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quinta-feira, 27 de janeiro de 2011

APÓSTOLO DA MISSA GREGORIANA: Le cardinal Castrillon Hoyos à Saint-François de Paule .His Eminence, Dario Cardinal Castrillon Hoyos & Ordinati. Cardinal Dario Castrillon Hoyos: Tradizione senza contestazione . Interview with Cardinal Darío Castrillón Hoyos on Implementing Summorum Pontificum


Le cardinal Castrillon Hoyos à Saint-François de Paule


Le cardinal Castrillon Hoyos est venu célébrer la messe à la paroisse personnelle Saint-François de Paule. Sous un beau soleil, le cardinal a ainsi pu découvrir la vie de notre paroisse. Retour sur cette journée en photos.

Le sens de cette visite

A l’invitation de Mgr Dominique Rey, le cardinal Dario Castrillon Hoyos, président de la commission Ecclesia Dei en charge des questions sur la forme extraordinaire du rit romain, et ancien préfet de la congrégation pour le clergé est venu visiter la paroisse personnelle Saint-François de Paule.
Il voulait, par cette visite, se rendre compte de la vie d’une paroisse attachée à la forme extraordinaire du rite et l’encourager dans sa participation à la vie du diocèse. Bien que souffrant quelques jours auparavant, il a tenu à faire ce voyage. Qu’il en soit chaleureusement remercié.
Au cours du sermon qu’il a prononcé (voir plus bas), il s’est réjoui de la vitalité de la paroisse et l’a encouragée à poursuivre son activité missionnaire. Il a aussi insisté sur la nécessité de vivre dans l’unité et la communion avec l’ensemble du diocèse, tant par la concélébration des prêtres autour de l’évêque pour les grandes célébrations diocésaines que par l’implication des fidèles dans les différents services de l’Eglise.

Les moments forts de cette visite

Arrivé seul le samedi 6 décembre à l’aéroport de Nice, le cardinal a été accueilli par l’abbé Jean-Raphaël Dubrule, avant de se rendre directement dans une propriété prêtée par des amis de Mgr Dominique Rey au Cap Brun.
C’est là que toute la Société des Missionnaires de la Miséricorde Divine l’a accueilli et a pris le diner avec lui, en présence de Mgr Rey. Le cardinal a ainsi pu faire connaissance avec la jeune communauté, fondée par l’abbé Fabrice Loiseau en 2005, et qui compte pour l’instant douze membres.
Le dimanche 7 décembre, le cardinal a célébré la messe pontificale, entouré de prêtres de différentes communautés : l’abbé Fabrice Loiseau et l’abbé Jean-Raphaël Dubrule, curé et vicaire de la paroisse Saint-François de Paule, l’abbé François Cadiet, de la Fraternité Sacerdotale Saint-Pierre, l’abbé François Clément, du diocèse de Lausanne en Suisse et le père Puybaraud, de la Fraternité Saint-Vincent Ferrier. Mgr Rey était évidemment aussi présent, ainsi que le R.P. Louis-Marie, père abbé de l’abbaye Sainte-Madeleine du Barroux et l’abbé Jean-Pierre Gac, modérateur de la Fraternité Saint-Thomas Beckett.
Après l’homélie du cardinal, quatre membres de la Société des Missionnaires de la Miséricorde Divine ont prononcé devant Mgr Rey, leur ordinaire, un engagement d’un an, puis chacun des membres a renouvelé sa consécration à Jésus Miséricordieux.
A l’issue de la messe, le cardinal a cédé sa place à Mgr Rey pour présider la procession. Anticipant d’un jour la fête de l’Immaculée Conception, toute la paroisse a renouvelé sa consécration au Coeur Immaculé de Marie. Lors de la procession sur le port et dans les rues de Toulon, ce sont les Pénitents Noirs (de la Miséricorde) qui ont porté la statue de la Vierge.
A l’issue de la procession, Mgr Rey a solennellement accueilli les Europascouts dans son diocèse de Fréjus-Toulon, premier pas vers une reconnaissance canonique de ce mouvement scout. Le cardinal, lui-même ancien scout comme il l’a confié aux fidèles réunis, a prononcé un mot d’encouragement à l’issue de cette cérémonie d’accueil.
La journée s’est finie par un repas paroissial sur le port, au cours duquel différents représentants de la paroisse ont témoigné de leurs activités : préparation au sacrement de mariage, porte-à-porte, confrérie des Pénitents Noirs en lien avec la paroisse de la cathédrale, groupes Domus Christiani pour les familles, cours pour étudiants. Le cardinal a apprécié en disant qu’il a découvert davantage que ce qu’il espérait, et a été marqué par la jeunesse de la communauté chrétienne qu’il a rencontrée.
Toute la paroisse est consciente de la grande grâce que représente cette visite. Grâce au soutien de chaque membre de la communauté paroissiale, cette journée a été une réussite, dont les fruits se feront sûrement sentir pendant longtemps.
Merci à Mathilde Henry qui a la pris la grande majorité de ces photos.

