Don Divo Barsotti

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sexta-feira, 14 de junho de 2013

Gesù nella Santa Messa ripresenta la sua Vita, Passione, Morte e Risurrezione

Gesù nella Santa Messa ripresenta la sua Vita, Passione, Morte e Risurrezione
celebra il Mistero pasquale che è al Centro del Credo e del Vangelo

(Ml. 1,10 s.; Mt. 26,26 ss.)

Il P. Pio da Pietrelcina ha scritto e ripetuto più volte che la Vergine era solita accompagnarlo all’altare quando andava a celebrare la S.Messa. "Povera mammina – scrive al suo Direttore spirituale – quanto bene mi vuole! Con quanta cura mi ha accompagnato all’altare questa mattina! Mi è sembrato che ella non avesse altro a pensare se non a me soltanto, col riempirmi il cuore di santi affetti".
La Madonna è presente durante la S. Messa come era presente sul Calvario. Con questo pensiero meditiamo sulla grande verità del Sacrificio Eucaristico.
La S. Messa possiamo definirla – come leggiamo nella terza prece eucaristica – "il Sacrificio perfetto" con cui rendiamo a Dio "ogni onore e ogni gloria".

1. CHE COS’È IL SACRIFICIO, inteso come culto a Dio? È un atto di adorazione al Signore che consiste nel prendere qualcosa che ci appartiene, per esempio (nei sacrifici antichi) i frutti del terreno o del bestiame, sottrarli all’uso comune e offrirli a Dio per riconoscere che tutto appartiene a lui, e in tale modo rendergli lode, ringraziamento, espiazione e supplica che sono le più forti esigenze dell’uomo che è convinto di essere creatura di Dio e di essere infinitamente amato da Lui.

2. I SACRIFICI LUNGO I SECOLI E I MILLENNI. Fin dall’inizio dell’umanità sono stati offerti dei sacrifici. La Bibbia ci ricorda Abele che offriva le primizie del suo gregge e Caino che offriva i frutti della terra e Noè e Abramo che offrivano sacrifici di ringraziamento. Anche Maria e Giuseppe, quando presentarono Gesù al Padre, nel tempio, offrirono un sacrificio, quello dei poveri: due colombi o tortore. Ancor oggi i Maomettani, che hanno attinto diverse cose dalla religione ebraica, ogni anno immolano, nel loro santuario della Mecca, centinaia di migliaia di agnelli, di vitelli, ecc. Gli ebrei questi sacrifici li offrivano per comando esplicito di Dio. Era loro costume di offrire ogni giorno, nel tempio, due agnelli in sacrificio a Dio. I sacrifici del popolo eletto erano preparazione e simbolo del sacrificio di Gesù. Sono stati offerti al Signore, uccisi, immolati milioni di agnelli, di vitelli, ecc., in un fiume di sangue che ha attraversato secoli e millenni, ma gli uomini comprendevano che non avevano onorato Dio come si deve onorare, ossia in maniera infinita.

