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domingo, 1 de junho de 2014

IL SANTO SACRIFICIO DELLA SANTA MESSA P. Mateo Crawley, CC.SS.

 

IL SANTO SACRIFICIO DELLA SANTA MESSA

P. Mateo Crawley, CC.SS.

Inno di Gloria

L'unico degno della Santissima Trinità

"All'Augusta Trinità, per Gesù Cri­sto, Sommo ed Eterno sacerdote, omaggio di riconoscenza e di amore riparatore, in occasione dei miei cin­quanta anni di sacerdozio. Magnificat! Miserere! Adveniat!" (17 dicembre 1898-1948)

Il mistero della divina Eucaristia comprende due meravi­gliosi capitoli: il Santo Sacrificio della Messa, fonte divina, inesauribile di grazia... e il Santo Sacrificio dell'Altare che, sotto il punto di vista teologico, è il Consummatum est,la con­sumazione liturgica del Sacrificio.

Normalmente entrambi dovrebbero restare spiritualmente uniti.

Disgraziatamente succede spesso che, senza un motivo sufficiente, si separa l'uno dall'altro, non senza detrimento per la vita eucaristica come pure per la vita spirituale. Il Santo Sacrificio è la fonte di vita divina da cui deriva il torrente sacro che è il Sacramento... Così la Santa Comunione e il Santo Tabernacolo sono torrenti di grazie che sgorgano dal Sacrificio.

Stabiliamo subito, con due affermazioni tanto categori­che quanto dottrinali, la differenza reale che esiste tra l'uno e l'altro.

Il Sacrificio è l'Offerta che il Verbo fa di Se stesso al Padre con queste parole: "Ecco lo vengo, o Dio, per fare la tua volontà" (Eb X, 7) - "Si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di Croce" (Fil II, 8). Il Sacrificio è dunque la realizzazione ineffabile, sull'Altare come sul Calvario, di que­ste parole: "Tradidit semetipsum"! (Ef V, 2). Per la gloria del Padre e la redenzione dell'uomo colpevole, il Figlio di Dio si abbandona in olocausto al Padre... Abbandono mille volte sublime che si potrebbe glossare con queste povere parole: "Padre, poiché tu vuoi che io muoia, sia fatta la tua volontà!... Sì, mi sono incarnato per poter morire crocifisso, perché vo­glio essere tua Vittima di lode e di propiziazione. Io voglio, Padre, glorificarti tanto e molto più di quanto il peccato ti ab­bia oltraggiato".

E che cos'è il Santo Sacramento? Dopo essersi così ab­bandonato al Padre, il Figlio si volge verso di noi, suoi "filioli", i suoi piccoli figli, e ci dice: "Il Banchetto reale è già pronto, venite dunque tutti, mangiate il mio Corpo, bevete il mio San­gue. Ora io mi do a voi... Venite. Io sono la Manna discesa dal Cielo. Io sono il vostro Nutrimento e il vostro Pane. Io sarò Gesù-Ostia, tutto vostro, fino alla consumazione dei se­coli".

Nel Sacrificio, il Verbo fatto carne si dà al Padre quale Ostia. Nel Sacramento, sempre quale Ostia, si dà alla Chiesa e al popolo fedele.



È dunque chiaro che Gesù-Vittima è assolutamente la stes­sa Ostia nel Sacrificio e nel Sacramento. Ma l'Ostia del Sa­crificio non è offerta che al Padre... mentre l'Ostia del Sacra­mento è data e abbandonata ai fedeli.

Se l'eccellenza tutta divina dell'Ostia nel Sacrificio e nel Sacramento è assolutamente identica, la qualità di colui che la riceve differisce in una misura... infinita. Nel Sacrificio è il Padre, la cui eccellenza è infinita, che riceve Gesù-Ostia. E nel Sacramento colui che Lo riceve è l'abisso di niente e di peccato, che siamo noi tutti.

La consumazione della Vittima nella Santa Comunione costituisce la consumazione liturgica del Sacrificio. Ciò è tal­mente vero che, secondo le parole di Sua Santità Pio XII nella enciclica Mediator Dei, la Comunione "è assolutamente ne­cessaria da parte del ministro sacrificatore". Ma non ci sa­rebbe né Santa Comunione, né Santo Tabernacolo, né pertan­to esposizione e visita del Santo Sacramento, senza la Santa Messa che rinnova sull'Altare la Presenza reale.

