Don Divo Barsotti

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quarta-feira, 2 de maio de 2012

2 MAGGIO SANT'ATANASIO

 





Il Verbo si è fatto uomo: perché noi diventiamo Dio

Atanasio sintetizza il suo pensiero in una frase che riassume tutto. «Il Verbo si è fatto uomo perché noi diventiamo Dio; si è reso visibile nel proprio corpo perché noi possiamo farci un'idea del Padre suo invisibile; ha sopportato gli oltraggi degli uomini affinché diventiamo partecipi dell'immortalità» (De incarn., 54). Restaurare la conoscenza di Dio facendo conoscere nella sua manifestazione nel corpo il Padre invisibile, soffrire nella propria carne mortale la passione e la morte per donare agli uomini l'immortalità, e soprattutto, facendosi uomo, divinizzare l'uomo: questo è il triplice fine dell'incarnazione del Verbo. Da nessuna parte in tutta la sua opera il pensiero di Atanasio si esprime in maniera cosi chiara. Se ne riconoscono facilmente le fonti, se ne vedono anche i limiti, la redenzione ad esempio passa manifestamente in secondo piano, ma se ne vede anche tutta la grandezza e la fecondità. È tutto l'aspetto positivo dell'opera di salvezza del Verbo che è messo in piena luce. «Il Verbo si è fatto uomo affinché noi diventiamo Dio». Anche san Paolo ha simili sprazzi. Divinizzazione del cristiano: questo tema appare in certa misura anche nelle religioni e nelle filosofie pagane; nulla di sorprendente perché qui ci troviamo dinanzi alla più profonda aspirazione dell'anima umana, inscritta, se così si può dire, nella sua struttura metafisica stessa. Si tratta per l'uomo, creatura di Dio, di fare ritorno al suo principio e in questo ritorno, trovare la realizzazione del proprio essere; ma la nozione è profondamente biblica. Oltre al salmo 82, 6: «Io ho detto: voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo», va ricordata soprattutto l'espressione di Pietro, nella sua seconda lettera: «Ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza» (2 Pt 1,4). E la corruzione di cui parla Pietro è ben altra cosa che i cattivi costumi, è il disordine innato, introdotto nell'uomo dalla ferita del peccato, di cui la morte è contemporaneamente effetto e segno. Bisognerebbe ancora ricordare la nozione giovannea di vita, i termini paolini di incorruttibilità e di immortalità (cf. Rm 2,7). Tutto questo ci orienta verso questa idea di divinizzazione. Su questi dati biblici, il pensiero cristiano elabora poco a poco la teologia della divinizzazione. È dal mistero dell'incarnazione che il cristiano è divinizzato. Questa prospettiva è quella in cui si situa sant'Atanasio. La divinizzazione è una conseguenza dell'incarnazione; o meglio, ne è il fine. L'incarnazione non è soltanto liberazione dal peccato e distruzione della morte, è un totale rinnovamento dell'uomo, a somiglianza dell'immagine secondo la quale era stato creato all'inizio, è divinizzazione della nostra natura. (...) Dio ha creato l'uomo a propria immagine e somiglianza, chiamandolo a condurre con lui una vita immortale e veramente divina. Rifiutando di contemplare in se stesso questa immagine divina, l'uomo si è rivolto a se stesso, e ha fatto di se stesso un Dio. L'umanità non poteva essere salvata, strappata all'errore e alla corruzione del peccato e della morte se non venendo di nuovo divinizzata, e questo poteva avvenire soltanto se il Verbo, immagine del Padre, si faceva uomo per reintrodurre al cuore stesso dell'umanità la somiglianza divina, divinizzando l'uomo e unendolo alla sua divinità. Th. Camelot, Athanase d'Alexandrie..., pp. 90-35.

Orazione O Dio di infinita sapienza, che hai suscitato nella tua Chiesa il vescovo sant'Atanasio, intrepido assertore della divinità del tuo Figlio, fa' che per la sua intercessione e il suo insegnamento cresciamo sempre nella tua conoscenza e nel tuo amore. Per il nostro Signore.

Omnípotens sempitérne Deus, qui beátum Athanásium epíscopum divinitátis Fílii tui propugnatórem exímium suscitásti, concéde propítius, ut, eius doctrína et protectióne gaudéntes, in tui cognitióne et amóre sine intermissióne crescámus. Per Dóminum.

Simbolo Atanasiano

Ant. Glória tibi, Trinitas* aequális, una Déitas, et ante ómnia saecula, et nunc, et in perpétuum.



1. Quicúmque vult salvus esse, * ante ómnia opus est, ut téneat cathólicam fidem.

2. Quam nisi quisque íntegram inviolatámque se iváverit, * absque dúbio in aetérnum peribit.

3. Fides autem cathólica hic est: *

ut unum Deum in Trinitáte, et Trinitátem in unitáte venerémur.