Homélie du cardinal Castrillon Hoyos à Saint-François-de-Paule




fonte:http://www.diocese-frejus-toulon.com/

His Eminence, Dario Cardinal Castrillon Hoyos & Ordinati

His Eminence with Ordinati
His Eminence and Fr. Jared McCambridge, FSSP
His Eminence and Fr. Dennis Gordon, FSSP
His Eminence and Fr. Justin Nolan, FSSP
His Eminence and Fr. Jonathan Romanoski, FSSP
In Lincoln, Nebraska at the Cathederal of the Risen Christ, His Eminence, Dario Cardinal Castrillon Hoyos ordained four new Priest for the Priestly Fraternity of Saint Peter. The following day, His Grace, Archbishop Malcolm Ranjith ordained 8 Deacons for the Fraternity in Germany.
Laudetur Jesus Christus
fonte:una voce carmel


Dario Castrillon Hoyos: Tradizione senza contestazione

Il cardinale capo Emeritus della Pontificia commissione "Ecclesia Dei" spiega perché il Motu proprio di Benedetto XVI è una grande ricchezza spirituale per tutta la Chiesa. E il modo in cui i problemi, che sono emersi fino a oggi, verranno risolti.
Sua Eminenza è soddisfatto. Il telefono dell’ufficio a piano terra, nel palazzo dell’ex sant’Uffizio, vive una nuova vita. E sulle scrivanie si accumula corrispondenza da tutto il mondo. Dopo la promulgazione del Motu proprio, la Pontificia commissione "Ecclesia Dei" è infatti diventata un anello importante nell’organigramma vaticano. «Adesso ho il doppio del lavoro che avevo alla Congregazione del clero», confida il cardinale Dario Castrillon Hoyos, colombiano, 79 anni, sostenitore caloroso del ritorno a casa dei lefebvriani e dal 2000 presidente della Commissione. Nata per gestire i rapporti con la Fraternità San Pio X e i gruppi che gravitano nella galassia tradizionalista, oggi "Ecclesia Dei" è diventata un interlocutore inevitabile di diocesi e parrocchie per le controversie relative all’applicazione del rito straordinario.
Il  cardinale Dario Castrillon Hoyos.
Il cardinale Dario Castrillon Hoyos
(foto M. Aceto/Grazia Neri).

  • Eminenza, a pochi mesi dalla promulgazione del Motu proprio, quale bilancio trae?
«Con il Motu proprio il Papa ha voluto donare a tutti una rinnovata opportunità di usufruire dell’enorme ricchezza spirituale, religiosa e culturale presente nella liturgia del rito gregoriano. Il Motu proprio nasce come tesoro offerto a tutti, non in primo luogo per venire incontro a lamentale e richieste di qualcuno. Non pochi di quelli che prima non erano coinvolti in questa forma straordinaria del rito romano ora ne manifestano una grande stima. Tra i fedeli distinguerei tre gruppi: coloro che sono vincolati in forma quasi organica con la Fraternità San Pio X; quelli della Fraternità San Pietro e, infine, il gruppo più importante e numeroso, formato da persone affezionate alla cultura religiosa di tutti i tempi, che oggi scoprono l’intensità spirituale del rito antico e, tra questi, numerosi giovani. In questi mesi sono nate nuove associazioni di persone appartenenti a quest’ultimo gruppo».

