Don Divo Barsotti

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segunda-feira, 11 de julho de 2011

La concelebrazione: quante S. Messe? Se dunque l’applicazione all’umanità dei frutti della Redenzione e la cacciata di satana dal mondo si realizza soprattutto con la continua celebrazione, in ogni luogo e in ogni ora, del Santo Sacrifico della Messa [3], è chiaro che è importante sapere se la Concelebrazione è una Messa sola, oppure se vengono celebrate tante Messe quanti sono i concelebranti.

 
di Don Alfredo M. Morselli
1. La posta in gioco.
San Pio da Petrelcina diceva che il mondo potrebbe stare anche senza sole, ma non senza la santa Messa.
Ma è proprio vero quanto diceva il grande santo cappuccino?
Se la Santa Messa è la rinnovazione incruenta dell’unica Sacrificio di Gesù Cristo, non è forse sufficiente alla salvezza del mondo questo stesso Sacrificio perfetto compiuto una volta per tutte?
Ha forse senso la terribile riduzione di K. Rahner, secondo il quale l’unico fattore che, nella Messa, potrebbe arricchire la Chiesa, è la più intensa preghiera e devozione che la Messa è in grado di provocare; e in ciò - sempre secondo il celebre teologo - sarebbe da ricercare il principio in base al quale la Chiesa dovrebbe trovare «la vera norma per la regolazione della frequenza delle Messe» [1]?
La buona dottrina cattolica ci dice, al contrario, che ciò che è stato conquistato da Gesù Cristo una volta per tutte deve essere elargito alla Chiesa - e tramite questa a tutta la povera umanità - nel tempo e nello spazio.
È per questo che il santo profeta Malachia aveva preannunziato un’oblazione monda che sarebbe stata offerta al buon Dio in ogni luogo: in omni loco sacrificatur et offertur nomini meo oblatio munda (Ml 1,11).
Ogni uomo, molte volte nella sua vita, deve adorare e ringraziare Dio per tutti i suoi benefici, e non può farlo se non unendosi all’Adorazione e al Ringraziamento che Gesù Cristo ha realizzato nel suo sacrifico supremo.
Ogni uomo deve, più volte ogni giorno chiedere perdono e ogni altra grazia; e non può farlo se non unendosi realmente alla Propiziazione e all’Impetrazione del Sommo ed Eterno Sacerdote.
Così spiega S. Tommaso:
“… ogni nostra azione raggiunge la sua perfezione attraverso Gesù Cristo; e pertanto, quando in un giorno capita di dover ricordare i vari benefici di Dio, per i quali a Dio stesso bisogna render grazie, o anche di dover impetrare da Dio più grazie, per la salvezza dei vivi e dei defunti: [allora] è necessario che la Messa sia celebrata molte volte nella Chiesa, se si può; né – per i suddetti motivi – ne consegue che si debba talvolta smettere” [2].

Inoltre, ad ogni peccato dell’uomo, il demonio acquista sempre più potere, a tal punto da poter essere chiamato “principe di questo mondo” (Gv 12,31) e “dio di questo secolo” (2 Cor 4,4). Ne consegue che molte volte deve ri-scoccare quell’”ora” in cui il principe di questo mondo viene “cacciato fuori” (Gv 12,31). E quest’ora scocca nuovamente, puntualissima ed efficacissima, ogni volta che il Sacrifico è rinnovato sui candidi altari.
Se dunque l’applicazione all’umanità dei frutti della Redenzione e la cacciata di satana dal mondo si realizza soprattutto con la continua celebrazione, in ogni luogo e in ogni ora, del Santo Sacrifico della Messa [3], è chiaro che è importante sapere se la Concelebrazione è una Messa sola, oppure se vengono celebrate tante Messe quanti sono i concelebranti.
Se fosse vero primo caso, la concelebrazione - a tutti i costi e sistematica, specialmente nelle comunità religiose e nei seminari, occluderebbe lentamente - quoad nos - quella divina sorgente di Acqua e Sangue che zampilla ad ogni S. Messa e a cui l’umanità è invitata ad attingere continuamente e con gioia.

2. I pronunciamenti del magistero
Talvolta, per suffragare la tesi secondo cui si celebrano tante Messe quanti sono i concelebranti, si citano alcune parole di Pio XII: “tante sono le azioni di Cristo, Sommo Sacerdote, quanti sono i sacerdoti celebranti[4]
Ma bisogna tenere presente che questa affermazione è contenuta in una risposta ad hominem, contro la tesi erronea secondo la quale l’azione un sacerdote che celebra la Messa equivale a quella di un sacerdote che vi assiste: e questo significa che ogni azione di un celebrante – a differenza di chi assiste – è una vera azione di Cristo: in questo senso ogni azione di ogni concelebrante è "azione di Cristo". Ma non si intende specificare qui se le azioni di Cristo siano numericamente distinte quanto lo sono le azioni dei celebranti.
Questa interpretazione è avvalorata dalla spiegazione di questo testo fatta dallo stesso Pio XII due anni più tardi, nella allocuzione “Vous Nous avez demandé” [5], dove il Pontefice afferma che, “nel caso di una concelebrazione nel senso vero e proprio della parola, Cristo, invece di agire per il tramite di un solo ministro, agisce per mezzo di più (“Dans le cas d'une concélébration au sens propre du mot, le Christ, au lieu d'agir par un seul ministre, agit par plusieurs”).
Si tratta dunque di un'unica azione di Cristo [6] (quindi di una sola S. Messa), pur essendo tutte e singole le azioni dei concelebranti ciascuna vera azione di Cristo, ma non numericamente-sacramentalmente distinte dall’unica celebrazione e l’una dalle altre.
Il magistero conciliare e post-conciliare non tratta ex professo la questione; possiamo trovare tuttavia alcune affermazioni in linea con quanto abbiamo sostenuto.