Don Divo Barsotti

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quarta-feira, 1 de agosto de 2012

Più sacerdoti concelebranti non celebrano più Messe simultaneamente, ma un’unica e identica Messa concelebrata. Celebrerebbero più Messe simultanee, solo se ognun d’essi consacrasse una propria e distinta materia. Fino a quando la materia consacrata è una e indivisa, la sola molteplicità dei consacratori pronuncianti le formule consacratorie, non moltiplica il sacramento del sacrificio della Croce.


Pro Missa Traditionali

In difesa della Messa tradizionale


Premessa

La santa messa è il sacrificio della Croce semel pro semper oblatum [offerto una volta per tutte] in modo cruento, ma in modo incruento presente sotto le specie sacramentali. Or noi nell’Institutio generalis Missalis romani […], a seguito della Costituzione Apostolica del 3 gennaio 1969 leggiamo: “La cena del Signore o messa, è la sacra sinassi o assemblea del popolo di Dio, presieduta dal sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore. Vale perciò eminentemente per questa assemblea locale della santa Chiesa, la promessa del Cristo: là dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt. 18, 20)”.1
Una tale definizione della Messa è manifestamente eretica, e chi la propone è scomunicato esplicitamente dal Concilio di Trento, nel canone terzo della Sessione ventiduesima: “Colui che avrà detto essere la Messa semplice memoria del sacrificio compiuto sulla Croce, sia anatema”. Di conseguenza il firmatario di detta eresia, Paolo VI, non sarà caduto sotto tale sanzione?
Di fronte a tanta enormità insorsero i fedeli con tale impeto che detta definizione, sia pure ben undici mesi dopo, veniva rabberciata in senso cattolico, e si cercò di far passare la prima redazione, eretica, come una sbadataggine di Sua Santità, perdonabilissima e senza conseguenze pratiche. Infatti detto rabberciamento non ebbe conseguenze pratiche sulla nuova Messa, che restò immodificata, cioè tale quale era stata costruita in base alla prima redazione eretica dell’articolo VII, e non venne più corretta in base alla nuova redazione cattolica del medesimo.
A ragione i cardinali Ottaviani e Bacci, nella petizione inviata al Santo Padre nel 1969, dicevano: “Il Novus Ordo Missae [nuovo rito della Messa] sia nel suo insieme, che nei particolari, rappresenta un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio di Trento, il quale, fissando definitivamente i canoni del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l’integrità del Mistero.” Gli stessi cardinali, nel Breve esame critico del Novus Ordo Missae, dicevano: “Nel Novus Ordo Missae [nuovo rito della Messa] rittroviamo purtroppo identica nella sua sostanza la stessa Missa normativa rifiutata dal Sinodo episcopale nell’ottobre del 1967, perché in essa si mirava a fare tabula rasa di tutta la teologia cattolica della Messa, avvicinandola alla teologia protestante negatrice del sacrificio della Messa.

