Don Divo Barsotti

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quinta-feira, 9 de julho de 2009

Supplica al Santo Padre nell'anniversario del Motu Proprio











Beatissimo Padre,

nel secondo anniversario del motu proprio del 7 luglio 2007, col quale è stata restituita ai fedeli cattolici la possibilità di accedere al sacro tesoro liturgico tradizionale della Chiesa, ci rivolgiamo alla Santità Vostra, come fedeli che amano l’antica forma liturgica, con la confidenza e l’affetto dei figli, che al loro Padre nello spirito chiedono un pane, un pesce o un uovo, certi che non riceveranno una pietra, né un serpente né uno scorpione.

In primo luogo, la nostra lettera è per esprimerVi gratitudine ed ammirazione. Sia per le Vostre catechesi, che sapete rendere comprensibili benché dense di contenuto teologico, come facevano i Dottori della Chiesa tra i quali sarete un giorno annoverato; sia perché avete voluto ridonare pieno diritto di cittadinanza ad una forma liturgica che ha il respiro sacro dei secoli, anzi dei millenni; che ha santificato innumerevoli generazioni; e che ci consente ancor oggi di pregare più devotamente all’unisono coi padri dei padri, perfino nell’espressione letterale e nei gesti.

Siamo persuasi che tra le finalità del motu proprio Summorum pontificum non vi sia soltanto quella, encomiabile e quanto mai sacrosanta, di creare le condizioni per ritrovare la pace e la piena unità nella Chiesa; vi è altresì un atto di suprema giustizia per chi, come Vostra Santità scrisse nella Sua autobiografia, "rimas(e) sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia". Ma non c’è soltanto quest’ultimo aspetto, che concerne i più anziani di noi: il motu proprio ha reso anche noto a tantissimi cattolici, che perfino ne ignoravano l’esistenza perché perlopiù nati dopo le riforme, l’inestimabile valore di tanta ricchezza orante della liturgia, andata purtroppo perduta o nascosta negli ultimi decenni.
Siamo noi stessi testimoni dell’entusiasmo che si sta rapidamente diffondendo in tante persone, che mai prima d’ora avevano conosciuto la "forma straordinaria" del rito romano, o anche semplicemente il canto gregoriano o l’espressione latina delle preghiere: parliamo per l’esperienza del nostro gruppo, ma anche per le notizie che giungono al nostro sito internet: non solo i gruppi già costituiti da prima del motu proprio, ma anche e soprattutto tantissimi "neofiti", se così dir si può, cercano questo prezioso alimento spirituale che la Santità Vostra ci ha voluto riproporre con intuizione felicissima.

E quel che si legge spesso, ossia che l’antica Messa è fucina di vocazioni, noi lo sperimentiamo davvero e vogliamo testimoniarlo: al Cappellano di questo sito internet hanno scritto, in sei mesi dalla sua esistenza, cinque ragazzi (quasi uno al mese!) chiedendo informazioni per trovare un seminario o un ordine religioso ove la loro sensibilità tradizionale potesse sussistere e non essere osteggiata o mortificata; nelle Marche, la Messa in forma straordinaria che vi si celebra ha già dato, in appena un anno, due vocazioni alla Chiesa.

Infine, riteniamo di cogliere tra le finalità del motu proprio (forse perfino la più importante), il desiderio di diffondere nella Chiesa esempi dell’antica forma liturgica, in modo che rappresentino un paradigma e uno stimolo anche per la S. Messa in forma ordinaria. Di tutto cuore riteniamo che non debba e non possa esservi dissidio o contrapposizione tra i fautori delle due forme della S. Messa: la coesistenza di esse, la libera scelta dei fedeli, il mutuo arricchimento e la felice osmosi arriveranno, come frutti benedetti, a consentire di recuperare anche nella forma ordinaria un po’ di quella sacralità e sobrietà che non raramente s’è persa. Così come, per converso, salutiamo come un elemento positivo la possibilità, consentita facoltativamente dal motu proprio, di proclamare anche nell’antico rito le letture in lingua corrente. In questo modo il motu proprio è volto ad incidere, sia pure in modo indiretto, esemplificativo e senza alcun vincolo o costrizione, come è nello stile propositivo e non impositivo del Vostro Pontificato, sulla lex orandi dei fedeli che resteranno legati alla forma ordinaria e che sono la stragrande maggioranza.

Tuttavia, e qui è d’uopo passare a più dolenti note, non è ignoto alla Santità Vostra che l’applicazione concreta del motu proprio è da molte parti ostacolata. Non dai fedeli laici, i quali hanno ben compreso che il motu proprio apre una possibilità in più per chi la desidera, senza nulla togliere e nulla imporre. Ma il clero meno giovane, e specie l’episcopato, non è in maggioranza aperto a questo benefico progresso liturgico.

