Don Divo Barsotti

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terça-feira, 16 de outubro de 2018

don DIVO BARSOTTI,




 4) ASSUMERE TUTTO “Assumere tutto.. che tutto in te sia salvato, questa è la vocazione dell’uomo. Impresa impossibile, cui tuttavia non è lecito rinunziare. Solo nel Cristo tutto si riassume e si salva in te, se in te vive il Cristo”. 5) ESSERE UNA SOLA COSA CON GESÙ – TRASFIGURAZIONE IN LUI “Miei cari figli e fratelli, Dio ci ha dato una vocazione santa e immensamente grande, quella di essere una sola cosa con Cristo Gesù. Forse non realizzeremo mai fino in fondo la nostra vocazione divina, ma almeno dobbiamo sentirci impegnati giorno per giorno sempre più a realizzarla, nell'umiltà di un amore che si offre costantemente al Signore perché Egli stesso compia in noi la sua volontà. Nessuno scoraggiamento! Nessuna sfiducia! Dio che ci ha chiamati, Egli stesso compirà in noi la sua volontà, se noi sapremo credere al suo amore per il quale ci ha scelti.” Don Divo, dalla circolare “Siamo monaci” , circolari vol. 4 

5) DIVENIRE UN’OFFERTA AL SIGNORE “Forse non realizzeremo mai fino in fondo la nostra vocazione divina, ma almeno dobbiamo sentirci impegnati giorno per giorno sempre più a realizzarla, nell'umiltà di un amore che si offre costantemente al Signore perché Egli stesso compia in noi la sua volontà.” Don Divo, da circolare “Siamo Monaci”.
“La gratuità dell'atto religioso, ecco quello che implica il monachesimo: come Dio ci ama gratuitamente, così la nostra vita deve essere una donazione a Lui senza compenso; almeno non dobbiamo chiederlo, almeno non dobbiamo pretenderlo. È già un'immensa grazia che Egli accetti la nostra umile offerta.” Don Divo , ALLE SORGENTI DELLA SPIRITUALITÀ DELLA CFD Esercizi piccoli di Desenzano, 11 - 15 settembre 1981

 “Senza una vita soprannaturale la nostra Comunità diviene soltanto accademia. Non vi chiede nulla fuorché questo impegno di vivere con Dio e di realizzare questa unione fra voi! Di qui la necessità di una spiritualità monastica col primato delle virtù teologali. [..] Primato delle virtù teologali vuol dire sentirci posseduti da Dio. [..] Se vivete il primato delle virtù teologali, non avete più bisogno di cercare fuori quello che possedete dentro. «Regnum Dei intra nos est - il regno di Dio è già dentro di noi» [Lc17, 21].[..] Dio abita in noi. E non soltanto Dio abita in noi, ma anche gli altri.” Don Divo , ALLE SORGENTI DELLA SPIRITUALITÀ DELLA CFD Esercizi piccoli di Desenzano, 11 - 15 settembre 1981 3) LA PREGHIERA CONTINUA – LA NOSTRA VITA DEVE DIVENTARE UNA PREGHIERA – VIVERE ALLA DIVINA PRESENZA “La preghiera non è per noi uno fra gli esercizi che riempiono la nostra giornata: allora saremo veramente monaci se tutta la nostra vita sarà una sola preghiera. Come gli antichi, anche noi oggi vogliamo obbedire al Signore che vuole dai cristiani una continua preghiera.” Don Divo, da circolare “Siamo Monaci”


“La gratuità dell'atto religioso, ecco quello che implica il monachesimo: come Dio ci ama gratuitamente, così la nostra vita deve essere una donazione a Lui senza compenso; almeno non dobbiamo chiederlo, almeno non dobbiamo pretenderlo. È già un'immensa grazia che Egli accetti la nostra umile offerta.” Don Divo , ALLE SORGENTI DELLA SPIRITUALITÀ DELLA CFD Esercizi piccoli di Desenzano, 11 - 15 settembre 1981 6) SENTIRE IL PESO DEL PECCATO - SENSO DEL PECCATO - L’INTERCESSIONE - PARTECIPARE ALLA MISSIONE UNIVERSALE DI SALVEZZA DEL CRISTO “Bisogna trasformare tutta la nostra vita in un'aspirazione unica a Dio. È in questa preghiera che noi vivremo la nostra filiazione divina e uniti al Cristo parteciperemo alla sua missione di universale salvezza. Non abbiamo potere sulle cose e sugli uomini: il nostro potere è sul cuore di Dio. E noi sentiamo che è per questo potere che noi vivremo quell'amore fraterno che vuole la salvezza di tutti.”