  • A proposito della ricchezza, alcuni liturgisti sottolineano il fatto che il rito straordinario non offre la ricchezza biblica introdotta dal novus ordo...
«Costoro non hanno letto il Motu proprio, perché il Papa afferma che le due forme si devono arricchire mutuamente. Ed è evidente che tale ricchezza liturgica non va sprecata. Nel novus ordo con gli anni si legge praticamente tutta la Bibbia, e questa è una ricchezza che non si oppone, ma va integrata nel rito straordinario».

  • Un’altra obiezione è sul pericolo che celebrazioni separate e diverse possano creare comunità separate...
«È una molteplicità che arricchisce, è una più ampia libertà culturale che il Papa introduce in una forma audace. Del resto nelle parrocchie ci sono molte differenze nelle celebrazioni, e non voglio parlare degli abusi, perché non sono gli abusi la ragione principale del Motu proprio».

 

  • Il suo segretario, monsignor Camille Perl, ha annunciato che a breve ci sarà un documento di chiarimento sul Motu proprio. Quando uscirà?
«È stato il cardinale Bertone ad annunciarlo, e ha il diritto a farlo. Ma io, che sono un servitore del Papa, lo annuncerò solo quando lo dirà il Papa. La nostra Commissione ha riferito al Pontefice che da ogni parte del mondo arrivano tante domande, moltissime giustificate, altre dovute a mancanza di conoscenza. Il Santo Padre, e solo lui, dirà se conviene fare un tale documento e quando».

  • Quali sono le domande che vi sono arrivate e che meriterebbero una risposta?
«La prima riguarda il latino, perché – dicono – celebrare in una lingua che non si conosce non è conveniente. Purtroppo i seminaristi, ma anche alcuni sacerdoti, non lo hanno studiato e quindi per loro è difficile celebrare nella forma straordinaria. Per farlo dovrebbero almeno conoscere il canone della Messa, la parte della consacrazione. Noi in "Ecclesia Dei" ci stiamo attrezzando e stiamo preparando incontri, corsi e comunicazione informatica per una profonda conoscenza della liturgia anteriore. Alcuni corsi già sono attivi in Francia, Germania, in Brasile, in America centrale e negli Stati Uniti. A Toledo, in Spagna, per esempio, si sta valutando se conviene fare un seminario extra per la preparazione al rito straordinario o dare corsi speciali nel seminario della diocesi. In generale si nota un interesse di ritorno per il latino nel mondo accademico. È stato triste in questi anni constatare l’abbandono non solo della lingua, ma anche di certi contenuti teologici collegati alla precisione semantica della lingua latina».

L'elevazione nel rito preconciliare.
L’elevazione nel rito preconciliare
(foto D. Giagnori/Eidon).

  • Altro problema è la carenza di preti...
«Se in una diocesi mancano sacerdoti e solo tre o quattro fedeli chiedono il rito straordinario, è una cosa di buon senso pensare che sia difficile soddisfare questa domanda. Però, poiché l’intenzione, la mens, del Papa è concedere questo tesoro per il bene della Chiesa, laddove non ci sono sacerdoti la cosa migliore sarebbe offrire una celebrazione secondo il rito straordinario in una delle Messe domenicali parrocchiali. Sarebbe una Messa per tutti, e tutti, anche le giovani generazioni, usufruirebbero della ricchezza del rito straordinario, per esempio di quei momenti di contemplazione che nel novus ordo sono spariti».

  • Quindi lei sostiene che, se pure non c’è un gruppo consistente e stabile, in futuro si pensa di offrire una delle Messe domenicali nel rito straordinario?
«Riterrei di sì. D’altra parte questa possibilità era già stata approvata all’unanimità nel 1986 da una commissione cardinalizia nella quale era presente anche il cardinale Ratzinger, ma allora non era diventata operativa. Adesso sarei sicuro che potrebbe realizzarsi».

  • Un altro punto da chiarire è la definizione di "gruppo stabile e consistente". Cosa si intende esattamente?
«È una questione di buon senso: perché fare un problema se le persone che chiedono il rito vengono da parrocchie diverse? Se si riuniscono e insieme chiedono una Messa, diventano gruppo stabile, anche se prima non si conoscevano. Anche il numero è una questione di buona volontà. In alcune parrocchie, specialmente di campagna, nei giorni feriali le persone che partecipano alla Messa ordinaria sono tre o quattro e lo stesso avviene in non poche case religiose. Perché se quelle stesse tre persone chiedono la Messa antica sarebbe pastoralmente necessario rifiutarla?».

