Don Divo Barsotti

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quarta-feira, 28 de outubro de 2009

IL DOSSIER GAGNON - SECONDA PUNTATA

Edouard Card. Gagnon 1918-2007

di Francesco Colafemmina

Ebbene, avevo chiaramente sospettato che Robert Moynihan, direttore di Inside the Vatican, fosse sulle tracce del famoso "dossier Gagnon", un vero e proprio resoconto dettagliato dei Massoni in Vaticano redatto nel da Mons. Gagnon, un uomo di grande virtù che sarebbe stato innalzato al cardinalato da Papa Wojtyla.

Ecco di seguito la seconda puntata del report di Moynihan, fresca di pubblicazione su The Moynihan Report:

"Guardi," dissi al Monsignore, "c'è un'altra cosa che vorrei domandarle..."

"Si?" disse.

Feci una pausa. "E' una questione delicata".

Il Monsignore mi guardò, in attesa che io parlassi.

"Bene, prima dovrei raccontarle riguardo a qualcosa che ho già fatto. Sono andato infatti a trovare il Cardinal Gagnon poche settimane prima della sua morte. Sono partito per Montreal e gli ho fatto visita..."

Il Monsignore era silenzioso. Mi sembrava di avere tutta la sua attenzione.

"Ed abbiamo avuto una breve conversazione, nonostante fosse molto indebolito. Durante la conversazione, gli ho posto una domanda riguardo alla sua delicata missione compiuta per Paolo VI in merito alla Curia..."

Il Monsignore mi interruppe. "E per Giovanni Paolo II, quando andò a visitare le comunità di Monsignor Lefebvre in Svizzera, Francia e altrove. So delle sue visite..."

"Bene," dissi, "non ero interessato a queste visite. Volevo piuttosto saperne di più riguardo alle sue investigazioni sulla Curia Romana negli anni '70, per Paolo VI."

"Si," disse guardingo il Monsignore. "Lui si occupò di queste indagini."

"Bene, ecco la questione," dissi, "quando domandai al Cardinal Gagnon riguardo queste investigazioni, mi disse che gli era stato ordinato di distruggere ogni copia del suo Report, e che lui aveva obbedito..." Il Monsignore restò in silenzio.

"Così lui distrusse tutte le copie," aggiunsi, "e non rimase neppure una copia."

"Ma poi gli chiesi se ci soffe ancora qualcun altro in vita che conoscesse il contenuto di quel report, qualcun altro con cui avrei potuto parlare, qualcuno che avesse lavorato al suo fianca... E lui annuì e mi fece un nome. All'inizio non riuscii ad udirlo, e lui disse il nome un'altra volta, ed era il suo nome, Monsignore." Il Monsignore si irrigidì e stava per dire qualcosa, ma non disse nulla. "Lui mi disse che lei lavorò con lui, e conosceva il contenuto del suo report. Perciò ho voluto chiederle, se non è legato dal segreto pontificio, se ci fosse qualcosa che lei mi possa dire su quel report."

"No," rispose. "Nulla. Riguardo al Report nulla. Io so che lui effettuò l'indagine, e scrisse il Report, ma non conosco il suo contenuto. Più tardi so che visitò le comunità di Lefebvre nel 1987. Conosco il report che scrisse in quell'occasione ma non l'altro". Fui sorpreso.

"Ma..." dissi "la prego di perdonarmi, ma non capisco. Sua Eminenza mi ha detto che lei ha lavorato con lui quando preparò il primo Report per Paolo VI negli anni '70".

"No," disse fermamente il Monsignore. "No, lei non ha udito correttamente il nome."

"Ma ne sono certo" insistetti. "Lui parlava del suo nome. Non mi sbaglio."

"No," disse il Monsignore. "Lei si è sbagliato o forse Sua Eminenza si sbagliò o commise un errore e confuse i due report. Io non ho lavorato con lui sulla prima indagine... Solo molti anni dopo..."

"Così lei non sa nulla sul contenuto di quel report?" Domandai.

Nell'estate del 2009, ho telefonato un'altra volta al Monsignore che mi aveva indicato il Cardinal Gagnon.
Durante una conversazione a vasto raggio, mi ripetè che non aveva nessuna conoscenza specifica del report perduto, e non aveva fornito alcun aiuto nella sua realizzazione, ma ora diceva di conoscere in generale il suo contenuto.

