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sexta-feira, 13 de novembro de 2020

In che consiste la vita interiore? Il vero rapporto con Gesù

 

In che consiste la vita interiore? Il vero rapporto con Gesù

In che consiste la vita interiore?

Questa vita preziosa, che è il vero regno di Dio dentro di noi (Luca XVIII, 11), dal Cardinale dé Bérulle e dai suoi discepoli viene chiamata aderenza a Gesù, e da altri vita di identificazione con Gesù; è la vita con Gesù vivente e operante in noi. Consiste nel renderci conto, e con la fede prendere coscienza, meglio che sia possibile, della vita e dell’azione di Gesù in noi e corrispondervi docilmente. 


Consiste nel ci che Gesù è presente in noi e pertanto considerare il nostro cuore come un santuario dove dimora Gesù, perciò pensare, parlare e compiere tutte le nostre azioni nella sua presenza e sotto la sua influenza; vuol dire dunque pensare come Gesù, far tutto con Lui e come Lui; con Lui vivente in noi come principio soprannaturale della nostra attività, come Lui nostro modello. E’ la vita abituale nella presenza di Dio e nell’unione con Gesù Cristo.

L’anima interiore, si ricorda frequentemente che Gesù vuole vivere in lei, e con Lui lavora a trasformare i suoi sentimenti e le sue intenzioni; si lascia perciò dirigere in tutto da Gesù, lascia ch’Egli pensi, ami, lavori, soffra in lei e quindi v’imprima l’immagine sua, come il sole, secondo un bel paragone del Cardinale de Bérulle, imprime la sua immagine in un cristallo; ovvero, seconda le parole di Gesù medesimo a santa Margherita Maria, presenta il suo Cuore a Gesù come una tela dove il divino pittore dipinga ciò che vuole.

Piena di buona volontà, l’anima interiore pensa abitualmente: « Gesù è in me, non è soltanto il mio compagno, ma è l’anima dell’anima mia, il cuore del mio cuore; ad ogni momento il suo Cuore mi dice come a san Pietro: Mi ami tu?… fa questo, schiva quello… pensa in questo modo… ama così.., lavora cosi, con tale intenzione… in tal modo lascerai che la Mia vita penetri in te, l’investa, e sia la tua vita ».

E quell’anima a Gesù risponde sempre sì: Signor mio, fate dì me ciò che vi piace, ecco la mia volontà, vi lascio piena libertà, a Voi e al vostro amore interamente mi abbandono… Ecco una tentazione da vincere, un sacrificio da fare, tutto faccio per Voi, affinchè mi amiate e io vi ami di più ».

Se la corrispondenza dell’anima è pronta, generosa, pienamente effettiva, la vita interiore è ricca, e intensa; se la corrispondenza è fiacca e intermittente, la vita interiore è debole, meschina e povera.

E’ questa la vita interiore dei Santi, come lo fu in grado inconcepibile nella Madonna e in san Giuseppe. I Santi sono santi in proporzione dell’intimità e dell’intensità di, questa vita. Tutta la gloria della figlia del Re,. ossia dell’anima figlia di Gesù è interiore (Ps., XLIX, 14), e ciò, ci sembra, spiega la glorificazione di certi Santi che esteriormente non hanno fatto nulla di straordinario, come, per esempio, san Gabriele, dell’Addolorata. Gesù è il maestro interno dei Santi; e i Santi non fanno niente senza consultarlo interiormente, lasciandosi completamente guidare dal suo spirito, perciò diventano come fotografie viventi di Gesù.

San Vincenzo de’ Paoli non faceva mai nulla senza pensare: Come farebbe Gesù in questa circostanza? Gesù era il modello che Egli sempre aveva davanti agli occhi.

San Paolo era arrivato a tal punto da lasciarsi completamente dirigere dallo spirito di Gesù; non vi opponeva più nessuna resistenza, come una massa di cera molle che si lascia formane e modellare dall’artefice. E’ questa la vita di cui dovrebbe vivere ogni cristiano; così si forma Cristo in noi secondo un detto sublime dell’Apostolo (Gal., IV, 19), perchè la sua azione riproduce in noi le sue virtù e la sua vita.

Gesù diventa veramente la vita dell’anima che a Lui si abbandona con docilità perfetta; Gesù è il suo maestro, ma è anche la sua forza e le rende tutto agevole; con uno sguardo interiore del cuore a Gesù, ella trova l’energia necessaria per fare ogni sacrificio, e vincere, ogni tentazione, e dice continuamente a Gesù: Che io perda tutto, ma non Voi! Allora si verifica quell’ammirabile detto di san Cirillo: Il cristiano è un composto di tre elementi: il corpo, l’anima e lo Spirito Santo; Gesù è la vita di quell’anima, come l’anima è la vita del corpo.