Fedeli in preghiera durante una Messa in latino nella chiesa della  Santa Trinità, a Boston.
Fedeli in preghiera durante una Messa in latino nella chiesa
della Santa Trinità, a Boston
(foto M. Dwyer/AP/La Presse).

  • Quindi il futuro documento dovrebbe essere più accogliente delle richieste dei pochi?
«Sì, ma bisogna intenderlo non come qualcosa che va a scapito degli altri, della maggioranza, ma per il loro arricchimento e sempre evitando ogni pur minima forma di contrapposizione».

  • C’è poi il problema dei sacramenti: penso al rito dell’Ordinazione o a quello della Cresima, che fa riferimento a un codice di diritto canonico diverso e usa formule diverse...
«Certamente a prima vista ci sono alcuni problemi con riguardo all’Ordine sacro, alla Cresima e anche concernenti alla diversità di calendario. Quanto all’Ordine sacro nella forma antica c’erano la tonsura, gli ordini minori e il suddiaconato. Questa forma è ancora in uso e continuerà a esserlo negli Istituti vincolati stabilmente al rito antico, come la Fraternità San Pietro, la Fraternità San Pio X e altri Istituti. Sulla Cresima, prima ancora del Motu proprio, la Congregazione per la dottrina della fede aveva già chiarito che non c’è un conflitto tra le due formule, dato che anche la formula nuova come l’antica godono di validità e lo stesso si dica per gli altri sacramenti dove la formula è diversa. Con riguardo ai calendari che non sempre coincidono, si presentano effettivamente dei problemi come nel caso delle feste dei patroni di una parrocchia, dei santuari, di congregazioni e istituti religiosi, ecc. Con prudenza e buon senso si faranno gli accomodamenti necessari e anche di questo si occupa la Pontificia commissione "Ecclesia Dei"».

  • Che tempi prevede per la riconciliazione con la Fraternità San Pio X?
«Ci sono segnali positivi, c’è un dialogo non interrotto. Ancora qualche giorno fa ho scritto una nuova lettera a monsignor Fellay, superiore della Fraternità, come risposta a una sua precedente. Oltre agli incontri e alla corrispondenza, ci sentiamo anche al telefono. Ritengo viabile la riconciliazione con la Fraternità San Pio X perché, come spesso abbiamo detto a "Ecclesia Dei", non si tratta di un vero scisma ma di una situazione anomala nata dopo l’"azione scismatica" di monsignor Lefebvre nel conferire l’episcopato senza mandato pontificio, anzi contro la volontà espressa del Papa. Nel mio cuore ho la grande fiducia che il Santo Padre riuscirà a ricucire il tessuto della Chiesa con l’arrivo di questi fratelli alla piena comunione. Rimarranno sempre alcune differenze, come sempre abbiamo avuto nella storia della Chiesa».



  • Ma con i lefevbriani c’è anche un problema di accettazione del dialogo ecumenico...
«Sì, in effetti ci sono difficoltà con l’interpretazione di testi del Concilio al riguardo e con alcune concrete prassi ecumeniche, ma nessun vescovo della Fraternità di San Pio X dirà che non bisogna cercare l’unità dei cristiani».

  • Dopo il Motu proprio qualcuno della Fraternità San Pio X è tornato in comunione con la Chiesa di Roma?
«Sì, e altri hanno volontà di farlo. Ma io ho la speranza che venga l’intero gruppo, non vorrei che si dividessero. Se però arriva il singolo e dice che vuole fare subito l’unità con il Papa, lo si deve accettare. Il Motu proprio ha fatto avvicinare anche altre persone. Per esempio, il 28 marzo scorso, ho ricevuto la lettera di un vescovo non cattolico, che ha deciso di entrare nella Chiesa cattolica con altri vescovi e preti che celebrano la Messa tridentina».

