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terça-feira, 25 de fevereiro de 2020

Il demonio e le tentazioni

Domani 26 febbraio (prima domenica di Quaresima - Anno "B") rifletteremo sul Vangelo
 delle tentazioni. Le meditazioni che propongo di seguito (di don Divo Barsotti)  su Gesù
tentato da Satana sono testi attualissimi anche per noi oggi...

Ritiro 13 marzo 1984 - Biella


Omelia del sabato sera
Il Vangelo di oggi è l'essenza stessa del cristianesimo: il Vangelo di Gesù è la "buona novella", è l'annunzio della misericordia che si effonde sull'universo, ed è una misericordia infinita. Dio è quello che è, non muta, ed Egli perciò è per tutti, sempre, misericordia senza limiti. Dov'è dunque il limite di questa misericordia? Logicamente nel sentimento che noi abbiamo del bisogno del perdono di Dio: tanto riceviamo da Dio quanto crediamo di ricevere, e nulla di più. E noi speriamo di ricevere solo nella misura che ci sentiamo mancanti. La condizione migliore dell'uomo è quindi quella di colui che si sente più peccatore e nel sentimento del proprio peccato si apre con maggiore fiducia a questa misericordia di Dio.
Due sono dunque le condizioni per entrare in questo rapporto con Dio: il sentimento del peccato nostro; il riconoscimento della misericordia sua.
Ecco perché tutto il popolo orientale, soprattutto il monachesimo, sintetizza tutta la vita spirituale in quella che si chiama la "preghiera di Gesù": "Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore". Sono i due abissi che si richiamano, come dice il salmo: "L'abisso chiama l'abisso", cioè l'abisso della nostra povertà chiama l'abisso della misericordia di Dio. Vi è una corrispondenza fra l'uomo e Dio, ma la corrispondenza fra l'uomo e Dio è misericordia, nasce precisamente dal vuoto che deve essere riempito dal Tutto divino; e Dio si fa presente a un'anima non secondo quello che Lui è, ma secondo quello che l'anima sente di sé e sente di Dio. Bisogna sentirci peccatori; senza il sentimento del nostro peccato noi siamo esclusi dalla redenzione, perché la nostra salvezza deve essere una redenzione. E redimere che cosa vuol dire? In latino vuol dire "ricomprare". Noi siamo di Dio, ma il mondo ha delle ipoteche sopra di noi. Se noi abbiamo sentimenti di vanità, di amor proprio, di orgoglio, di sensualità, è segno che il mondo ha preso possesso di noi. È quello che diceva Clemente Alessandrino nel II secolo: "Le passioni dell'uomo sono le stigmate del diavolo", voleva dire che esse sono come il segno di un'appartenenza al maligno.
Ora se in noi vi sono questi sentimenti, essi ci dicono che cosa noi siamo nei confronti di Dio. E dobbiamo sentirlo, e dobbiamo viverlo, proprio perché il sentimento del nostro peccato è la prima condizione per entrare in rapporto col Signore, perché Egli è il Redentore, è Colui che ci "ricompra". Eravamo di Dio, ma ora ci siamo staccati da Lui, almeno in parte, e apparteniamo a questo mondo; bisogna perciò che Dio ci strappi al potere che ha questo mondo su di noi, al potere che ha il maligno su di noi.
La redenzione che il Signore deve compiere oggi nell'umanità è la redenzione che esige proprio una misericordia infinita; perché esige che l'umanità si renda conto di come è schiava del maligno. Ci sono i nostri peccati personali coscienti, ma c'è una schiavitù incosciente in tutti noi. Si legge il giornale, si vede la televisione; vi rendete conto che attraverso tutti questi mezzi, ma anche al mercato, anche al lavoro, sempre il mondo mette una certa ipoteca su di noi? Noi siamo schiavi delle nostre abitudini, schiavi dei nostri piaceri, schiavi della nostra volontà, schiavi soprattutto del rispetto umano, della moda, del tempo... non c'è più libertà per l'uomo. Cinquant'anni fa l'uomo era più uomo di oggi. Si parla di progresso: altro che progresso è una involuzione paurosa! Guardate che oggi la società, lo Stato, tendono sempre più a limitare la libertà spirituale dell'uomo. Tu non hai la possibilità di disporre della tua vita, nemmeno da pensionato! Il mondo ti prende e non ti lascia più respiro: devi pensare come pensa il mondo, devi assoggettarti ai modi di sentire, ai modi di vivere che sono propri del mondo. Riesce a una famiglia fare a meno della televisione? riesce a vivere senza il giornale? E tutto questo che cosa implica? Voi credete che questi siano mezzi per una nostra promozione? È il contrario che è vero: è il mondo che attraverso tutti questi mezzi ti rende suo schiavo, ti fa sua pedina, ti muove dove vuole, secondo quello che vuole. Sono poche le anime che acquistano libertà, ma l'unico modo per essere liberi è il cristianesimo, la vita cristiana vissuta, perché è il Cristo che ci libera, è il Cristo che ci redime, cioè che ci ricompra dal mondo che ha preso possesso di noi.
Vi ricordate le parole di Gesù a coloro che gli dicono: "Che cosa pensi Maestro, dobbiamo dare il tributo a Cesare o no?". Che cosa risponde Gesù? "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Ma è una risposta sibillina, una risposta che sembra non dire nulla; o non dice nulla o c'è una verità profonda che noi dobbiamo scoprire. Infatti tutto appartiene a Dio; che cosa può sottrarsi al potere di Dio? Solo quello che appartiene al male.