L’intento espresso nel motu proprio, ossia avere Messe in forma straordinaria in parrocchia, laddove vi sia un gruppo che lo richiede, ha trovato difficile applicazione. Eppure sembrerebbe così normale che nelle grosse parrocchie, ove la domenica si celebrano cinque Messe, ve ne fosse, come ve n’è una per i fanciulli, un’altra cantata, ecc., anche una in forma straordinaria. Invece, per ben che vada, come Vi hanno scritto i redattori del benemerito sito liturgico Maranathà, si riesce ad ottenere una cappella o un oratorio, possibilmente isolato, individuato dal Vescovo: con ciò applicandosi più il regime previgente dell’indulto, che la liberalizzazione del Summorum Pontificum.

Ma quella è ancora una situazione privilegiata: la maggior parte delle diocesi non ha nemmeno una Santa Messa in forma straordinaria. Eppure, le domande ci sono, eccome. Un recente sondaggio indipendente commissionato in Francia da Paix Liturgique, ha mostrato che il 34% di coloro che vanno a messa almeno una volta al mese sarebbe felice, potendolo, di partecipare al rito in forma straordinaria nella loro parrocchia. Siamo convinti che la situazione tra i fedeli in Italia (ove non vi sono state "guerre liturgiche" come in Francia) sia ancora più favorevole verso l’antico rito ed è statisticamente impossibile che in una diocesi anche piccola "non vi siano domande", visto che stiamo parlando di almeno un fedele su tre.

Al nostro sito arrivano molte informazioni allarmanti in proposito e quelle coonestate da fonti di stampa sono pubblicate a questo link (http://www.messainlatino.it/pag3_sito.htm). Per nostra esperienza diretta (e dolorosa) possiamo attestare e testimoniare che nella nostra diocesi di Ventimiglia-San Remo non vi sono attualmente Messe in forma straordinaria: in un primo tempo celebrata presso il convento dei Gesuiti in San Remo, il cui Superiore, intenzionato a celebrarla ogni domenica, aveva dovuto limitarne la frequenza a una mensile per le pressioni del vescovo, la Messa antica si è tenuta una volta sola con eccezionale affluenza di circa 500 persone. In esito a ciò il viceprovinciale della Compagnia di Gesù, che com’ebbe a dirci agiva su sollecitazione del nostro Vescovo, ha vietato che si continuasse la celebrazione della Messa. Il Superiore, che si era dimostrato disponibile con noi, è stato in conseguenza destituito dall'incarico di superiore e, dopo alcuni mesi, addirittura trasferito: e, ci è stato confermato, proprio per quel motivo. Dopo molte difficoltà la Messa era ripresa (sempre solo mensile) presso il Convento dei Cappuccini, grazie al Superiore del convento. Ma anche quest'ultimo, dopo pochi mesi, è stato dapprima sollevato dall'incarico di superiore e poco dopo trasferito altrove. Ancora: un parroco che (terzo tentativo!) volle accogliere il numeroso gruppo stabile sanremese, accettando di trasformare ogni domenica la Messa vespertina ordinaria in forma straordinaria (la Curia aveva infatti vietato la soluzione più semplice, ossia l'aggiunta di una Messa ulteriore), ha dovuto dapprima, per intervento della Curia, limitare la celebrazione in forma straordinaria ad una al mese, e dopo la prima (con chiesa piena!), essa fu soppressa. Ora, dopo le nostre insistenze, pare che il Vescovo abbia di sua iniziativa disposto per una Messa mensile in un santuario in collina...

Per non parlare di fatti anche più gravi: ossia l'emarginazione e lo stigma attribuito, in ambiente ecclesiale, a chi richieda l’applicazione del motu proprio.

Se raccontiamo questo, che può avere interesse circoscritto, è per il valore paradigmatico, esemplare, di quali difficoltà, per non dire angherie, siano riservate ai fedeli legati all’antico rito; abbiamo riferito qui solo quanto a nostra conoscenza diretta, ma il problema è in tutto il mondo (è di questi giorni la lettera del vescovo di Malaga che rigetta la richiesta di un gruppo di fedeli: http://unavocemalaga.creeblog.com/Primer-blog-b1/Denegada-la-Forma-Extraordinaria-de-la-Misa-en-Malaga-b1-p24.htm)

E’ per questo che Vi supplichiamo, Beatissimo Padre, di voler provvedere a tante difficoltà dei fedeli, disponendo affinché la Commissione Ecclesia Dei, la cui riforma appare prossima, possa intervenire risolutivamente in tali casi. Da questo dipende, concretamente, il futuro del motu proprio che con tanta lungimiranza avete saputo emanare; e per questo impetriamo il Vostro intervento, consci anche noi, come la Santità Vostra ebbe a scrivere, che "la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia"

Nel confermare i sensi della nostra più alta stima e devozione, imploriamo dalla Santità Vostra l’apostolica benedizione su noi e su tutti i fedeli legati alla tradizione liturgica della S. Chiesa.
San Remo, 7 luglio 2009
Il gruppo stabile di fedeli
Diocesi Ventimiglia- San Remo
"Beato Tomaso Reggio
fonte:messainlatina.it