Don Divo Barsotti

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quarta-feira, 22 de julho de 2009

Le manovre di mons. Giuseppe Mani, arcivescovo di Cagliari, per soffocare il motu proprio

L’inviato speciale di Paix Liturgique, associazione francese estremamente benemerita perché si occupa, sul campo, di mettere in contatto, organizzare e incoraggiare i numerosissimi gruppi stabili che si vanno formando in Francia (ispirandoci a loro, qualcosa del genere tentiamo anche noi, nella nostra pagina con l’elenco delle Messe), ci riferisce di una sua visita in Sardegna, arcidiocesi di Cagliari (nella foto l'arcivescovo Mani, 73 anni compiuti...). Ecco il testo nella nostra traduzione.


[..] Quale è stata la mia sorpresa, arrivando da Cagliari, di trovarmi una domenica qualsiasi a Gesico in una piccola parrocchia sperduta in mezzo alle colline. Entro nella chiesa, la messa è appena iniziata; ma non ci sono più posti a sedere, la chiesa è piena, le persone strette sono tutte girate verso il buon Dio che è laggiù, in un tabernacolo di marmo d’un bianco magnifico, sull’unico altar maggiore. Il prete è prosternato per il confiteror, mentre la corale del villaggio si spolmona a cantar l’Introito. I chierichetti si premono nel presbiterio non abbastanza grande.

Alla fine della messa, la gente mi saluta con molta cortesia. Mi presento, mi parlano come se mi conoscessero da sempre. Riferisco la mia meraviglia, ma i più informati mi supplicano con aria triste di pregare molto per il loro parroco... In effetti degli amici di Cagliari me l’hanno confermato, il vescovo minaccia di destituire il parroco di Gesico, perché ha tolto l’altare verso il popolo, perché dice la messa in forma straordinaria obbedendo a Benedetto XVI, e perché ci tiene alle processioni e alle feste popolari tradizionali. Mentre dalla curia di Cagliari piovono direttive ben diverse: basta feste tradizionali, bisogna favorire la festa del formaggio o quella della danza. E soprattutto, basta motu proprio. “Finché ci sarà Benedetto XVI e Canizares non si potrà fare niente che valga”, si dice pubblicamente in vescovado. I disturbatori son da metter da parte, ma senza rumore soprattutto, occorre soffocarli. Tutti i mezzi sono buoni [..] per poter accusare il parroco di scandalo e di creare disordine.

Nella parrocchia vicina, Mandas, il “parroco-duca” don Pasquale Manca è molto simpatico, gioviale, nella sua sottana impeccabilmente romana, molto semplice e ottimo parroco. Durante tre giorni di riposo estivo, il 9, 10 e 11 agosto, organizzerà nella sua parrocchia un perioco di studi e riflessioni sull’insegnamento di Benedetto XVI, scambi sull’applicazione del motu proprio, e naturalmente cerimonie e messe in forma straordinaria. Più di una cinquantina di preti sarano presenti a queste giornate di ristoro spirituale, senza contare i numerosi laici che seguiranno un programma di conferenze altrettando arricchenti. [Invitiamo i fedeli sardi a farci avere il programma dettagliato delle giornate di Mandas]

Nel segno della riconciliazione e della speranza, la Sardegna si copre di buone volontà che ascoltano il messaggio di Benedetto XVI attraverso il motu proprio. Speriamo che le resistenze episcopali non strappino i buoni frutti dell’opera del Papa.

L’esempio delle parrocchie di Mandas e Gesico è caratteristico delle persecuzioni quasi sistematiche che subiscono i preti che decidono liberamente di applicare con generosità il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Certo, se è possibile constatare qua e là qualche miglioramento, resta comunque che nella maggior parte dei casi le nuove celebrazioni tradizionali sono messe in opera direttamente dalla curia episcopale – al modo dell’indulto del 1988 – e restano ‘sotto controllo’ episcopale. Quando i parroci, di loro iniziativa, decidono di applicare il mp del 2007, nella maggior parte dei casi si scatena una vera caccia alle streghe.

La cappa di piombo che pesa sulla liturgia nelle parrocchie non è scomparsa col motu proprio... Non occorre cercare oltre le ragioni per cui pochi preti diocesani hanno deciso di applicare (pubblicamente...) il mp di Benedetto XVI. In effetti in molte diocesi la sola buona volontà di applicare il mp è causa di scandalo per il vescovado... E i preti che desiderano metterlo in opera sono costretti ad esiliarsi dalla loro diocesi, come i padri Blin o Horovitz della diocesi di Parigi, o di tacere e attender giorni migliori come don Bonnet, parroco di Saint-Nom la Bretêche (Versailles).

L’esempio di quelle parrocchie è altresì caratteristico in quanto traduce un vero successo pastorale: chiesa piena, popolazione felice di ritrovare le sue tradizioni popolari, sostegno dei fedeli al parroco, situazione serena. Le difficoltà non sono derivate dall’applicazione del mp in parrocchia, dalla sedicente ostilità della maggioranza dei fedeli, o da non si sa ben quale ‘inopportunità di un ritorno’ a tale liturgia. No, le difficoltà sono create direttamente dal vescovo che non vuole a nessun prezzo che sia applicato un testo papale nella sua diocesi.

Si dirà poi nei saloni episcopali: “non c’è domanda”, “il motu proprio interessa solo un’infima minoranza di fedeli”. Si vede bene, la visione profetica di Benedetto XVI, di fare della parrocchia il quadro normale della celebrazione della forma straordinaria del rito romano è assolutamente combattuta da un buon numero di vescovi. Celebrazioni della messa tradizionale nelle riserve indiane (come teorizza Mons. Aumonier a Versailles, ad esempio) si possono al limite tollerare, se non si può fare altrimenti [e cioè sopprimerle]. Ma la ‘banalizzazione’, il ‘contagio’ nelle parrocchie di una liturgia finora sconosciuta da moltissimi fedeli che amano scoprirla, non si vuole nella maggior parte delle diocesi. A tutti i costi e anche a quello di stroncare esperienze pastorali promettenti, congedare giovani parroci pieni di zelo o chiudere chiese piene. L’ideologia che fa devastazioni da 40 anni non tollera queste applicazioni generose del motu proprio di Benedetto XVI.
fonte:messainlatino.it