La Santa Messa, liturgicamente considerata, comprende tre parti e cioè:

- l'oblazione o Offertorio;

- la Consacrazione delle due specie che costituisce il centro e l'essenza stessa del Sacrificio; - e la Santa Comunione che ne è il compimento, la consumazione richiesta dal Sacrificio della Messa.

E chi offre la Santa Messa? Tre persone, ma la cui opera­zione è di una virtù liturgica molto differente.

Anzitutto l'adorabile Pontefice, il Cristo-Gesù, il "Som­mo Sacerdote secondo l'Ordine di Melchisedech" (EbV, 10). Egli è al tempo stesso e il divino Officiante e anche la sacro­santa Oblazione sacramentale.

Poi, per Lui, con Lui e in Lui l'altro Cristo, che è il Sa­cerdote, ordinato Ministro ufficiale espressamente per offrire il Santo Sacrificio. "Sacerdotium propter sacrificium", il Sa­cerdote è stato istituito per offrire il Sacrificio. Egli, mentre compie all'Altare questa "maxima actio", è investito del Sa­cerdozio e del potere di Cristo, in virtù delle parole pronun­ziate dal Salvatore nell'ultima Cena: "Fate questo in memoria di Me" (Lc XXII, 19).

Ed infine, con una specie di concomitanza spirituale, i fe­deli offrono il Sacrificio insieme con il Sacerdote, ma in una misura limitata e discreta, soltanto nell'Offertorio e nella Co­munione della Vittima. Perciò, perché la Messa è essenzial­mente un culto sociale e pubblico, la Chiesa esige sempre la presenza all'Altare di un rappresentante del popolo che è co­lui che serve la Messa o il chierichetto. Costui, nella sua fun­zione ufficiale, in quanto "luogotenente" del popolo, deve pre­sentare al Celebrante il vino e l'acqua. E in virtù sempre della sua qualità di "deputato", egli avvia con il Sacerdote quel dia­logo che, nei primi secoli della Chiesa, fu la forma liturgica stabilita per la celebrazione del Santo Sacrificio.



È con immensa soddisfazione che constatiamo che da qual­che tempo si predica e si scrive molto sulla S. Messa. E grazie a ciò, lo riconosciamo, i fedeli hanno fatto un grande passo verso l'Altare, manifestando una fede più illuminata e più co­sciente.

Ammettiamo, tuttavia, che si è ancora lontani dall'ideale perseguìto dalla Chiesa in questa questione così importante... Ahimè! sono ancora troppi i buoni che mancano di una solida istruzione, del catechismo... Ahimè, sono legione quelli che vengono alla Messa unicamente o quasi per comunicarsi, e non, certamente, per prendere parte al Sacrificio, non per glo­rificare la SS.ma Trinità... Per quante anime pie la divina Eucaristia si riduce al Pane consacrato che si distribuisce alla Sacra Tavola!

La S. Messa è per costoro una bella cerimonia liturgica durante la quale si suole fare la S. Comunione. La Messa non è dunque per essi il grande Sacrificio, vero centro della Chie­sa, ma soltanto la chiave d'oro che apre il Tabernacolo quan­do, per devozione privata, si vuole ricevere Gesù-Ostia... È perciò che, durante la Messa, si recitano delle novene, dei ro­sari, inconsapevoli o quasi del Dramma divino che si svolge sull'Altare. Io l'ho detto: ci sono di quelli che separano il Sa­crificio dal Sacramento.

Come ha ragione quel gran teologo che ha scritto: "Colui che non apprezza la S. Messa non sarà mai un'anima vera­mente eucaristica; non apprezzerà mai la S. Comunione, an­che se la riceve tutti i giorni"... In effetti, l'ignoranza e l'abi­tudine unite insieme hanno in questo caso un ruolo nefasto. Esse fanno del S. Sacramento una devozione insipida e senza sostanza, come un latte scremato!



E che cosa dicono il Catechismo e la Teologia sul Santo Sacrificio? Prima di entrare direttamente in questo argomento impegnativo, ci tengo a fare un'osservazione di estrema im­portanza.

Scrivendo questo capitolo io voglio assolutamente offrire ai cari lettori un pane di luce per lo spirito, ma anche un pane consa­crato per il cuore. Voglio dire che, con questa esposizione, io mi propongo, certamente, di dare una grande luce che dia una pro­fonda convinzione soprannaturale sul mistero dei nostri Altari. Sì, io voglio chiarire e istruire, perché la fede del "carbonaro" non è più dei nostri giorni. Ma io voglio anche, ci tengo soprattut­to a riscaldare le anime nell'amore di Gesù Cristo. E tanto più lo voglio perché vi sono dei buoni libri che producono solo una scarica di luce elettrica, terribilmente fredda.