"Contenteva proposte per una riforma generale della Curia Romana. Le proposte ambivano a modernizzare, semplificare e razionalizzare le operazioni della Curia. Uno dei suggerimenti di Gagnon penso fosse che l'Osservatore Romano, che stava avendo cospicue perdite economiche, dovesse essere riorganizzato o chiuso. Un'altra era che anche la Radio Vaticana dovesse essere riorganizzata o chiusa. E inoltre proponeva una riforma generale dello IOR. Si trattava di una valutazione amministrativa."

"Ma si trattava, come molti hanno affermato, di una indagine sui possibili massoni in Vaticano?" domandai.

"No," rispose. "Potevano esserci dei massoni, naturalmente. Tutto è possibile. Ma non fu compilata alcuna lista. Il suo obiettivo era un altro. Suppongo che lei stia pensando a queste liste di "massoni in Vaticano" che furono pubblicate...

Lo interruppi. "Si, ricordo una lista con circa 120 nomi..."

"Si," disse. "Ebbene quelle liste sono certamente poco credibili. Anzi per nulla. Furono redatte per creare confusione nella Chiesa. Mescolano nomi di ogni genere. Dovremmo essere poco saggi per prenderle seriamente... e finiremmo per fare il gioco dei nemici della Chiesa. Dopo tutto, i nostri stessi peccati e debolezze sono i più grandi pericoli cui andiamo incontro: noi siamo a noi stssi i peggiori nemici! Questa è l'amara verità, ma conforta in un certo senso. Significa che la continua esistenza della Chiesa è il reale lavoro del Signore e dello Spirito Santo."

Così in questa conversazione appresi un po' di più sul contenuto del report Gagnon e compresi che ambiva ad una grande trasformazione dell'amministrazione della Banca Vaticana e ad una revisione della Curia Romana ed in particolare della Segreteria di Stato - fatti che non accaddero.

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A questo punto personalmente credo che la storia non sia finita qui e questo ritornello "curiale" in base al quale i "massoni in Vaticano" sarebbero una pura invenzione e prendere sul serio la cosa significherebbe "fare il gioco del nemico" siamo un po' stanchi di sentircelo ripetere.

Ecco di seguito la fonte più dettagliata sul dossier Gagnon. Si tratta del volume "scandalistico" di Mons. Marinelli di cui tempo fa si diceva in Vaticano che il 30% "può essere vero", ma il 70% "è verissimo". Mons. Marinelli dice sì che il dossier parlava di riorganizzazione della Curia, ma aggiunge che si trattava di una copertura. D'altronde quale ragione ci sarebbe stata non solo di distruggere tutte le copie del dossier, ma persino di rubarlo dal cassetto di una scrivania vaticana?

Pagg.57-59 Il dossier e il furto mirato

"Paolo VI, che non fece misteri sull'asfissia del fumo satanico al centro della Chiesa, ai primi del 1974 si vide costretto a formare una ristretta commissione con incarico di facciata volta a studiare la riorganizzazione amministrativa della Curia Romana; invece le affidava il mandato segreto di appurare che cosa di marcio bollisse in pentola.

A presidente di essa fu scelto un prelato canadese tanto genuino quanto retto e sincero, l'arcivescovo Edouard Gagnon, che a suo segretario scelse, o meglio gli affibbiarono, l'ungherese monsignor Istvan Mester, capo ufficio della Congregazione per il clero. Passarono per quasi tutti i dipartimenti di curia invitando gli impiegati ad esprimere liberamente il proprio punto di vista sui superiori e sull'andamento dell'ufficio.

Posti a loro agio, furono moti quelli che si aprirono a denunziare fatti e misfatti dell'ambiente. Il materiale raccolto fu interessante e rivoluzionario. Il presidente della commissione monsignor Gagnon stette per tre mesi impegnato a stendere la voluminosa relazione, che alla massoneria vaticana apparve subito scottante e pericolosa: si facevano i nomi e le attività occulte di certi personaggi di Curia. Occorreva inventarsi qualcosa perchè la relazione inquisitoria non arrivasse a Papa Montini, già non tanto bene in salute. Il tutto doveva essere eseguito nel più stretto riserbo. Si escogitò il piano e lo si pose in atto: "Nessun Dorma!"

Monsignor Gagnon, terminato in tutti i vari aspetti il duro lavoro d'insieme sul risultato conclusivo dell'inchiesta, domandò tramite la Segreteria di Stato d'essere ricevuto da Paolo VI per esporgli di persona e a voce le sue riflessioni in merito a certe devianze all'interno del Vaticano. I giorni passavano e la risposta non veniva. Finalmente gli comunicarono che, data l'estrema riservatezza della materia, era bene che lui, Gagnon, consegnasse l'intero dossier della relazione alla Congregazione per il clero, dove il segretario, monsignor Istvan Mester, avrebbe pensato a custodire il tutto in un robusto cassettone a doppia serratura nella stanza d'ufficio. Il bravo arcivescovo non seppe darsene una spiegazione, ma ubbidì agli ordini.

