Don Divo Barsotti

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segunda-feira, 20 de maio de 2019

Fra’ Lorenzo: benedizione di Dio e semplicità hanno accompagnato la sua vita

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Fra’ Lorenzo: benedizione di Dio e semplicità hanno accompagnato la sua vita (Sergio Nuvoli)

fralorenzo5“Il santo è un vero uomo perché aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui è stato costruito il suo cuore”. Ogni volta che incontravo fra’ Lorenzo questa definizione di santità, data da don Luigi Giussani, mi tornava nel cuore. Era questo, in fondo, che il frate laico di Sardara ha continuato a descrivermi – più che a raccontarmi – nelle lunghe conversazioni che abbiamo avuto.
La mèta cui puntava era esattamente questa: aderire al disegno che Dio aveva su di lui, e questa indicava agli altri come ideale da raggiungere, come tensione da vivere nel quotidiano. La sua vita descrive letteralmente un percorso, un cammino di purificazione fatto di scoperte personali che oggi rileggono nelle sue parole anche teologi che hanno fatto studi molto approfonditi. Lui, con semplicità, quando raccontava di sé e della sua fede, parlava della scoperta – nella sua esistenza – di concetti a cui gli studiosi di teologia nei loro trattati danno nomi complessi.
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Aveva l’ansia tipica dei missionari: gli interessava far arrivare a tutti il messaggio che gli aveva cambiato la vita e che lui aveva sperimentato in particolare nel rapporto con il beato fra’ Nicola da Gesturi. Sono sempre stato convinto che fosse questo, in fondo, il motivo per cui non si è mai sottratto a nessun giornalista che, con qualunque mezzo, volesse intervistarlo: anche il più bizzarro dei colleghi ha sempre trovato la porta spalancata da fra’ Lorenzo. In rete, anche su whatsapp, gira da tempo una sua benedizione. Si è sempre fatto riprendere, anche quando ha cominciato a stare male: all’attivo, oltre agli scritti, anche documentari e film. Resto convinto che avrebbe sorriso anche di quelli – e non sono stati pochi – che hanno voluto un selfie accanto alla sua salma. Certamente non li avrebbe allontanati.
Fra’ Lorenzo è soltanto l’ultimo di una lunga fila di frati laici (cioè non sacerdoti) che si mostrano disponibili all’ascolto dei cagliaritani che, di volta in volta, riconoscono in uno di loro un ruolo e una capacità speciali. Da sempre il convento dei cappuccini è mèta incessante di tanti che cercano una parola di conforto, un aiuto, una benedizione: quel luogo, che conserva le spoglie mortali di un servo di Dio, di un beato (fra’ Nicola da Gesturi) e di un santo (Ignazio da Laconi) è uno dei polmoni spirituali di Cagliari e conserva immutato il fascino di una fede semplice, genuina, offerta a tutti.
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Una volta, quando ero direttore del settimanale diocesano di Cagliari, conversavo con fra’ Lorenzo sulla differenza tra fra’ Nicola e fra’ Nazareno. Ci pensò un po’, e mi disse sorridendo che per rispondermi sarebbe stato sufficiente ripensare ai loro funerali. Gli chiesi cosa intendesse e lui mi rispose, più o meno: “In entrambi i casi c’erano tantissime persone. A quello di fra’ Nicola – soprannominato in vita ‘frate silenzio’ – stavano tutti zitti. A quello di fra’ Nazareno c’era un chiasso insopportabile”. Ci ho ripensato mentre il vescovo di Ozieri incensava la sua bara: il funerale di fra’ Lorenzo si è svolto sotto la pioggia incessante, che da sempre per i cristiani (e non solo per gli agricoltori di qualunque fede) è sinonimo della benedizione di Dio. E si è svolto in una semplicità eccezionale: la benedizione e la semplicità che hanno accompagnato la vita di Benvenuto Pinna da Sardara, per tutti più semplicemente fra’ Lorenzo.
Sergio Nuvoli (foto da “Capuccini Tv)
(admaioramedia.it)



