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sexta-feira, 13 de novembro de 2020

Beata Maria Candida dell'Eucaristia

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Beata Maria Candida dell'Eucaristia


Maria iniziò un'intensissima vita spirituale. Compiuto normalmente il periodo di postulandato, vestì l'Abito religioso il 16 aprile 1920, assumendo il nome, per certi aspetti profetico, di Suor Maria Candida dell'Eucaristia. La nuova Beata, aiutata dalla spiritualità carmelitana, sviluppò pienamente quella che lei stessa definì la sua " vocazione per l'Eucaristia ". …Lo aveva compreso in modo singolare sin da bambina:" Quand'ero ancora piccina e ancora non mi era stato dato Gesù, accoglievo la mamma mia dal ritorno della S.ma Comunione, quasi alla soglia di casa, e spingendo i piedi per arrivare fino a lei, le dicevo: " A me pure il Signore! ". Mamma s'abbassava con affetto e fiatava sulle mie labbra; io subito la lasciavo, e incrociando e stringendo le mani sul petto, piena di gioia e di fede, ripetevo saltellando: " Io pure ho il Signore! io pure ho il Signore " ".  

Maria Candida affermava  di essere “ rinvenuta ” quando aveva trovato e scoperto il mistero dell’Eucaristia e diceva: Tu solo mi hai fatto felice; ora so dov’è la gioia, il sorriso. Vorrei additarti al mondo intero, o fonte di felicità, o paradiso. Vorrei trascorrere la vita ai tuoi piedi, vorrei vederti assediata o divina Eucaristia, da tanti cuori  ”.

 La Santa Comunione è il mio sospiro, la mia brama, il mio palpito. Per me non vi è alcun diletto su questa terra che nella S. Comunione … Anche comunicarmi ogni giorno [e allora non era facile] mi sembra troppo poco ”. Per questo, sognava il permesso di potersi comunicare anche a pomeriggio: un sogno profetico divenuto oggi, per noi, realtà.  

L’Eucaristia fu la sua vocazione, il suo carisma, la sua missione. Ella entrò nel Carmelo per realizzare il suo intensissimo desiderio di immolazione, come via privilegiata della propria santificazione, secondo la sua stessa affermazione: “ Qua giunta e prostrata ai piedi della Sacra Custodia, io sentii di immolarmi e mi immolai in silenzio a Lui ”. E rinnovava in ogni celebrazione eucaristica questa immolazione riparatrice soprattutto per le offese arrecate al suo Amore eucaristico e scongiurava i sacerdoti: “Trattate bene il mio Gesù sacramentato!  
Voleva essere “ l’apostola della Comunione ”, anzi un “ ostensorio  ” vivente e chiedeva a Gesù “ anime che si comunichino per amore, con amore, che facciano il possibile per dare tempo – il più che possono – al rendimento di grazie  ”. 

"Sperimentino tutti, o Gesù, ciò che sorge dalle comunioni ben fatte ”, “ Grande è l’unione che passa fra Gesù e l’anima che l’ha ricevuto… è da questo intimo amplesso dell’anima con Gesù che sorge quella gran sete e desiderio d’unione con Dio. Veramente frutto massimo della SS. Comunione ben fatta è l’unione divina: Comunione ossia unione  ”. 

Al tuo contatto si smorza, si muta ogni passione contro la bella carità, da te s’attinge ogni forza per rendere bene per male, e sempre bene, solo bene ” .

“ Quante volte assistendo alla SS. Comunione mi ha tratto e commosso il cuore il prodigarsi di Gesù, il donarsi a tutti, tutto, senza posa, a quanti! Ed è sorto spontaneo nell’anima mia il pensiero, il desiderio di donarmi, di prodigarmi anch’io a tutti, tutta, senza posa, senza riserve ”.   

E davanti all’Eucaristia in preghiera, veramente si trasfigurava, offrendo di sé l’immagine dell’adoratrice in spirito e verità. Volle prolungare le sue ore di adorazione, e soprattutto l'ora dalle 23 alle 24 di ogni giovedì era passata dinanzi al Tabernacolo. L'Eucaristia polarizzava veramente tutta la sua vita spirituale, non tanto per le manifestazioni devozionali, quanto per l'incidenza vitale del rapporto della sua anima e Dio. " Quante volte, specialmente a sera, ricordando le grandezze, gli splendori della terra e poi volgendo lo sguardo al Tabernacolo, esclamo: Tutto è vuoto; non vi è tesoro più grande, più delizioso di quello che posseggo e che tutto è là ".
"Toglietemi tutto, anche la pelle, ma lasciatemi Gesù!  " ,“ Gesù, - diceva – donami lo splendore dell’Ostia immacolata  
”.
Madre Candida, educata alla scuola di S. Margherita Alacoque, esprimeva la “ gioia piena ” e la “ dolcezza senza fine ” da lei provate davanti alla presenza eucaristica del suo Sposo divino " Il Cielo stesso non possiede di più. Quell'unico tesoro è qua, è Iddio! Veramente, sì veramente: mio Dio e mio Tutto. Io chiedo al mio Gesù di essere posta a custodia di tutti i tabernacoli del mondo sino alla consumazione dei secoli ” e chiedeva che il suo cuore ardesse come sua “ lampada perenne ” in tutti i luoghi dove Egli abitava, per concludere: “Ove è Gesù Ostia, sono dunque pure io ”… “ Vivere della tua presenza è quasi un delirio per l’anima mia  ...
L’amore allo Sposo divino eucaristico s’intrecciava nella Beata con l’amore alla Madre sua, “ donna eucaristica in tutta la vita ”. Madre Candida, rivolgendosi a Gesù eucaristico, così pregava: “ Io non ti avrei se Maria non avesse consentito a divenire madre di Te, Verbo incarnato ”,e per questo chiamava “Aurora dell’Eucaristia ” Colei che aveva portato in grembo il Figlio di Dio e che continuamente lo genera nel cuore dei suoi discepoli: "Vorrei essere come Maria, essere Maria per Gesù, prendere il posto della mamma sua. Nelle mie Comunioni Maria è sempre con me: è dalle sue mani che voglio riceverlo, è col suo cuore che lo voglio nel mio cuore, io provo a volte la tenerezza di Maria nello stringere Gesù. Io vorrei difenderlo da tutte le freddezze, da tutte le negligenze, vorrei chiuderlo in me, carezzarlo tanto, quel corpo adorabilissimo, quelle innocentissime e salutari Carni. Io non posso dividere Maria da Gesù. Salve, o Corpo di Cristo, nato da Maria Vergine. Salve o Maria, aurora dell'Eucaristia." Verso la Madonna, quindi, Madre Candida ebbe sempre un eccezionale fervore, la ringraziava considerando “ da te ho avuto l’Eucaristia ”, avrebbe voluto dire a tutto il mondo la sua esperienza interiore: “ L’amore a Maria vi darà l’amore a Gesù.