Dottrina cattolica della Messa


Sì, la santa Messa è unum et idem [la stessa identica cosa] con il sacrificio della Croce, celebrato dal sacerdote misticamente, in modo incruento, sacramentale, sull’altare. Le specie sacramentali si consumano e vanno rinnovate, rinnovando la celebrazione della Messa. Moltiplicandosi dette celebrazioni però, non si moltiplica il sacrificio della croce: si moltiplica solo il sacramento di detto sacrificio.
Finché perdurano incorrotte le specie sacramentali, anche finita la celebrazione, perdura sotto di esse la presenza di Nostro Signore Gesù cristo, in corpo, sangue, anima e divinità, in atto sacrificale divino e umano; atto sacrificale che, in quanto umano, raggiunto sulla Croce il massimo d’intensità oblativa compatibile con la fralezza della natura umana, sopraffatta questa dalla morte, venne dalla morte stessa sigillato per l’eternità. Il Consummatum est! [Tutto è compiuto!] proferito da Gesù morente, non significò: “Il mio compito è terminato”, ma “Il mio sacrificio ha raggiunto la sua perfezione, e come tale durerà per sempre”. Così nel santo Tabernacolo si contiene in facto esse [presente realmente] quanto venne costituito e fu quindi in fieri [in via di compimento] durante la celebrazione della Messa, e che solo la Messa manifestò attivamente sia con la duplicità della materia e delle formule consacratorie, sia e principalmente con l’azione del sacerdote, agente in persona Christi [facendo le veci di Cristo].
Il solo battesimo non conferisce il potere di celebrare la Messa. Si esige il sacramento dell’Ordine, istituito da N.S. Gesù Cristo, e chi dicesse il contrario, sarebbe scomunicato.2 Il cristiano non ordinato compirebbe il rito della Messa invalidamente. Quanto al cristiano validamente ordinato sacerdote, non la celebra in nome proprio, ma in persona Christi [quale rappresentante di Cristo], del quale egli è semplice ministro e docile strumento; ma sempre tutt’altra cosa che semplice presidente e rappresentante dell’assemblea dei fedeli.
La Messa tradizionale, con tutto ciò che vi è in essa d’essenziale, e perciò innanzi tutto con il Canone3, si diffuse nella Chiesa nascente quando ancora non esistevano i libri del Nuovo Testamento. In particolare le formule della consacrazione non vennero desunte dai libri del Nuovo Testamento, che non esistevano ancora; ma, viceversa, trasmesse dalla Tradizione, vennero in seguito fissate da San Paolo e dagli Evangelisti in modi diversi, sia pure sostanzialmente concordi.
Anche la frase Mysterium fidei [Mistero della fede] è stata pronunciata dal Signore4 e conservata dagli Apostoli5. Non si tratta d’una esclamazione ammirativa, interpolata nel Canone non si sa da chi, in ogni modo abusivamente, e da espungere dal Canone stesso. Si tratta d’una espressione di grande importanza, sia se con essa Gesù ci ricorda che la realtà nascosta sotto le specie eucaristiche sfugge alla nostra esperienza naturale; sia, ed a maggior ragione, se con essa Gesù intese dichiarare l’Eucarestia sacramento (=mysterium) della fedeltà (=fidei) di Dio alla nuova ed eterna alleanza.
Il Canone tradizionale, costituito dalle parole del Signore, dalla tradizione apostolica e dalle istituzioni pie di santi Pontefici, non solo è immune da errore, ma nulla contiene che non sia imbalsamato di santità e di devozione, e tale da elevare a Dio le menti degli offerenti6, e chiunque osasse sostenere il contrario e dire che detto Canone va abrogato, va sostituito, sappia che è eretico e scomunicato7...
Or qui va detto che la concelebrazione di sacerdote con sacerdote, come si usa frequentemente, è una novità assoluta, ignorata dalla storia della liturgia, e certamente abusiva ogni volta si compia per pura comodità dei concelebranti, che avrebbero per altro possibilità di celebrare singolarmente digne, attente ac devote [in modo degno, attento e pio]. È poi manifesta violazione della giustizia ricevere l’offerta per più Messe, e celebrarne una sola, sia pure concelebrata da più16, poiché più sacerdoti concelebranti non celebrano più Messe simultaneamente, ma un’unica e identica Messa concelebrata. Celebrerebbero più Messe simultanee, solo se ognun d’essi consacrasse una propria e distinta materia. Fino a quando la materia consacrata è una e indivisa, la sola molteplicità dei consacratori pronuncianti le formule consacratorie, non moltiplica il sacramento del sacrificio della Croce.

Il 10 maggio 1970, in occasione dell'udienza concessa ai sei pastori protestanti che hanno collaborato all'elaborazione delNovus Ordo Missæ, Paolo VI, parlando del loro contributo ai lavori del Consilium liturgico, ebbe a dire: ...Vi siete particolarmente sforzati di dare più spazio alla Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura; di apportare un più grande valore teologico ai testi liturgici, affinché la “lex orandi” (“la legge della preghiera”) concordi meglio con la “lex credendi” (“la legge della fede”)... (cfr. R. Coomaraswamy, Les problèmes de la nouvelle messe, Editions L'Age d'Homme, Losanna 1995, pag. 36). Non si capisce proprio come dei protestanti che negano la Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo nell'Eucarestia, l'essenza sacrificale della Messa, il sacerdozio ministeriale, la mediazione universale di Maria SS.ma e dei Santi, e altre verità di fede possano aver apportato «un più grande valore teologico ai testi liturgici...