3. IL SACRIFICIO DI GESU’:
a) Il Sacrificio del Calvario: viene l’atteso Messia, Gesù, vero Dio e vero uomo; viene soprattutto per offrire al Padre celeste il "Sacrificio perfetto". Tutta la sua vita è Sacrificio, e il culmine del Sacrificio è la sua morte sul Calvario. Come uomo quel Sacrificio l’ha offerto a nome di tutta l’umanità e come Dio gli ha dato un valore infinito. Finalmente il Padre celeste ha ricevuto una lode infinita, un ringraziamento infinito, una espiazione per i nostri peccati di valore infinito, una supplica di una potenza infinita per ottenerci ogni grazia (Leggi Ebrei 9,11-15; 10,4-10).
Il Sacrificio di Gesù è unico: quello del Calvario, della Croce: e da solo è sufficiente per l’umanità di ogni epoca. Tuttavia prima di morire ha voluto istituire il Sacrificio dell’altare per ripresentare lo stesso Sacrificio del Calvario sino alla fine del mondo.
b) Il Sacrificio dell’altare o S. Messa fu annunciato ben cinque secoli prima che Gesù lo istituisse, dal profeta Malachia che riporta queste parole del Signore a Israele: "Oh, ci fosse tra di voi chi chiude le porte (del tempio di Gerusalemme ormai inutile), perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi..., non accetto l’offerta delle vostre mani! Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome tra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome tra le genti" (1). Qui si tratta di un Sacrificio universale e puro e perfetto. Non può essere il sacrificio dei pagani, non accetto a Dio; neppure quello degli ebrei che nel testo citato e nel suo contesto è considerato indegno e rigettato. Non rimane che il Sacrificio di Gesù che è perfetto; e non si tratta soltanto di quello della Croce o del Calvario offerto una volta sola e in un solo luogo, ma si tratta della S. Messa che sarà offerta in ogni luogo e in ogni tempo, da dove sorge il sole fino a dove tramonta.
Il Sacrificio dell’altare è stato istituito da Gesù la sera antecedente la sua morte quando (dice il vangelo) "Gesù prese il pane, e, pronunciando la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo. Poi, prese il calice, e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio Sangue dell’alleanza, versato per tutti in remissione dei peccati" (2). Con queste parole viene pure ricordato l’imminente spargimento di sangue ossia la sua morte che la S. Messa dovrà ripresentare.
Gesù per manifestare chiaramente che questo Sacrificio eucaristico doveva essere ripetuto, rivolto agli apostoli (che in quel momento li consacra Sacerdoti), e, mediante loro, rivolto a tutti i Sacerdoti futuri, dà questo comando: "Fate questo in memoria di me" (3). Da quell’ora, nella vera chiesa di Cristo, i Sacerdoti la S. Messa l’hanno sempre celebrata.
Nel 150 d. C. circa, S. Giustino, martire, ci descrive la liturgia della S. Messa, e, con nostra gioiosa sorpresa, ci accorgiamo che corrisponde molto bene alla S. Messa di oggi non solo nella sostanza, ma anche nei riti e nelle parole.
Ogni volta che il Sacerdote celebra la S. Messa, rappresenta Gesù e presta la sua persona e le sue labbra a Gesù, il quale dona a lui la sua potenza infinita, e, per mezzo di lui, ripete gli stessi gesti e le medesime parole che usò nel Cenacolo. In quell’istante cadono tutti i veli del tempo e dello spazio e noi ci troviamo sul Calvario accanto alla Madonna e a S. Giovanni e alle pie donne. E Gesù, mediante il Sacerdote, insieme al suo popolo, ripresenta (senza spargimento di sangue, già versato una volta per sempre), il medesimo Sacrificio della Croce all’eterno Padre, offrendogli tutti i meriti che si è acquistato nella sua passione e morte, a gloria infinita di Dio e a vantaggio infinito per noi.
Bossuet ripeteva che "nell’universo niente è più grande di Gesù, e, in Gesù nulla è più grande della sua passione, morte e risurrezione". Ebbene, la S. Messa è la ripresentazione della passione, morte e risurrezione di Cristo. Quindi, in tutto l’universo, nulla vi è di più grande della S. Messa.
Consideriamo, da una parte tutte le preghiere, le sofferenze, le opere buone di tutte le persone oneste che sono state, che sono e che saranno sulla terra, e anche le lodi fervide e incessanti di tutti i Santi e di tutti gli Angeli del Cielo, dall’altra parte consideriamo una sola S. Messa: cosa vale di più? Una sola S. Messa vale infinitamente di più, perché quelle sono opere di creature, mentre la S. Messa è opera del Creatore, di Cristo Dio!
Perciò Paolo VI, nell’Enciclica "Misterium Fidei" esortava ogni cristiano a fare tutto il possibile per partecipare con fede e amore alla S. Messa non soltanto nelle domeniche, ma anche nei giorni feriali. E S. Agostino diceva: "Tutti i passi che uno fa per recarsi a partecipare alla S. Messa sono contati da un Angelo e per ogni passo sarà concesso da Dio sommo premio e in questa vita e nella vita eterna". E lo stigmatizzato P. Pio, che vidi, durante la S. Messa (che si prolungava per due ore), tutto immerso nella sofferenza, in un grondare di lacrime che asciugava con fazzoletti bianchi, il P. Pio ripeteva "È più facile che la terra si regga senza sole che senza Messa".

1º ESEMPIO. Martiri della Messa: Nell’Abitene, in Africa settentrionale, 49 cristiani furono sorpresi, nel 304, in casa del Prete Saturnino durante la celebrazione della S. Messa. Fu loro comandato di abbandonare Cristo e mai più partecipare alla S. Messa, pena la morte. Rifiutarono decisamente, gridando: Uccideteci pure, ma "noi non possiamo vivere senza partecipare alla Messa e alla Comunione almeno ogni domenica". ("Sine dominico esse non possumus"). Furono crudelmente uccisi. Anche noi dovremmo ripetere, con le parole e con i fatti, come hanno ripetuto centinaia di milioni di martiri cristiani in duemila anni: Senza santificare ogni domenica con la S. Messa e la Comunione, non potremmo vivere su questa terra!
2º ESEMPIO. Il campionissimo della Messa, S. Lorenzo da Brindisi, Dottore della Chiesa, è uno dei Santi che maggiormente si è impegnato nella devota celebrazione dell’Eucaristia. Pur dovendo predicare, in media, tre o quattro volte al giorno, anche ai protestanti e perfino agli ebrei (sapeva a memoria tutta la Bibbia in greco e in ebraico), e pur dovendo quasi continuamente viaggiare in tutta l’Europa per incarichi della S. Sede e per visitare, quale Superiore Generale, ogni convento dei suoi Frati Cappuccini, sapeva trovare il tempo per impiegare, nella celebrazione privata della S. Messa, almeno tre o quattro ore. Ha raggiunto il primato nel giorno dell’Assunta: lui, tanto devoto della Madonna e uno dei più grandi mariologi, in quella festa ha celebrato una Messa della durata di ben 14 ore, con tante lacrime e sospiri che partivano da un cuore tutto fuoco di amore a Gesù e a Maria.
Egli andava ripetendo queste parole che dovrebbero essere nel cuore d’ogni cristiano: "La Messa è il mio paradiso sulla terra!".

PROPOSITO. Faremo il possibile per partecipare con tanta fede e con grande devozione alla S. Messa non solo nelle domeniche, ma anche nei giorni feriali.


(1) Ml. 1,10 s. (3) Lc. 22, 19
(2) Mt. 26, 26 s