo Spirito Santo per mio unico consolatore e protettore del tutto.

E tu, unica mia gioia, Immacolata vergine Maria, tu ancora mi sii unica, seconda protettrice e consolatrice in tutto quello che mi accadrà. E sii sempre (unica mia avvocata appresso Dio.

Mi fido solo e spero in Dio, perché io ho rinunciato tutta la mia vita nelle sue mani, acciò egli faccia tutto quello che ad esso piace; perciò sto colla vita senza vita, perché la mia propria vita è Dio.



Ricordi

Mio caro Dio, unico amor mio e vero Dio, oggi e sempre mi rassegno alla vostra divina volontà; e così dirò in tutte le tentazioni e tribolazioni di questo mondo: fiat voluntas tua.

Dio mio, per l'amor tuo io obbedirò a' miei superiori, come mirassi ed obbedissi alla vostra stessa persona divina; e sarò come io non fossi più mio, ma quello che voi stesso siete nell'intelletto e volontà di chi mi comanda.

Non parlerò mai se non su questi tre capi:
1° - che quello che debbo dire sia la vera gloria di Dio.
2° - di bene del prossimo.
3° - per qualche mia necessità.

Ad ogni parola che volessi dire, dalla quale non vi cavasse gusto di Dio, surrogherò una giaculatoria: Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore.

Sempre scuserò il mio prossimo ed in lui considererò la stessa persona di Gesù Cristo quando veniva innocentemente accusato da quegli Ebrei; e lo farò specialmente in sua assenza.

Ultima risoluzione di darmi tutto a Dio. Perciò mi siano davanti agli occhi queste tre parole: sordo, cieco e muto.

In tutto il tempo del silenzio m'impiegherò nella considerazione della passione e morte di Gesù Cristo e dei dolori di Maria Santissima.

Le mie continue preghiere, comunioni ecc... siano sempre in beneficio dei poveri peccatori, offerendole a Dio col preziosissimo Sangue di Gesù Cristo.

Pratica degli atti d'amore: Dio mio, intendo amarvi con quanti atti d'amore vi hanno fatto Maria Santissima e tutti gli spiriti beati sin dal loro inizio e tutti i fedeli di questa terra ed insieme con quello dello stesso amore che Gesù Cristo porta a se stesso ed a tutti i suoi diletti, moltiplicando in ogni volta i suddetti atti. Così ancora a Maria Santissima.

Da oggi avanti tratterrò con sacerdoti con tutto il rispetto possibile, come se fossero la stessa persona di Gesù Cristo, ancorché non siano tali, riguardando in essi la loro grande dignità.



Affetti

O mio Dio, e vi potessi convertire io tanti peccatori quanti sono i granelli dell'arena del mare e della terra, fronde degli alberi, foglie de' campi, atomi dell'aria, stelle del cielo, raggi del sole e della luna, creature tutte della terra.

Viva Gesù e Maria, Michele e Teresa, Pazza S. Maria Maddalena de' Pazzi e Luigi. Amen.



Dai frammenti

Uniformatevi in tutto alla volontà di Dio e mettetevi in capo di sempre patir per Gesù Cristo e godere solo della sua divina volontà.

Amiamo il nostro Dio che solo merita di essere amato: e come potremmo vivere, se di cuore non amassimo il nostro caro Dio?

La divina grazia sia sempre nei nostri cuori e Maria Santissima ce la conservi. Amen.



Desideri

Amare assai Iddio.
Unito sempre a Dio.
Far tutto per Dio.
Amare tutto per Dio.
Conformarmi sempre al suo santo volere.
Patire assai per Dio.
 


Sentimenti più vivi del cuore

Una volta ho la bella sorte di farmi santo e se la perdo la perdo per sempre.

E se una volta ho la fortuna di potermi far santo...

Dunque che mi manca a farmi santo? Ho tutte le occasioni favorevoli a farmi santo.

Via su, dunque, mi voglio far santo.

Oh quanto importa il farmi santo! Signore che pazzia è la mia!

Mi ho da far santo a spese di altri e poi mi lagno?

Fratello Gerardo, rivolgiti con darti tutto a Dio.

