Don Divo Barsotti

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terça-feira, 13 de abril de 2010

Pro memoria per don Silvano Sirboni e per molti altri preti, sulla Messa coram Deo


Un commento al nostro post sull'articolo di don Sirboni, sulla Messa coram Deo pubblicato sulla rivista Vita Pastorale di aprile 2010, ci ha particolarmente colpito per la disarmante onesta (anche intellettuale) tanto nella parte in cui l'autore ammette l'avversione e il disprezzo che i suoi insegnanti di liturgia gli avevano inculcato con insistenza (e con successo) nei confronti del rito antico, tanto, e maggiormente, nella parte in cui lo stesso sacerdote ammette i frutti spirituali scoperti e goduti con la conoscenza del rito antico, grazie ad un'esperienza nella chiesa di S. Gregorio ai Muratori (FSSP) e al Motu Proprio Summorum Pontificum.
Riportiamo alcuni brani più significativi che speriamo tocchino il cuore dei lettori, soprattutto di quanti tra Loro, preti e vescovi in primis, non hanno ancora voluto/saputo apprezzare la semplice ricchezza spirituale e l'immenso contenuto teologico della liturgia antica; di quanti non ammettono la toccante "esperienza" (pur limitata perchè umana) di Dio che si riesce a fare attraverso essa, e di quanti continuano imperterriti ad esserne oppositori prevenuti, accecati dai loro pregiudizi, così come lo era il sacerdote che ha scritto.
Speriamo che anch'Essi si documentino e facciano un'esperienza simile a quella qui di seguito narrata ad utilità di tutti!
E ci auguriamo che, incuriositi dalle parole dal sacerdote riportate con tanta serenità e pacatezza, anche i più ostili provino a riconoscere alcuni errori di fondo del loro atteggiamento ostile, a conoscere, e magari a celebrare, la S. Messa antica. Magari non cambieranno idea, ma magari, con la grazia di Dio, sì.
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I nostri complimenti al sacerdote per la fatica e il coraggio! Ci rallegriamo per la sua esperienza e per i frutti di cui sta tutt'ora godendo, a vantaggio della suo ministero sacerdotale!
Ci consola un po' sapere che ci sono preti che nonostante tutto e tutti sanno abbandonare i preconcetti di una faziosa educazione e di una malsana ideologia incultata loro, e sappiano riconoscere i propri errori a vantaggio della Verità, e cioè di Gesù Cristo.
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Il sottolineato è nostro.
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"Sono un giovane prete specializzato in liturgia.
Fino a qualche anno fal la mia opinione verso la messa antica oscillava tra indifferenza e opposizione.
All'Istituto di liturgia pastorale in cui ho studiato (di cui non faccio il nome) mi era stato trasmesso direttamente ed indirettamente, un "santo disprezzo" verso un rito considerato quasi, newl migliore dei casi, come superstizioso, se non, nel peggiore dei casi, come diabolico.
La mentalità che mi era stata inculcata e di cui andavo fiero, era di considerare prima di tutto e innanzi tutto l'assemblea. [...] (don Sirboni parla di "servizio reso all'assemblea").
Mi sono poi spostato a Roma e lì qualche mio amico più di una volta mi invitò ad andare alla messa antica in una chiesa romana dove da decenni la si celebrava, ma ho sempre rifiutato l'invito quasi con orrore. La messa antica non solo non mi interessava, ma pur senza conoscerla mi faceva schifo.
Un giorno, per puro caso mi trovavo dalle parti del mausoleo di Augusto e per puro caso mi sono imbattuto in una chiesetta sconosciuta, san Gregorio dei Muratori. Vi entro anche per riposarmi un po. E stava per iniziare la messa: la messa antica! Il primo pensiero che mi è passato per la mente è stato quello di "fuggire". Ma vinto dalla stanchezza son rimasto. Era la prima volta che vedevo una messa preconciliare; l'impressione avuta da quella prima volta è stata pessima e mi ha fatto convincere ancor di più della bontà e della necessità della riforma liturgica.
Quel rito semplicemente mi è apparso ermetico, totalmente chiuso come la cassaforte di un caveau bancario.
Poi lessi le parole pronunciate da Giovanni Paolo II qualche settimana prima e in cui definì la liturgia preconciliare come un rito che rivelava la sostanza stessa di ogni altra liturgia.
E' da quella impressione di ermeticità che la messa antica mi diede unitamente all'affermazione di GPII che ho iniziato una lunga riflessione.
Avevo di fronte la cassaforte liturgica della Chiesa, ma come aprirla? Celebrando la messa antica? [...]
Come allora aprire questa cassaforte? Semplice: documentandomi.
Sono andato alla ricerca di testi di storia liturgica e soprattutto mi son messo a sfogliare il messale antico che mi era stato insegnato ad odiare e fuggire come la peste.
Ho avuto molte difficoltà a superare le barriere costituite da ciò che ora so essere stati dei pregiudizi. Ho avuto molta difficoltà. Ma man mano che avanzavo mi rendevo conto che quel rito poteva essere anacronostico, poteva essere biblicamente povero, poteva essere semplice, ma non ci trovavo nulla nè di diabolico nè di superstizioso.
Ancora però non riuscivo a vederci la sostanza in grado di rivelarmi il senso di tutte le altre liturgie.
Ho preso il coraggio a due mani, mi sono preparato, e un giorno ho iniziato a celebrarla. Lo devo ammettere, per poter "scassinare" questa cassaforte ho dovuto faticare non poco; ho dovuto celebrare molte volte la messa antica ed ogni volta lo facevo con sforzo. Non mi sono lasciato scoraggiare dalle difficoltà, sapevo che per giungere in vetta ad una montagna bisogna faticare, ed ho faticato, ho sudato.
La fatica più grande è stata quella di spogliarmi di 15 anni di (de)formazione subita. Poi venne il motu propio Summorum Pontificum.
Ora, a 42 anni, ho scoperto il tesoro inestimabile che è il rito antico, ho scoperto il perchè esso e solo esso costituisce e rivela il senso di qualsiasi altra liturgia; non passa giorno in cui io non celebri la messa antica; e quando per necessità pastorali devo celebrare la messa nuova lo faccio con grande sofferenza; [...] "
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Grazie, caro giovane sacerdote di 42 anni. Di cuore. Grazie!

onte:messainlatino.it