Voglia, a questo scopo, il Cuore di Gesù animare il mio pensiero e la mia penna perché io possa scrivere con la fiam­ma di una grande unzione!

Sì, io vorrei tanto infiammare tutti coloro che mi leggono. Come sarei contento se i miei lettori potessero parla­re come quello studente che scriveva ad un suo amico Sacer­dote: "Padre, il vostro libro riscalda la mia anima, il vostro stile mi fa piangere e le mie mani nel girare le pagine, brucia­no... Mi domando come la vostra penna, arroventata, possa ancora resistere e scrivere!".

Perché non sarebbe possibile unire, in perfetta fratellanza, molta dottrina e molta unzione, un ragionamento solido e un grande amore? Perché no? Per quale motivo, parlando delle cose divine, bisogna stabilire un divorzio tra la testa e il cuo­re?... Perché questa strana anomalia? Bisogna certamente il­luminare, è un bisogno tanto nobile quanto indispensabile; ma bisogna nello stesso tempo edificare e accendere una fiamma di carità. Il Vangelo ce ne dà un meraviglioso esempio; è al tempo stesso sole che illumina e sole che vivifica con il calore della carità. "Ego sum lux mundi"; dice il Maestro (Gv VIII, 12). E aggiunge: "Io sono venuto a portare il fuoco sulla ter­ra"... (Lc XII, 49). "Venite a Me voi tutti" (Mt XI, 28).

Per niente al mondo vorrei dare la delusione di scrivere un libro che sia uno scheletro disincarnato senza l'anima dell'amo­re! E che? L'Amore di Dio non è il più alto vertice e la sostan­za della più autentica teologia? Ricordiamoci che il genio che scrisse la "Somma" incomparabile, compose anche il capola­voro che è la Messa del Santissimo Sacramento. Io non invi­dio il cervello meraviglioso del Dottore Angelico, ma invidio la fiamma del suo cuore sacerdotale, perché io sono sacerdote come lui.

La Chiesa, d'altronde, lo dice molto bene in questa invo­cazione bella e semplice nello stesso tempo: "Intellectum illu­mina", illumina la mia intelligenza, "Affectum infiamma", in­fiamma il mio cuore! entrambe le cose: la luce apre la via alla grazia, e l'amore completa e rende efficace la sua azione.

Il Sacrificio


Un 25 marzo, lo Spirito Santo dando al Verbo di Dio un corpo nel seno verginale di Maria, Lo consacrò Sommo Sa­cerdote per la gloria della Trinità e Lo costituì Vittima redentrice d'Adamo e della sua discendenza... Così afferma la Chiesa nell'Orazione della bellissima Messa di Gesù Cristo Sommo Sacerdote: "O Dio che, per la gloria della Vostra Maestà e per la redenzione del genere umano, avete costituito il Vostro Unigenito Figlio sommo ed eterno Sacerdote" (Mes­sale).

Per l'Incarnazione il Figlio di Dio diveniva, in quanto Fi­glio dell'uomo, passibile, capace di soffrire, di agonizzare e di morire, Lui, l'immortalità e la vita. Incarnandosi per fare la volontà del Padre, il Verbo si consegnò Lui stesso alla morte: "quia Ipse voluit" (Is LIII, 7).

Infatti, era disceso come Messia e Salvatore: "salvum facere quod perierat" (Lc XIX, 10). Veniva espressamente per divenire l'olocausto di immenso valore del Sacrificio per ec­cellenza, quello della nuova Alleanza. Ah! com'è commo­vente e sconvolgente considerare che, potendoci salvare su un Tabor risplendente di gloria e di delizie, Egli ha scelto per amore la follia e l'ignominia della Croce!

Detto ciò, con l'animo pieno di gaudio, entriamo nell'ar­gomento. Voglia Iddio che, grazie a questa meditazione, le anime si sentano perdutamente innamorate dell'augusto Mi­stero di cui parliamo. Più che mai lo Spirito Santo sia con me! Che cos'è la Messa, secondo la Chiesa? Il Santo Sacrifi­cio è l'Adorazione di Gesù Cristo, l'Uomo Dio, che loda il Padre e la Trinità sull'Altare come sul Calvario, che Lo glori­fica come Lo glorificava in cielo "prima che il mondo fosse" (Gv XVII, 5). - Sì, il Figlio di Dio, Pontefice e Ostia, Dio Lui stesso, adora Dio suo Padre.

La sua Adorazione è divina!