Da ora metti giudizio e pensa che non ti faresti santo collo stare solo in continua orazione e contemplazione.

La migliore orazione è stare come piace a Dio: esser franto al divino volere, cioè in continui impieghi per Dio. Questo vuole Dio da te.

Non metterti soggezione di te stesso e di tutto il mondo. Basta solo aver Dio presente nei detti impieghi e d'esser sempre in Dio.

Veramente quanto si fa e si fa per Dio solo tutto è orazione.

Certi hanno l'impegno di fare questo e quello; ed io ho solo l'impegno di fare la volontà di Dio.

Niuna pena è pena quando si op<e>ra dav<v>ero.

Alli 21 di settembre 1752 mi feci più capace di questa massima, cioè: se fossi morto dieci anni addietro, non cercherei, né pretenderei cosa veruna.

È pena infinita il patire e non patire per Dio; patire tutto e patirlo per Dio è niente.

Voglio operare in questo mondo come fossimo io e Dio.

Molti mi dicono che gabbo il mondo. Oh Dio, che gran meraviglia sarebbe questa, che io gabassi il mondo? Maraviglia sarebbe se gabassi Dio!



Riflessione

Signore, fa che mi sia raccomandata particolarmente la vivezza della fede nel SS. Sacramento.

Se mi perdo, perdo Dio: e che mi resta da perdere, perduto Dio?



Propositi

Signor mio Gesù Cristo, eccomi colla carta e colla penna in mano per scrivere e promettere alla vostri divina Maestà i seguenti propositi, che già erano fatti e per virtù di santa ubbidienza di nuovo li confermo. Ma piacesse a voi, Signor mio, che quanto di nuovo vi prometto, ve l'osservassi tutto. Ahi! che di me non me ne posso fidare, perché non mi conosco capace di promettere. Ma solo mi fido dell'infinita bontà e misericordia vostra, ché siete Dio infinito e nelle promesse non potete mancarmi.
Via su, bontà infinita, se per lo passato ci ho mancato, sono stato io. Ma da oggi avanti voglio che siate voi in me. Sì, Signore, fatemeli osservare con ogni minuta puntualità. E certamente da voi, fonte infinita, il tutto spero. Amen.



Esame del mio nascosto interno

lo mi eliggo lo Spirito santo per unico mio consolatore e protettore del tutto. Egli sia il mio difensore e vincitore di tutte le mie difese. Amen.

E tu, unica mia gioia, Immacolata Vergine Maria, tu ancora mi sii unica, seconda protettrice e consolatrice in tutto quello che mi accaderà. E sii sempre l'unica mia avvocata appresso Dio per questi miei propositi.



Ricordi

Mio caro ed unico amor mio e vero Dio, oggi e per sempre mi rassegno alla vostra divina volontà; e così dirò in tutte le tentazioni e tribolazioni di questo mondo: fiat uoluntas tua. E tutto me l'abbraccerò nell'intimo del cuor mio, alzando mai sempre gli occhi al cielo, per adorare le vostre divine mani, che spargono su di me gemme preziose del vostro divino volere.

Signor mio Gesù Cristo, farò quanto la santa madre chiesa cattolica mi comanda.

Dio mio, per l'amore tuo io obbedirò a miei superiori, come mirassi ed obbedissi alla vostra stessa divina persona; e sarò come io non fossi più mio, ma quello che voi stesso siete nell'intelletto e volontà di chi mi comanda.

Sarò poverissimo di ogni piacere, cioè di mia propria volontà, e ricco di ogni miseria.

Fra tutte le virtù, che a te sono grate, Dio mio, la più che mi piace è la purità e chiarezza in Dio. Oh infinita purità, io certamente spero da te che mi liberi da ogni benché minimo pensiero d'impurità, nel quale io, miserabile, posso cascare in questo mondo.

Non parlerò mai se non su questi tre capi:
1. che quello che debbo dire sia la vera gloria di Dio;
2. di bene del prossimo;
3. per qualche mia necessità.

Nelle ricreazioni mai parlerò, se prima non sono interrogato, oppure come sopra.

Ad ogni parola che volessi dire, dalla quale non vi cavasse il gusto di Dio, surrogherò una giaculatoria: Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore.