“Il carattere escatologico della nostra Comunità non potrebbe essere mantenuto se la spiritualità della Comunità non avesse anche una sua espressione liturgica. È nella liturgia che si fa presente il mistero già della realtà futura. Noi crediamo nella presenza reale del Cristo, ma perché noi possiamo realizzare questa presenza sei tu che devi entrare nel suo mondo, non è Lui che deve entrare nel tuo” “L’Ufficio Divino è un sacramentale che effettivamente ci dona la grazia, effettivamente cioè opera un incontro dell’anima con Dio, non ex opere operato come la Messa, come gli Sacramenti, ma ex opere operantis Ecclesiae,cioè per una efficacia che deriva dal fatto che nella preghiera dell’ufficio non sono io che prego, ma è la Chiesa che prega” Don Divo, Esercizi spirituali a Venezia, maggio 1958 “Il carattere escatologico della nostra Comunità non potrebbe essere mantenuto se la spiritualità della Comunità non avesse anche una sua espressione liturgica. È nella liturgia che si fa presente il mistero già della realtà futura. Noi crediamo nella presenza reale del Cristo, ma perché noi possiamo realizzare questa presenza sei tu che devi entrare nel suo mondo, non è Lui che deve entrare nel tuo”

 Nota molto bene: VIVERE LA PREGHIERA LITURGICA Don Divo ci teneva tantissimo che vivessimo interiormente quello che si vive esteriormente: . Quando Si riceve la Santissima Eucarestia . Quando si recita il Padre Nostro rendersi conto che ci si sta rivolgendo a Dio . Quando si sta pregando cantando i Salmi rendersi conto di quello che si sta dicendo . Quando si canta il Gregoriano rendersi conto che è preghiera cantata . Quando si prega l’ave Maria e diciamo “prega per noi peccatori” essere consapevoli che in quel momento la Madonna davanti a Dio fa il nostro nome . Quando si prega il Gloria rendersi conto che ci si sta rivolgendo alla Santissima Trinità (ad esempio i Monaci quando Cantano il Gloria nell’Ufficio si alzano in piedi fanno abbassano la testa e lo cantano più lentamente) 8) SPIRITUALITA’ BIBLICA “È importantissimo il contatto con la Sacra Scrittura nell'ascolto della parola di Dio che stabilisce con noi un rapporto personale di amore” . “Dobbiamo avvicinarci alla Sacra Scrittura con l'anima con cui si avvicinavano i santi, cioè attraverso questo mezzo dobbiamo metterci in ascolto del Dio vivente.” . “Da qui la necessità che la vostra vita religiosa abbia un continuo richiamo a un rapporto con Dio attraverso l'ascolto della divina Parola. Ecco la Bibbia. Anche i monaci hanno trovato sempre nella Lectio divina lo strumento maggiore di un incontro con Dio, anche perché una vita interiore, senza questo richiamo alla parola oggettiva di Dio, potrebbe divenire veramente un narcisismo, un chiudersi, un fermarsi in se stessi.” . “Quando io mi metto di fronte alla Sacra Scrittura devo sapere che Egli parla a me, è una Parola attuale di un Dio vivente che si rivolge a me. La lettura della Bibbia ha un carattere sacramentale.”

