Don Divo Barsotti

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segunda-feira, 23 de agosto de 2010

Williamson: un nuovo motu proprio per riaccogliere i lefebvriani. "Pericolo!"

 

L'ultima newsletter di mons. Williamson, il controverso vescovo della Fraternità San Pio X le cui affermazioni negazioniste sulle camere a gas attirarono enorme controversia sia sul Papa (che aveva revocato le scomuniche ai vescovi lefebvriani) sia sulla Fraternità stessa, offre informazioni e indiscrezioni davvero importanti sulla situazione tra Roma e la FSSPX. La pubblichiamo per intero: le notizie che vi leggiamo, e che a noi appaiono molto incoraggianti, preoccupano e allarmano l'intransigente vescovo, da sempre dichiarato oppositore di un accordo che invece, se bene strutturato, appare ad ogni persona di buon senso come una benedizione, per rafforzare il peso della Tradizione all'interno della Chiesa e per aiutare la tanto attesa correzione di rotta. I nostri commenti sono interpolati in rosso.

Commenti Eleison CLXII (21 agosto 2010): COLLOQUI AGGIRATI ?

Mentre i colloqui fra Roma e la Fraternità San Pio X, a sentire le due parti, stanno cozzando contro un muro dottrinale, una notizia dalla Francia e dalla Germania e delle voci da Roma configurano insieme un pericolo per i Cattolici. Tale pericolo è costituito da un accordo politico che semplicemente aggirerebbe il blocco dottrinale. La politica minaccia di intrappolare la dottrina.

Dalla Francia e dalla Germania, poche settimane fa, mi si è detto che una larga percentuale di cattolici che frequentano i centri di Messa della FSSPX stanno solo sperando e aspettando un qualche accordo per venir fuori dai colloqui [Ottima notizia. Come spesso accade, il sensus fidei dei semplici fedeli è più forte di qualunque condizionamento. Vox populi, vox Dei; o forse dovremmo dire: semplice buon senso di laici, che hanno compreso - e non ci vuol molto - due cose evidenti: che la Chiesa ha bisogno delle 'truppe' esercitate e allenate della Fraternità; e che quest'ultima estenderebbe enormemente la sua capacità di apostolato e persuasione se si liberasse dello stigma di non essere in comunione col Papa]. Se, e ripeto se, questo è vero, la cosa è molto grave. Questi cattolici meritano pieni voti per il fatto che non desiderano essere tagliati fuori da ciò che a loro sembra essere Roma, ma meritano voti scarsi per il fatto che non colgono che, fino a quando i colloqui rimarranno dottrinali, non vi sarà modo per gli insegnamenti neo-modernisti del Vaticano II di essere conciliati con la dottrina cattolica della vera Chiesa. Questi cattolici potranno venerare ed amare l'Arcivescovo Lefebvre per come lo vedono, ma non hanno compreso l'essenza della sua lotta per la Chiesa. Farebbero meglio ad aprire gli occhi, se non vogliono cadere, in un modo o nell'altro, tra le braccia dei neo-modernisti Romani.

Un accordo a fronte della dottrina significa porre la politica prima della religione, l'unità prima della verità, l'uomo prima di Dio. Dio prima dell'uomo significa la verità prima dell'unità, la religione prima della politica, e la dottrina come cosa più importante di un qualsiasi accordo non dottrinale. Solo dei sognatori potevano non prevedere che i colloqui fra Roma e la FSSPX andassero a cozzare contro un muro dottrinale. Solo dei politicanti possono sperare di poterne ricavare un accordo non dottrinale.

Ahimè, a quanto pare Benedetto XVI crede sinceramente nella nuova Chiesa del Vaticano II, che consiste nel raccogliere nel suo seno tutti gli uomini assolutamente, indipendentemente dal fatto che credano o meno nell'unica vera dottrina della Fede. Perciò egli desidera sinceramente accogliere anche la FSSPX - bisogna anche tenere conto che normalmente non ha troppo da vivere! [***gesto e formula di scongiuro***] Di conseguenza, il blocco dei colloqui dottrinali non dovrebbe preoccuparlo eccessivamente, e per lui non sarebbe escluso di raggiungere un accordo politico con la FSSPX, al fine di unirla al resto della nuova Chiesa. Questo scopo esigerebbe di non chiedere troppo alla FSSPX, che rifiuterebbe l'accordo, né troppo poco, perché allora il resto della nuova Chiesa conciliare insorgerebbe per protesta.

Le voci da Roma dicono che lui stia proprio pensando ad un "Motu Proprio", che accetterebbe il "ritorno nella Chiesa" della FSSPX, una volta per tutte, senza chiedere alla stessa FSSPX un'esplicita accettazione del Vaticano II o della nuova Messa, ma chiedendo solo l'accettazione, per esempio, del "Catechismo della Chiesa cattolica" di Giovanni Paolo II, del 1992, il quale è sostanzialmente modernista [!!], ma in maniera sommessa [l'idea è tutt'altro che peregrina, e ancor meno malvagia o inattuabile: non s'è fatto forse lo stesso per la revoca delle scomuniche, allorché fu ritenuto sufficiente che i quattro vescovi richiedessero quella revoca, senza doversi profondere in chiarimenti, né resipiscenze né abiure di sorta?]. In tal modo la FSSPX, agli occhi dei suoi seguaci, non parrebbe accettare il Concilio o la nuova Messa, ma si disporrebbe, pian piano, ad andare d'accordo con la sostanza del neo-modernismo.

Così tutti i fautori dell'unità sarebbero contenti. Salvo i credenti nella dottrina cattolica [id est: salvo Williamson e i suoi pochi accoliti].
fonte:missainlatino.it