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quinta-feira, 14 de agosto de 2014

Iraq, Papa all’Onu: “Fermare la tragedia umanitaria in Iraq”

 


Dal Sito della Santa Sede [qui]. Di seguito pubblichiamo la lettera del papa al Segretario Generale delle Nazioni Unite.
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A lato l'immagine dell'appello del Patriarca caldeo cattolico Sako, il quale dà un nome agli aggressori e ai responsabili prossimi e remoti. Eccone un passaggio: « ... gli Stati Uniti d'America, anche a causa del loro precedente coinvolgimento in Iraq, l'Unione Europea, e la lega dei paesi Arabi hanno la responsabilità di agire rapidamente per trovare una soluzione. Devono ripulire la valle di Ninive da tutti i guerrieri jihadisti e aiutare queste famiglie profughe a tornare ai loro luoghi di origine e ricostruire le loro vite in modo che possano conservare e praticare la loro religione cultura e tradizioni tramite una campagna internazionale attiva ed efficace fin quando il governo centrale dell'Iraq e il governo regionale del Kurdistan prenderanno le redini della situazione. Mi rattrista pensare che esse scelgano la migrazione come unica alternativa. Se la situazione non cambia il mondo intero dovrà assumersi la responsabilità di un lento genocidio di una componente autentica della società irachena e della perdita della sua antica eredità culturale. ISIS sta cercando di cancellarne interamente le tracce!...»

A Sua Eccellenza
il Sig. Ban Ki-moon
Segretario Generale
Organizzazione delle Nazioni Unite

È con il cuore carico e angosciato che ho seguito i drammatici eventi di questi ultimi giorni nel nord Iraq, dove i cristiani e le altre minoranze religiose sono stati costretti a fuggire dalle loro case e assistere alla distruzione dei loro luoghi di culto e del patrimonio religioso. Commosso dalla loro situazione, ho chiesto a Sua Eminenza il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che ha servito come Rappresentante dei miei predecessori, Papa San Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI, presso il popolo in Iraq, di manifestare la mia vicinanza spirituale e di esprimere la mia preoccupazione, e quella di tutta la Chiesa cattolica, per la sofferenza intollerabile di coloro che desiderano solo vivere in pace, armonia e libertà nella terra dei loro antenati.



14 agosto. San Massimiliano Kolbe

Imperdibile, da Riscossa cristiana, un articolo di Chiara Gnocchi [qui]. Da meditare e incidere a lettere di fuoco.

Solo quando si è disposti a dare tutto per la Madre di Dio, e quindi per suo Figlio, il sacrificio di sé diventa l’estremo atto d’amore che santifica. Senza questa sacra radice, qualsiasi sacrificio sarebbe vano, un tentativo inutile di glorificare la propria vita. Con il suo gesto, San Massimiliano ha portato a compimento una vita offerta tutta per la gloria di Dio. Per questo il suo dolore fisico e morale è divenuto balsamo per tante anime.
Secondo me la Missione non può continuare senza il sacrificio di qualche suora”.
Sicuro Madre. Due frati sono già morti, ora tocca a noi morire qui, in martirio, come offerta a Cristo per il bene della missione, per tutta la Nigeria”.

Questa brevissimo dialogo tra due suore Francescane dell’Immacolata, di cui sono stata testimone durante la mia missione in Nigeria, rimarrà sempre incastonato nella mia anima. È stato difficile, per me, accettare che due donne giovanissime fossero disposte così serenamente al martirio. E sono sicura che non avrei compreso il vero senso di quelle parole se non avessi avuto la grazia conoscere la figura di San Massimiliano Kolbe, a cui si ispirano i Francescani dell’Immacolata.