9) SPIRITUALITA ESCATOLOGIA “Uno dei difetti fondamentali della predicazione di oggi è quello di far servire il Cristianesimo alla vita di quaggiù; dobbiamo invece fare in modo che tutti tendano al Termine ultimo della vita cristiana, altrimenti si fa servire Dio al mondo presente, e non viceversa. Il carattere monastico della nostra spiritualità è invece quello di ordinare tutto a Dio.” "il monachesimo, dunque; è un'esigenza universale dell'anima religiosa, la quale vive nel mondo, ma vive nel mondo la sua vocazione escatologica, cioè la ricerca di Dio, la ricerca dell'Assoluto " (Resoconti, Firenze 1984). “La vita monastica esprime più efficacemente l'universalità della vocazione umana, il fine ultimo della vita dell'uomo, cioè la vocazione alla santità.” Da Monaci notiziario febbraio 1998 “Noi tendiamo alla visione di Dio,viviamo nel tempo nell’attesa del Regno, tutta la nostra preghiera è d’aspirazione al Regno [..]La venuta del Regno di Dio importa la manifestazione ultima della gloria, cioè suppone la fine del mondo presente. Di qui ne viene che noi non vogliamo aver paura della morte, non vogliamo “escluderla” dalla visione della vita cristiana, perché escludere la morte vuol dire far servire Dio soltanto a questi due giorni che viviamo quaggiù. Ciò non ha senso:è questa vita che deve servire alla “conquista” del cielo, che deve servire al possesso di Dio. Tutto il nostro vivere tende di per sé alla visione di Dio, alla realizzazione piena della nostra adozione filiale.”

  “Questo è il principio fondamentale che deve sempre animarci:non volere che Dio serva al mondo presente, ma volere che questo mondo serva al Regno di Dio, che la vita di quaggiù sia in ordine al conseguimento della gloria futura.”) 10) VITA CONTEMPLATIVA UNITA ALLA VITA ATTIVA E ricordiamoci che il cristianesimo non è né vita attiva né vita contemplativa. Si è troppo divisa la vita attiva dalla vita contemplativa sono stati creati troppi contrapposti fra vita attiva e vita contemplativa, esiste solo una vita ed è la vita cristiana, quella vita che in Cristo ha voluto dire la massima unione col Padre e la più profonda e universale unione con gli uomini. Anche, noi dobbiamo vivere questa duplice dimensione: l'unione con Dio pur vivendo nel mondo, l'unione con gli uomini pur vivendo con Dio. Ma guardiamo che la nostra unione con gli uomini non ci separi dal Signore, che la nostra vita con Dio non sia per noi un pretesto per mettere un diaframma fra noi e i fratelli, per separarci dagli uomini. Si deve vivere questa vita che non conosce altra legge di quella che ci ha dato Gesù: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, e il prossimo tuo come te stesso". Don Divo, Adunanza Firenze 7.2.1988

11) IL MONASTERO DEL NOSTRO CUORE DOVE C’È GESÙ “Il nostro monastero è il cuore di Cristo, il seno del Padre; di lì non dobbiamo mai uscire. Ma siccome il seno del Padre è immenso, noi possiamo vivere ovunque senza aver bisogno di clausura. Non abbiamo bisogno di certe strutture del monachesimo cosi come ci sono state fino ad oggi; ma ci sentiamo monaci con questo spirito di universalità, di libertà interiore, per il quale la spiritualità monastica. si è interiorizzata e: non trova più la necessità di difese, di protezioni, di fuga dal mondo, perché già siamo in qualche modo fuori del mondo se siamo in Dio; e tuttavia, pur essendo fuori del mondo in quanto siamo in Dio, dobbiamo vivere la missione stessa del Cristo, che è l'irradiazione della luce, della conoscenza di Dio, la rivelazione del Padre a tutti i nostri fratelli.” Don Divo Meditazione, fatta dal Padre all'Eremo di Camaldoli nel pomeriggio del 6 agosto 1975 - (Da Notiziario Settembre 1975) 12) FUGA DAL MONDO - NEL MONDO MA NON DEL MONDO “Il monachesimo interiorizzato, proprio della Comunità, è come quello di Gesù: monachesimo che rifugge da una separazione dai fratelli; tuttavia non vuole una assimilazione con loro, perché il mondo è deserto da Dio e in esso Dio rimane sconosciuta.” Don Divo, “Dare Dio al mondo" da Firenze 6.1.86