L’anima che vive della vita interiore:

1- Vede Gesù; vive abitualmente nella presenza di Gesù; non passa lungo tempo senza ricordarsi di Dio, e per lei Dio è Gesù, Gesù presente nel santo tabernacolo e nel santuario del suo proprio cuore. I Santi si accusano come d’una colpa, della dimenticanza di Dio anche per un piccolo quarto d’ora.

2- Ascolta Gesù; sta attenta alla sua voce con grande docilità, e lo sente nel suo cuore che la spinge al bene, la conforta nelle pene, l’incoraggia nei sacrifici. Gesù dice che l’anima fedele sente la sua voce (Joan., X, 27). Beato chi sente e ascolta la voce intima e soave di Gesù nel fondo del suo cuore! Beato chi tiene il suo cuore vuoto e puro, in modo che Gesù possa farvi sentire la sua voce!

3- Pensa a Gesù; e si libera da ogni pensiero che non sia per Gesù; in ogni cosa cerca di piacere a Gesù.

4- Parla a Gesù con intimità e cuore a cuore; conversa con Lui come con l’amico! e nelle difficoltà e nelle tentazioni a Lui ricorre come al Padre amante che non l’abbandonerà mai.

5- Ama Gesù e tiene libero il suo cuore da ogni affezione disordinata che sarebbe disapprovata dal suo Diletto; ma non si contenta di non avere altro amore che per Gesù e in Gesù, ama anche intensamente il suo Dio. La sua vita è piena d’atti di carità perfetta, perchè tende a far tutto in vista di Gesù e per amore di Gesù; e la devozione al Sacro Cuore di Nostro Signore è appunto il tesoro più ricco, fecondo, abbondante e prezioso di ani di carità… Alla vita interiore si applicano egregiamente quelle parole di Gesù alla Samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!… Ciò che importa, è d’aver degli occhi e sapersene servire ».

E’ facile acquistare una tal vita interiore? – in realtà, tutti i cristiani vi sono chiamati, Gesù ha detto per tutti ch’Egli è la vita; san Paolo scriveva a fedeli e cristiani ordinari e non a frati o a monache.

Dunque ogni cristiano può e deve vivere di una tale vita. Che sia tanto facile, specialmente sul principio, non si può dire, perchè bisogna che la vita anzitutto sia veramente cristiana. « E’ più facile passare dal peccato mortale allo stato di grazia che nello stato di grazia assorgere a questa vita d’unione effettiva con Gesù Cristo », perchè è un’ascesa che richiede mortificazione e sacrificio. Tuttavia ogni cristiano vi deve tendere ed è deplorevole che vi sia in proposito tanta negligenza.

Molte anime cristiane vivono in grazia di Dio, attente a non commettere nessun peccato almeno mortale; conducono forse una vita di pietà esteriore, compiono tanti esercizi di pietà; ma non si curano di far di più e di innalzarsi alla vita intima con Gesù. Sono anime cristiane; non fanno tanto onore alla religione ed a Gesù; ma, insomma, Gesù non si vergogna di loro ed alla loro morte saranno da Lui accolte. Tuttavia non sono l’ideale della vita soprannaturale, nè possono dire come l’Apostolo : E’ Cristo che vive in me; Gesù non può dire: sono mie fedeli pecorelle, vivono con me.

Al disopra della vita appena cristiana di tali anime, Gesù vuole un’altra forma di vita più accentuata, più sviluppata, più perfetta, la vita interiore, alla quale viene chiamata ogni anima che riceve il santo Battesimo che vi depone il principio, il germe ch’ella deve sviluppare. Il cristiano è un altro Cristo hanno sempre detto i Padri »

Quali sono i mezzi per la vita interiore?

La prima condizione è una grande purezza di vita; quindi una cura costante di evitare ogni peccato anche veniale. Il peccato veniale non combattuto è la morte della vita interiore; l’affettuosità e l’intimità con Gesù sono prette illusioni se si commettono peccati veniali ad occhi aperti senza premura di emendarsene. I peccati veniali commessi per debolezza e subito disapprovati almeno con uno sguardo del cuore al tabernacolo, non sono un ostacolo, perchè Gesù è buono e quando vede la nostra buona volontà ci compatisce.

La prima condizione necessaria è dunque di essere pronti, come Abramo era pronto a sacrificare il suo Isacco, a fare anche noi qualunque sacrificio piuttosto che offendere il nostro amato Signore.

