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sábado, 28 de junho de 2014

Padre Tognetti: «Il tempio di Dio non è il luogo degli applausi. Con l’applauso si sposta l’attenzio­ne: si celebra l’uomo al posto di Dio».

Don Serafino Tognetti. Il valore della sofferenza e sugli applausi in Chiesa

Un nuovo libro di Padre Serafino Tognetti[1], uno dei miei carissimi interlocutori. Precedenti nel blog [qui] e [qui]. Avvenire ne pubblica una recensione ponendo l'accento su quella che in realtà è l'Appendice. E, in questa temperie, opportunamente. Riprendo il testo apparso su Avvenire, seguìto da un brano tratto dal libro: Serafino Tognetti, Mostrami, Signore, la tua via, Parva, 2013, pag. 146, 10 Euro

La Messa è finita. Nel sen­so che ormai pare stia an­dando a farsi benedire l’osservanza delle più ele­mentari norme liturgiche. Che non ci sia più religione in alcu­ne celebrazioni eucaristiche è una questione seria. E padre Se­rafino Tognetti, monaco e pri­mo successore di don Divo Bar­sotti alla guida della Comunità dei Figli di Dio, non può fare a meno di rilevarlo in questo pro­vocatorio volumetto. In appen­dice a un testo denso di stupo­re per il paradosso del cristia­nesimo la cui forza si sprigiona nella debolezza («Cercate voi in tutta la letteratura di tutto il mondo, antica e moderna, stu­diate tutte le religioni del mon­do e ditemi se trovate un re­agnello o una divinità che si fac­cia mite, vittima») ecco alcune osservazioni appassionate sul­la realtà sconfortante di certe Messe odierne. Sotto la sua len­te finisce quindi l’uso «ultima­mente in voga» di applaudire in chiesa.
Il tema non è nuovo. Già Joseph Ratzinger nell’Introduzione al­lo spirito della liturgia aveva tuonato: «Là, dove irrompe l’ap­plauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un se­gno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo reli­gioso ». Sulla stessa scia padre Tognetti: «Il tempio di Dio non è il luogo degli applausi. Con l’applauso si sposta l’attenzio­ne: si celebra l’uomo al posto di Dio». Non siamo di fronte a un cantante, a un calciatore o a un funambolo del circo, rimarca con ironia l’autore. «Nessuno applaude nel rimirare estasiato un tramonto sull’oceano, o nel­l’osservare ammirato il volo de­gli uccelli nel cielo. L’applauso è sempre in relazione agli uo­mini, quando fanno qualcosa di bello, qualcosa che ci piace». Ma il protagonista per eccel­lenza della celebrazione è Ge­sù: "Probabilmente sotto la cro­ce a nessuno venne in mente di applaudire. Nel momento del­la Resurrezione, poi, non c’era nessuno, e se c’era dormiva (le guardie). E nella Messa non succede la stessa cosa: morte e Resurrezione? La Messa è il Sa­crificio di Cristo, non altro, da vivere con timore e tremore, nella preghiera, nell’adorazio­ne,nella lode…». La verità è che si smarrisce quell’atteggiamento di meravi­glia e composta gratitudine che dovrebbe avere il fedele e tra­sformiamo la chiesa in un tea­trino molto umano» annota a­maramente Tognetti. Per non parlare di ciò che accade dopo la benedizione: «Ci rimango sempre male quando dopo aver detto 'La Messa è finita, anda­te in pace', l’assemblea si tra­sforma in un mercato…». O quel che avviene nelle Messe nuziali: «Sono ancora matri­moni o sedute fotografiche?».

Il pensiero di padre Tognetti corre al mistico toscano: «Tuttaltra cosa era la Messa di don Divo Barsotti. Lo abbiamo spesso visto piangere, mai ap­plaudire. Il suo atteggiamento nella Messa ci richiamava ad u­na partecipazione commossa e profonda. Era un entrare nel Mistero, ed esserne coinvolti. Vi era un’attenzione a Dio e non all’uomo, da cui ne veniva spes­so quel desiderio di Dio che porta a conversione». [Fonte: Avvenire, 19 giugno 2014]
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DAL TESTO – “Nessuno soffre volentieri, e nessuno dice che soffrire sia una cosa piacevole. Dio ci dà la pace, ma nella vita c'è il momento del Getsemani, che Gesù visse con angoscia, perché sentiva tutto il peso del rifiuto dell'uomo. La grazia di Dio non ci viene tolta nel dolore, perché il Signore si sottrae a noi solo con il peccato voluto e consumato. Ma quando noi soffriamo e offriamo al Signore, Egli è con noi. Allora, per dare più forza e più senso alla nostra sofferenza, offriamo per la nostra città, per il nostro paese, per i sacerdoti. Una sola offerta può veramente salvare una città o una diocesi. Nel libro di Antonio Socci su padre Pio ho letto che il Signore disse a padre Pio che con la sua offerta fermò la prima guerra mondiale ed evitò una rivoluzione che sarebbe dovuta avvenire in Italia nel 1920. Ma - ci chiediamo - davvero un uomo solo ha questo potere? Sì. Era padre Pio, intendiamoci, però ciò dimostra che anche una sola persona può questo. E quale sarà il potere di chi sta soffrendo molto, nel fisico o nello spirito? La sua sofferenza offerta vale la salvezza di chissà quante anime.
“La sofferenza di un'anima consacrata può valere la purificazione dei sacerdoti o della sua diocesi. Anzi, consiglio le anime consacrate di dare questo nome alla propria sofferenza, e allora vivrà la più bella e la più grande missione che si possa pensare: la salvezza delle anime consacrate.
“C'è una sofferenza che tutti abbiamo: quella della vita in quanto tale, le prove che noi non vogliamo (le malattie, i dispiaceri che abbiamo in famiglia...). Tutti siamo soggetti a queste prove, che sono certamente occasioni d'oro, perché non ce le siamo cercate, quindi non alimentano la vanità. Nella Lettera ai Corinzi san Paolo ci assicura che "Dio non ci prova mai al di sopra delle nostre forze" (1 Cor 10,13), quindi, se nel momento della prova noi diamo il nostro assenso, in quel momento il Signore ci dà la forza per superarla. Ce la dà in quel momento, non prima.”

INDICE DELL’OPERA – La via della debolezza (Il perché di questa imprevista scelta di Dio - Due vie, due regni - Ma allora siamo deboli o forti? - La tremenda forza dell'amore - Betlemme e Calvario - Forti o deboli? - Storie di bambini) - Pago io - Il Salmo 23 - Maria di Betania - Le cinque guarigioni della Messa (Guarigione dell'anima - Guarigione della mente - Guarigione del cuore - La guarigione "globale" - L'ultimo atto) – Appendice (L'applauso in chiesa - Le fotografie in chiesa)
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1. Padre Serafino, al secolo Matteo Tognetti, è nato a Bologna nel 1960. Dopo aver compiuto studi scientifici a Bologna, a 23 anni si è consacrato nella "Comunità dei figli di Dio”, fondata da don Divo Barsotti. Diventato monaco a Settignano, in provincia di Firenze, presso la Casa Madre della Comunità, è stato ordinato sacerdote nel 1990. Nel 1995 è stato nominato Superiore Generale della Comunità dallo stesso padre fondatore, don Barsotti, ed ha coperto questa carica per molti anni. Collabora con alcune riviste di teologia e con Radio Maria in cui, oltre ad aver condotto una rubrica fissa "Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!”: tiene anche varie riflessioni di ordine spirituale. Recentemente ha pubblicato la biografia di don Divo Barsotti: Divo Barsotti il sacerdote, il mistico, il padre.[qui]