Arrivati da diversi paesi della zona, molti suoi amici terreni e spirituali di Fra Lorenzo si sono ritrovati nella chiesa di Sant’Antonio a Sardara per la presentazione del primo volume di scritti inediti – Esperienza Eremitica. Raccolti in un volumetto tanto sobrio quanto intenso nel ricordo, l’Archivio Fra Lorenzo propone al pubblico una serie di scritti inediti e fotografie riguardanti l’esperienza eremitica del noto frate sardarese. La raccolta dei testi, curata da padre Giovanni Atzori, provinciale dei cappuccini di Sardegna e Corsica e da Francesco Sedda racconta, dalle origini, la ricerca di un luogo per meditare, -saggiare le proprie forze, come sostiene lo stesso autore – in una dimensione contemplativa e di silenzio che rende testimonianza del contatto con la natura e in definitiva, con la preghiera. Alla presentazione partecipa il sindaco Roberto Montisci, molti sardaresi, il parroco don Stefano Mallocci e tanti amici spirituali. Fra i presenti, alcuni giovani cantori, i Giullari di Dio, gruppo di chiara ispirazione francescana. Con melodia soave, intonati sulla semplicità del flauto, nel canto accompagnano la lettura di alcuni passi tratti dallo scritto. In sottofondo un tappeto fondo musicale riproduce i suoni della natura, le gocce d’acqua, il vento appena accennato e il cinguettio degli uccelli. Il tutto in un’atmosfera di raccoglimento e di pace.
Al termine della presentazione, nell’ex oratorio parrocchiale accanto alla chiesa di Sant’Antonio, è stato allestito una piccola esposizione di oggetti di uso quotidiano appartenuti al frate, i suoi sandali, il bastone che lo accompagnava nei sentieri in montagna, pagine di memoria, fotografie. Per chi ne volesse una copia del libro, si riceve gratuitamente, ve ne sono ancora disponibili attraverso l’oratorio di Sardara oppure è possibile richiederlo presso i Cappuccini di Cagliari; le offerte saranno impiegate per far fronte alla stampa dei prossimi volumi.