Gran mezzo inoltre per la vita interiore è l’impegno di tener sempre il cuore diretto a Gesù presente in noi o almeno al santo Tabernacolo. Quest’ultimo modo potrà essere più facile. Ad ogni modo ricorriamo sempre al tabernacolo. Gesù in persona si trova in Cielo e, col Cuore eucaristico, nel santissimo Sacramento, perchè cercarlo distante, sino al più alto dei cieli, quando l’abbiamo qui vicino a noi? Perchè ha voluto rimanere con noi, se non perchè lo potessimo trovare con la massima facilità?

Per la vita di unione con Gesù, ci vuole raccoglimento e silenzio nell’anima.

Gesù non si trova nel tumulto della dissipazione. Bisogna fare, come dice il Cardinale de Bérulle, con una espressione molto suggestiva, bisogna fare il vuoto nel nostro cuore, dimodochè questo diventi una semplice capacità, e allora Gesù lo occuperà e lo riempirà.

E’ necessario dunque liberarci da tanti pensieri e preoccupazioni inutili, raffrenare la fantasia, fuggire tante curiosità, contentarci di quelle ricreazioni proprio necessarie che si possono prendere in unione col Sacro Cuore, cioè per un fine buono e con buona intenzione. L’intensità della:vita interiore sarà proporzionata allo spirito di mortificazione.

Nel silenzio e nella solitudine i Santi trovano ogni delizia perchè vi trovano ineffabili godimenti con Gesù. Il silenzio è l’anima delle cose grandi. «La solitudine, diceva il Padre de Ravignan, è la patria dei forti», e soggiungeva: «Non sono mai meno solo come quando sono solo… Non mi trovo mai solo quando sono con Dio; e non sono mai con Dio come quando non sono con gli uomini». E quel Padre Gesuita era pure uomo di grande attività! «Silenzio o morte….» diceva ancora.

Ricordiamo certe grandi parole: in multiloquio non deerit peccatum; Nell’abbondanza delle chiacchiere v’è sempre qualche peccato. (Prov. X), e quest’altra: Nulli tacuisse nocet… nocet esse locutum. Sovente ci si trova pentiti di aver parlato, raramente di aver taciuto.

L’anima, inoltre, si sforzerà di tendere ad una santa familiarità con Gesù, parlando con Lui cuore a cuore, come col migliore degli amici; ma questa dimestichezza con Gesù dev’essere alimentata con la meditazione, la lettura spirituale e le visite al SS. Sacramento.

Rispetto a tutto ciò che si può dire e sapere sulla vita interiore; saranno da leggere e meditare molti capitoli dell’Imitazione di Cristo, specialmente i capitoli I, VII e VIII del Libro II e vari del Libro III.

Grande ostacolo alla vita interiore, oltre il peccato veniale avvertito, è la dissipazione, per la quale si vuole saper tutto, veder tutto anche moltissime cose inutili, dimodochè non rimane posto per un pensiero intimo con Gesù nella mente e nel cuore. Qui sarebbe da dire delle letture frivole, delle conversazioni mondane o troppo prolungate, ecc., con le quali non si è mai in casa, cioè nel proprio cuore, ma sempre fuori.

Altro grave ostacolo è un’attività naturale eccessiva; che si porta sopra troppe cose, senza calma nè tranquillità. Voler far troppo e con impetuosità, ecco un difetto dei nostri tempi. Se poi si aggiunge un certo disordine nella propria vita, senza regolarità nelle varie azioni; se tutto viene lasciato al capriccio e al caso, allora è un vero disastro. Se si vuole mantenere un po’ di vita interiore, bisogna sapersi limitare, non mettere troppa carne al fuoco, ma far bene ciò che si fa e con ordine e regolarità.

Quelle persone affaccendate che si circondano di un mondo di cose forse anche superiori alla propria capacità, finiscono poi a trascurar tutto senza far nulla di bene. Il lavoro eccessivo non è volontà di Dio quando impedisca la vita interiore.

Quando tuttavia un eccesso di lavoro venga imposto dall’ubbidienza o dalla necessità del proprio stato, allora è volontà di Dio; e con un po’ di buona volontà si otterrà da Dio la grazia di conservare intensa la vita interiore ad onta delle grandi occupazioni da Lui volute. Chi fu mai occupato come molti e molti Santi di vita attiva? Eppure nel compiere opere immense vivevano in un grado eminente di unione con Dio.