Non mai dirò bene o male di me stesso, ma farò come se non ci fossi in questo mondo.

Mai mi scuserò, ancorché io abbia tutta la ragione possibile, basta che in quello che mi vien detto non ci sia offesa di Dio op<p>ure non portasse pregiudizio al prossimo.

Sarò nimico di ogni particolarità.

Non risponderò mai a chi mi riprende, se prima da lui non sarò domandato.

Non mai accuserò o dirò i difetti degli altri, nemmeno per ischerzo.

Sempre scuserò il mio prossimo ed in lui considererò la stessa persona di Gesù Cristo quando veniva innocentemente accusato da quegli Ebrei; e lo farò specialmente in sua assenza.

Avviserò ognuno, ancorché fosse lo stesso nostro p. Rettore Maggiore, quando dice male del prossimo.

Tratterò con ogni diligenza, per sfuggire ogni occasione di fare impazientare il mio prossimo.

Quando io [mi] accorgerò di qualche difetto commesso dal mio prossimo, avvertirò ben'io di non avvertirlo in presenza di altri, ma tra me e lui, con tutta la carità e voce bassa.

Quando vedrò il gran bisogno di alcun padre o fratello, io lascerò il tutto per aiutarlo, purché non ci sia obbedienza in contrario.

Visiterò più volte il giorno gl'infermi, cioè quando mi viene permesso.

Non m'intrigherò mai degli offici altrui, come a dire: il tale ha fatto quella cosa malamente, ecc.

In tutti gli uffici nei quali sarò posto per aiutante, ubbidirò al capo attentissimamente, senza replica.

Venendo comandato, non ardirò mai di dire che questa o quella cosa non vada bene, non mi piace.

In quelle cose però che io per esperienza conoscessi non operare egli bene, dirò ciò che mi parerà, senza però farla da maestro.

In tutti gli uffici, in cui mi metteranno insieme cogli altri, ancorché siano cose piccole e basse, come scopare, portar roba, ecc., sfami per regola di non essere mai il primo a prendere il miglior luogo, comodo o l'istrumento più atto ad operare in detto ministero, ma darò il miglior luogo e comodo agli altri, lasciando a me di prendere quello che Dio mi farà restare. E così resteranno contenti essi ed io.

Non mi offerirò mai da per me ad officio alcuno o a qualunque altra cosa, senza esser da altri prima comandato.

Nella mensa non mirerò mai qua e là, se non per bene del prossimo o per mio proprio officio.

Prenderò il piatto dalla tavolina a me più vicina, senza mirare gli altri.

In tutti i movimenti interni alla ragione ribelli avvertirò di non subito risponder loro: così a chi mi riprendesse op<p>ure a chi mi accusasse, darò prima luogo che passi l'amarezza, acciò venga appresso la dolcezza.

Ultima risoluzione di darmi tutto a Dio. Perciò mi siano avanti gli occhi queste tre parole: sordo, cieco e muto.

Non siano mai in me queste parola: voglio - non voglio, vorrei - non vorrei. Ma voglio solo che in me sint Deus vota tua et non vota mea.

Per fare quello che vuole Dio, bisogna non far più quello che voglio io. Sì, io, io, io voglio solo Dio. E per Dio non voglio Dio, ma voglio solo ciò che vuole Dio. E se io voglio solo Dio, bisogna che mi distacchi da tutto ciò che non è Dio.

Mi scorderò di cercare cosa per comodo proprio.

In tutto il tempo di silenzio m'impiegherò nella considerazione della passione e morte di Gesù Cristo e dei dolori di Maria Santissima.

Le mie continue preghiere, comunioni, ecc. siano sempre in beneficio dei poveri peccatori, offerendole a Dio col preziosissimo sangue di Gesù Cristo.

Quando io so o mi viene raccontato che alcuna persona stia come piace al divino volere ed essa non più si fida di patire e cerca aiuto, io pregherò Dio per lei, offerendole ancora quanto farò almeno per tre giorni continui, acciò ottenga dal Signore la santa uniformità al suo divino volere.

Pigliando la benedizione dal superiore, considererò come se la pigliassi dalla stessa persona di Gesù Cristo.