Don Divo Barsotti

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sábado, 8 de junho de 2013

Don Bosco: ESERCIZIO DI DIVOZIONE ALLA MISERICORDIA DI DIO. Invito alla frequente comunione.

ESERCIZIO DI DIVOZIONE ALLA MISERICORDIA DI DIO


TORINO

TIPOGRAFIA EREDI ROTTA
Via della Consolata, 14.


Gli Editori intendono godere del privilegio accordato dalle vigenti leggi, avendo adempiuto a quanto esse prescrivono.

Approvazione di questo esercizio e Indulgenze al medesimo concesse.


[è premesso agli scritti attribuiti o attribuibili a Don Bosco]




INDEX



Invito alla frequente comunione.


            Non vi ha cosa che arrechi maggior vantaggio all'anima del cristiano quanto la comunione frequente, perchè è dessa il nostro pane quotidiano, il quale ci fa vivere in Gesù Cristo, e fa vivere Gesù Cristo in noi.
            La Chiesa interprete verace dei disegni del {12 [264]} suo sposo Gesù Cristo e della sua parola ha sempre approvata la comunione frequente. Il sacro Concilio di Trento « desidererebbe che i fedeli assistendo al santo Sacrificio vi si comunicassero, e non solamente in ispirito, ma ancora col ricevere la sacramentale Eucaristia, affinchè possano ricavare frutti più abbondanti dal santo Sacrificio. »
            Nei primi tempi della Chiesa i fedeli non assistevano mai al santo Sacrificio della Messa senza ricevervi la SS. Eucaristia: la qual cosa era divenuta tanto abituale che il non farla sarebbe stato oggetto di scandalo. Di più i pastori della Chiesa amanti del bene delle anime, e desiderosi che sempre più i fedeli si unissero a questo divino Agnello permettevano persino che dopo aver partecipato in comune alla mensa celeste ciascuno portasse presso di se questo mistico pane a proprio sostegno e conforto: la qual pratica allora soltanto cessò, quando il fervore nella pietà, e la santità della vita si raffreddarono presso i fedeli.
            In questi tempi specialmente pare vada via via maggiormente insinuandosi tale freddezza verso questo augustissimo Sacramento, e pare che pochi soltanto più si ricordino dell'amoroso invito che Gesù Cristo medesimo ci fece di accorrere a riceverlo: « Io sono il pane di vita, diss'Egli, chi mangia di questo pane vivrà in eterno. In verità ve lo dico, se voi {13 [265]} non vi nudrite di mia carne, e non vi abbeverate di mio sangue non avrete la vita in voi (S. Gio. VI). » Che più dolce e più chiaro invito poteva egli mai farci? Egli dandosi a noi sotto le specie di un alimento quotidiano, c' indica il suo desiderio che quotidianamente di esso ci alimentiamo. E noi con quale frequenza ci accostiamo a questo cibo celeste? Esaminiamo i nostri bisogni, e allora vedremo qual obbligo non abbiamo di comunicarci assai sovente. Siccome la manna fu il quotidiano cibo per gli Ebrei, pel corso di quarant'anni nel deserto, così la santa comunione dovrebbe essere il nostro conforto, il cibo nostro quotidiano per guidarci al paradiso. S. Agostino dice così: se ogni giorno domandiamo a Dio il pane corporale, perchè non procureremo anche di cibarci ogni giorno del pane spirituale colla santa comunione? S. Filippo Neri incoraggiava i cristiani a confessarsi ogni otto giorni e a comunicarsi anche più spesso secondo l'avviso del confessore. Accorriamo noi dunque tutti a questa fonte inesausta di grazie e di consolazioni! I frutti copiosi prodotti dalla comunione frequente sono una consolantissima verità di cui nessun cristiano dubita. Sappiamo che i rapporti intimi con un amico fanno ben presto dividere all'altro il vero modo di vedere e di sentire. Ora un'unione così stretta con Gesù Cristo {14 [266]} potrebbe non comunicarci qualche cosa di Lui? Noi sappiamo che nel tempo di sua vita mortale una virtù misteriosa usciva dalle sue vestimenta e sanava le infermità di coloro che le toccavano. La virtù assai più potente della divina sua persona si comunica a noi nella comunione, ci fa dividere i suoi sentimenti e vivere della sua vita. Il fedele, ammesso alla frequente partecipazione di suo Corpo e Sangue, può con tutta verità ripetere coll'Apostolo: « Io vivo, ma non son più io che vivo, è Gesù Cristo che vive in me. »