  • I nuovi poteri di "Ecclesia Dei" non entrano in conflitto con il ministero dei vescovi?
«Il Papa, che ha l’autorità su tutta la Chiesa, su ognuno dei fedeli e dei vescovi, ha stabilito le nuove norme nel Motu proprio, e la Pontificia commissione è solo uno strumento al servizio del Vicario di Cristo perché venga realizzata la sua decisione. "Ecclesia Dei" è attenta all’applicazione del Motu proprio in fraterna armonia, comprensione e collaborazione con i vescovi. Sono da evitare attitudini di contrasto con i pastori da parte di persone, gruppi o istituzioni a motivo del Motu proprio. Certamente i pastori, in obbedienza al Papa, avranno comprensione per quei fedeli che hanno un amore speciale per la tradizione liturgica. Con i vescovi che si sono messi in contatto con noi ho trovato sempre comprensione».

Membri della Fraternità San Pietro durante una celebrazione nel  loro quartier generale di Wigratzbad (Germania).
Membri della Fraternità San Pietro durante una celebrazione
nel loro quartier generale di Wigratzbad (Germania).

  • Nell’introduzione alla ristampa del Compendio di Liturgia pratica di Trimeloni, lei scrive che il Papa si avvale della Pontificia commissione "Ecclesia Dei" perché nella diversità delle forme cultuali possa risplendere la ricchezza dei tesori di fede e spiritualità della Sposa di Cristo. In cosa consiste la differenza tra la liturgia di Giovanni XXIII e quella riformata da Paolo VI?
«Papa Giovanni ha incorporato anche la liturgia nel suo desiderio di dialogo della Chiesa con la cultura contemporanea. Paolo VI ha dato organicità alle riforme nate da questo desiderio. Lo Spirito Santo, che sempre accompagna la Chiesa, ispira i cambiamenti necessari in ogni momento della storia, senza rottura violenta del processo di perfezionamento che Egli stesso ha ispirato nel decorso storico. Benedetto XVI, con questo Motu proprio, accomuna le ricchezze dei due momenti del processo, sanando anche, così, il disagio di quanti hanno creduto che nel campo liturgico c’era stata una rottura inaccettabile».

  • Dopo la riformulazione della preghiera del Venerdì Santo si è detto che si tornava indietro di 40 anni nel dialogo ebraico-cristiano. Si aspettava queste critiche?
«Non è cosa buona pregare per i nostri fratelli figli di Abramo? Abramo è padre della fede, ma in una catena salvifica nella quale si aspetta il Messia. E il Messia è arrivato. Negli Atti degli apostoli leggiamo che, in un giorno, si sono convertiti 5 mila ebrei. Non contesto la preghiera del novus ordo, ma considero perfetta quella attuale del rito straordinario. E prego volentieri per la conversione dei miei tanti amici ebrei, perché credo veramente che Gesù è figlio di Dio e il Salvatore di tutti».

Vittoria Prisciandaro
fonte:Jesus

Interview with Cardinal Darío Castrillón Hoyos on Implementing Summorum Pontificum


by Vittoria Prisciandaro, JESUS
Found and translated by by Gregor Kollmorgen of the NEW LITURGICAL MOVEMENT
His Eminence is contented. The telephone of the ground floor office in the palace of the former Holy Office lives a new life. And on the desks correspondence from the entire world is piling up. After the promulgation of the Motu proprio, the Pontifical Commission Ecclesia Dei has in fact become an important part in the Vatican organization chart. “Now I have twice the work I had at the Congregation for the Clergy”, confides Cardinal Darío Castrillón Hoyos, a Colombian of 79 years, a fervent supporter of the return home of the Lefebvrians, and since 2000 President of the Commission. Born to maintain the relations with the Fraternity of St. Pius X and the groups gravitating in the traditionalist galaxy, “Ecclesia Dei” is today become an inevitable interlocutor of dioceses and parishes for the controversies concerning the application of the extraordinary rite.
Eminence, a few months after the promulgation of the Motu proprio, how do you take stock?
“With the Motu proprio the Pope wanted to give everyone a renewed opportunity to benefit from the enormous spiritual, religious and cultural richness present in the liturgy of the Gregorian rite [it appears the Cardinal is coining a term; he has used this repeatedly]. The Motu proprio emerges as a treasure offered to all, not in the first place to accommodate grievances and requests of anyone. Not a few of those who first were not involved in this extraordinary form of the Roman rite now manifest a great esteem for it. Among the faithful I would distinguish three groups: those who are linked in quasi organic form to the Fraternity of St. Pius X; those of the Fraternity of Saint Peter; and lastly the most important and numerous group, consisting of persons attached to the religious culture of all times, who today discover the spiritual intensity of the ancient rite, and among whom many young people. In these months have come into being new associations of persons belonging to this last group.”
Speaking of richness, some liturgists stress the fact that the extraordinary rite does not offer the biblical richness introduced by the novus ordo
“Those have not read the Motu proprio, because the Pope affirms that the two forms shall enrich each other. And it is evident that such a liturgical treasure is not being squandered. In the novus ordo with the years practically the entire Bible is read, and this is a richness which is not opposed to, but complementing the extraordinary rite.”