E non credere che la vita interiore ci renderà malinconici e selvatici col prossimo; tutt’altro! L’anima interiore vive in una grande serenità, anzi nella gioia, quindi è affabile e graziosa con tutti; portando Gesù in se medesima e operando sotto la sua azione, di necessità la lascia trasparire anche al di fuori nella sua carità ed amabilità.

Ultimo ostacolo è la viltà per cui si manca di coraggio per compiere i sacrifici che Gesù richiede; ma questa è l’accidia, peccato capitale che facilmente con duce alla dannazione.

PRESENZA DI GESU’ IN NOI
Gesù ci investe della sua vita e la trasfonde in noi. In quella guisa che in Lui: l’umanità rimane sempre distinta dalla divinità, così Egli rispetta la nostra personalità; ma noi per la grazia viviamo realmente di Lui; i nostri atti, pur rimanendo distinti, sono suoi. Ognuno può dire di se medesimo ciò che si dice del cuore di S. Paolo: Cor Pauli, Cor Christi. Il Sacro Cuore di Gesù è il mio cuore. Infatti, il Cuore di Gesù è il principio delle nostre operazioni soprannaturali, poiché spinge in noi il suo stesso sangue soprannaturale, quindi è veramente il nostro cuore.

E’ un mistero questa presenza vitale e sarebbe temerità volerlo spiegare.

Sappiamo che Gesù si trova in cielo in stato glorioso, nella santa Eucaristia in stato sacramentale, e sappiamo pure dalla fede che trovasi nel nostro cuore; sono tre presenze differenti, ma sappiamo che tutte e tre sono certe e reali. Gesù risiede in persona in noi così realmente come il nostro cuore di carne è rinchiuso nel nostro petto.

Questa dottrina della presenza vitale di Gesù in noi, nel secolo XVII occupava un gran posta nella letteratura religiosa; era particolarmente cara alla scuola del Card. de Bérulle, del Padre de Condren, del ven. Olier, di san Giovanni Eudes; e ritornava pure frequentemente nelle rivelazioni e nelle visioni del Sacro Cuore.

Santa Margherita Maria avendo gran timore di non poter giungere alla perfezione, Gesù le disse che veniva Egli stesso ad imprimerle nel cuore la sua santa vita eucaristica.

Abbiamo lo stesso concetto nella celebre visione dei tre cuori. Un giorno, dice la Santa, dopo la santa Comunione Nostro Signore mi fece vedere tre cuori; uno che stava nel mezzo, sembrava un punto impercettibile mentre gli altri due erano oltremodo risplendenti, ma di questi uno era molto più luminoso dell’altro: e udii queste parole: Così il mio puro amore unisce questi tre cuori per sempre. E i tre cuori non ne fecero che uno solo». I due Cuori più grandi erano i Cuori sacratissimi di Gesù e dì Maria; quello piccolissimo rappresentava il cuore della Santa, e il Sacro Cuore di Gesù, per così dire, assorbiva insieme il Cuore di Maria e il cuore della sua fedele discepola.

La medesima dottrina viene meglio ancora espressa nello scambio del cuore, favore che Gesù concesse a santa Margherita Maria e ad altri Santi.

Un giorno, riferisce la Santa, mentre stavo davanti al santissimo Sacramento, mi trovai tutta investita della divina presenza del mio Signore… Egli mi domandò il mio cuore, e io lo supplicai di prenderlo; lo prese e lo pose nel suo Cuore adorabile, in cui mi fece vedere il mio come un piccolo atomo che sì consumava in quell’ardente fornace; poi ne lo ritirò come una fiamma ardente in forma di cuore e lo ripose nel mio petto dicendomi:
Ecco, mia dilettissima, un pegno prezioso del mio amore che rinchiude nel tuo costato una piccola scintilla delle sue fiamme più vive, per servirti di cuore sino all’ultimo momento di tua vita.

Un’altra volta Nostro Signore le fece vedere il suo divin Cuore splendente più del sole e di una grandezza infinita; essa vide il proprio cuore come un piccolo punto, come un atomo tutto nero, che si sforzava di avvicinarsi a quella bella luce, ma invano. Nostro Signore le disse: Inabissati nella mia grandezza… voglio fare del tuo cuore come un santuario dove il fuoco del mio amore brucerà continuamente. Il tuo cuore sarà come un sacro altare… sul quale tu offrirai all’Eterno dei sacrifici ardenti onde rendergli una gloria infinita per l’offerta che gli farai di me stesso unendovi quella del tuo essere .per onorare il mio…

Il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini (1678) dopo la santa Comunione, Gesù le disse, ancora: Figliuola mia, sono venuto per sostituire il mio Cuore al posto del tuo, e il mio spirito al posto del tuo, affinchè tu non viva più che di me e per me.

