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quarta-feira, 10 de dezembro de 2014

IL MOTU PROPRIO SUMMORUM PONTIFICUM PER LA CRESCITA DELLA VITA RELIGIOSA: Che cosa è successo dagli anni sessanta?

Riporto il capitolo successivo (pp.85-87) della Prima parte della relazione di Padre Manelli pubblicata ieri. [vedi qui]. 
Proprio nel ripercorrere queste pagine, mi accorgo che non potrò mancare di mettere a disposizione di tutti anche le parti successive, altrettanto eloquenti e significative. In fondo non sono altro che il suo Manifesto e ci danno le ragioni della sua scelta successiva al Summorum Pontificumed in esso incardinata vero ponte con laSacra Traditio Ecclesiae riguardo alla Liturgia, anima e vita della Chiesa.
Mi rendo conto infatti di quanto sia eloquente e significativo questo excursus di padre Manelli, che è la chiara esposizione del sensus Ecclesiae - trasmesso all'Ordine di cui è Fondatore - dal quale possono estrarsi molte chiavi di lettura della situazione che si è venuta a creare nello stesso, emblematica di quella dell'intera realtà ecclesiale, frutto della dicotomia tra passato e presente tra Tradizione e Profezia operato dall'attuale Gerarchia. Situazione nella quale siamo immersi e coinvolti, che non è altro che conseguenza del nuovo sensus Ecclesiae in realtà solo invocato ma non definito e desumibile dalla nuova prassi ateoretica, corrispondente a
d un cambiamento di paradigma sostanziale, che vorrebbero inculcare anche a noi. Ed è per questo che ce ne occupiamo: appartiene anche a noi. Ci siamo dentro nello stesso modo. Al di là di altre possibili concause riguardanti gli FI nello specifico che, qualunque esse siano, sono evidentemente servite da pretesto per colpire la Messa Antiquior e tutto ciò che essa significa e porta con sé.

IL MOTU PROPRIO SUMMORUM PONTIFICUM
PER LA CRESCITA DELLA VITA RELIGIOSA

P. STEFANO M. MANELLI, F.I.
(Fondatore e Ministro Generale dei Francescani dell'Immacolata)

4. Che cosa è successo dagli anni sessanta?

Orbene, fino agli anni sessanta, il patrimonio liturgico che caratterizzava ogni singolo Ordine religioso è rimasto pressoché invariato, salvo le opportune modifiche marginali riguardanti, ad esempio, il calendario liturgico, che da sempre hanno arricchito o snellito i sacri riti sotto la vigile supervisione della Chiesa ufficiale. In quegli anni la Chiesa godeva ancora di una straordinaria fecondità delle vocazioni religiose, della conseguente crescita delle Missioni ad gentes, della solidità e maturità della vita cristiana del popolo di Dio.

Che cosa è successo, invece, dagli anni Sessanta in poi? In effetti, è successo che dopo la celebrazione del Concilio Vaticano II, che fu un'assise grandiosa come mai la Chiesa aveva avuto nel suo passato, l'attesa riforma liturgica post-conciliare, nel suo attuarsi, anziché operare lo sperato incremento e l'auspicata crescita della vita cristiana, ha operato, invece, una svolta, la quale, a conti fatti, ha inciso negativamente sull'intera Chiesa e sul popolo di Dio[74] e, ancor più, ha inciso negativamente soprattutto sull'impianto stesso della vita religiosa (particolarmente nell'Occidente).

Più devastante, rileviamolo ancora, è stata l'incidenza negativa del Novus Ordo sulla vita religiosa, come già riferito sopra (a proposito delle perdite rovinose in quasi tutti gli Ordini e Istituti religiosi). E qui non possiamo non accennare anche alla tristezza per la chiusura di tanti monasteri e Case religiose, così come per la chiusura della maggior parte dei seminari per i preti e per i frati, con il conseguente invecchiamento del clero, il calo nelle Missioni senza ricambio di missionari, e il moltiplicarsi continuo di paesi e paesi che anche in Italia rimangono senza il parroco, come pure senza vocazioni religiose sia maschili che femminili.

E se vogliamo chiederci perché l'incidenza negativa del Novus Ordo è stata grave per la Chiesa ed è stata ancor più grave soprattutto per la vita religiosa, la risposta è molto semplice: perché la Chiesa intera vive della liturgia, come insegnò anche il Vaticano II, e come disse Papa Giovanni Paolo II nella sua lettera ai Vescovi Dominicae coenae del 24 febbraio 1980, quando parlò del "collegamento molto stretto e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento dell'intera vita della Chiesa. La Chiesa non solo agisce nella liturgia, ma si esprime anche in questa; essa vive della liturgia e acquisisce dalla liturgia la sua forza vitale"[75].

E anche Papa Benedetto XVI afferma che nella liturgia "il cristiano trova la Chiesa come tale, in atto, credente e mediatrice della grazia: tutto il resto è secondario"76.

