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sexta-feira, 3 de outubro de 2014

Sospensione a divinis di sei frati dell'Immacolata per aver chiesto alla Congregazione per i Religiosi di essere escardinati dall'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata per diventare sacerdoti diocesani


La giustizia e la misericordia ai tempi di Bergoglio

La nostra cautela prudenziale nel dare la notizia della minacciata sospensione a divinis di sei frati dell'Immacolata, non è stata premiata.
E' ormai assodato: cinque francescani filippini e uno nigeriano sono stati raggiunti dalla massima censura che la S. Sede riservi per gli ecclesiastici.
Abbiamo anche avuto conferma dell'irritualità del procedimento: come aveva anticipatoRorate Caeli i sei frati si sono visti raggiungere in un sol momento dai due ammonimenti e dal conseguente decreto di sospensione. Senza però aver preso parte a nessun processo disciplinare (che non si è mai celebrato) e non avendo così potuto esercitare il diritto al contraddittorio. 
Nemmeno in Cina, sotto il totalitario regima comunista, vengono negati i diritti di difesa durante un processo spesso pilotato e farsesco ma pur sempre apparentemente garantista.
Ricordiamo che la sola loro colpa sarebbe stata quella di aver chiesto alla Congregazione per i Religiosi di essere escardinati dall'Istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata per diventare sacerdoti diocesani (i primi nelle Filippine dove già avevano trovato accoglienza presso un vescovo di cristiani spiriti). 
Nessun altro addebito viene mosso ai frati se non quello di essere voluti uscire da un ordine religioso per il quale è in atto un disegno deliberato di annichilamento.
Se questo è il modo con cui la Curia mette in pratica la "misericordia" tanto declamata da Papa Francesco... 
Roberto