La mattina di lunedì 2 giugno 1974, Monsignor Mester, aperta la porta, s'accorge subito che nella sua stanza qualcosa non va: qualche foglio sparso per terra, ei libri fuori posto, dei fascicoli spostati. Poi constata che il grosso cassettone accanto alla scrivania ha le serrature scardinate: dal ripiano manca la serie dei dossier relativi all'inchiesta fatta da Gagnon. Due giorni a disposizione degli asportatori, pomeriggio di sabato 31 maggio e domenica 1 giugno, sufficienti per lavorare con calma e riservatezza sul trafugamento del dossier.

Tanto per cominciare, s'impone a tutti il segreto pontificio sull'accaduto: nessuno deve parlare. Poi, vengono doverosamente informati la Segreteria di Stato e il presidente Gagnon che, per niente sorpreso, promette d'essere in grado di stendere in breve tempo copia della relazione già redatta. Per tutta risposta intanto lo dispensano dal rifarla,se del caso gliela avrebbero chiesta in seguito. Lo stesso capi dell'ufficio di vigilanza, Camillo Cibin, viene incaricato di eseguire il sopralluogo, mettendo a verbale quanto rilevato nell'ispezione, inviandolo in Segreteria di Stato. Al Papa viene riferito del grave furto e che il dossier non è più reperibile. Sull'episodio, intanto, si sarebbe fatto scendere il silenzio più assoluto.

Ma la notizia sul furto comincia a circolare già nel primo pomeriggio di martedì 3 giugno: dei ladri avrebbero forzato una cassaforte, si accenna alla scomparsa di documenti su commissione. I giornalisti prendono atto con poca convinzione della smentita del portavoce della sala stampa vaticana, dottor Felice Alessandrini. Gli addetti al mestiere sanno che là, quando ci si affretta a dire di non essere a conoscenza di ciò che si asserisce, allora c'è sempre qualcosa sotto, di cui si è al corrente, allorquando la si smentisce. La si definisce restrizione mentale sulla verità che è diversa. Non essendo bugia, non è neanche peccatuccio.

La notizia si allarga a macchia d'olio, tanto che l'"Osservatore Romano", organo di stampa quasi ufficiale della Santa Sede, è invitato a dare informazione accomodante: "Si è trattato di un vero e proprio furto per sfregio. Ignoti ladri sono penetrati nell'ufficio di un prelato e hanno asportati alcuni dossier custoditi in un robusto cassettone a doppia serratura. Il furto è clamoroso". La loggia massonica conosce i mandati e i mandanti, che risultavano non del tutto ignoti a molti.

La situazione della Curia Romana all'epoca era molto tesa e la Commissione di Monsignor Gagnon non contribuì a rasserenare l'ambiente. Un capodicastero straniero mise con garbo alla porta i cinque membri di detta Commissione, mentre un altro Cardinale dichiarò la propria indisponibilità a permettere un'indagine del genere sul personale del suo dicastero. Dunque quel dossier doveva contenere evidentemente giudizi e apprezzamenti sul personale, i superiori e l'andamento di tutta la curia. Il furto, pertanto, era mirato.

Anche se non gli fu più richiesto, il prelato Gagnon approntò ugualmente un dossier simile al precedente; chiese di essere ricevuto in udienza privata dal Papa, che ancora una volta non gli fu accordata. Allora, pregò la Segreteria di Stato di inoltrare il dossier in tutta segretezza a Paolo VI, ma neanche quest'altro malloppo fu recapitato, perchè al Pontefice era stato riferito che i documenti asportati erano ormai irreperibili. La congiura di corte aveva deciso di lasciare il Papa all'oscuro degli intrallazzi di curia.

Monsignor Gagnon, vistosi così raggirato, considerò ormai terminata la sua missione di permanenza a Roma, si consigliò con persone sagge e rette e prese la radicale decisione di ritirarsi in Canada, dove aveva già maturata la sua pensione. Tornò in patria, consiederandosi un pensionato a tutti gli effetti. Ma Papa Wojtyla, venuto a conoscenza della rettitudine del personaggio, lo richiamò a Roma, facendolo cardinale, per avvalersi del suo consiglio sul dissodamento dell'ambiente vaticano, intriso - ahinoi - nel profondo di diossina satanica.