            La presenza di Gesù è un tesoro che avremmo invano cercato sulla terra se Egli non ci fosse rimasto per amor nostro. Ma Esso è là, in mezzo a noi, Egli ci apre le sue braccia, il suo cuore. Dove troveremo noi un amico che intenda le nostre pene e ci compatisca, un orecchio che non si stanchi mai di ascoltarci, una voce che mai si stanchi di dirci quelle parole di consolazione che sono il meglio adattate per fortificarci e sollevarci? Andiamo adunque a Gesù. Ah sì! il pane della Eucaristia dovrebbe essere il pane quotidiano dell'anima che soffre, perchè è un pane che fortifica e consola; esso ha la virtù di rendere dolci le più amare lagrime, di rendere facili i maggiori, i più dolorosi sacrifici.
            Taluno dirà; io sono troppo peccatore. Se tu sei peccatore procura di metterti in grazia {15 [267]} col Sacramento della confessione, e poi accostati alla santa comunione, e ne ricaverai grande aiuto. Un altro dirà: mi comunico di rado per aver maggior fervore. È questo un inganno. Le cose che si fanno di rado per lo più si fanno male. Altronde essendo frequenti i tuoi bisogni, frequente deve essere il soccorso per l'anima tua. Alcuni soggiungono: io sono pieno d'infermità spirituali e non oso comunicarmi sovente: risponde Gesù Cristo: quelli che stanno bene non hanno bisogno del medico: perciò quelli che sono maggiormente soggetti ad incomodi loro è mestieri essere sovente visitati dal medico. Coraggio adunque, o cristiano, se tu vuoi fare un'azione la più gloriosa a Dio, la più gradevole a tutti i santi del cielo, la più efficace per vincere le tentazioni, la più sicura a farti perseverare nel bene, ella è certamente la santa Comunione. Ma non basta accostarci sovente, poichè è d'uopo eziandio accostarci degnamente. Le cose che si ricercano per accostarsi nel modo dovuto al SS. Sacramento dell' Eucaristia sono altre interne, altre esterne. Le interna sono; 1° di essere in grazia di Dio; 2° essere digiuni dalla mezzanotte in giù 3° riflettere bene a quello che si va a ricevere, che è il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signor Gesù Cristo. Quest' ultima condizione specialmente si procuri di tener ben fissa nella mente {16 [268]} e nel cuore, poichè in ciò consiste la nostra preparazione più efficace. Eccitiamo in noi prima di accostarvici una vera divozione attuale, la quale sta nel considerare attentamente le grandi meraviglie di quel divino mistero, ed eccitarci dolcemente a pii e fervorosi affetti verso Gesù Sacramentato. Imperocchè, cerne dice s. Bonaventura; chi si avvicina alla santa Eucaristia con tiepidezza, indevozione, ed inconsiderazione, mangia e beve la sua condanna.
            Questa divozione attuale, s. Francesco dice, che si acquista colle forbici, col martello, e col pennello. Colle forbici, cominciando dalla vigilia della comunione a togliere le parole inutili, le cure superflue e le passioni smoderate, per ben purificare la lingua, sopra la quale deve essere messo il Re della gloria, e il cuore che deve servirgli di trono.
            2° Col martello, impiegando il digiuno, e la mortificazione dei sensi, per partecipare in qualche modo ai travagli e dolori sofferti da Gesù Cristo nella Passione della quale l'Eucaristia ci rinnova la memoria.
            3° Col pennello procurando di abbellire l'anima nostra, tenendoci raccolti interiormente ed esteriormente, applicandoci più all' orazione, alla considerazione, alla lettura spirituale, a praticare le opere di misericordia.
            La mattina della comunione poi bisogna che  {17 [269]} subito svegliati eleviamo la nostra mente verso il Dio d'amore, da cui speriamo di essere felicemente visitati, e quindi modestamente andare alla chiesa subito che si può, e quando saremo confessati, ed avremo fatta quella parte della penitenza che il tempo ci permetterà, bisognerà fare con gran fervore gli atti che debbono precedere la comunione. Le condizioni esterne poi riguardano la purità del corpo, la decenza e modestia degli abiti, la positura della persona.
