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sábado, 19 de março de 2016

Il valore della liturgia tradizionale.... Anzitutto la millenaria bellezza e solennità di questa liturgia.


Il valore della liturgia tradizionale
di don Claudio Crescimanno
articolo pubblicato su Il Timone n.66 (settembre 2007)
La coraggiosa decisione del Santo Padre di liberalizzare, alle giuste condizioni, l’uso del messale del 1962, ha riportato all’attenzione della Chiesa il valore delle forme liturgiche tradizionali. Questi valori sono sostanzialmente tre.
1. Anzitutto la millenaria bellezza e solennità di questa liturgia.
La struttura essenziale della messa romana si è andata formando nei tempi dei papi Damaso (366-384) e Gelasio (492-494) e ha ricevuto il suo assetto definitivo con l’opera di Gregorio Magno (590-604): con il VII secolo può, dunque, considerarsi costituita, anche se, quale organismo vivente, continuerà a crescere ininterrottamente nei secoli seguenti.
La struttura fondamentale di questa liturgia è così composta:
  • la processione dei ministri dalla sacristia al presbiterio durante il canto dell’Introito;
  • di seguito, quando il celebrante ha raggiunto la sua sede, il canto del Kyrie e del Gloria, e poi il saluto liturgico e la Colletta, cioè l’orazione che chiude i riti di ingresso e apre la liturgia della Parola;
  • quindi la lettura apostolica, i canti interlezionari e il brano evangelico con l’omelia;
  • la processione offertoriale accompagnata dal canto e concluso dalla sua orazione;
  • il Prefazio concluso dal canto del Sanctus e seguito dalla solenne preghiera eucaristica, il Canone romano;
  • poi il Padre nostro e i riti di Comunione con i loro canti;
  • infine il saluto liturgico, l’orazione finale, il congedo proclamato dal diacono e la processione di uscita, durante la quale il celebrante benedice i circostanti.leggere...