Un tale simbolico scambio del cuore venne pure concesso da Gesù ad altri Santi, ed esprime chiaramente la dottrina della vita di Gesù in noi per la quale il Cuore di Gesù diventa come il nostro.

Origene parlando di Santa Maria Maddalena diceva: «Ella aveva preso il Cuore di Gesù, e Gesù aveva preso quello di Maddalena, perchè il Cuore di Gesù viveva nella Maddalena, e il cuore di santa Maddalena viveva in Gesù ».

Gesù disse pure a santa Metilde: Ti dono il mio Cuore al finchè tu pensi per mezzo suo, e mi ami e ami ogni cosa per mezzo mio.
Il Ven. Filippo Jenninger S. J. (17421.804) diceva: «Il mio cuore non è più il mio cuore; il Cuore di Gesù è divenuto il mio; il mio vero amore è il Cuore di Gesù e di Maria ».

Gesù disse a santa Metilde: «Ti do i miei occhi affinchè con loro tu veda ogni cosa; e le mie orecchie perchè con queste tu intenda tutto quanto senti. Ti do la mia bocca affinché tu faccia passare per questa le tue parole, le tue preghiere e i tuoi canti. Ti dono il mio Cuore affinché per Lui tu pensi, per Lui tu mi ami e tu ami pure ogni cosa per me». A queste ultime parole, dice la Santa, Gesù attirò in se stesso l’anima mia tutta intera e la unì a sè in tal modo che mi sembrava vedere con gli occhi di Dio, sentire con le sue orecchie, parlare con la sua bocca, insomma non aver più altro cuore che il suo».

«Un’altra volta, dice ancora la Santa, Gesù pose il suo Cuore sul mio cuore, dicendomi: Ormai il mio cuore è tuo e il tuo è mio. Con un dolce abbraccio in cui mise tutta la sua forza divina, Egli attirò a sè l’anima mia in modo che mi sembrava di non essere più che un solo spirito con Lui».

A santa Margherita Maria Gesù diceva: Figliuola, dammi il tuo cuore, perchè possa farvi riposare il mio amore. A santa Geltrude disse pure che aveva trovato un rifugio nel Cuore della sua santissima Madre; e nei tristi giorni di carnevale; Vengo, le disse, a riposarmi nel tuo cuore come in luogo di asilo e di rifugio.

Si può dire proporzionatamente che Gesù ha la stessa brama anche per noi.

Perchè Gesù cerca un rifugio nel nostro cuore? Perchè il suo Cuore vuole continuare in noi e per mezzo di noi, la sua vita terrestre. Gesù non solamente vive in noi, ma anche, per così dire, di noi, dilatandosi in tutti i cuori delle sue membra mistiche. Gesù vuole continuare nel suo corpo Mistico ciò che faceva sulla terra, cioè continuare in noi ad amare, onorare e glorificare il Padre suo; non si contenta di rendergli omaggio nel santissimo Sacramento, ma vuol fare di ciascuno di noi come un santuario dove Egli possa compiere quegli atti col nostro proprio cuore. Egli vuole amare il Padre col nostro cuore, lodarlo con le nostre labbra, pregarlo con la nostra mente, sacrificarsi a Lui con la nostra volontà, soffrire con le nostre membra; a questo fine Egli risiede in noi e stabilisce quella sua unione intima con noi.

Ci sembra che queste considerazioni possano farci intendere qualche mirabile espressione che troviamo nelle Rivelazioni di santa Metilde: L’uomo, le disse Gesù, che riceve il Sacramento (dell’Eucaristia.) mi nutre ed io nutro lui. «In questo divin banchetto, dice la Santa, Gesù Cristo incorpora a sè le anime, in una intimità così profonda che, tutte assorte in Dio, diventano in verità l’alimento di Dio.

Gesù vive in noi per rendere al Padre suo, nella nostra persona, gli omaggi di religione, di adorazione, di lode, di preghiera. L’amore del Cuore di Gesù unito all’amore di milioni di cuori che in unione con Lui ameranno il Padre, ecco l’amore completo di Gesù.

