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segunda-feira, 1 de maio de 2017

Scritti dei Santi sull'adorazione San Bonaventura

Scritti dei Santi sull'adorazione


Dagli scritti

…Beato l’uomo che si appoggia su di te! Egli prepara le sue ascensioni, nella valle di lacrime, nel luogo in cui giace (Sal. 83, 6-7).

...La beatitudine non è altro che il godimento del sommo bene; il sommo bene è sopra di noi; perciò nessuno può conseguire la beatitudine se non sale al di sopra di se stesso, non col corpo ma col cuore.
Non possiamo però elevarci al di sopra di noi stessi, senza una forza superiore che ci innalzi. Infatti per quanti gradini interiori si progettino non si riesce a nulla, se non vi si accompagna l’aiuto divino. Ora l’aiuto di Dio è concesso a coloro che lo chiedono con cuore umile e devoto: questo è appunto sospirarlo in questa valle di lacrime, cioè con la fervida preghiera.
La preghiera è madre e origine di ogni elevazione spirituale. Perciò Dionigi nel suo libro Sulla mistica Teologia, intendendo avviarci agli alti gradi della contemplazione, vi premette la preghiera.
Preghiamo perciò il Signore nostro Gesù Cristo dicendo: Signore, guidami sulla tua via e io entrerò nella tua verità; si rallegri il mio cuore nel temere il tuo nome (Sal. 85, 11).

Così pregando siamo già illuminati per conoscere i gradi dell’ascesa a Dio.
Infatti secondo lo stato e la condizione in cui ci troviamo, tutta la realtà è scala per ascendere a Dio. Alcune cose sono vestigio, altre immagine, alcune corporali, altre spirituali, alcune temporali, altre durature: e per questo alcune fuori, altre dentro di noi.
Perché ci sia possibile giungere al Primo Principio che è spiritualissimo ed eterno e al di sopra di noi, dobbiamo passare attraverso il vestigio che è corporale e temporaneo: e questo è un venir cavati fuori di noi e introdotti alla via di Dio. Poi dobbiamo entrare nella nostra anima che è immagine di Dio, immortale, spirituale, interiore. Infine occorre che saliamo oltre, verso ciò che è eterno, spiritualissimo, sopra di noi guardando al Primo Principio: e questo è un rallegrarsi nella conoscenza di Dio e riverire la sua Maestà.

…Poiché ci è dato di contemplare il primo Principio non solo attraverso di noi ma anche in noi — il che è cosa maggiore — questo modo di riflessione viene da noi considerato come quarto grado di contemplazione. C’è da stupire però che essendo Dio così vicino alla nostra mente, come abbiamo dimostrato, siano così pochi coloro che riconoscono in se stessi il primo Principio. Ma è evidente il motivo: la mente umana, distratta da preoccupazioni, non entra in sé con la memoria; annebbiata da fantasmi sensibili non riesce a ripiegarsi su di sé con l’intelligenza; lusingata dalle concupiscenze non torna in se stessa col desiderio della dolcezza interiore e della gioia spirituale. Tutta sommersa nelle cose sensibili non è capace di rientrare in sé come immagine di Dio.

Poiché, dove uno cade ivi rimane se non c’è chi lo soccorre e non gli «comanda di risorgere» (Sal. 40, 9), l’anima nostra non avrebbe potuto sollevarsi al di sopra di questa realtà sensibile al punto da poter cointuire dentro di sé se stessa e in se stessa l’eterna Verità, se proprio la Verità non avesse preso forma umana in Cristo e se non si fosse fatta scala riparatrice della prima scala spezzata dal peccato di Adamo.
Perciò per quanto uno sia illuminato col lume naturale e con quello della scienza acquisita, non è ancora in condizione di entrare in sé e in se stesso gustare le gioie del Signore (Gv. 9, 9), se non per mezzo di Cristo che dice: Io sono la porta. Chi entra per me si salva; può andare e venire per trovare pascolo (Sal. 36, 4).

A questa porta non ci si avvicina senza la fede, la speranza, la carità. Se vogliamo perciò tornare a godere della Verità come nel Paradiso, bisogna che vi entriamo con la fede, la speranza, la carità di Gesù Cristo Mediatore tra Dio e gli uomini, essendo egli l’albero della vita in mezzo al Paradiso (Gn. 2, 9).


…Cristo è la via e la porta. Cristo è la scala e il veicolo. E' il propiziatorio collocato sopra l'arca di. E' «il mistero nascosto da secoli».. Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l'ammirazione, l'esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall'Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l'amore:  «Oggi sarai con me nel paradiso!».

Ma perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l'attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio. E' questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra. Ecco perché l'Apostolo afferma che questa mistica sapienza è rivelata dallo Spirito Santo. Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l'intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l'uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l'essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.

Ora questo fuoco è Dio e questa fornace si trova nella santa Gerusalemme; ed è Cristo che li accende col calore della sua ardentissima passione.
Lo può percepire solo colui che dice: L'anima mia ha preferito essere sospesa in croce e le mie ossa hanno prescelto la morte! Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» . Moriamo dunque ed entriamo in questa caligine; facciamo tacere le sollecitudini, le concupiscenze e le fantasie. Passiamo con Cristo crocifisso, «da questo mondo al Padre», perché, dopo averlo visto, possiamo dire con Filippo: «Questo ci basta» ; ascoltiamo con Paolo: «Ti basta la mia grazia» ; rallegriamoci con Davide, dicendo: «Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre». «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre, per sempre. Tutto il popolo dica: Amen».

"...E' cosa bella e gioiosa abitare in questo cuore!
Il Cuore tuo, o Gesù buono, è il ricco tesoro, la margherita preziosa che abbiamo scoperto nel segreto del Tuo corpo trafitto; come nel campo scavato.
Chi la getterà via, questa margherita?

Al contrario io getterò via tutte le perle e col prezzo di tutti i miei pensieri e di tutti i miei affetti, mi comprerò questa preziosa margherita,
gettando tutte le mie preoccupazioni nel cuore del buon Gesù e certamente esso mi sazierà.

Il Cuore di Gesù è il tempio vero, il santuario, l'arca del Testamento.
Qui si adora e si loda con tanto trasporto e gioia il nome del Signore.
Si può ripetere con Davide: Ho trovato il mio cuore per pregare il mio Dio (2Re 7,27)

E io l'ho trovato il Cuore del Signore, il Cuore di Gesù benignissimo:
Cuore di Re, Cuore di Fratello, Cuore di Amico.

Nascosto in Lui, io non pregherò?
Pregherò, si.
Il Suo Cuore, lo dico francamente, è anche cuore mio.
Se Gesù Cristo è il mio capo: come dunque quello del mio capo non dovrà dirsi mio?

Non è vero che gli occhi della mia testa sono occhi miei?
E dunque anche il Cuore del mio capo spirituale, è cuor mio,
Che gioia per me!
Ecco: Gesù e io abbiamo un solo medesimo cuore..."