Padre Giovanni e don Stefano Mallocci

Nel proprio contributo, padre Giovanni Atzori, Ministro provinciale dei Cappuccini di Sardegna e Corsica, mette in evidenza l’atteggiamento di apertura. «Nel ricordare Fra Lorenzo – egli afferma – mi colpisce, fra gli altri aspetti, il suo modo di stabilire relazioni, con tutti, con i famigliari, i genitori e in particolar modo con suo padre, che in lui riponeva grande fiducia assegnandogli piccole e grandi responsabilità». (Con lui raggiunse Cagliari per essere accolto dai Cappuccini – dopo aver realizzato, da adolescente, la volontà e l’ardente desiderio di conoscere Dio. In viale Fra Ignazio, venne ricevuto da Fra Nicola il quale, osservandolo nel tempo, colse nel suo confratello più piccolo la particolarità dell’atteggiamento corporeo, della postura, con cui Fra Lorenzo, maturava il proprio personale stile di preghiera n.d.r.). »Fra Lorenzo – prosegue padre Giovanni – è un dono per tutti. Ciascuno di noi ha stabilito con lui una relazione, imperscrutabile, rimasta nel profondo del cuore. Mi piace pensare alla sua testimonianza nel mondo d’oggi, alla sua esperienza di vita e al metodo per pregare». Padre Giovanni durante la presentazione ha dato lettura di un passo nel quale Fra Lorenzo prende nota degli orari che scandiscono le fasi dell’intensa giornata, in funzione delle diverse ore di meditazione sul monte Arcuentu. «Rimarrà un mistero ciò che lui ha vissuto in questi anni di ritiro, cosa il suo cuore ha sentito, quale rapporto abbia stabilito con Dio. Lo stile con cui si relazionava nei confronti del prossimo – sottolinea in conclusione padre Giovanni – dovrebbe essere da esempio per rieducarci alla costruzione di relazioni, che nell’intima relazione con Dio trovano origine; questo libro ci aiuta a capire quale posto ciascuno di noi abbia riservato per questa relazione».
La testimonianza di Roberto Montisci, sindaco di Sardara
Fra Lorenzo, uomo assolutamente affascinante. Un esempio in tutto, di vita, di umiltà e generosità”
Il primo cittadino sardarese mette in evidenza l’aspetto esistenziale che riconosce nella vocazione del frate suo compaesano. «Dalla lettura del libro sono rimasto profondamento colpito. Incontrai Fra Lorenzo per pochi minuti – ricorda il sindaco – mentre durante una gita mi trovavo sull’Arcuentu. Il suo eremitaggio mi ha fatto capire quanto la modernità, con la frenesia, i rumori, gli impegni, la confusione, siano di impedimento per la ricerca del sentimento di religiosità, dell’essenza stessa della nostra esistenza. Fra Lorenzo ci fa capire quanto sia importante la ricerca di solitudine e di quiete; fra i diversi luoghi, per quanto riguarda l’Arcuentu, che conosco meglio di altri, posso dire che effettivamente avvicina al senso del creato e dell’universo nella sua interezza. Si tratta di un paesaggio che dal punto di vista dell’accessibilità, davvero mette alla prova la resistenza fisica, peraltro in una cornice mozzafiato; da un lato il panorama affacciato sul mare e dall’altro rivolto verso l’interno dell’Isola, in una sintesi di natura e bellezza». Sul rapporto uomo-natura, cita un romanzo di Steinbeck del 1933, Al Dio sconosciuto, opera nella quale si parla dell’avvicinarsi verso Dio e verso la religiosità, nel silenzio dell’ambiente in cui trascorre la vita. «Fra Lorenzo – prosegue il sindaco – è una persona, ancora oggi, capace di trasmettere il desiderio di spiritualità, e di ricerca interiore che non ci può lasciare indifferenti».
L’archivio di Fra Lorenzo; una preziosa risorsa di fede e di cultura
«Si tratta –  afferma Francesco Sedda, relatore e co-curatore del volumetto, pronipote di Fra Lorenzo – di un’iniziativa presa subito dopo la sua morte, per prenderci cura dei suoi ricordi e fare in modo che i suoi amici, tutti, sia chi lo ha conosciuto personalmente e chi indirettamente attraverso la testimonianza altrui, possano incontrarsi ancora. Allo stato attuale, le risorse dell’Archivio appartengono al fondo dei Cappuccini e al fondo dei famigliari, due fonti che si integrano reciprocamente. L’intenzione è quella di lavorare insieme; vi sono molti documenti audiovisivi da restaurare, fotografie e manoscritti per i quali occorre la trasposizione in formato digitale affinché possano essere pubblicati e diffusi e così, sentire ancor più vicina la sua presenza. Di Fra Lorenzo possediamo i quaderni scolastici nei quali compaiono i temi, i disegni. Come ricordava padre Giovanni Atzori, in uno di questi sono rappresentati due uomini, padre e figlio che, con la bisaccia sulle spalle, si dirigono verso la campagna. Nei temi poi compaiono testimonianze di com’era Sardara fino agli anni ‘30; il mercato, la chiesa, le feste. Da questi scritti possiamo risalire al momento fondamentale della sua conversione avvenuta attraverso la lettura della Bibbia. Sotto questo aspetto è impossibile definire la figura di Fra Lorenzo – un suggerimento per la chiave di lettura per conoscerlo oggi – senza considerare l’atteggiamento di ascolto verso la parola di Dio. Non contemplata direttamente negli scritti ma attraverso una citazione indiretta – prosegue Francesco Sedda –  ricordiamo la testimonianza di un confratello negli anni ‘50, Salvatore Collu, il quale racconta che Fra Lorenzo si addormentava e si svegliava – programmando gli strumenti di riproduzione –  con l’audio registrato dei racconti biblici, che compaiono – divisi per capitoli – anche in un quadernetto, in una stesura completata prima della morte, riferita presumibilmente alla metà degli anni ’60.
Gli scritti più numerosi si collocano invece nella metà degli anni ’80, dopo dieci anni di esperienza di meditazione in solitudine – per buona parte sull’Arcuentu – e in ragione delle opere frutto della sua vocazione – il presepe, dopo il servizio di farmacia – sembrerebbe che lui voglia mettere nero su bianco alcune riflessioni, a cominciare dall’infanzia per proseguire sulle memorie contenenti alcuni passaggi annotati dai superiori nei suoi confronti, recuperati dalle cronache dei conventi nei quali ebbe a trovarsi durante il suo periodo trascorso nella penisola».
Sotto l’aspetto esistenziale, commenta l’immagine del prozio attraverso una citazione tratta da Eugenio Montale «… io me ne andrò… zitto col mio segreto». esprime in modo lirico l’essenza di un esempio di vita. Sempre a proposito di mistero afferma: «Ciascuno di noi sa cosa Fra Lorenzo ha lasciato nella propria vita; la preghiera, la dimensione più larga. Accanto a questa ci sono i fatti, i segni, i luoghi, le cose, le parole e gli scritti che ci ricordano la sua presenza. Tutto ciò costituisce il sentiero attraverso il quale proseguire la sua frequentazione».  Per la nostra e per le generazioni future.
 Giovanni Contu