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sexta-feira, 10 de abril de 2015

Finché il card. Franc Rodé è rimasto pro-prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, i dissidenti - poi ribelli - non hanno mosso un dito. Appena dimesso lui per limiti di età (dicembre 2011) e dopo la nomina del cardinale brasiliano João Braz de Aviz, si sono precipitati in Congregazione con la loro querelle e minacciando padre Manelli di denunciarlo se non si fosse ritirato. Il problema era la messa e l'ufficio tridentino denunciati come presunta imposizione.

Le panzane dei persecutori dei Francescani dell'Immacolata

Prima dello tsunami
Poiché continuano ad arrivare richieste di informazioni ma anche molte illazioni provocatorie sulla vicenda dei Francescani dell'Immacolata [vedi archivio], recentemente evoluta con la notizia che la Guardia di Finanza di Avellino ha eseguito il sequestro preventivo di beni la cui proprietà è riferibile alle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, cerchiamo di fare un po' di chiarezza, sulla base di informazioni assunte da fonti attendibili.

Com'è noto, il sequestro fa seguito ad una ipotesi di truffa aggravata e falso ideologico, secondo cui i beni che appartenevano all’Istituto religioso dei Francescani dell'Immacolata sarebbero passati nelle mani di persone e di associazioni esterne alla struttura religiosa.

Non do' voce, di proposito, a certe fonti; ma sento il dovere e la necessità di riaffermare la verità dei fatti rispetto alle strumentalizzazioni e alla subdola manipolazione della realtà che vengono propinate anche attraverso i media: penso ad esempio alle recenti notizie diramate da Zenit, che raccoglie le dichiarazioni dei dissidenti attualmente appartenenti ai neo-FI, con l'esclusione e l'isolamento totale di quanti, non exclaustrati, sono tuttora fedeli al carìsma originario. Parto dunque da quanto pubblicato da Vatican Insider [qui] per smentirne la conclusione, con i dati  di seguito riportati, comprese tutte le illazioni annesse e connesse da parte di chi ha voluto tutto questo e persegue e prosegue la sua opera distruttrice di un Ordine fiorente come pochi o forse come nessun altro. Conclude subdolamente V.I.:
«È possibile che l'affidamento in extremis dei beni dei Francescani dell'Immacolata a persone esterne servisse a favorire la nascita di un nuovo istituto d’impostazione liturgica tridentina, dopo i dissidi interni che hanno portato al commissariamento con una procedura iniziata già durante il pontificato di Benedetto XVI».
Premetto una circostanza rivelatrice: il fatto che finché il card. Franc Rodé è rimasto pro-prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, i dissidenti - poi ribelli - non hanno mosso un dito. Appena dimesso lui per limiti di età (dicembre 2011) e dopo la nomina del cardinale brasiliano João Braz de Aviz, si sono precipitati in Congregazione con la loro querelle perseguendo l’adattamento alle “mutate condizioni dei tempi” rispetto alla “stretta osservanza” e minacciando padre Manelli di denunciarlo se non si fosse ritirato. Il problema era la messa e l'ufficio tridentino denunciati come presunta imposizione.