“Ed è davvero in questo mondo che Dio sembra essere assente, questo mondo che è diventato deserto da Dio, il mondo nel quale l’uomo oggi vive. Ma attraverso di noi Egli vuol riprendere possesso del mondo. Il monachesimo interiorizzato di Evdokimov, il monachesimo nel mondo di Alioscia nei Karamazov, sono direi l’insegnamento più vero per i cristiani di oggi. Certo che son necessari anche coloro che vivono nel deserto, perché è facile che noi siamo ripresi dal mondo, se non ci sono quelli ai quali noi possiamo ispirarci. Ma in fondo la vera vocazione cristiana sarà sempre quella di chi vive nel mondo, perché anche quando c’erano ventimila monaci nel deserto, credo che a Roma ce ne fossero di più, quindi la vocazione universale degli uomini è quella di vivere nel mondo. E allora è importante che chi vive nel mondo viva questa dimensione, sappia che qualunque sia la sua condizione, qualunque sia l’impegno che la provvidenza gli affida, tutti noi dobbiamo vivere però questa testimonianza pura di una presenza di Dio. E non con le parole, ma con la serenità della vita, ma con la semplicità della nostra esistenza, ma con la nostra carità, ma con la nostra fede: ferma, serena, vera. Non fede che è adesione soltanto a delle verità concettuali, perché facilmente il Cristianesimo degenera in ideologia; ma fede che vuol dire vivere la realtà di Dio, sentire la realtà di Dio. [..] Non essere meno monaco per il fatto che vivi nel mondo, non essere meno eremita per il fatto che vivi in mezzo agli uomini, ma vivi la testimonianza che Dio è, perché Dio è trascendenza infinita, e allora né la solitudine, né la folla, né la città, né il deserto sono il segno privilegiato della sua Presenza. Sono per te magari una condizione di vivere meglio questa Presenza, ma Egli è, e trascende la tua realtà, e trascende ogni condizionamento; non si lascia condizionare Dio che è l’immenso. Vivi la presenza di Dio!

 E vivere la presenza di Dio vuol dire dar testimonianza di quella gioia di cui dà testimonianza la Vergine. Sentirsi così amati da Dio! C’è da ballare tutto il giorno, non vi sembra? Dio ci ama! Mica i monaci soltanto, ma anche me! E debbo saperlo e debbo viverlo: ecco il monachesimo interiorizzato.” Ritiro, Firenze – 19 dicembre 1982, il cristiano, re dell’universo, ha il compito di salvarne tutti i valori 13) RIVELARE DIO “Che cosa chiede, dunque, il Signore a noi della Comunità? Noi, si è detto sempre, vogliamo essere come dei monaci, ma di un monachesimo interiorizzato, che non conosce più la difesa della solitudine, del monastero perché vogliamo, come Gesù, Figlio di Dio, vivere in mezzo al mondo, in mezzo agli uomini non per essere come loro, ma vogliamo essere in mezzo agli uomini come il SACRAMENTO DI DIO, come lo è stato Gesù. "Come loro" può significare una vita apparentemente uguale a quella degli altri, perché lavoriamo, viviamo come tutti, ma l'espressione è equivoca. Gesù, sì, vive la vita di noi tutti, ma rimane colui che rivela Dio. Ora, precisamente questo deve essere il cristiano: non assimilarsi agli uomini del mondo, ma vivere nel mondo per rivelare il Signore. La funzione del cristiano prima di tutto, come per Gesù, quello di RIVELARE DIO. Certo, non lo riveliamo direttamente, ma attraverso una testimonianza verace, una testimonianza cioè che deve dire agli altri che noi l'abbiamo realmente conosciuto.” Don Divo, “Dare Dio al mondo" da Firenze 6.1.86 “Alcuni atei pensano che Dio non esista; e credete voi che un santo non sgretoli queste certezze? Credete voi che il santo non susciti nell'intimo non il desiderio, che forse ancora non c'è, ma il timore davvero d'incontrarsi con Dio?” Don Divo, “Dare Dio al mondo" da Firenze 6.1.86

14) DARE DIO AL MONDO “Io auguro di essere questo, a me, a voi che siete a Bologna, a noi che siamo qui a Firenze, a tutti coloro che appartengono alla Comunità. Tutti abbiamo questa missione di donare Dio agli uomini, non direttamente, ma rendendo più credibile, dicevo prima, la nostra fede con una santità che non trova altra spiegazione per gli uomini che la realtà stessa di quel Dio che essi negano. ” Don Divo, “Dare Dio al mondo" da Firenze 6.1.86