La vita religiosa, poi, ancora più ha subito l'incidenza negativa del Novus Ordo, poiché essa è una vita anzitutto "liturgica, come accennato, e di conseguenza essa non poteva e non può non essere condizionata dalla liturgia nella sua consistenza più vitale. È con la liturgia che la vita religiosa fa simbiosi e sinergia sia nella sua fecondità che nella sua infecondità. Si potrebbe anche dire, anzi, che liturgia e vita religiosa stanno in piedi o cadono sempre insieme. Questa è la perenne dinamica soprannaturale della vita religiosa innestata nella liturgia, e della liturgia innestata nella vita religiosa.

Di conseguenza, una liturgia ben fondata, salda e compatta viene dimostrata e garantita come tale soprattutto dalla vitalità e fecondità della vita monastica e religiosa; e, a sua volta, una vita monastica e religiosa che sia salda e in crescita feconda, dimostra e garantisce nella maniera più sicura la genuinità della liturgia del Corpo Mistico di Cristo; mentre una vita monastica e religiosa in rovinosa retromarcia, com'è oggi, non può che essere testimonianza di una liturgia in deficit di consistenza e di "forza vitale", secondo la precisa espressione di Papa Giovanni Paolo II.
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74 A conti fatti, in realtà, nei riguardi del popolo, è ormai sotto gli occhi di tutti che la frequenza del popolo di Dio alla santa Messa nei giorni di precetto, in questi quarant'anni, nella nostra Italia è letteralmente precipitata dalla media del 60% di frequenza che si aveva negli anni Cinquanta, alla media del 9-10% di frequenza che si ha ai nostri giorni (senza parlare dell'Europa, dove la media della frequenza si aggira intorno al 5%!). E che cosa dire, poi, del crollo della frequenza al Sacramento della confessione, del ritardo o del rifiuto nei battesimi dei bambini, dell'aumento impressionante dei matrimoni solo civili, con il dilagare spaventoso della contraccezione e dell'aborto, del divorzio e delle libere convivenze (senza parlare infine della omosessualità e della pedofilia)?
È facile, però, a questo punto, sentirsi subito opporre che non è colpa della liturgia se l'andamento della società è disastroso. Dire ciò, tuttavia, significa disconoscere e mortificare quella che è la grande missione salvifica della liturgia nel mondo. Non bisogna dimenticare, infatti che il trittico fondamentale della vera vita cristiana è costituito da una triplice "Lex": la Lex orandi, la Lex credendi, la Lex vivendi.
Il concatenamento fra queste tre leggi è ab intus, per cui l'una non si regge senza le altre. Di conseguenza:
  • una solida Lex orandi (ossia: preghiera giornaliera costante e fedele; liturgica, eucaristica, mariana; vocale, mentale, affettiva, contemplativa), è matrice di una solidaLex credendi;
  • una solida Lex credendi (ossia: credere tutte le verità di fede che la Chiesa propone a credere; ricevere i Sacramenti; seguire il Magistero della Chiesa, nell'obbedienza al Papa), è matrice di una solida Lex vivendi;
  • una solida Lex vivendi (ossia: vivere una vita di grazia, evitando il peccato, combattendo i vizi, praticando le virtù cristiane nei doveri familiari e nei rapporti sociali), è matrice di vita cristiana santa e santificatrice!

Ma se la Lex orandi non è genuina e solida, da che cosa si scopre? Si scopre dai frutti, secondo l'evangelico insegnamento di Gesù: "Un albero buono non può dare frutti cattivi" (Mt 7,18). Ossia:
  1. 1. si riconosce dai frutti velenosi di una fede confusa e fragile, di una fede magari sincretista o distorta fino alla negazione di verità di fede sulla SS. Trinità, sul Verbo Incarnato, su Maria Santissima, sull'inferno (chiuso o inesistente), sull'Eucaristia, sulla confessione, ecc...;
  2. si riconosce dai frutti velenosi di una vita cristiana disordinata e fuorviata dalle passioni e dal mondo, che aderisce alle deviazioni della morale (divorzio, aborto, eutanasia, contraccezione, concubinaggio, omosessualità, mode indecenti, pornografia, ecc...);
  3. si riconosce, a più ampio spettro sociale, dalla profanazione della domenica (contro il terzo Comandamento) da parte delle masse, con il calo impressionante della frequenza alla santa Messa festiva e ai Sacramenti (confessione e comunione, ma anche battesimo per i neonati), mentre proliferano droghe, discoteche e circoli di "invertiti", con le folle di gente presenti negli stadi, ai festival, nei cinema, schiavi della TV, ammalati di edonismo a tutti i costi. Povera società, povera umanità!

75 GIOVANNI PAOLO II, Dominicae coenae, 1980.

76 BENEDETTO XVI, Davanti al Protagonista. Alle radici della liturgia, Ed. Cantagalli, Siena, 2009, p. IV di copertina.