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terça-feira, 22 de dezembro de 2015

Ecco a che si riduce un Figlio di Dio per amore degli uomini; si priva della sua libertà e si mette in catene, per liberare noi dalle catene dell'inferno.

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MEDITAZIONE VI.
Factus sum sicut homo sine adiutorio, inter mortuos
liber (Ps. LXXXVII, [5, 6]).
Considera la vita penosa che fe'  Gesù Cristo nell'utero della Madre, per la prigione così lunga, stretta ed oscura che per nove mesi ivi soffrì. Gli altri bambini sono sì bene nel medesimo stato, ma essi non ne sentono gl'incomodi perché non li conoscono. Ma Gesù ben li conoscea, poiché sin dal primo momento di sua vita ebbe l'uso perfetto della ragione. Aveva egli i sensi, ma non potea servirsene: avea gli occhi, e non poteva vedere: avea la lingua, e non poteva parlare: avea le mani,

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e non le potea stendere: aveva i piedi, e non potea camminare; sicché per nove mesi ebbe a starsene nell'utero di Maria come un morto chiuso in un sepolcro. Factus sum sicut homo sine adiutorio, inter mortuos liber. Egli era libero, perché volontariamente si era fatto in quel carcere prigioniero d'amore; ma l'amore lo privava di libertà ed ivi lo teneva così stretto in catene, che non potea muoversi: Inter mortuos liber. - O grandis patientia Salvatoris, disse S. Ambrogio, pensando alle pene di Gesù mentre stava nel seno di Maria.1 Fu dunque al nostro Redentore l'utero di Maria prigione volontaria, perché prigione d'amore; ma per altro non fu prigione ingiusta. Era ben egli innocente, ma s'era offerto a pagare i nostri debiti e a soddisfare per li nostri delitti. Con ragione dunque la divina giustizia lo tiene così carcerato, cominciando con tal pena ad esigere da lui la degna soddisfazione. Ecco a che si riduce un Figlio di Dio per amore degli uomini; si priva della sua libertà e si mette in catene, per liberare noi dalle catene dell'inferno. Troppo dunque merita d'essere riconosciuta con gratitudine ed amore la grazia del nostro liberatore e mallevadore, che non per obbligo, ma per solo affetto s'è offerto a pagare ed ha pagato per noi i nostri debiti e le nostre pene, dando la sua vita divina. Gratiam fideiussoris ne obliviscaris; dedit enim pro te animam suam (Eccli. XXIX, 20).



1 “Che gran pazienza dunque vi volle nel Nazareno per tollerare una prigionia di questa sorta. O grandis patientia Salvatoris, non può trattenersi dall'esclamare S. Ambrogio, O grandis patientia Salvatoris! expectat nasci sua membra qui fecit.” LiborioSINISCALCHI, Iddio del cuore Gesù Bambino, tomo I, Napoli, 1755, pag. 91. - Non abbiamo però trovato il testo fra le opere di S. Ambrogio.


Affetti e preghiere.
Gratiam fideiussoris ne obliviscaris. Sì, Gesù mio, ha ragione il profeta d'avvertirmi ch'io non mi scordi della grazia immensa che voi mi avete fatta. Io era il debitore, io il reo e voi innocente; voi mio Dio avete voluto soddisfare i miei peccati colle vostre pene e colla vostra morte. Ma io dopo ciò mi son dimenticato di questa grazia e del vostro amore, ed ho avuto ardire di voltarvi le spalle come se voi non foste il mio Signore e quel Signore che mi ha tanto amato. Ma se per lo passato, caro mio Redentore, me ne sono scordato, non voglio scordarmene

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più. Le vostre pene e la vostra morte saranno il mio continuo pensiero; poiché questi mi ricorderanno sempre l'amore che voi mi avete portato. Maledico quei giorni ne' quali io scordato di quel che avete patito per me, io mi son servito sì malamente della mia libertà. Voi me l'avete data per amarvi, ed io me ne sono avvaluto per disprezzarvi. Ma questa libertà da voi a me donata, oggi tutta io la consagro a voi. Deh liberatemi, Signor mio, dalla disgrazia di avermi a vedere più separato da voi e di nuovo fatto schiavo di Lucifero. Deh incatenate a' piedi vostri col vostro santo amore questa povera anima mia, affinché non si divida mai più da voi.
Padre Eterno, per la prigionia di Gesù bambino nell'utero di Maria, liberatemi dalle catene del peccato e dell'inferno.
E voi Madre di Dio, soccorretemi. Voi tenete dentro il vostro seno imprigionato e stretto con voi il Figlio di Dio: giacché dunque Gesù è vostro prigioniero, egli farà quanto voi gli dite. Ditegli che mi perdoni, ditegli che mi faccia santo. Aiutatemi, madre mia, per quella grazia ed onore che vi fe' Gesù Cristo di abitare per nove mesi dentro di voi.