Another objection is about the danger that seperate and different celebrations can create seperate communities…
“It is a multiplicity which enriches, it is a wider cultural liberty which the Pope introduces in a bold form. Incidentally, in the parishes there are many differences in the celebrations, and I do not want to talk about the abuses, because the abuses are not the main reason of the Motu proprio.”
Your secretary, Monsignor Camille Perl, announced that shortly there will be a document clarifying the Motu proprio. When will it be released?
“It was Cardinal Bertone who announced it, and he has the right to do so. But I, who am a servant of the Pope, will only announce it when the Pope will say so. Our Commission has reported to the Pontiff that from all over the world so many questions come, very many justified, others due to lack of knowledge. The Holy Father, and he alone, will say whether it is convenient to issue such a document and when.”
What are the questions that have arrived and would deserve an answer?
“The first regards Latin, because – they say – to celebrate in a language which you do not know is not convenient. Unfortunately, the seminarians, but also some priests, have not studied it and therefore it is difficult for them to celebrate in the extraordinary form. To do so one should at least know the canon of the Mass, the part of the consecration. We in “Ecclesia Dei” are equipping ourselves and we are preparing meetings, courses and means of electronic communication for a deep knowledge of the earlier liturgy. Some courses are already being held in France, Germany, Brazil, Central America and the United States. At Toledo, Spain, for example, it is being evaluated whether it is convenient to erect a seminary specifically for the preparation for the extraordinary rite or to give special courses in the seminary of the diocese. In general we see an interest for the return of Latin in the academia. It was sad in these years to see the abandonment not only of the language, but also of certain theological content connected to the semantic precision of the Latin language.
Another problem is the shortage of priests …
“If in a diocese priests are lacking and only three or four faithful request the extraordinary rite, it is a thing of common sense to think that it is difficult to meet this demand. However, since it is the intention, the “mens”, of the Pope to grant this treasure for the good of the Church, where there are no priests the best thing would be to offer a celebration according to the extraordinary rite in one of the parish Sunday Masses. It would be a Mass for everyone, and everyone, including the younger generations would benefit from the richness of the extraordinary rite, for example, from those moments of contemplation that in the novus ordo have disappeared.
So you maintain that, even if there is no consistent and stable group, in the future it is intended to offer one of the Sunday Masses in the extraordinary rite?
“I think so. On the other hand, this possibility had already been approved unanimously in 1986 by a commission of cardinals in which was also present Cardinal Ratzinger, but then it did not become operative. Now I would be sure that it could be done.”
Another point to clarify is the definition of a “stable and consistent group”. What does it mean exactly?
“It is a matter of common sense: why make an issue if the people who ask for the rite come from different parishes? If they come together and request a Mass, they become a stable group, although they did not know each other before. Also the number is a question of goodwill. In some parishes, especially in the country, on weekdays the persons who come to the ordinary Mass are three or four, and the same happens in not a few religious houses. Why, if those same three people request the old Mass would it be pastorally necessary to reject it?”.