Che cos'è fondamentalmente il Dramma eucaristico? Il S. Sacrificio è l'Espiazione perfetta che Gesù Cristo, Uomo-Dio, offre sull'Altare al Padre gravemente offeso dalla ribellione criminale del peccato. E dunque Lui, l'Agnello senza mac­chia, si immola dall'aurora al tramonto e offre il suo Sangue prezioso in olocausto di Propiziazione per i nostri innumere­voli peccati, e così salva i peccatori!

La sua Espiazione è divina!

Teologicamente che cos'è la S. Messa? Il S. Sacrificio è l'Eucaristia o Azione di ringraziamento che Gesù Cristo, l'Uo­mo Dio, offre al Padre, in nome dei figli colmati di doni, ma così ingrati! Senza questa Azione di grazie suprema la nostra nera ingratitudine attirerebbe l'ira divina. Ah! per quanti be­nefici spirituali e temporali noi dobbiamo essere riconoscenti al Cielo! ... Per il Battesimo di acqua; per il Battesimo di san­gue sul Calvario; per il Battesimo di fuoco nel Cenacolo, la meravigliosa Pentecoste; per la nostra filiazione di figli adot­tivi del Padre. Per l'oceano di grazie dei Sacramenti. Per l'Ar­ca di salvezza che è la Chiesa e, in essa, per la roccia del Pon­tificato romano. Per la Maternità divina e la mediazione uni­versale di Maria, e per tutti i suoi privilegi che sono altrettante grazie per noi. Per il Dono dei doni che è l'Eucaristia-Sacrifi­cio e l'Eucaristia-Sacramento fino alla consumazione dei se­coli: "In finem dilexit eos" (Gv XIII, 1).

Il suo Ringraziamento è divino!

Che cos'altro è questo prodigio inaudito dell'Altare? - Il S. Sacrificio è 1'Impetrazione di Gesù Cristo, l'Uomo-Dio, che, con piena conoscenza della nostra grande indigenza mo­rale, domanda al Padre, con pari sapienza e misericordia, una pioggia di benedizioni e di grazie che solo Lui conosce e che solo Lui può ottenere... Perché Egli ha detto: "Il Padre Mi ascolta sempre" (Gv XI, 42).

È il nostro Avvocato il cui grido sale incessantemente in nostro favore fino al Trono dell'Altissimo. Molto meglio di Mosè, Gesù Cristo sull'Altare alza le mani supplicanti e tra­fitte e ci protegge contro i rigori della Giustizia. Ed è perciò che i favori che Egli ci ottiene superano di gran lunga il nume­ro dei nostri delitti.

La sua Impetrazione è divina!

Non possiamo meglio chiudere e coronare queste rifles­sioni gravi e commoventi se non riportando qui la definizione testuale del S. Sacrificio data da Sua Santità Pio XII. Egli dice. "Il Sacrificio eucaristico consiste essenzialmente nell'immo­lazione incruenta della Vittima divina, immolazione che è misticamente indicata dalla separazione delle Sante Specie e dall'oblazione fatta all'Eterno Padre. La S. Comunione ap­partiene all'integrità del Sacrificio e alla partecipazione ad esso per mezzo della comunione dell'augusto Sacramento; ma, mentre è assolutamente necessaria da parte del Ministro sacrificatore, ai fedeli essa è solamente da raccomandarsi vi­vamente".

Fermiamoci qui, perché la bellezza di queste riflessioni esige un commento, breve, ma pieno di luce e di fuoco. Rom­peremo, perciò, in briciole saporite questo pane di dottrina. Che esse non vadano perdute! Prendetele, mangiatele con amore!

La voce del Cristo, Pontefice e Mediatore, che adora, che espia, che ringrazia e che domanda al Santo Altare è davvero la voce della Chiesa cattolica. Infatti, la Santa Messa è l'omag­gio ufficiale, sociale e pubblico dell'umanità redenta e cristia­na, che attraverso le labbra e le piaghe del Cristo Mediatore adora, loda e benedice all'Altare il Dio-Uno nelle sue tre adorabili Persone. Ecco perché una sola Messa rende gloria a Dio più di tutti i miracoli e della lode della Corte celeste degli Angeli e dei Santi. È un Dio che all'Altare adora e loda Dio con una lode infinita.

La Messa è dunque un omaggio divino, quello del Sacrifi­cio, e una preghiera collettiva, mai un culto di devozione pri­vata come le visite al Santissimo Sacramento, la Via Crucis, il Rosario. È il grande grido cattolico della famiglia cristiana che soffre in questo esilio la nostalgia del Cielo.