Don Divo Barsotti

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sexta-feira, 12 de outubro de 2018

Divo Barsotti , ritiro di Pentecoste giugno 92 Commemorazione della morte di Emer

Divo Barsotti
ritiro di Pentecoste giugno 92
Commemorazione della morte di Emer
meditazione pomeridiana
Inserto CFD 1993



 
Nel dono dello Spirito che il Signore ci ha fatto la morte è stata sconfitta , perchè noi siamo divenuti partecipi della resurrezione insieme con i santi. Fino alla Pentecoste Dio era estraneo all'uomo. Anche dopo che si era incarnato , vi era Gesù e vi era Pietro , vi era Gesù e vi era Giovanni. Non soltanto erano distinti , ma in qualche misura erano anche divisi. Nel dono dello Spirito invece il Cristo si è fatto intimo all'uomo , è divenuto uno con noi , Lui che è la vita. Che cosa possiamo chiedere al Cristo risorto oggi , se non questo : non più di incontrarlo per la strada come i discepoli di Emmaus , non più di vederlo come un ortolano nell'orto , non più di riconoscerlo sulle sponde del lago. Egli non è più da noi separato , perchè si è fatto intimo a noi. Intima a noi e per sempre è la vita. Noi dobbiamo realizzare nella nostra fede che la vera realtà rimane invisibile; non solo la realtà di Dio , ma anche la realtà dell'uomo; non solo la realtà del mondo divino , ma anche la realtà di questo mondo , perchè una volta che egli è risorto , si è reso invisibile. Ma non per questo è meno vivo; anzi ora soltanto è donatore di vita , come ci insegna l'apostolo Paolo: con la Resurrezione egli è divenuto Spirito vivificante , lo Spirito che dona la vita. Non siamo noi che diamo la vita; sono coloro che sono passati nel regno di Dio che ci danno la vita insieme col Cristo.
Io chiedo , soprattutto a quelli della Comunità , di realizzare nella fede questa immensa comunione di amore per la quale l'uomo non soltanto non è mai solo , ma vive insieme con gli angeli e i santi , è concittadino del cielo. Sono loro che debbono accoglierci , non siamo noi che diamo una vita ai nostri morti. Secondo Montale i morti vivono finchè si ricordano. No! non è vero; siamo noi che moriamo , se non li ricordiamo , se cioè si interrompe quella comunione di amore che proprio con la morte è divenuta più intima e grande. Dobbiamo vivere al di là della nube.
Chi veramente crede , ho scritto una volta , vive al di là della morte; vive cioè nella realtà immutabile di una presenza che è la presenza dell'amore; vive una comunione di amore che non sarà mai interrotta , che non conoscerà più fine e che in noi , crescendo la fede , diverrà sempre più perfetta come lo è in loro. Allora avremo modo di sperimentare sempre più , sia pure di una esperienza spirituale , che essi sono con noi e noi siamo con loro; e che noi e loro viviamo un'unica vita , la vita del Cristo. E' questo che ci insegna proprio la Pentecoste.
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