Gesù ha sete di amare il Padre suo, non solo col suo proprio Cuore, ma pure con altri milioni di cuori ch’Egli fa battere all’unisono col suo; vuole dunque e brama ardentemente di trovare dei cuori dove possa soddisfare, per mezzo di loro, la sua sete, la sua infinita passione d’amore divino. Quindi da ciascuno di noi richiede il nostro cuore e tutti i nostri sentimenti per appropriarseli, farli suoi e in loro vivere la sua vita d’amore verso il Padre: Donami in prestito il tuo cuore (Prov. XXIII, 26). Così si verifica il complernento, meglio, il prolungamento della vita di Gesù attraverso i secoli. Ogni giusto è qualche cosa di Gesù, è Gesù vivente, è Dio per la sua incorporazione a Cristo.
Ricordiamocene quando lodiamo il Signore, per esempio, nella recita dell’Ufficio divino. « Noi siamo un puro niente davanti al Signore, ma siamo membri di Gesù Cristo, incorporati a Lui con la grazia, vivificati dal suo spirito, siamo una sola cosa con Lui; perciò i nostri omaggi, le nostre lodi saranno gradite al Padre, perchè Gesù è nel nostro cuore ed Egli stesso loda e benedice il Padre coi nostri sentimenti».

« Quando recitiamo l’ufficio divino, ricordiamoci, noi Sacerdoti, che Gesù Cristo prima di noi ha detto, in una sua maniera incomparabile, quelle medesime preghiere, quelle medesime lodi… Le ha dette dal momento dell’Incarnazione; le ha dette in tutti i momenti della sua vita e sulla Croce: le dice ancora in Cielo e nel divin Sacramento. Egli ci ha prevenuti, non ci resta che di unire la nostra voce alla sua voce, alla voce della sua religione e del suo amore. 

La Ven. Agnese di Gesù prima di incominciare l’ufficio diceva amorosamente al divin Adoratore del Padre: « Fatemi il piacere, o mio Sposo, di incominciare Voi medesimo! »; e infatti udiva una voce che incominciava ed alla quale ella rispondeva. Quella voce solo allora si faceva sentire alle orecchie della Venerabile, ma san Paolo c’insegna che questa voce del Verbo Incarnato già nel seno di Maria diceva Salmi e preghiere ». Questo si potrebbe applicare ad ogni nostro atto di religione.

Ma l’azione di Gesù nell’anima nostra non si limita agli atti di religione verso la divina Maestà; si estende a tutta la nostra condotta, a tutto ciò che costituisce la vita cristiana, alla pratica di quelle virtù ch’Egli ci ha raccomandate con la sua parola e con i suoi esempi, come la carità, la purezza, la dolcezza, la pazienza, ecc. ecc.

Pensiero dolce e confortante! Gesù vive in me per essere la mia forza, la mia luce, la mia sapienza, la mia religione verso Dio, il mio amore verso il Padre, la mia carità, la mia pazienza nel lavoro e nelle pene, la mia dolcezza e la mia docilità. Egli vive in me per soprannaturalizzare e deificare l’anima mia sino al più intimo, per santificare le mie intenzioni, per operare in me e per mezzo mio tutte le mie azioni, fecondare le mie facoltà, impreziosire tutti i miei atti, elevarli al valore soprannaturale, per fare di tutta la mia vita un atto di omaggio al Padre

L’opera della nostra santificazione consiste appunto nel far vivere Gesù in noi, nel tendere a sostituire Gesù Cristo a noi, fare in noi il vuoto e lasciare che questo sia riempito di Gesù, fare del nostro cuore una semplice capacità per ricevere la vita di Gesù, perchè Gesù possa prenderne completo possesso.

L’unione con Gesù non ha per risultato di mescolare assieme due vite, meno ancora di far prevalere la nostra, ma una sola deve prevalere ed è quella di Gesù Cristo. Dobbiamo lasciare che Gesù viva in noi e non già pretendere ch’Egli scenda al nostro livello. 

Batte in noi il Cuore di Cristo; tutti gl’interessi, tutte le virtù, tutti gli amori di Gesù siano i nostri; dobbiamo lasciare che Gesù si sostituisca a noi. « Quando la grazia e l’amore prendono l’intero possesso della nostra vita, allora tutta la nostra esistenza è come un inno perpetuo alla gloria del Padre celeste; diventando per Lui, in virtù della nostra unione con Cristo, come turribolo dal quale s’innalzano profumi che lo rallegrano: Siamo per il Signore il buon odor di Cristo» .

Ascoltiamo san Giovanni Eudes: « Come san Paolo ci assicura che compie i patimenti di Gesù Cristo, così si può dire in tutta verità che il vero cristiano, essendo membro di Gesù Cristo e a Lui unito per la grazia, con tutte le azioni che fa nello spirito di Gesù Cristo continua e compie le azioni che Gesù medesimo fece durante la sua vita sulla terra.
«In tal modo, quando il cristiano fa orazione, continua e compie l’orazione che Gesù fece sulla terra; quando lavora, continua e completa la vita faticosa di Gesù Cristo, ecc. Dobbiamo essere come altrettanti Gesù sulla terra, per continuarvi, la sua vita e le sue opere e per fare e soffrire tutto quanto facciamo e soffriamo, santamente e divinamente nello spirito di Gesù, vale a dire con disposizioni sante e divine ».

