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quinta-feira, 21 de abril de 2016

Card. Robert Sarah...«Non lasciamoci impressionare da certi membri del clero... che, per ragioni pastorali, pretendono di cambiare l’insegnamento di Gesù e la dottrina plurisecolare dei sacramenti della Chiesa».



Questa significativa esortazione si trova nell’omelia che il Card. Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha tenuto lo scorso 10 aprile, ad Argenteuil, in Francia, dove si era recato in occasione dell’ostensione della Sacra Tunica. Ne proponiamo il testo integrale in italiano, elaborato in base alla traduzione proposta dal sito Inter Multiciples Una Vox.



Cari fratelli e sorelle,

il vostro vescovo, Mons. Lalanne, ha voluto che la Sacra Tunica di Cristo fosse esposta in occasione dell’Anno Giubilare della Misericordia, decretato dal Santo Padre Francesco, ed anche per il cinquantesimo anniversario della vostra diocesi, quella di Pontoise, e per il centocinquantesimo anniversario di questa Basilica. Come sapete, nel racconto della Passione del Signore, San Giovanni attira la nostra attenzione sulla Tunica di Gesù (19, 23-24). Egli afferma che le Sacre Scritture, e cioè le parole del Salmo 22 (18) che egli stesso cita: «Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte», si sono compiute il Venerdì Santo sul Calvario. I soldati romani presero le vesti di Gesù; ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato. Presero anche la Tunica; era una Tunica senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». L’episodio della divisione tra i soldati romani delle vesti e della Tunica senza cuciture è stato considerato dai Padri – in particolare, Sant’Agostino e San Giovanni Crisostomo – come un’espressione dell’unità della Chiesa. Per Sant’Agostino, le vesti, di cui i soldati fecero quattro parti, figurano l’universalità della Chiesa che si estende ai quattro angoli del mondo e che si trova ugualmente presente in ciascuna delle sue parti. Così, come dice la costituzione dogmatica del concilio Vaticano II, Lumen Gentium «le Chiese particolari» - e la diocesi di Pontoise è una di esse - «sono formate ad immagine della Chiesa universale, ed è in esse e a partire da esse che esiste la Chiesa cattolica una e unica» (n. 23). Ma la Chiesa è cattolica fin dal primo istante della sua esistenza: essa abbraccia tutte le lingue. Come si può vedere, la Chiesa universale precede le Chiese particolari, l’unità precede le parti. La Chiesa universale non è una fusione di secondo grado delle Chiese locali. È la Chiesa universale, cattolica, che genera le Chiese particolari, e queste Chiese possono rimanere tali solo in comunione con la cattolicità. D’altronde, la cattolicità esige la molteplicità delle lingue, la messa in comunione e l’armonia delle ricchezze dell’umanità nell’amore del Crocifisso. La cattolicità, dunque, non è solo qualcosa di esteriore, ma deve diventare una delle caratteristiche della fede personale: noi dobbiamo credere con la Chiesa di tutti i tempi, di tutti i continenti, di tutte le culture, di tutte le lingue. È per questo che la Tunica senza cuciture tirata a sorte, aggiunge Sant’Agostino, raffigura l’unità di tutte le parti della Chiesa, e cioè delle Chiese particolari unite tra loro dal legame della carità.