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quarta-feira, 24 de maio de 2017

Come si realizza concretamente l'unione con Dio

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Itinerario Spirituale.
Seguendo San Tommaso d'Aquino nella sua Somma teologica.
brani scelti

Capitolo V - La creazione del mondo - Pratica della virtù di religione - legame essenziale tra la vita santa e la vita di preghiera
«Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabaoth».
Se Dio è la santità stessa, se noi cantiamo di Nostro Signore che Egli solo è il Santo, «Tu solus sanctus», è perché da Dio scaturisce ogni santità e perché nella misura in cui ci uniamo a Dio e a Nostro Signore noi saremo santi.
Ora, come si realizzerà concretamente questa unione con Dio? Sotto l’influenza della grazia dello Spirito Santo. Questa unione ha un nome: preghiera, «oratio». Approfondendo sia la natura della preghiera sia la sua portata nella nostra esistenza umana e cristiana, noi avremo la convinzione che la vita profonda dell’anima creata e redenta deve essere una vita di preghiera continua.
Ogni spirito angelico o umano è ordinato a Dio per la sua natura spirituale, per la sua intelligenza e la sua volontà, e gratuitamente ordinato mediante la grazia a partecipare della beatitudine eterna della Santissima Trinità. Ogni spirito è dunque in primo luogo religioso e la sua vita religiosa si manifesta con la preghiera, vocale, mentale, spirituale.
La preghiera vocale, che comprende tutta la preghiera liturgica, istituita da Dio stesso, e da Dio incarnato, ed elaborata dallo Spirito Santo specialmente nella liturgia romana, è la fonte e l’espressione più sublime della preghiera mentale e della preghiera spirituale. Il posto di questa preghiera nella vita del sacerdote è considerevole. Trascurarla, limitarla, renderla superficiale, equivale a rovinare la preghiera fondamentale, la preghiera spirituale, alla quale la vocale è finalizzata dallo Spirito Santo.
È bene leggere su questo argomento ciò che ne pensano gli autori spirituali come il Beato di Montfort nella sua «Preghiera infuocata» (Opere, Centro mariano monfortano, Roma 1977, pag. 647), o Padre Emmanuel nel suo «Traité du ministère ecclésiastique» (libro I, cap. V; libro II, cap. III; libro III, cap. VII; libro IV, cap. VII) o Dom Marmion in «Cristo ideale del monaco» (cap. XVI, L’orazione monastica: questo capitolo è notevole e santificherebbe tutti i sacerdoti se i suoi consigli fossero vissuti); infine Dom Chautard in «L’anima di ogni apostolato» (Edizioni Paoline, VIII ed., pag. 225: La meditazione, elemento indispensabile della vita interiore).
Tutti i santi hanno praticato la vita d’orazione che è al tempo stesso effetto e causa della santità. Molti hanno scritto su questo argomento, in particolare Santa Teresa d’Avila e San Francesco di Sales. Essi avevano una concezione molto ampia di questa vita di orazione che riguarda sia la volontà che il cuore e che realizza così il fine per il quale Dio ci ha creati e redenti: adorare Dio in un’offerta totale di noi stessi, sull’esempio di Nostro Signore che viene in questo mondo e dice a suo Padre: «Ecce venio ut faciam voluntatem tuam – Ecco vengo per fare la tua volontà...” (Eb. 10,9).
La concezione della preghiera limitata alla preghiera vocale o alla mentale sarebbe una disastrosa concezione della preghiera, che deve riguardare tutto il nostro essere, come la preghiera degli angeli e degli eletti del Cielo. Non si possono separare le domande del Pater. Le prime tre domande sono legate indissolubilmente. Non si può separare il primo comandamento di Dio dagli altri comandamenti.
«Ignem veni mittere in terram et quid volo nisi ut accendatur? – Sono venuto ad appiccare il fuoco sulla terra, e qual è il mio desiderio se non che si accenda?” (Lc. 12,49). Il fuoco è lo Spirito Santo, lo Spirito di carità che riempie la Santissima Trinità e che ha creato spiriti per infiammarli di questa carità. Questa è la preghiera di tutta l’anima che adora il suo Creatore e Redentore e che si abbandona alla sua santa Volontà al seguito di Gesù crocifisso, il quale offre la sua vita in uno slancio di amore per suo Padre e per salvare le anime. Donde l’«oportet semper orare»; se questa preghiera cessasse, significherebbe che lo Spirito Santo ci ha abbandonati!
Che noi possiamo vivere questa orazione ardente della volontà e del cuore in modo costante anche nell’assorbente attività dell’apostolato, che non deve mai assor­birci al punto di impedire alla nostra volontà e al nostro cuore di appartenere a Dio! Possa il nostro apostolato alimentare questa offerta a Dio! Questo atteggiamento profondo della nostra anima, così conforme alla sua natura e alla grazia, metterà in essa un desiderio di silenzio e di contemplazione che potrà realizzarsi negli esercizi di pietà comuni e privati. La nostra vita spirituale vi troverà la sua unità, la sua perennità, la sua pace veramente cristiana.
Queste brevi considerazioni aprono alcuni orizzonti sulla realizzazione della volontà divina nella nostra vita quotidiana: ci introducono nel programma della nostra santificazione, che sarà la trama della nostra vita sacerdotale: «Elegit nos in Ipso, ante constitutionem mundi ut essemus sancti – Ci ha eletti in Lui da prima della creazione del mondo, affinché fossimo santi» (Ef. 1,4).
Il giovane seminarista che entra nel seminario deve sforzarsi di penetrare con tutta la sua anima in questa vita di preghiera, di orazione, che lo abbandona senza riserve nelle mani di Nostro Signore e della Santissima Trinità:
– sottomettendo la sua intelligenza alla Rivelazione che illumina per noi il «Mysterium Christi», con la virtù e l’ubbidienza della fede: «Redigere omnem intellectum in obsequium Christi – Sottomettere ogni intelligenza a Cristo» (2Cor. 10,5);
– abbandonando la sua volontà e tutta la sua anima alla mozione della carità dello Spirito Santo, a imitazione di Gesù Cristo, nell’obbedienza alla legge di carità espressa dal Decalogo e specialmente dal suo primo comandamento così come dal discorso della montagna fatto da Nostro Signore (Mt. 5,7).
Così tutta la sua anima sarà animata dalla virtù di religione, virtù naturale e soprannaturale nell’unione al sacrificio di Nostro Signore rinnovato e continuato sull’altare. Egli sarà così nelle migliori disposizioni per salire le tappe della santificazione, fine voluto da Dio Creatore e Redentore ed espresso nelle prime tre domande del Pater.