So the future document should be more welcoming of requests from few?
“Yes, but it has to be understood not as something that should be at the expense of others, of the majority, but for their enrichment and always avoiding any even minimal form of antagonism.”
Then there is the problem of the sacraments: I think of the rite of Ordination or the one of Confirmation, which refers to a different code of canon law and uses different formulas…
“Certainly at first sight there are some problems with regard to the sacred Orders, to Confirmation and also concerning the difference of the calendar. With regard to sacred Orders, in the ancient form there were the tonsure, the minor orders and the subdiaconate. This form is still in use and will continue to be so in the Institutes permanently attached to the ancient rite, as the Fraternity of Saint Peter, the Fraternity of Saint Pius X and other institutes. On Confirmation, even before the Motu proprio, the Congregation for the Doctrine of the Faith had already made it clear that there is no conflict between the two formulas, given that both the new formula and the old enjoy validity and the same is to be said for the other sacraments where the formula is different. With regard to the calendars that do not always coincide, there are actually problems as in the case of feasts of the patrons of a parish, of shrines, religious congregations and institutes, etc. With prudence and common sense the necessary arrangements will be made and with this also the Pontifical Commission “Ecclesia Dei” will deal.”
What time do you foresee for the reconciliation with the Fraternity of Saint Pius X?
“There are positive signs, there is an uninterrupted dialogue. A few days ago I wrote a new letter to Msgr Fellay, superior of the Fraternity, as a response to an earlier one of his. In addition to meetings and correspondence, we also hear each other on the telephone. I regard as viable the reconciliation with the fraternity Fraternity of Saint Pius X because, as we have often said at “Ecclesia Dei”, this is not a real schism but an anomalous situation which arose after the “schismatic action” of Msgr Lefebvre in conferring the episcopate without papal mandate, even against the express will of the Pope. In my heart I have great confidence that the Holy Father will be able to mend the fabric of the Church with the arrival of these brothers to full communion. Some differences will still remain, as we always had in the history of the Church”.
But with the Lefevbrians there is also a problem of acceptance of ecumenical dialogue…
“Yes, indeed there are difficulties with the interpretation of texts of the Council on this issue and with some concrete ecumenical practices, but no bishop of the Fraternity of St. Pius X will say that there is no need to seek the unity of the Christians.”
After the Motu proprio have some of the Fraternity St. Pius X come back to communion with the Church of Rome?
“Yes, and others have the will to do so. But I have the hope that the whole group comes, I would not want them to divide themselves. However, if an individual comes and says he wants to enter now into unity with the Pope, one must accept him. The Motu proprio did also draw other people near. For example, on March 28, I received a letter from a non-Catholic bishop, who has decided to enter the Catholic Church with other bishops and priests who celebrate the Tridentine Mass”.
Do the new powers of “Ecclesia Dei” not conflict with the ministry of the bishops?
“The Pope, who has the authority over the whole Church, over each of the faithful and the bishops, has set new norms in the Motu proprio, and the Pontifical Commission is only an instrument at the service of the Vicar of Christ, so that his decisions are being implemented. “Ecclesia Dei” takes care to apply the Motu proprio in fraternal harmony, understanding and collaboration with the bishops. Attitudes of antagonism with the shepherds must be avoided by persons, groups or institutions because of the Motu proprio. Certainly the shepherds, in obedience to the Pope, will have understanding for those faithful who have a special love for the liturgical tradition. With bishops who have contacted us, I always found understanding.”
In the introduction to the reprinting of the “Compendium of practical Liturgy” by Trimeloni [the Italian Fortescue], you write that the Pope avails himself of the Pontifical Commission “Ecclesia Dei” because in the diversity of the forms of cult there can shine the richness of the treasures of faith and spirituality of the Bride of Christ. In what consists the difference between the liturgy of John XXIII and the one reformed by Paul VI?
“Pope John has incorporated also the liturgy in his desire for dialogue of the Church with contemporary culture. Paul VI gave organicity to the reforms born of this desire. The Holy Spirit, which always accompanies the Church, inspires the necessary changes in every moment of history, without violent rupture of the process of perfection which He Himself has inspired in the course of history. Benedict XVI, with this motu proprio, makes common the riches of the two phases of the process, healing even so, the anxiety of those who believed that in matters liturgical there had been an unacceptable rupture.”
After the reformulation of the Good Friday prayer it was said that it was a returning 40 years back in Christian-Jewish dialogue. Had these criticisms been expected?
“Is it not a good thing to pray for our brothers the sons of Abraham? Abraham is the father of faith, but in a chain of salvation in which the Messiah is expected. And the Messiah has arrived. In the Acts of the Apostles we read that, in one day, five thousand Jews have converted. I am not contesting the prayer of the novus ordo, but I consider perfect the present one of the extraordinary rite. And I pray gladly for the conversion of my many Jewish friends, because I believe truly that Jesus is the Son of God and the Saviour of all”.
fonte:una voce carmel