A proposito della Comunione esclama: « O mio Salvatore… affinchè io vi riceva non in me, chè ne sono troppo indegno, ma in Voi medesimo e con l’amore che portate a Voi stesso, io mi anniento ai vostri piedi per quanto posso, con tutto ciò che è mio; vi supplico di stabilirvi in me e di stabilirvi il vostro divino amore, affinchè venendo in me nella santa Comunione, Voi siate ricevuto non già in me, ma in Voi medesimo ».

«Gesù, scriveva il pio Cardinale de Bérulle, non vuole solamente essere vostro, ma ancora essere in voi, non solamente essere con voi, ma in voi e nel più intimo di voi medesimi; Egli vuole formare con voi mia cosa sola… Vivete dunque per Lui, vivete con Lui poichè Lui ha vissuto per voi ed è vivente con voi. Andate più oltre ancora in questa via di grazia e di amore: vivete in Lui, poichè Egli è in voi; o piuttosto siate trasformati in Lui, dimodochè Egli sussista, viva e agisca in voi e non più voi medesimi; e in tal modo si compiano le sublimi parole del grande Apostolo: Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me; e in voi non vi sia più l’io umano. Cristo in voi deve dire io, come il Verbo in Cristo è quello che dice io ».

Dobbiamo dunque avere con Gesù un sol Cuore, i medesimi sentimenti, la medesima vita. Come potremmo pensare, fare o dire con Gesù una cosa meno retta o contraria alla santità? Un’unione così intima suppone e esige la perfetta somiglianza e l’unità dei sentimenti. «Voglio che non vi sia più io in me; voglio che lo spirito di Gesù sia lo spirito del mio spirito, la vita della mia vita ».

« La volontà di Gesù è di aver vita in noi, diceva ancora il citato Cardinale. Non possiamo intendere su questa terra cosa sia questa vita (di Gesù in noi); ma posso assicurarvi che è cosa più grande, più reale, più al disopra della natura di quanto possiamo pensare. Dobbiamo dunque desiderarla più di quanto la conosciamo e domandare a Dio che ci dia forza perchè, col suo spirito e con la sua virtù, la desideriamo e la portiamo in noi… Gesù, vivendo in noi, intende appropriarsi tutto quanto è nostro. Dobbiamo dunque considerare tutto quanto vi è in noi, come cosa che non ci appartiene più, ma di cui dobbiamo conservare a Gesù Cristo il godimento; nè dobbiamo usarne se non come di cosa che a Lui appartiene e per quell’uso che Egli vuole. Dobbiamo considerarci come morti, quindi senz’altro diritto che quello di fare ciò che Gesù deve fare, perciò compiere tutte le nostre azioni in unione con Gesù, nel suo spirito ed a sua imitazione ».

Ma come mai Gesù può essere presente in noi? Forse che vi si rende presente col suo corpo e con la sua anima, ossia con la sua umanità come nella santa Eucaristia? Mai più; sarebbe errore grossolano attribuire una simile dottrina a san Paolo nei passi che abbiamo citati, come pure al Cardinale de Bérulle e ai suoi discepoli che hanno tanto insistito sulla vita di Gesù in noi, ecc. Tutti, intatti, dicono espressamente col Bérulle, che « pochi istanti dopo la santa Comunione, l’Umanità di Gesù non è più in noi», ma intendono la presenza di Gesù Cristo in noi come una presenza spirituale.

San Paolo dice che Gesù abita in noi per la fede (Eph., III, 17) ciò significa che la fede è il principio della sua dimora in noi; quel divino spirito che dimorava in Gesù Cristo lo forma pure in noi, operando nel nostro cuore i medesimi sentimenti e le medesime virtù del Cuore di Gesù. Gli autori citati sopra non parlano diversamente.

