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segunda-feira, 3 de dezembro de 2012

Deh preghiamo ancora noi il Signore che c'illumini la mente e ci faccia intendere quale eccesso e qual prodigio d'amore è stato questo che il Verbo Eterno, il Figlio di Dio siasi fatt'uomo per nostro amore.

MEDITAZIONE II. - Et Verbum caro factum est (Io. I, [14]).

Il Signore mandò S. Agostino a scrivere sul cuore di S. Maria Maddalena de' Pazzi le parole, Verbum caro factum est.1 Deh preghiamo ancora noi il Signore che c'illumini la mente e ci faccia intendere quale eccesso e qual prodigio d'amore è stato questo che il Verbo Eterno, il Figlio di Dio siasi fatt'uomo per nostro amore. La Santa Chiesa si spaventa in contemplare questo gran mistero: Consideravi opera tua et expavi (Resp. 3, Noct. 2, in Circ. Dom.). Se Dio avesse creati mille altri mondi, mille volte più grandi e più belli del presente, è certo che quest'opera sarebbe infinitamente minore dell'Incarnazione del Verbo: Fecit potentiam in brachio suo.2 Per eseguire l'opera dell'Incarnazione vi ha bisognata tutta l'onnipotenza e sapienza infinita di un Dio, in fare che la natura umana si unisse ad una persona divina; e che una persona divina si umiliasse a prender la natura umana; sicché Dio diventò



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uomo e l'uomo diventò Dio; ed essendosi congiunta la divinità del Verbo all'anima ed al corpo di Gesù Cristo, diventarono divine tutte le azioni di questo Uomo Dio: divine le sue orazioni, divini i patimenti, divini i vagiti, divine le lagrime, divini i passi, divine le membra, divino quel sangue per farne un bagno di salute a lavare tutti i nostri peccati, ed un sacrificio d'infinito valore a placare la giustizia del Padre giustamente sdegnato cogli uomini. E chi mai sono questi uomini? Misere creature, ingrate e ribelli. E per questi un Dio farsi uomo! Soggettarsi alle miserie umane! Patire e morire per salvare quest'indegni! Humiliavit semet ipsum, factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis (Philipp. II, 8). Oh santa fede! Se la fede di ciò non ci assicurasse, chi mai potrebbe credere che un Dio d'infinita maestà siasi abbassato a farsi verme come noi, per salvarci a costo di tante pene ed ignominie e d'una morte così spietata e vergognosa? Oh gratiam! oh amoris vim! grida S. Bernardo.3 O grazia che mai avrebbero potuto neppure immaginarsela gli uomini, se Dio stesso non avesse pensato di farcela! O amore divino che non potrà mai comprendersi! O misericordia! O carità infinita, degna solamente d'una bontà infinita!






1 “Dimorò buono spazio di tempo... meditando sopra quelle parole: Verbum caro factum est. Stimolata oltremodo da stimolo divino, si mise a sedere, e accomodatasi colla persona, e colle mani e con le braccia additava il luogo del cuore, acciocché S. Agostino, che l'era apparso, le scrivesse le parole ch'ella bramava; onde rivolta a quello, disse: “ Il sangue c'è, il calamaio è aperto, non tardare, o Agostino.”... Intese oltra questo dal medesimo Santo, come in segno ch'ella veramente avea scritto nel suo cuore quelle parole, sempre per l'innanzi avrebbe avuta memoria del gran misterio dell'Incarnazione del Verbo.” PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 2, cap. 2.





2 Luc. I, 51.
3 “O suavitatem! o gratiam! o amoris vim! summus omnium imus factus est omnium.” Tractatus de caritate, cap. 6, n. 29: inter Opera S. Bernardi, ML 184-599. - Trattato cavato da un omonimo da varii libri; dal cap. 5 al cap. 9, tutto composto di diversi passi di S. Bernardo. - “Capite nobis vulpes. Vides quam socialiter loquitur, qui socium non habet? Poterat dicere: Mihi, sed maluit, nobis, consortio delectatus. O suavitatem! o gratiam! o amoris vim! Itane summus omnium unus factus est omnium?” S. BERNARDUS, In Cantica, Sermo 64, n. 10. ML 183-1088.


Affetti e preghiere.

O anima, o corpo, o sangue del mio Gesù, io v'adoro e vi ringrazio; voi siete la mia speranza; voi siete il prezzo pagato per riscattarmi dall'inferno tante volte da me meritato. Oh Dio, e qual vita infelice e disperata mi spetterebbe in eterno, se voi, mio Redentore, non aveste pensato a salvarmi colle vostre pene e colla vostra morte. Ma come poi l'anime redente da voi con tanto amore, sapendo ciò, possono vivere senza amarvi? e disprezzare la vostra grazia che voi con tanti stenti avete loro procurata? E tutto ciò io ancora non lo sapeva?



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e come ho potuto offendervi ed offendervi tante volte? Ma torno a dire, il sangue vostro è la speranza mia.

Conosco, mio Salvatore, il gran torto che vi ho fatto. Oh fossi morto prima mille volte! Oh vi avessi sempre amato! Ma vi ringrazio che mi date tempo di farlo. Spero in questa vita che mi resta ed in tutta l'eternità di lodare per sempre le misericordie che mi avete usate. Dopo i miei peccati io meritava più tenebre, e voi m'avete data più luce. Meritava che mi abbandonaste, e voi con voci più amorose mi siete venuto appresso chiamandomi. Meritava che il mio cuore restasse più indurito, e voi l'avete intenerito e compunto. Sicché per vostra grazia ora sento un gran dolore dell'offese che v'ho fatte: sento in me un gran desiderio di amarvi: mi sento una ferma risoluzione di perder tutto prima che la vostra amicizia: sento un amore verso di voi che mi fa abborrire ogni cosa che a voi dispiace; e questo dolore, questo desiderio, questa risoluzione e quest'amore chi me li dà? me li date voi per vostra misericordia. Dunque, Gesù mio, è segno che già mi avete perdonato: è segno che ora mi amate e che mi volete in ogni conto salvo. Voi mi volete salvo ed io voglio salvarmi principalmente per darvi gusto. Voi mi amate ed io ancora v'amo. Ma v'amo poco, datemi più amore; voi meritate più amore da me che ho ricevuto da voi grazie più speciali degli altri. Su accrescete le fiamme.

Maria SS., impetratemi voi che l'amor di Gesù incenerisca e distrugga in me tutti gli affetti che non sono per Dio. Voi esaudite tutti, esaudite ancora me. Ottenetemi amore e perseveranza.




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