Don Divo Barsotti

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domingo, 6 de outubro de 2019

DON DIVO BARSOTTI, LE DISTRAZIONI NELLA PREGHIERA


LE DISTRAZIONI NELLA PREGHIERA
"Questo è dunque il pericolo: che la nostra vita, non combattendo
efficacemente le distrazioni volontarie, non acquisti mai un senso religioso profondo."
"Bisogna che ti renda conto dell'infinita grandezza dell'atto che compi."
don Divo
Un problema molto pratico, e molto importante per la vita spirituale:
se la preghiera non solo è il dovere fondamentale della vita del cristiano, ma è così necessariamente legata ad ogni progresso della vita spirituale, come combattere le distrazioni?
Noi tutti ne abbiamo, la nostra preghiera risulta molto spesso una
lotta per allontanare pensieri, preoccupazioni, immagini che continuamente ci distolgono da Dio.
Vorremmo pregare, ci impegniamo alla preghiera e ci
accorgiamo che dopo alcuni minuti, anche continuando a leggere o a recitare una formula, la nostra mente si è divagata. Perfino nella meditazione: possiamo mantenere un certo spirito di raccoglimento interiore, ma la fantasia va per conto
suo, si presentano immagini continue e diverse da quelle che la preghiera dovrebbe suscitare.
Allora dobbiamo domandarci: queste distrazioni possono
essere combattute direttamente, o indirettamente? Compromettono lo spirito di
preghiera? Quando l'anima potrà liberarsene del tutto, e come dovrà liberarsene?
Certo la distrazione volontaria non potremmo mai tollerarla.
Oltre che essere un peccato veniale - l'anima che durante la preghiera si sottrae a Dio e antepone un'altra immagine o un altro pensiero alla conversazione e alla comunione con Lui gli manca di rispetto - è anche un ostacolo al progresso
stesso della preghiera: un ostacolo diretto, che, come compromette la verità di un nostro rapporto con Lui, così può compromettere tutta la nostra vita spirituale togliendole un contenuto religioso.
Vi sono tante anime che pur avendo vivissimo il senso del dovere, non hanno un senso altrettanto vivo di Dio. Allora se l'anima non si sforza, specialmente all'inizio della vita spirituale, ad allontanare le distrazioni, se anche durante la preghiera accetta distrazioni, preoccupazioni e pensieri che la distolgono da Dio, mai acquisterà il senso di Dio, mai comprenderà che la vita prima di avere un contenuto morale, deve avere un contenuto religioso, deve essere cioè rapporto con Dio.
Non acquisterà mai il senso di Dio; Dio per la anima che non combatte efficacemente le distrazioni, rimarrà un concetto, una
verità astratta che non avrà presa sull'anima come l'hanno le preoccupazioni giornaliere della professione, delle responsabilità personali. Sembrano più reali alla anima queste preoccupazioni e queste responsabilità di quanto non sia il Signore.
Questo è dunque il pericolo: che la nostra vita, non combattendo
efficacemente le distrazioni volontarie, non acquisti mai un senso religioso profondo.
1) [..] Esige lo sforzo di allontanare preoccupazioni per cose che
sembrano più concrete e più vere di un rapporto con Dio. Ma noi abbiamo la fede, dobbiamo cercare di reagire al peso che hanno le realtà visibili nei confronti di questa Realtà invisibile che è Dio.
Di qui la necessità di combattere le distrazioni volontarie.
2) [..] La preghiera esige che l'anima si sottragga alla realtà sensibile e visibile per entrare in comunione con la Realtà divina nel modo più diretto e consapevole, allontanando preoccupazioni e pensieri. Che cosa possono essere mai tutti i tuoi affari, che cosa può essere mai la tua professione quando tu vivi
la tua comunione con Dio?
Bisogna che ti renda conto dell'infinita grandezza dell'atto che compi.
3 [..]Se vogliamo realmente pregare bisogna che l'atto della preghiera impegni anche realmente le nostre potenze, altrimenti si recitano delle formule vuote e la nostra mente e il nostro cuore rimangono altrove.
4) [..] Bisogna disporci alla preghiera, ecco la prima cosa che s'impone. Questo è importante perché, esseri di carne come siamo, dobbiamo renderci conto che non possiamo mai entrare in comunione con Dio attraverso uno strapparci alle cose che mantengono un'ipoteca su noi per tanti motivi. E vero, se Dio vive in noi e noi viviamo in Lui siamo già in Paradiso, eppure ci sentiamo tanto lontani ed estranei al Cielo! Noi sentiamo piuttosto la presenza di una persona che ci pensa, anziché la presenza beatificante di Dio; di più l'attrattiva per un amico che
l'immensa bontà di Dio che sempre ci avvolge. E questo è naturale.
5) Per entrare e vivere nella divina presenza, bisogna strapparci un poco alle cose, ravvivare il nostro spirito di fede nella divina Presenza, allora le cose perdono del loro peso, allora potremo fare la preghiera con una certa facilità e dolcezza.
Questo non toglie però che durante la preghiera le distrazioni possano ritornare, ma saranno involontarie se ci saremo disposti bene, perché è impossibile che un'anima che viva veramente nella divina Presenza, che realizzi veramente questa Presenza ineffabile, si sottragga volontariamente a Dio per
pensare ad altra cosa: sarebbe veramente un'inconcepibile mancanza di riverenza alla Divinità.
Dal libro "Il lavoro del cristiano