            Per carità non si dimentichi da quelli che si accostano a questo augusto Sacramento, che quel Dio che si va a ricevere, è il Dio della purità, della modestia, della decenza, e perciò si evitino tanti scandali che pur troppo ogni giorno si danno coll'accostarvisi immodestamente vestiti, o sconciamente adorni; e ciò si faccia mostrandoci, 1° con abiti decenti ed onesti, per onorare Gesù Cristo collo stesso ornamento; 2° senza pompa e vanità; perchè essendo Gesù Cristo umiliato in questo Sacramento sotto le specie di pane e di vino sarebbe in certo modo fare insulto alla sua umiliazione ed all'estrema povertà che ha sempre praticata in tutta la vita l'avvicinarci a lui con pompa e vanità. Il demonio, dice s. Pier Damiano, si pasce delle vanità degli abiti pomposi, e Gesù Cristo si compiace degli abiti modesti e umili. Inoltre si pensi al grande {18 [270]} atto che si fa sul punto in cui si riceve Gesù nel nostro cuore, e si procuri di accordare l'esterno stato del corpo con quello dell'anima. Ciascuno si accosti ginocchioni, senza armi, senza bastone, tenendo il corpo diritto, ben composto e rispettoso, i sensi raccolti, la testa ferma, gli occhi bassi, la bocca mediocremente aperta, la punta della lingua sul labbro, e la tovaglia stesa colle due mani sotto al mento, per raccogliervi la santa Ostia, o qualche frammento se per disgrazia venisse a cadere. Così colla dovuta modestia e decente positura del corpo, rifletteremo che siamo poveri pezzenti e per grazia singolare del Dio della gloria, veniamo ammessi alla mensa celeste, alla quale gli angioli assistono con sommo rispetto e riverenza; stiamo sicuri che abbondanti saranno le grazie che ricoveremo a santificazione dell' anima nostra. Quando poi si è ricevuta la santa comunione, ciascuno fatta profonda riverenza all'altare si ritiri a posto, trattenendosi senza dissipazione in dolci colloqui con Gesù Cristo. Laonde quei che vanno via quasi subito fanno male, se non vi è vera necessità che li prema a partire, perchè fanno affronto a Gesù, e perdono in gran parte il frutto della comunione.
            Riguardo al tempo da trattenersi con questo ospite divino dopo la comunione, è vero, non è determinato, ma pensiamoci, che più {19 [271]} ci tratteniamo, meglio è; però secondo le occupazioni e la divozione che si hanno, ognuno si trattenga un'ora, o mezza, o almeno un quarto finchè le specie sacramentali siano consumate dal calor naturale.
            Siccome poi non vi ha tempo più propizio per domandare grazie all'infinita bontà e misericordia di Dio, approfittiamoci dell'occasione e stringiamoci al petto questo amato Gesù.
            Sottoponiamo alla bontà di Gesù le tante nostre necessità. Non abbiamo che da volger uno sguardo intorno a noi e non ci mancheranno motivi di ricorrere alla generosità sua. Bisogni spirituali, bisogni temporali, bisogni per noi stessi, bisogni per la famiglia, pericoli da evitare, grazie da ottenere, lagrime da rasciugare, vittorie da conseguire, tentazioni da superare, oh quante altre necessità sconosciute per lo più alla comune degli uomini, ma tanto più note a chi ne sente il peso, fornirebbero materia abbondante alle nostre suppliche! Se si trattasse solo di bisogni temporali, se un gran signore offrisse ad un mendico ampia libertà di rovistare a piene mani ne' suoi scrigni, che direste di questo mendico se invece di approfittare di si bella occasione impadronendosi di quei tesori venisse a domandare a'  miei lettori cosa abbia da fare? Or bene Gesù sacramentato rivelò a s. Teresa che il modo più grato con cui si potesse ringraziarlo {20 [272]} dopo la santa comunione era il domandargli delle grazie. E per verità, se la generosità è la più bella gemma che adorni il diadema dei regnanti, come vorrà in questa lasciarsi vincere Gesù re del re?
            Dopo questi atti di adorazione, di ringraziamento, di offerta, di domanda, di protesta, uscendo dalla casa del Signore non dimentichiamo che noi pure siamo diventati tempio di Dio, e perciò per conservare il fervore della divozione, che l'Eucaristia eccita in noi, teniamo i sensi nostri, che sono le finestre dell'anima, ben raccolti, e pratichiamo opere di virtù, pregando, assistendo ai divini offici, leggendo libri spirituali, visitando chiese, ammalati, carcerati, spedali ecc. e intanto sia frutto di ciascuna nostra comunione di uno aumento di santo amore, di viva fede, di umiltà profonda colle quali virtù Gesù Cristo solo avrà mai sempre il domicilio dell'anima nostra.