4. Neque confundéntes persónas, * neque substántiam separántes.

5. Alia est enim persóna Patris, ália Fílii, * ália Spiritus Sancti.

6. Sed Patris, et Fílii, et Spiritus Sancti una est divínitas, * æquális glória, coatérna maiéstas.

7. Qualis Pater, talis Filius,* talis Spiritus Sanctus.

8. Increátus Pater, increátus Fílius,* increátus Spíritus Sanctus.

9. Imménsus Pater, imménsus Filius, * imménsus Spíritus Sanctus.

10. Aetérnus Pater, atérnus Fílius, * ætérnus Spíritus Sanctus.

11. Et tamen non tres atérni, * sed unus ætérnus.

12. Sicut non tres increáti, nec tres imménsi, * sed unus increátus, et unus immensus.

13. Simíliter omnipotens Pater, omnípotens Fílius,* omnipotens Spíritus Sanctus.

14. Et tamen non tres omnipoténtes, * sed unus omnípotens.

15. Ita Deus Pater, Deus Fílius, * Deus Spíritus Sanctus.

16. Et tamen non tres Dii, * sed unus est Deus.

17. Ita Dóminus Pater, Dóminus Filius, * Dóminus Spiritus Sanctus.

18. Et tamen non tres Dómini,* sed unus est Dóminus.

19. Quia, sicut singillátim unamquamque persónam Deum ac Dóminum confitéri christiána

veritáte compéllimur:* ita tres Deos aut Dóminos dícere cathólica religióne prohibemur.

20. Pater a nullo est factus:* nec creátus, nec génitus.

21. Fílius a Patre solo est:* non factus, nec creátus, sed génitus.

22. Spiritus Sanctus a Patre et Fílio:* non factus, nec creátus, nec génitus, sed procédens.

23. Unus ergo Pater, non tres Patres: unus Fílius, non tres Filii:*

unus Spíritus Sanctus, non tres Spiritus Sancti.

24. Et in hac Trinitáte nihil prius aut postérius, nihil maius aut minus:*

sed totae tres persónae coaetérnae sibi sunt et coæquáles.

25. Ita ut per ómnia, sicut iam supra dictum est,*

et únitas in Trinitáte, et Trinitas in unitáte veneránda sit.

26. Qui vult ergo salvus esse, * ita de Trinitáte séntiat.

27. Sed necessárium est ad ætérnam salútem,*

ut Incarnatiónem quoque Dómini nostri Iésu Christi fidéliter credat.

28. Est ergo fides recta ut credámus et confiteámur,*

quia Dóminus noster Iésus Christus, Dei Filius, Deus et homo est.

29. Deus est ex substántia Patris ante sæcula génitus:*

et homo est ex substántia matris in sæculo natus.

30. Perféctus Deus, perféctus homo:* ex ánima rationáli et humána carne subsístens.

31. Aequális Patri secúndum divinitátem;* minor Patre secúndum humanitátem.

32. Qui, licet Deus sit et homo, * non duo tamen, sed unus est Christus.

33. Unus autem non conversióne divinitátis in carnem, * sed assumptióne humanitátis in Deum.

34. Unus omníno, non confusióne substántiae, * sed unitáte persónæ.

35. Nam sicut ánima rationális et caro unus est homo:* ita Deus et homo unus est Christus.

36. Qui passus est pro salúte nostra: descéndit ad ínferos:* tértia die resurréxit a mórtuis.

37. Ascéndit ad cælos, sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis:*

inde ventúrus est iudicáre vivos et mórtuos.

38. Ad cuius advéntum omnes homines resurgere habent cum corpóribus suis:*

et redditúri sunt de factis própriis ratiónem.

39. Et qui bona egérunt, ibunt in vitam ætérnam:* qui vero mala, ingnem ætérnum.

40. Hæc est fides cathólica,*

quam nisi quisque fidéliter firmitérque credíderit, salvus esse non póterit.

41. Glória Patri…



Ant. Glória tibi, Trinitas* aequális, una Déitas, et ante ómnia saecula, et nunc, et in perpétuum.



Dómine, exáudi oratiónem meam.

Et clamor meus ad te véniat.



Sacerdotes addunt:

Dóminus vobíscum.

Et cum spiritu tuo.



Oremus. Omnipotens sempitérne Deus, qui dedisti fámulis tuis, in confessióne veræ fidei, ætérnæ Trinitátis glóriam agnóscere, et in poténtia maiestátis adoráre unitátem: quæsumus; ut, eiúsdem fidei firmitáte, ab ómnibus semper muniámur advérsis. Per Dóminum nostrum Iesum Christum Fìlium tuuum: qui tecum vivit et regnat in unitàte Spìritus Sancti Deus, per òmia sæcula seculorum. Amen.