Gesù con la sua umanità non è presente dappertutto, bensì solamente in cielo e nella santa Eucaristia; ma Gesù è anche Dio, ed è appunto presente in noi assieme con le altre Persone divine; inoltre, Egli possiede una virtù divina per la quale può esercitare la sua azione dovunque gli piaccia. Gesù opera in noi con la sua divinità; dal Cielo e dalla santa Eucaristia opera in noi con la sua azione divina. Se non avesse stabilito questo Sacramento del suo amore, soltanto dal Cielo Egli eserciterebbe la sua azione; ma ha voluto avvicinarsi a noi, e in questo Sacramento di vita sta il suo Cuore che è il centro di tutto il movimento della nostra vita spirituale; questo movimento parte ad ogni istante, dal Cuore Eucaristico di Gesù. Non abbiamo dunque bisogno di cercare Gesù in lontananza nel più alto dei cieli l’abbiamo qui, proprio Lui tale e quale è in Cielo; vicino a noi. Se terremo lo sguardo del nostro cuore rivolto al tabernacolo, là troveremo l’adorabile Cuore di Gesù, che è la nostra vita e l’attireremo a vivere sempre più in noi; là attingeremo una vita soprannaturale sempre più abbondante e intensa.

Riteniamo dunque che dopo i preziosi momenti della santa Comunione, la santa Umanità o almeno il corpo di Gesù non rimane più in noi; diciamo almeno perchè, secondo parecchi autori, Gesù rimane ancora per un certo tempo in noi con la sua anima. Ad ogni modo vi rimane permanentemente finchè siamo in stato di grazia, con la sua divinità e con la sua azione particolare.

Abbiamo noi coscienza di questa vita di Gesù in noi? No, di via ordinaria, a meno di una grazia mistica straordinaria come vediamo in parecchi Santi. Non sentiamo la presenza e l’azione ordinaria di Gesù nell’anima nostra, perchè non sono cose percettibili dai sensi, neppur dai sensi interni; ma ne siamo certi per la fede. Così pure, non sentiamo la presenza di Gesù nel santissimo Sacramento, ma la conosciamo per la fede. Diremo dunque a Gesù: « Mio Signore credo, (non sento, nè vedo, ma credo), come credo che siete nell’ostia consacrata, che siete realmente presente nell’anima mia con la vostra divinità; credo che esercitate in me un’azione continua cui debbo e voglio corrispondere». Per altro, vi sono anime che amano il Signore con tale ardore e vivono con tale docilità sotto la sua azione, da arrivare ad averne una fede così viva che s’avvicina alla visione.

« Quando Nostro Signore con la grazia stabilisce la sua dimora in un’anima, con un certo grado di vita interiore e di spirito d’orazione, Egli fa regnare in lei un’atmosfera di pace e di fede che è il proprio clima del suo regno. Egli vi rimane invisibile, ma la sua presenza si tradisce ben presto per un certo calore soprannaturale e un buon odore celeste che si spande in tutta quell’anima e che poi irradia a poco a poco intorno a lei edificazione, fede, pace e attrazione a Dio ». Felici quelle anime che sanno meritare tale grazia speciale di un vivo sentimento della presenza di Gesù!

Non sappiamo resistere al piacere di citare a questo proposito qualche tratto della vita della B. Angela da Foligno. «Un giorno, dice, soffrivo tali dolori che mi vedevo abbandonata, e sentii una voce che mi diceva: « O mia diletta, sappi che in questo stato Dio e tu siete più che mai uniti l’uno all’altro». E l’anima mia gridò: « Se è così, piaccia al Signore di togliere da me ogni peccato e di benedirmi assieme alla mia compagna e colui che scrive quando parlo ». La voce rispose. «Tutti i peccati sono tolti e vi benedico con questa mano che venne inchiodata sulla Croce». E vidi una mano benedicente sopra le nostre teste, come una luce che in luce si muoveva, e la vista di quella mano mi inondò di una gioia nuova e per verità quella mano era ben capace d’inondare di gioia ».

Un’altra volta, sentii queste parole: «Non per giuoco ti ho amata, non per complimento mi sono fatto tuo servitore; non da lontano ti ho toccata!». E come pensava a queste parole, ne sentì un’altra: « Io sono più intimo all’anima tua di quello che l’anima tua sia intima a se stessa».

Altra volta Gesù ne attirava l’anima con dolcezza e le diceva: « Tu sei io, e io sono tu». Ormai, diceva la Beata, io abito quasi continuamente nell’UomoDio; un giorno ne ricevetti l’assicurazione che tra Lui e me non c’è nulla che rassomigli ad un intermediario ».

« O Cuori (di Gesù e di Maria) veramente degni di possedere tutti i cuori e di regnare sopra tutti i cuori degli angeli e degli uomini, Voi sarete d’ora innanzi la mia regola. Voglio che il mio cuore non viva ormai che in quello di Gesù e di Maria ovvero che il Cuore di Gesù e di Maria viva nel mio »

Beato de la Colombière.