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segunda-feira, 29 de março de 2010

Una liturgia priva del senso del sacro annulla il peso del peccato.


Riportiamo questo articolo in cui don Nicola Bux fa eco ad un giudizio già espresso a suo tempo dall'allora card. Ratzinger "La crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia". Bux propone di recuperare o restaurare "una corretta liturgia verticale"; sembra che il dilemma sia ancora una volta ripristinare completamente nei suoi diritti il vetus ordo o procedere con la cosiddetta "riforma della riforma". Verrebbe da dire "Hic Rhodus, hic saltus!".

Domenica scorsa, all' Angelus, Papa Benedetto XVI ha ricordato che bisogna essere " intrasigenti " col peccato. Chiediamo a Monsignor Nicola Bux, teologo e liturgista molto stimato dal Papa che cosa intendesse dire il Pontefice: " semplice, che non bisogna lasciarsi sopraffare dai tentativi del maligno che vuole allontanarci dalla bellezza di Dio. Il peccato é la negazione di Dio, significa non ascoltarlo. Peccando si viola il primo comandamento, ascolta il Dio tuo, se noi riusciamo a tagliare le gambe al peccato vivremo più vicini a Dio e potremo guardare Dio". L' uomo é fragile: "certo, tutti siamo fragili e deboli e abbiamo bisogno della grazia di Dio, ma almeno uno sforzo per cercare di resistere dobbiamo farlo". Poi sorprendentemente, ma non troppo, Monsignor Bux afferma: "il senso del peccato si é affievolito con la diluizione della sacralità nella liturgia. Tra ethos e culto esiste uno stretto legame". Che cosa ... ... intende dire?: "che i valori oggi mancano perché spesso non rendiamo degnamente culto a Dio, proprio nella messa. E molti anche atei dovrebbero vivere come se Dio esistesse". Ma torniamo all' aspetto liturgico: " la gente ha bisogno del senso del sacro per riscoprire Dio. Il peccato é una negazione di Dio, ma se viviamo anche nella messa lontani da Dio come possiamo evitare di peccare"?. Poi precisa: " la liturgia é sacra, divina e gloriosa, sia verticale nel senso di tendere all' alto, al bello e e al celeste e non una cosa circolare e orizzontale, una specie di stadio, assemblea, un festino. La idea di una liturgia fruitiva e creativa inevitabilmente fa perdere il senso del sacro e dunque ci allontana da Dio avvicinandoci al peccato. Il popolo, che é molto più intelligente di quanto si possa credere, percepisce dove sta il sacro che non é una cosa astratta, ma concreta. Lo dice il Vangelo. La donna voleva toccare il mantello di Cristo, dunque per sconfiggere il peccato si ha bisogno di segni certi, univoci e fermi, non fluttuanti". Dunque la creatività liturgica crea danni: "molti, specie dopo il Concilio, ma non per colpa del Concilio, hanno ceduto a questa idea malsana della creatività, benché il Concilio nulla avesse abrogato o cancellato della liturgia di sempre. Una messa sciatta, manipolata o peggio ancora violentata, é di ostacolo al sacro, allontana la gente dalle chiesa. Celebrare messe creative é una profanazione del senso del sacro, perché ci allontana da Dio. Il ministro di culto non sia mai un attore, spesso mediocre,e fonte di scandalo, ma pensi che il suo compito principale é servire Dio, mai la sua voglia di protagonismo sfrenato. Solo recuperando o restaurando una corretta liturgia verticale, in parte limiteremo l'effetto del peccato riscoprendo Dio".

Bruno Volpe

Fonte: http://www.pontifex.roma.it/