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segunda-feira, 26 de abril de 2010

Intervista al card. Dario Castrillon Hoyos I fedeli tradizionalisti e lefebvriani non sono scismatici


di Bruno Volpe,
da
Pontifex Roma (25/09/2009)
“Lo dico con franchezza: i Lefebvriani non sono affatto scismatici”: affermazione del Cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, Presidente Emerito della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Il porporato precisa: “Quando faccio questa affermazione non mi riferisco ai Vescovi che vennero ordinati senza l’autorizzazione del Papa. Quello fu un fatto in violazione delle regole canoniche e dunque meritevole della scomunica. Ma quando invece affermo che i tradizionalisti e i lefebvriani non sono scismatici, mi riferisco alle centinaia di fedeli tradizionalisti amanti della Chiesa tradizionale, al quella Chiesa legati e che nella dottrina sono in piena comunione. Ecco la ragione per cui affermo che i lefebvriani non si possono definire tutti scismatici, un errore di generalizzazione”.

Dai Lefebvriani alla figura,controversa di Mons. Marcelle Lefebvre. Che giudizio ne da?
Egli fu un grande uomo di Chiesa e negarlo sarebbe sbagliato e certamente antistorico, contro la verità. Indubbiamente, commise un grave atto di disubbidienza contro il Papa che gli costò una necessaria scomunica e commise un errore anche grave. Ma, per essere intellettualmente onesti, bisogna saper riconoscere che accanto a quell’errore Lefebvre ebbe e nutrì un grande amore per la Chiesa cattolica e compì cose buone delle quali bisogna tener conto. In sostanza, dico, senza timore di smentita, che Lefebvre fu un buon cattolico la cui vita va studiata, approfondita e in certi lati anche rivalutata.

Eminenza, pensa che prima o poi si arriverà alla piena comunione tra Roma e i lefebvriani?
Io penso e sono convinto di sì. Certamente non sarà un cammino facile, ma le parti sono bene intenzionate e marciano sulla via giusta. In fondo, i Lefrebvriani non sono così tanto lontani dalle verità del cattolicesimo e noi dobbiamo cercare quello che ci unisce, sia pur nella diversità.

Capitolo della revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Ha suscitato un vespaio di polemiche, lei era consenziente?
Certo. Il Papa ha fatto non bene, ma molto bene. Spesso sul tema ho sentito cose assurde. Bene, la revoca non era un atto di indirizzo teologico, ma solo un rimedio di diritto canonico, una misura di misericordia e di perdono e come tale andava visto. Ma non è stato compreso nella sua entità. In sostanza il Papa ha eliminato tecnicamente la causa della scomunica, ma non ha operato alcuna scelta teologica. Questo ha dato fastidio ad ambienti ostili fuori ed anche, duole dirlo, dentro la Chiesa.

Dunque lei pensa che la revoca della scomunica sia stata giusta?
Sì, lo è stata.

Veniamo al altro tema. Quale pensa che sia la posizione più conveniente per amministrare il sacramento della comunione?
Le due posizioni prevalenti sono quella in piedi e quella in ginocchio. Entrambe valide. Ma le due hanno bisogno senza ombra di dubbio, di un momento di compunzione, di sapere chi realmente vado a ricevere. Anche in quella in piedi è necessario un momento di adorazione e di meditazione. Io penso, ma la mia è una opinione personale, che la forma che meglio corrisponda alla sacralità della comunione, al senso di stupore e adorazione, sia quella in ginocchio.

Abusi liturgici, ritiene che sia bene celebrare ad oriente?
La mia idea è che mentre la liturgia della Parola possa essere proclamata di faccia ai fedeli, non sarebbe male, recitare parti della messa verso oriente, ossia verso Cristo. In tal modo i fedeli e non la parola assemblea, guarderebbe non al sacerdote, che mai è protagonista, ma a Cristo.

Come fare per abolire nei limiti del possibile gli abusi liturgici?
La sua è una domanda troppo facile, ma anche troppo difficile. Penso che i sacerdoti la debbano finire di svolgere il compito di protagonisti e capire che la liturgia non è proprietà loro, ma della Chiesa. Spiacevolmente, e dopo certe interpretazioni del post concilio, si è avuta la sensazione di sacerdoti che credono di essere dei presentatori televisivi e neppure di buon livello.
 

fonte:cristianismo cattolico